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L’età cortese (1000-1239)

Nasce una nuova classe militare, nerbo dell’esercito del ceto feudale. La cavalleria. Ne

facevano parte i figli cadetti dell’antica classe nobiliare e appartenenti alle nobiltà

inferiori. Ma tre quarti erano ‘’nuovi’’ spesso di origine servile, combattenti al fianco di

un feudatario. Cavalleria = compagni d’armi di un feudatario. Diventeranno un ceto

chiuso. Erano ricompensati con possedimenti. Per opera di questo ceto si forma

l’ideale cavalleresco; autorappresentazione idealizzata ed eroica della nobiltà feudale:

prodezza, valore nell’esercizio delle armi

onore

lealtà, rispetto dell’avversario e dei codici del combattimento

fedeltà, al signore o al sovrano

Il principio cardine dell’ideale cavalleresco è l’idea di nobiltà. La vera nobiltà è quella

dell’animo, non quella di nascita. Diventerà un dato portante nella poesia dello Stil

novo che insisterà sul valore della ‘’gentilezza’’. Si aggiungono quindi virtù civili a

quelle militaresche; liberalità (disprezzo di ogni meschino attaccamento all’interesse

materiale), magnanimità (grandezza d’animo e generosità), culto della misura, la

cortesia (altezza spirituale, differenza rispetto alla villania). Per di più la donna è

l’emblema della cortesia e della gentilezza, da notare che prima, nella cavalleria

originaria, non aveva spazio.

L’amor cortese è una concezione che appare per la prima volta nel XII secolo nella

poesia lirica dei trovatori provenzali (lingua d’oil N e d’oc S). Le caratteristiche

principali:

la donna è vista dall’amante come un essere sublime e irraggiungibile

l’amante non chiede nulla in cambio, l’amore è perpetuamente inappagato (non è un

amore platonico, è pregno di accese note sensuali)

l’esercizio di devozione della donna ingentilisce l’animo, lo purifica di ogni viltà e

rozzezza. Solo il cortese è in grado di amare finalmente, a sua volta l’amor fino

(fin’amor, in provenzale) rende cortesi. Il desiderio, in quanto inappagato, è in grado di

raffinare, altrimenti la tensione cadrebbe

l’amore è adultero (nel matrimonio non può esistere ‘’amor fino’’

Si arriva a parlare di ‘’culto della donna’’ e di ‘’religione della donna’’. Nasce un

conflitto tra culto per la donna e per Dio. La chiesa condanna l’amor cortese come

fonte di peccato e perdizione. Il conflitto sarà superato da Dante nella Vita nuova e

nella Commedia a prezzo dell’annullamento dell’amor cortese.

La letteratura nell’età cortese:

le chansons de geste; poemi in lingua d’oil, rielaborano il dato storico in chiave

leggendaria e trasfigurandolo alla luce della mentalità del presente. Le imprese di

Carlo Magno e dei suoi conti (ciclo carolingio). La più celebre chanson de geste è la

Chanson de Roland (XI-XII)

Il romanzo cortese-cavalleresco; genere poetico-narrativo, lingua d’oil, materia

bretone, figura del mitico re britannico Arthur e dei suoi cavalieri. La differenza è che

al centro c’è l’amore e personaggi femminili. Chretien de Troyes (XII)

la lirica provenzale; poesia lirica in lingua d’oc, al centro c’è l’amore, trovatori, trobar

clus x (Arnaut Daniel) e leu v (Bernart de Ventadorn) (XII-XIII)

La produzione trobadorica si esaurisce all’inizio del XIII quando la crociata contro

l’eresia càtara distrugge le corti feudali della Provenza. I provenzali emigrano e

diffondono la loro cultura, permettono la nascita di scuole poetiche come quella

siciliana.

L’età comunale (1250-1399)

In Italia la letteratura volgare si afferma con un secolo di ritardo rispetto alla Francia,

quindi agli inizi del Duecento. Il contesto è radicalmente diverso; il sistema feudale sta

tramontando. Anche laddove ricorra lo scenario della corte (Scuola siciliana), si tratta

di una corte diversa rispetto a quella feudale (corte di Federico II di Svevia, sovrano,

stato centralizzato, contro ogni particolarismo feudale). Nonostante le differenze

politiche, l’Italia subisce il fascino della prima letteratura volgare francese in lingua

d’oc e in lingua d’oil.

L’Italia è bipartita (centro-nord e sud). Nel centro-nord si era affermato a partire dall’XI

secolo il Comune che si reggeva con ordinamenti di tipo repubblicano. Il sud è retto da

forme monarchiche; prima il regno normanno, poi quello degli Svevi e infine la dinastia

angioina che si installa a Napoli e quella aragonese che s’impadronisce della Sicilia.

Nell’Italia centrale si era consolidato lo Stato della Chiesa (monarchia teocratica in cui

il potere temporale e spirituale erano nelle mani del pontefice).

La crisi dell’impero e della chiesa (Dante); se nel sud sopravvisse il particolarismo

feudale, nel nord di sviluppò un particolarismo municipale. Crisi del potere imperiale

dopo la morte di Federico II di Svevia (imperatore del Sacro romano impero) nel 1250.

Ci fu un vuoto di potere in Italia, i suoi successori non si occupavano dei regni

d’oltralpe, erano interessati a legittimare quelli germanici. Allora, tale crisi, permette ai

comuni di acquistare autonomia e la nascita delle tensioni municipali.

La Chiesa cerca continuamente di difendere ed ampliare i propri privilegi sia politici

che territoriali, partecipa alle vicende del tempo secondo un complesso gioco di

alleanze e lotte. Difficile è, inoltre, reprimere la nascita di movimenti spirituali, spesso

ereticali, che promuovono un profondo rinnovamento nella vita e nei costumi

ecclesiastici; teso nella maggior parte dei casi a riportare la Chiesa alla purezza

evangelica delle origini (atteggiamenti ereticali/riformatori). Nacquero sul solco di tale

desiderio profondo ordini mendicanti; i domenicani (Domenico de Guzmàn, difendere

la dottrina cristiana attraverso lo studio delle Scritture e la predicazione) e i

francescani (Francesco d’Assisi, aspirazione all’umiltà e alla fratellanza solidale con il

prossimo, letteratura d’ispirazione francescana; il primo testo della letteratura italiana,

testo in volgare, Il Cantico di Frate Sole del 1224, Iacopone da Todi).

Il Sacro romano impero nacque nel 962 con Ottone I. Ereditava gran parte dell’Impero

carolingio e fu un agglomerato di territori dell’Europa centrale e occidentale. Terminò

nel 1806 a causa dell’intervento napoleonico (monarchia elettiva feudale).

Il comune nasce da un bisogno di autogoverno, sono realtà repubblicane fondate su

Consigli dei cittadini più influenti e cariche pubbliche elettive. All’interno il comune era

lacerato dalla lotta tra Guelfi e Ghibellini che rifletteva, su scala europea, il grande

conflitto Impero-Papato(Guelfi). In generale i Guelfi si identificavano con gli interessi

del ceto popolare/ceto medio (ricca borghesia mercantile e bancaria), mentre i

Ghibellini con l’aristocrazia cittadina. Nel corso del Trecento il comune manifesta una

profonda crisi, dall’instabilità politica generata da continui e sanguinosi conflitti tra

fazioni, emergono politici ambiziosi (nascono le Signorie). Peste del 1348 Boccaccio,

Decameron. Firenze 1378 Tumulto dei Ciompi, rivolta dei lavoratori del settore laniero

che rivendicavano diritti politici. Signoria/Principato (Signoria riconosciuta dall’autorità

imperiale o papale).

Nel comune emerge il mercante. Si assiste a partire dal Trecento a una sorta di fusione

tra aristocrazia feudale sempre più interessata all’attività imprenditoriale (mercato,

attività bancarie…), e alta borghesia che ha acquisito terre e stili di vita aristocratici

(nuova aristocrazia). Questa struttura sociale contiene elementi di mobilità dal

momento che la classe mercantile ascende grazie alla propria energia e alla sua abilità

spregiudicata acquistando sempre maggior peso economico e politico.

Mentalità

Nelle città di questo periodo è in gestazione un uomo nuovo rispetto a quello del modo

feudale. Visione dinamica del reale, il mercante è un uomo attivo che calcola, prevede

e rischia anche spregiudicatamente. Nasce allora una nuova fiducia nella forza

dell’uomo che può trasformare la realtà e modellarla secondo la sua volontà, mediante

intelligenza ed energia. Il valore dell’individuo. Esperienza diretta del reale, curiosità di

esplorare ciò che non è noto (Marco Polo, Il Milione, espansione dei paesi europei verso

Oriente inaugurata dalle crociate, estendersi attività commerciali, genere letterario;

relazione di viaggi (libri di viaggi, il primo grande libro di viaggio, resoconto di un

viaggio in Cina dettato da Marco Polo a Rustichello da Pisa che l’ha redatto in lingua

d’oil). L’uomo è attaccato alla vita terrena, rivaluta la sfera mondana, giustifica il

godimento dei beni materiali. Si tratta di germi di sviluppi a venire, la loro

realizzazione piena e consapevole comincerà con l’Umanesimo. Economi chiusa. Con

scambi limitati e scarsa circolazione monetaria / economia aperta e dinamica, i beni si

scambiano anche a lunghe distanze, la ricchezza circola. La natura (realtà terrena) è

condannata come fonte di perdizione / È forza sana e benefica da assecondare.

Il mercante non può disprezzare il denaro (liberalità feudale, il signore si arricchisce

‘’magicamente’’ e consuma noncurante) perché è il frutto di una sua fatica giornaliera.

Gli interessa il risparmio, il denaro è speso utilmente.

La visione della realtà mercantile è avversaria di quella feudale e di quella della Chiesa

(contemplazione alla vita attiva, condannare attaccamento ai beni materiali, lanciava

anatemi contro usura e prestito di denaro a interesse). Compromesso; la Chiesa

consente al mercante di tacitare i suoi sensi di colpa con la beneficienza e le penitenze

(non è inusuale che, per pentimento, mercanti sul punto di morte lasciano parte delle

loro ricchezze in eredità alla Chiesa).

Nasce l’istruzione laica (non più tesa a formare il clero). La cultura si sviluppa anche

attorno alla corte, Federico II di Svevia 1230-1250, scuola poetica costituita da

funzionari di corte (intellettuali laici), scuola siciliana, volgare locale i temi dell’amor

cortese della poesia provenzale. Esistono le corti dei signori (con l’affermarsi delle

Signorie) in contesti urbani. Si circondano di uomini di cultura per ricavarne lustro e

prestigio (affidano loro ambascerie, documenti diplomatici, redazione di epistole).

L’intellettuale cittadino; non traggono sostentamento dalla loro attività di scrittori, ma

la affiancano ad altre professioni. Trasmettevano quegli strumenti culturali

imprescindibili all’ascesa dei nuovi ceti. Accanto all’intento didattico vi è quello

politico; il suo attaccamento al comune, la difesa di valori come la libertà o la

masserizia. Si riconosce in questa letteratura un forte impegno civile.

L’intellettuale cortigiano; vengono meno la partecipazione politica e l’impegno civile.

Atteggiamento distaccato nei confronti della realtà per dedicarsi allo studio per

elevarsi spiritualmente. Petrarca (al servizio ma rivendicando sempre autonomia e

dignità intellettuale). Dante passa dal cittadino al cortigiano dopo l’esilio nel 1302

(signori feudali come i Malaspina di Lunigiana, signori municipali come gli Scaligeri di

Verona e i da Polenta di Ravenna).

Nel corso del Trecento iniziano Signorie.

La lirica del Duecento e del Trecento

In Italia la produzione letteraria in volgare è caratterizzata da un policentrismo

linguistico specchio del policentrismo politico. Ciascun centro geografico utilizza un

proprio idioma.

La crociata (spedizione militare in nome del cristianesimo) contro gli albigesi distrugge

le corti della Francia meridionale e spinge molti trovatori a stabilirsi in Italia. Scuola

siciliana (1230-1250, Federico II di Svevia) utilizza il proprio idioma seppur nobilitato e

depurato creando così la prima forma di poesia d’arte (funzionari di stato, corte

monarchica, poesia come raffinato passatempo aristocratico, poesia disinteressata,

estranea alle passioni politiche e civili che infiammano nello stesso periodo la vita dei

Comuni) in volgare italiano. Tema principale è l’amore inteso secondo i criteri

dell’amor cortese. Iacopo da Lentini a cui si deve l’invenzione della forma metrica del

sonetto (due quartine a rima alternata o incrociata e due terzine a rima varia) Con la

caduta della monarchia sveva l’eredità della scuola siciliana viene raccolta dai poeti

toscani, riprendono i principali aspetti utilizzando la propria lingua e affiancando la

tematica civile a quella amorosa. Guittone d’Arezzo.

Il dolce stil novo (XXIV Paradiso): ultimi decenni del ‘200, Firenze, un gruppo di poeti,

pur restando sul solco della lirica amorosa d’ispirazione cortese, si allontana dalle

precedenti esperienze poetiche siciliane e toscane. Contenutistico; visione più

spiritualizzata della donna, esaltata come dispensatrice di salvezza, effetti che l’amore

produce sull’amante. Guido Guinizzelli, precursore, canzone ‘’manifesto’’ Al cor gentil

rempaira sempre amore, tema; gentilezza (nobiltà), qualità personale legata

all’intelligenza e alla cultura, solo chi la possiede è in grado di amare. Guido

Cavalcanti, Cino da Pistoia.

Dante (1265-1321)

Nasce da una famiglia della piccola nobiltà cittadina, studia retorica con Brunetto

Latini, nel 1290 muore Beatrice, si avvicina alla filosofia, inizia una carriera politica nel

1300, anno in cui è eletto Priore e si avvicina alla fazione dei Bianchi (a Firenze furono

cacciati i ghibellini e i guelfi si divisero in due fazioni sul finire del XIII, se pur entrambe

sostenitrici del Papa, i guelfi bianchi, famiglie aperte alle forze popolari, perseguivano

l’indipendenza politica ed erano fautori di una politica di maggiore autonomia nei

confronti del pontefice, i guelfi neri, che rappresentavano soprattutto gli interessi delle

famiglie più ricche di Firenze, erano strettamente legati al papa per interessi

economici e ne ammettevano il pieno controllo negli affari interni di Firenze), nel 1301

si trova fuori Firenze impegnato in una missione diplomatica presso il papa e i neri si

impadroniscono di Firenze, 1302 condannato all’esilio, 1303 muore Bonifacio VIII, 1309

trasferimento della Curia papale ad Avignone, 1310 discesa in Italia di Enrico VII, 1313

morte di Enrico VII, vive in Lunigiana, a Verona e a Ravenna dove muore nel 1321.

La Vita nuova: raccolta di rime, raccordate da commenti in prosa che conferiscono un

carattere narrativo all’insieme dell’opera. Ricostruisce la propria vicenda poetica e

sentimentale dal primo incontro con Beatrice fino al momento in cui gli appare

nell’Empireo. Superamento dell’amor cortese (se nella parte iniziale dello scritto il

sentimento si nutre ancora della speranza di una ricompensa da parte della donna,

successivamente esso trova il proprio appagamento nella contemplazione

disinteressata di lei, avviandosi a divenire un’esperienza puramente spirituale e

mistica di elevazione a Dio.

Le Rime

Il Convivio: rimasto incompiuto, avrebbe dovuto configurarsi come una vasta

enciclopedia di tutto lo scibile umano.

Il De vulgari eloquentia: in latino, trattato di retorica che fissa le norme d’uso del

volgare letterario di cui Dante afferma la piena dignità. Tale volgare non coincide con

alcuno dei dialetti italiani e la sua elaborazione toccherà ai letterati e agli intellettuali,

‘’corte’’ ideali di un’Italia priva di unità politica.

Il De monarchia: trattato politico in latino, periodo della discesa di Enrico VII che

suscitò in Dante l’illusione di una restaurazione dell’Impero universale. Teoria dei due

Soli.

Epistole: Epistola a Cangrande della Scala che dà fondamentali indicazioni di lettura

della Commedia (dedica a Cangrande della Scala la terza cantica, già nel Convivio

distingueva tra ‘’allegoria dei poeti’’, in cui il senso letterale è fittizio, e ‘’allegoria dei

teologi’’, in cui è reale. Nella Commedia l’allegoria è dei teologi/Virgilio è un

personaggio storico, lo è Beatrice. Soggetto dell’opera è letteralmente ‘’lo stato delle

anime dopo la morte’’ e allegoricamente il modo in cui la giustizia di Dio si esercita

sull’uomo. ‘’Commedia’’ deriva dalla materia che all’inizio è turpe ma termine

felicemente e dallo stile che è ‘’dimesso e umile’’. Opera scritta non per fini speculativi

ma per rimuovere l’umanità dallo stato presente di miseria e condurla alla felicità).

Enrico VII di Lussemburgo; durante il suo breve regno (Sacro romano impero) rafforzò

la causa imperiale in Italia, porre fine al potere temporale della Chiesa.

Commedia

La Commedia nasce da una visione cupa e apocalittica della realtà presente e

dall’ansiosa speranza di un riscatto futuro. Dante vede di fronte a sé, attraverso la sua

esperienza di uomo politico prima e di esule in varie regioni d’Italia poi, un mondo

caotico, in cui l’ordine voluto da Dio per assicurare agli uomini la pace, la giustizia e

l’esercizio delle virtù, è sconvolto. L’imperatore dimentica la sua funzione di supremo

arbitro della vita civile, trascura l’Italia, la Chiesa invece pensa solamente alla potenza

terrena cercando di sostituirsi all’imperatore. Venuto a mancare il freno di chi doveva

far rispettare la legge, tutti i valori che nel passato assicuravano un tranquillo ed

ordinato vivere civile, come la sobrietà, la pudicizia, il culto della famiglia, sono

sovvertiti. Si scatena tra gli uomini la voglia di sopraffarsi a vicenda (scontri tra fazioni

e lotte civili), la cupidigia di denaro e gente nuova dedita all’attività mercantile e

bancaria, ansiosa di ‘’subiti guadagni’’, l’antica nobiltà feudale è minata e scompaiono

le virtù cavalleresche di un tempo. Dante guarda la crisi contemporanea dal punto di

vista del passato, della classe nobiliare (‘’gente nova’’ che reca ancora addosso il

‘’puzzo’’ della campagna). La crisi non segna per lui il passaggio da un mondo vecchio

ad uno nuovo ma la fine assoluta del mondo. Nella sua prospettiva radicalmente

apocalittica la punizione divina non può tardare, un Veltro sconfiggerà la lupa, cioè

l’avarizia. Dante è investito da Dio della missione di indicare all’umanità la via della

rigenerazione e della salvezza. Obbedendo all’autorità divina deve compiere il viaggio

nei tre regni dell’Oltretomba, esplorare tutto il male del mondo, trovare la via

dell’espiazione e della purificazione e ascendere di cielo in cielo fino alla visione di Dio.

Tutto ciò che apprenderà in questo viaggio miracoloso, dovrà ripeterlo sulla Terra agli

uomini mediante il suo poema, cosicché possano ritrovare la ‘’diritta via’’. Spesso

Dante assume il ruolo del profeta biblico, la Commedia contiene messaggi profetici

(libri profetici della Bibbia, L’Apocalisse di Giovanni) sul futuro dell’umanità, invoca

castighi sui peccati e fa balenare la radiosa prospettiva del riscatto. Il viaggio è la

storia della redenzione personale di Dante e dell’umanità, la redenzione ha come

tappe finali la felicità di questa vita nella città terrena e la salvezza eterna nella città

celeste.

Antecedenti; cominciò a scrivere dopo il 1307, nel 1319 Inferno e Purgatorio erano

pubblicati, del Paradiso si occupò fino alla fine e comparve postumo. Diversi apporti:

tradizione del poema allegorico consacrato dall’opera Roman de la rose

letteratura didattico-enciclopedica, Trèsor e Tesoretto di Brunetto Latini

il tema del viaggio rimanda al romanzo cavalleresco del ciclo bretone

libri profetici della Bibbi e Apocalisse dai quali trae ispirazione per il tono apocalittico-

profetico del suo messaggio

tema della discesa agli Inferi di Enea, soprattutto nei primi canti dell’Inferno. Eneide

VI, nomi e immagini di luoghi (l’Acheronte, lo Stige, Caronte, Cerbero, Flegiàs)

La base filosofica è costituita dalla Scolastica e soprattutto da San Tommaso che aveva

compiuto una geniale fusione della filosofia aristotelica con il cristianesimo. La

Commedia calca le Summae di San Tommaso, quelle impalcature di pensiero che

abbracciavano il reale nella sua totalità chiudendolo in un armonico sistema

concettuale in cui trovavano spiegazione e collocazione ogni minimo particolare del

creato. Dante, però, non vuole, come i teologi, spiegare concettualmente il mondo, ma

trasformarlo in conformità alla missione profetica affidatagli (Cangrande, poema ‘’non

ad speculandum, sed ad opus’’). Vive anche il filone mistico di Agostino, che intendeva

la salita a Dio come uno slancio d’amore e non come un percorso lucido e intellettuale.

Anime presenti nel cielo del Sole. (razionalismo e misticismo/San Bernardo intercede

presso la Madonna).

La visione del mondo di Dante è caratterizzata da un’incrollabile fede nel possesso

della verità, dalla convinzione che il senso ultimo dell’universo è stato definitivamente

spiegato dalla rivelazione divina e dalla filosofia. L’universo è retto da un ordine

mirabile, ogni elemento, dal più basso al più sublime, trova una giustificazione un fine,

per questo Dante osa raccogliere nel suo poema tutti gli aspetti della realtà, dallo

sterco di Malebolge al tripudio di luce e musica dell’Empireo. Alla visione dogmatica

della conoscenza si affiancano in Dante tratti tipici di un’esperienza successiva, quella

umanistica. Condanno il ‘’folle volo’’ di Ulisse ma il suo ardore di conoscenza agli

appare comunque nobile, in Ulisse si compendia la dignità dell’umanità antiche che, se

pur non sorretta dalla Rivelazione, ha saputo raggiungere un livello altissimo di

conoscenza. Questa ammirazione è testimoniata da Virgilio-guida, simbolo della

ragione umana nella sua più alta espressione. Per queste ragioni si è parlato di

preumanesimo in Dante, questa venerazione dei classici sarà ripresa. Ma Dante è

ancore medievale, in lui non c’è la percezione di una frattura rispetto al mondo antico

che stimolerà negli umanisti il bisogno di ricostruire quel mondo nella sua fisionomia

autentica. Dante legge l’Eneide secondo moduli medievali, in chiave allegorica.

Figura (storia-storia) e allegoria (storia/astratto-astratto)

Secondo il realismo figurale, i personaggi eterni essendo l’adempimento della loro

figura terrena, non cancellano la loro personalità ma al contrario la potenziano.

Ciascuno, comparendo al suo posto, recita il suo dramma con straordinaria densità e

potenza, manifestando nel modo più incisivo ciò che caratterizzava la sua personalità

nella vita terrena. Il giudizio divino e la condizione eterna consistono proprio nella

piena estrinsecazione del carattere terreno dei personaggi.

Plurilinguismo; Innalzamento dello stile nelle tre cantiche, Inferno: stile aspro, termini

crudi e dialettali, rime rare dai suoni striduli e sgradevoli e tratti di stile elevato (versi

dedicati a Beatrice nel II, terzine del racconto di Francesca, Pier della Vigna), ma anche

linguaggi cifrati o barbarici (Pape Satàn). Purgatorio: gli stili sono mescolati e il

linguaggio si fa più elevato. Paradiso: linguaggio di eccezionale sublimità, latinismo,

provenzalismo, francesismi, neologismi (trasumanar). Dante inaugura un filone della

nostra letteratura che si compiace delle ardite mescolanze stilistiche. Nella Commedia

domina il plurilinguismo/Petrarca monolinguismo (stile petrarchesco fornirà un modello

‘’dominante’’ nella tradizione poetica italiana.

Non si chiude in un unico genere letterario, poema didascalico-allegorico,

l’enciclopedia, la profezia apocalittica, la commedia, la tragedia (morte di Ugolino),

l’epica (l’ultimo viaggio di Ulisse), la satira sarcastica (Godi, Fiorenza), l’invettiva (i

sesti), lirica elegiaca. Ma la struttura che sorregge questa pluralità di generi è la

narrazione, è un’opera narrativa. Racconto autodiegetico (raccontata in prima persona

dal protagonista). Distinguere Dante personaggio/Dante narratore; focalizzazione

interna (restrizione del campo visivo ma effetto di sospensione narrativa, conferendo

al racconto una forte tensione dinamica) /focalizzazione zero.

Il filone centrale della Commedia è il viaggio di Dante, da questo nascono diramazioni

narrative laterali (narrazioni di secondo grado); i personaggi nella narrazione di primo

grado spesso diventano narratori in quella di secondo grado. Queste diramazioni sono

accomunate dalla medesima tecnica narrativa dello scorcio e dell’ellissi; il racconto di

secondo grado spinge sul momento centrale, quello in cui tocca il culmine la tensione

drammatica.

Tempo oggettivo: il tempo dell’Aldilà (dimensione oggettiva dell’eterno). Tempo

soggettivo: le vicende terrene evocate dalle anime (percepito e vissuto dai

personaggi).

L’Aldilà è uno spazio fisico ma ha nello stesso tempo un significato simbolico, nel quale

riveste un’opposizione fondamentale l’opposizione basso(peccato)/alto(salvezza).

I principi regolatori dell’architettura del poema sono il numero tre e il numero dieci

(fondamentali nella mistica medievale). 3 Trinità, 10 racchiude sia tre che uno (mistero

di Dio, uno e trino), tre cantiche, 33 canti per cantica più uno proemiale (quindi 100,

10 moltiplicato per se stesso). Inferno ha 9 cerchi più un vestibolo, tre grandi sezioni

(incontinenza, violenza, frode).

Petrarca

Rispecchia le contraddizioni della sua epoca, la visione medievale della realtà e della

cultura è al tramonto, ma i nuovi valori umanistico-rinascimentali sono ancora lontani

dall’essere definiti. Tale crisi si manifesta come dissidio interiore tra spiritualità

cristiana e amore profano, disprezzo dei beni terreni e desiderio di ottenere fama e

riconoscimenti. Intellettuale cosmopolita (non si identifica con una precisa realtà).

Secretum: dialogo tra Sant’Agostino (coscienza morale e religiosa di Petrarca) e

Francesco (più intime debolezze). Al cospetto della Verità/donna. Analisi dell’io

dell’autore, lacerato e pervaso dal bisogno di raggiungere la pace interiore.

Il Canzoniere: lingua letteraria d’eccellenza è il latino ma si impegna anche con il

volgare cercando di elevarlo ad una dignità formale. 366 liriche, amore per Laura,

passione umana e terrena inappagata, anche qui l’unica realtà che conta è l’interiorità

del poeta, accanitamente analizzata nelle sue aspirazioni, delusioni e contraddizioni.

Boccaccio

Decameron: raccolta di cento novelle. Il proemio delinea le finalità (intrattenere un

pubblico composto non da letterati di professione ma comunque raffinato ed elegante)

e i destinatari dell’opera. Una cornice narrativa racchiude le novelle presentandole

come raccontate in 10 giorni da una brigata di 10 raffinati giovani fiorentini che si sono

ritirati in campagna per sfuggire alla peste.

Baldi2

L’età umanistica (1400-1492)

Signorie e principati ad eccezione di Firenze che continua ancora nei primi decenni del

‘400° reggersi secondo gli originari ordinamenti comunali ma passerà nel 1435, pur

mantenendo formalmente le istituzioni repubblicane, alla Signori di Cosimo de’ Medici

(mercanti e banchieri). Allo splendore intellettuale del ‘400, fomentato dal

mecenatismo dei signori (tendenza a proteggere e beneficiare artisti e studiosi, ragioni

di prestigio e di gusto), fa riscontro il cittadino che si trasforma in suddito, non è più un

soggetto autonomo che sceglie e decide ma si uniforma alla volontà di uno solo.

Sistema di stati di dimensione regionale: Milano, Venezia, Firenze, Stato pontificio e

poi: Estensi di Ferrara, Montefeltro di Urbino.

Stile di vita improntato sull’edonismo (tra i ceti privilegiati); ricerca del piacere, del

godimento squisito, lusso esteriore.

Tra la fine del ‘300 e l’inizio del’400 si avverte il mito di una ‘’rinascita’’ della civiltà

classica. Si avverte allora il bisogno di far rivivere il mondo classico nella sua

fisionomia autentica, liberandolo di tutte le deformazioni e incrostazioni medievali. Il

Medioevo non ignorò il patrimonio classico, lo conservò se pur assimilandolo alla

propria visione del mondo. Il mito della ‘’rinascita’’ portò con sé anche la presa di

coscienza di una diversità ormai irriducibile del presente rispetto alla civiltà del

Medioevo. Presa di coscienza della profondità della storia.

Mentalità teocentrica/mentalità antropocentrica; l’uomo è protagonista e autore della

propria storia. Visione ottimistica dell’uomo, è sicuro, ricco di forze, capace di

contrastare il gioco capriccioso della fortuna con la propria energia e la propria

intelligenza.

Gli uomini del ‘400 riscontrano affinità col mondo classico (l’uomo artefice del proprio

destino/homo faber fortunae suae). Si rivolgono con entusiasmo ai testi antichi per

trovare uno strumento mediante il quale comprendere meglio se stessi. Si afferma il

principio di imitazione che diviene uno dei principi cardine della visione della nuova

civiltà: se gli antichi hanno raggiunto un culmine insuperabile di perfezione, è

necessario imitarli in ogni campo. Difatti per tutto il ‘400 e il ‘500 le manifestazioni

della vita intellettuale e sociale recano i segni inconfondibili di questa imitazione

(filosofia di Platone, si scrive come Cicerone, statue che sembrano uscite dallo

scalpello di artisti greci). L’imitazione non deve essere passiva (consapevolezza della

frattura) ma creativa, non deve essere una meccanica riproduzione di modelli ma deve

essere attiva, dinamica, energica (critica).

Con gli umanisti nasce una nuova scienza, la filologia, che studia i testi e li ricostruisce

in modo critico per riportarli alle condizioni originarie.

Una nuova idea della cultura che si laicizza; per il Medioevo la conoscenza era

finalizzata alla salvezza, nel ‘400 la concezione della cultura e delle sue funzioni si

laicizza: lo scopo è la formazione dell’uomo. Lo studio delle lettere classiche è esaltato

come studia humanitatis (studi che formano l’uomo nella sua interezza, che fanno di

lui un essere privilegiato, che lo distinguono dai bruti).

Matteo Maria Boiardo, Orlando innamorato, poema epico-cavalleresco

Rinascimento (1493-1559)

All’equilibrio e al decoro formale del Rinascimento si contrappone il Manierismo quale

perdita di una nozione serena del reale. Nuovo senso di inquietudine esistenziale,

rinuncia all’armonia rinascimentale, tende a rivelare una visione ambigua e non

pacificata del reale (Controrinascimento).

Pace di Lodi 1454: fine allo scontro tra Venezia e Milano, quarant’anni di pace stabile.

Muore Lorenzo il Magnifico e viene meno la stabilità. Nel 1494 scende in Italia il re di

Francia Carlo VIII, si impadronisce di Milano, Firenze, accolto dal Pontefice, Napoli.

L’Italia, debole e divisa, diventa terra di scontri e di conquista per le grandi nazioni

europee (Sacco di Roma da parte dei lanzichenecchi di Carlo V nel 1527).

Riforma protestante, combattere i privilegi del clero, affissione 95 tesi da parte di

Lutero, 1517 (fenomeno di fine XV).

Pietro Bembo e la fissazione della lingua ideale: coincide con il fiorentino letterario del

Trecento; per la poesia il modello è rappresentato dal Canzoniere, per la prosa dalla

‘’cornice’’ e dalle novelle tragiche del Decameron. Lingua letteraria, pura e selettiva,

lontana da quelle parlate nelle varie regioni italiane (Prose della volgar lingua).

Contrario e Machiavelli: sì il fiorentino ma non quello letterario trecentesco, bensì

quello realmente parlato (Discorso intorno alla nostra lingua).

Repubblica di Venezia/ Signoria dei Medici/ Stato della Chiesa/ Ducato estense/

Signoria dei Della Rovere (Urbino).

Rari esempi di intellettuale tipico della tradizione comunale e repubblicana

(Machiavelli fu segretario della seconda cancelleria nella Repubblica di Firenze) ma

risulta prevalente la condizione del letterato cortigiano, che vive alle dipendenze del

principe o cerca una sistemazione nelle gerarchie della Chiesa.

Spesso il pubblico è circoscritto alla corte, o, se si diffonde nel tessuto sociale,

comunque a gruppi ristretti.

Armonia ed equilibrio delle forme, senso della misura e delle proporzioni, sono tra le

caratteristiche riconosciute alla più tipica produzione rinascimentale. Tuttavia, non

mancano elementi dissonanti. Machiavelli e Guicciardini mostrano una

spregiudicatezza realistica e uno scetticismo corrosivo che contraddicono una visione

rasserenante o pacificata delle cose. Del resto, gli stessi capolavori più rappresentativi

della civiltà rinascimentale, risultano percorsi da fermenti critici o ‘’negativi’’

(L’Orlando furioso di Ariosto)

Ariosto; Ferrara, al servizio degli Estensi, L’Orlando furioso: fusione tra materia

carolingia e materia bretone.

Machiavelli; uno degli ultimi esempi di quel connubio tra cultura e impegno pubblico

(tradizione comunale). Legame con l’Umanesimo civile del ‘400 che aveva concepito la

letteratura come difesa dei valori cittadini. Il Principe, dedicato al Magnifico, figura del

sovrano ideale, esigenza che si formi una compagine statale forte in grado di

contrastare le mire egemoniche degli stati europei. La Mandragola; commedia.

Guicciardini (1483-1540)

Firenze, ambasciatore di Firenze presso il re di Spagna 1511, 1527 Sacco e cacciata

dei Medici, allora Guicciardini per i suoi trascorsi medicei è allontanato dalla vita

pubblica.

Il rapporto con Machiavelli

L’uomo M) visione crudamente G) l’uomo è per natura

pessimistica, l’uomo è inclinato più al bene che al

moralmente malvagio e male, ma la loro fragilità li

naturalmente portato a porta a lasciarsi

soddisfare interessi facilmente deviare dal

egoistici e materiali bene

Virtù vs fortuna In piena coerenza con la La fortuna ha un

visione umanistica, fiducia grandissimo potere, è in

nella capacità dell’uomo di grado di determinare gli

dominare la fortuna con la eventi

virtù

La realtà e la storia Gli eventi umani seguono La realtà appare

delle logiche precise e frammentata e irrazionale:

conoscibili: studiandoli si in essa non si colgono

possono formulare vere e leggi e modelli assoluti

proprie leggi di validità che permettano di

universale, applicabili ad comprendere e di

ogni situazione (la storia è controllare gli eventi

maestra di vita)

Il mondo classico Gli esempi tratti dalla La storia romana non

storia antica devono conserva alcun valore

essere un punto di esemplare

riferimento costante e un

modello da imitare nel

presente (classicismo

storico-politico)

L’ideale politico La repubblica è la forma Le forme di governo

più alta di organizzazione democratiche sono meno

dello stato, ma data la stabili e giuste di quelle di

crisi che l’Italia sta tipo oligarchico o

vivendo sarebbe monarchico

auspicabile uno Stato forte

Nei Ricordi Guicciardini chiarisce la sua concezione della realtà e della storia, respinge

qualsiasi visione utopica, consolatrice o edulcorata della realtà. Giudica positivamente

la fede, perché ‘’la fede fa ostinazione’’ e spesso il tempo nelle vicende storiche

determina la fortuna degli ostinati. Per altre cose è vista con tono freddo e distaccato,

la religione ‘’effemina gli animi’’. La mancanza di una visione provvidenziale della


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di letteratura italiana e del prof. Battistini, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Il piacere dei testi, Baldi (1, 2, 3, 4, 5). Panoramica sulla letteratura italiana sulla base del manuale Baldi; dal Medioevo all'Ottocento; focus su: Inferno, Ricordi, Promessi sposi e Malavoglia. Scarica il file in PDF!


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sassaiola5_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Battistini Andrea.

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