Turchetta: letteratura, cultura e società
Quello di Turchetta è un manuale che indica le figure degli studiosi più importanti che hanno messo in circolo la letteratura con la società. Turchetta sostiene che siano sempre esistiti 2 orientamenti principali della critica letteraria (modo di leggere e studiare un testo letterario) in Italia: quello della critica formale e quello della critica sociologica. Sono 2 metodi apparentemente contrapposti perché la critica sociologica considera la letteratura come un prodotto sociale, la critica formale, invece, studia solo la forma letteraria, presuppone che il testo non sia un prodotto o un effetto della società ma qualcosa che si crea in modo autonomo, astratto grazie a idee quali il genio, l’artista.
Questi 2 modi di intendere un testo letterario sono incompatibili, potremmo solo incorrere in un impoverimento di uno e dell’altro. Se ci fosse, per esempio, un eccesso di critica formale, ricadremmo in uno specialismo; dall’altra parte, l’eccesso della critica sociologica rischierebbe di sacrificare il piano delle forme e di puntare solo sui contenuti. L’orizzonte metodologico che più volte richiama Turchetta è quello dell’integrazione tra questi 2 orizzonti: bisogna collocare il testo letterario di ogni singolo scrittore in un campo complesso e far riferimento alla sua visione del mondo, formazione culturale, biografia, ecc. (Arcangelo Leone ha studiato con questo metodo e parla di questi vari livelli).
Tutti questi rapporti possono essere chiamati ideologia. La critica sociologica si può anche intendere come critica dell’ideologia. La critica sociologica ha maggiore successo in Italia coincidendo con il periodo del neorealismo (anni 50) e incontra un momento di crisi tra gli anni 70 e 80, in cui si assiste al cosiddetto riflusso, viene soppiantata dalla critica formalistica.
Crisi della letteratura nel post-modernismo
Intorno alla metà degli anni 70 (post-modernismo), si assiste a una crisi della letteratura anche a causa della concorrenza degli altri media e la scomparsa di tutti i grandi scrittori intellettuali, che a partire dalla letteratura cercano di intervenire nel dibattito pubblico (Calvino, Pasolini, e Sciascia). In più c’è da considerare il predominio graduale dell’industria culturale, si impongono dei generi letterari ben definiti, l’editoria si fa sempre più industria.
La visione del mondo di Marx
Secondo la visione del mondo (ideologia) di Marx, la realtà è un processo determinato da fattori materiali che lui chiama struttura (cioè l’economia). Per Marx c’è una struttura economico-sociale e a questa struttura corrisponde ciò che lui chiama sovrastruttura, che a sua volta è determinata dalla struttura. Ognuno di noi è mosso nei suoi comportamenti pratici e nelle sue attività culturali da un’ideologia che normalmente non conosce e che anzi tende a nascondersi. Anche questo carattere inconscio dell’ideologia ha fatto sì che Marx venisse accostato ad altre personalità denominate maestri del sospetto. Questi sono: Marx, Gramsci e Freud, hanno svelato le conoscenze, i valori ereditati da una tradizione che fino all’800 e gli inizi del 900 sembrava insufficiente agli occhi degli uomini e delle donne che vivevano in quegli anni, che si affacciavano e venivano travolti dalla modernità e dal contemporaneo.
Marx demistifica la società borghese da un punto di vista strettamente economico, Gramsci demistifica la società borghese da un punto di vista dei valori e della morale e Freud demistifica la vita dell’uomo e della donna borghese rispetto alla propria psiche, inventando la dimensione dell’inconscio.
Letteratura e cultura come prodotti della struttura economico-sociale
Anche la letteratura e la cultura sono prodotti determinati dalla struttura economico-sociale (dal ruolo dello scrittore). Sarebbe ovviamente facile e sbagliato pensare che ogni singolo testo letterario risponde in modo meccanico alla struttura economica sociale; non c’è un meccanismo lineare, deterministico. Questo eccesso della concezione marxista della letteratura in quanto sovrastruttura viene chiamato marxismo volgare inteso come rozzo, troppo semplice. Non esiste un rapporto diretto e univoco tra letteratura e società.
Turchetta fa l’esempio di uno scrittore francese che opera nel secondo 800, periodo delle trasformazioni sociali dovute all’industrializzazione: Balzac. Ha scritto un ciclo di romanzi (Papa Goriot) con l’intento di fare un ciclo che rappresentasse i vari stati della società borghese ma l’ha fatto essendo uno scrittore dichiaratamente reazionario, per questo motivo i suoi testi vanno collocati nel suo orizzonte storico e ideologico. Sono da lui costruiti come risposta della letteratura in quanto sovrastruttura ai cambiamenti sociali. Ideologia di Balzac: era uno scrittore di destra che viveva questo cambiamento come un tradimento del ceto aristocratico nobile a cui lui si sente legato.
Questo dato fa saltare in aria il concetto troppo facile e troppo riduzionistico per cui se uno scrittore scrive opere di denunce di critica debba essere per forza di sinistra o progressista. Turchetta fa poi l’esempio di Lukács (Lucatch) che diceva che Balzac, nonostante fosse uno scrittore reazionario, riesce a darci una rappresentazione realistica, critica, del presente in cui vive. Tornando al marxismo, questo vuol dire che il rapporto tra struttura economica e sovrastruttura non è schematico, univoco, e molto più complesso e il caso di Balzac lo dimostra.
Il caso di Pirandello nel 900 italiano
Nel 900 italiano Pirandello scrive opere teatrali e narrative che sono prodotto del momento storico in cui vive ma aderisce anche al Fascismo, contraddizione che va indagata. Probabilmente aderisce per una questione di tornaconto personale oppure per soddisfare una certa vocazione all’ordine che molti scrittori come Pirandello e Gadda avevano. Il suo teatro, come diceva Gramsci, evidenzia l’ipocrisia della borghesia.
Marx, Engels e il materialismo storico
Marx collabora moltissimo con Engels. Il loro pensiero viene definito materialismo storico, cioè per loro la storia è un processo determinato da fattori materiali (nasce con le Tesi su Feurbach e L’ideologia tedesca). Esistono fattori materiali, aspetti della vita che hanno un peso maggiore rispetto ad altri, per esempio la struttura economica, cioè intreccio dello sviluppo dei mezzi di produzione e dei rapporti di produzione. Per lui al centro della storia moderna c’è la divisione del lavoro (tra operai e capitalisti) che produce ingiustizia sociale, disuguaglianza, conflitto fra le classi.
In quegli anni questi 2 filosofi devono occuparsi anche di contrastare l’egemonia del sistema filosofico hegeliano. Hegel costruisce, al contrario di Marx ed Engels, una visione della realtà che è quella dell’idealismo: secondo lui la storia non è guidata da processi materiali ma da una inarrestabile e progressiva vittoria dello spirito. I due filosofi intuiscono che le trasformazioni sociali sono il frutto di una lunga catena di trasformazioni nel mondo del lavoro; ad ogni forma economica che assume la società nei millenni, si può dare un termine: all’inizio il comunismo primitivo, poi la società caratterizzata dal mondo greco romano, poi quella caratterizzata dal medioevo (servi della gleba, feudalesimo) e nell’800 la società industriale capitalistica (borghesia).
Nel 1848, anno in cui scrivono il Manifesto per partito comunista, Marx ed Engels vengono espulsi dalla Germania e si trasferiscono in Inghilterra. Engels aiuta economicamente Marx ed è proprio in questo periodo che quest’ultimo elabora le sue opere fondamentali: Per la critica dell’economia politica e Il Capitale. Il fulcro del capitalismo è lo sfruttamento della natura (sfruttamento materie prime) e del lavoro umano. L’operaio, per necessità alla base del capitalismo, è pagato di meno rispetto a quello che produce poiché il proprietario deve ricavare il cosiddetto plusvalore, ovvero il profitto che nel migliore dei casi viene reinvestito e che corrisponde in sostanza a forza-lavoro usata ma non pagata. La storia determinata da fattori materiali è una visione dialettica della realtà.
Dialettica è un movimento del pensiero o della realtà che, attraverso una negazione di una affermazione precedente (antitesi di una tesi), conduce ad una sintesi che è il superamento di entrambe. Secondo Marx ed Engels, ci saranno sempre conflitti cioè lotte di classe e al massimo sviluppo del capitalismo, la coscienza di classe della classe operaia riuscirà a ribaltare i rapporti di produzione.
L'importanza della sovrastruttura secondo Gramsci
I due filosofi, nelle loro pagine, dedicano anche spazio alla cultura e alla letteratura. La sovrastruttura di cui abbiamo precedentemente parlato, prodotto della struttura, produce ideologie (arte, religione, oppio dei popoli). Il termine ideologia per Marx è sinonimo di falsa coscienza, sostengono che gli scrittori, i religiosi, gli artisti in generale, tendono a mistificare la realtà materiale che condiziona i nostri comportamenti. Marx dirà che per rovesciare un sistema in meglio è necessario il conflitto di classe perché è nella prassi che va misurato il cambiamento. Per Gramsci, oltre a invertire i rapporti di produzione, bisogna anche lavorare sulla sovrastruttura, cioè su consenso ed egemonia.
Non esiste un’opera estetica organica di Marx ed Engels. Essi non hanno mai fatto derivare dalla loro concezione l’idea che solo un tipo di arte sia giusto e valido. Nel passo intitolato Il materialismo storico, essi sostengono che non è la coscienza degli uomini che determinano il loro essere, ma è, al contrario, il loro essere sociale che determina la loro coscienza.
In particolare, attaccano duramente le illusioni di autonomia degli intellettuali, più precisamente dei filosofi tedeschi, poiché in realtà le loro opere non derivano altro che da un contesto socio-economico.
Il condizionamento storico dell'arte
Il passo intitolato Il condizionamento storico dell’arte tratto da Per la critica dell’economia politica, affronta il problema della durata delle opere, cioè della loro capacità di parlare agli uomini anche dopo molto tempo. Si chiede per quale motivo l’arte e l’epica della Grecia classica continuino a procurarci piacere estetico. Non vuole ricadere sulla banalità sul significato “eterno” dell’arte: anche il fatto che l’arte classica risulti eterna ha dietro delle ragioni che sono storicamente determinate ed individuabili. Secondo Marx bisognerebbe interpretarla come espressione della “fanciullezza storica dell’umanità” (non convincente).
Il marxismo volgare e le lettere di Engels
Il passo intitolato Il marxismo volgare deriva da 5 lettere di Engels. La prima lettera tratta della struttura economica, che anche se risulta il fattore più importante, non si può trascurare il fatto che ogni livello della sovrastruttura ha una sua relativa autonomia. Nella seconda e terza lettera tratta dell’autonomia dei diversi campi del sapere e chiarisce l’espressione “materialismo storico”. Nella quarta lettera chiarisce che non esiste rapporto meccanico e unilaterale tra un fenomeno economico e il corrispondente fenomeno a livello sovrastrutturale. Nella quinta lettera, infine, parla dell’importanza della forma affermando che bisogna rifiutare ogni interpretazione semplificata del marxismo: una concezione dialettica presuppone che ogni livello sovrastrutturale, pur essendo determinato dalla base economica, a sua volta agisce su essa e può anche modificarla.
Il contributo di Gramsci
Così come Marx è conosciuto per Il Capitale, Gramsci fonda nel 1921 il partito comunista. Dopo gli anni di liceo vissuti in Sardegna, si trasferisce a Torino, dove frequenta la facoltà di lettere, entra in contatto con l’ambiente della classe operaia e collabora con vari giornali socialisti come l’Avanti scrivendo all’inizio di critica teatrale. In questo periodo accadono 2 cose: i primi scioperi e la rivoluzione in Unione Sovietica, in cui si abbatte il regime ancora feudale degli zar.
Da allora Gramsci opera una revisione di Marx andando oltre la lettura economica della realtà. Inoltre, a differenza di Marx che aveva ipotizzato che la rivoluzione proletaria potesse avvenire solo nei paesi avanzati, si accorge che la rivoluzione bolscevica appare, invece, in un paese arretrato. Di conseguenza, intuisce che l’Italia si trova nelle stesse condizioni di partenza dell’Unione Sovietica perché oltre all’industrializzazione del nord aveva tutto il sud ancora arretrato.
Nel 1918, Gramsci scrive un famoso articolo intitolato La rivoluzione contro il capitale, in cui inizia a dialogare in modo dialettico con Marx sostenendo che se la classe operaia si autorganizza su un piano politico, può arrivare a una rivoluzione senza il bisogno di attendere il progresso economico. Difatti, durante il biennio rosso (1919-1920) c’è una nuova ondata di scioperi in cui gli operai si organizzano tra di loro senza il bisogno di sindacati, dando forma ai cosiddetti consigli di fabbrica, i primi nuclei della democrazia diretta.
Gramsci si metterà a capo del settimanale di questi consigli di fabbrica intitolato L’Ordine Nuovo. Tutte queste esperienze lo portano, nel 1921, a diventare dirigente del partito comunista e a viaggiare nell’Unione Sovietica in cui incontra una donna, Giulia Schucht, e mette al mondo 2 bambini. (1922 marcia su Roma, 1924 omicidio Matteotti, socialista che fa emergere il lato dittatoriale del fascismo). In questi stessi anni ci sarà la famosa direttiva di Mussolini che nel 1926 fa mettere Gramsci in carcere a Turi. Muore nel 1937.
Nel carcere continua la sua attività di uomo politico e di intellettuale critico scrivendo i Quaderni dal carcere; si fa spedire dei libri, li legge e sulla base di sue letture precedenti compila 32 quaderni per un totale di 4000 pagine.
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