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• La palatalizzazione della consonante finale del tema; mago + -ia = magia

• Fenomeni di assimilazione consonantica; in + possibile = impossibile

• Altri fenomeni di riduzione; israeliano + palestinese = israelo- palestinese

Analizziamo ora i fenomeni di derivazione, attraverso i quali, partendo da parole esistenti, si

formano parole nuove. Tali fenomeni avvengono nelle seguenti modalità:

• Con l’assegnazione, ad una parola, di una categoria grammaticale diversa, senza

modificarne la forma; sapere (verbo)= il sapere (nome)

• Con l’aggiunta di un suffisso a destra della base; lavorare = lavoratore

• Con l’aggiunta di un elemento a sinistra della base; avventura = disavventura

La suffissazione è il fenomeno attraverso il quale, alle parole, vengono aggiunti dei suffissi

detti prefissi, nel caso in cui vengano posti a sinistra della base, confissi, nel caso in cui

vengano posti al centro di parola, o affissi, qualora vengano posti a destra della base. A

seconda della loro derivazione, vengono dette denominali le parole derivate da nomi,

deverbali quelle formate a partire da verbi e deagettivali quelle formate a partire da

aggettivi.

I suffissi deverbali più comuni, nella lingua italiana, sono:

• -tore/-trice; assicuratore, presentatrice

• -ante / -ente; insegnante, concorrente

• -one / -ona; mangione, battona

• -ino / -ina; imbianchino, mondina

• -zione; soddisfazione, privatizzazione

• -mento; favoreggiamento

• -bile; lavabile

I suffissi denominali più usati sono:

• -ista; barista

• -aio; fioraio

• -aiolo; pizzaiolo

• -iere/a; paroliere, guardarobiera

• -ata; cucchiaiata

• -ismo; futurismo

• -ale; aziendale

• -are; polare

• -ile; maschile

• -ico, partitico

I suffissi deaggettivali più usati sono:

• -ezza; bianchezza

• -ità; italianità

In lingua italiana, sono presenti anche fenomeni di prefissazione, dove parole nuove

vengono formate, a partire da parole esistenti, tramite l’aggiunta di un prefisso a sinistra

della base.

Trà i prefissi più diffusi in italiano ricordiamo:

• Anti-; antidroga

• s-; scontento

• in-; incredibile

• trans-; transalpino

• post-; postmoderno

• pre-; precolloquio

• con-; condirettore

• re-; reinserire

• ri-; rivelare

• mono-; monolocale

• uni-, unilaterale

• bi-; bipartitico

• bis-; bisnonna

• a-; apolitico

• dis-; disabile

• de-; demotivare

Il fenomeno della composizione, invece, realizza, a partire dalla giustapposizione di due o

più parole in uso, una nuova parola. Tra i fenomeni di composizione più diffusi in italiano

ricordiamo:

• nome + nome; cassa + panca= cassapanca

• aggettivo + nome; gentile + uomo = gentiluomo

• aggettivo + aggettivo; piano + forte = pianoforte

• verbo + nome; porta + monete = portamonete

• verbo + verbo; sali + scendi = saliscendi

• verbo + avverbio; butta + fuori = buttafuori

• avverbio + verbo, male+ menare = malmenare

• avverbio + aggettivo, bene+ pensante = benpensante

• avverbio + nome; non+ violenza = nonviolenza

• preposizione + nome; dopo + guerra = dopoguerra

CAPITOLO 7

SINTASSI

Per sintassi, si intende quella parte della linguistica che studia i rapporti tra le parole in una

frase e tra le frasi in un periodo. La frase è un’unità linguistica di senso compiuto che

contiene una predicazione. Il nucleo della frase è costituito dal verbo e dagli elementi

direttamente legati ad esso. I verbi sono stati classificati, in linguistica moderna, in base agli

argomenti, ovvero agli elementi, che richiedono per svolgere funzione di predicazione

all’interno di una frase. Distinguiamo dunque i verbi in:

• monovalenti; che richiedono solo la presenza del soggetto

• bivalenti; che richiedono la presenza, oltre che del soggetto, di un argomento ulteriore

• trivalenti; che richiedono la presenza, oltre che del soggetto, di due argomenti ulteriori

• tetravalenti; che richiedono la presenza, oltre che del soggetto, di tre argomenti ulteriori

In italiano, esistono anche verbi zerovalenti, che non hanno bisogno di soggetto, come ad

esempio quelli atmosferici (piove).

La linguistica moderna, a seconda della forma che presentano, ha classificato le frasi in tre

categorie. Esse sono:

• La frase scissa, che tende ad isolare il soggetto

Es: è Luigi che studia il russo

• La frase pseudo-scissa, costituita da un sintagma nominale o pronominale che regge una

frase relativa, dal verbo essere in funzione di copula e da un altro sintagma nominale o

pronominale.

Es: chi mi manca è lui

La frase interrogativa ha la funzione di porre domande. Esistono alcuni tipi di frasi

interrogative, e sono:

• Interrogative totali, che presuppongono una risposta

Es: hai finito?

• Interrogative disgiuntive, che offrono un’alternativa

Es: ti piace più il mare o la montagna?

• Interrogative parziali, introdotte dagli aggettivi “che”, “quale” e “quanto”, dai pronomi “chi”,

“che” e “che cosa” e dagli avverbi “quando”, “come”, “dove”, “perché”, spesso usati anche

con il verbo sottinteso.

Es1: quando vieni?

Es2: perché?

Quando, all’interno di una frase, troviamo due o più nuclei, parliamo di frase complessa o

periodo. Più nel dettaglio, parliamo di frase composta, se i rapporti tra i nuclei sono di

coordinazione, o di frase complessa, se i rapporti tra i nuclei sono di subordinazione.

Es1: è venuta zia Roberta e mamma è uscita con lei

Es2: siccome non mi sentivo tanto bene, ho preferito rimanere a casa

Tra i vari tipi di frase subordinata, il più diffuso in italiano è quello della frase relativa, che ha

la seguente struttura:

antecedente + pronome relativo + proposizione dipendente

Le proposizioni relative, inoltre, si distinguono in due tipi:

• Le relative limitative, indispensabili per individuare l’antecedente

Es: la squadra italiana che ha vinto più scudetti è la Juvenus

• Le relative esplicative, che possono anche essere omesse

Es: la squadra torinese, che era reduce dalla partita di Coppa, è parsa piuttosto lenta

CAPITOLO 8

LE VARIETA PARLATE

Per italiano parlato, si intende l’italiano usato quotidianamente nel parlato. Il suo studio

pone particolari problemi a causa della predominanza della variante diatopica.

L’italiano parlato presenta particolari caratteristiche fonetiche. Esse sono:

• L’aferesi, ovvero la caduta di una vocale ad inizio di parola

Es1: insomma/ ’nsomma

Es2: invece/ ‘nvece

• L’apocope, ovvero la caduta di una vocalo a fine di parola

Es1: venire/ veni’

Es2: dottore/ dotto’

Per quanto riguarda la morfologia, si segnalano, nell’italiano parlato, i seguenti fenomeni:

• Maggiore frequenza dei pronomi personali

• Uso dei pronomi dimostrativi con valore di articolo si evidenziano i seguenti fenomeni:

• Regolarizzazioni analogiche di paradigmi verbali irregolari

Per quanto riguarda la sintassi si segnala, in italiano partito, la maggiore frequenza,

all’interno della frase, della dislocazione a sinistra.

In ambito testuale, si segnalano alcuni fenomeni, come, per esempio:

• Prevalenza dei segnali discorsivi con funzione sintattica

• Uso dei demarcativi con funzione sintattica

• Uso, all’interno della frase, di segnali fàtici

• Uso dei segnali discorsivi in funzione di connettivi

In ambito lessicale, in italiano parlato, il lessico è, in generale abbastanza ridotto. Si

segnalano, in generale, i seguenti fenomeni:

• Uso frequente, da parte del parlante, di sinonimi

• Diffusione generalizzata dell’alterazione

• Uso diffuso del costrutto verbo + elemento di luogo

• Uso di espressioni marcate regionalmente

• Grammaticalizzazione di termini legati alla sfera sessuale

Analizziamo ora le principali varietà regionali di italiano.

Nelle varietà settentrionali avvengono i seguenti fenomeni:

• Pronuncia della /e/ aperta in finale di sillaba come chiusa

• Pronuncia della/a/ tonica arretrata sul velo palatino

• Tendenza allo scempiamento delle consonati doppie

• Realizzazione delle /s/ intervocaliche come sonore

• Palatalizzazione della /i/

• Riduzione delle affricate alveolari a fricative

• Resa delle affricate palatali sonore come alveolari

La variante toscana presenta i seguenti fenomeni:

• Pronuncia spirantizzata delle consonanti sorde intervocaliche

• L’uso del “si” passivante con pronome soggetto di 1 persona singolare

• L’uso del pronome dimostrativo “codesto”

• L’ “o” posto ad apertura delle frasi interrogative

La variante romana presenta i seguenti fenomeni:

• Il raddoppiamento delle consonanti palatali in posizione intervocalica

• Lenizione delle consonanti sorde intervocaliche

• Frequente uso dell’apocope negli imperativi

• Uso del costrutto stare + a + infinito, al posto di stare + gerundio

La variante meridionale presenta i seguenti fenomeni:

• Chiusura della /e/ e della /o/ nei dittonghi ascendenti

• Pronuncia aperta della /e/ nel suffisso avverbiale –mente

• Riduzione della distinzione tra vocali finali


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Lettere moderne
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Rosario.Becchina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Castiglione Marina.

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