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DISCORSI SULL’ARTE POETICA

Sono la prima opera teorica di Tasso, in cui concilia uso e norma. Secondo Luigi Poma furono

scritti tra il 1561-’62 (periodo della composizione del Rinaldo), mentre per Ferretti furono composti

dopo il Rinaldo (forse primavera ’62, o tra il II e il III anno accademico).

Il testo reca nel titolo tracce di aristotelismo ( arte poetica Ποιητική τήχνη). I Discorsi sono un

programma poetico, ma anche un trattato universale sull’arte del poetare vuole dare una teoria

alla prassi. Vengono pubblicati nel 1587, dopo la pubblicazione, senza la sua volontà, della

Liberata.

Il testo dei Discorsi è incompleto, probabilmente manca un discorso che si collocava tra gli attuali

II e III: lo si capisce da una promessa non mantenuta, cioè come ottemperare unità epica e varietà

d’azione. La mancanza di un discorso trova conferma in Discorsi sul poema eroico in cui dice che

dovevano essere 4, mentre noi ne abbiamo solo 3. Tasso rivela di averli composti in pochi giorni.

I primi 2 discorsi sono chiari e hanno densità concettuale, chiamano in causa Scipione Gonzaga. Il

terzo invece è oscuro, non ancora discorso, sembra un abbozzo. Il terzo discorso così formato

secondo Ferretti dimostra la stesura “in pochi giorni” e solo successivamente il desiderio di

sistemarli per la pubblicazione.

Discorsi:

1. Inventio

2. Dispositio

3. Elocutio (sarebbe il 4)

Discorso 1: si occupa dell’inventio, ovvero della scelta della materia per attirare il pubblico. Le

soluzioni che il poeta propone sono finalizzate all’effetto che possono avere sul lettore. Scegliere

come materia l’Edipo o scegliere la Medea, cambia: nel primo il pubblico si identifica più

facilmente, perché agisce inconsapevolmente.

Il discorso tocca 5 criteri fondamentali per la scelta della materia:

1. Materia storica o fittizia? Tasso sostiene che il poeta debba usare la materia storica in

ossequio del verosimile. Il poeta deve ingannare i lettori con la materia storica che serve per

dare “opinion di verità”. La novità della fabula consiste nello svolgimento (testura), nello

scioglimento (lusis) e nel nodo (desis); il suo arricchimento invece è dato dagli episodi. Il

poema deve quindi arrivare a un punto critico (nodo) e piano piano sciogliersi (sono

categorie aristoteliche).

“Materia nuda” cioè quella che non ha ancora ricevuto qualità dall’artificio del poeta. Dice

che si può chiamare la materia “argomento”.

2. Il poeta epico moderno non deve prendere l’azione dei “gentili” (=pagani), altrimenti si

perde il meraviglioso (=soprannaturale). Tasso cade in un paradosso se si ricorre al

soprannaturale su argomento pagano si perde il verosimile; se non lo si inserisce si perde la

meraviglia NB: il soprannaturale è indispensabile in un poema, dunque verosimile e

soprannaturale sono due dimensioni indispensabili nel poema eroico. La soluzione al

paradosso è il meraviglioso cristiano (cristiano=verosimile): si basa sulla concezione

aristotelica basata sul diletto. Dio e Satana (bene e male) sono garanti di verosimiglianza del

sovrannaturale. Il fine primario del meraviglioso il diletto.

Critica Boiardo e Ariosto perché si rifacevano a un meraviglioso senza giustificazioni: per

Tasso la sceinza del magico deve basarsi sull’opinione della moltitudine (il lettore cristiano

crede ai miracoli, a Dio e a Satana).

 Unico modo per garantire la verosimiglianza è scegliere una materia storica di stampo

cristiano o ebreo. La religione cristiana ha temi che permettono la realizzazione del

sublime epico. Inoltre la materia cristiana mostra esemplarità morale.

3 motivi a favole del tema cristiano:

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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