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La Critica della Ragion Pura

Che cos'è la critica della ragion pura?

Quello che Kant tenta di realizzare è un “trattato del metodo”: un’opera gnoseologica in cui l’autore si interroga sui meccanismi che intervengono nel processo conoscitivo. Ed è così strutturata: Kant non si interessa tanto del cosa la ragione conosca ma del come lo fa. Il grande interrogativo che Kant si pone è il seguente: è possibile una metafisica come scienza? A tale domanda non si potrà dare risposta affermativa.

Che cos'è la ragione?

Kant ne dà due definizioni nella prefazione alla prima edizione:

  • (A VIII) È un processo di posizione dei problemi: non è un organo (sostanza corporea) né l’anima (sostanza metafisica), è un procedimento che porta a porre problemi. A chi li pone? A sé stessa. Riesce a risolverli tutti? Ovviamente no! E perché lo fa? Perché è nella sua natura. Il non poter trovare sempre una risposta a tali domande innesta un meccanismo di ricerca indefinita e senza fine.
  • (A XIII) Autocoscienza (coscienza di sé). Il soggetto trascendentale (ovvero la condizione pre-empirica del soggetto che conosce, che non è unione dei singoli individui ma in un certo senso comprende ogni possibile istanza) è il protagonista di tale attività e non conosce nulla di esterno bensì i suoi stessi criteri di conoscenza. Kant usa saggiamente la metafora del tribunale dove la ragione si fa sia imputato che giudice di sé stessa. La ragione ha anche un’altra peculiarità: ricerca una certa universalità quindi si interessa a una conoscenza condivisibile ed universale.

Cosa significa puro a priori?

Una conoscenza è detta a empirica se ha origine a posteriori nell’esperienza. Per contro viene detta a priori una conoscenza indipendente dall’esperienza. Tra le conoscenze a priori ne esistono alcune che non sono pure, ovvero trovano fondamento a loro volta in conoscenze ricavate dall’esperienza. Kant fa l’esempio di una casa alla quale vengono tolte le fondamenta: chiunque a priori sa che la casa crollerà (sebbene non ne abbia mai avuto esperienza), e nonostante la consapevolezza del crollo sia una conoscenza a priori, lo è solo in parte. Infatti, occorre sapere in precedenza, e per esperienza, che i corpi essendo pesanti cadono senza appoggio. Così vengono dette pure solo quelle conoscenze assolutamente indipendenti dall’esperienza. Kant fornisce anche un modo per scovare ciò che è puro a priori, ovvero ciò che è assolutamente necessario e universale, pertanto solo le forme pure della nostra conoscenza. Quando ho esperienza di una rosa rossa, è ovvio che tale conoscenza ha in sé un fattore contingente (il rosso), ma quando dico che i corpi si dilatano col calore, arrivo a formulare un giudizio sintetico a priori in quanto ho applicato la categoria della causalità a dei concetti e non come nel caso della rosa ad un fiore specifico (quello che sto osservando) e non al concetto di fiore. Sebbene inizialmente la dilatazione dovuta al corpo è qualcosa di empirico, diviene, grazie alla categoria, universale e necessario (ma non è puro, solo la categoria è pura). Ora posso dire che ogni corpo si comporta così mentre non posso certo dire che ogni rosa è rossa.

Come ci rendiamo conto di come conosciamo?

Solo grazie ad un “lungo esercizio”, scrive Kant nell’Introduzione, è possibile accorgersi del fatto che, nonostante ogni conoscenza attinga dall’esperienza, essa non è che un “composto” di materia empirica e di ciò che noi stessi poniamo.

Che rapporto c'è tra soggetto e oggetto?

Kant abbatte l’oggettività classica aristotelica del “fuori” dal soggetto: tra soggetto e oggetto non vi è più una separazione bensì una relazione sulla quale si imposta il processo conoscitivo. La metafora che utilizza Kant è incalzante: rivoluzione copernicana del sapere. Difatti non è più il soggetto a doversi adattare all’oggetto per conoscerlo, bensì l’oggetto si pone al soggetto in un darsi che il soggetto modula secondo il proprio modo di conoscere e qui sta la genialità di Kant: la cosa in sé, o noumeno, non può essere conosciuta, in quanto noi conosciamo solo ciò che noi stessi in un certo senso “poniamo” nell’oggetto. Da un lato può sembrare una limitazione della portata conoscitiva della ragione, ma con la metafora della colomba Kant spiega che tale “autolimitazione” è necessaria alla ragione per farsi strada sul cammino della certezza. Infatti, la colomba potrebbe pensare che eliminando l’attrito con l’aria potrebbe volare più liberamente, con meno fatica, ma in realtà è proprio l’attrito a permetterle il volo.

Perché quella di Kant è una “via di mezzo” tra empiristi e razionalisti?

Kant abbandona sia la strada dell’empirismo sia quella del razionalismo, attua una “sintesi” tra le due visioni: da un lato afferma che ogni nostra conoscenza non può che avere sua origine dall’esperienza, ma dall’altro afferma che affinché il molteplice che ci giunge abbia un “significato” deve essere necessariamente ordinato secondo le forme del nostro modo di conoscere.

Quale è la “prima” tappa del processo conoscitivo?

Va ricordato che non c’è un prima e un dopo nel processo conoscitivo, anzi il “prima e dopo” (il tempo) è una forma stessa della sensibilità, quindi il “prima” di cui parliamo è un prima logico dovuto a una nostra necessità espositiva. L’oggetto si pone all’animo umano andando ad affettare la sua sensibilità con una serie di molteplici sensazioni, tale disponibilità all’affezione è detta ricettività. Pertanto la prima facoltà dell’animo, la sensibilità, conosce attraverso l’intuizione che, nonostante sia ancora in forma abbozzata, è conoscenza immediata dell’oggetto. L’unità raggiunta dall’unificazione del molteplice sensibile viene detta rappresentazione.

Cos'è il fenomeno? Cosa cambia dalla rappresentazione?

<< L’oggetto indeterminato dell’intuizione sensibile >> è chiamato fenomeno, che necessita dell’intervento di una facoltà più “alta” ovvero l’intelletto in quanto il fenomeno è concetto d’oggetto. Sebbene Kant ne faccia in un primo momento uso indistinto, fenomeno e rappresentazione hanno significati differenti, infatti nella rappresentazione il soggetto non è ancora conscio dell’universalità che è raggiungibile solo con i concetti.

Quali sono le forme della sensibilità? A cosa servono?

Il molteplice sensibile necessita di una regolazione da parte del soggetto e ciò avviene secondo le forme pure della sensibilità: spazio e tempo, quegli operatori di sintesi che portano ad unificare le impressioni generate dagli oggetti e raccolti dai nostri sensi. Spazio e tempo sono modi, principi che la ragione stessa pone.

Si può conoscere indipendentemente dall’esperienza?

Sì, conoscendo i nostri modi di conoscere cioè le forme pure. Ma questo non contraddice il fatto che ogni nostra conoscenza abbia origine dall’esperienza? No, perché è vero che sono forme pure a priori, ma è solo grazie all’esperienza che ci rendiamo conto di “possedere” tali operatori. Quindi non sono conoscenze empiriche perché non hanno un riscontro empirico, ma è grazie all’esperienza che “emergono”.

La ragione ha potenza creatrice?

No, le forme pure non sono creazioni sostanziali della ragione bensì funzionali: sono operatori, sono automatismi che scattano quando è necessario unificare un molteplice. Analogamente all’operazione di somma, non è qualcosa di innato in noi, ma è un’operazione che esiste solo nel momento in cui si applica. Quindi le forme pure non sono né generazioni né innatismi (con questo non significa che la nostra mente è una tabula rasa).

Che differenza c'è fra pensare e conoscere?

La conoscenza si fonda sempre su un processo di sintesi del molteplice che ovviamente ha origine sensibile. Pensare invece è qualcosa di totalmente libero: posso legittimamente pensare un asino che vola, ma non vi è alcuna portata conoscitiva in tutto ciò.

Cosa significa conoscere per Kant?

Per Kant conoscere equivale a giudicare pertanto formulare giudizi. Un giudizio è l’accostamento di un predicato ad un soggetto. Kant distingue tre forme di giudizio:

  • Analitico (a priori) in cui il predicato essendo già contenuto nel soggetto non aggiunge alcun tipo di conoscenza costituendo piuttosto una tautologia. Tale forma di giudizio trova correttezza nel principio di non contraddizione.
  • Sintetico a posteriori in cui il predicato viene connesso al soggetto aumentando conoscenza. Essendo però possibile solo grazie all’esperienza, non può che essere valido solo per me, quindi non universale.
  • Sintetico a priori è la forma di giudizio matematico, in cui il predicato è connesso al soggetto senza che vi sia conferma empirica. Questa tipologia di giudizio è l’unica a creare nuova conoscenza valida necessariamente e pertanto universalmente.

Una delle grandi domande che si pone Kant all’inizio della Critica è come siano possibili giudizi sintetici a priori.

7+5=12 perché è un giudizio sintetico a priori?

7+5 (soggetto) = (verbo) 12 (predicato) è sintetico perché 12 è maggior conoscenza di 5 e 7: vi è stata attuata una sintesi. È a priori perché rimane valido nonostante io abbia 5 mele, tavoli, fiori. Sebbene inizialmente ho necessità di figurarmi i numeri sulle dita della mano, successivamente posso fare calcoli che non ho mai fatto in vita mia (senza riscontro sensibile) con la certezza della correttezza del risultato, quindi emerge chiaramente il fattore aprioristico. Altro possibile esempio è il giudizio causa delle maree è l’attrazione gravitazionale lunare, anche in questo caso non ho bisogno dell’esperienza per essere certo della sua validità. In entrambi i giudizi emerge subito che vi è l’intervento di alcune forme della conoscenza come la causa e l’operazione di addizione. Quindi alla domanda precedente si può rispondere che sono possibili giudizi sintetici a priori grazie alle forme pure che essendo inscritte nell’animo di qualsiasi soggetto che conosce rendono tali giudizi universali.

Cos'è la ragion pura?

La facoltà che contiene i principi per conoscere perfettamente ciò che è puro a priori.

Cosa significa trascendentale?

Kant, con il termine “trascendentale”, indica una conoscenza che riguarda i meccanismi formali del conoscere; non tanto riferita agli oggetti bensì al modo di conoscerli. Le nostre conoscenze trascendentali si collocano prima dell’esperienza, essendo funzioni vuote di contenuto, ma acquistano validità effettiva solo quando si applicano, si innesca il meccanismo di regolazione del sensibile. In questo senso trascendentale è una sorta di sintesi tra trascendente (con cui condivide la radice latina superare, andare oltre) e immanente.

Cos'è l'idealità trascendentale?

Le forme pure sono dotate di idealità trascendentale: non sono oggetti che crea il nostro animo (idealismo) ma le condizioni trascendentali per la conoscenza che esistono in quanto funzioni solamente quando se ne fa uso. Qualcosa di evanescente: un po’ come l’acqua dell’Arno per Alberti, che appartiene a un uomo fin tanto che ne fa uso. Nell’idealità trascendentale dello spazio è evidente il rigetto dello spazio newtoniano come entità assoluta.

Descrizione di una rappresentazione

Quando mi rappresento un albero, il fenomeno non è frutto del mio pensiero (altrimenti si ricadrebbe nell’idealismo) né qualcosa che giace interamente fuori di me (empirismo) bensì una sintesi tra soggetto e oggetto. Il molteplice sensibile (sensazioni) come il verde delle foglie, il ruvido della corteccia, il profumo dei fiori, ecc. viene ad essere organizzato, attraverso le forme pure, in un’unità. Ma solo grazie all’intervento dell’intelletto è possibile elevare la rappresentazione a concetto in modo tale che “albero” per me non è solo il singolo albero che ho visto ma qualsiasi abete, larice, pioppo, ecc. seppur molto differenti tra loro. In questo modo ogni volta che ho esperienza di qualcosa, in me avviene un cambiamento, non sono più lo stesso di prima, mentre la natura (noumeno) dell’oggetto non varia. Con questo Kant non intende dire che l’origine noumenica del fenomeno non esista, bensì che non possiamo dire nulla di essa non potendone avere esperienza.

Cosa interessa a Kant?

Tanti computer, ognuno con una struttura hardware differente, sono accomunati tutti dallo stesso software. In tal modo si può spiegare la ragione del soggetto trascendentale che non è suscettibile dei “difetti” delle differenti ragioni: non è la somma di tutte le ragioni umane che ci sono state e che ci saranno, ma comprende tutte quelle possibili (un po’ come il concetto racchiude ogni possibile rappresentazione). Kant non è interessato all’hardware bensì al software, al sistema operativo, e alla sua universalità.

Perché la forma è pura a priori?

Perché non è qualcosa che deriva dall’oggetto bensì dal mio modo di conoscere l’oggetto, se da un girasole iniziassi ad eliminare ogni affezione sensibile mi rimarrebbe soltanto la sua forma, la sua estensione spaziale. Se quest’ultima fosse proprietà del girasole allora avrei bisogno, per conoscerla, di un principio unificante e così via all’infinito.

Perché forme e concetti puri non sono idee innate?

Perché le idee innate hanno un contenuto mentre, per esempio, le categorie sono solo schemi vuoti di contenuto. Inoltre, sono paragonabili all’elettricità: c’è solo quando ne faccio uso.

La sensibilità a chi appartiene? Corpo o animo?

All’animo, il nostro “apparato” conoscitivo.

Differenza fra esposizione metafisica e trascendentale

Nell’esposizione metafisica spazio e tempo esibiscono il loro carattere a priori in quanto rappresentazioni necessarie; e qui Kant smentisce le precedenti visioni filosofiche di spazio e tempo. Nell’esposizione trascendentale Kant intende mostrare che non sono solo rappresentazioni necessarie bensì vere e proprie forme pure (trascendentali) della sensibilità per mezzo delle quali è possibile il nostro senso interno ed esterno.

Cosa è (e cosa non è) lo spazio?

  • Non è un concetto empirico perché non può essere qualcosa derivante dall’esperienza.
  • È una rappresentazione necessaria (pertanto è a priori) e non è sopprimibile in nessuna rappresentazione sensibile in quanto ne è il presupposto. Posso rappresentarmi uno spazio vuoto, ma non che esso non ci sia.
  • È un’intuizione pura (quindi forma di intuizioni sensibili) e non un concetto discorsivo dei rapporti tra cose (come sosteneva Leibniz), altrimenti sarebbe a posteriori e lo ricaverei dagli oggetti. Non può essere intuizione empirica in quanto ne è condizione e inoltre necessiterebbe di un principio a sua volta. Esso è unico e se si parla di più spazi è perché lo si sta limitando.
  • È rappresentato (e non ho scritto “è un’infinita grandezza”) come un’infinita grandezza.

Quindi lo spazio è sia conoscenza (rappresentazione) sia modo di conoscere (forma). Nell’esposizione trascendentale (B40-41) lo spazio è descritto come la forma del senso esterno quindi come una disposizione dell’animo ad essere affetto. Inoltre, la geometria determina le proprietà dello spazio sinteticamente a priori; come è possibile? Se lo spazio fosse un concetto ciò sarebbe impossibile in quanto non sarebbe “oltrepassabile” sinteticamente ma solo descrivibile analiticamente. Pertanto, lo spazio deve aver una natura intuitiva ma ovviamente a priori, in quanto tutte le proposizioni geometriche sono apodittiche. Ecco dunque come è possibile avere conoscenza sintetica a priori in geometria: in quanto essa si fonda su un’intuizione pura che è lo spazio (che quindi può essere “superata” sinteticamente) e che è ovviamente comune ad ogni soggetto che conosce. Solamente da un punto di vista umano possiamo parlare di spazio in quanto esso è la condizione soggettiva per avere intuizione sensibile esterna, ma non sappiamo se le cose stanno davvero così “fuori di noi”, sappiamo solo che possiamo conoscerle così e abbiamo necessità di dare forma alle cose per conoscerle. Abbiamo bisogno dello spazio per figurarci le cose fuori di noi.

Cosa è (e cosa non è) il tempo?

Tutto ciò che valeva per lo spazio vale anche per il tempo che, tuttavia, è forma del senso interno (quindi un’intuizione di noi stessi, A33). Per mezzo del tempo lo stato del nostro animo può variare riconoscendo un mutamento nella forma del prima e dopo. Dato che il nostro animo muta, verrebbe da pensare che ogni volta che si verifica un’affezione il soggetto perda la propria unità, in realtà grazie al tempo tale unità può essere mantenuta. Infatti, posso percepirmi come unico considerand...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/06 Storia della filosofia

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