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LE SERIE TV

CAPITOLO 1: L’ETA’ CLASSICA

Televisione, broadcasting e vita nazionale

La televisione indica la tecnologia nel suo complesso e va distinta da televisore che è

l’apparecchio. Televisione quindi si riferisce a un insieme di tecnologie.

Caratteristiche della forma classica del sistema televisivo tra gli anni 40 e 50:

- Centralizzazione  comunicazione unidirezionale, da uno a molti

- Scarsità  controllata da pochi operatori

- Domesticità  installato nelle abitazioni e i contenuti sono per le famiglie

- Gratuità  solo l’acquisto dell’apparecchio e il pagamento di una piccola tassa annuale

La tv assunse una posizione ambigua tra sfera pubblica e sfera privata perché i programmi della

sera venivano visti più o meno da tutti e diventavano oggetto di conversazione il giorno

successivo.

La tv si sviluppa sulla scia della radio e assume la forma del broadcasting. Esso è uno delle

invenzioni più importanti del 900 e la sua caratteristica essenziale è l’invio di un segnale da

un’entità centrale a i singoli apparecchi isolati. Diventa uno strumento per creare o consolidare

un’identità condivisa a livello nazionale o regionale. Ha assunto 2 forme fondamentali:

1- Servizio pubblico gestito dallo stato e finanziato da tutti i possessori di un apparecchio

(Inghilterra e USA)

2- Servizio commerciale gestito da aziende private e finanziato dalla pubblicità

Sistema televisivo statunitense

Possiamo individuare 4 caratteristiche del broadcasting statunitense valido sia per la radio che per

la tv:

- Modello commerciale  intreccio tra diritto al profitto e interesse pubblico. Si chiede un

servizio di buon livello qualitativo, il controllo censorio e una garanzia di pluralismo. Il

canale non deve rappresentare il suo gestore ma l’intera comunità con le sue diversità

- Modello network/affiliate  è legato ad una regione, non esistono canali nazionali veri e

propri. La sua diffusione su un largo mercato dipende da quante affiliate riesce ad avere

- Formazione di un oligopolio  i network nazionali sono pochi ed hanno una posizione di

forza

- Centralità delle agenzie pubblicitarie  finanziavano i network

Dalla diretta al telefilm

Le prime stazioni televisive statunitensi aprirono nel luglio del 1941, nello stesso anno la guerra

frenò gli entusiasmi. Il periodo che va dal 1948 alla fine degli anni 50 è ricordato come la Golden

Age, dove tra i programmi di maggior successo di erano i quiz e il varietà-commedia.

Emerse il live anthology drama, ovvero una rappresentazione di stampo teatrale trasmesse in

diretta da studi dislocati per lo più a New York. Inizialmente erano spettacoli di Broadway, romanzi

o classici del teatro, ma presto vennero prodotti anche moltissimi testi originali, con grande

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successo di pubblico e critica. Erano una nuova forma, utilizzavano la diretta ma allo stesso tempo

richiamavano al teatro, cioè ad una forma antica.

Il telefilm incontrò una certa ostilità, inizialmente prodotto ad Hollywood non sfruttava la diretta e

aveva risorse scarsissime. Non era facile trovare produttori di telefilm. Le major non volevano

perché il volume d’affari non era sufficiente, ma la domanda era altissima. I primi telefilm erano

serie ricalcati su formati radiofonici o adattate da programmi radio esistenti, con pezzature da 15’ o

30’. L’obiettivo era girare nel mino tempo possibile, ma questo portò ad una qualità scarsa.

“I love Lucy” (CBS) era una rielaborazione della sitcom radiofonica “My favourite husband” la cui

star era Lucille Ball, la quale impose che il co-protagonista dovesse essere suo marito e la

produzione dovesse rimanere a Los Angeles. La coppia ideò:

- Uno studio con i fondali scenografici da un lato, gli spalti dall’altro e i mezzo le telecamere

- Un sistema di illuminazione che permetteva di utilizzare contemporaneamente 3

telecamere, in questo modo ogni scena veniva girata una volta sola e poi assemblate nel

montaggio

- Registrate le reazioni del pubblico

L’industria dei telefilm

Tra gli anni 50 e 60 la diretta divenne sempre più rara, le sedi erano ancora a New York ma la

produzione si iniziava a spostare nella costa ovest. Così i network vendevano la qualità delle

produzioni dei grandi studios e quest’ultimi cercavano un ritorno pubblicitario per i propri film e le

proprie star. Questi esperimenti furono un fallimento, perché i budget erano limitati, i tempi ristretti

e quindi poca qualità. Ci riuscì solo la Warner Bros, che a rotazione settimanale trasmetteva serie

di grande successo come “Casablanca”, “Kings Row”, “Cheyenne” (rinnovata per la stagione

successiva, gli episodi erano indipendenti l’uno dall’altro e duravano un’ora ed in ognuno il

protagonista si trovava in una città diversa con nuovi personaggi e nuove storie).

La syndication è la successiva cessione dei diritti di ritrasmissione alle reti locali che avevano ore e

ore di palinsesti pomeridiani da riempire. Grazie ad essa alcuni piccoli produttori ottennero

guadagni spettacolari con pochi titoli di grande successo.

Tra la fine degli anni 50 e gli anni 80 nasce il Classic Network System (CNS) in cui la tv esce dalla

fase sperimentale e il sistema si stabilizza. Si passa dalla sponsorizzazione singola allo spot

advertising, cioè da un modello in cui ogni programma era finanziato da una sola azienda a uno in

cui ogni canale vendeva singoli spazi all’interno di programmi da esso stesso commissionati. Le

conseguenze del CNS furono:

- La stagione  si riferisce all’anno scolastico coprendo 35 settimane da metà settembre a

metà maggio con una pausa estiva. I pilot sono commissionati a settembre, girati fino ad

aprile, valutati a maggio. Debuttano al settembre successivo

- Gli upfronts  a maggio vengono venduti gli spazi pubblicitari disponibili in pacchetti

distribuiti su vari programma. Agli acquirenti vengono garantiti determinati ascolti

Trionfo della serie episodica e ghettizzazione del serial

La serie episodica è un racconto che si svolge in episodi discreti, riproponendo sempre gli stessi

personaggi e la stessa formula narrativa, ma strutturato in modo che anche chi ne veda una sola

istanza sia in grado di seguire e comprendere le vicende. Gli episodi coprono mezz’ora o un’ora di

palinsesto e si articolano in blocchi da 22-26, raggruppati in una stagione che va da settembre a

maggio. Quando una serie raggiunge i 100 episodi diventa appetibile per le reti non affiliate o per i

palinsesti pomeridiani delle reti locali, che possono trasmetterle in strisce quotidiane. 2

Il ritmo narrativo del singolo episodio è determinato dalle interruzioni pubblicitarie, ne deriva una

struttura in 4 atti più un teaser. I 4 atti hanno una durata di circa 15’ e terminano con un colpo di

scena (cliffhanger) che invogli lo spettatore a restare sintonizzato dopo la pubblicità.

La serialità si divide in:

- Sitcom  comica, girato in multicamera

- Drama  seria, copre un’ora di palinsesto, più costoso e pregiato, girato in sigle camera

Il serial prevede dei racconti continui come le soap, per il daytime, sotto finanziati e sottovalutati

fino al successo di “Dallas”. Questo perché si credeva che in pochi avrebbero seguito

regolarmente tutti gli episodi. Ci sono molte tecniche per rimettere al passo gli spettatori non

assidui:

- I previously on ovvero i montaggi riassuntivi a inizio episodio

- I diegetic retelling ovvero gli spiegoni disseminati nel dialoghi

Le accuse verso le soap ì congiunte alle difficoltà di produzione e programmazione, hanno causato

la scomparsa del serial dai palinsesti radio-televisivi per più di 50 anni.

Esistono inoltre molte tecniche per testare un’idea o un pilot, ma i risultati hanno un’affidabilità

limitata: la scelta ricade sul manager e sul suo istinto, sulle abitudini e sulle convinzioni prive di

fondamenti.

Estetica televisiva dell’età classica

Bisogna evitare di pensare al racconto televisivo come a une versione modificata del racconto

cinematografico: ognuno dei due sviluppa una propria estetica sulla base dei fattori tecnici,

istituzionali, sociali dal quali è determinato.

Visione di Raymond Williams  In tv non esistono testi discreti, separabili, poiché goni programma

è inserito in un continuum che si srotola in 24h al giorno, indipendentemente dal fatto che lo

spettatore ci sia o meno. Tutto si fonde: programmi, sigle, pubblicità, autopromozione del canale.

Visione di John Ellis  all’interno del flow (flusso) si distinguono brevi segmenti autosufficienti ad

esempio uno sport o il servizio di un telegiornale. Vengono accumulati e moltiplicati gli incidenti

narrativi, ottenendo unità grazie alla ripetizione di un problema fondamentale e alla presenza

costante dei personaggi. Il glance è un regime discontinuo e distratto (tv) mentre il gaze è un

regime attento e concentrato (cinema)

Visione di Jason Jacobs  immediatezza cioè la capacità di riprodurre in tempo reale eventi che si

svolgeranno altrove, intimità nel senso che vengono ritratte emozioni umane, dialoghi, quotidianità

in un ambiente famigliare, ibridazione perché si simulano le caratteristiche del cinema, della radio,

del giornale e del teatro

CAPITOLO 2: L’ETA’ MULTICANALE

La stagione dell’impegno

Fino ai primi anni 70 in tv spopolavano serie di spionaggio che evitavano di parlare della guerra

fredda “The man from UNCLE” oppure le fantasy “The Addams family”(ABC). La seconda metà

degli anni 60 fu il momento d’oro delle rural comedies, basate sul conflitto tra la società

contemporanea e rozzi, ingenui e nobili campagnoli “Gomer Pyle”(CBS). In seguito la CBS

intraprese un’opera di rinnovamento cancellando tutti i rural show per la qualità del pubblico: non

era più sufficiente raccogliere l’audience, bisognava raccogliere quel pubblico dai 18 ai 49 anni,

urbanizzati e con denaro da spendere. 3

La stagione televisiva 70-71 fu soprannominata la stagione dell’impegno e coincide con il momento

in cui la televisione minacciò di diventare adulta. La CSB introdusse nuove serie drammatich

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher NormaG di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Forme e generi dello spettacolo radiotelevisivo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Pollone Matteo.
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