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DEI DELITTI E DELLE PENE, BECCARIA

Cesare Beccaria apre la

propria opera

(apertamente rivolta ai

c.d. “direttori della

pubblica felicità”)

inquadrando innanzitutto

l'argomento della

stessa: scrive

espressamente che la

sua sarà una

riflessione sulle Leggi

relative al sistema

criminale, così come

risultante dalle regole del

Corpus

Cesare Beccaria apre la

propria opera

(apertamente rivolta ai

c.d. “direttori della

pubblica felicità”)

inquadrando innanzitutto

l'argomento della

stessa: scrive

espressamente che la

sua sarà una

riflessione sulle Leggi

relative al sistema

criminale, così come

risultante dalle regole del

Corpus

econdo l'autore, le leggi

sono spesso nate come

strumento delle passioni

di pochi, oppure sono

nate da una necessità

passeggera: mai sono

state redatte in modo

obiettivo e razionale,

secondo una

logica consistente nel

ricercare “la massima

felicità divisa nel maggior

numero”. In relazione al

Diritto Criminale, Beccaria

si sofferma a far notare al

lettore come ben pochi si

siano interessati

all'argomento del diritto e

del processo penale.

Secondo Beccaria, i

giudici del suo tempo e

delle

epoche precedenti sono

caduti spesso in atrocità,

denunciate per primo dal

grande Montesquieu, del

quale l'autore cerca di

seguire l’esempio

regole umane sono tre,

ossia la Rivelazione, la

Legge Naturale e le

Convenzioni sociali; da

queste

fonti derivano a loro volta

tre classi di virtù e vizi:

religiosa, naturale e

politica. Queste tre classi

sono indipendenti e non

sono mai in

contraddizione fra loro.

La giustizia divina e

naturale sono inoltre

immutabili; quella umana,

ossia la giustizia politica,

non

essendo che una relazione

fra l'azione e lo stato vario

della società, può variare

a seconda che

diventi necessaria o utile

alla società quell'azione.

L'opera di Beccaria

riguarda essenzialmente

la

giustizia umana; ribadisce

la sua fedeltà alla Chiesa

ed al suo Sovrano

econdo l'autore, le leggi

sono spesso nate come

strumento delle passioni

di pochi, oppure sono

nate da una necessità

passeggera: mai sono

state redatte in modo

obiettivo e razionale,

secondo una

logica consistente nel

ricercare “la massima

felicità divisa nel maggior

numero”. In relazione al

Diritto Criminale, Beccaria

si sofferma a far notare al

lettore come ben pochi si

siano interessati

all'argomento del diritto e

del processo penale.

Secondo Beccaria, i

giudici del suo tempo e

delle

epoche precedenti sono

caduti spesso in atrocità,

denunciate per primo dal

grande Montesquieu, del

quale l'autore cerca di

seguire l’esempio

econdo l'autore, le leggi

sono spesso nate come

strumento delle passioni

di pochi, oppure sono

nate da una necessità

passeggera: mai sono

state redatte in modo

obiettivo e razionale,

secondo una

logica consistente nel

ricercare “la massima

felicità divisa nel maggior

numero”. In relazione al

Diritto Criminale, Beccaria

si sofferma a far notare al

lettore come ben pochi si

siano interessati

all'argomento del diritto e

del processo penale.

Secondo Beccaria, i

giudici del suo tempo e

delle

epoche precedenti sono

caduti spesso in atrocità,

denunciate per primo dal

grande Montesquieu, del

quale l'autore cerca di

seguire l’esempio

econdo l'autore, le leggi

sono spesso nate come

strumento delle passioni

di pochi, oppure sono

nate da una necessità

passeggera: mai sono

state redatte in modo

obiettivo e razionale,

secondo una

logica consistente nel

ricercare “la massima

felicità divisa nel maggior

numero”. In relazione al

Diritto Criminale, Beccaria

si sofferma a far notare al

lettore come ben pochi si

siano interessati

all'argomento del diritto e

del processo penale.

Secondo Beccaria, i

giudici del suo tempo e

delle

epoche precedenti sono

caduti spesso in atrocità,

denunciate per primo dal

grande Montesquieu, del

quale l'autore cerca di

seguire l’esempio

Secondo l'autore, le leggi

sono spesso nate come

strumento delle passioni

di pochi, oppure sono

nate da una necessità

passeggera: mai sono

state redatte in modo

obiettivo e razionale,

secondo una

logica consistente nel

ricercare “la massima

felicità divisa nel maggior

numero”. In relazione al

Diritto Criminale, Beccaria

si sofferma a far notare al

lettore come ben pochi si

siano interessati

all'argomento del diritto e

del processo penale.

Secondo Beccaria, i

giudici del suo tempo e

delle

epoche precedenti sono

caduti spesso in atrocità,

denunciate per primo dal

grande Montesquieu, del

quale l'autore cerca di

seguire l’esempidarebbe

risultati diversi nei

tempi e a seconda dei

giudici. Il giudice, per

Beccaria, deve solo

esaminare i fatti e

applicare alla lettera la

legge, onde evitare che i

consociati siano soggetti a

tante

piccole tirannie. Se la

legge viene inoltre

applicata in modo

uniforme, il cittadino

acquisisce

maggiore sicurezza ed

indipendenza.

5. OSCURITA’ DELLE

LEGGI

Le leggi devono essere

scritte con chiarezza,

perché solo se sono

conosciute dalla

moltitudine

verranno rispettate ed

i crimini diminuiranno.

Il sacro codice delle

leggi dev'essere eretto

a

monumento stabile del

patto sociale, per resistere

alla forza inevitabile del

tempo e delle passioni.

Segue un elogio della

stampa, che, negli

ultimi tre secoli, ha

tratto gli uomini fuori

dalla

superstizione dissipando

quello spirito tenebroso

nel quale erano tenuti

da principi e religiosi.

Grazie alla scrittura ed

alla diffusione dei testi è

possibile far sì che leggi

siano create e modificate

solo in base all'interesse

generale (e non privato)

di tutti i cittadini nel loro

complesso.

6. PROPORZIONE FRA I

DELITTI E LE PENE

I delitti possono

essere di diversa

gravità: più gravi sono

quelli che vanno ad

offendere

direttamente la società;

meno gravi sono quelli

che offendono i privati

singoli. Parallelamente a

questa scala dev'esservi

un'altra scala di pene

proporzionate alla

gravità dei delitti

medesimi,

affinchè il giudice non dia

la pena relativa al crimine

più grave a col

A CHI LEGGE

Beccaria apre l’opera inquadrando l’argomento della stessa: parlerà del sistema

criminale, di quelle leggi che sono il risultato delle regole imposte dai romani (allude

Corpus Iuris Civilis), i riti dei Longobardi e le tradizioni che si sono accumulate in tanti

secoli di storia.

Segue poi la risposta ad una critica che gli era stata mossa dopo la pubblicazione della

prima edizione del libro da un monaco, Ferdinando Facchinei. Beccaria sostiene che le

leggi che regolano il mondo degli uomini sono tre: la rivelazione, la legge naturale e le

convenzioni umane (da queste nascono a loro volta tre classi di virtù e vizi: religione,

naturale e politica. Queste tre classi sono separate e indipendenti). Inoltre le prime

due sono immutabili mentre le convenzioni sociali, ovvero la giustizia politica; l’opera

di Beccaria riguarderà quest’ultimo ambito. Non si sta quindi schierando contro la

Chiesa come sosteneva il monaco.

INTRODUZIONE

Le leggi sono spesso nate per il bene di pochi e la sofferenza di molti e non sono mai

state redatte in modo razionale seguendo la logica del ‘la massima felicità divisa per il

maggior numero’. Ben pochi si sono soffermati sul diritto penale. I giudici che hanno

fatto rispettare queste leggi sono caduti spesso in atrocità, denunciate per primo dal

grande Montesquieu di cui io cerco di seguire l’esempio.

ORIGINE DELLE PENE

Le leggi sono nate quando gli uomini formarono le prime società e, stanchi di vivere

sempre in guerra e nell’incertezza, cercarono di garantirsi una pace duratura

rinunciando ciascuno a un po’ della propria libertà per amore della stabilità (dallo stato

di guerra in cui ogni uomo è lupo per l’altro come sosteneva Hobbes si passa a

rinunciare a qualche libertà per vivere in tranquillità) ; ma poiché ci sono sempre

uomini che vogliono più di ciò che spetta loro, alcuni cominciarono ad usurpare la

parte degli altri ed allora si ebbe il bisogno di prevenire questo fatto imponendo delle

punizioni ai trasgressori delle regole allo scopo di difendere il bene universale.

Queste punizioni son

dette “sensibili motivi” in

quanto si

tratta di azioni che

immediatamente

percuotono i sensi e che

di continuo devono

affacciarsi alla

mente dei cittadini per

controbilanciare le le

forti impressioni delle

passioni personali, che

continuamente si

oppongono al bene

universale

DIRITTO DI PUNIRE

Ogni pena deve derivare da una assoluta necessità di difendere il bene generale (le

pene inflitte non in una situazione di estrema necessità sono tiranniche come diceva

Montesquieu: quest’ultimo è una fonte molto importante per Beccaria) e il sovrano ha

il diritto-dovere di punire chi minaccia la libertà altrui; ogni punizione che non derivi

dalla necessità è ingiusta e presto o tardi il popolo si ribellerà.

CONSEGUENZE

1. Le pene debbono essere fissate dai legislatori che rappresentano l’intera società

riunita da un contratto sociale e nessun magistrato può dare punizioni che vadano

oltre la misura decretata dalla legge.

2. Il sovrano che rappresenta la società non può giudicare chi ha violato le leggi,

perché la società si dividerebbe tra chi è con il sovrano e chi sta con l’accusato (che

nega la verità del sovrano), vi deve perciò essere un terzo, il magistrato, che vaglia i

fatti e giudica chi ha ragione

3. Le pene non debbono essere severe e crudeli perché renderebbero i sudditi una

greggia di schiavi pavidi e ciò sarebbe un venir meno alla giustizia e al contratto

sociale.

INTERPRETAZIONE DELLE LEGGI

Quarta conseguenza. Al giudice non è concesso interpretare le leggi, perché la libera

interpretazione darebbe risultati diversi nei tempi e a seconda dei giudici, invece il

giudice deve solo esaminare i fatti e applicare alla lettera la legge.

OSCURITA’ DELLE LEGGI

Le leggi debbono essere scritte con chiarezza perché solo se sono conosciute dalla

moltitudine, verranno rispettate ed

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher RiassuntiUniversitari01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Chines Loredana.
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