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Paolo D'Achille - L'italiano contemporaneo

Capitolo 1 - La lingua italiana oggi

Italiano: Lingua di cultura, ovvero lingua che presenta una tradizione culturale e letteraria. Appartiene alla famiglia delle lingue indoeuropee, nel ramo delle lingue neolatine, così dette perché derivanti dal latino tardo o volgare. Nella sua formazione attuale, deriva dal volgare fiorentino del 1300.

Inoltre, la lingua italiana gode, in ambito letterario, cinematografico, sportivo e culinario di un notevole prestigio. Infatti, assistiamo, sempre più di frequente, al fenomeno dei prestiti, ovvero di parole italiane di vari ambiti mutuate da una o più lingue straniere. Ad esempio, la parola “sonetto”, da “suono”, che indica una forma di poesia tipicamente italiana, è stata mutuata ovunque nel mondo, per indicare tale forma poetica.

In Italia, però, non viene parlato solo l’italiano standard, derivante dal volgare toscano del 1300, ma anche si assiste ai fenomeni degli alloglottismi, ovvero delle minoranze parlanti altra lingua, e dei dialettismi, ovvero di parlanti varietà locali dell’italiano, connotate negativamente in ambito sociale, ovvero parlate, talvolta in modo esclusivo, da appartenenti alle fasce più basse della popolazione. Sempre più spesso, si assiste a varianti di diglossia, anche da parte di parlanti colti: l’italiano si utilizza in ambito ufficiale, con estranei, al lavoro o a scuola; il dialetto con amici, familiari o conoscenti, o comunque con appartenenti al gruppo dei pari. Segnaliamo come, per rivolgersi ai bambini, venga privilegiato l’italiano: questo, come afferma il professor Gaetano Berruto, rappresenta un fenomeno di dilalia.

La lingua italiana, a livello lessicale, morfologico e sintattico, ha alcuni tratti distintivi, che costituiscono il suo tipo linguistico. Essi sono:

  • La pressoché terminazione delle parole in vocale.
  • La frequenza dell’accento tonico e, al contempo, l’accentazione della maggior parte delle parole sulla penultima sillaba.
  • La possibilità di esprimere i concetti di grandezza o piccolezza, o altri affini, tramite la derivazione, ovvero la suffissazione, affissazione o infissazione, del significante al quale si applica la variazione.
  • La formazione delle parole anche attraverso la composizione di due o più parole.
  • La non obbligatoria espressione del pronome personale complemento.
  • La preferenza, come le altre lingue neolatine, per la sequenza determinate+determinato.
  • La tendenza a concentrare l’aspetto semantico non nel verbo, bensì nel nome e nei suoi attributi o apposizioni.
  • La possibilità di commutare soggetto e verbo ai fini della posizione nella frase.

L’italiano, come tutte le altre lingue, tanto più è diffuso nel tempo e nello spazio, tanto più presenta fenomeni di variazione, che avvengono secondo alcune variabili, dette assi di variazione. Esse sono:

  • La variante diamesica, che differenzia il linguaggio a seconda del canale utilizzato per la diffusione del messaggio, o in funzione del parlante, o del ricevente, o di entrambi.
  • La variante diacronica, che differenzia il linguaggio a seconda del periodo storico attraversato.
  • La variante diatopica, che differenzia il linguaggio a seconda del luogo nel quale si trova il parlante, o il ricevente, o entrambi.
  • La variante diastratica, che differenzia il linguaggio a seconda dello strato sociale del parlante, o del ricevente, o di entrambi.
  • La variante diafasica, che differenzia il linguaggio a seconda della fase comunicativa nella quale si trova il parlante, il ricevente, o entrambi.

Capitolo 2 - Onomastica

Alcuni dei tratti tipologici della lingua italiana sopra menzionati si notano nel settore dell’onomastica, ovvero nello studio dei nomi propri: quelli di persona (gli antroponimi), di luogo (i toponimi), ecc.

In origine l’onomastica era motivata: infatti, a volte, gli antroponimi derivavano da una qualità del possessore, i toponimi da una caratteristica del luogo, ecc. Successivamente, i nomi propri sono divenuti parte della lingua, sono stati dunque assunti nell’uso.

Per quanto riguarda la toponomastica (l’insieme dei nomi di luogo), si possono distinguere varie categorie: i poleonimi (nomi delle città), i coronimi (nomi di regioni), gli idronimi (nomi di fiumi), gli oronimi (nomi di monti), gli odonimi (nomi di strade), i fitoponimi (nomi di piante), e così via.

Capitolo 3 - Lessico

Si definisce lessico l’insieme dei lessemi di una lingua, ovvero delle unità minime dotate di significato. Da notare che non sempre un lessema corrisponde a una parola: può essere infatti più ristretto, come nel caso delle forme polirematiche dei verbi, o più ampio, come nel caso di parole composte. Anche se il lessico è la parte della struttura di una lingua più vicina alla realtà, non significa però che la riproduca meccanicamente: a tal proposito la linguistica moderna ha elaborato il concetto di arbitrarietà del segno, il quale traccia una netta divisione tra significante (il segno linguistico portatore di significato), e il significato, altrimenti detto referente, ovvero la realtà extralinguistica alla quale il segno linguistico allude.

Proprio per questo motivo, in lingue diverse, a significante uguale, può corrispondere significato diverso, e al contrario a significato uguale significante diverso, inoltre ciò avviene, in alcuni casi, anche all’interno della stessa lingua.

All’interno del patrimonio lessicale, è possibile individuare i rapporti tra lessemi su due piani. Essi sono:

  • Piano sintagmatico: studia il legame di un lessema con altri presenti nello stesso enunciato.
  • Piano paradigmatico: studia il legame di un lessema con altri che potrebbero comparire al suo posto nello stesso enunciato.

Per analizzare tale aspetto del sistema lessicale, la lessicologia (che studia il lessico nella sua globalità) si lega alla semantica (che studia i significati, dunque il rapporto tra il significante e il suo referente extralinguistico).

I lessemi che hanno significato simile sono detti sinonimi, quelli che hanno significato opposto sono detti antonimi. Vi sono vari tipi di antonimi, e sono gli antonimi bipolari (maschio/femmina), quelli graduabili (caldo/freddo), quelli lessicali (bello/brutto) e quelli grammaticali (caricare/scaricare).

Fra le relazioni lessicali più importanti nella lingua italiana si hanno quelle di iperonimia e di iponimia.

Es1: animale (mammifero; quadrupede) Es2: mammifero (cane; gatto) Es3: cane (mastino; alano) Es4: gatto (siamese; persiano)

All’interno del lessico della lingua italiana è possibile distinguere alcuni gruppi come:

Il les...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rosario.Becchina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Castiglione Marina.
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