Letteratura italiana
Prefazione
La storia di Pinocchio è il romanzo dell’infanzia: un pezzo di natura grezza si trasforma in creatura umana. Ribellione contro l’obbligo di divenire adulti, ma è condizione inevitabile. Collodi scrive in un’epoca dove l’Europa ha sviluppato un sistema differenziato di infanzia borghese e scrive in un paese dove le immagini dell’infanzia sono ancora popolari, nel linguaggio figurato del teatro dei burattini fatto sotto forma di romanzo a puntate.
Una storia fiorentina. Carlo Collodi e la sua città
Carlo Lorenzini nacque il 24 novembre 1826 in via Taddea, a Firenze, nel quartiere di San Lorenzo; i genitori servivano la famiglia Ginori come cuoco e come domestica. Ispiratosi al luogo di nascita della madre (a Collodi), Carlo prende il suo pseudonimo. Collodi è primo di 10 fratelli, ma sopravvissero solo in 4: destino comune per le madri di quel tempo e c’era il rischio di non sopravvivere all’infanzia e la morte (la si incontra anche in Pinocchio) era sempre presente. Chi riusciva a emanciparsi dalla povertà è perché da piccolo aveva avuto un protettore di ceto superiore: nel loro caso fu la famiglia Ginori.
Carlo era stato destinato dai signori a diventare sacerdote, ma lasciò prematuramente il cammino, così divenne giornalista. Si sa poco della sua infanzia, solo aneddoti raccontati in stile pinocchiesco (come la fuga da scuola). Scrisse una piccola autobiografia Quand’ero ragazzo!, ma non dice quasi nulla di sé, la pubblicò quando aveva 61 anni. È comunque un racconto significativo perché mostra quale immagine di bambino avesse lui: sviluppo del bambino che dalla materia ribelle dello stato di natura si trasforma nell’adulto borghese.
Il mondo di Collodi bambino era pieno di spazi e esperienze contrastanti, dalla commistione tra cultura e popolo della classe dominante. In Pinocchio si ritrovano questi ambienti, e le avventure di un burattino, sottolineano ciò che aveva incontrato nell’infanzia (forse). A Firenze Carlo incontrò quel tipo di ragazzo che avrebbe continuamente rappresentato con i tratti del ragazzo fiorentino o del ragazzo di strada (lui stesso uno così), ma è anche prototipo di Pinocchio.
La formazione di Collodi: le sue inclinazioni lo portavano verso la letteratura e il teatro; nella libreria Piatti di Firenze redigeva un bollettino bibliografico; da solo imparò il francese e la musica; con il Risorgimento, divenne importante la lotta per i diritti democratici borghesi. Nel 1848 (moti rivoluzionari a Milano e altre città) a Firenze s’insedia un governo democratico provvisorio, Collodi si unisce ai volontari che sostengono il Piemonte contro l’Austria con entusiasmo. Diventò segretario del senato a Firenze e nel ’49 segretario del governo provvisorio.
Nel 1848 fonda una rivista di satira politica Il Lampione. Giornale per tutti con intenti di unità nazionale. Nel ’49 però la rivista deve cessare e viene posto al Governo fino al 1881. Prima di tutto egli fu dunque giornalista (collaborò con molte riviste), grande abilità stilistica e scriveva di tutto. Privilegia il tono colloquiale e l’ironia. Si sentiva legato ai moderati del Risorgimento. Fu autore di alcune commedie e nel 1868 diviene collaboratore del Dizionario della lingua italiana.
Nel 1856 pubblica il suo primo libro: Un romanzo in vapore, primo romanzo ferroviario sui binari Firenze-Empoli e Pisa-Livorno; l’incipit sembra una guida e viene esposto il “mondo dello scompartimento”: contatto tra persone estranee che è anche la trama interna alla Guida storico-umanistica di Collodi. Il fascino della ferrovia deriva anche dal suo ideale risorgimentale perché garantisce lo sviluppo. Collodi era un modernista e lo si nota anche in Pinocchio: romanzo di stampa quotidiana e vi una mescolanza caleidoscopica di elementi diversi, rapidi cambi di scena, dialoghi e ironia.
Nel 1857 pubblica I misteri di Firenze offre vari scenari e domina la conversazione. Il clima politico e sociale di Firenze favorì la nascita di una prima modernità italiana, Toscana diventata paese modello dell’Illuminismo. Dal 1865 al 1871 Firenze divenne capitale d’Italia e fu riconfigurata urbanisticamente, e Collodi commentò con avversione questa cosa. Negli Ultimi fiorentini scrive della nostalgia delle vecchie mura e abitata dai fiorentini veri perché lì c’era l’ignoto, il meraviglioso ed è inspiegabile la delusione degli sviluppi politici del paese.
Collodi era frequentatore del caffè Doney, dell’Elvetico (degli artisti) o dell’Elvetichino (suo preferito) e punto di ritrovo dei liberali, giornalisti, amanti del teatro… vi è così una prima manifestazione bohème europea. In questo ambiente è nato anche Pinocchio e anche lo stile di vita dell’autore cambiò in quegli anni e pare che la sua pigrizia fosse proverbiale, aveva la passione del gioco (e molti debiti), fumava e beveva molto e gli piaceva cucinare.
Collodi non era un pedagogo e anche se Pinocchio ha massime morali e il suo autore vi mostra comprensione per la poca voglia di lavorare di Pinocchio, passione per il gioco, la noncuranza. Nella descrizione di alcuni passi l’autore pensa a se stesso e ai suoi amici, non ai bambini. Il 26 ottobre 1890 Collodi muore a 64 anni, non muore famoso per Pinocchio (nei necrologi non viene nemmeno menzionato) ma perché giornalista, patriota.
Dal bambino desideroso di apprendere al bambino ribelle. I personaggi di Collodi
Collodi diviene scrittore per l’infanzia quasi per caso, 1876, quando dall’editore Paggi, aveva ricevuto l’incarico di tradurre delle fiabe di fate francesi (I racconti delle fate). Non solo le traduce, ma inserisce sottotitoli, le adattò all’immaginario del proprio paese. Ciò gli diede spunto per la Fata di Pinocchio che è molto importante, e anche gli attributi caratteristici risalgono da questa influenza.
Altre riprese importanti le trova da Perrault che gli trasmette il carattere morale della fiaba: le sue fiabe mettevano alla fine le moralità del racconto, così anche Collodi fece e pubblica il suo primo libro per l’infanzia: Giannettino. Libro per ragazzi dalla casa editrice Paggi. I libri dell’infanzia di Collodi sono nati come lavori d’occasione, così come Pinocchio. Questi libri però rientrano nei libri per l’alfabetizzazione posteriore al 1871 in quanto la storia della lettura giovanile, in Italia, avvenne in ritardo di quasi due generazioni (in Germania vi era già la letteratura infantile diversificata con il dibattito pedagogico-letterario).
I primi stimoli per una letteratura nazionale italiana si hanno dal Nord Italia. Nel 1877 c’è la legge Coppino (obbligo scolastico, gratis dai 6 ai 9 anni) e ciò provocò nuovi lettori e il bisogno di letteratura infantile aumentava: Paggi crea la Biblioteca scolastica, una collana con i libri per l’infanzia di Collodi. Ciò provoca anche un mutamento dell’immagine dell’infanzia: dal bambino desideroso di apprendere al bambino ribelle. Il primo è il più antico modello infantile e la letteratura infantile illuminista vive di esso, è aperto alle materie di apprendimento, non ci sono opposizioni al programma pedagogico.
Collodi propone Giannetto di Parravicini, riscritto nel 1877 secondo l’esigenza dei tempi dove muta l’immagine del bambino: una società che ha messo la scuola obbligatoria, deve prendere sul serio le resistenze infantili all’apprendimento e deve tener presente la forma grezza dell’infanzia, la spontaneità, la fantasia dei bambini. La nobilitazione di quest’infanzia nel modello dell’adulto educato è il tema del romanzo d’infanzia. In Gannettino (come poi in Pinocchio): personaggi ricchi di dettagli e caricaturali, dialogo e comicità.
Giannettino di Collodi narra la graduale metamorfosi del piccolo buono a nulla, con insegnante che attua la sua progressiva formazione con insegnamenti diretti, racconti, materiale visivo, esperienze personali. Visto che è libro per scuola ci sono ampi spazi a nozionismo (cosa non proficua); alla fine il bambino educato, si mette in viaggio con l’insegnante in ferrovia. Questa storia anticipa un po’ quella di Pinocchio. Questo libro ebbe successo perché piaceva a tutti ed ebbe un forte rilievo per la diffusione della lingua toscana.
Un anno dopo pubblica un altro libro della Biblioteca, Minuzzolo, ex amico di Giannettino e va in campagna dove acquisisce notizie di buona condotta e morale e diversi campi nozionistici. Nel 1880 si ha un’opera che ha come protagonista ancora Giannettino che compie un viaggio di formazione in Italia: Il viaggio per l’Italia di Giannettino (libro di viaggi pedagogici) dove lui è accompagnato dal maestro che è ora suo mentore; opera con connotazione politica di attualità diventando viaggio nazionalpedagogico; vi è anche una questione sulla lingua.
Nel 1883 vi è Grammatica di Giannettino che era il primo della classe e impara a distinguere dialetto dall’italiano e dalle parolacce. Fa anche l’Abbaco di Giannettino.
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