Istituzioni di filosofia 13/03/17
Il nostro modo di riflettere sui problemi è kantiano. Teoria della conoscenza umana, gnoseologica, che si impone con Kant (no psicologia) → Kant si occupa di come la ragione analizza le condizioni per conoscere. Ragione/intelletto come soggetto trascendentale. Soggetto razionale che si pone il problema della conoscenza (che non è né nessuno di noi, né la somma di tutti noi). → Possibilità che la ragione avanza in ambito conoscitivo e come può farlo.
Condizioni di una dottrina dell’esperienza → La conoscenza umana ha un limite empirico. → Poi rielaborare gli elementi empirici attraverso il formulare concetti tramite l’intelletto (analitica trascendentale). Accezione particolare del noumeno, della cosa in sé, apertura oltre i confini di una necessità conoscitiva della libertà umana.
Ridefinizione del concetto di ragione
- Indica un processo e una posizione di problemi;
- Autoconoscenza.
1) La ragione non è un organo e neanche una pars animae (l’anima), non è una sostanza né corporea, né metafisica, è un movimento (un movimento di autoriflessione o autoconoscenza), un procedimento, un meccanismo (non una res) che consiste nel porre dei problemi a se stessa (ma non è detto che sarà in grado di dare una risposta) → è un movimento indefinito perché non arriva alla soluzione dei problemi che si pone (si pone problemi che non so risolvere).
I problemi sono quelli della libertà umana, dell’ordine del mondo, di Dio, dell’anima. La ragione non può non porsele ma non riesce a rispondere perciò continua a procedere. Sono le non risposte che alimentano la ragione in una ricerca infinita.
2) La ragione è conoscenza di sé, autoconoscenza e autocoscienza, coscienza di sé. Stiamo parlando del soggetto trascendentale, protagonista del conoscere → il conoscere è una ricerca, un’attività. La ragione non conosce il mondo esterno ma conosce i modi attraverso cui produce conoscenza (e di ciò che la ragione è) → rivoluzione copernicana gnoseologica.
La ragione è conoscenza di sé, e proprio perché è universale non acquisisce una conoscenza particolare ma si pone il problema di cosa può e non può conoscere o meglio si pone il problema dei modi attraverso i quali può conoscere. La ragione universale si pone il problema di come la macchina conoscitiva è in grado di arrivare a degli asserti che valgano per tutti a prescindere.
→ L’oggetto della conoscenza della ragione è se stessa; la ragione ha bisogno di conoscere se stessa prima di conoscere ciò che ad essa è esterno. → Nell’attività conoscitiva oggetto e soggetto non si contrappongono (la ragione si ritiene facente parte del sistema di cui fa parte anche l’oggetto). Ciò costituisce una interferenza sull’oggetto → nel momento in cui voglio conoscere qualcosa di esterno a me entro in comunicazione con esso e con esso mi relaziono.
→ Noi conosciamo le cose nel modo in cui esse si danno alla nostra conoscenza e non come sono in se stesse; le cose ci sono finché ci sono io difatti il noumeno non è suscettibile di intuizione sensibile → conosco il fenomeno (il darsi delle cose all’attività conoscitiva della ragione). Meccanismo di equilibrio fra razionalismo ed empirismo. Ragione come analisi operativa di ciò che essa può e non può nell’ambito conoscitivo (tribunale della ragione).
Facoltà della ragione in generale
- Tutti i principi per conoscere a priori.
La conoscenza si gioca nella tensione tra 2 poli: - La conoscenza non può prescindere dall’esperienza ovvero dai dati esterni, dalla materia della conoscenza che va ad impressionare i nostri organi di senso → dati esterni, materia del nostro conoscere che arriva a noi attraverso i miei recettori sensoriali (intuizione sensibile).
- Dentro di me come ragione si compie un’intuizione pura a priori che determina una forma pura a priori della materia conoscitiva → questa intuizione da alle mie conoscenza la forma che non hanno. → A questo punto ho una relazione tra 2 poli → forma e materia sono relazionate e ho un’intuizione sensibile il cui esito è una rappresentazione.
Tutto ciò che incide sul sensoriale è soggettivo. La materia della conoscenza si da a me in frammenti attraverso i recettori sensoriali. → Do adesso una successione, identifico un’unità di tempo unificando, tenendo insieme queste sensazioni, ma le ho anche localizzate, provando a sintetizzarle, collocandole nel tempo e allocandole nello spazio.
Spazio e tempo → forme pure a priori che sono indispensabile per l’esperienza ma esulano dall’esperienza. Ho raggiunto così una rappresentazione → non ho ancora una conoscenza perché essa vale per me mentre la conoscenza richiede un asserto valido universalmente.
Come trasformare queste rappresentazioni in un asserto oggettivo?
Non si può prescindere dall’esperienza:
- Per Hume e gli empiristi è il mondo esterno;
- Per Bacone è il mondo esterno, la silva silvarum;
- Per Kant: noi non possiamo conoscere senza l’esperienza ma ciò non è sufficiente (recettività + spontaneità) → è una relazione tra mondo esterno e l’attività sintetica della ragione.
È un primo risultato della relazione tra oggettività esterna e del modo attraverso cui la conosciamo, è il risultato di una forma del rappresentare (spazio e tempo) e di una materia del rappresentare (molteplicità). → L’esperienza è l’insieme dei fenomeni (le cose nel loro darsi a noi; c’è differenza rispetto al mondo esterno per Hume e alla silva silvarum di Bacone). → Spazio e tempo sono i modi attraverso i quali la ragione compone in unità la materia conoscitiva eterogenea → abbiamo delle rappresentazioni attraverso spazio e tempo.
Ma lo spazio ed il tempo da dove derivano? → La ragione agisce sulla materia della conoscenza senza esserne consapevole → rappresentiamo e quando rappresentiamo svolgiamo un’operazione conoscitiva senza rendercene conto, in maniera inconsapevole → solo dopo con l’Io Penso, appercezione trascendentale, Ich Denke c’è unità nella coscienza → da qui c’è un valore universale e intersoggettivo. → Sono possibili conoscenze indipendenti dall’esperienza? Sì! Sono conoscenze pure a priori (es: spazio e tempo, autoproduzioni del soggetto che conosce).
Dall’ontologia della metafisica alla gnoseologia → modi attraverso i quali conosciamo → non cose ma situazioni, modalità, attività. Spazio e tempo presi da dentro di me: il mio intelletto, la mia ragione ha una potenza creatrice? No!! Conoscenze pure a priori → non ricadono in una esperienza possibile; non derivano dall’esperienza ma non sono innate perché sono dei modi, meccanismi che ci permettono di conoscere (a differenza di Cartesio).
Le forme pure a priori sono operatori unitari, di sintesi, spazio e tempo non sono realtà esterne, sono trascendentali, sono una modalità della ragione, un meccanismo → spazio e tempo unificano, operano una sintesi.
Istituzioni di filosofia 15/03/17
Primo capitolo dell’estetica trascendentale. Simultaneità fortissima in Kant → ritmo discorsivo ma non ci sta raccontando per fasi successive come conosciamo → ci parla di cose che tutte insieme costituiscono l’attività conoscitiva. Importanza quindi della simultaneità concettuale in Kant → ci sta parlando di un macrosistema che può essere spiegato incominciando da qualsiasi parte.
Trascendentale per Kant → 8 definizioni diverse che troviamo nella Critica siccome mano a mano che ci spiega le cose Kant ritorna sui termini per ridefinirli aggiungendo tutte le conoscenze acquisite fino a quel momento. La concezione kantiana è molto intrinseca alla cultura occidentale. L’esperienza è un ingrediente essenziale per la conoscenza ma non sufficiente. Questa esperienza tuttavia non è una datità esterna, è qualche cosa che richiede parte dell’attività spontanea e sintetica dell’intelletto ovvero non è il mondo esterno, il dato che giace fuori di noi e che è lì fuori da noi → esiste quando c’è un’interazione tra la mia soggettività e l’oggettività delle cose (es: io che mi guardo allo specchio).
Noi possiamo conoscere e ciò che possiamo conoscere delle cose è il risultato di un venire verso di noi delle cose, di un darsi a noi delle cose, di realtà che presumiamo fuori di noi, che assumiamo. Non dobbiamo quindi pensare ad una natura opposta al soggetto. La nostra conoscenza è nella relazione che si stabilisce tra i meccanismi del nostro intelletto (non è un deposito o un demiurgo di conoscenza, non crea nulla da sé, la spontaneità e l’attività dell’intelletto è il suo muoversi) e il darsi delle cose a noi.
Posso pensare qualsiasi cosa e ognuno ha la stessa legittimità nel pensare → pensare non è conoscere, non ha nessun contenuto, è un’attività libera dell’intelletto. Conoscere per Kant è articolare ed esprimere dei giudizi, che sono un movimento attraverso il quale B va su A, ovvero il predicato va sul soggetto → io giudico quando metto in relazione un soggetto ed un predicato tra di loro.
3 tipi di giudizi
- A=B: Il caso delle tautologie, ovvero quando il predicato è già contenuto nel soggetto (non accresce la conoscenza, non apporta alcun elemento conoscitivo al soggetto). Esempio: “tutti i corpi sono estesi” → è una conoscenza vera ma non è estensiva, non accresce il mio sapere (giudizi analitici a priori).
- AB: Il predicato porta un’informazione nuova sul soggetto quindi accresce la mia conoscenza, accresce il mio sapere → devo verificarlo e la verifica passa attraverso l’esperienza (ovvero interazione dell’oggetto che si dà a noi con le forme della nostra intuizione sensibile). Esempio: “tutti i corpi sono pesanti” → la conoscenza non è certa, deve essere verificata volta per volta nell’esperienza, perciò non è universale, necessaria e valida per tutti, ma accresce la conoscenza (giudizi sintetici a posteriori).
- Esempio “tutto ciò che accade ha una causa” → il predicato non è già contenuto nel soggetto quindi accresce il sapere, ma è anche universale e necessario perché ogni accadimento ha bisogno di una causa alle proprie spalle → è una formula conoscitiva che accresce ed estende il sapere ma che non ha bisogno di una verifica empirica volta per volta (giudizi sintetici a priori ovvero giudizi scientifici).
In questi 3 casi abbiamo quindi giudicato: nel primo abbiamo una conoscenza tautologica, nel secondo una conoscenza che accresce il sapere ma soggettiva, nel terzo una conoscenza che accresce il sapere ma universale. Nei casi 2 e 3 abbiamo avuto un’intuizione: un’intuizione sensibile (la conoscenza è però soggettiva) nel caso 2 mentre un’intuizione pura nel caso 3 che dà un’universalità al nostro asserto (il concetto di causa non la esperiamo perché appartiene al soggetto che conosce, non alla materia del conoscere).
Tutte le nostre conoscenza tuttavia procedono da un’intuizione sensibile ovvero dall’esperienza. E il concetto di causa che tipo di conoscenza è? Non è un contenuto conoscitivo (è un concetto) ma è un operatore soggettivo del conoscere, un operatore conoscitivo che trovo nella modalità del mio pormi di fronte agli oggetti che voglio conoscere. I giudizi matematici sono sempre sintetici a priori ovvero fanno parte del terzo caso. Es: “7+5=12” → il predicato di somma non è contenuto nel soggetto, 5 e 7 che provengono da un’intuizione sensibile.
Matematica e geometria non sono scientie mentis secondo Kant, ma gli enti geometrico-matematici provengono da un’intuizione sensibile. Es: “la retta è la linea più breve tra 2 punti” In questa operazione la ragione pura diventa deposito dei principi in ragione dei quali mi è possibile conoscere qualcosa perfettamente e a priori.
2 sorgenti del conoscere
- Il darsi degli oggetti (l’esperienza);
- Le forme pure a priori.
Noi conosciamo partendo dall’esperienza, attraverso un collettore (io-penso o appercezione trascendentale) che mi unifica i dati e che mi restituisce una conoscenza. Schema della conoscenza in Kant:
- Forme pure a priori che elaborano i dati della sensibilità e che producono delle rappresentazioni unificando quei dati.
- Più rappresentazioni vengono unificate in concetti di oggetti (che sono legati quindi all’esperienza) attraverso le categorie.
(Lettura della Critica: conoscere significa intuire, ma intuire significa che c’è qualcosa di esterno a noi che agisce su di noi perciò non potremmo mai conoscere Dio perché per conoscere abbiamo bisogno di intuire → ci sono anche le intuizioni pure ma non sono contenuto di conoscenza, bensì meri operatori, movimenti della conoscenza. Senza un’attività spontanea dell’intelletto non c’è conoscenza. Passaggio dalla spontaneità dell’intelletto all’intuizione sensibile nell’analitica trascendentale. Le fasi del processo conoscitivo avvengono simultaneamente.)
Come avviene la conoscenza sensibile?
La materia del fenomeno è la sensazione mentre la forma del fenomeno (pura a priori) mi permette di unificare la molteplicità dei dati sensoriali. La forma del fenomeno è quindi un’attività sintetica, un collettore. La forma del fenomeno indipendente del materiale fenomenico, dal contenuto delle sensazioni perché è in noi e perché altrimenti ricadrebbe nel molteplice (animo per Kant è la facoltà conoscitiva). Quindi la forma è separata dalla sensazione.
Io ho bisogno di un maestro (che è in me e che non può essere fuori di me perché altrimenti farebbe parte dei dati sensibili, è la forma dei fenomeni, è un operatore di sintesi che unifica i miei dati sensibili, e viene dall’attività spontanea della mia ragione) che elabori e unifichi questa molteplicità di dati sensibile: io conosco l’albero nella sua unità → è quindi una forma pura a priori perché non deriva dall’esperienza e mi permette di rappresentare e unificare la molteplicità delle mie rappresentazioni.
“Un albero” è un ente di pensiero o il contenuto di una sensazione? Non è né l’uno né l’albero → è una rappresentazione perché non è né qualcosa che esiste fuori di me né qualcosa che è semplicemente pensabile da me, è il risultato di un’interazione di una datità esterna e di un’attività sintetica e spontanea del mio intelletto → in questo modo ho un fenomeno. Non solo noi unifichiamo la materia sensibile fuori di noi ma andiamo anche a rideterminare i dati sensibili. Questa rappresentazione che è mia non è detto che sia l’intima essenza della cosa che sto conoscendo perché la natura di quella cosa è indipendente dalla mia conoscenza.
Il fenomeno e la rappresentazione dell’albero non sono l’essenza dell’albero (il noumeno) ma sono ciò che l’albero vale per me perché sono una mia elaborazione dei dati sensibili che mi hanno modificato. La rappresentazione-albero è frutto dell’interazione delle mie modalità attraverso cui io conosco e dei dati sensibili, e posso chiamarla fenomeno. L’esperienza, allo stesso modo, è data dall’interazione di due cose, è qualcosa che produco mentre conosco ovvero mentre qualcosa esterno a me mi sta affettando.
Il fenomeno prodotto è un oggetto conoscitivo, non un pensiero libero (una rappresentazione è un mio pensiero che è andato su un oggetto sensibile, è il risultato dell’integrazione tra me e qualcosa esterno a me, sta contemporaneamente “fuori e dentro” di me ed è in parte sensibilità ed in parte intelletto).
Istituzioni di filosofia 16/03/17
Le forme geometriche non sono pure perché fanno parte di un’intuizione sensibile. Le forme pure non hanno alcunché di materiale ma sono indispensabili per l’intuizione sensibile. Nel fenomeno qualcosa è derivato dall’intuizione sensibile come pura materia empirica che ho acquisito e un’altra componente proveniente dalle forme pure a priori che io ho prodotto attivamente, che sono in me.
Proviamo a togliere dalla rappresentazione “girasole” ciò che l’intelletto ci ha messo e che non appartiene all’intuizione sensibile, sono concetti puri dell’intelletto (ovvero le categorie dell’intelletto, le quali verranno spiegate nell’analitica trascendentale). Proviamo poi a togliere tutta la materia che è entrata in noi e che ci ha modificato. Rimane ora solamente una forma pura a priori (estensione-figura, forma che viene gnoseologicamente prima dell’esperienza).
Per avere una rappresentazione ho quindi bisogno di qualcosa all’infuori, la molteplicità della materia esterna, di me che mi modifica, che determina un’affezione in me, e qualcosa che proviene dal mio interno, le forme pure a priori (che non possono provenire dalla materia), le quali unificano le esperienze.
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Immanuel Kant - Critica della ragion pura e Critica della ragion pratica
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