Estratto del documento

Esame di letteratura italiana: Carlo Collodi e la sua infanzia

Se non possiamo negare che l'ambiente in cui Carlo mosse i suoi primi passi fosse caratterizzato dalla povertà della sua famiglia, dobbiamo tuttavia ammettere che la sua infanzia sembra contrassegnata dal forte contrasto fra il proprio ambiente familiare e il mondo dei marchesi frequentato quotidianamente. Ne "Il viaggio per l'Italia di Giannettino" Collodi non mancherà di informare i giovani lettori delle meraviglie della villa Garzoni.

Lo zio materno di Carlo, Giuseppe Orzali, aveva il compito di scrivere per il marchese versi d'occasione, ed era inoltre il suo consulente per l'acquisto di beni d'arte e d'antiquariato. La situazione di privilegio di villa Garzoni fu messa in discussione dall'entrata nella corte del granduca di Toscana Leopoldo II di funzionari statali di estrazione borghese. Questo fatto scosse l'immobilismo sociale creando parecchio allarme all'interno delle famiglie patrizie.

Condizioni economiche e istruzione di Carlo

Le condizioni economiche della famiglia di Angiolina e Giovanni si fecero ancora più pesanti con la nascita di Giuseppino, Paolina e Giovannina. Probabilmente a causa di queste difficoltà, Carlo venne mandato a Collodi per frequentare le scuole elementari sotto la guida dell'azia Teresa. A scuola, Carlo non si dimostra uno scolaro modello, al contrario, è svogliato e pigro, addirittura il più indisciplinato della scuola. Successivamente, grazie alla dura ma salutare lezione con cui il maestro lo punisce, diventa non solo un bravo scolaro ma il migliore, tanto da essere nominato imperatore dei Romani.

Da adulto sarà la proverbiale pigrizia di Lorenzini a costituire per tutti coloro che lo circondano il tratto più appariscente della sua personalità. L'insistenza con cui Collodi sottolinea i lati negativi del proprio carattere rivela in realtà che ci troviamo di fronte a un'immagine depistante che può svelare qualcos'altro: Carlo sente il bisogno di difendersi dietro una facile immagine di facciata.

Carriera e vita adulta

Dopo il periodo passato con la famiglia d'origine della madre di Collodi, in seguito all'intervento del marchese Ginori che si assunse l'onere finanziario dell'educazione dei primi due figli di Lorenzini, Carlo fu avviato alla carriera ecclesiastica e venne iscritto al seminario di Colle Val d'Elsa. Carlo abbandonò la carriera ecclesiastica qualche anno dopo. Nel 1839, in seguito alla tragica successione delle morti di Marianna, Paolina, Giovannina e Lorenzo, Angiolina si trasferisce a Collodi insieme alle figlie più piccole, dove viene raggiunta da Carlo. La madre fece ritorno a Firenze solamente due anni più tardi.

L'infanzia e l'adolescenza di Carlo sono dunque segnate anche dal lutto e dalla perdita. Oltre alle probabili difficoltà con il marito, anche il rapporto con i marchesi si è nel frattempo caricato di conflitti. La famiglia di origine di Angiolina si trova costretta a combattere contro il marchese Garzoni Venture e i rapporti della famiglia Orzali con il marchese degenerano a tal punto da arrivare alla rottura.

Il fratello di Angiolina reagisce con veemenza alle accuse contro la sua famiglia che, per fronteggiare la nuova situazione finanziaria, era stata costretta a contrarre debiti. Siamo nel 1842, anno in cui Carlo decise di interrompere gli studi nel seminario.

Le scelte di Carlo e la sua carriera letteraria

Carlo scelse infatti di non attenersi più alla volontà del marchese che gli finanziava gli studi. Seguì invece il consiglio dello zio Giuseppe che lo fece iscrivere all'attuale liceo classico. Dei dieci figli dei Lorenzini ne sopravvivranno solo quattro: Maria Adelaide e i tre maschi. Anche grazie al lavoro dello zio che era stato assunto come copiatore nella galleria Pitti, le condizioni economiche della famiglia migliorarono. La famiglia Lorenzini poté trasferirsi da via Taddea in una casa più spaziosa in via Santa Apollonia.

Al contrario dei Venturi, i Ginori si dimostrarono sempre molto disponibili verso la famiglia dei loro dipendenti, soprattutto nei confronti di Paolo che divenne dirigente della Manifattura Ginori. La famiglia materna sembra esercitare per Carlo un ruolo dominante rispetto alla famiglia del padre: a Collodi compie gli studi elementari, vi si recherà in varie occasioni per scrivere e vi soggiornerà dopo la morte della madre.

Interrotti gli studi superiori nel 1844, a 18 anni Carlo comincia a lavorare presso la libreria editrice Piatti. In quello stesso periodo, a causa delle cattive condizioni di salute, il padre aveva lasciato definitivamente la famiglia ed era andato ad abitare a casa del fratello a Cortona dove morì alla fine del settembre 1848.

Esperienze lavorative e prime pubblicazioni

Grazie al lavoro nella libreria Piatti, Carlo entrò fin da giovanissimo in contatto con i letterati e gli studiosi che la frequentavano. Qui strinse amicizia soprattutto con l'amministratore della libreria, Giuseppe Aiazzi. Oltre al lavoro da commesso, il ragazzo aveva il compito di redigere un bollettino dei nuovi libri e poté dare avvio ad un apprendistato che lo portò a collaborare alla rivista di Firenze.

Il primo articolo di Carlo Lorenzini, "L'arpa", firmato con la sigla L. uscì su "L'Italia musicale" nel 1847. Era dedicato ad uno strumento che in quel periodo si trovava a vivere una fase di decadenza.

Esperienza militare e impegno politico

Durante lo spostamento al fronte, Carlo sente il bisogno di comunicare per via epistolare l'entusiasmo e le impressioni del milite partito volontario. Le lettere erano destinate all'amministratore della libreria Piatti. La prima lettera è dell'aprile 1848. Accanto all'esaltazione patriottica, l'esperienza diretta della guerra fa nascere nel giovane Lorenzini una forte avversione nei confronti degli alti ranghi militari e degli stessi ufficiali.

Come scrive all'Aiazzi, essi mostravano grande inefficienza e incapacità di organizzazione, a tale sentimento si aggiungono dubbi e la sensazione di essere stato "baloccato". Con questo stato d'animo Lorenzini prese parte alla sfortunata battaglia di Montanara, dove il battaglione dei toscani fu sopraffatto e decimato da quello degli austriaci.

Anche dopo il ritorno a Firenze, l'esperienza della prima guerra d'indipendenza sembrò coinvolgere Carlo molto profondamente. Nonostante la delusione della sconfitta non rinunciò all'impegno politico ma decise di dar vita ad un foglio satirico tutto nuovo, accogliendo l'invito dell'editore Tofani fondò, insieme al fratello Paolo, "Il Lampione" che doveva far lume a chi "brancolava nelle tenebre".

Redazione de "Il Lampione"

In un articolo del 24 luglio, "Il Lampione" sosteneva che l'unico mezzo per assicurare stabile felicità alla Toscana era quello di dotarla di istituzioni democratiche. Ogni numero conteneva in prima pagina un articolo di fondo di carattere politico e ideologico, nelle pagine interne vi erano invece articoli satirici e la puntata di un romanzo. Anche le scelte grafiche rendono esplicita la linea politica del giornale, dopo la capitolazione di Milano "Il Lampione" compare listato a lutto e con l'annuncio "Il sacrificio della Patria è consumato".

Le alterne vicende che in quel periodo sconvolsero la politica fiorentina fecero sentire il loro contraccolpo sul giornale; dalla fuga del granduca a Gaeta, alla nomina del governo moderato costituzionale di Capponi e Ridolfi, all'instaurazione del governo provvisorio, sino alla presa del potere da parte del Guerrazzi dopo la notizia della sconfitta di Carlo Alberto a Novara. La politica di restaurazione che Leopoldo si trovò ad attuare al suo rientro non fu però all'insegna del rinnovamento e delle riforme auspicate.

Le scelte politiche del granduca provocarono un contraccolpo immediato non solo sul giornale di Lorenzini, che venne soppresso, ma anche sulla sua carriera impiegatizia. Al rientro a Firenze dopo la guerra, il giovane Carlo aveva trovato impiego come aggregato commesso del Senato toscano, ma al ritorno del granduca venne licenziato. Di lì a pochi mesi tuttavia, grazie all'intervento di Aiazzi venne riassunto e divenne suo coadiutore. Il fratello Paolo invece era andato a lavorare come impiegato nella fabbrica dei Ginori.

Anteprima
Vedrai una selezione di 1 pagina su 5
Riassunto esame Letteratura Italiana, docente Turchi, testo consigliato Pinocchio e Collodi, Autore Dedola Rossana Pag. 1
1 su 5
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher clapclap929 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Turchi Roberta.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community