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Metafisica dei costumi

1. I fondamenti della metafisica della dottrina del diritto (205-209)

Prefazione

Kant inizia a occuparsi della politica perché avvenne la Rivoluzione Francese. Negli anni 90 del

Settecento Kant scrive tanti scritti politici.

Nel 1797 scrive “Metafisica dei costumi”.

Tabella 2.1 Il ruolo della metafisica (sistema di conoscenza a priori fondato su meri concetti).

Filosofia teoretica Filosofia pratica

Princípi a priori metafisica della natura metafisica dei costumi

Oggetto natura libertà dell'arbitrio

Kant sostiene che ogni metafisica (ciò che si occupa dei principi a priori della conoscenza della

natura e della conoscenza della prassi) ha preliminariarmente bisogno di una critica che vagli:

- In ambito teorico, le possibilità e i limiti della nostra conoscenza;

- In ambito pratico, le possibilità e i limiti della nostra azione.

In quel periodo ci fu una polemica:

Empiristi > per avere conoscenza e conoscenza scientifica è necessario solo avere

- l’esperienza; es. se io esco è inizio a bagnarmi so che è la pioggia e ciò lo so da

un’esperienza abituale. Es. Noi sappiamo che il sole domani sorgerà ma lo sappiamo per

abitudine. Ma parlando rigorosamente io non so nemmeno se domani sorgerà il sole. Gli

empiristi hanno una conoscenza sempre a posteriori.

Razionalisti > per costruire un sapere che sia scientifico occorre costruire qualcosa che sia

- universale e necessario e per fare ciò si utilizza una conoscenza a priori. I razionalisti

dicevano che una conoscenza a posteriori (si conosce soltanto ex post, tipico

dell’empirismo) non produce verità universali e necessari e perciò non produce scienza. Es.

io so che domani sorgerà il sole perché ho scoperto, studiando la meccanica celeste, che

esistono delle leggi che mi permettono di dire che il sole sorgerà necessariamente; posso

dire ciò perché non uso l’abitudine (a posteriori) ma uso strutture razionali (rapporto di

causa-effetto: se si verifica A si verificherà necessariamente, ovvero per forza, B). La parte

importante della conoscenza non è a posteriori ma invece è a priori (ovvero che si basa su

strutture indipendenti all’esperienza e per qualche motivo intrinseche alla realtà nella quale

1

si fa esperienza). Con “per qualche motivo” cosa si intende? I razionalisti dicevano che era

per motivi di “fortuna”.

Per Kant, la critica richiede un radicale cambiamento del nostro punto di vista chiamato dal filosofo

“rivoluzione copernicana”, e ora si spiega il perché:

Tolomeo teorizzò che la terra è al centro dell’universo e tutto gira intorno alla terra (fu una teoria

fondata empiricamente, ovvero, Tolomeo vide che ogni giorno il Sole compiva mezzo giro nel

cielo). Teorizzò solo guardando il cielo, senza studiare e spiegarsi il perché.

Copernico vede che i pianeti hanno movimenti diversi (retrogradi) rispetto al Sole e quindi si chiese

se davvero questa teoria della terra, ferma, al centro dell’universo fosse vera.

Anche Tolomeo e i suoi seguaci videro ciò ma lo spiegarono con una ipotesi ad hoc: e

(empiricamente) i pianeti non girano direttamente intorno alla terra ma girano attorno a un punto

che a loro volte girava intorno alla terra. (teoria degli epicicli).

A Copernico questa cosa non tornava quindi tirò fuori questa teoria: magari è la terra che gira

intorno al Sole? Fare questa rivoluzione copernicana porta a una trasformazione di prospettiva.

La teoria copernicana quindi fa una critica: attenzione non è necessariamente quello che noi

vediamo rappresenta quello che è l’ordine oggettivo dell’universo. Non è detto che tutto giri intorno

a noi.

Il problema che bisogna porsi è quello del nostro punto di vista, dice Kant.

Il problema delle nostre possibilità e dei nostri limiti della nostra conoscenza. Facciamo questa

critica: chiediamoci che cosa l’osservatore può o non può conoscere.

Domande:

- che cosa l’uomo può conoscere > critica della ragione pura;

- che cosa può fare > critica della ragion pratica;

- che cosa può sperare.

Una volta compiuta la critica si potrà ricostruire una metafisica; “metafisiche”: della natura e dei

costumi; sono l’esito di una critica; la critica è frutto della rivoluzione copernicana, si interroga sui

limiti della conoscenza.

Occorrono i principi a priori perché l’esperienza da sola non ti da nessun strumento per costruire i

nessi di necessità. Nel momento in cui sappiamo che i nessi vengono dalle strutture cognitive

dobbiamo sapere che si possono usare entro dei limiti. Uguale alla teoria tolemaica: per descrivere

le stagioni va bene, ma va usata entro certi limiti.

Le critiche servono per capire quali principi a priori occorre usare per avere coscienza e entro quali

limiti; La metafisica si occupa di quello che possiamo fare.

Partizione sistematica 2

La metafisica dei costumi si divide in due parti, in conformità alla partizione kantiana della morale

in diritto ed etica:

- fondamenti metafisici della dottrina del diritto;

- fondamenti metafisici della dottrina della virtù.

Gli strumenti concettuali con cui noi mettiamo in forma l’esperienza non vengono dall’esperienza

stessa. Il fenomeno a e b sono congiunti. Tuttavia l’esperienza da sola non ci da conoscenza.

Abbiamo bisogno della categoria di causa e effetto che vengono dal nostro intelletto; l’intelletto ci

serve per dare forma all’esperienza e avere, così, un discorso logico intellettivo. Si interroga la

natura in modo strutturato.

Intelletto > facoltà delle categorie (tipo causa e effetto).

Tre facoltà:

- intuizione > quando abbiamo una conoscenza immediata; io esco da quella porta non mi

accorgo che è chiusa e mi faccio male, il dolore è una intuizione. Lo sento senza nessuna

mediazione. L’intuizione viene dai sensi; l’intuizione è sensibile.

- intelletto > ho reso intersoggettiva la mia azione; elaborazione dell’azione sensibile con le

categorie.

- Ragione > facoltà che riflette su tutto ciò che altre facoltà le hanno presentato. La ragione è

la facoltà della critica perché si pone il problema del punto di vista. Che diritto ho di

applicare le categorie dell’intelletto alla sensibilità? La ragione ha autonomia > capacità di

dare leggi a se stessi, di mettere in discussione, di riflette e di pensare. Ragione è ciò che ci

rende liberi e umani.

La Metafisica dei costumi contiene i principi a priori che riguardano le nostre azioni; le categorie

sono principi a priori e anche le leggi della libertà hanno dei principi a priori. Quando ci si chiede

come giustificare le nostre azioni non possiamo rispondere con una descrizione ma serve una

giustificazione.

La m.d.c si divide a sua volta in due parti:

Fondamenti metafisici della dottrina del diritto ;

1.

2. Fondamenti metafisici della dottrina della virtù.

Il diritto per Kant è un concetto puro, cioè indipendente dall’esperienza, perché costruito dalla

ragione nella sua autonomia. In quanto tale va applicato alla prassi umana e dovrebbe contenere una

casistica empirica che, proprio perché i suoi contenuti vengono dall’esperienza, non può essere

esaurita. Per questo motivo, la prima parte della Metafisica non si chiama “metafisica del diritto”

bensì “fondamenti metafisici della dottrina del diritto”.

Un problema di comunicazione 3

Difficoltà di capire Kant per:

- Lingua tedesca;

- Periodi molto lunghi.

Kant viene accusato di scrivere in modo oscuro, o addirittura, volutamente incomprensibile allo

scopo di dare un’impressione di profondità. Viene criticato da Christian Garve esponente della

Popularphilosophie > prendevano testi più difficili di dottrina filosofica e li semplificavano per darli

al popolo, per esserli ricondotti al popolarità. Faceva si che il pensiero filosofico e la scienza non

restasse nell’élite, ma lo semplificava per ampliarlo anche al popolo.

però c’è un punto su cui mi devo fermare: la questione della sensibilizzazione; in realtà la mia

filosofia critica è difficile perché ho fatto, appunto, una cosa difficile ovvero quella di: distinguere

la cosa sensibile dal sovrasensibile (ragione e intelletto). Se io adesso risensibilizassi confonderei

quello che con tanta fatica ho cercato di distinguere. Non spiego più chiaramente le cose ma le

confondo di nuovo. Sarò costretto a essere difficile, a non esere “per il popolo”. Devo usare un

linguaggio tecnico perché altrimenti rimescolerei quello che io con tanta fatica ho cercato di

dividere.

In altre parole: la critica e la metafisica kantiana non possono essere “sensibilizzate” perché

compiono, a differenza della Popularphilosophie, una scomposizione dell’esperienza che le induce a

mettere tra parentesi le rappresentazioni dei sensi.

Filosofie o filosofia?

Che rapporto ha questa filosofia rivoluzionaria (filosofia critica) von le teorie filosofiche

precedenti?

Occorre chiederci se è corretto dire “filosofia” al plurale. Possiamo dire che ci può essere più di una

filosofia? Se noi prendiamo la storia della filosofia: ci dice che ci sono stati più modi di fare

filosofia e più modi di risalire a principi razionali per dare una visione organica del mondo. Tuttavia

noi possiamo capire che tutti questi di modi di fare filosofia sono “filosofia” perché tutti questi

modi lavorano nello stesso campo, nella ragione umana. Non esistono le filosofie al plurale, ma

esiste l’intrapresa filosofica al singolare perché ci sono diversi modi ma tutti con uno scopo

comune. Infatti, tuttavia, la ragione umana è una sola e quindi la filosofia è una sola.

Nel momento in cui uno fa chimica, presuppone che ci sia una sola chimica. Siamo tutti operai che

lavorano nell’ambito della chimica anche se in modo diversi.

Un sapere scientifico deve essere sistematico; tutto deve essere ricondotto entro un orizzonte

unitario.

I filosofi che hanno fatto filosofia non sono privi di meriti storici perché il loro lavoro è stato utile

per chi fa filosofia dopo di loro. Chi studia filosofia ha accettato dei presupposti: che valga la pena

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lavorare in questo campo e che è convinto di lavorare per la filosofia e non per una filosofia. Devo

fare teorie che io considero valide e devo lottare per farle valere. L’ultimo arrivato: deve fare tesoro

delle filosofie passate e facendo tesoro di questo sta cercando di fare una teoria sistematica.

I filosofi hanno diverse teorie ma tutte finalizzate ad un unico punto: dare una visione sistematica

della realtà basate su principi razionali.

2. Introduzione alla metafisica dei costumi (211-228)

Il rapporto fra le facoltà dell’animo umano e le leggi dei costumi

Di quale facoltà si parla?

E’ un’introduzione; Kant fa riferimento alla facoltà di desiderare > Capacità di essere causa degli

oggetti delle proprie rappresentazioni, ossia di attuare quello che ci si rappresenta tramite la propria

azione. Es. io voglio prendere un gelato; mi immagino il gelato che è la mia rappresentazione; io

non mi limito a pensare al gelato, ma lo vado a comprare. Io divento causa di questa

rappresentazione andando a comprare il gelato. Capacità di mettere in atto con un’azione quello che

rappresentiamo.

Questa facoltà è in grado di agire soltanto se il soggetto è in grado di agire in conformità delle

proprie rappresentazioni, cioè solo se il soggetto è vivo. Kant distingue la vita dalla non vita.

Alla capacità di desiderare sono collegati il piacere e dispiacere (Lust, Unlust). Es. desidero un

gelato perché mi piace, non desidero la carne perché mi dispiace.

La ricettività nei confronti, ovvero la capacità di provare piacere o dispiacere per una

rappresentazione, si chiama sentimento.

Sentimento è la capacità di provare piacere o dispiacere. Il collegamento fra la nostra capacità di

desiderare e il piacere e dispiacere è unidirezionale: se c’è desiderio positivo o negativo c’è sempre

anche piacere o dispiacere, ma non viceversa. Infatti:

- ci può essere un piacere sconnesso al desiderio dell’oggetto, bensì alla rappresentazione che

che ce ne facciamo, indipendentemente dalla sua esistenza > es. desidero tanto i videogame

spara spara, ma non desidero vivere la situazione virtuale del gioco nella realtà. E’ un

piacere di tipo estetico, puramente contemplativo;

Piacere e dispiacere possono seguire e non precedere il desiderio, cioè esserne non la sua

- causa, ma il suo effetto > es. non lo desiderio perché mi piace ma mi piace perché lo

desidero. (teologi scozzesi che dicevano è inutile perdere tempo a inventarsi delle teorie

morali astratte perché è sufficiente vedere come si comporta la gente di cui facciamo

esperienza perché questa gente ha dentro di sé il sentimento morale ovvero la legge morale;

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le persone hanno un sentimento morale dentro di loro per questo non fanno certe azioni; il

sentimento morale spiega l’azione morale). Kant non è d’accordo con questa teoria degli

scozzesi perché: Il sentimento morale è una cosa che non precede la determinazione di

un’azione ma la segue. Il sentimento morale non è la causa ma l’effetto.

Alcune persone hanno sentimento morale e altre no; se io rispetto la legge morale, allora

vuol dire che dentro di me ho un sentimento morale ma se uno non la rispetta allora non ha

nemmeno il sentimento morale. L’unica via attraverso la quale si può seguire la legge

morale è la ragione autonoma.

Piacere e dispiacere possono precedere il desiderio; i teologi mettevano prima il sentimento morale

e poi l’azione mentre Kant afferma che il sentimento morale segue l’azione.

Il sentimento dice che x mi piace ma non dice niente di x. Il sentimento contiene solo l’aspetto

soggettivo del rapporto con una rappresentazione, cioè solo la relazione della rappresentazione con

il soggetto, e non ci dice nulla dell’oggetto che lo provoca. Per questo Piacere e dispiacere sono

solo conseguenze di un oggetto: dicono solo la reazione nostra di fronte all’oggetto ma non dicono

niente dell’oggetto. C’è solo un valore soggettivo.

Kant distingue due tipi di piacere

Fatta questa precisazione sul sentimento che contiene solo un valore soggettivo, Kant distingue due

tipi di piacere:

Piacere pratico > legato, o come causa (voglio un gelato perché mi piace) o come effetto

- (rispetto la legge morale e quindi sono soddisfatto se mi comporto bene), al desiderio

dell’oggetto dalla cui rappresentazione viene suscitato. Si chiama pratico perché ha un

legame con l’azione per far venire a essere l’oggetto. Una stessa azione può essere pratica o

no a seconda dell’azione se è deliberata (fatta con libertà) o no.

Piacere contemplativo o soddisfazione inattiva > non ha bisogno che l’oggetto esista, ma

- gode semplicemente della sua rappresentazione. (non ci interessa in questo corso)

Tassonomia del desiderio

Rispetto al piacere pratico, Kant propone una classifica, fondato sul modo in cui esso determina o

viene determinato dalla capacità di desiderare:

a. Il piacere determina la capacità di desiderare, agendo come causa (io desidero perché

mi piace): 1. Desidero in senso stretto > lo desidero perché l’ho provato e mi è

piaciuto 6

2. Se abituale: inclinazione;

3. Interesse dell’inclinazione;

b. Il piacere è determinato dalla capacità di desiderare (mi piace perché lo desidero):

1. Piacere intelligibile > prima apprezzo qualcosa desiderandola e dopo

aver fatto questo ne segue un piacere. Es: dopo che io riconosco

l’autorità della legge morale ho anche il sentimento morale.

2. Inclinazione affrancata ai sensi;

Questa inclinazione libera dai sensi è connessa a un interesse di ragione.

Tale interesse deve essere puro, perché se fosse co-determinato dalla

sensibilità avremmo un piacere che non succede al desiderio, ma lo

precede: ricadremmo così nel caso A.

Arbitrio e volontà

Fino a questo punto Kant ha descritto la capacità di desiderare attribuendole, genericamente, l’uso

di rappresentazioni. Ora invece introduce anche la definizione dell’oggetto.

Queste rappresentazioni sono specificate in forma di concetti, cioè sono rappresentazioni unificate

dall’intelletto tramite categorie. Kant parla di un aspetto specifico della capacità di desiderare:

“capacità di fare o tralasciare a piacimento” > capacità di desiderare secondo concetti, in quanto il

motivo che determina la sua azione si trova in essa stessa e non nell’oggetto. Es. Io prima penso a

qualcosa e dopo aver riflettuto decido di seguire un’azione. Uso la ragione e prendo delle decisioni.

Questa capacità si chiama anche:

- Arbitrio > quando connessa alla coscienza della sua capacità di agire per realizzare

l’oggetto; l’arbitrio fa dei progetti che sono pensati per essere realizzati, almeno in ipotesi.

es. rifletto perché so che posso realizzare qualcosa.

- Aspirazione > se è sconnessa da questa coscienza; augurio senza progetto e azione.

- Volontà > se la ragione è il suo motivo determinante interno, e dunque ciò che rende gradito

il progetto d’azione.

L’arbitrio delibera sull’azione mentre la volontà ne giudica il motivo determinante e“non ha essa

stessa dinanzi a sé propriamente nessun motivo deter

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Scienze politiche e sociali SPS/01 Filosofia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher camillavanni2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Pievatolo Maria Chiara.
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