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Dante tra 200 e 300

Tra 200 e 300 crea un nuovo mondo linguistico e letterario e allo stesso tempo modelli determinanti per la letteratura italiana. Negli ultimi decenni del XIII secolo, Dante riceve la sua formazione ed è attivo come poeta del "dolce stil novo". La maggior parte delle sue opere le scrive nel primo ventennio del secolo XIV. Dante ha le sue radici nel Medioevo ma è necessario affermare la forza innovatrice dell'opera dantesca basata anche sul confronto della lingua italiana con livelli stilistici diversi.

La sua poesia è consapevole della realtà e della storia: la poesia di Dante rivela la propria coscienza dolorosa di una realtà politica che sconvolge l'Italia e l'Europa e si oppone a un'esigenza di verità e giustizia. La poesia è ricca di densità storica pronta a denunciare le contraddizioni del mondo medievale.

La vita (1265-1321)

Il padre Alighiero apparteneva alla piccola nobiltà cittadina guelfa e godeva di un certo benessere economico grazie ai possedimenti agricoli e alle attività mercantili. La madre Donna Bella morì quando Dante aveva 10 anni e il padre si risposò con Lapa Cialuffi dalla quale ebbe tre figli. Nel 1277 il padre stipulò un contratto per il matrimonio di Dante con Gemma di Manetto Donati. Dal matrimonio nacquero tre figli (suor Beatrice). Dopo la morte del padre, Dante si trovò ad amministrare il patrimonio familiare. La prima educazione di Dante si basò sulla grammatica poi manifestò interesse per la letteratura classica e romanza.

Essenziale per Dante fu il modello rappresentato da Brunetto Latini con l'attenzione alla retorica, alla politica e all'impegno culturale. Importante per la formazione di Dante furono una serie di contatti con altri letterari. Per esempio Guido Cavalcanti, il "primo amico" con il quale si impegna nella poesia amorosa dello "stil novo". L'incontro con Beatrice figlia di Folco Portinari, sposata con Simone de Bardi. L'amore per Beatrice diventò un valore supremo, pieno di impegno morale e viene raccontato nella singolare operetta la Vita Nuova.

Dopo la morte di Beatrice e alcuni viaggi compiuti, Dante si allontanò dall'amico Cavalcanti e frequentò scuole di religiosi e di disputazioni filosofiche presso i domenicani e francescani. Partecipò per i suoi doveri di nobile come feditore a cavallo nelle imprese militari contro Arezzo (1289) e Pisa (1289). Nel 1295 iniziò l'attività politica che gli permise di iscriversi alla corporazione dei medici e degli speziali e fece parte del Consiglio dei 36 e del Consiglio dei Cento.

A Firenze la classe dirigente Guelfa produsse una spaccatura profonda: da una parte si trovava la fazione dei Bianchi, a cui capo stava la famiglia dei Cerchi, favorevoli a una gestione autonoma della vita politica comunale. Dall'altra parte la fazione dei Neri capeggiati dai Donati, legati al papà per interessi mercantili. Dante faceva parte dei Bianchi e fu eletto tra i sei priori nel 1300 (la suprema magistratura del Comune) proprio quando il conflitto tra il Papa Bonifacio VIII e il Comune di Firenze, in mano ai Bianchi, fu cruciale. Dante era impegnato a difendere l'autonomia di Firenze per garantire la sua continuità istituzionale. Nel 1301 rientrarono truppe angioine di Carlo di Valois a Firenze. Essendo appoggiati dal Papa e dai Neri restituirono il governo bianco e richiamarono i Neri dall'esilio. Dante fu escluso da ogni carica politica, mandato all'esilio prima e poi condannato a morte nel 1302.

L'esilio

L'esilio inizia un lungo cammino di esilio fino alla morte accompagnato da difficoltà materiali e continui spostamenti chiedendo ospitalità a corti e signori dell'Italia centrale e settentrionale. Dante delega al lavoro letterario un'ideale di giustizia e universalità che andava ben al di là della sua vicenda personale. In un primo momento egli rimase legato al gruppo dei Bianchi per tentare una pacificazione tra le fazioni. Negli anni 1303 a 1306, Dante compose De vulgari eloquentia e l'Inferno. L'elezione di Arrigo VII di Lussemburgo e la sua discesa in Italia nel 1310 suscita in Dante la speranza in un trionfo della giustizia e pace con la fine delle lotte di fazione e la liberazione di Firenze dal governo dei Neri. Ma le sue speranze crollarono con l'improvvisa morte dell'imperatore nel 1313.

Nel 1312 Dante aveva già compiuto il Purgatorio, si recò assieme ai figli a Verona dove si occupò della stesura del Paradiso e della Monarchia. Nel 1314 morì il papa Clemente V che Dante scrisse una lettera ai cardinali invitandoli ad eleggere un Pontefice capace ad instaurare la pace. Ma pochi anni dopo venne ribadita la condanna a morte di Dante e dei suoi figli. Nel 1318 Dante si recò a Ravenna presso il Signore Guido Novello da Polenta e lì per la prima volta da quando era cominciato l'esilio, trovò un gruppo vivace di studiosi ed ebbe veri e propri allievi tra i quali anche il figlio Iacopo che fece il primo commento dell'Inferno. Dante morì nel 1321 e venne tumulato a Ravenna nella chiesa di San Francesco.

La prima attività poetica

Dante segue una forte tensione sperimentale nelle prime prove poetiche e non si limita a un solo modello stilistico ma adotta modi di scrittura diversificati appropriandosi di tecniche differenti. La produzione più nota di Dante inizia con la lirica amorosa: "le Rime" di Dante composte in un arco di tempo ventennale (dal 1283-1303) furono raccolte in un solo libro. Fanno eccezione le poesie della Vita Nuova che circolarono in modo sparso e disordinato.

Le prime rime si legano agli schemi guittoniani (Guittone d'Arezzo), nella lirica cortese toscana. Nella forma della ballata Dante segue il Cavalcanti. Il poemetto "Fiore" si rifaccia di alcune parti del Roman de la Rose.

L'esaltazione di Beatrice e la Vita nuova

Con le rime dedicate a Beatrice si manifesta lo "stil novo" dantesco insistendo sul legame tra amore e gentilezza. Vede nella donna un assoluto miracolo, fonte di salute, grazia e umiltà. Riprende alcuni motivi di Guinizzelli ma mantiene il suo legame fondamentalmente con Cavalcanti rappresentando la figura femminile con una nuova intensa concentrazione simbolica. Beatrice è un'immagine che non può essere ben definita: appare fragile, disincarnata e si muove con gesti essenziali, evocata da un linguaggio lieve e razionale. Le liriche vanno da quella di impronta guittoniana ad altre che riprendono i motivi cavalcantiani dell'amore doloroso.

La Vita Nuova raccoglie le poesie dedicate a Beatrice estese nel 1392. Queste poesie sono accompagnate da una prosa che narra vicende e dà commenti dei testi stessi. L'alternanza di parti in versi e in prosa non è una novità, ma era molto diffuso l'uso di fornire spiegazioni in prosa alla poesia (trovatori provenzali, Boezio De consolatione philosophiae).

L'intento di Dante era di narrare una vicenda autobiografica (amore per Beatrice) che sia anche un'avventura intellettuale. Non un'autobiografia moderna di confessione ma una narrazione esemplare e consolatrice per la morte e la perdita di Beatrice. È un'opera fervida appassionata. Le parti in prosa danno l'impressione di essere state stese di getto con una scrittura visionaria piena di innovazioni linguistiche, stilistiche e sintattiche. L'operetta comprende 42 capitoli assai brevi ed ebbe un'ampia diffusione attraverso copie manoscritte. La narrazione inizia dal primo incontro di Dante con Beatrice quando il poeta aveva 9 anni. Il successivo incontro con Beatrice avverrà 9 anni dopo quando il poeta riceve il suo saluto. Dopo un sogno, nel quale Amore invita la donna a cibarsi del cuore del poeta, Dante scrive il suo primo sonetto, concepito come saluto a tutti I Fedeli d'Amore.

Dante si affida anche alla poesia della "loda", sostenuto da una forza superiore dalla quale scaturisce spontaneamente l'impegno tecnico e razionale del poeta. Così nascono la canzone "Donna ch'avete intelletto d'amore" e i sonetti incentrati sull'esaltazione di Beatrice "negli occhi porta la mia donna amore", "tanto gentile e tanto onesta pare", "vede perfettamente onne salute".

La parte centrale dell'opera insiste sul tema della lode, ma si trovano anche situazioni dolorose: la morte del padre e di Beatrice, malattia del poeta. Il clima di angoscia e di tensione si risolve nella contemplazione di Beatrice. L'opera si conclude con l'accenno di non scrivere più di Beatrice finché non sarà in grado di parlarne più degnamente. La Vita Nuova rimane così in sospeso e troverà infatti il proprio coronamento nella Commedia, dove Beatrice si trasforma in una figura salvifica che trascende la realtà mondana mantenendo i caratteri di una creatura mortale. Tutto il sistema filosofico e religioso di Dante si converge in questa figura di Beatrice. Numerose allegorie paragonano la vicenda di Beatrice a quella di Cristo. Vita nuova rappresenta la scoperta della possibilità di fare di una fragile creatura terrena il centro di un'esperienza intellettuale assoluta.

Le rime della maturità e dell'esilio

Aldilà delle liriche dedicate a Beatrice e la Vita Nova, la produzione poetica di Dante si può dividere in quattro gruppi:

  • Esercitazione in chiave comica con l'amico Forese Donati (tre sonetti di Dante e tre di risposta dell'amico) caratterizzati da un lessico e da un ritmo asprezzo e da cadenze popolari fiorentine. Questa linea comica è importante per il linguaggio dell'Inferno.
  • Nell'arco degli anni 90, Dante si occupa delle rime dottrinali, legate agli studi filosofici e teologici a cui Dante si dedica dopo la morte di Beatrice. Dante usa il linguaggio della poesia amorosa. L'amore per una donna reale si trasforma in un'immagine allegorica della sapienza. La filosofia gli appare quindi come una donna amorosa che rappresenta nello stesso tempo anche le difficoltà che accompagnano la ricerca del sapere. La ricerca di un valore assoluto ha sempre caratterizzato la parola poetica di Dante.
  • Contemporaneo alle rime dottrinali è il gruppo di rime che descrivono un'altra condizione amorosa e una nuova concezione della figura femminile collocabili intorno al 1296. Una "pargoletta" e una donna "petra" sono le figure che appaiono in queste rime. Dante si confronta con le forme più ardue della poesia provenzale di Arnaut Daniel. Al di fuori dei modelli stilnovistici della lode e dello sgomento, la donna non diffonde più beatitudine ma appare come una bellezza corporea e minacciosa e inafferrabile.
  • L'ultimo gruppo delle rime dantesche appartiene alle rime d'intonazione morale ai primi anni dell'esilio quando il poeta compose sonetti per lo scambio epistolare. Denuncia l'ingiustizia e mira a un'utopica vita civile amorosa.

Il Convivio e la perfezione della conoscenza

Nel Convivio Dante ci dà un'opera in volgare concepita come commento in prosa di canzoni dottrinali. Il progetto originario era molto ambizioso prevedeva 15 trattati ma Dante si fermò ai primi quattro trattati commentando soltanto tre canzoni. La data di stesura dovrebbe aggirarsi attorno il 1303. Il rapporto tra prosa e poesia nel Convivio è del tutto diverso da quello della Vita Nuova. Ora Dante affronta grandi temi della cultura filosofica del tempo con lucida razionalità e con uno stile argomentativo ed espositivo più ampio e paziente frutto degli studi condotti sulla filosofia e la religione. Al centro risulta la filosofia di Aristotele seguendo diversi indirizzi (l'influenza di Tommaso d'Aquino). Gli argomenti spaziano dall'etica alla metafisica, dalla cosmologia alla politica. Non mancano accenni biografici e personali dell'autore. Sottolinea l'opposizione tra la natura fervida e passionata della Vita Nuova a quella temperata e virile del Convivio. Se il pubblico della prima opera era un gruppo privilegiato dei fedeli d'amore, ora Dante si propone di raggiungere un pubblico più vasto. Il Convivio fonda così una prosa filosofica in volgare. Risulta essenziale il rapporto con la prosa latina dei classici. I materiali enciclopedici accumulati nel Convivio stanno ad indicare che il sapere, secondo il punto di vista aristotelico, è la manifestazione più alta che realizza la vera felicità dell'uomo. Dante lasciò interrotto il Convivio quando ebbe l'idea di scrivere un'opera del tutto diversa, la Commedia, dove parte da figure concrete e non dalla riflessione filosofiche per raggiungere la perfezione e la visione di Dio. La ricerca di un valore assoluto ribadisce la fedeltà di Dante alla figura di Beatrice.

Il De vulgari eloquentia: la ricerca del volgare illustre

Contemporaneo al Convivio, Dante scrive probabilmente tra il 1303 e il 1304 De vulgari eloquentia, il primo trattato di prosa in latino di Dante. L'opera è una digressione sul volgare per convincere i dotti del valore della lingua volgare. Il progetto originario comprendeva 4 libri, ma Dante interruppe bruscamente l'opera durante il secondo libro per dar vita alla Commedia.

  • Nel primo libro afferma il carattere naturale della lingua volgare e per questa sua naturalità è dichiarato più nobile del latino che invece è una lingua artificiale. Dante delinea la storia delle lingue umane: la lingua del primo uomo Adamo, si conserva presso il popolo ebraico. Causa la costruzione della Torre di Babele, Dio punisce gli uomini creando una molteplicità di lingue in continua trasformazione. Nell'Europa meridionale si distinguono tre lingue: lingua d'oïl, lingua d'oc e lingua del sì. Dante definisce la nostra area linguistica Latium o Ytalia. All'instabilità delle lingue volgari oppone la stabilità e invariabilità del latino, detto anche "gramatica", una lingua artificiale inventata per consentire una comunicazione universale. Dante divide la lingua del sì in 14 lingue volgari e si chiede quale possa essere la più illustre. Il volgare illustre deve essere anche cardinale, aulico e curiale. Il valore unitario del volgare può manifestarsi solo grazie all'opera degli scrittori.
  • Nel secondo libro descrive un rapporto stretto tra l'ars dictandi e l'ars poetriae. Parte dal presupposto che la poesia sia superiore alla prosa. La forma più nobile è la canzone, il cui stile deve imitare il rigore tecnico dei poeti latini. Segue una distinzione tradizionale tra stile tragico, comico e elegiaco. Lo stile superiore è quello tragico mentre la commedia è un genere inferiore e l'elegia è uno stile della miseria e della disperazione.

La Monarchia

È un trattato in latino suddiviso in tre libri. Dante interviene nella polemica politico-giuridica sul rapporto tra Impero e Papato. La sua ostilità al potere temporale della Chiesa è di vecchia data difendendo l'autonomia civile del Comune. Si basa sulla filosofia aristotelica non coincidendo con l'impostazione di Tommaso d'Aquino ma si nota l'influsso di Averroè. Della monarchia sono state formulate due interpretazioni opposte: una visione laica dello Stato e una visione che prevede la subordinazione ai valori religiosi tipicamente medievale.

Nel primo libro fa leva sulla necessità della monarchia universale: solo quando c'è una condizione di pace universale e un governo unitario tutte le possibilità dell'intelletto possono svilupparsi. Nel secondo libro mostra l'origine divina dell'Impero Romano: che si è creato per volontà di Dio per far sì che la parola di Cristo potesse diffondersi. Nel terzo libro affronta il rapporto tra papato e l'Impero. Confuta le argomentazioni che sostenevano che l'autorità imperiale fosse subordinata a quella papale per volontà divina e afferma che l'autorità imperiale deriva in realtà direttamente da Dio.

La Divina Commedia: datazione, pubblicazione, diffusione

Non abbiamo documenti precisi sui tempi di composizione della commedia costituita da tre cantiche (Inferno, Purgatorio, Paradiso). Le ipotesi più verosimili fanno risalire l'avvio della stesura quando Dante lasciò incompiuto Il Convivio e il De vulgari eloquentia. Le tre cantiche furono comunque diffuse separatamente. L'inferno è stato steso prima del 1309. Il Purgatorio tra 1310 e 1313. Il Paradiso fu iniziato probabilmente nel 1316 e portato a termine negli ultimi anni di vita del poeta. Non si posseggono manoscritti autografi di Dante. Alla morte del poeta cominciano ad apparire commenti al poema. Le copie integrali più antiche risalgono agli anni 30 e si moltiplicano negli anni successivi e per il XIV e V secolo. Il poema suscitò interesse negli ambiti più diversi: aristocratici, clericali, mercantili e popolari. Molto presto si ebbe persino la diffusione orale di alcune parti. A Giovanni Boccaccio si devono tre copie della commedia. Quanto alle edizioni a stampa, tre apparvero nel 1472 a cui seguirono innumerevoli altre con traduzioni in varie lingue. La mancanza di copia autografa rende difficile stabilire un testo originale.

La Divina Commedia: titolo e struttura

Titolo: l'aggettivo "divina" fu usato per la prima volta da Boccaccio nella sua biografia dantesca e venne integrato a tutti gli effetti nel titolo solo a partire dal 500. Il titolo originale è semplicemente Commedia nella forma più antica Comedía. Contenuto: il poema si collega solo esteriormente alla tradizione medievale delle visioni dell'aldilà e a quella dei viaggi allegorici e morali. Esso narra in prima persona il viaggio di Dante.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher katba di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Udine o del prof Del Ben Andrea.
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