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Letteratura italiana

del gioco (e molti debiti), fumava e beveva molto e gli piaceva cucinare. Collodi non era un

pedagogo e anche se Pinocchio ha massime morali e il suo autore vi mostra comprensione per la

poca voglia di lavorare di Pinocchio, passione per il gioco, la noncuranza. Nella descrizione di

alcuni passi l’autore pensa a se stesso e ai suoi amici, non ai bambini.

Il 26 ottobre 1890 Collodi muore a 64 anni, non muore famoso per Pinocchio (nei necrologi non

viene nemmeno menzionato) ma perchè giornalista, patriota.

!

2. DAL BAMBINO DESIDEROSO DI APPRENDERE AL BAMBINO RIBELLE. I PERSONAGGI

DI COLLODI.

Collodi diviene scrittore per l’infanzia quasi per caso, 1876, quando dall’editore Paggi, aveva

ricevuto l’incarico di tradurre delle fiabe di fate francesi (I racconti delle fate). Non solo le traduce,

ma inserisce sottotitoli, le adattò all’immaginario del proprio paese. Ciò gli diede spunto per la Fata

di Pinocchio che è molto importante, e anche gli attributi caratteristici risalgono da questa

influenza. Altre riprese importanti le trova da Perrault che gli trasmette il carattere morale della

fiaba: le sue fiabe mettevano alla fine le moralità del racconto, così anche Collodi fece e pubblica il

suo 1° libro per l’infanzia: Giannettino. Libro per ragazzi dalla casa editrice Paggi. I libri

dell’infanzia di Collodi sono nati come lavori d’occasione, così come Pinocchio. Questi libri però

rientrano nei libri per l’alfabetizzazione posteriore al 1871 in quanto la storia della lettura giovanile,

in Italia, avvenne in ritardo di quasi 2 generazioni (in Germania vi era già la letteratura infantile

diversificata con il dibattito pedagogico-letterario). I primi stimoli per una letteratura nazionale

italiana si hanno dal Nord Italia. 1877 c’è la legge Coppino (obbligo scolastico, gratis dai 6 ai 9

anni) e ciò provocò nuovi lettori e il bisogno di letteratura infantile aumentava: Paggi crea la

Biblioteca scolastica, una collana con i libri per l’infanzia di Collodi. Ciò provoca anche un

mutamento dell’immagine dell’infanzia: dal bambino desideroso di apprendere al bambino

ribelle. Il primo è il più antico modello infantile e la letteratura infantile illuminista vive di esso, è

aperto alle materie di apprendimento, non ci sono opposizioni al programma pedagogico. Collodi

propone Giannetto di Parravicini, riscritto nel 1877 secondo l’esigenza dei tempi dove muta

l’immagine del bambino: una società che ha messo la scuola obbligatoria, deve prendere sul serio le

resistenze infantili all’apprendimento e deve tener presente la forma grezza dell’infanzia, la

spontaneità, la fantasia dei bambini. La nobilitazione di quest’infanzia nel modello dell’adulto

educato è il tema del romanzo d’infanzia. In Gannettino (come poi in Pinocchio): personaggi ricchi

di dettagli e caricaturali, dialogo e comicità. Giannettino di Collodi narra la graduale

metamorfosi del piccolo buono a nulla, con insegnante che attua la sua progressiva formazione con

insegnamenti diretti, racconti, materiale visivo, esperienze personali. Visto che è libro per scuola ci

sono ampi spazi a nozionismo (cosa non proficua); alla fine il bambino educato, si mette in viaggio

con l’insegnante in ferrovia. Questa storia anticipa un po’ quella di Pinocchio. Questo libro ebbe

successo perchè piaceva a tutti ed ebbe un forte rilievo per la diffusione della lingua toscana. Un

anno dopo pubblica un altro libro della Biblioteca, Minuzzolo, ex amico di Giannettino e va in

campagna dove acquisisce notizie di buona condotta e morale e diversi campi nozionistici. Nel

1880 si ha un’opera che ha come protagonista ancora Giannettino che compie un viaggio di

formazione in Italia: Il viaggio per l’Italia di Giannettino (libro di viaggi pedagogici) dove lui è

accompagnato dal maestro che è ora suo mentore; opera con connotazione politica di attualità

diventando viaggio nazionalpedagogico; vi è anche una questione sulla lingua. 1883 vi è

Grammatica di Giannettino che era il primo della classe e impara a distinguere dialetto

dall’italiano e dalle parolacce. Fa anche l’Abbaco di Giannettino che insegna agli amici. Collodi, in

Pinocchio, menziona i suoi libri scolastici!

È un autore pedagogico, ha serbato comprensione della forma grezza dell’infanzia, le sue simpatie

vanno al cattivo ragazzo contro al ragazzo per bene (avversione continua). Era scettico della legge

Coppino e gli indirizza una lettera dove beffeggia la statalizzazione dell’apprendimento in favore

dell’individualismo, entusiasmandosi dei bambini del passato. La sua simpatia va al ragazzo di

strada della vecchia Firenze. Questo principio è l’impronta della raccolta Storie allegre. Dopo aver

concluso la serie di Giannettino, Collodi pubblica una continuazione, La lanterna magica di

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Giannettino rivolto agli adolescenti perchè Giannettino è diventato maestro sempre con riferimenti

a grandi personaggi della storia. Ma Collodi ha culminato il romanzo della trasformazione del

bambino ribelle in ragazzo perbene nel suo Pinocchio.

3. UN ROMANZO A PUNTATE. LA GENESI DI PINOCCHIO.

Fine 1880 inizia a lavorare a Pinocchio (già autore per l’infanzia). Pinocchio fu scritto come storia

a puntate per la nuova rivista infantile Giornale per bambini come supplemento del giovedì del

quotidiano Fanfulla che era per adulti (politico-letterario). Collodi inizia la serie senza avere chiari

prosecuzione ed epilogo: relativamente aperto a nuove idee e spunti, con spesso delle discordanze

(soprattutto quando viene interrotto; per es. vi sono differenze nella Fata prima bambina, poi come

madre). La continuazione del romanzo dipende dal successo, si costruisce con singole sequenze

chiuse che devono essere aperte per incuriosire il lettore. La trama tiene viva la suspense e l’autore

allinea varie avventure di origine tematica diversa. Pinocchio è una storia senza fine perchè la

tecnica letteraria richiama i serial tv (prodotti di consumo moderni); quindi è romanzo per bambini

con una struttura giornalistica. Collodi invia la prima puntata dicendo che era una “bambinata”, ma

l’editore Biagi ne era molto soddisfatto (onorario: 20 cent per riga). La storia di un burattino è il

titolo dei primi 2 capitoli; nel 3° cap Collodi lasciava una sorta di promessa al lettore della

prosecuzione del racconto, ma sembrava non prender troppo sul serio l’incarico perchè la redazione

deve sollecitarlo continuamente per le consegne anche perchè i bambini continuano a scrivere

lettere per la continuazione della storia. La stampa del 15°capitolo doveva segnare la fine con

l’impiccagione del burattino monello, ma non poteva morire! Un avviso allora venne pubblicato che

Pinocchio era vivo e che proseguirà. La bambina morta, ritorna anch’essa tra i vivi e salva

Pinocchio rendendosi protagonista fondamentale della seconda parte della storia e viene svelata la

sua identità di Fata (antagonista buona). Nelle prime 15 puntate è burattino monello, nella

continuazione vuol diventare ragazzo per bene: acquista un nuovo spessore la storia fino alla

trasformazione in uomo. L’esempio morale si trasforma in romanzo d’infanzia.

Prima di pubblicare la prima della seconda parte, Collodi invita i bambini a rileggere l’ultimo

capitolo (preludio) e le puntate successive sono pubblicate regolarmente fino al 23/03/1882 quando

si arresta e dopo 5 numeri ritorna per sapere cosa è successo a Pinocchio che si è tuffato in mare per

salvare Geppetto (non lo sapeva nemmeno Collodi). Dopo altre 5 si ferma ancora lasciando passare

6 mesi, forse perchè non aveva più voglia, ma la sua simpatia per quel burattino lo porta a

continuare. Il desiderio di Pinocchio di diventare bambino non poteva essere che quello dei lettori e

Collodi con un “ma…” alludeva che succedeva ancora qualcosa dove ancora una volta si lascia

fuorviare da Lucignolo. 1883 (cap 30) c’è una nuova parte del romanzo con il solito preludio (dopo

6 mesi di sospensione). In 7 puntate termina il 25 gennaio 1883. Aveva già stipulato il contratto per

un’edizione integrale con la casa Paggi: Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino;

seguirono numerose edizioni anche presso altre case editrici. Ebbe successo, ma non

particolarmente buono.

4. PINO, PINOLO, PINOCCHIO. SULLA MAGIA DEI NOMI

Pinocchio nasce con il suo nome, cioè ha una motivazione che viene meno quando è tradotto in

altre lingue. Gioco di parole nascosto: pidocchio, pidocchioso; pinocchio in toscano è pinolo che è

il seme del pino, usati poi in cucina. Pinocchio è in italiano una parola familiare con molte

associazioni. Pino + occhio ricorda pidocchio, finocchio, ginocchio. Questo racconto ha modificato

anche la famiglia dei Pinocchi (tutte le derivazioni) perchè il seme del pino viene ora chiamato solo

pinolo, non più pinocchio, perchè il protagonista ha preteso per sé questo nome. Però Pinocchio ha

fatto nascere nuove denominazioni: pinocchiologi (che si rivolgono allo studio delle marachelle del

personaggio, le pinocchierie, che sono di carattere pinocchiesco). Il burattino inteso, è poi quello

azionato dal sotto con la mano, non altri personaggi del teatro delle marionette (altra distinzione).

Collodi ha così introdotto il concetto di burattino in senso molto non specifico che conferisce il

carattere cangiante a Pinocchio stesso. Geppetto vuol divenire burattinaio con un solo burattino

5. LEGNO RIBELLE, CORPO GROTTESCO. IL CORPO DI PINOCCHIO E LE TRADIZIONI

DELLA CULTURA POPOLARE ! 3

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Il fascino del personaggio dipende dalla sua materia, è di legno e l’incipit iniziale vanifica ogni

incipit fiabesco. Le 2 qualità fiabesche fondamentali di questo legno sono la sua resistenza e la sua

capacità di trasformazione: qualità base che si richiedono ai giocattoli per bambini. Da ogni

pericolo esce vincitore. Ma questo legno non è del tutto insensibile, perchè quando è impiccato

quasi soffoca e senza la medicina quasi muore. La “testa di legno” citata dal Grillo indica la sua

riottosità, durezza perchè deve ancora diventare uomo. Ma la natura di Pinocchio ha anche una

storia che ha tradizioni nel teatro popolare: il teatro delle marionette che al Sud riscuoteva molto

successo (baracche mobili o fisse). Mangiare, bere, dormire, divertirmi e fare dalla mattina a sera la

vita del vagabondo: motto di Pinocchio all’inizio. Già ai tempi di Collodi il burattino era metafora

negativa come uomo senza fermezza (dal Vocabolario dell?accademia della Crusca). Le maschere

del teatro italiano erano fisse, plasmati dai modelli dei drammi cavallereschi o commedie d’arte.

Pinocchio non è uguale a nessuno di questi tipi, esistono relazioni con la maschera di Stenterello e

di Fagiolino. Collodi conosceva la dimensione teatrale anche per la sua attività di censura teatrale,

oltre che per esperienza personale. La caratteristica fisica più vistosa di Pinocchio è il suo naso

lungo: naso impertinente, personificazione della rivolta (ma presente anche nell’immaginario dei

racconti popolari, come troll); ma il suo è un nasco che cresce, cresce (come alcuni corpi grotteschi

spaventosi della narrativa popolare, corpi in divenire non finiti): inquietante memoria di un corpo

non finito che il bambino ha. Infatti lui viene punito proprio in questo organo e il popolare motivo

del naso lungo come segno di piacere diviene uno spauracchio pedagogico per bambini. Pinocchio è

un corpo non finito anche in altre parti, come quando brucia i piedi, le orecchie che gli crescono da

asino (piacere della paura: la paura e il piacere del bambino di non esser certo del proprio corpo).

Altre caratteristiche: ridere e fare le smorfie, personaggio comico perchè il teatro dei burattini ha

l’arcaica cultura del riso: Pinocchio è un esempio di figure grottesche che popolano la letteratura e

cultura infantile del XIX e XX secolo. Anche Pinocchio è un romanzo di un viaggio fantastico

perchè evade il suo mondo familiare, vive luoghi nuovi e lontani; il suo viaggio è ciclico perchè ha

partenze e ritorni che si ripetono per 9 volte e il più avventuroso è quello del Paese dei Balocchi che

apre la 3° parte del romanzo. L’immagine di questo paese è vita pubblica infantile senza disciplina e

regole, utopia popolare del paese della cuccagna nella cultura dell’infanzia. Ma il viaggio nel paese

della buona vita termina nella catastrofe perchè sarà trasformato in asino

6. IL ROMANZO DI PINOCCHIO O SULLA FINE DELL’INFANZIA

Quanto più una società coltiva l’infanzia tanto più dolorosamente vengono vissuti i processi di

distacco da essa. La società borghese ha sviluppato un sistema semantico differenziato per celebrare

l’addio all’infanzia: il romanzo d’infanzia. Mentre il romanzo di formazione classico parla di una

prima fase esistenziale della personalità, il romanzo d’infanzia fa dell’infanzia stessa il proprio

tema, storia esemplare di formazione. Protagonista è un bambino e come epilogo ha il divenir

uomo. Il primo romanzo che ha per eroe un bambino è l’Emile di Rosseau dove vi è lo sviluppo

delle sue predisposizioni naturali con l’idea di bambino puro. In Pinocchio il romanzo d’infanzia ha

trovato la sua forma classica: il suo grande tema è la fine dell’infanzia, il suo eroe è una maschera

dell’infanzia dell’età borghese. Con il suo corpo di legno vive l’ingenuo anarchismo del bambino e

la sua resistenza contro il mondo; già alla creazione è riottoso contro il padre creatore, tutte le

aspettative del padre vengono deluse (la malinconia espressa da Geppetto). L’anarchia di Pinocchio

determina anche il seguito dei suoi obiettivi di vita. Il principio del piacere , come vorrebbe vivere

lui, è il contrario di come vivono tutti gli altri ragazzi, che sono addomesticati, pronti per la civiltà.

Scuola e studio sono gli strumenti per la preparazione (momento dell’alfabetizzazione quando

scrive), poi aggiunge il lavoro. Pinocchio vuole sfuggire alla costrizione di diventare adulto, vuole

restare bambino che contiene però la proiezione degli adulti. La prima battaglia contro la voce della

morale (grillo) termina con una rapida vittoria per Pinocchio. Il rifiuto di diventare adulti è tema

base della letteratura infantile borghese.

Un romanzo per un buon paragone con Pinocchio è Heidi di Johanna Spyri perchè è mondo senza

donne, madre, ma accuditi da vecchi uomini; solo nella seconda fase compaiono figure femminili

con dure esigenze e nella terza fase divengono sostenitori dei propri vecchi, accettando il ruolo di

esser adulti. ! 4


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Diana Artemide di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Benvenuti Giovanna.

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