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Riassunto esame letteratura italiana, libro consigliato Letteratura a Sud, Zaccaro, Altamura

Riassunto per l'esame di letteratura italiana moderna e contemporanea
e della prof Carotenuto, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Letteratura a Sud, Zaccaro, Altamura. Scarica il file in PDF!

Esame di Letteratura italiana moderna e contemporanea docente Prof. C. Carotenuto

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L’INVENZIONE DEL SUD: ELEMENTI PER UNA RICERCA CRITICA SU LETTERATURA E SUD, TRA

MIGRAZIONI E POSTCOLONIALITA’

L’intervento illustra il percorso di ricerca approdato alla stesura del libro collettaneo

L’invenzione del Sud. Migrazioni, condizioni postcoloniali, linguaggi letterari (2009), sfatando luoghi comuni,

tradizioni inventate/indotte e linguaggi acritici che hanno indebitamente contribuito alla formazione

dell’immagine/dell’identità dei tanti Sud locali che costituiscono il Sud globale, per restituire al Sud l’antica dignità del

pensiero autonomo, a partire dalla valutazione critica delle relazioni umane e socio-politiche che in esso prendono

corpo, dalla considerazione della dimensione quotidiana del vivere nei territori in questione.

Rileggere e riesaminare la cultura convenzionale/la parzialità delle visioni della modernità europea con un

atteggiamento critico dolorosamente virtuoso, umanistico, laico e mondando, eppure dolorosamente oppositivo

(Storicità dei testi e Soggettività delle valutazioni), una via di salvezza per chi ancora crede nella speranza.

Tre libri hanno ispirato la scelta del titolo e dei vari nuclei tematici:

- Il consiglio d’Egitto (1963) di Sciascia → forse l’ultimo vero esempio di chisciottismo siciliano, ove particolarmente

vere si rivelano le parole dell’abate Vella:

“Tutta un’impostura. La storia non esiste. Esite l’albero, esistono le sue foglie nuove: poi anche queste foglie se ne

andranno; e a un certo punto se ne andrà anche l’albero: in fumo, in cenere.

Vostro nonno ha forse scritto la sua storia? E vostro padre? Sono discesi a marcire nella terrà né più e né meno che

come foglie, senza lasciare storia…

E la voce della loro fame? Credete che si sentirà nella storia?”

- L’invenzione della tradizione (1983) di Eric J. Hobsbawm → libro-paradigma sui processi di costruzione della Storia

e delle storie:

“Per ‘tradizione inventata’ si intende una serie di pratiche, in genere regolate da norme apertamente o tacitamente

accettate, che si propongono di inculcare valori e norme di comportamento ripetitivi , nelle quali è automaticamente

implicita la continuità col passato. Di fatto, tentano di affermare la propria legittimità attraverso la presunta continuità

con un passato storico opportunamente selezionato”.

- Orientalismo (1978) e Cultura e Imperialismo (1993) del critico palestinese Said → opere che hanno esemplificato il

senso di una ricerca critico-letteraria condotta alla luce delle grandi tragedie dell’umanità moderna e contemporanea:

la disperazione dei popoli senza storia, gli eccidi in nome della democrazia e della ragion di stato (spesso così diversa

dalla ragione umana), i viaggi della speranza lungo il Mediterraneo (sradicamento, esilio e misure di carceramento

preventivo nei CPA), le migrazioni di massa da Oriente verso Occidente, da Sud verso Nord, attuate per rendere più

opulente le realtà opulente, ed archiviate dalla normalità del silenzio e dell’indifferenza (in nome della retorica

securitaria europea, della pubblica sicurezza e delle politiche di controllo e confinamento dei moti migratori, perpetrate

con progressione razzista, xenofoba, concentrazionaria e populista).

Durante l’800 e il ‘900, l’Occidente/il Nord opulento ha provveduto all’invenzione di un Sud nel quale gli “apostoli del

progresso” avrebbero dovuto portare civiltà e democrazia, definendolo come spazio debole, eternamente in ritardo

rispetto all’Eden speculare, un non-luogo definito non tanto geograficamente, quanto ideologicamente in modo elastico,

sufficiente a sancirne l’esistenza in ragione del soddisfacimento delle necessità nutrite dalle realtà più opulente.

(Cfr leviano riconoscimento per contrapposizione/rovesciamento in Cina)

La riflessione di Said induce a riattraversare i luoghi di quel Sud inventato e spesso abbandonato:

- Taranto e l’Ilva, l’impianto siderurgico più grande d’Europa, un “pulmone tumorale naturale” collocato in un

“pezzetto di terra” in cui “lavorava la classe operaia più concentrata del meridione” (Respiro e non respiro. Taranto,

Celestini).

- Napoli e l’ultradecennale emergenza rifiuti in Campania.

“Le campagne del napoletano e del casertano sono mappamondi della monnezza, cartine al tornasole della produzione

industriale italiana… Ogni scarto di produzione e d’attività ha la sua cittadinanza in queste terre”

(Terra dei fuochi, Gomorra, Saviano, 2006).

Scenari infernali, densi di vite di scarto, rifiuti umani e materiali come effetto collaterale di una modernizzazione

punitiva, mai completamente avvenuta; complici l’omertà dello Stato, delle istituzioni e spesso dello stesso popolo.

Come ha notato Curzio Maltese, “la questione settentrionale è del tutto immaginaria, trampolino di lancio per qualche

demagogo” mentre “la questione meridionale marcisce nella più totale indifferenza”.

E benché non sia ancora del tutto chiaro come inquadrare la questione meridionale, il rapporto Nord-Sud non si

configura come una relazione tra opposti separati, ma tra entità e territori sovrapposti, intricati, coesistenti.

(Cfr leviana persistenza nella differenza, compresenza e persistenza, unità nella specificazione individuale e

dicotomia/discrepanza di Scotellaro, in realtà dualistica complementarità)

E’ sufficiente ricordare che la grande maggioranza degli immigrati italiani negli Stati Uniti proveniva dalle regioni

agricole meridionali (gente di origini contadine, considerata razzialmente altra persino dalle classi dominanti dell’Italia

settentrionale) per comprendere come dal Sud Italia al Nord Atlantico, dal Nord Africa al Sud Italia, la questione

meridionale (e di conseguenza, quella legata alla mobilità migratoria in atto) sia sempre, anche, una questione

settentrionale, fatta di razzismi, identità negate, discriminazioni, tradizioni inventate e relazioni ambivalenti, mutevoli e

instabili, da considerare per ribaltare gli stereotipi che tuttora alimentano l’invenzione di un Sud, locale e globale,

sottosviluppato.

Fanno riflettere in tal senso le osservazioni di Saviano. Secondo lo scrittore campano, il potere della scrittura letteraria

consiste nel saper “mettere insieme labellezza e l’inferno degli oppressi”;

“la forza di chi si pone l’obiettivo di raccontare la realtà da scrittore deriva dalla capacità di rendere l’emozione, la

sensazione, un giudizio storico”.

FIGLI DELL’OMBRA E FIGLI DEL SOLE: UN VIAGGIO TRA D. H. LAWRENCE E VITTORINI

Dopo Rezzonico, altra visione, questa volta più romantica, dell’Italia e degli Italiani visti da uno straniero, lo scrittore

inglese D. H. Lawrence (1885-1930).

Nel Crepuscolo in Italia (1916), raffinatissimo dipinto di una terra segnata da un substrato pagano e sensuale, ha

definito gli italiani, contro il luogo comune che li voleva “figli del sole”, piuttosto “figli dell’ombra”, dall’anima oscura

legata alla notte eterna e alla legge inesorabile della carne cui sono incondizionatamente votati

Riflettendo sul modo di comportarsi di uomini e donne in un villaggio svizzero popolato da italiani, Lawrence riuscì ad

individuare quattro peculiarità della realtà umana e spirituale del Bel Paese, che avrebbe successivamente approfondito

in Mare e Sardegna (1921), tradotto da Vittorini:

- il culto fallico, segreto del fascino dell’Italia e simbolo dell’immortalità creativa individuale, così diverso dalla

coscienza nordica che scorge la divinità oltre il fallo, nelle forze fisiche e scientifiche,

- le donne, “troppo forti per gli uomini”, che trionfano con le armi della carne che è come narcotico, esprimendo nella

maternità una gerarchia matriarcale che detta legge e suprema autorità;

- gli uomini, che “potevano vivere quasi esclusivamente attraverso i sensi. La mente loro non era sviluppata:

mentalmente erano come bambini, bambini adorabili, ingenui, quasi fragili. Ma sensualmente erano adulti”;

- il figlio, simbolo del trionfo dell’uomo sulla vita eterna attraverso la procreazione, credenza in antitesi rispetto al culto

della croce/all’affermazione cristiana dell’immortalità.

Sino alle pagine finali, da cui traspare una sorta di volontaria cecità dell’autore, unita ad una sensazione di

inconsapevole piacevolezza:

“Non volevo vedere gli italiani. Qualcosa si era bloccato in me e non me la sentivo. Mi piacevano molto; ma per

qualche ragione … non posso fermarmi a pensare veramente a loro. Mi rifiuto, inconsciamente: non so perché è così”.

Eppure Lawrence avrebbe rivisto gli italiani, nel successivo viaggio descritto in Mare e Sardegna (1921), dall’Etna

senza tempo, verso una Sardegna fuori dal tempo e dalla storia,

“fuori dal cerchio della civiltà”, forse italiana ma resistente nel suo orgoglioso cuore nuragico all’azione livellatrice

della modernità capitalista, di certo estranea a un concetto di Stato moderno.

“La Sardegna è un’altra cosa” (Cfr Cina leviana), precorre un tempo di grandi lotte per la molteplicità, alla vigilia,

forse, “di un impero americano” che darà inizio ad un confronto violento in nome delle distinzioni, anche selvagge, del

costume nazionale e locale. E in Sardegna, notevole è “il fascino dei luoghi remoti, di una vita primitiva, pagana

stranamente irreligiosa e quasi selvaggia”, da cui si può procedere “a ritroso, nelle antiche vie del tempo”.

- Cagliari è descritta come “una città strana e un po’ incantata, che non ha nulla di italiano”, una città di pietra, fredda,

rimasta “fuori dal tempo e dalla storia” (Cfr lucano paesino di Gagliano descritto da Carlo Levi);

- i maschi sardi soggiacciono all’antica e marziale divisione dei sessi, “l’antico maschio duro e indomabile è sparito,

sostituito da una folla anonima di Don Giovanni adoratori di femmine”;

- le femmine sono “scattanti e ribelli”, “prive della ‘tenerezza’ italiana e non disposte a subire il culto sociale della

madonna”. Nei loro occhi sardi, Lawrence legge qualcosadi misterioso e di antico, qualcosa “di prima che l’anima

prendesse coscienzadi sé, prima che nascesse nel mondo lo spirito della Grecia”.

(Cfr India leviana definita “antica Grecia preomerica”)

L’incontro tra sessi opposti acquista così un sapore “forte e selvaggio”, e sono due le linee ideologiche che si agitano

conflittualmente nell’autore: il fastidio verso le pecorili uguaglianze, espresso con disinvolura snobistica, e

l’aristocratico desiderio di cogliere nel selvaggio primitivismo dell’isola un modo di esistere differente, alternativo,

autentico, seguendo la direttrice presente-passato, ovvero, l’immersione funzionale nella memoria ancestrale della

Sardegna, e ponendo l’accento sulla duplicità temporale del viaggio.

(Cfr elitaria diffidenza rezzonichiana)

Forte attrazione hanno suscitato le pagine sarde di Lawrence nella coscienza di Elio Vittorini (1908-1966), letterato

italiano aperto alla cultura anglosassone, autore di un Viaggio in Sardegna (1932), strutturato in forma diaristica e

ripubblicato col titolo Sardegna come un’infanzia. In Vittorini, tuttavia, a prevalere è l’imperfetto mitico dell’età

infantile, la cattura, cioè, nella rete ambigua del passato e della coscienza, anche grazie alla funzione chiarificatrice

attribuita alla parola-ricordo, nella dialettica passato-presente, autenticità-inautenticità.

TRA SIMBOLO E MITO: POETI IN TERRA DI BRINDISI

(FULVIO FEDELE, DAMIANO LEO, GERARDO TRISOLINO, SERGIO SBROLLINI, ANNUNZIATA SGURA)

La terra è l’alveo nel quale muove i primi passi la poesia meridionalista, l’elemento naturale da cui la parola poetica

sembra fondarsi e trarre alimento, in un canto liberatorio sottratto ad ogni forma di intellettualizzazione, che cerca

l’oggetto per elevarlo con gli occhi della mente a simbolo o immagine di una quotidianità reale, sofferta.

- Fedele (Sera nordista e Acqua madre) → filo conduttore delle due raccolte poetiche, il ricordo e il rimpianto per la

terra di origine abbandonata per ragioni di lavoro;

- Leo (Le strade del cuore) → un’evocazione della Puglia affidata ai suoi colori e ai suoi simboli (il mare, gli ulivi, i

tramonti, il nero delle donne in lutto), divenuti nella memoria collettiva “mito e realtà insieme”/ritratto di un Sud

calligrafico che non si limita a compiacersi di sé in quanto luogo delle origini; spazio nel quale l’atavica condizione di

miseria ed arretratezza sembra essere riscattata da una bellezza senza tempo, in bilico tra mitica antropologia e

dissonanze moderne;

- Trisolino (La cravatta di Stolypin) → ritratto di un Sud devastato dai cattivi governi, dalle ipocrisie, dal falso

meridionalismo di stato e da una religione asservita al potere, rappresentato attraverso la cupa miseria della sua gente,

scolpita nei volti degli uomini. Disillusione e disincanto per gli ideali traditi traspaiono dall’assenza di una linea

tematica definita, dall’ostentato disordine, ad esemplificare un atteggiamento di resa incondizionata al reale, senza

alcuna possibilità di riscatto;

- Sbrollini (Bruna che ridi) → altro scenario malinconico e povero di attese, motivi tratti dalla quotidianità, a delineare

una realtà, quella provinciale, che non accenna a uscire dal suo torpore costituzionale, immersa in un tempo senza

temporalità progressiva (sottolineato dall’utilizzo del presente indicativo)/un eterno presente circolare, che ha la misura

della ciclicità delle stagioni e delle fasi produttive/un’eterna ripetizione dell’uguale, che sugella un’identità tra presente

e passato elevata a simbolo dell’immutabilità della condizione umana e dell’impossibilità di attuazione del

cambiamento storico (Cfr leviana persistenza nella differenza);

- Sgura (La luna nera e Cento petali per un fiore) → uno spazio intimo e memoriale, che si rappresenta

vittorinianamente nelle sue figure-simbolo, nei suoi luoghi-simbolo e nella sua sacra ancestralità materna e parentale.

Elemento comune nelle liriche dei poeti di Terra di Brindisi è il vento, figura topica, immanente alla terra, che raccoglie,

trasporta, crea e distrugge, assecondando la ciclità della vita e delle fasi della natura. Esso scuote la terra e raccoglie i

suoni della voce dell’uomo-poeta, nella speranza che possa adagiarli lì dove riescano a germogliare.

Altro elemento comune è il mare, figura lontana ed estranea, che circoscrive la terra, suo diretto opposto. Pur offrendo

possibilità di allargamento sconfinato, non denuncia un progetto di esperienza, presentandosi, al contrario, come

orizzonte remoto, da contemplare in lontananza, senza uscire alla ricerca o all’avventura.

LA POESIA DEL MAR EGEO: IMMAGINI POETICHE DEL PAESAGGIO MEDITERRANEO

(CONSTANTINOS KAVAFIS, ODISSEAS ELITIS, GHIORGOS SEFERIS,)

Il Mediterraneo è un mare chiuso, circondato da tre aree continentali e comunicante con l’oceano attraverso lo Stretto di

Gibilterra. Ma ovviamente non è solo questo: è il mare che sta tra le terre, la frontiera azzurra che separa e unisce

Oriente e Occidente, Sud e Nord, Africa, Asia ed Europa; luogo d’incontro e scontro tra civiltà, è il mare che costituisce

la più grande concentrazione di beni artistici del mondo, quello del difficile viaggio di Ulisse, Enea ed Ercole, quello

della fortunosa colonizzazione greco-romana, che ha contribuito a determinare la stessa identità storico-sociale

dell’Europa.

Il mare greco è il Mediterraneo, ma ancor prima è l’Egeo, che presenta al suo interno le medesime caratteristiche

racchiuse più in grande dall’intero Mediterraneo. Secondo Elitis:

“L’idea più esaustiva di mediterraneità si è sviluppata nel mondo greco delle coste e delle isole, e questo bacino fu il

portatore cosciente di un’inesauribile energia conquistatrice che si trasformò in nuovi e differenti fenomeni di cultura”.

- Kavafis (1863-1933) → poeta simbolista greco che ha identificato il mare come luogo dell’avventura e della ricerca,

considerando il viaggio per mare, viaggio della vita umana, cammino esperienziale di scoperta e conoscenza, compiuto

dall’uomo perenemmente alla ricerca del suo porto, dell’Altro da sé.

Nella poesia Itaca, la patria del mitico eroe Ulisse viene elevata a simbolo complesso dell’approdo di ogni ricerca,

importante non in quanto tale, ma in quanto ispiratrice del viaggio stesso.

(Anche Saba e Tabucchi, prediligendo l’itinerario all’effettivo raggiungimento della meta, ne avrebbero condiviso la

concezione: “Il viaggio trova senso solo in sé stesso, nell’essere viaggio”, Tabucchi)

- Elitis (1911-1996) → poeta “che porta già nel nome, il segno di una vocazione all’umana ricerca di virtute e

conoscenza lungo le strade infinite del mare e dell’essere”. Il paesaggio cantato da Elitis è “un alfabeto di elementi

naturali”, una Grecia immaginale densa di “visioni solari”, ove luce e sole determinano, per il cosiddetto principiodi

trasparenza, “una terza dimensione dello spirito in cui gli opposti cessano di esistere”, e il mare “ è qualcosa di

sensuale, nient’affatto ostile. È come la terra che bisogna colivare”.

Perché l’infinito del mare coincide con l’immortalità e la sua durata è l’eternità.

(Paesaggio simile a quello descritto nella Quiete di Ungaretti)

- Seferis (1900-1971) → poeta premio Nobel nel 1963, che ha elegantemente descritto la bellezza naturalistica del

bacino dell’Egeo, tanto grande da provocare una perenne euforia sentimentale. Seferis aveva negli occhi le rupi, gli

scogli, l’arida terra argillosa, il vento, il mare e il sole, tre campi semantici ai quali sono da sempre assegnate le forze

più potenti della natura mediterranea, cantata attraverso “una poesia unica, quanto è unico il sole”.

(Modo di recepire la natura simile a quello di Montale)


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Macerata - Unimc
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silviamac91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Macerata - Unimc o del prof Carotenuto Carla.

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