La lingua e la comunicazione
La lingua serve a comunicare e, per poterlo fare nel modo più appropriato possibile, dobbiamo padroneggiare il linguaggio. Saper parlare è utile non solo negli ambienti umanistici, ma anche in quelli scientifici. Anche quando non parliamo, i nostri pensieri usano la lingua per prendere forma, quindi la qualità del pensiero dipende dalla qualità della lingua.
Difficoltà di parole italiane
- Parole dal suono difficile semplificate o imparate male: aeroplano, aeroporto (aero→aria); meteorologo (meteora fenomeno atmosferico); accento (leccornìa, guaìna) → a meno che; → accelerare.
- Parole inventate: almeno che, accellerare (celere,→ veloce); avvallare (garanzia, appoggio); coincisi (dal verbo latino tagliare); esaudiente (verbo esaudire senza participio presente in grammatica) → esauriente (verbo esaurire).
- Parole somiglianti, la parola esiste nel vocabolario, ma ne è sbagliato l’uso: leggiadro (bello) usato come sinonimo di leggero; specificatamente (maniera precisata esplicitamente) come specificamente (maniera specifica, apposita); reticente (tacere) come renitente (fare resistenza); quantizzare (descrizione quantistica di un fenomeno) come quantificare; estrapolare (prevedere l’andamento di una funzione matematica → oltre i limiti per cui questa è conosciuta dedurre) come estrarre; reciproco (vicendevole, scambio simmetrico) come rispettivo (ognuno ha il suo); lasciva (impudica) come qualcosa che lascia liberi.
- Parole con un senso o una struttura diversa: aleatorio (incerto) come vago; mettere anni luce (distanza spaziale) come distanza cronologica; previo è un aggettivo che si accorda al sostantivo che lo segue; grazie a che ha una connotazione positiva; gustare così come assaporare deve avere un’accezione positiva; c’entra e non centra; piuttosto che al posto di o, mentre invece implica una preferenza e non una semplice disgiunzione; diverso usato come sinonimo di molto; pronome ne che sostituisce preposizioni formate da di e da e non a (es. Preferirei non starne accanto); diffidare dalle imitazioni al posto di diffidare delle imitazioni.
- Parole troppo generiche, non usare mai sempre le stesse parole, ne conosciamo tante, sono “nella nostra competenza”, dicono i linguisti, ma ne usiamo poche; le parole che comprendiamo senza usarle sono la nostra competenza passiva, quelle che usiamo competenza attiva; allenarsi a scrivere.
- Capire da dove nascono le parole perché possono nascondere vari significati: granata deriva da grano, corpuscolo, ma oggi significa tante cose diverse; deprecare deriva da pregare affinché qualcosa si realizzi, ma viene utilizzato oggi solo come qualcosa che → merita disprezzo l’uso nuovo ha soppiantato il vecchio; poi ci sono parole difficili studiatamente → informare → perché dotte: con dedizione; istruire, ma anche distrarre → plasmare; sottrarre; munire (verbo latino munire mura) e dotare (dare → dote) non sono sinonimi perché il primo è dare strumenti concreti, il secondo avere caratteristiche innate.
Il significato di molte espressioni si divide in una componente denotativa (realtà a cui si riferisce, referente) e connotativa (qualità che vengono attribuite al referente): è importante l’interpretazione che il parlante dà alle parole che usa: morire/tirare le cuoia/spirare stesso contenuto, ma connotato diverso perché appartenente a registri diversi; tiranno è connotato diversamente da imperatore.
Le parole straniere
Guardare tedesco, brio spagnolo; equipaggio francese. Le parole straniere vengono utilizzate per dare un sapore diverso alla parola italiana di riferimento ed è segno di cultura internazionale. Pot-pourri → Purpurrì (pronuncia sbagliata) → (pronuncia corretta); voile-au-vent; souplesse (con scioltezza) confuso con in surplace, che vuol dire equilibrio sui pedali senza mettere i piedi a terra.
- Alcune parole tedesche vengono considerate inglesi: hinterland, leitmotiv, Weimar (pronuncia Vaimar), Klee (e non pronuncia Cli), Kant (e non Kent), Husserl (con h aspirata), Jung (e non Iang); si tende, come in inglese, a non pronunciare la e finale che, invece, in tedesco si pronuncia: Fichte, Porsche.
- Stessa cosa per il francese: de Sade (e non Sed), stage (e non steig), depliant (pronuncia giusta deplion).
Si deve volgere al plurale una parola straniera? No, se la parola è ormai acquisita dall’italiano; lo stesso vale per le parole che, nella lingua straniera, esistono al plurale, ma noi in italiano le usiamo come fossero singolare: murales, viados, silos, lieder, mass media (singolare medium); per le parole che sono di genere neutro che, in italiano, non esiste: leitmotiv, news, web → (eccezione: traduzione di la rete) in genere viene tradotto con il maschile, altrimenti prende il genere della parola italiana.
Precisione di linguaggio e linguaggi scientifici
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