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Riassunto esame filosofia politica

Parte introduttiva: politica

In filosofia politica si dà particolare attenzione alla politica intesa come un qualcosa del presente che guarda al futuro per uno scopo di bene (strategia). Ci sono però delle premesse: in Italia esiste una sorta di confusione poiché con il termine politica indichiamo ciò che nel sistema anglosassone viene distinto in policy e polity. Per poter distinguere correttamente policy e polity in Italia ci sono state difficoltà al punto che si è arrivati ad emanare norme per separare le due parti.

La politica come policy riguarda la strategia, l’organizzazione, la proiezione, la pianificazione, le istituzioni, lo stato (decisioni, provvedimenti che interessano individui, gruppi o interi settori della società). La politica come polity, invece, riguarda l’organizzazione partitica, sindacale, statale di governo (gestione) della cosa pubblica (definizione dell’identità e dei confini della comunità politica organizzata). La politica, quindi, è sostanzialmente un sistema che utilizza il linguaggio, la comunicazione per organizzare, progettare, programmare le cose della vita.

Il linguaggio e codice della politica si esprime attraverso la decisione e non-decisione; questo fa sì che possa essere differente rispetto ad altri sistemi come quello dell’economia. La politica si colloca nell’alveo delle scienze sociali. Per capire questo discorso, però, è necessario introdurre la teoria dei sistemi del sociologo e filosofo tedesco Nicklas Luhmann. Viene elaborata alla fine degli anni '70 del secolo scorso e attaccata dai media perché risultava cruda e presupponeva che l’elemento fondante secondo tutte le teorie sociologiche del passato, cioè l’essere umano, non appartenesse ai sistemi sociali.

L’individuo, in questa teoria, non ha valore in quanto corpo ma in quanto sistema psichico che si accoppia a livello strutturale con gli altri sistemi di riferimento, che sono i sistemi sociali, cioè costruzioni sociali. Questa teoria inizia con la comunicazione, che è alla base dell’operazione sociale. Prima, però, occorre definire cos’è un sistema sociale e quali sono le scienze sociali, esatte e applicate.

Scienze sociali ed esatte

Le scienze esatte comprendono la biologia, matematica, informatica, ecc. Le scienze applicate sono tutte le scienze di matrice ingegneristica; l’informatica è una scienza esatta che diventa poi applicata. Nel momento in cui si passa da un algoritmo (scienza esatta) ad un dispositivo (scienza applicata) e attraverso questo c’è la condivisione in rete che implica comunicazione di tipo sociale, diviene scienza sociale. Facebook, per esempio, è il risultato di un accoppiamento trasversale delle 3 aree citate precedentemente.

Le scienze applicate pretendono di dare una risposta ad ogni problema. Tuttavia, se esso viene affrontato in una maniera antropocentrica, cioè guardando l’essere umano e seguendo lo schema bisogni, aspettative, diritti e infine servizi, diviene sociale. Le scienze sociali sono sociologia, pedagogia, diritto, economia, politica, antropologia, cybernetica, robotica, genetica, ecc. I sistemi si differenziano per i codici, quello delle scienze esatte è binario (si-no, 0-1).

Per esempio, nel momento in cui si fanno delle semplici analisi del sangue, la macchina è scienza esatta, si limita ad elencare i vari risultati e indicare se sono al di sotto o al di sopra rispetto a parametri ben definiti; nel momento in cui le analisi passano al medico, invece, diviene automaticamente un fatto sociale.

Comunicazione e sistemi sociali

La medicina è una disciplina che comprende in maniera trasversale tutti gli ambiti. Le 3 aree, quindi, non sono scisse tra di loro ma separate solo da condizioni che a livello comunicativo fanno la differenza. Luhmann sostiene che solo la comunicazione fa sì che una cosa si possa trasformare in qualcos’altro e quindi possa diventare sociale. Se manca la comunicazione non c’è nulla, esiste società solo se esiste comunicazione.

A questo proposito, è necessario far riferimento al rapporto catalettico/dialettico dei sistemi sociali. Le scienze sono esatte quando il rapporto è di natura catalettica. Esso si presenta nel momento in cui non c’è alcun accoppiamento strutturale con nessun sistema di riferimento perché non c’è comunicazione.

Tornando all’esempio delle analisi: se un determinato campione di sangue rientra in uno stato di allerta, ci si pone il problema cercando di capire come mai, in una determinata area, i dati rilevati hanno un picco alto rispetto alla media nazionale. Di conseguenza, il rapporto non è più di natura catalettica perché a livello comunicativo ha assunto una connotazione differente, trasformandosi in un rapporto dialettico.

Nel momento in cui il problema viene affrontato su un piano sociale, politico, economico e così via, l’analisi, l’indagine non può più tornare indietro, resta sempre di natura dialettica. Questo aiuta a comprendere che nelle scienze esatte la difficoltà sta solo nel trovare la verificazione, il vero o il falso. Nelle scienze sociali, invece, la fase preliminare, ovvero l’individuazione dell’alveo di appartenenza, è semplice; diventano complesse solo successivamente.

Per esempio, se si lavora nell’ambito delle scienze sociali cercando di comunicare ed educare in un certo modo, gli effetti possono anche essere opposti rispetto a quanto era stato inizialmente stabilito. Questo perché l’elemento con cui abbiamo un rapporto, essendo di natura dialettica, può acquisire un’informazione in maniera del tutto soggettiva, dando vita ad un risultato completamente negativo. La stessa cosa dicasi nel rapporto tra istituzioni e cittadini.

Concetto di uguaglianza nella differenza

Lo slash sul titolo non è messo a caso. Per comprenderlo è necessario far riferimento al concetto di uguaglianza nella differenza secondo cui tutte le cose nel mondo e nella vita hanno una loro forma che implica due volti (il bene e il male sono una forma, la destra e la sinistra, ecc.).

L’una completa l’altra ed è in continua fruizione, una continua ricerca (la pace completa la guerra). Luhmann sosteneva che analizzando l’uguaglianza a partire dalla differenza, si può comprendere che non c’è diversità. Uomo e donna sono uguali perché sono diversi ed è solo valorizzando gli elementi della differenza, che si può raggiungere un elevato livello di uguaglianza. Le uniche differenze tra uomo e donna sono genetiche.

Oggi quasi tutti concordano sul fatto che la teoria dei sistemi offra elementi e spunti per osservare la realtà sociale meglio di qualsiasi altra teoria. Consente di mettersi in un punto, quello dell’astrazione, e guardare le cose così come sono. L’essere umano, quindi, non si trova all’interno del sistema ma fuori perché solo grazie a lui esiste il rapporto tra sistema e ambiente, attivato sempre attraverso la comunicazione.

Questo può essere spiegato con quanto sostenuto in precedenza da Luhmann, ovvero: se c’è comunicazione c’è società. Ambiente è inteso come la comunità e tutto ciò che circonda essa; i sistemi sono costruzioni e sono tutti intersecati. Ciò significa che se tutto il pianeta scomparisse eccetto un numero limitato di persone, ci sarebbe comunque società perché la comunicazione non smetterebbe di esistere e si attiverebbero sempre e comunque quei sistemi sociali che sono propri della nostra vita (diritto, religione, formazione, ecc.), si creano in maniera del tutto naturale e fisiologica nell’ambiente complessivo.

Politica e biometria

Il termine biometria deriva dal greco bìos (vita) e métron (misura), anche se nasce dalle scienze esatte (è statistica), in realtà ha serie implicazioni nel sistema delle scienze sociali perché gli elementi che riguardano la biometria sono persone e non cose e il rapporto è automaticamente di natura dialettica.

Questo perché nel momento in cui la misurazione entra in un contesto sociale attraverso la comunicazione, diviene scienza sociale. Compare per la prima volta in Inghilterra, nel '600, è la misurazione delle caratteristiche fisiologiche, morfologiche di un elemento vivente (animale, vegetale, umano).

Tutto ha inizio nel corso del '500, in cui si sviluppa l’antropologia fisica e biologica, cioè una antropologia come studio comparato e biometrico delle caratteristiche morfologiche, fisiche e fisiologiche degli esseri umani, considerati come individui o gruppi razziali, nei loro rapporti (genetici o biometrici) con il mondo animale e l’ambiente.

La storia dell’antropologia è molto vasta, in particolare Platone ed Aristotele sono considerati i precursori dell’antropologia politica. Platone nella Repubblica sostiene che uno Stato nasce poiché gli individui hanno dei bisogni, quello principale è il nutrimento. Aristotele nella Politica sostiene che l’uomo, essendo un animale politico, deve vivere in una città. Egli, a differenza di Platone, sostiene che lo Stato ideale è quello in cui esiste un limite massimo e minimo della popolazione.

Il concetto di Stato nasce in età moderna con l’opera Il Principe di Machiavelli, che designa un’organizzazione sociale di una determinata comunità regolata da un ordinamento politico. L’antropologia intesa come studio dei caratteri essenziali dell’uomo e come metodo di analisi filosofica delle scienze sociali prende forma a partire da Montesquieu. Montesquieu cerca di dimostrare che i popoli e le loro abitudini sono influenzati dal clima. Con lui si sviluppa il concetto di nazioni, intese come entità culturali distinte, delineando l’accezione moderna del termine “nazione”.

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Scienze politiche e sociali SPS/01 Filosofia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Saxbrina97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Preite Gianpasquale.
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