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Lezione 1

Oggetto del corso

Oggetto del nostro corso sarà un libro di Kant, filosofo che vive alla fine dell'età moderna (dalla scoperta dell’America 1492 fino al 1789, anno della Rivoluzione Francese). Gli storici dividono il tempo in:

  • Epoca antica (che finisce con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, nel 476)
  • Età di mezzo, cioè Medioevo (dal 476 al 1492)
  • Età moderna (inizia nel 1492, ma secondo alcuni storici inizia nel 1453, perché cade l’Impero Romano d’Oriente)
  • Età contemporanea (dalla Rivoluzione francese ad oggi. Secondo alcuni storici dal Congresso di Vienna: Vi parteciparono le principali potenze europee allo scopo di ridisegnare la carta dell'Europa e ripristinare l'Ancien régime dopo gli sconvolgimenti apportati dalla Rivoluzione francese e dalle guerre napoleoniche. Con il Congresso di Vienna si apre infatti quella che viene definita come l'età della Restaurazione in Europa che può considerarsi conclusa con i moti del 1830-1831).

Avvenimenti importanti dell'età moderna

Gli avvenimenti più importanti dell’età moderna sono:

  • Le grandi scoperte geografiche (nel 1492 il mondo si globalizza perché Cristoforo Colombo e gli altri esploratori scoprono che il mondo è qualcosa di più del Continente Antico)
  • La Rivoluzione francese e la rivoluzione americana (che concludono l’epoca dell’illuminismo. Gli illuministi prendono la filosofia giusnaturalistica, che risale al secolo precedente, e cercando di applicarla e diffonderla)
  • La rivoluzione industriale (importante perché l’economia si trasforma in economia politica. Economia sarebbe letteralmente “amministrazione della casa”, si chiama così perché fino alla rivoluzione la produzione di beni e servizi era la casa. Con la macchina a vapore si meccanizzò la produzione e avvenne il passaggio alla produzione di massa)
  • La riforma protestante [1517 con Martin Lutero: quello che succede è che il mercante-imprenditore diventa imprenditore, la produzione esce di casa. La Riforma luterana ha inizio nell'ottobre del 1517, con la pubblicazione delle 95 tesi del monaco agostiniano Martin Lutero (secondo la tradizione, affisse sul portone della Cattedrale di Wittenberg). Attraverso questo scritto, egli si scaglia contro lo scandalo della compravendita di indulgenze: è questa un'occasione per condannare moralmente anche l'atteggiamento dei Papi, che all'epoca vivevano come re. Il Cristianesimo, secondo Lutero, va riformato sulla base di tre principi fondamentali:
    • Il libero esame, ovvero la possibilità e la libertà per ogni cristiano di leggere e interpretare autonomamente la Bibbia
    • Il sacerdozio universale, secondo il quale tutti sono responsabili della propria fede e non la demandano a nessun altro
    • Salvezza che dipende solo dalla fede, annullando quindi l'importanza delle opere, ovvero le offerte alla Chiesa

Immanuel Kant

Kant chiude l’età dell’illuminismo e lo chiude con una filosofia rivoluzionaria, infatti fa riferimento ad una specifica rivoluzione dell’età moderna che ha a che vedere con il modo in cui vediamo il cosmo, ovvero la rivoluzione copernicana. Kant non è esattamente tedesco: vive fra il 1724 e il 1804 e la Germania all’epoca non esisteva, era suddivisa in tante entità politiche che erano raggruppate in una super entità politica (e non stato moderno), i residui del Sacro romano impero, che viene abolito da Napoleone nel 1805, in quella che poi sarà poco dopo la Prussia. Kant visse a Königsberg, in un posto che si trovava nella Prussia orientale, bagnata dal Mar Baltico (oggi non fa parte della Germania ma della Russia, e si chiama oggi Kaliningrad). Kant non si mosse mai da lì.

Testi di Kant

Il testo che analizzeremo (La metafisica dei costumi) è uscito nel 1797 ed è il penultimo di Kant, l’ultimo è “Il conflitto delle facoltà” (1798), un testo che si occupa del problema della funzione dell’università sotto una monarchia assoluta (cosa che Kant chiama dispotismo), regime non voluto da Kant, in quanto preferiva la Repubblica.

Filosofia pratica di Kant

Kant è stato un rivoluzionario anche dal punto di vista di quella che si chiama la filosofia pratica. Pratico deriva da Praxis che significa azione, quindi pratico significa ciò che concerne l’azione. Quindi la filosofia pratica è la filosofia che si occupa dell’azione, è la filosofia che risponde alla domanda: che cosa devo fare? (Non bisogna dire all’esame che la filosofia pratica si occupa delle cose concrete!) Questo testo si occupa appunto della filosofia pratica e della domanda “che cosa devo fare?”.

Domande fondamentali di Kant

Per Kant la filosofia cerca di rispondere a tre domande fondamentali:

  1. La prima domanda ha natura teoretica (composto da thèa, cioè spettacolo e horáō, cioè "vedo”. Rimanda a teatro. Al teatro lo spettatore rimane a vedere e riflette su quello che avviene, non fa ma contempla. Quindi la teoria è una visione, ma una visione intesa come descrizione, quindi la filosofia teoretica non è pratica. Quindi teoretico significa contemplativo e pratico attivo, rivolto all’azione). “Che cosa posso conoscere?”
  2. "Che cosa devo fare?” Che significa: come giustifico le azioni in quanto io, agente libero, faccio?
  3. “Che cosa posso sperare?”. Riguarda il nesso tra la teoria e la pratica, si occupa della possibilità non semplicemente di conoscere il mondo, non semplicemente di agire in maniera giustificabile, ma della possibilità di costruire un mondo che abbia senso. Noi viviamo nel tempo e quindi siamo limitati. Il senso della domanda è: se anche in questa condizione limitata (limitata dai nostri strumenti cognitivi e dall’essere razionale e finito) possiamo pensare ad un mondo che sia dotato di un suo senso. Un mondo senza speranza è un mondo senza senso. Kant quindi, dopo aver fatto la rivoluzione copernicana della conoscenza, è costretto a porsi anche questo problema. È un problema di filosofia della storia.

La suddivisione del testo della Metafisica dei costumi

Tassonomia significa classificazione. Il testo comincia con una prefazione generale, in cui Kant introduce rapidamente il suo testo e discute con alcuni critici, poi c’è un’introduzione generale a tutto il testo, e poi ci sono due parti del testo, una dedicata alla dottrina teoretica del diritto (Kant è un giusnaturalista e teorizza un diritto secondo ragione) e l’altra dedicata alla dottrina teoretica della virtù (quindi all’etica). Noi faremo solo la parte della dottrina teorica del diritto che faremo a lezione.

Analisi della prefazione della Metafisica dei costumi

La prefazione è una semplice presentazione del testo. Cosa vuol dire “metafisica” e cosa si intende per “costumi”? La metafisica è una porzione della filosofia, che ha un nome di per sé che non si intende quello proprio della metafisica (dal greco metà da physíca, che vuol dire dopo la fisica. Fisica dal greco significa natura, quindi la fisica è la scienza della natura). Perché allora si chiama “dopo la fisica”? Perché i testi di Aristotele che ci sono rimasti, che non sono in realtà testi pensati per essere distribuiti, avevano una parte dedicata legata alle cose fisiche, la filosofia della natura (quando gli scienziati moderni Newton, Galileo Galilei, Keplero, Copernico fanno la rivoluzione scientifica occupandosi della fisica, chiamano sé stessi filosofi naturali, perché all’epoca, fino all’età contemporanea, tutto ciò che riguardava il sapere ricadeva sotto la filosofia. Anche filosofia deriva dal greco, non è la sapienza ma la ricerca disinteressata della sapienza. Importante che non sia interessata, quindi senza interessi economici come i ricercatori che servono per fare determinate ricerche). Dopo questa filosofia della natura, Aristotele aveva una parte che aveva “dopo la fisica” che si occupa non della natura, ma delle strutture fondamentali della realtà. Quindi la Metafisica dei costumi è una metafisica che si occupa delle strutture fondamentali dei costumi. La parola costumi deriva da morale dal latino ed etica dal greco (in italiano indicano la stessa cosa, per Kant le due parole non vogliono dire la stessa cosa. La morale è il genere, l’insieme che comprende due specie l’etica e il diritto. L’etica si occupa della moralità delle azioni, il diritto della legalità delle azioni, se le nostre azioni esternamente sono legali. Comprende ovviamente il diritto perché Kant è un giusnaturalista*). La metafisica dei costumi si occupa delle strutture fondamentali dei comportamenti, com’è possibile considerarli tramite la ragione. Non risponde alla domanda cosa fa la gente, ma l’intenzione con cui fa le cose. I costumi dunque sono i comportamenti, ma nella Metafisica dei costumi la prospettiva non è teoretica, ma è pratica. Si chiede, appunto, che cosa sia giusto fare? È giusto uccidere oppure no?

*Il diritto di Kant non ha a che fare con il diritto positivo, che è effettivamente imposto e vigente in uno Stato esistente.

Lezione 2

Scopo dell'introduzione generale della Metafisica dei costumi

Lo scopo dell’introduzione generale della Metafisica dei costumi è quello di introdurre concetti fondamentali per parlare di diritto e di virtù, mentre la prefazione ha lo scopo di presentare il testo discutendo con i critici contemporanei di Kant. (Le opere principali di Kant vengono scritte dopo i 50 anni).

Collocazione della Metafisica dei costumi nel sistema kantiano

Nella prima parte della prefazione, Kant colloca la Metafisica dei costumi all’interno del sistema (dal greco “con” e “sto in piedi” -> un sistema di parti tra loro connesse. C’è differenza col mucchio, dove gli elementi possono essere gli stessi ma non sono connessi tra di loro. Quando si dice che un filosofo è sistematico, vuol dire che non si limita a mettere una collezione di aforismi e opinioni occasionali, ma ogni parte è collegata alle altre e ogni parte spiega e giustifica le altre, le aiuta a far funzionare. La Metafisica dei costumi è un’opera sistematica) della conoscenza filosofica in generale. Kant dice: la Metafisica dei costumi segue alla critica della ragion pratica, esattamente come i fondamenti metafisici della scienza della natura seguono alla critica della ragion pura. Cosa si intende per critica? Kant nel 1780 scrive 3 opere fondamentali: critica della ragion pura, critica della ragion pratica e critica del giudizio.

Disputa tra razionalisti e empiristi

Perché Kant scrive queste critiche? Nella seconda metà del ‘700 c’era una disputa tra 2 scuole di pensiero, i razionalisti e gli empiristi. I razionalisti sostenevano che è possibile conoscere la realtà basandosi su i principi della sola ragione, su principi a priori (cioè indipendenti dall’esperienza). Gli empiristi, in particolare Hume (di cui Kant era lettore), dicevano che non è possibile conoscere la realtà solo in base alla ragione (la ragione ci dà delle strutture logiche vuote: ci dicono che io non posso che dire che A non è A perché è contraddittorio, ma che cosa sia A, se A esista e come funziona la ragione non è in grado di dircelo). Hume sosteneva che tutta la nostra conoscenza deriva dall’esperienza, quindi è a posteriori (che significa a punto che deriva dall’esperienza). Hume era, in particolare, contro la costruzione della scienza moderna, cioè quella scienza costruita nel secolo precedente nel Rinascimento con Newton, Copernico, Galilei ecc. Neppure la relazione causa-effetto, quindi la struttura fondamentale delle leggi scientifiche, era qualcosa che veniva dalla ragione, perché, secondo Hume, la relazione causa-effetto deriva dall’esperienza. In termini empirici, dire che A è causa di B non significa che c’è una relazione necessaria per la quale si presenta A si presenta B; semplicemente significa che sono abituato a vedere B seguire ad A. Questo ha delle conseguenze: se trasformo la relazione causale, che era lo strumento fondamentale della legge scientifica, in una mera abitudine ne segue che non ne posso fare previsioni: “non sono in grado di prevedere se il sole sorgerà domani”.

La rivoluzione copernicana di Kant

Kant nasce come razionalista, pensa che la ragione sia in grado di conoscere direttamente la realtà; Hume suggerisce a Kant una questione fondamentale: che cosa ci garantisce che le strutture della mia mente siano anche le strutture oggettive del mondo? Per risolvere questo problema Kant fa una novità, con la sua critica compie quella che Kant chiama la sua rivoluzione copernicana. Kant usa il termine “rivoluzione copernicana” perché aveva la certezza che i suoi lettori, essendo persone colte, fossero in grado di capirlo. Che cos’è la Rivoluzione Copernicana? Nel III a.C. la scienza ellenistica con Aristarco da Samo aveva già prodotto un’ipotesi eliocentrica. L’ipotesi eliocentrica di Aristarco da Samo era stata superata anche perché all’epoca era difficile da dimostrare, e il sistema che era stato accettato era quella di Tolomeo (Il sistema geocentrico è un modello astronomico che pone la Terra al centro dell'Universo, mentre tutti gli altri corpi celesti ruoterebbero attorno ad essa. Questo modello fu il sistema cosmologico predominante in molte civiltà antiche come quella greca. Le sue interpretazioni più notevoli si devono ad Aristotele e a Tolomeo); Tolomeo teorizzava che la struttura del cosmo è identica al modo in cui noi facciamo esperienza nel cosmo stesso. L’universo è strutturato oggettivamente nel modo in cui soggettivamente io lo vedo. Quando i razionalisti dicevano che le strutture della ragione sono identiche a quelle della realtà, facevano un’affermazione che Kant chiamava tolemaico.

La concezione di Aristarco da Samo aveva prodotto una teoria eliocentrica perché si era trovato di fronte al problema dei pianeti; (in termini copernicani) ci sono dei pianeti che anziché andare sempre avanti, così come fa il Sole, vanno indietro nel cielo. Questi pianeti sono quelli che vanno da Marte in poi, e vanno apparentemente indietro perché devono percorrere attorno al Sole un’orbita più lunga rispetto a quella della Terra. I pianeti cosiddetti interni, come Venere e Mercurio, hanno delle fasi come la Luna, perché fanno un’orbita più stretta della nostra e qualche volta vediamo una parte illuminata dal sole e qualche volta no, esattamente come la Luna.

Cosa facevano i tolemaici per spiegare queste discrepanze? Producevano ipotesi ad hoc: la teoria degli epicicli; non è vero che Marte ruota direttamente attorno alla Terra, ma Marte, Giove e Saturno, ruotano attorno a dei punti che ruotano a loro volta intorno alla Terra. Che fa Copernico? Copernico pone il problema della prospettiva. È vero che dal nostro punto di vista noi vediamo il sole che si muove attorno a noi, però nessuno ci garantisce che il nostro punto di vista sia identico alle strutture dell’universo. La rivoluzione copernicana, quindi dal punto di vista filosofico, non è semplicemente sostenere che non è il sole che gira intorno alla Terra ma la terra che gira intorno al sole, ma pone il problema della prospettiva: chi ci garantisce che la struttura del cosmo sia identica al modo in cui noi vediamo il cosmo? Kant quando fa la sua rivoluzione copernicana, dal punto di vista filosofico, fa esattamente questa operazione: chi ci garantisce che la struttura della realtà sia congruente con la struttura della nostra mente? Questa è la domanda della critica, mette in discussione quello che i razionalisti davano per scontato. Quindi, fare la rivoluzione copernicana vuol dire porsi un problema di prospettiva, di punto di vista: che diritto abbiamo per sostenere che quello che noi pensiamo della realtà sia la realtà stessa? La critica, quando è critica della ragion pura, indaga sui limiti della nostra conoscenza. È una critica condotta dalla ragione, ma è anche una critica sulla ragione (che fa su sé stessa).

Divisione delle facoltà cognitive secondo Kant

Nella critica della ragion pura Kant divide le nostre facoltà cognitive in 3:

  • Intuizione: che vuol dire conoscenza immediata. Sbatto sulla porta e sento dolore immediatamente. Per Kant l’intuizione (la conoscenza immediata, senza pensare) può essere soltanto sensibile, derivano dai sensi. Questa intuizione nella critica della ragion pura è oggetto di una sezione che si chiama “estetica trascendentale”. Perché estetica? Viene dal greco che significa sensazione: l’estetista si occupa del modo in cui noi appariamo ai sensi.
  • Intelletto: l’intelletto elabora i dati dell’intuizione e cerca di renderli da soggettivi a intersoggettivi. Io sbatto sulla porta senza vederla, mi faccio male; la mia intuizione sensibile è radicalmente soggettiva. Quando io vi racconto cosa mi è successo faccio qualcosa di più di limitarmi alla mia sensazione soggettiva, perché prendo il dolore e quello che ho visto una volta che mi sono ripresa dalla botta e lo organizzo in giudizi, lo metto in delle forme. Questi giudizi per Kant fanno uso delle strutture fondamentali che Kant chiama categorie. Queste strutture fondamentali ci permettono di raccontare cosa ci è successo (la categoria della causa: cosa mi è successo?) e del dolore (categoria di sostanza: mi permette di isolare dei soggetti). Per Kant, l’operazione per rendere intersoggettiva la mia esperienza è un’operazione che non viene dall’esperienza, perché nell’esperienza c’è soltanto il mio dolore soggettivo, ma viene dalla mia mente. È il mio intelletto che processa questi dati e li mette in delle forme che le nostre menti condividono, permettendoci di rendere le nostre esperienze intersoggettive. Quindi l’intelletto produce dei giudizi utilizzando le forme.
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Scienze politiche e sociali SPS/01 Filosofia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lorenzoloru42 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di filosofia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Pievatolo Maria Chiara.
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