Visioni in dissolvenza: immagini e narrazioni delle nuove città
1.L’immaginario dei confini: le mura della città
● Manzoni , I Promessi Sposi
Le mura di cinta che circondano la città di Milano vengono descritte più volte: esse difendono dalle
invasioni nemiche e rappresentano un punto privilegiato di osservazione, ma sono anche i luoghi
dell'ombra, dell’inquietudine.
Quando Renzo entra per la prima volta a Milano esse sono sporche e degradate, mostrano i segni di
una disgrazia imminente, gli orrori della peste e dei cadaveri.
Manzoni sceglie una visione dal basso , lontana dagli utopici ideali di perfezione: mette in
➔ mostra dei dettagli transitori ed effimeri.
Quando Renzo entra a Milano per la seconda volta, le mura assumono la tradizionale funzione di
difesa del territorio, perché il personaggio è più consapevole dei pericoli.
Il Lazzaretto : esso è uno spazio caotico di sofferenze e devastazioni. È la rappresentazione della città
nella città , come accade nel romanzo La giornata di uno scrutatore di Calvino: uno spazio circoscritto
racchiuso dentro l’altro recinto, quello delle mura di Milano. In esso prevalgono i rumori: i lamenti,
le preghiere.
● Gadda
Lo sguardo laterale con cui Manzoni rappresenta i margini delle città si ritrova in Gadda, che
descrive i bastioni del Castello Sforzesco quando ormai sono solo un ricettacolo di rifiuti, sporcizia e
escrementi umani.
Le mura appaiono come fonte di inquietudine e di incubi.
Già con Manzoni si era notata la trasformazione di Milano in uno spazio infernale, e con Gadda ci si
affaccia su un’estetica del quotidiano, con un’ironia che si appunta sui dettagli.
● Calvino
Se Gadda si muove ancora fra uno spazio interno alle mura e uno spazio esterno di cui ricorda con
precisione i limiti, è con le visioni sospese di Calvino che le mura di fortificazione abbandonano
completamente la loro forma e il loro peso per sollecitare apparizioni leggere.
Quando Kublai Kan prova ad immaginare il suo impero, i confini fra interno e esterno si
➢ sono definitivamente annullati: resta la pesantezza, non più incarnata dalle mura, ma dalla
moltiplicazione vertiginosa delle funzioni, dei meccanismi.
2.La città nuova
La città-forma di Pasolini
Per descrivere la forma della città, Pasolini mette a fuoco il nucleo antico, chiuso dentro la cerchia
delle mura: così egli individua il profilo della città, nella sua forma perfetta e assoluta.
Pasolini era disturbato dal moderno, che deturpa la purezza del disegno originario. Il
➔ moderno, con la mescolanza dei caratteri stilistici, offende il senso estetico di Pasolini,
mentre ciò che rappresenta un ideale artistico è la città delimitata dalle mura che
conferiscono assolutezza, perfezione compositiva.
Esiste quindi un confine naturale, che secondo lui va difeso e preservato. Il vero disastro è la civiltà
dei consumi, che ha danneggiato irrimediabilmente le forme e i paesaggi.
Egli non si limita a considerare la situazione italiana, ma prende in considerazione anche le città
orientali, visitate in occasione dei viaggi per le riprese dei suoi film. 1
Le caratteristiche dei suoi romanzi
Pasolini nei suoi romanzi cerca una rappresentazione che vuole avvicinarsi al “vero”.
Egli ritrova la natura duplice della sua prosa in due componenti fondamentali dell’ispirazione:
- sensuale-stilistica: presuppone un moto regressivo nell’ambiente descritto
- naturalistico documentaria: componente di testimonianza e di denuncia
Altra caratteristica fondamentale è la centralità dello spazio : egli in particolare sottolinea il ruolo
cruciale del rapporto dialettico tra l’uomo e il suo intorno, in cui si svelano le ferite della società in
trasformazione.
L’elogio della contraddizione
Il tema della città e della sua forma è al centro dell’interesse di Pasolini fino alla sua morte.
Negli anni ‘70 in particolare, anni in cui i problemi architettonici posti dalla nuova
➢ urbanistica diventano oggetto di pubbliche discussioni, le sue riflessioni volgono agli effetti
devastanti del progresso e alla nostalgia per le forme armoniche e chiuse delle città antiche.
I nuovi progetti urbanistici di quegli anni si ispiravano a principi opposti rispetto a quelli di
armonia classica a cui guardava Pasolini: i giovani architetti teorizzano la contraddizione e il diritto
di esistenza delle f
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