L’Islam: una religione, un’etica, una prassi politica
(A. Bausani)
La teologia
La legge religiosa dell’Islam è la shari’a, che si interessa della preghiera e dell’elemosina religiosa, del culto e così via. Tuttavia, per quanto riguarda la teologia, la quale si dice che sia in un certo senso assorbita nella legge islamica, è quasi impossibile parlarne, poiché il Dio islamico è estremamente mobile ed arbitrario, il che ne rende difficile la trattazione. L’uomo islamico deve interessarsi solamente al rispetto delle leggi divine.
Le fonti della teologia e del diritto islamico
- Il Corano, dettato dall’arcangelo Gabriele a Muhammad in un periodo compreso tra il 609-610 e il 632. Muhammad è considerato il messaggero, rasuul, della volontà divina per l’organizzazione degli uomini.
- In un passo del Corano si afferma che nel Profeta di Dio si ha un ‘buon esempio’, da ciò ricaviamo la seconda fonte di dottrina, ovvero la imitatio Muhammadis, che consiste nel fare riferimento agli Hadith (tradizioni), raccolti in ampie collezioni. Tra di essi ve ne sono alcuni di un certo interesse teologico-dottrinale, in particolare i cosiddetti hadith qudsii, nei quali è Dio che parla in prima persona. Essi contengono mistiche rivelazioni personali di Dio al Profeta.
- Vi è poi la Sunna, cioè l’insieme di ciò che il Profeta ha detto e ha fatto, ma anche di ciò che ha taciuto o non compiuto.
- La terza fonte è infine l’Ijmaa’, o consenso, dei teologi o dei giurisperiti, rappresentanti della comunità musulmana.
- L’ultima fonte è il ragionamento sui dati tradizionali, o analogia.
La teologia come scienza nacque in Islam per difendere la rivelazione in modo razionale. Il principe dei teologi è al-Ghazzaalii, il quale forma il credo del musulmano ortodosso. Innanzitutto si parla delle qualità attribuite all’essenza divina, affermando che Dio esiste e la prova della sua esistenza è quella della causalità efficiente a partire dal mondo contingente. Questa causa del mondo è eterna, come lo è anche Dio. Inoltre Dio è insostanziale, incorporeo, non è accidente e non sta in nessun luogo. Dio è sia uno che unico, non divisibile in altri parti e soprattutto, non vi sono altri dèi che lo accompagnano.
Secondo la teologia musulmana, Dio è unico e uno perché se esistessero altri dèi, vi sarebbero lotte e contrasti fra di loro e questo provocherebbe confusione nella creazione, cosa che di fatto non c’è.
Si parla poi dei sette attributi di Dio (sifaat): potenza, scienza, vita, volontà, udito, vista, parola. Tutti gli attributi sono eterni, non si identificano con l’essenza di Dio e sussistono nella sua essenza, non ne sono astrattamente distaccati. La potenza divina è rivolta a tutti gli esseri possibili e l’uomo è potente solo in senso riflesso, poiché egli non è mai creatore dei suoi atti, in quanto anche se muovesse una mano, è Dio ad aver creato precedentemente l’uomo e la mano, creando anche il movimento e il potere dell’uomo sul suo stesso movimento. L’uomo non è mai creatore o proprietario dei propri atti. Dio crea ogni volta i singoli fenomeni, dietro cui non è necessario aggiungere una spiegazione di causa ed effetto.
La scienza divina permette a Dio di conoscere tutti gli esseri conoscibili, esistenti e non. Pur essendo immutabile nella sua trascendenza, è in grado di compiere questa conoscenza. La vita viene definita come la capacità di avere coscienza di sé stesso e degli altri esseri distinti da sé. La volontà è attributo autonomo di Dio perché serve a spiegare la determinazione inerente all’atto. Anch’essa si estende a tutti i fenomeni che esistono a partire da un preciso momento del tempo. La parola è un attribuito importante perché il Corano stesso è la parola di Dio. Negando questa qualità si finirebbe con il negare il concetto di Profeta, poiché egli rappresenta colui il quale trasmette la parola di Dio.
Sui 99 nomi di Dio è basato il tasbiih, una sorta di rosario usato di frequente dai musulmani. Il concetto di Profeta, nell’Islam, è legato a quello di legislatore, poiché il profeta è colui il quale rende note le leggi divine adatte per l’umanità in un certo periodo. Si ammettono tutti i profeti della tradizione biblico-cristiana: Adamo, Noè, Abramo, Mosè, Gesù e altri come Huud e Saalih. Nel Corano, Gesù gode di una certa considerazione e della sua tradizione si ammettono la nascita da una vergine e l’ascensione al cielo, ma non la sua morte. Infatti, secondo l’Islam, sulla croce non è stato ucciso il vero Gesù, ma un suo sosia. Di conseguenza, Gesù sarebbe ancora vivo nei cieli.
Muhammad è poi considerato il Sigillo dei Profeti, vale a dire che la sua legge è quella definitiva e valida per tutta l’umanità. Inoltre, la prova della veridicità della missione profetica di Muhammad è data dall’inimitabilità coranica, i’jaaz al-qur’an. Il messaggio profetico contiene alcune verità accettabili solo per fede su questioni escatologiche che devono essere accettate dal musulmano ortodosso perché non vanno contro la ragione. Esse sono:
- La resurrezione della carne è considerata una seconda creazione. La dottrina ortodossa non ammette l’immortalità dell’anima astratta, staccata dal corpo.
- Il tormento della tomba consiste in un interrogatorio portato avanti dagli angeli Munkar e Nakiir ai corpi morti. Chi non è in grado di rispondere, verrà tormentato nella sua stessa tomba.
- L’interrogatorio degli angeli Munkar e Nakiir.
- La Bilancia su cui verranno pesate le azioni degli uomini nel giorno del giudizio. In particolare, vengono pesati dei fogli su cui sono scritte tutte le azioni umani dagli angeli.
- Il Ponte teso sopra l’inferno che i risuscitati devono attraversare. I malvagi cadranno giù nella gehenna.
L’Imaam
L’Imaam è il capo della comunità musulmana, chiamato anche califfo (haliifa, vicario del Profeta). Considerato che il Profeta è anche legislatore della comunità musulmana, il califfo è successore del Profeta in quanto legislatore anch’esso, e non in quanto profeta. L’imaam non ha autorità docente o legislativa, la sua funzione è quella di far sì che la vita sociale e religiosa della comunità sia organizzata correttamente. L’imaam, per essere considerato legittimo, deve appartenere alla tribù dei Quraish, deve possedere competenza e capacità, scienza e virtù, non deve avere difetti fisici e deve essere degno e in grado di condurre gli uomini verso la retta via. La nomina dell’Imaam può avvenire per diretta designazione del Profeta, per designazione del precedente imaam, per elezione/designazione dei maggiorenti della comunità. È preferibile un imaam illegittimo ma autorevole e capace a governare, che l’anarchia. Le idee sciite sulla successione dell’imamato vengono confutate da Ghazzali con il semplice fatto storico che Muhammad non designò con chiarezza alcun successore.
Il kafir è colui che dichiara mentitore Muhammad.
La legge
La shari’a, o legge positiva, è il mezzo tramite cui viene regolata tutta l’attività umana nel mondo esterno; i trattati sono costituiti da una prima parte, cioè ‘ibaadaat (atti del culto), che raggruppa tutti gli atti fisici tra l’uomo e Dio; e infine vi è la mu’aamalaat che riguarda invece i rapporti tra uomini.
Per un musulmano, la legge altro non è che la volontà diretta di Dio, espressa al Profeta, a differenza invece di quanto pensavano gli antichi, cioè che la legge fosse una norma di diritto prodotta dal popolo. Di conseguenza, le fonti della legge islamica sono:
- Il Corano che contiene essenzialmente i precetti legali;
- La Sunna formata dagli Hadith, ognuno dei quali composto da un testo, matn e una catena, cioè isnad, composta dai testimoni che hanno udito il messaggio del Profeta e che risalgono fino alla sua fonte principale.
- L’Igma o consenso dei dotti. Si distingue tra consenso dei compagni (ashaab) che vissero con il Profeta e che generalmente è ritenuto di maggiore valore. Vi è poi il consenso dei taabi’uun (seguaci), coloro i quali avevano conosciuto i compagni. Il consenso riconosciuto dalla maggior parte delle scuole è quello dei mugtahid, cioè i giurisperiti.
- Il Qiyaas o analogia, basata sui casi risolvibili tramite l’aiuto delle tre fonti principali.
Vengono riconosciute come ortodosse quattro scuole giuridiche principali, di madhab (rito):
- Hanafita il cui fondatore è Abu Haniifa; essa è la più liberale e disposta all’uso del ragionamento analogico.
- Maalikita da Maalik ben Anas.
- Saafi’ita da as-Saafi’ii.
- Hanbalita da Ibn Hanbal; conosciuta come la scuola più tradizionalista ed infatti rifiuta l’uso dell’analogia razionale.
Secondo l’ortodossia, è ammesso il passaggio da una scuola all’altra. Esse sono comandate essenzialmente dagli stessi principi e si differenziano specialmente per l’applicazione delle regole a casi particolari. Generalmente, in casi nuovi, ci si rivolge per un parere giuridico, o fatwa, a un muftii, il quale altro non è che un giureconsulto addetto a spiegare o applicare a casi speciali le prescrizioni dei trattati di fiqh.
Secondo il fiqh, esistono cinque atti legali:
- Fard o doveroso; se non si esegue un atto fard, la mancanza può essere punita.
- Mustahabb o raccomandabile; se non si esegue un atto mustahabb non vi è punizione, tuttavia l’esecuzione viene premiata;
- Mubaah permesso; l’esecuzione o la mancanza di quest’ultima non comportano pene o premi;
- Makruuh o riprovevole esclusivamente da un punto di vista religioso;
- Haraam o proibito; l’attuazione di un atto haraam è punibile per legge.
L’Islam è fondato su cinque pilastri (arkaan al-islam):
- La Sahaada, conosciuta come professione di fede. Consiste nell’atto legale di pronunciare la formula “Professo che non v’è altro dio che Allah e che Muhammad è l’Inviato di Dio” tramite cui è possibile entrare nella comunità islamica.
- La Salaat o preghiera rituale. Le cinque preghiere canoniche sono stabilite all’alba, a mezzogiorno, al pomeriggio, al tramonto e la sera. Ogni musulmano in pieno possesso delle sue facoltà mentali è tenuto a rispettare l’obbligo delle cinque preghiere giornaliere. La tahaara, o purità rituale, secondo cui la persona, i suoi abiti e il suolo su cui si trova devono essere ritualmente puliti, è essenziale per ogni preghiera canonica. Secondo la legge islamica, sono impuri gli escrementi animali e di uomini, porci, cani, bevande inebrianti, sangue e animali morti non macellati ritualmente. Un qualunque musulmano che tocchi questi oggetti, viene ritenuto impuro. Inoltre un musulmano può trovarsi in stato di impurità rituale minore (hadath) quando un uomo tocca la pelle di una donna estranea, dopo aver fatto i propri bisogni, dopo uno svenimento, un sonno, etc. Questo stato viene abolito dal wuduu’, cioè l’abluzione, che consiste nel lavarsi il viso, le mani, gli avambracci fino al gomito, stropicciarsi il capo con la mano bagnata e lavarsi i piedi. L’impurità rituale maggiore si verifica dopo rapporti sessuali, e per la donna, durante il ciclo mestruale e per quaranta giorni dopo il parto. Questo stato viene abolito dal gusl, cioè l’abluzione completa, realizzata tramite un bagno completo. Il tempo di durata delle varie salat viene annunciato dal muezzin al quale viene affidato il compito di gridare l’adan, cioè il richiamo alla preghiera, dall’alto dei minareti. La preghiera del mezzogiorno del venerdì deve essere fatta in comune nella moschea ed essa include la predi
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