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Riassunto esame Filosofia politica e sociale, prof. Petrucciani, libro consigliato Democrazia, Einaudi

Riassunto per l'esame di filosofia politica e sociale e del prof. Petrucciani, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Democrazia, Einaudi, dell'università degli Studi La Sapienza - Uniroma1. Scarica il file in PDF!

Esame di Filosofia politica e sociale docente Prof. S. Petrucciani

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distrusse la Bastiglia. Il 26 agosto l’Assemblea nazionale approvò la Dichiarazione dei diritti

preparati da Mirabeau e da Sieyès. Il testo francese si rifaceva ai Bills of rights americani. Tra i

diritti fondamentali si ha quello di resistenza e di proprietà. Principi di base dello Stato liberale:

libertà di religione e di stampa e divisione dei poteri oltre al garantismo giuridico. Grandi riforme

come l’affermazione di libertà economiche e nazionalizzazione dei beni ecclesiastici. Varata nel

1791 la nuova Costituzione. Il Re conservava il potere esecutivo e la facoltà di nominare e revocare

i ministri ma le due decisioni dovevano essere controfirmate dai ministri stessi, il potere legislativo

spettava invece all’Assemblea legislativa in cui si distinguevano cittadini attivi e passivi, il diritto di

voto era limitato a coloro che pagavano in tasse l’equivalente di tre giornate lavorative, l’elezione

dei deputati era indiretta. Nel ’92, al seguito del cattivo andamento della guerra contro l’Austria e la

Prussia, l’ostilità contro la monarchia, che sperava di recuperare il potere, crebbe e l’Assemblea

legislativa fu sostituita con una nuova rappresentanza, la Convenzione eletta a suffragio ristretto con

proclamazione della repubblica, condanna a morte nel’93. L’inasprimento del conflitto con le

potenze legittimiste europee portò alla radicalizzazione della rivoluzione e al potere la corrente

giacobina con campagna contro i nemici del popolo annientando la corrente moderata dei girondini.

La nuova Costituzione prevede il suffragio universale, i diritti all’istruzione e all’assistenza sociale

e afferma che lo scopo del governo è quello di operare per il benessere di tutti i cittadini. Nel ’93

con il secondo Comitato di salute pubblica e Robespierre la mobilitazione permanente della difesa

della Francia si salda con una radicalizzazione sociale della rivoluzione: nell’aprile del ’94 viene

impiccato Danton, Roux muore suicida ed Hebert viene ghigliottinato. Il Terrore raggiunge il

parossismo con la legge del ‘9 che condanna i sospetti anche senza un processo. Con il colpo di

Stato del 9 termidoro Robespierre, Saint-Just e i loro collaboratori vengono arrestati e ghigliottinati.

Lo scontro tra le diverse anime della rivoluzione: borghese-liberale, repubblicano-radicale ed

egualitaria proto-socialista si conclude con la vittoria della prima. Nel ’95 viene approvata una

nuova Costituzione che instaura il Direttorio,, diretto da cinque membri a cui fa capo il potere

esecutivo mentre quello legislativo appartiene alle due assemblee (dei Cinquecento e degli Anziani).

Ma tutto ciò non regge. Dal giacobinismo di sinistra si sviluppa un movimento “comunista” con il

programma di radicalismo sociale di Babeuf nel 1796 il cui principio sopravvive con Buonarroti.

Alla stabilizzazione (momentanea) si giunge nel 1799 con Bonaparte facendosi incoronare

imperatore nel 1804. Centralità dell’eredità roussoiana con prospettiva monistica al contrario

dell’America. Per i rivoluzionari francesi il fine della politica è di dare espressione alla “volontà

generale” della Nazione. La sfida è di rendere compatibile la teoria della volontà generale con la

pratica della rappresentanza. Sieyes sviluppa sulla rappresentanza una riflessione articolata: non si

possono pensare i rappresentanti come vincolati da un “mandato imperativo”, si afferma così la

teoria secondo cui ogni deputato, indipendentemente da chilo abbia eletto, è rappresentante della

Nazione. In Robespierre invece i rappresentanti sono mandatari del popolo che deve controllarli, i

mandatari devono stare alle dipendenze del popolo, si ha anche l’ostilità verso la divisione o

equilibrio dei poteri: decisivo è il controllo da parte del popolo. Il movimento liberale rialza la testa

a partire dal secondo decennio dell’Ottocento. Dopo i moti del ’20-’21 la rivoluzione del 1830 porta

al trono Luigi Filippo d’Orleans con cui si afferma una monarchia costituzionale liberale. In

Inghilterra il conflitto politico ruota intorno alla riforma elettorale sfociando nel ’32 nel Reform Act,

nel ’33 viene abolita la schiavitù nelle colonie britanniche. La rivoluzione riaccende la lotta tra

assolutismo e liberalismo che si concluderà con la “primavera dei popoli del ’48”: battaglie dei

liberali per una monarchia costituzionale e parlamentare, pressione democratica per l’estensione del

diritto di voto, spinta verso l’unità, proteste sociali espresse dai nascenti movimento socialisti (come

il Cartismo in Inghilterra), tensioni che confluiscono nei moti del ’48, anime che si scontreranno tra

loro. Sebbene fosse cominciata a Palermo terminò in Francia in cui fu abbattuta la monarchia di

luglio e venne proclamata la repubblica. Si giunse alla rottura tra le forze moderate e i lavoratori

parigini che avevano dato alla rivoluzione il primo impulso: repressione della rivolta operaia e

Cavaignac al potere. Elezioni del 10 dicembre del ’48 a suffragio universale per il presidente della

Repubblica invece cinque milioni e mezzo di votanti premiarono Luigi Napoleone, così i lavoratori

urbani si vendicarono di una repubblica che li aveva repressi. Egli inaugurò il Secondo Impero.

Deludente negli esiti fu anche il movimento liberale e democratico partito in Austria e in Germania.

A Vienna la rivolta democratica innescò una crisi dell’Impero e poi il governo austriaco riprese il

controllo della situazione, Francesco Giuseppe spezzò la resistenza dell’Ungheria. In Prussia

Federico Guglielmo IV accettò la convocazione di un’Assemblea costituente che impose la libertà

di stampa e il diritto di voto. Il Parlamento di Francoforte fu poi sciolto nel’49. In Italia la rivolta

cominciò a Venezia con la proclamazione della Repubblica e a Milano con le cinque giornate e la

cacciata di Radetzsky con l’intervento di Carlo Alberto che dichiarò guerra all’Austria. La guerra di

concluse nel ’49 con la sconfitta del Piemonte e l’abdicazione di Carlo Alberto a favore di Vittorio

Emanuele II, a Roma si aveva la repubblica romana. L’ondata liberale fu sconfitta a causa del

carattere composito delle spinte del ’48. Le forze democratiche vennero abbattute ma non le istanze

della borghesia liberale. In Italia rimase in vigore lo Statuto Albertino del ’48 che disegnava il

quadro di una monarchia costituzionale dove l’esecutivo apparteneva al Re mentre il legislativo era

condiviso tra il Re cui spettava la nomina dei ministri e le due Camere. Lo Statuto rifiutava il nome

di Costituzione perché si trattava di una Costituzione otturata cioè concessa al suo popolo e non

brutto dell’Assemblea costituente.

Il pensiero liberale e comunista a confronto con la democrazia

Importanti per tale dibattito furono Tocqueville e Mill. Il primo intraprese nel 1831 un viaggio negli

Stati Uniti e scrisse la Democrazia in America in cui si trovano anticipati quei motivi di critica della

democrazia di massa ripresi nel Novecento. Essa è una sociologia della democrazia. Egli formula la

diagnosi del carattere inarrestabile della rivoluzione democratica e ne individua l’asse centrale

nell’“eguaglianza delle condizioni”. Questa non è eguaglianza materiale, è il venir meno di tutte le

distinzioni gerarchiche, le differenze hanno un significato diverso. Per essere elettori tuttavia

bisogna soddisfare requisiti di censo. L’esercizio della democrazia comincia a livello comunale e

permea l’istituzione locale. Il più grande pericolo è che la democrazia si trasformi in tirannia o

tirannide della maggioranza. Sostiene che la democrazia è il governo dei poveri ma trascura la tesi

che diventerà degli elitisti e di Gramsci per cui il popolo è orientato da coloro che sono capaci.

Alcune delle caratteristiche della società americana fanno sì che la potenziale dittatura della

maggioranza incontri dei limiti: pluralistico spirito associativo, l’assenza di accentramento

amministrativo e l’importanza del potere giudiziario. In Democrazia critica la società di massa. La

passione egualitaria si traduce in un individualismo acquisitivo. Mill invece si forma con le idee del

padre e di Bentham partendo dal principio che l’utilità comune è il fine della società, è inoltre

sensibile ai rischi della democrazia. La forma migliore di governo è quella rappresentativa, la

possibilità di partecipare alla politica arricchisce le qualità individuali. Il Parlamento dovrà decidere

quale partito dovrà esprimere il primo ministro nominato poi dalla Corona. L’attività legislativa sarà

nelle mani di una ristretta Commissione legislativa preposta all’elaborazione delle leggi e al

Parlamento resta il ruolo di approvare il testo. Vuole compenetrare l’istanza democratica e quella

epistocratica: i Parlamenti non devono governare né legiferare. Il rischio è che la massa promuova

una legislazione di classe, le decisioni sono buone quando assicurano competenza e intelligenza.

Critica al sistema maggioritario inglese proponendone uno proporzionale. Il diritto di voto spetta a

coloro che aprano le tasse.

Marx la pensava in modo opposto a Mill: nella Questione ebraica denuncia i limiti

dell’emancipazione politica, deve avvenire prima l’emancipazione sociale. La repubblica

democratica assicura il prevalere delle classi possidenti e non di quelle proletarie per Marx ed

Engels.

Verso la democrazia novecentesca

Tre fasi principali: seconda metà Ottocento con le lotte per il suffragio universale, poi prima metà

del Novecento con istanze del socialismo e la terza è quella apertasi con la sconfitta dei fascismi

dopo il 1945 con mondo bipolare che si conclude con l’89 con l’irrompere dell’economia di

mercato e del pluralismo politico in quello che era il blocco sovietico. Costruzione delle nazioni in

fieri e nascita di un movimento operaio negli anni Sessanta dell’Ottocento. In Italia si ha l’anima

democratica di Mazzini, quella socialista di Ferrari e Pisacane e quella liberale di Cavour.

L’unificazione si ha con l’annessione dell’Italia centrale e meridionale al Piemonte che si conclude

con la presa di Roma. Il quadro costituzionale rimaneva quello dello dello Statuto Albertino. Il re

conferiva a una personalità l’incarico di Presidente del Consiglio dei ministri che rimaneva inc

Arica finché aveva il sostegno delle Camere, con la riforma elettorale del 1882 gli aventi diritto al

voto passarono a 2 milioni, Senato di nomina regia, libertà di organizzazione politica inibita dai

poteri di polizia: resistenza a una moderata democratizzazione da parte delle forze dirigenti.

Tuttavia si ebbe una forte democratizzazione altrove come in America con Lincoln nel 1862con

abolizione della schiavitù dei neri e questa di secessione si concluse nel 1865 con la vittoria degli

stati del Nord. Nel 1864 a Londra Associazione internazionale dei lavoratori, unificazione tedesca

negli anni Sessanta. 1851 Napoleone III restaurò il suffragio universale: mandato decennale per

questo, sistema bicamerale con Camera elettiva e un Senato nominato e un esecutivo non vincolato

dal voto della Camera e nel 1852 Costituzione basata su questi principi. 1864 riconoscimento del

diritto di sciopero e nel 1868 libertà di stampa, processi interrotti nel 1870, anno in cui fu fondata la

Comune di Parigi come forma di autogoverno cittadino. Nel 1875 la Terza Repubblica con sistema

parlamentare bicamerale con Presidente della repubblica eletto dai due rami del Parlamento. Nel

1871 In Prussia Guglielmo I come imperatore tedesco. le istituzioni politiche portavano il segno del

dualismo: Parlamento imperiale a suffragio universale. Sistema autoritario ma con politica sociale

che fu il primo stato sociale, anche in altri paesi nacquero i partiti socialisti, in Francia nel 1879, in

Italia nel 1892. Nel 1889 fu fondata la Seconda Internazionale. Solo nel 1875 si giunse a un

suffragio quasi universale in Inghilterra in cui si sviluppò un forte movimento operaio, partito

laburista nel 1900.

Processi di democratizzazione fino alla Grande Guerra con caratteri repressivi come nel 1898 a

Milano con Beccaris. In Inghilterra le Trade Unions arrivarono a raccogliere quattro milioni di

iscritti e imposero garanzie sociali per i lavoratori. In Italia Giolitti provò a fare da ponto tra la

classe dirigente e il socialismo guidato da Turati, nel 1912 suffragio maschile quasi universale. I

milioni di proletari gettati nelle trincee ne uscirono esigendo un ruolo politico più rilevante nella

società: i primi furono i soldati e operai russi, vera e propria rivoluzione sociale vittoriosa,

rivoluzione non solo contro il capitalismo ma anche contro il capitale di Marx. Il vero Marx capisca

che la vittoria proletaria sarebbe stata più facile dove il regime liberal-democratico non sarebbe

riuscito a stabilizzarsi.

In Russia affermazione del dualismo dei poteri: Duma (Parlamento) e i soviet di Pietrogrado poi

governo Kerenskij osteggiato dai bolscevichi e dalle forze di destra guidate da Kornilov, Lenin

promosse così un’insurrezione con vittoria il 7 novembre con il Grande Consiglio dei Soviet.

Assemblea costituente il 25 novembre e i bolscevichi furono una minoranza al contrario dei

socialisti ma il governo rivoluzionario di Lenin assunse il potere disconoscendo l’Assemblea. Nel

1919 si costituì il Komintern o Terza Internazionale Comunista. L’ondata rivoluzionaria si espanse

per l’Europa centrale. Si affermarono in funzione controrivoluzionaria regimi reazionari e fascisti:

Italia, Ungheria di Horthy che sconfisse la rivoluzione di Kun e in Grecia con Metaxas. Poi

Repubblica si Weimar con dualismo: con presidente eletto dal popolo che nominava il capo di

governo e i ministri e che poteva sospendere le garanzie delle libertà fondamentali previste dalla

Costituzione; dall’altro il Parlamento eletto a suffragio universale maschile e femminile. Essa fu

squassata dalla crisi del ’29. In Francia nel ’36 vittoria del Fronte Popolare con alleanza di radicali,

socialisti e comunisti. Inghilterra laburista ma poi prevalsero forze conservatrici con Chamberlain e

politica dell’appeseament nei confronti della Germania. Nel ’39 Patto di Monaco con la Germania e

questo invase la Cecoslovacchia e poi dopo il patto Ribbentrop-Molotov vi fu l’invasione della

Polonia. L’unica risposta democratica si ebbe con Roosvelt eletto nel 1932 con la promozione di un

programma di lavori pubblici, regolazione dei prezzi, aumento dei salari e riduzione degli orari di

lavoro, egli sarà rieletto nel 1936 ma mal visto dai conservatori.

Riflessione critica sulla democrazia di massa, scuola elitista con Mosca e Pareto secondo cui si ha

una minoranza governante che detiene il potere, il discrimine sta nel fatto che nelle democrazie non

si hanno barriere di accesso come secondo Pareto per cui anche in democrazia la società è divisa tra

una minoranza che comanda e una maggioranza che obbedisce, contributo che si unisce a quello di

Michels. Per Gramsci l’obiettivo della politica comunista è quello di superare la separazione tra

dirigenti e diretti. Visione elitista sviluppata anche da Shumpeter in Capitalismo, socialismo,

democrazia per cui il vero soggetto sulla scena sono le élite. Egli paragona la concorrenza per i voti

alla competizione tra imprenditori.

Nel dopoguerra vi furono nuove democrazie costituzionali, la Costituzione non si limitava a

riconoscere a tutti i cittadini il “diritto al lavoro” ma faceva propria una concezione espansiva di

essa che doveva garantire anche le condizioni sociali per la piena fruizione. Risentendo

dell’esperienza totalitaria anche la Legge fondamentale tedesca del 1949 poneva il principio della

dignità dell’uomo come intangibile. Più travagliato fu il processo costituzionale francese con

garanzia di molti diritti sociali. La Gran Bretagna, pur nona vendo una costituzione scritta conferì la

maggioranza al partito laburista che promosse un vasto programma di nazionalizzazioni, tutto

questo in un sistema di blocchi est/ovest. Nel 1953 vi fu un moto di protesta da parte degli operai

edili di Berlino, nel ’56 in Ungheria mentre un migliore esito arrideva al movimento di protesta

polacco. Poi Muro di Berlino e nel ’68 “Primavera di Praga” con il tentativo, da parte dei dirigenti

comunisti, di costruire un socialismo democratico, tentativo schiacciato.

Democratizzazione anche per molte colonie come l’India nel 1947, nel ’49 in Cina, negli anni

Cinquanta in Africa settentrionale e negli anni Sessanta i paesi dell’Africa nera e negli anni ’90 il

Sudafrica con Nelson Mandela. Si trattava di democrazia fragili, esposte a rischi di degenerazione

autoritaria come in America latina am per ragioni diverse che ha visto fasi alterne di democrazia e

dittatura. Ora il vento sembra cambiare e soffiare più su altre regioni del mondo che non

sull’Europa.

Argomenti per la democrazia

Ragionando con Platone si potrebbe dire che mette il governo in mani di incompetenti, perché

dovrebbe essere la migliore forma possibile?

Kelsen tenta di rispondere, grande esponente della filosofia del diritto e maestro indiscusso del

positivismo giuridico e per certi aspetti si rifà a Rousseau e al suo Contratto sociale. La democrazia

si fonderebbe sui “due postulati della ragion pratica”:

-volontà di non essere sottoposti al dominio altrui

-senso di uguaglianza per cui nessuno ha il diritto di comandarci

-non è possibile l’esistenza di una società senza norme.

La sfida è come rendere compatibili la libertà e l’uguaglianza con l’esigenza di un ordinamento

coattivo e riprendendo Rousseau sostiene che libertà e uguaglianza sono compatibili con un

ordinamento coattivo nella misura in cui esso è quello che noi ci siamo dati. Egli polemizza con il

diritto naturale ma riprende temi del giusnatualismo moderno. Egli è un relativista e anti-metafisico.

Di chi sarà la responsabilità dei delitti se ho rinunciato alla libertà? Libertà e responsabilità sono

connesse. Importanza dell’uguaglianza come: giuridica, politica, sostanziale e come delle

opportunità o dei punti di partenza. Quella che lui sviluppa è: l’uguaglianza in relazione al diritto di

comandare. Come dice Dahl è difficile dimostrare che qualcuno possieda un’intrinseca superiorità e

diritto di dominio. Per Kelsen la democrazia è una procedura, metodo politico mediante cui

l’ordinamento sociale è creato e applicato da coloro che sono soggetti allo stesso ordinamento.

Anche Dahl parte da una concezione lockiana dell’uguaglianza che chiama Idea di Uguaglianza

Intrinseca. Democrazia intesa come organizzazione politica che consente la protezione degli

interessi degli individui coinvolti. Importanza dell’autonomia personale. La democrazia è

funzionale alla difesa di tre interessi:

-alla libertà come autodeterminazione (Rosseau-Kelsen)

-crescita personale e intellettuale (Mill)

-interessi di cicche le persone decidono

Si ha dunque una linea kelsensiana che insiste sull’autonomia, indipendenti al contrario di Dahl che

verte su un punto contenutistico: non vengono trascurati gli interessi.

Libertà come caratteristica morale inalienabile della persona, le due accezioni sono connesse: il non

essere sottoposti a domini eteronomi vuol dire poter agire secondo i propri interessi. Alle due

prospettive dunque corrispondono due valori di fondo: libertà come autodeterminazione e l’eguale

trattamento degli interessi.

Interessante prospettiva di giustificazione sta nelle filosofie del dialogo di Calogero, Apel e

Habermas. Quali sono i principi pratico-politici che non sono postulati? Questo è il “principio del

dialogo” che non può essere confutato perché in ogni caso si dovrebbe intraprendere una

discussione critica: tale modello riprende Aristotele per cui i principi primi del nostro ragionamento

non possono essere dimostrati ricavandoli da altri. Questo è il principio che sta alla base della

ricerca e della scienza. Stessa posizione difende Apel che sostiene che interrogandoci sui principi

della nostra convivenza siamo già entrati nella dimensione del confronto argomentativo. Importante

è l’istituzionalizzazione del metodo del discorso attraverso appropriate norme giuridico-politiche, vi

sono tuttavia delle obiezioni come quelle di Bobbio: la moralità non si risolve tutta nell’onestà

intellettuale. È contraddittorio sostenere che tutte le opinioni debbano essere rispettate mentre le

persone possono essere offese. Nel modo in cui si fondano le istituzioni politiche c’è troppa

contingenza perché se ne facciano principi filosofici. Questi offrono orientamenti ideali. Se

discorsivamente pensata la democrazia non parte né dal principio di autonomia né da quello di pari

rispetto degli interessi ma da qualcosa che li precede e li include: la ricerca cooperativa e paritaria

delle istituzioni è essenziale.

Il processo democratico: il demos, la regola di maggioranza e la discussione pubblica

È necessario individuare un demos. Kelsen sostiene che possa essere definita democrazia anche il

governo in cui non votano schiavi e donne. Quanto inclusivo deve essere un regime politico per

poterlo definire democratico? Per Bobbio democratica è una comunità politica dove il potere di

prendere decisioni collettive appartiene a un alto numero di membri del gruppo. Più stringente è la

tesi di Dahl per cui il demo dve comprendere tutti i membri adulti dell’associazione tranne i non

residenti e i minorati mentali accertati, i confini di questo organismo non sono stabiliti

democraticamente: a monte c’è una fatalità politica che non ha nulla di democratico? Un popolo

può esistere anche prima di costituirsi in nazione o Stato, i grandi Stati moderni sono caratterizzati

da pluralità di lingue, tradizioni e religioni. Kelsen ritiene che sia una finzione priva di fondamento.

È possibile che l’atto iniziale della democrazia sia sottratto alla decisione democratica? Held

sostiene che la pretesa di individuare portatori di caratteristiche omogenee è irrealistica. Il cittadino

diviene membro di corpi decisionali diversi, ognuno con un determinato tipo di competenze. Il

modo per giungere a definire le questione è affidandosi alla maggioranza. Nella tradizione

giusnaturalistica l’associazione si costituisce con un atto unanime di coloro che la vogliono fondare.

L’unanimità è quasi impossibile. Per Bobbio la regola di maggioranza può valere anche

nell’aristocrazia. Discussione che affronta partendo dalla distinzione tra argomento assiologico e

tecnico. Il primo è che il principio di maggioranza massimizza la libertà come autodeterminazione

ma secondo lui è necessario il suffragio universale. Le volontà si devono liberamente determinare.

Nel caso in cui le scelte non si fossero determinate liberamente neanche l’unanimità tutelerebbe

l’autodeterminazione. Dahl ricorda anche la democrazia “consensuale” che privilegia una logica

diversa, come il modello svizzero. Vari aspetti importanti: incisività, qualità, efficacia. la regola i

maggioranza dunque dovrebbe essere integrata da altri. Manin parla di discussione pubblica

sottolineando che la conciliazione tra principio democratico e regola di maggioranza non è pacifica.

In Locke e Rousseau si deve accettare unanimamente la regola della maggioranza. Una volta

assunto questo principio ipotetico si deve dire che la decisione a maggioranza va considerata come

se fosse presa all’unaminità. Importante dunque è conferire la giusta importanza alla discussione

pubblica per Manin per cui tutti i cittadini possono dire la propria durante il dibattito dunque la

decisione legittima è quella che scaturisce dal dibattito. I punti di vista minoritari devono

comunque esser difesi. Anche Kelsen dava importanza al compromesso, pur essendo un teorico

della maggioranza.

Vi sono due piano: quello della teoria morale e politica. L’etica del discorso del comportamento

giusto sta nell’agire secondo regole che sono il risultato del nostro confronto con gli altri. L’attore

morale è colui che discute prestando attenzione alla bontà delle ragioni, invece l’attore politico può

essere guidato da moventi diversi. Con Habermas si ha una confusione tra l’orizzonte morale e

politico. Hobbes sosteneva che non si poteva essere imparziali senza la certezza che anche gli altri

lo fossero. Chi prende l parola deve dimostrare che la scelta da lui proposta tutela anche gli interessi

degli altri.

-La discussione è un elemento fondamentale del processo democratico, sarebbe auspicabile che tutti

vi partecipino in modo imparziale, la discussione pubblica è una dimensione di cui la democrazia

non può fare a meno.

La democrazia costituzionale, diritti fondamentali e divisione dei poteri

Vi sono decisioni che neanche le maggioranze più ampie possono prendere? Non devono essere in

contrasto con il governo, la democrazia presuppone un quadro di regole che consenta a chi oggi è

minoranza di diventare maggioranza. Distinzione tra cornice di fondo della democrazia e il suo

concreto esercizio. La cornice deve risultare da un processo democratico, decidendo i cittadini che

Costituzione darsi. Vi sono tuttavia casi come il Regno Unito dove e regole del gioco democratico

non sono fissate in una Costituzione scritta, negli Stati Uniti resta immutata ma si aggiungono degli

emendamenti. Alcune Costituzioni, come quella italiana con l’art.1339, recita che non vi può essere

revisione più oltre si spinge il Grundgesetz con i punti I e XX. Qual è dunque il nucleo essenziale di

principi e diritti che una Costituzione democratica deve prevedere per essere considerata tale?

Se si parla di democrazia parziale (Kelsen) si avrà l’esigenza di un quadro di regole del gioco

limitato, se si intende l’autogoverno il catalogo dei principi sarà più ampio. Habermas parla del

sistema di diritti che i cittadini devono riconoscersi reciprocamente di cinque tipologie:

-diritti che definiscono lo status di membro associato

-tutela delle pari libertà individuali

-partecipazione ai processi discorsivi di creazione del diritto

azione in giudizio per la tutela dei propri diritti

-godere di condizioni di vita che consentano di utilizzare i diritti di cui si è titolari

Lo Stato democratico è uno Stato di diritto per cui è illegittima ogni decisione di maggioranza che

neghi le condizioni della stessa democrazia e si hanno due condizioni: ordinamento giuridico che

assicura la protezione dalla violenza e protezione dagli eventuali abusi commessi dallo stesso potere

statuale. Le istanze liberali della tutela delle libertà negative sono i principi costituzionali che lo

Stato deve fare propri, come dice Kelsen: il governo non deve interferire in certe faccende private.

Ferrajoli ha sostenuto la presenza di una “sfera dell’indicibile” come tutti gli elementi che tengono

possibile il processo democratico. La Repubblica ha il dovere di rimuovere gli ostacoli di ordine

economico e sociale. Tali diritti sono una conditio sine qua non come dice Ferrajoli per cui si hanno

sia aspetti procedurali sia sostanziali. Ciò contrasta con ciò che dice Habermas che insiste sul tema

del proceduralismo. La democrazia si giustifica perché traduce in principio politico più originario

principio morale. Importanti sono i principi posti dal liberalismo ugualitario di Rawls alla base del

patto sociale: riguardante la problematica della libertà e quello che regola la ripartizione di costi

ovvero la giustizia sociale. È necessaria inoltre l’istituzione della giustizia costituzionale sensata cui

garanzia i principi sarebbero esposti al rischio di ineffettualità. Si ha anche il diritto di professare la

propria religione, in Italia tale principio è stato teorizzato da alcune sentenze della Corte

costituzionale. Se il principio di neutralità liberale appare poco risolutivo come quello enunciato da

Mill secondo cui devono essere consentiti tutti gli atteggiamenti individuali che non rechino danno

ad altri. Si parla della liceità dell’interruzione volontaria della gravidanza: ci troviamo non davanti a

un conflitto di valori morali ma alla messa in discussione di un modello di società o quando si parla

di interventi genetici migliorativi. l’uomo che determinasse un altro uomo nella sua costituzione

naturale non distruggerebbe anche quelle eguali libertà che sussistono tra pari? La via migliore per

affrontare il conflitto valoriale è di approcciarlo dal punto di vista dei principi politici che tutti i

cittadini devono riconoscere. Coerente sembra il punto di vista sostenuto da Bohman.

Il discrimine tra la democrazia dei moderni e degli antichi sta nell’assetto complessivo dei poteri: il

momento democratico si ha nell’elezione; ciò avviene perché storicamente nei grandi Stati

monarchici il legislativo è il primo potere a essere democratizzato. Tale aspetto si connette con la

divisione dei poteri. Rousseau ci spiega perché è importante che questa risieda nel legislativamente

non nell’attività di governo. Per lui è importante la generalità, ovvero la considerazione dei sudditi

come corpo collettivo, generalità e individualità sono caratteristiche che distinguono l’atto

legislativo da quello amministrativo. Kelsen sostiene che la legge debba esser fatta dai

rappresentanti del popolo ma l’atto amministrativo deve essere competenza di un organo distinto

era tuttavia contrario alla democratizzazione dell’amministrazione perché si otterrebbe una minore

democrazia. Negli Stati moderni inoltre si richiedono funzioni sempre più complesse. Inoltre se io

formulo una regola e sono l’unico giudice ne deriva che tutto ciò che io ritengo conforme alla

regola sarà effettivamente tale, è dunque necessario che i poteri siano divisi ma che traggano la

loro legittimità dalle decisioni del popolo sovrano. Per Rousseau i rapporti tra governo e sovrano

sono distinti.

Nell’ampio spettro i possibilità di governo si hanno due modelli puri: quello presidenziale e

parlamentare.

-Il primo è quello scelto sai costituenti americani: capo del potere esecutivo è un Presidente eletto

dal popolo (eletto dagli elettori eletti dal popolo) come anche nell’America latina ma si prevede una

doppia legittimità democratica e può darsi il caso che non si sia coincidenza tra la maggioranza che

elegge il Presidente e quella congressuale. Negli USA il Presidente è capo del potere esecutivo

federale e delle forze armate federali e può opporre il suo veto alle leggi approvate dal Congresso e

per nominare i membri del suo governo ha bisogno del gradimento del Senato, non ha potere di

iniziativa legislativa.

-All’altro estremo si ha il governo parlamentare francese, il Primo ministro eletto dal Presidente

della repubblica ha bisogno della fiducia del Parlamento.

-Si hanno anche altri modelli come il semi-presidenzialismo francese in cui il Presidente e il

Parlamento sono espressione di un’elezione diretta popolare, il Presidente nomina il primo ministro

e questo ha bisogno della fiducia del Parlamento. Il Presidente e il parlamento posso essere

espressione di maggioranze diverse o antagoniste, si parla di coabitazione. Il sistema presidenziale

si mantiene vicino all’idea della divisione dei poteri e quello parlamentare se ne allontana perché

quello esecutivo è subordinato al legislativo. A una minore intermediazione corrisponde però un

incremento ella verticalizzazione, mentre il governo che si forma in parlamento deve mediare tra i

diversi orientamenti. Divisione dei poteri è un meccanismo di controllo e sanzione.

Esempio italiano: le due Camere esercitano la funzione legislativa e la legge deve essere promulgata

dal Presidente della repubblica, se non l’accetta la dovrà rinviare alle camere che dovrà promulgare

se l’approvano una seconda volta. Il Parlamento esercita il potere legislativo ma con numerosi

limiti. Il Presidente della repubblica nomina il capo del governo e i ministri, concede la grazia

scioglie le Camere ma ogni suo atto ha valore se controfirmato dal ministro proponente o dal

Presidente del consiglio, può essere messo sotto accusa dal parlamento. La sovranità popolare, he è

il principio legittimante di tutto il meccanismo, coincide con la sovranità dell’ordinamento

costituzionale, siamo agli antipodi della logica hobesiana. La Corte costituzionale decide riguardo i

conflitti di attribuzioni tra i poteri dello Stato. L’unica altra possibilità sta nel diritto alla resistenza.

Nessun sistema giuridico-costituzionale per quanto perfetto, può garantire i cittadini

dall’oppressione.

Rappresentanza, Parlamento, Partiti

Degli elementi che limitano l’idea di libertà, il parlamentarismo è il più grande ed è la formazione

della volontà direttiva dello Stato attraverso un organo collegiale eletto dal popolo in base al

suffragio universale. Il Parlamento esisteva prima della democrazia moderna: alti ecclesiastici,

nobili, rappresentanze della città che consigliano il Re, nasce come controllo rispetto alla monarchia

assoluta. Si ha la concentrazione nel Parlamento del potere legislativo e del controllo sull’esecutivo

ed estensione del suffragio. L’idea della rappresentanza per Rousseau è moderna, proviene dal

governo feudale. Manin ha sviluppato il tema: secondo lui i governi moderni si dovrebbero

chiamare “rappresentativi”. In uno Stato grande il parlamentarismo è inevitabile, per Kelsen la

rappresentanza è finzione perché vi è il divieto di mandato imperativo. Per i federalisti americani la

rappresentanza filtra le volontà immediate del popolo, è un raffinamento. Il mandato imperativo

viene esplicitamente escluso.

-Renderebbe inutili le discussioni parlamentari

Esso venne invece difeso da Lenin

I partiti

Essi nascono con le rivoluzioni liberali e democratiche in Inghilterra (tories e whig, i primi legati al

Re e alla Chiesa anglicana al contrario dei secondi legati ai ceti commerciali e industriali), America

e Francia. Destra e sinistra nascono ne 1789, sinistra quelli contrari al Re. Prima erano delle

aggregazioni con comitati elettorali e gruppi parlamentari, privi di un apparato stabile. Le cose

cambiano con l’avvento dei partiti di massa a fine Ottocento. Il primo a strutturarsi in forma

moderna è il Partito socialdemocratico tedesco alla fine del Settanta con apparato organizzativo e

rapporto stretto con sindacati. Prima erano riservate ai notabili ora anche un lavoratore può

guadagnare un seggio in Parlamento. Le fortune del partito declinano negli anni Sessanta, che come

dice Kircheimer, viene sostituito dal partito pigliatutto. I programmai sono sostituiti da pochi

slogan. Nascono i partiti personali, monotematici, regionali, partito-movimento o non-partito. Tra i

suoi sostenitori si ha Kelsen e sul fronte opposto si ha Michels. Ciò che appare uno strumento per

dare sostanza alla democrazia si rovescia in una negazione, i capi diventano indipendenti,

diventando delle oligarchie. A lui si avvicina Ostrogorski: per lui i partiti non dovrebbero essere

organizzazioni permanenti. Si tratta di capire in che modo gli strumenti che i cittadini si danno non

vengano meno al loro scopo primario. Cosa fare nel caso in cui i deputati decidono di cambiare

bandiera. Secondo Kelsen il controllo degli elettori sui parlamentare si può esercitare solo tramite i

partiti. Che poteri avrebbe un cittadino che non fa parte di nessun partito? Il recale, ovvero il diritto

di revoca, è previsto in molti paesi come in Svizzera. Quali sono le armi specifiche di cui dispone il

cittadino nel sistema democratico-rappresentativo? Togliere il voto o inserire il referendum che non

sia solo abrogativo.

Il sistema proporzionale e maggioritario uninominale mostrano pregi e difetti.

-Il secondo, che si trova in Gran Bretagna, consente di stabilire una connessione diretta tra elettori

ed eletti. Un cittadino stimato potrebbe conquistare un seggio sera aderire ad alcun partito, cosa

impossibile dove vige il sistema proporzionale. Esso tuttavia crea un ambiente sfavorevole ai

piccoli partiti. Nel caso in cui i consensi fossero distribuiti uniformemente su tutto il territorio il

primo conquisterebbe il Parlamento ma il paese rimarrebbe senza una rappresentanza dell’ampia

opposizione.

-Il proporzionale garantisce a tutte le tendenze politiche di essere rappresentate, a esso tuttavia si

obietta che è nocivo alla governabilità, per Kelsen è l’unico veramente democratico: ogni partito ha

esattamente il peso che gli spetta. La soluzione ottimale sarebbe quella di costruire un sistema che

sappia unire entrambi.

Democrazia, potere e comunicazione

Nelle democrazie moderne il popolo esercita il potere nelle forme e nei limiti fissati dalla

Costituzione stessa. Non è vero tuttavia che tutti i cittadini hanno la stessa possibilità di influenzare

le decisioni politiche. Tale tesi è stata sostenuta dagli etilisti come Mosca o Pareto, e dai marxisti.

Dal punto di vista della sociologia si mostra il contrario: il dominio effettivo viene esercitato da

minoranze, lo ha detto anche Miliband. Perché i partiti che proponevano programmi più favorevoli

agli interessi delle masse non hanno mai vinto le competizioni politiche? L’unico caso du in Francia

ne 1936. I detentori di capitali possiedono anche i principali strumenti di comunicazione con cui si

dispiega la costruzione dell’egemonia e vi sono anche i finanziamenti dei partiti. Una delle armi più

potenti è stata la fuga dei capitali. dello sciopera di investimenti, della delocalizzazione e simili. Vi

è inoltre la pressione esercitata sugli Stati dalle organizzazioni sovranazionali economiche e

finanziarie che, come il Fondo Monetario Internazionale, detta le linee guida per le politiche statali.

Anche nelle moderne democrazie i poteri economici dispongono di una ricca gamma di strumenti

per orientare le politiche pubbliche, “élite del potere” teorizzata anche da Mills, Dahl invece

diagnostica una grande disparità delle risorse politiche. L’approccio pluralista però ci ricorda che

anche se alcuni giocatori hanno carte migliori di altri il gioco dei poteri è sempre molto articolato.

Bidet, riprendendo Bourdieu ha proposto di trasformare la teoria marziana elaborando uno schema

di una classe dominante a due poli: quello della proprietà e della competenza.

Gli orientamenti valoriali si sviluppano nella famiglia, la scuola, la chiesa e altro, tali ordini

simbolici sono intrecciati con le strutture del potere sociale, tali idee riprendono il materialismo

storico de L’Ideologia tedesca di Marx. I teorici di ascendenza marxiani enfatizzano il processo di

manipolazione da parte di coloro che detengono il potere sociale, una simile prospettiva però rischia

di essere contraddittoria perché non si capirebbe come mai l’adesione sia stata tanto larga, il

processo però è più problematico come rileva Habermas, esponente della seconda generazione della

Scuola di Francoforte. Nell’epoca moderna è necessario far riferimento anche ai prodotti culturali e

agli strumenti di comunicazione di massa. Giornali che affrontano temi politici nascono nel

Settecento in Inghilterra e nel 1788 il Times comincia la sua attività. Nell’Ottocento grazie al

telegrafo e alla stampa rotativa si sviluppa in molti paesi europei avanzati come in Italia La Stampa,

il Corriere della Sera, Il Messaggero e Il Mattino. Vi sono tuttavia delle contraddizioni poiché sono

influenzati e condizionati dagli interessi dei grandi poteri economici, esempio di Murdoch. Volte

bifronte del giornalismo, critica del marxista Splenger e Adorno. Importante è anche il framing,

processo con cui si attua la selezione di alcuni pezzi della realtà. Meno rappresentate sono le

opinioni critiche e radicali. Ora il dibattito acquista maggiore ascolto sui mezzi televisivi. Le

conseguenze della mediatizzazione televisiva sul dibattito sono rilevanti: l’accesso è ristretto perché

le grandi tv sono di proprietà pubblica o di grandi gruppi, messaggi ridotti e semplificati per non

parlare del “web 2.0” non rendendo più i lettori passivi. La partecipazione virtuale funziona quando

si salda con quella fisica, ora tuttavia i processi di dibattito pubblico in rete non sono ancora del

tutto inclusivi. Per Sartori la regia generale secondo cui l’opinione del pubblico si forma va dall’alto

verso il basso ma anche dal basso verso l’alto.

Un esempio di processo egemonico di costruzione dall’alto dell’opinione pubblica è quello che si è

determinato con la svolta neoliberista così da sacrificare completamente i diritti dei cittadino-

lavoratore. Il contrario invece è dato ad esempio dai movimenti sociali, non solo a sinistra ma anche

tradizionalisti o identitari. Il movimento è una rete di inserzione prevalentemente informale che si

mobilita su tematiche conflittuali con varie forme di protesta, non dispongono di una struttura

organizzativa con caratteri di rigidità e permanenza (Della Porta e Diani). Qui prende piede

l’elemento più democratico del processo politico, possono essere anche molto effimeri.

La democrazia tra crisi e trasformazione

Si ha fiducia, scontento, disagio non solo in Italia ma in tutta Europa. Si ha un processo di de-

democraticizzazione:

-svuotamento dl ruolo dei Parlamenti a favore degli esecutivi

-sganciamento e de-responsabilizzazione degli eletti rispetto agli elettore

Si ha dunque uno spossessamento dei cittadini rispetto agli eletti, scivolamento verso l’alto dei

poteri decisionali. L’accesso è limitato a piccoli gruppi di leader e di personaggi pubblici. I

contenitori che ospitano queste voci sono un ristretto gruppo di imprenditori. Il sistema oggi ha

caratteristiche più oligarchiche di quello del dopoguerra. Si ha però anche il processo inverso,

quello che Castells ha definito “auto-comunicazione di massa”. Oggi è saltata la rispondenza tra le

forze politiche destra/sinistra. Crisi della sinistra e della democrazia non si possono separare.

La destra liberale valorizza la politica e la sinistra non svolge più suo compito storico. A subire gli

svantaggi della globalizzazione economica sono state aree di insediamento storico della sinistra, le

forze di sinistra tuttavia non erano in grado di offrire risposte credibili.

Si ha anche l’inadeguatezza delle arene democratiche nazionali. Riprendendo Held si può dire che

non si può parlare di mondi discreti perché questi sono attraversati da una gran quantità di

dinamiche che ne trascendono i confini gestite da agenzie sovranazionali: dai movimenti migratori

ai flussi della comunicazione globale. Bourdieu sosteneva che la globalizzazione economica è il

prodotto di una politica messa in atto da un insieme di istituzioni che ha perfino la liberalizzazione

del commercio ovvero l’eliminazione di ogni regolazione nazionale che frena imprese e i loro

investimenti, la deregolamentazione del mercato del lavoro, la riduzione dell’intervento pubblico in

numerosi settori dell’intervento pubblico e l’apertura al capitale privato di servizi pubblici primari.

Si ha dunque la rinascita del populismo me capacità di elaborare una proposta politica in grado di

scavalcare la dialettica democratica destra/sinistra, è la risposta al disagio sociale. Ai populisti fa da

contraltare la tecnocrazia che scavalca la tecnica destra/sinistra.

Il nuovo costituzionalismo dovrebbe riguardare i principi: il fine dell’associazione politica è lo s-

viluppo della persona. Non si può più pensare la democrazia come unione di libertà e uguaglianza e

neanche come sistema di diritti ma come un ordine politico dove si stringono le procedure e le

finalità.

-Anche il nodo della rappresentanza importante, da ristrutturare non più che casta separata (recall).

Integrazione della democrazia rappresentativa con quella deliberativa e partecipativa.

-Media e potere, è necessaria una Costituzione dei media che assicuri un vero pluralismo

-Democratizzare la cosmopolis? Si può pensare a nuove modalità di governance.

-Democrazia ed economia, riprendendo Walzer si può dire che l’obiettivo da perseguire è la non

convertibilità delle risorse di cui gli attori dispongono nei diversi ambiti sociali, si dovrebbero porre

degli argini alla convertibilità del potere economico e di quello mediatico in potere politico. Contro

il conflitto d’interesse per dirla con Ferrajoli, tutto ciò vagliato da un potere imparziale di natura

giudiziaria. Altro nodo è quello dei finanziamenti alla politica con limiti alle somme da spendere per

ogni singola circoscrizione o collegio.

Presupposto di base dell’orientamento democratico è una sorta di principio etico basilare. Dahl

parla di pari principio di considerazione degli interessi, Habermas di interessi e bisogni da trattare in

modo paritario. Si deve parlare di eguale condivisione della sovranità politica, la democrazia

politica pluralistica moderna vive dunque un paradosso. Young ha ragione quando dice che il

processo democratico è prigioniero di un circolo vizioso? Alla democrazia appartiene una

dimensione finalistica perché nasce per conseguire certi obiettivi, buono è dunque l’art.3 della

Legge fondamentale che ha il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale.

L’attuazione d una piena eguaglianza politica però comporta l’imbrigliamento della dinamicità

sociale. A voler essere perfetta la democrazia distruggerebbe se stessa, ha dentro di sé lo scarto tra

ideale e reale.


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martas.95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia politica e sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Petrucciani Stefano.

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