LO SCRITTOIO DI UGO FOSCOLO – Di Benedetto
1. Il modello rovesciato. ALLA SERA.
La nozione del tempo nel sonetto alla Sera.
Nozione della sera associata al nulla eterno
Al Sole:
Confronto con il carme contrasto tra il sole che gode del suo percorrere il cielo
anche se destinato a perire e l’infelicità del poeta che non gode della sua giovinezza.
Questo carme viene anche parafrasato nell’Ortis.
Il vagare del pensiero trova approdo nel nulla che diventa un punto di riferimento.
Nella prima versione del sonetto il rapporto era tra presente e passato e quindi sul
recupero della memoria, dopo si entra nella dimensione del nulla eterno che va al di là
del concetto di morte individuale.
Prototipo del tempo che fugge in Virgilio e poi in Petrarca è visto come rimpianto,
mentre in Foscolo abbiamo un rovesciamento del modulo e il tempo si carica di valenza
positiva. In Foscolo mancanza di progettualità, no futuro. Il fuggire del tempo è lontano
e non tange il poeta.
Dall’istinto allo spirito.
Nella prima edizione era “quell’istinto guerrier” e non “quello spirto guerrier”. Il termine
“istinto” è visto come un istinto vitale presente anche nell’Ortis e destinato alla
conservazione dell’esistenza oppure l’istinto che costituisce il genio.
Il modello alfieriano non si addice al concetto di nulla eterno caratterizzato dall’assenza
di una progettualità nel futuro.
La sublimazione del vissuto.
Il sonetto è un’esperienza di meditazione sulla propria esperienza di vita.
Confronto con la lettera XL alla Fagnani Arese: “sacro ed eterno silenzio” si può
accostare al “nulla eterno”.
L’uomo è solo davanti a se stesso e alla natura e il suo acquietarsi si iscrive entro il
quadro di una commossa cosmicità.
2. Il modello rivissuto. A ZACINTO.
Omero e Virgilio nel sonetto A Zacinto.
Riferimenti all’Odissea e ad Omero solo apparentemente, nella presentazione di Ulisse
in realtà si ispira ad autori latini.
Virgilio: “limpide nubi”; “bello di fama e di sventura” = rivisitazione del tipico binomio
virgiliano (fenomeno di formularità interna in cui un aggettivo è qualificato con due
termini, il primo dei quali inizia con il fonema /f/), Foscolo innova il modello virgiliano
inserendo nella coppia binomiale un dato negativo anziché positivo (“sventura”) ~ Ortis.
“Non altro”: evidenzia la contrapposizione Ulisse/Foscolo = frustrazione del mancato
ricongiungimento (“Né più mai”).
Corrispondenza tra figura della madre e di Zacinto.
“Illacrimata sepoltura”: negazione del rito. Il canto del poeta non basta a richiamare le
lacrime sulla sua tomba.
Il mito delle isole ionie.
Nascita di Venere dal Mar Ionio ~ Teogonia di Esiodo.
Valore del mare e dell’acqua anche nelle Grazie e ne Alla amica risanata (dove parla
anche di Saffo)modello è Orazio.
Il distacco da Zacinto.
Nel secondo Ortis Foscolo prospetta un ritorno alla terra natia ≠ A Zacinto: prospettiva
irrealizzabile.
Evocazione della fanciullezza.
Riferimento storico: nel 1800 le isole Ionie ottengono l’indipendenza da Venezia e
sperimentano un governo democratico. Nel 1802 truppe inglesi e russe ristabiliscono
l’ordine aristocratico.
3. Letteratura e verità. IN MORTE AL FRATELLO GIOVANNI.
Frustrazione/ritualità del sonetto al fratello.
Abbraccio frustrato: nell’Ortis durante il dialogo con Parini.
La distanza non viene superata e gioca un ruolo di distacco e frustrazione.
Riferimento alla Gerusalemme liberata (saluto da lontano con la mano).
Modello tematico: carme CI di Catullo, già Parini aveva imitato e tradotto il carme di
Catullo. In Catullo: vagare = ricongiungimento alla tomba del fratello ≠ Foscolo:
movimento centrifugo che lo allontana.
Rito bloccato: fiore caduto ~ Catullo.
La ritualità del rapporto con il fratello morto viene recuperata attraverso la figura della
madre.
Petrarca al di là di Petrarca.
«Questo di tanta speme oggi mi resta» reminiscenza petrarchesca. Ma volontà di andare
oltre un modulo espressivo qualificato come petrarchesco ricerca di una ritualità che
si sovrappone al rammarico e alla disperazione.
Binomio pianto/morte utilizzato già nel Tieste, nell’Ortis e nel sonetto in morte al padre.
No riferimenti espliciti al padre: la figura del padre è legata letterariamente a un vecchio
modo di fare poesia in cui Foscolo non si riconosce più.
Una pista segreta attraverso Virgilio.
«Ma io deluse a voi le palme tendo» ~ Ortis e Orazione a Bonaparte ~ Virgilio: abbracci
frustrati (Enea + Creusa, Enea + ombra di Anchise) ripresi anche da Dante nel
Purgatorio, tendere le palme al cielo è un topos ricorrente in Virgilio.
Desiderio di morte + tempesta + porto sicuro ~ Petrarca ed Eneide – sovrapposizione
delle immagini di quiete e porto con l’attesa della morte.
Un giudizio del Foscolo sul suo sonetto.
Nel 1804 Foscolo scrive al Bettinelli dicendogli di considerare questo sonetto come
opera di un uomo che scrive per sé e che ricerca la schiettezza e la verità. ~ giudizio
sull’Ortis.
La verità a cui il poeta si riferisce è il complesso di affetti messi in moto dalla morte del
fratello.
Utilizzo di moduli espressivi classici non si distingue per lui dalla schiettezza e dalla
verità.
Non compare nell’edizione del 1803, ma solo nell’edizione Nobile anche se come ci dice
lui stesso il sonetto è stato composto nel 1802.
4. La ricerca della forma. MERITATAMENTE, PERÒ C’IO POTEI.
“Meritatamente” e Properzio.
Properzio: parte iniziale elegia XVII del I libro – “Meritatamente” = “merito”, “però che”
= “quoniam, “potei” = “potui”.
Properzio, Elegia I 8 per l’immagine dei venti – in P. si chiede ai venti di non portare via
le preghiere del poeta, in F. i venti portano via le lacrime e le disperdono.
Fine del sonetto ~ fine di Solo et pensoso di Petrarca, ma in P. il conflitto tende a
smorzarsi ≠ in Properzio elegia XXX del II libro l’amore segue il poeta contro la sua
volontà come in Foscolo.
Nel componimento giovanile A Saffo Foscolo si augura che l’amore lo segua ovunque ma
nel sonetto questa immagine si rivela sgradevole e dura.
“Meritatamente” e Galeazzo di Tarsia.
“Sperai”: reminiscenza petrarchesca, ma soprattutto confronto con Galeazzo di Tarsia
Rime I: speranza delusa e contesto erotico – vorrebbe liberarsi dal giogo di Amore ≠
Alfieri Rime XXXVI speranza nell’attesa di un giorno in cui avrebbe visto la donna amata.
Tra Dante e l’Ortis.
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