Il Principe - Machiavelli
Dedicazione a Lorenzo De Medici
Machiavelli dedica la sua opera di maggior rilievo a Lorenzo De Medici, probabilmente nella speranza di fargli cosa gradita. L’autore afferma che spesso coloro che vogliono entrare nelle grazie di un principe gli donano le cose più preziose che possiedono, solitamente oggetti materiali di enorme valore. Machiavelli presenta, quindi, il Principe.
Presupposto secondo il quale porterà avanti la propria analisi nel rivela come adotterà un approccio di tipo empirico e sperimentale, prendendo in considerazione l’esperienza diretta che ha vissuto della politica. In questo senso si rivela nuovamente l’atteggiamento naturalistico che l'autore aveva già espresso nelle lettere al Vettori in cui professava l’esigenza di comprendere e accettare la mutevolezza della politica e della fortuna. Dunque le nuove regole politiche del Principe sono il prodotto di una riflessione che prende in considerazione la politica come una scienza autonoma, e adotta i precetti della politica stessa come principi giusti.
All’approccio empirico e alla ‘sperienza delle cose moderne’ va però affiancato quello teorico, e Machiavelli parla dunque di ‘lezione delle (cose) antiche’, che si traduce nello studio dei classici e nell’osservazione degli avvenimenti passati. Sostiene inoltre che il suo stile non sarà pomposo, retorico, ricco di abbellimenti e ornamenti ma essenziale e preciso.
Il principato (1-11)
Primo capitolo
Di che genere sono i principi e come si acquisiscono. Tutti gli stati sono o principati o repubbliche. I principati sono di due tipi: o è figlio di re e lo eredita, o è nuovo e conquistato. Per acquisire un regno nuovo lo puoi acquisire con armi tue o di altri, con la fortuna o con la virtù.
Secondo capitolo
Si parla di principati, e come si governano. Machiavelli dice che si concentrerà sui principati tralasciando le riflessioni sulla repubblica su cui già si era soffermato (nei ‘Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio’). Nei principati dove la popolazione è soffocata dal sangue, basta non scalfire questo ordine quando si eredita il principato, e non si avranno problemi a mantenere lo stato. A meno che non venga conquistato da uno più forte di lui.
Terzo capitolo
I principati misti (quando si aggiunge un territorio conquistato a uno già posseduto per eredità). Difficoltà: il popolo cambia volentieri signore quando crede che ciò possa migliorare la propria condizione. Ma con questo si ingannano perché il cambiamento di signore porta spesso a una situazione peggiore della precedente (e sicuramente ad annullamenti e offese). I sudditi diventano nemici al nuovo signore e cresce anche lo scontento anche di coloro che hanno sostenuto l’ascesa del nuovo principe (non saranno del tutto contenti e non si potrà utilizzare con loro eccessiva violenza).
Questo è il motivo per cui Luigi XII di Francia entra a Milano perché è voluto ma poi la perde Milano perché deluse le aspettative del popolo. Bisogna dire che conquistando però due volte quel territorio è difficile perdere il controllo ottenuto perché dopo una ribellione il signore punirà i responsabili o reprimerà sul nascere la ribellione che potrebbero scoppiare. La prima volta Milano fu sottratta alla Francia da un duca (Ludovico il Moro) mentre la seconda volta ci volle ‘el mondo tutto’, ovvero un’alleanza molto grande e potente: Papa, Spagna, Venezia. Resta comunque il fatto che Milano fu presa, quindi Machiavelli andò ad analizzare come si sarebbe dovuto agire in quel nuovo territorio.
Si agisce in modo diverso a seconda che si conquisti un popolo: con stessi o simili usi, costumi, lingua; con usi, costumi e lingua molto diversi. Se il principato conquistato ha usi, costumi e lingua simile sarà molto semplice mantenere il controllo perché in questo caso basterà mantenere le stesse o simili leggi e tasse che già vigevano in quel territorio. I problemi nascono quando conquisti una provincia che non ha la stessa lingua, né gli stessi usi e costumi. Uno dei modi migliori per conquistare una provincia nuova è che il principe che la conquista ci vada ad abitare (i sudditi potranno così rivolgersi direttamente al signore e on ad un funzionario; il principe potrà agire subito sui disordini prima che siano troppo grandi e prima che sia troppo tardi), come hanno fatto i turchi nei Balcani, i quali se non avessero fatto così, non avrebbero conquistato la penisola balcanica.
Un altro metodo potrebbe essere quello di mandare coloni di cittadini del vecchio stato nel nuovo principato (sarà in questo caso necessario prendere i territori ad abitanti del luogo che verranno offesi ma essendo poveri e pochi ad aver subito tale danno non costituiranno una minaccia, gli altri eviteranno di ribellarsi per paura che anche a loro siano sottratte le loro abitazioni e terre). Le colonie inoltre costano molto poco. L’ultimo metodo è quello di tenere nel principato nuovo un contingente armato (questo però è molto costoso e recherà molto disturbo agli abitanti, potrebbe quindi rivelarsi una scelta cattiva che rischia di aumentare il malcontento dei cittadini nei confronti del principato).
Il principe dovrà farsi difensore degli stati circostanti meno potenti (e non sarà un grande sforzo visto che un principe forestiero è spesso apprezzato dagli stati circostanti più deboli che sono stati trattati magari male in precedenza) senza però far accrescere la loro forza. Così facevano i romani, che erano i più bravi in questo e erano i più bravi a prevenire i mali, perché se lo previeni è facile curarlo, ma se aspetti che scoppi la medicina non sarà sufficiente.
Tornando a Luigi XII, lui farà il contrario di tutto ciò, perché entrò in Italia per ambizione dei veneziani, che nel frattempo volevano conquistare metà Lombardia. E qui non lo biasimiamo, perché dice che aveva solo loro come amici e l’unica occasione per mettere piede in Italia era data da questa provincia amica. Luigi XII ha sbagliato a non diventare punto di riferimento dei piccoli stati. Aiuta papa Alessandro a conquistare la Romagna, e sbaglia. Luigi XII ha fatto 5 sbagli:
- Si è inimicato i minori potenti, cioè i futuri amici, appoggiando la conquista della Romagna da parte di papa Alessandro.
- Ha accresciuto il potere di uno già potente (il papa).
- Ha fatto entrare in Italia un forestiero potentissimo, la Spagna (divise regno di Napoli con spagnoli).
- Non è venuto ad abitare in Italia.
- Non ha insediato colonie.
Poi, alleatosi con Papa e Spagna ha mosso guerra a veneziani, ma dopo la vittoria la Chiesa e la Spagna si rivelarono più potenti e mossero guerra contro i francesi (errore più grave e fatale).
Quarto capitolo
Machiavelli si sofferma a riflettere sui principati nuovi e sul motivo per cui dopo la morte di Alessandro Magno i suoi successori non persero il regno. I principati si possono governare in due modi:
- Un principe e tutti servi e sudditi: come nel caso dell’impero Turco ottomano (un solo uomo a comando); questo stato è difficile da conquistare e facile da mantenere.
- Oppure un principe e i baroni (che controllano sudditi o stati propri): come nel caso della Francia (oltre al re troviamo molti signori riconosciuti e amati dal popolo, sarebbe quindi pericoloso per il re cercare di eliminare queste cariche); questo stato è facile da conquistare e difficile da mantenere.
Il regno di Dario imperatore di Persia fu molto simile a quello Turco, così quando Alessandro Magno lo sconfisse in battaglia prendendo il suo posto fu molto semplice per lui mantenere il controllo dello stato (anche se difficile fu conquistarlo).
Finché in Spagna, Gallia (Francia) e Grecia rimase il ricordo delle vecchie poleis i Romani governarono a fatica questi territori, quando si spense la memoria di quei piccoli e numerosi poteri allora i Romani governarono con facilità quei territori.
Quinto capitolo
Come si devono governare città o principati che prima di essere conquistati avevano un proprio ordinamento giuridico. Ci sono tre modi:
- Violenza: distruggere l’organizzazione politica della città.
- Andarci ad abitare: si esercita il potere in modo più diretto.
- Metterci un governo di pochi (oligarchia) mantenendo le leggi già esistenti.
Bisogna fare in modo che questo stato abbia sempre bisogno di te. Sparta creò ad Atene e Tebe dei governi oligarchici per mantenere le colonie ma li perse. I Romani invece distruggono Cartagine, e non la persero; quindi non c’è modo più sicuro di rovinarle.
Quando si va a conquistare un principato è più semplice sottomettere i cittadini perché sono stati abituati a vivere sotto un principe che ha un potere assoluto quindi fanno fatica ad organizzarsi e vivere liberi; gli abitanti di una repubblica sono estremamente attenti alla vita politica, quindi il loro desiderio di libertà è grande così come l’odio verso il loro oppressore (in tal caso il metodo da adottare è distruggere la città e la sua organizzazione politica o andarci ad abitare).
Sesto capitolo
Ha per tema i principati nuovi che s'acquistano con le armi proprie e virtuosamente. Mosè, Ciro, Romolo, Teseo, diventarono principi grazie alle loro capacità e non per fortuna. Esaminando le loro azioni e la loro vita, possiamo dire che essi ricevettero dalla fortuna nient'altro che l'occasione di introdurre la forma che a loro parve più opportuna (un'occasione senza virtù è certamente sprecata mentre una virtù senza l'occasione di mostrarla si insterilisce e si spegne).
Secondo Machiavelli coloro che diventano principi con propria virtù, conquisteranno il principato con difficoltà, ma con facilità riusciranno a mantenerlo. Le difficoltà che sorgeranno saranno causate dai nuovi ordinamenti che il principe cercherà di introdurre: infatti, egli riceverà una profonda avversione da tutti coloro i quali, dai vecchi ordinamenti avevano un utile; mentre un lieve appoggio da tutti coloro che dalle nuove istituzioni trarrebbero giovamento. Il Principe deve essere in grado di agire da solo imponendosi con la forza e senza contare sull'appoggio degli altri, altrimenti andrebbe in rovina. Ecco perché tutti i profeti armati vinsero e tutti i profeti disarmati andarono in rovina.
L'occasione che capitò a Mosè fu quella di ricevere da Dio un popolo, gli ebrei, oppresso da un altro, gli egizi; quella che capitò a Ciro invece fu di trovarsi in mezzo a persiani frustrati e scontenti dell'impero dei Medi, in un frangente di pace generale che aveva da tempo ammorbidito i dominatori. Romolo nacque nel luogo e nel momento opportuno per la fondazione della città più potente nella storia (Roma) mentre Teseo dovette trovare gli Ateniesi abbandonati a loro stessi e smarriti per potersi ergere a loro guida.
Settimo capitolo
Nel capitolo VII sono presi in considerazione i principati nuovi che si acquistano grazie alle armi e alla fortuna di altri. Nei primi tre paragrafi del capitolo Machiavelli svolge alcune considerazioni generali su coloro che diventano principi per fortuna. Questi per mantenere lo stato che hanno conquistato con la fortuna e le armi di altri devono essere dotati di grande virtù per poter conservare il principato. Invece coloro che diventano principi per virtù fanno molta fatica a conquistare il potere ma poi lo conservano con facilità come Francesco Sforza duca di Milano.
Cesare Borgia viene proposto come il modello del principe che acquista lo stato grazie alle armi e alla fortuna di altri ma che riesce grazie alla virtù a mantenerlo, e se non riuscì a mantenerlo del tutto fu solo colpa della fortuna avversa e maligna nei suoi confronti. Negli undici paragrafi successivi del capitolo più lungo del Principe Machiavelli ripercorre la vicenda della creazione dello stato di Cesare Borgia, più noto come duca Valentino. Cesare Borgia si impadronì del ducato di Romagna grazie al padre Alessandro VI (papa in quel momento storico) e all’aiuto dei Francesi (Luigi XII) che scesero in Italia. Ma seppe poi, anche se per un periodo molto breve, mantenere e rendere più potente il suo stato grazie alla sua astuzia e crudeltà.
Famosi sono due episodi:
- Alcuni condottieri e nobili si accordarono per cacciare definitivamente Cesare Borgia dalla Romagna (Congiura della Magione), Cesare utilizzò l’inganno stringendo un accordo con loro, invitandoli a Senigallia e facendoli strangolare qui.
- Borgia affida il governo della Romagna a Remiro de Lorqua, questo è molto severo e violento nei confronti del popolo. Una volta esaurito il suo compito Cesare Borgia lo fece uccidere. Secondo Machiavelli, Cesare Borgia usò Remiro come capro espiatorio per allontanare da sé la responsabilità degli abusi commessi dal suo luogotenente e conservare una buona reputazione presso il popolo.
Borgia è preoccupato però perché sa che alla morte del padre potrebbe non avere più l’appoggio della Chiesa allora riempie di regali molti dei nobili di Roma. (Per questo lui reagisce in 4 modi:
- Ha spento il sangue di quei signori che aveva esautorato.
- Cerca di guadagnare l'amicizia dei nobili di Roma con dei regali.
- Deve cercare di ridurre il collegio cardinalizio il più possibile a suo favore.
- Rafforzare un proprio esercito).
Dopo la morte del padre (papa Alessandro VI) nell’agosto del 1503 fu sostituito da papa Giulio II. Borgia perse l’appoggio di Roma, era inoltre malato quindi la sua malattia non lo aiutò e cadde rapidamente in disgrazia, fu imprigionato, riuscì a fuggire, si rifugiò presso il duca di Navarra e morì in battaglia nel marzo del 1507.
Famoso e da alcuni ammirato per la sua astuzia e crudeltà Cesare Borgia viene proposto da Machiavelli come modello di principe nuovo che ottenuto il principato per fortuna lo mantiene grazie alla propria virtù.
Ottavo capitolo
L'ottavo capitolo del Principe tratta di coloro che sono pervenuti al principato attraverso le sceleratezze, nefandezze e spregiudicatezze. Machiavelli spiega che se un principe non è né virtuoso né fortunato deve necessariamente tentare il tutto per tutto per acquisire e mantenere il suo principato, oltraggiando persino la morale. Seguono due esempi, uno ripescato dalla storia antica e uno dalla storia moderna.
Agatocle di Siracusa ebbe fama di compiere ogni tipo di scelleratezza, fin dalla nascita; quando poi accompagnò questa sua attitudine al male con delle virtù militari ottenne il ruolo di pretore (comandante esercito). Avendo, tuttavia, il proposito di divenire il signore indiscusso di Siracusa, e vedendo nel senato cittadino e nell'alta aristocrazia un intralcio ai suoi disegni, in comune...
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