L'uniforme cristiano e il multiforme pagano
L'interpretazione di Caretti
Caretti propone un’interpretazione della poesia tassiana, portando a maturazione la tradizione critica della storia di De Sanctis, che si riassume nella formula bifrontismo spirituale. È un concetto che ha il merito di:
- Stabilire un costante rinvio fra la scrittura e il suo contesto ideologico-culturale
- Individuare una struttura del tutto nuova della Liberata, nella presenza di una conflittualità in atto, tra forze unitarie e centrifughe
Caretti riduce il bifrontismo spirituale alle sue reali matrici storiche e lo ricerca nelle concrete manifestazioni poetiche; nella GL esso si afferma come riflesso delle antinomie di un’intera epoca e come documento di una crisi di identità che cerca soluzione nel tentativo di conciliazione del classicismo con la moderna ansietà religiosa. Tale impostazione caratterizza il testo tassiano come struttura dualistica; garantisce solidità di presupposti e fecondità di prospettive a una lettura della GL che utilizza modelli semiologici derivati dalla psicanalisi di Freud.
Il modello freudiano
Zatti vuole contribuire a liquidare ogni residuo di psicologismo e evitare le insidie del riduzionismo schematico, ma mantenendo una chiave di lettura psicanalitica. Francesco Orlando definisce la "formazione di compromesso" come la manifestazione linguistica in senso lato (semiotica) dell’esito di uno scontro tra forze psichiche. Il concetto freudiano di formazione di compromesso fornisce un modello linguistico adatto a definire quel meccanismo conflittuale di spinte e controspinte, di tentate conciliazioni e di reali divaricazioni semantiche in cui si esprime il concetto di bifrontismo spirituale.
NB: È nel funzionamento del modello di compromesso che si deve riconoscere la "struttura del tutto nuova" della GL. L’applicazione del modello freudiano conferisce maggior chiarezza alla proposta di lettura di Zatti: nella GL non si rappresenta un unico punto di vista ma una compresenza di punti di vista antitetici, determinata dall’irrisolto conflitto fra ideologia e identificazione emotiva.
Identificazione emotiva e conflitto di codici
L’identificazione emotiva è un concetto che deve essere sottratto all’ambito psicologico, pena la contraddizione. L’assunzione dentro il testo di contenuti in compromesso consente di situare i conflitti di senso in un orizzonte di significati che non è indefinito e senza limiti: tali limiti sono quelli della storica specificazione. Qui il discorso torna a saldarsi alla lezione di Caretti che condanna come sbagliate letture critiche quelle che moltiplicano arbitrariamente il senso del nome di una malintesa ambiguità e quelle che riducono a una visione esclusiva e parziale la complessa dinamica dei significati nel poema.
Zatti tenta di verificare la legittimità di una chiave di lettura figurale dello scontro Cristiano-Pagani. In questa prospettiva, la guerra per Gerusalemme rinvia a una lotta per l’egemonia che si instaura fra due codici antitetici:
- Quello dei Pagani che si richiama agli ideali di un umanesimo laico, materialista e pluralista
- Quello dei Cristiani che dà voce alle istanze religiose autoritarie della Controriforma
La materia storica propone lo scontro tra due religioni e culture opposte; nella vicenda poetica lo scontro assume i connotati di un conflitto tra due codici, divenuti incompatibili, conflitto che si genera all’interno di una medesima cultura e società (occidentali e cristiane). Tanto che a misurarsi nella guerra in cielo non sono Dio e Maometto, ma Dio e Satana; la verità cristiana trova il proprio antagonista non nella verità pagana, ma nell’errore, nel male e nell’eresia (= principi a essa connaturati).
Proprio come tali si configurano nella GL quei valori cavallereschi che la tradizione recente del genere aveva rifondato in senso umanistico, ma secondo uno soltanto dei codici (il punto di vista di Dio). Per questo solo dai personaggi pagani è possibile ascoltare l’affermazione degli ideali eroici di virtù e onore fatta con fierezza e in assenza di ottica religiosa (Argante, Solimano, Ismeno). Ideali che ritroviamo nel discorso di Satana, quando rievoca la ribellione degli angelicaduti (IV). Sono dichiarazioni in cui ritornano motivi tipici di un sistema di valori storicamente definiti: mito dell’homo faber, antagonismo fortuna/virtù; e sono dichiarazioni che non troviamo tra le file dei crociati, perché la dimensione umanistica individuale, quando non è assente, è comunque subordinata a una finalità collettiva. Nei discorsi dei guerrieri cristiani il riconoscimento della positività dei valori cavallereschi si accompagna a un principio superiore che tali valori integri, senza il quale non è lecito sperare nella vittoria.
Gerarchizzazione e conflitto
Lo scontro tra i codici indicati si apre in coincidenza con l’esordio dell’azione narrativa, diventando chiave di lettura privilegiata: Goffredo di Buglione è sollevato per volontà divina a capo supremo dell’esercito crociato. Si stabilisce un processo di subordinazione gerarchica denso di conseguenze, sia sul piano del dato narrativo immediato, sia sul piano etico e ideologico in senso lato; l’intervento divino determina la netta distinzione politica e morale fra Goffredo e i compagni erranti. Contemporaneamente segna la cessazione della compresenza paritetica di codici diversi, la sanzione dell’opera repressiva di un codice (quello di Goffredo) sugli altri avvertiti come devianti pagani; è l’abolizione della tolleranza nei confronti dell’altro del diverso.
Lo scontro militare fra pagani e cristiani letto nei termini di un conflitto fra codici ricalca da un lato gli eventi di una storia soprannaturale realizzatasi come autoritaria imposizione della legge di Dio sulla libertà di Satana; dall’altro rinnova sulla terra la fisionomia di una lotta simile a quella combattuta contro gli infedeli che i rappresentanti del codice cristiano repressivo ingaggiano contro i travisamenti erotici di Rinaldo e Tancredi e la condotta aberrante di altri crociati. Dopo la gerarchizzazione dei piani in nome della prioritaria finalità cristiana, il soggiacere alle spinte degli ideali individualistici terreni viene bollato come errore (compagni erranti) e i cavalieri cristiani che vi cedono si identificano idealmente con i nemici pagani. Tratti stilistici sul motivo della bestialità accomuna infatti personaggi appartenenti ad ambiti diversi eppure tutto di devianti. Per Satana e i mostri infernali la bestialità è tratto somatico distintivo, e i pagani in genere hanno un’attitudine fisica e comportamentale di ferocia selvaggia. Per Rinaldo il riferimento all’animalità rimane fino a quando è preda della follia amorosa per Armida.
Motivo dell'esilio e riduzione del conflitto
Un altro motivo è quello dell’esilio che coinvolge Solimano, Satana e Rinaldo; come Dio ha scacciato un tempo Satana dagli stellati giri, così i cristiani hanno scacciato Solimano dal suo regno e così Goffredo scaccia Rinaldo dal campo cristiano dopo l’uccisione di Gernando. La distribuzione del conflitto fra i codici in tre ambiti distinti non è occasionale; è sottesa al generale svolgimento dell’opera del codice repressivo cristiano, intollerante della diversità, nel contesto dell’intero poema. Quest’opera si configura come un processo dinamico di riduzione:
- Dal vario all’uno
- Dal discorde al corale
- Dalla dispersione alla concentrazione
Questo processo dinamico si svolge su tre piani differenti:
- Come condanna eterna degli angeli ribelli alla legge divina (Cielo vs Inferno)
- Come sconfitta storica degli infedeli ad opera dei crociati (armi pietose vs popolo misto)
- Come subordinazione politica dei compagni erranti all’impero di Goffredo (Il capitano vs compagni erranti)
È consentito ora formulare l’ipotesi di più concreti legami tra questo intreccio narrativo e la situazione storica contemporanea che vede l’ortodossia cattolica impegnata in una lotta su due fronti:
- Contro gli infedeli fuori d’Europa
- Contro gli eretici entro i confini d’Europa
Il conflitto tra codici è fortemente radicato nel seno della società italiana tardo rinascimentale in cui è entrato in crisi il complesso di valori umanistici che aveva fatto da supporto alla riforma ariostesca del genere cavalleresco. Il nuovo sistema ideologico si era espresso in un codice letterario caratterizzato dalla individualità, quella forza di iniziativa che fa di ogni cavaliere l’uomo libero, che trova il suo limite in se stesso, cioè nelle leggi dell’amore dell’onore a cui ubbidisce volontariamente (De Sanctis). Nel clima di restaurazione cattolica si afferma prepotente un’istanza integralistica repressiva che confina progressivamente in una zona di sospetto quella dialettica di valori che si esprimeva nel Furioso sotto il segno della varietà; ora questa deve fare i conti con una tendenza totalizzante che cerca di far valere alcuni principi unificanti ai quali ricondurre l’insieme e ciascuna delle attività umane socialmente impegnate.
L’azione del poema tassiano sembra rispecchiare questo processo; opposizioni nel poema:
- Universalismo/pluralismo
- Repressione/tolleranza
- Autorità/libertà
I cavalieri cristiani che tentano di sottrarsi a questa logica centripeta accentratrice si pongono al di fuori della ortodossia e vengono qualificati come erranti; in questo termine si sommano l’accezione fisica e quella morale: movimento centrifugo e condotta deviante. Come tali si trasferiscono oggettivamente sul terreno pagano del vario e del diverso operando una frattura nel corpo compatto dell’unità cristiana. Discordia e divisione sono gli strumenti operativi delle forze pagane centrifughe e disgregatrici, che agiscono in direzione opposta a quella cristiana (quindi dall’uno al vario, dal corale al discorde, dalla concentrazione alla dispersione). Le forze del male tentano così invano di ripristinare la condizione di devianza che l’investitura di Goffredo aveva abolito.
NB: se il combattere per la fede è divenuta l’unica finalità consentita al crociato, al di fuori della quale esiste solo l’errore, la presenza delle forze del male, delle forze pagane si configura come la costante tentazione rappresentata da quegli obiettivi autonomi privati propri del codice cavalleresco cortese (virtù, amore, onore) che sono stati condannati come incompatibili.
Concezione della guerra
Differenza nella concezione della guerra fra cristiani e pagani:
- Cristiani: la intendono come servizio e missione.
- Pagani: la intendono come mezzo di affermazione individuale rispondente a motivazioni per ciascuno diverse e particolari (la vendetta, il desiderio di gloria, la difesa del regno). Argante si propone come duellante privato.
Atteggiamento del cristiano Raimondo in occasione del suo duello con Argante assume un carattere di vera e propria contrapposizione ideologica (VII); è utile confrontare a tal proposito anche la diversa autorità di cui godono Goffredo e Aladino nei confronti dei rispettivi eserciti:
- A Goffredo tutti sono sottomessi finché il codice che incarna non è posto in discussione.
- Aladino sembra solo casualmente capo dei suoi guerrieri che inseguono ideali privati diversi e non collettivi; non esercita dunque nessuna forza di coesione interna, non rappresenta né una fede, né un principio superiore. Aladino combatte una battaglia privata a cui gli altri non si sentono minimamente cointeressati (es episodio Clorinda-Argante IX, 94).
Confronto tra schieramenti
Il confronto tra due contrapposti schieramenti risponde a regole costanti di individuazione. L’antitesi tra unità e varietà si ripropone tanto a livello dell’enunciazione come scelta lessicale stilistica, quanto a livello dell’enunciato come ritorno di costanti tematiche.
Azione narrativa e prologo in cielo
L’azione narrativa prende le mosse da un prologo in cielo in cui Dio rivolge il suo sguardo sulla terra dove ormai sei anni i crociati combattono senza successo e riconosce nel solo Goffredo il fedele interprete della sua volontà. Gli altri principi cristiani hanno dimenticato il fine santo che li ha riuniti in Palestina e si sono dispersi dietro ideali privati e terreni (Baldovino, Tancredi, Boemondo, Rinaldo). Questa divaricazione morale tra Goffredo e i compagni che sono sul suo stesso piano di autorità viene materialmente sancita dall’investitura celeste che è invenzione poetica di Tasso il quale si discosta dalle fonti che concordavano nell’affermare che i crociati rimasero sempre divisi sotto diversi comandanti. Da questo momento l’obiettivo cristiano viene sancito come l’unico lecito e contrapposto agli altri codici incarnati dei compagni erranti.
Rassegna delle forze crociate
Il primo atto ufficiale di Goffredo dopo l’investitura è quello di passare in rassegna le forze dell’esercito crociato (la rassegna è un topos epico). Sembra che la ritrovata coscienza unitaria dei principi cristiani, che hanno accettato di buon grado di sottoporsi a Goffredo, trapassi materialmente nella rappresentazione delle forze in campo, per cui la varietà delle nazioni, la diversità delle armature pare come confondersi annullarsi in una festosa in differenziazione. I tratti distintivi sono unità e uguaglianza e acquistano maggior rilievo se li leggiamo in parallelo con la medesima scena in campo pagano, che si colloca l’opposto nell’area semantica della moltitudine, discordia, varietà.
Un ulteriore confronto è fornito dalle parallele arringhe rivolte da Goffredo e da Emireno ai rispettivi eserciti prima dello scontro finale:
- Goffredo si afferma come garante personale del principio unitario all’interno della diversità cristiana: invita i suoi soldati a non temere la gran folla dei nemici perché discorde e mista. Conclude l’esortazione ricordando il vincolo diretto, personale che lo lega ai suoi soldati sottolineando l’impossibilità da parte di Emireno di stabilire un analogo contatto con il proprio esercito a causa della grande varietà, confusione e mancanza di coesione.
- Emireno: si trova nell’impossibilità di rivolgere un discorso diretto a causa della diversità delle lingue e tantomeno corale perché chi non può essere richiamato gli ideali comuni di un medesimo principio di fede va blandito con lusinghe diverse rivolte ad personam.
Viaggio di Carlo e Ubaldo
Il viaggio dei guerrieri Carlo e Ubaldo per far tornare Rinaldo fornisce il pretesto per una sorta di ulteriore rassegna degli infiniti popoli pagani. Questo viaggio in mezzo alla paganità si svolge all’insegna del vario del diverso: i guerrieri a bordo della navicella guidata dalla Fortuna, vedono scorrere davanti a sé le diverse regioni, le diverse città, le diverse genti. Quando giungono alla colonne d’Ercole, Ubaldo chiede notizie alla dea sugli abitatori di quel mondo occulto: la dea risponde che in quel mondo vive gente nell’ignoranza della verità cristiana e che gelosamente conserva la propria indipendenza, ma contro di essa operano gli obiettivi proselitistici cristiani, cioè quella tendenza totalizzante che si realizza nel poema come azione militare politica tipicamente imperialistica, conforme a un’ideologia che non ammette la coesistenza del diverso. Così la Fortuna assicura Ubaldo che anche in questo mondo oscuro l’esercito cristiano imporrà la propria fede la propria cultura.
In questo contesto anche la celebre meditazione sulle rovine di Cartagine incontrate durante il viaggio (XV, 20) si inquadra in una prospettiva storicamente meglio determinata che quella di un generico lutto per la caducità delle opere umane. Essa si giustifica nella logica di sconfitta che incombe sui popoli sostenitori della diversità pagana: una volta che questa sconfitta è stata accettata come necessaria, il poeta si consente di esprimere il compianto elegiaco. La segreta nostalgia per quei valori si nasconde dietro la persuasione della loro insufficienza, resa manifesta dal destino di precarietà.
Nel giardino di Armida Carlo e Ubaldo si trovano in un isolamento spaziale e temporale. Il canto del pappagallo inneggiante al carpe diem dice in fondo la stessa cosa della meditazione del poeta (la vita è breve), invitando a trarne conseguenze opposte. Ma qui il rovesciamento dell’angolo visuale, da cristiano a pagano, ha rovesciato la funzione ideologica, liberando la sostanza trasgressiva dell’invito epicureo dall’involucro di ogni cautela un compromesso.
Isole Fortunate e assemblea infernale
Tappa conclusiva del viaggio: Isole Fortunate a guardia di questo luogo isolato dove la paganità domina incontrastata sta una sorta di mostruoso esercito pagano. Varietà di forme e mostruosità di aspetto caratterizzano puri demoni convocati in concilio da Satana. Le potenze infernali offrono un’immagine di moltitudine e difformità che risulta del tutto analoga a quella delle truppe egiziane e delle infinite genti che popolano il Mediterraneo.
La rappresentazione dell’assemblea infernale (IV) dà spunti di riflessione che riguardano temi polemici contenuti nel discorso di Satana, che ripropone una problematica centrale: Satana leva contro Dio e contro le armi cristiane un’accusa esplicita di prevaricazione. Così come in cielo gli angeli ribelli sono stati banditi e ricacciati da Dio nell’abisso oscuro, i cristiani sulla Terra pretendono di ridurre l’intero mondo abitato sotto loro dominio, di costruire la società umana loro immagine e somiglianza, senza accettare una dialettica, una coesistenza di culti, mentalità, abitudini diverse. Di fronte al nuovo sopruso non è più tempo di restare inerti né di accettare passivamente la dittatura di Dio.
Potenziale della ricostruzione della storia biblica dal punto di vista di Satana per il sistema di valori vigenti nel testo; essi sono contestati nella loro positiva certezza a testimonianza del precario equilibrio su cui regge il poema.
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