Baldi1
Il Medioevo
Ha inizio nel 476 d.C. quando viene deposto l’ultimo imperatore romano d’Occidente
Romolo Augustolo. Nel V secolo le invasioni dei popoli germanici danno vita a una
serie di regno romano-barbarici (apparato amministrativo romano accanto a costumi e
mentalità introdotti dagli invasori. In questo panorama estremamente frammentato
l’unico fattore unificante è la Chiesa. La ricostruzione di un organismo politico unitario
si ha con la creazione del Sacro Romano Impero (monarchia feudale) di Carlo Magno
(VIII-IX) che comprende territori della Francia, della Germania, dell’Italia. Termina tutto
con la morte di Magno e i territori ripartiti tra i successori (Trattato di Verdun 843, figli
di Ludovico il Pio; Lotario I, Ludovico II il Germanico, Carlo il Calvo). Egli già per
ricompensare i guerrieri che lo avevano sostenuto nelle sue imprese, aveva assegnato
loro in godimento porzioni di territorio (feudi è un termine germanico). Questi domini
divenuti ereditari accrescono la frammentazione politica e generano un clima instabile
dovuto ai continui scontri tra feudatari, tra di loro e tra loro e il sovrano. Lo stato
feudale è caratterizzato da uno scarso potere centrale, contrastato dalla miriade di
signori locali che nei propri territori sono dei veri sovrani. Poi si delineeranno gli Stati
assoluti con un forte potere centrale, un apparato burocratico e un esercito.
La società medievale è fortemente gerarchizzata e statica (tre ordini che rispecchino
la Trinità; bellatores, oratores e laboratores). La struttura sociale è vista ritenuta
immutabile poiché rispondente al disegno provvidenziale di Dio che regola l’universo.
Gli individui sono disuguali perché diverse sono le collocazioni e diversi sono i compiti.
Regresso economico, agricoltura basata sull’autoconsumo, baratto sostituisce
l’economia monetaria, scambio in natura anche per quanto riguarda il lavoro (tu lavori
per me e io, signore, ti do protezione o un piccolo appezzamento di terra), il centro
della vita sociale si sposta nelle campagne (castelli dei signori feudali, abbazie,
monasteri). Dopo l’anno Mille si assiste a una ripresa, le città si ripopolano (XI-XV).
Quella medievale è una visione eminentemente statica del reale, fortemente permeata
dalla religiosità cristiana;
l’ordine del creato, poiché voluto da Dio, è ritenuto perfetto e immutabile. Non vi è,
almeno fino all’anno mille, l’impulso a trasformare, a esplorare l’ignoto. La verità è
stata data una volta per tutte, consegnata definitivamente alla rivelazione delle Sacre
Scritture e all’auctoritas dei grandi pensatori. Conoscere poteva significare solamente
accettare e riprodurre in maniera identica.
I due poteri sulla Terra sono l’Impero (beatitudine in questa vita) e la Chiesa
(beatitudine eterna), sono universali in quanto derivano la loro autorità da Dio stesso.
L’idea differisce tuttavia dalla realtà obiettiva della vita medievale, fortemente
particolaristica (le miriadi di signori feudali). Teoria dei due Soli (concezione medievale
e scolastica); autorità imperiale e quella papale di pari dignità/ Teoria del Sole e della
Luna; papa come principale autorità terrena.
La concezione del sapere è enciclopedica; l’uomo dotto non è uno specialista ma deve
possedere tutto lo scibile umano.
Tre movimenti filosofici:
Tommaso d’Aquino, domenicano, massimo pensatore della Scolastica, equilibrio tra
fede e ragione, filosofia di Aristotele, Summa Theologiae.
Bonaventura da Bagnoregio, francescano, svincolare la fede dalla ragione, fede come
slancio fervido d’amore.
San Benedetto da Norcia, con il suo motto ‘’ora et labora’’ auspica una partecipazione
attiva del cristiano alla vita produttiva.
Religione e l’ordine divino dell’universo. Dio è trascendente, al di là del mondo,
apparenza imperfetta e passeggera. L’uomo medievale adotta un atteggiamento
ascetico che muove dal contemptus mundi (disprezzo del mondo); distaccarsi dalle
vane apparenze, rinunciare ai piaceri, mortificare la carne, pregare (De contemptu
mundi Lotario Segni futuro Papa Innocenzo III). Allora nel pieno dell’atteggiamento
ascetico, l’uomo si distacca da sé, dimentica il proprio corpo, si annulla. Così l’anima
può gustare un’eccezionale forma di beatitudine che anticipa quella eterna. Questo
atteggiamento è detto misticismo.
Il rapporto con il mondo classico è problematico. I primi pensatori cristiani dell’Alto
Medioevo dovettero affrontare il problema dei legami con la prestigiosa tradizione
della cultura greco-romana, che spesso fondava su valori opposti a quelli del
cristianesimo. Prevale all’inizio l’atteggiamento di condanna, poi Sant’Agostino
propone di distinguere criticamente ciò che è buono da ciò che non lo è. Alla fine si è
innestata una lettura che mirava a cogliere il senso riposto. Il procedimento era forzato
e anacronistico.
Convinzione di fondo (fermo raggiungimento): senso del divino (riscontrare la
presenza di Dio in ogni manifestazione del reale).
Mentalità (modo particolare di intendere la realtà) teocentrica
La visione (percezione) medievale è eminentemente simbolica. Ogni aspetto del
mondo non vale solo per sé ma rimanda sempre ad altro. Questo tocca anche la
lettura dei testi; si innesta così un metodo di lettura allegorico. Visione dogmatica
della conoscenza.
I quattro livelli di scrittura (affermatisi già dai primi secoli):
livello letterale, significato superficiale e immediatamente percepibile
allegorico, la parola rimanda a un altro significato
morale, dai fatti narrati si intende ricavare un modello di comportamento
anagogico, interpretazione escatologica (destino ultimo uomo/universo) delle Sacre
Scritture
L’allegoria applicata alla storia genera una variante di allegoria; la lettura figurale.
Mentre nell’allegoria vera e propria il primo termine è fittizio, nella lettura figurale è un
dato storico e reale; figura e compimento.
Per la mentalità medievale, dal momento che le esperienze non contavano in quanto
tali ma in quanto simboli, distinguere reale e immaginario non aveva senso (Eco,
ippogrifo reale come un leone). Era, poi, assente la concezione della storia come
insieme di forze umane. La storia era il dispiegamento del piano provvidenziale. Era
assente il senso della profondità storica, della differenza tra passato e presente.
Al centro dell’insegnamento nell’Alto vi erano le ‘’arti liberali’’ così dette perché
proprie dell’uomo libero, non obbligato a lavorare per vivere (arti del Trivio;
grammatica, retorica, dialettica e del Quadrivio; aritmetica, geometria, astronomia,
musica).
La figura dell’intellettuale si identificava con quella del chierico (ecclesiastico). La
lingua della cultura nell’Alto era il latino (Chiesa) (mediolatino perché morfologia del
latino classico ma differiva per vocabolario e sintassi).
Dopo l’anno Mille nasce l’università (e il docente), prima il sapere era monopolio di
scuole parrocchiali ed episcopali, monasteri (scriptoria, monaci amanuensi), uomo
laico o chierico che percepisce guadagno.
Il Medioevo non aveva l’idea della specificità e dell’autonomia della letteratura, non
era distinta dalle altre forme culturali che si esprimevano in forma scritta (filosofia,
storia, scienze). Aveva compiti strumentali (educazione morale e religiosa,
insegnamento nozioni), le opere poetiche erano pregne di contenuti dottrinali (la
Commedia è anche un’opera dottrinale, nella quale si condensa tutto il sapere di
un’età e ha, per di più, un fine pratico, diffondere la verità per salvare l’umanità dal
peccato).
Principio della separazione degli stili (dalla retorica classica):
tragico o sublime
comico o mezzano
umile e elegiaco (Commedia, lontana dall’elevatezza della tragedia)
I generi letterari:
agiografia; racconto della vita dei santi
exempla; racconti di vicende esemplari (da qui la novella profana di Boccaccio)
visioni, inni, opere teologiche
bestiari, lapidari ed erbari; enciclopedie che descrivono i significati simbolici e morali
storiografia
poesia goliardica; genere dei clerices vagantes e dei giullari, carattere profano,
polemica e parodia della letteratura religiosa
Frammentazione linguistica dopo il crollo dell’Impero Romano.
Concilio di Tours 813; predicazione in ‘’lingua romana rustica’’.
Volgari neolatini (lingue romanze); Romània, italiano, francese, provenzale, spagnolo,
catalano, portoghese, rumeno. Parallelamente in Germania, Svizzera, Inghilterra si
parlavano volgari di ceppo germanico e nella penisola balcanica le lingue slave.
Il primo documento della formazione del volgare italiano è l’Indovinello veronese (fine
VIII inizio IX) nella Biblioteca Capitolare di Verona. Se pareba boves, alba pratalia
araba, et albo versorio teneba, et negro semen seminaba. Gratias tibi agimus
omnipotens sempiterne Deus. Allude all’attività dello scrivere. Poi il Placito capuano,
960, abate del monastero di Montecassino a un tale accusato di aver occupato
indebitamente terre di proprietà del monastero. Redatto in latino, testimonianza di un
tale in volgare italiano (Sao ko kelle terre, per kelle fini, que ki contene, trenta anni le
possette perte sancti Benedicti).
L’età cortese (1000-1239)
Nasce una nuova classe militare, nerbo dell’esercito del ceto feudale. La cavalleria. Ne
facevano parte i figli cadetti dell’antica classe nobiliare e appartenenti alle nobiltà
inferiori. Ma tre quarti erano ‘’nuovi’’ spesso di origine servile, combattenti al fianco di
un feudatario. Cavalleria = compagni d’armi di un feudatario. Diventeranno un ceto
chiuso. Erano ricompensati con possedimenti. Per opera di questo ceto si forma
l’ideale cavalleresco; autorappresentazione idealizzata ed eroica della nobiltà feudale:
prodezza, valore nell’esercizio delle armi
onore
lealtà, rispetto dell’avversario e dei codici del combattimento
fedeltà, al signore o al sovrano
Il principio cardine dell’ideale cavalleresco è l’idea di nobiltà. La vera nobiltà è quella
dell’animo, non quella di nascita. Diventerà un dato portante nella poesia dello Stil
novo che insisterà sul valore della ‘’gentilezza’’. Si aggiungono quindi virtù civili a
quelle militaresche; liberalità (disprezzo di ogni meschino attaccamento all’interesse
materiale), magnanimità (grandezza d’animo e generosità), culto della misura, la
cortesia (altezza spirituale, differenza rispetto alla villania). Per di più la donna è
l’emblema della cortesia e della gentilezza, da notare che prima, nella cavalleria
originaria, non aveva spazio.
L’amor cortese è una concezione che appare per la prima volta nel XII secolo nella
poesia lirica dei trovatori provenzali (lingua d’oil N e d’oc S). Le caratteristiche
principali:
la donna è vista dall’amante come un essere sublime e irraggiungibile
l’amante non chiede nulla in cambio, l’amore è perpetuamente inappagato (non è un
amore platonico, è pregno di accese note sensuali)
l’esercizio di devozione della donna ingentilisce l’animo, lo purifica di ogni viltà e
rozzezza. Solo il cortese è in grado di amare finalmente, a sua volta l’amor fino
(fin’amor, in provenzale) rende cortesi. Il desiderio, in quanto inappagato, è in grado di
raffinare, altrimenti la tensione cadrebbe
l’amore è adultero (nel matrimonio non può esistere ‘’amor fino’’
Si arriva a parlare di ‘’culto della donna’’ e di ‘’religione della donna’’. Nasce un
conflitto tra culto per la donna e per Dio. La chiesa condanna l’amor cortese come
fonte di peccato e perdizione. Il conflitto sarà superato da Dante nella Vita nuova e
nella Commedia a prezzo dell’annullamento dell’amor cortese.
La letteratura nell’età cortese:
le chansons de geste; poemi in lingua d’oil, rielaborano il dato storico in chiave
leggendaria e trasfigurandolo alla luce della mentalità del presente. Le imprese di
Carlo Magno e dei suoi conti (ciclo carolingio). La più celebre chanson de geste è la
Chanson de Roland (XI-XII)
Il romanzo cortese-cavalleresco; genere poetico-narrativo, lingua d’oil, materia
bretone, figura del mitico re britannico Arthur e dei suoi cavalieri. La differenza è che
al centro c’è l’amore e personaggi femminili. Chretien de Troyes (XII)
la lirica provenzale; poesia lirica in lingua d’oc, al centro c’è l’amore, trovatori, trobar
clus x (Arnaut Daniel) e leu v (Bernart de Ventadorn) (XII-XIII)
La produzione trobadorica si esaurisce all’inizio del XIII quando la crociata contro
l’eresia càtara distrugge le corti feudali della Provenza. I provenzali emigrano e
diffondono la loro cultura, permettono la nascita di scuole poetiche come quella
siciliana.
L’età comunale (1250-1399)
In Italia la letteratura volgare si afferma con un secolo di ritardo rispetto alla Francia,
quindi agli inizi del Duecento. Il contesto è radicalmente diverso; il sistema feudale sta
tramontando. Anche laddove ricorra lo scenario della corte (Scuola siciliana), si tratta
di una corte diversa rispetto a quella feudale (corte di Federico II di Svevia, sovrano,
stato centralizzato, contro ogni particolarismo feudale). Nonostante le differenze
politiche, l’Italia subisce il fascino della prima letteratura volgare francese in lingua
d’oc e in lingua d’oil.
L’Italia è bipartita (centro-nord e sud). Nel centro-nord si era affermato a partire dall’XI
secolo il Comune che si reggeva con ordinamenti di tipo repubblicano. Il sud è retto da
forme monarchiche; prima il regno normanno, poi quello degli Svevi e infine la dinastia
angioina che si installa a Napoli e quella aragonese che s’impadronisce della Sicilia.
Nell’Italia centrale si era consolidato lo Stato della Chiesa (monarchia teocratica in cui
il potere temporale e spirituale erano nelle mani del pontefice).
La crisi dell’impero e della chiesa (Dante); se nel sud sopravvisse il particolarismo
feudale, nel nord di sviluppò un particolarismo municipale. Crisi del potere imperiale
dopo la morte di Federico II di Svevia (imperatore del Sacro romano impero) nel 1250.
Ci fu un vuoto di potere in Italia, i suoi successori non si occupavano dei regni
d’oltralpe, erano interessati a legittimare quelli germanici. Allora, tale crisi, permette ai
comuni di acquistare autonomia e la nascita delle tensioni municipali.
La Chiesa cerca continuamente di difendere ed ampliare i propri privilegi sia politici
che territoriali, partecipa alle vicende del tempo secondo un complesso gioco di
alleanze e lotte. Difficile è, inoltre, reprimere la nascita di movimenti spirituali, spesso
ereticali, che promuovono un profondo rinnovamento nella vita e nei costumi
ecclesiastici; teso nella maggior parte dei casi a riportare la Chiesa alla purezza
evangelica delle origini (atteggiamenti ereticali/riformatori). Nacquero sul solco di tale
desiderio profondo ordini mendicanti; i domenicani (Domenico de Guzmàn, difendere
la dottrina cristiana attraverso lo studio delle Scritture e la predicazione) e i
francescani (Francesco d’Assisi, aspirazione all’umiltà e alla fratellanza solidale con il
prossimo, letteratura d’ispirazione francescana; il primo testo della letteratura italiana,
testo in volgare, Il Cantico di Frate Sole del 1224, Iacopone da Todi).
Il Sacro romano impero nacque nel 962 con Ottone I. Ereditava gran parte dell’Impero
carolingio e fu un agglomerato di territori dell’Europa centrale e occidentale. Terminò
nel 1806 a causa dell’intervento napoleonico (monarchia elettiva feudale).
Il comune nasce da un bisogno di autogoverno, sono realtà repubblicane fondate su
Consigli dei cittadini più influenti e cariche pubbliche elettive. All’interno il comune era
lacerato dalla lotta tra Guelfi e Ghibellini che rifletteva, su scala europea, il grande
conflitto Impero-Papato(Guelfi). In generale i Guelfi si identificavano con gli interessi
del ceto popolare/ceto medio (ricca borghesia mercantile e bancaria), mentre i
Ghibellini con l’aristocrazia cittadina. Nel corso del Trecento il comune manifesta una
profonda crisi, dall’instabilità politica generata da continui e sanguinosi conflitti tra
fazioni, emergono politici ambiziosi (nascono le Signorie). Peste del 1348 Boccaccio,
Decameron. Firenze 1378 Tumulto dei Ciompi, rivolta dei lavoratori del settore laniero
che rivendicavano diritti politici. Signoria/Principato (Signoria riconosciuta dall’autorità
imperiale o papale).
Nel comune emerge il mercante. Si assiste a partire dal Trecento a una sorta di fusione
tra aristocrazia feudale sempre più interessata all’attività imprenditoriale (mercato,
attività bancarie…), e alta borghesia che ha acquisito terre e stili di vita aristocratici
(nuova aristocrazia). Questa struttura sociale contiene elementi di mobilità dal
momento che la classe mercantile ascende grazie alla propria energia e alla sua abilità
spregiudicata acquistando sempre maggior peso economico e politico.
Mentalità
Nelle città di questo periodo è in gestazione un uomo nuovo rispetto a quello del modo
feudale. Visione dinamica del reale, il mercante è un uomo attivo che calcola, prevede
e rischia anche spregiudicatamente. Nasce allora una nuova fiducia nella forza
dell’uomo che può trasformare la realt&ag
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