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L'illuminismo e gli enciclopedisti

L'unità tra arte e ragione: Rameau

Nei primi decenni del Settecento, Rameau suscitò generale diffidenza. Per i lullisti, lui voleva fare della musica una scienza, quando quest’arte non richiedeva che gusto e sentimento. La cultura del tempo aveva posto una rigida barriera tra arte e ragione, sentimento e verità. Rameau, non avendo una profonda cultura, affrontò il problema della musica sotto il profilo fisico-matematico (come Pitagora, Zarlino, Cartesio). Lui intendeva restituire alla ragione i diritti che essa aveva in campo musicale, ed era convinto che l’armonia si fondasse su un principio naturale (quindi eterno e razionale); la musica è una scienza con regole stabilite, derivanti da un principio che si rivela con la matematica. Questo principio è contenuto in ogni corpo sonoro che vibrando produce l’accordo perfetto maggiore. Da questo principio derivano tutta la ricchezza della musica e le sue infinite possibilità espressive (si fondano poi sulla proprietà del “corps sonore” di contenere già in se stesso l’accordo perfetto). La concezione di Rameau è rigidamente razionalistica, ma non esclude i diritti dell’orecchio né le relazioni fra la musica e il sentimento. Parla anche di imitazione della natura (natura = sistema di leggi matematiche; meccanicismo legato alla concezione newtoniana del mondo). Alla base del suo pensiero: non c’è contrasto tra ragione e sentimento, tra natura e legge matematica, ma accordo. Supera così il pensiero dei suoi contemporanei (musica = razionalità pura, linguaggio universale); supera il conflitto tra musica francese e italiana (questione di melodia, di gusto). Priorità dell’armonia sulla melodia (nella melodia non ci sono “regole certe”, mentre dall’armonia derivano tutte le altre qualità della musica). Pur partecipando alla mentalità illuminista, rimane una figura isolata nel Settecento, con una concezione alternativa alla musica come innocente lusso; punto di riferimento per il romanticismo, preannuncia la concezione della musica come linguaggio di sentimenti ed emozioni e razionale unità del mondo.

Gli enciclopedisti e il mito della musica italiana

Già alla fine del Seicento, la musica italiana era polemizzata, anche se ancora non molto conosciuta a Parigi. Con "Serva padrona" del 1752 iniziò la guerra tra buffonisti e antibuffonisti (aggiornamento dei lullisti contro i ramisti): complessa polemica che sottintendeva motivi estetici, culturali, filosofici e politici. Da una parte c'erano i difensori del gusto aulico e classicheggiante della tradizione francese (aristocratici ma anche Rameau), dall’altra gli enciclopedisti (musica come espressione privilegiata dei sentimenti). Questi ultimi si schierarono dalla parte della musica italiana (più qualificata antagonista a quella francese).

L’Enciclopedia era un'opera vastissima e multiforme, con personalità diverse tra loro, ma la musica era importante per loro. Rousseau era il più stimato dei buffonisti. Amava l’opera italiana per la sua melodiosità, semplicità e spontaneità; amava il canto come effusione del cuore; disdegnava la musica francese e la musica strumentale, per la sua artificiosità (termini invertiti rispetto a Lecerf che considerava finzione e sovraccarica e innaturale l'opera italiana). Cambiato però anche il concetto di natura: per Rousseau = sentimento e immediatezza istintiva; Lecerf = ragione e tradizione. L’originalità di Rousseau sta nell’aver sviluppato il concetto di musica come linguaggio di sentimenti ed elaborato una teoria che giustificasse tale concetto.

Quindi concepisce la musica solo come canto (non perché predilige valori da essa espressi), perché con esso la musica ritrova la sua natura originaria. In un mitico passato, musica e parola erano inseparabili e così l'uomo esprimeva completamente le sue passioni e sentimenti. Canto melodico ricostituisce questa unità, anche se solo se il linguaggio non ha perso la sua musicalità originaria (lingue nordiche parlano alla ragione; italiano è musicale). Unione di musica e poesia potenzia entrambe e può imitare armonia e sentimenti.

Per lui armonia e melodia sono contrastanti e si escludono a vicenda (se la musica deve ritrovare la sua condizione originaria come accento delle parole, la sua essenza sarà la melodia). L’armonia (contemporaneità dei suoni) corrompe la vera essenza della musica; è una cattiva invenzione (fatto storico e non naturale); non susciterà mai alcuna passione; non imita la natura (natura = passione, sentimento, immediatezza). La melodia ha più energia della parola stessa; imita le passioni indirettamente (imita il sentimento che gli oggetti del mondo naturale suscitano) e quindi la musica è vista come arte di espressione e imitazione.

Confrontando Rousseau con Rameau, si vedono opposti tentativi di rivalutazione della musica. Rousseau vede la musica come linguaggio che parla al cuore dell’uomo, imita le sfumature del cuore umano (varia da popolo a popolo, da secolo a secolo); Rameau vede la musica come arte privilegiata e assoluta, che rivela una ragione suprema che è una, uguale in tutti i tempi e tutti i popoli (universale). Unica cosa che li accomuna è il restituire alla musica la sua dignità di arte e autonomia espressiva.

Un seguace di Rousseau è Grétry, che conserva diffidenza verso la musica strumentale. La massima espressione della musica è nella melodia; il canto esalta il potere della parola e nel melodramma si realizza la fusione di parola e musica (già romantico in ciò). Con Rameau per primo momento D’Alembert; la sua posizione verso la musica rimane attaccata alla tradizione razionalistica. Ricostituisce una rigida gerarchia delle arti fondata sul concetto di imitazione (musica ultimo posto gradino dell’imitazione: parla contemporaneamente a sensi e immaginazione; limitata a un piccolo numero d’immagini). Sembra quindi attribuire alla musica solo un potere imitativo di carattere onomatopeico (incolpa i musicisti, rimedio con lo sviluppo di una teoria). In "Discours préliminaire" teoria su origine musica opposta a Rousseau (origine come rumori, poi sviluppata in linguaggio, quindi traendolo dal progresso, in modo artificiale; mentre per Rousseau trae suo linguaggio da sua origine, in modo quindi naturale).

Anche Voltaire, tra gli enciclopedisti, è fedele al tradizionale classicismo razionalistico; musica subordinata a poesia; arte che si rivolge soprattutto ai sensi, quindi lontana da “spirito”. Per lui il giudizio sulla musica si esaurisce affermando "mi piace" o "non mi piace" (simpatizza con Rameau). Diderot, tra gli enciclopedisti, è il più rivoluzionario; 1748 con "Principi generali d’acustica": teoria dei rapporti. Il piacere della musica consisterebbe nella “percezione dei rapporti dei suoni” (sembra una concezione matematico-pitagorica anche se è una legge psicologica, in quanto il valore della musica varia nel tempo e luogo). Quindi anche l’elemento inconscio, istintivo, originario più vicino al sentimento che all’intelletto (tipo Leibniz). Nel 1752 affermerà il primato della musica su altre arti (rapporti suoni colpiscono più direttamente la nostra immaginazione e ci presentano essenza delle cose). Concetto quindi di “cri animal”; musica è linguaggio proprio della società primitiva (quindi arte più realistica). Diderot paragona poi musica vocale a quadro e quella strumentale a schizzo (parole definiscono e limitano come forme finite; schizzo ancora immaginabile). Musica è linguaggio più adatto per esprimere passioni, suo compito è imitare la natura (=richiamo alla realtà, la natura è “cri animal”, prorompere istinti).

(Usa nipote immaginario di Rameau in un dialogo: stessi gusti Diderot, rappresenta mondo pura animalità e istinto; esalta musica italiana, poi però problema indipendenza piano etico da quello estetico. Suo pensiero segna fine epoca classicheggiante, e riconosce valore pura sensazione immediatezza: autonomia artistica della musica per prima volta.

Fine ‘700, Kant; nella "Critica del giudizio" e "Antologia" parla della musica solo per completare sua divisione belle arti. Due classificazioni: ultimo gradino (giudizio diffuso, secondo ragione); primo posto (commuove spirito più variamente, secondo piacere). Se accettassimo la seconda, anche se Kant rimane aperto, musica sarebbe “linguaggio degli affetti” (universale e comprensibile a tutti). Kant ha quindi rivalutato musica proprio per sua asemanticità (pensiero formalista ‘800 riprenderà da lui). Da concezione musica come “bel gioco” e fatto che suo effetto emotivo è elemento accessorio scaturirà prospettiva estetica de futuro formalismo Hanslick.

Il romanticismo

Linguaggio musicale e linguaggio poetico

Sintomi crisi concezione illuministica musica: posizione sociale musicisti, declino influenza musica e opera italiana, valorizzazione musica strumentale; ritorno musica antica (anche Bach e Palestrina). Periodo illuministico: concezioni edonistiche musica (piacere come scopo essenziale); musicista era stipendiato (da chiesa o famiglie nobili), quindi composizioni per accompagnare e accessoria, non dice nulla alla ragione. Romanticismo non rifiuta questa asemanticità, anzi così la pone al di sopra di ogni normale mezzo comunicazione; può cogliere essenza mondo e Infinito, musica strumentale si avvicina più a questo ideale (lontana da ogni semanticità e concettualità).

Posizione di Mozart: poesia deve essere ‘figlia obbediente’ musica (riguardo melodramma). ‘Sottomissione’ poi precisata con: azione drammatica si svolge attorno musica (cura scelta Mozart libretti e librettisti). Questa concezione è base de: rivalutazione linguaggio musicale; musicalità poesia. Dal concetto illuministico de origine comune poesia e musica si sviluppa concezione romantica e aspirazione unione e convergenza tutte arti. Nuovo interesse romantici per primitivi, canto popolare e sentimenti nazionali porta attenzione elementi musicali linguaggio poetico. Musica quindi prevalentemente spettacolo edonistico anche se pure celebrazione mitica (componente religiosa e mistica).

Herder, 1772 "Saggio sull’origine del linguaggio", fino quelli 1800, punto riferimento importante; riconobbe nell’arte dei suoni vertice possibilità estetiche dell’uomo; poesia lirica sboccia da musica e vi rimane legata. Il canto originario (musica e poesia sono stessa cosa) è linguaggio proprio dell’uomo (concezione herderiana musica come arte dell’umanità). Aggiunge che: da semplici suoni istintivi non può nascere linguaggio umano, ma solo se lo s’integra con canto poetico (togliendo istintività animalesca e cri animal); ritrovamento radice comune; Opera lo incarna (poesia, musica, azione, decorazione).

Hamann: “lingua più antica è musica; poesia contiene in sé musicalità; melodramma arte più alta e completa”. Quindi parola originaria (invenzione umana Herder; rivelazione divina Hamann) è sentimento e ragione insieme (facoltà umane ancora unite). Musica; in dimensione metafisica, via per verità inaccessibili; posizione illuministica capovolta; musica più significativa se più lontana da linguaggio verbale (indeterminatezza solo per linguaggio parole). Scoperta romantici: musica altro ordine e giudicata altro parametro. Goethe: musica potere sovrumano, entra nel divino, trascendente, slegata da materialità (anche se poi dominio musica vocale, attaccato a compostezza classica).

Wackenroder: la musica come linguaggio privilegiato

Nella sua opera "Fantasia sull’arte di un monaco amante dell’arte" parla pittura e musica come osservatore entusiasta (no critico). Di fronte arte necessario abbandono, atteggiamento puramente contemplativo (quasi nirvana): organo accesso arte è sentimento (no intelletto). Musica è arte per eccellenza, superiore per capacità espressiva; linguaggio originario sentimenti. Frutto storico che civiltà ha perfezionato. Affinità segreta tra sentimento e suono: accesso segreti mondo e essenza cose e Dio. Musica dunque carattere religioso, sacro, divino ma anche umano (concilia umano e divino); pone accentu su quest’elemento indefinibile, inafferabile, linguaggio aconcettuale, libero contatto materia. Rifiuta studio scientifico musica (analitico, non coglie essenza). Vedendo continuità storica, con filone pitagorico (‘700, Rameau); elemento matematico racchiuso ne musica (a volte definita sistema). Armonia ancora dominante, ma ruolo magico, religioso e irrazionale. Per lui fascinosa è musica religiosa (di più canto gregoriano), in quanto irrazionale e sacra e ci riporta a medioevo (epoca indefinita e incerta).

Schelling: la musica come ritmo

L’arte è rappresentazione infinito nel finito e universale nel particolare. Due tipi arte: reale (lato reale, oggettivo, fisico: arti figurative) e ideale (soggettivo, spirituale: arti della parola). Musica è nelle figurative perché legata fisicità suono (gradino più basso). Individua nella musica 3 elementi: ritmo (“musica nella musica”; elemento reale), modulazione (ideale) e armonia e melodia (unità dei due). Ritmo è più importante; “forma necessaria musica è successione”. Musica tra sensibilità e spiritualità: arte più astratta e spirituale e più vicina alla materia. Concetto temporalità fondamentale perché ritmo (unità nella molteplicità) è essenza stessa de musica (che è ritmo stesso de universo).

Hegel: il sentimento invisibile

Musica come espressione sentimento (Wackenroder in forma poetica) con Hegel sistemazione concettuale più compiuta. Estetica, 1835: 3 tappe sviluppo arte; simbolica (architettura), classica (scultura), romantica (si concretizza in pittura, musica, poesia). Musica (invisibile) anche se stessa sfera pittura (visibile) vi è in opposizione. Vertice c’è poesia (vera arte spirito); solo parola può esprimere e rappresentare; si esprime con parola e suono; arte più universale che quasi non è più arte ma morte di essa e punto transizione. Quindi nell’arte vera e propria, musica esprime più di tutti l’interiorità col suono. Gerarchizzazione illuministica: ogni arte indifferente all’altra; mentre quella romantica e hegeliana: tutte convergono verso un punto (spesso è musica). Per ambiguità estetica musicale hegeliana (può esprimere sentimento in sé ma anche soggettivi), origine 2 correnti opposte ‘800: formalismo e estetica del sentimento. Per alcune caratteristiche vicino architettura, ma diversa: arte spaziale, mentre musica arte temporale. C’è quindi affinità tra suono e interiorità anima; musica unica arte che non divide materiali esteriori da idea (mentre poesia sì); c’è identità tra forma (suoni) e contenuto (spirito come sentimento). Musica unisce e regola tumulto vita sentimentale; affinità sua struttura quella dell’anima. Quindi Hegel si sofferma su analisi temporalità della musica.

Schopenhauer: la musica come immagine diretta del mondo

Se musica marginale in Hegel, Schopenhauer centrale. Arte deve conoscere idea (concretizzazione più diretta de volontà = principio che sta a fondamento del mondo). Solo genio può conoscere intuitivamente idea, elevandosi al di sopra umanità. Tutte arti rappresentano oggettivazione volontà (da grado più basso a più alto). Ma musica staccata; posizione privilegio assoluto: rappresenta idea de volontà e volontà stessa (è sua oggettivazione e immagine; altre arti solo riflesso). Musica come linguaggio assoluto (solo genio artistico). Per parlarne? Per metafore (esiste parallelismo idee e musica). Musica quasi duplicato mondo fenomenico (musica e mondo fenomenico come diverse espressioni stessa cosa). Si potesse riprodurre in concetti precisamente tutto ciò che musica esprime, sarebbe così vera filosofia; sua assoluta universalità.

Problema estetica musicale Schopenhauer; rapporto musica e mondo e sentimenti. Musica è espressiva? Parlarne solo per analogia in quanto intraducibile (modo maggiore e minore appagamento e inappagamento; melodie varietà individui; logica musicale storia volontà stessa). Dominio della musica quello del sentimento (contrapposto a concetto); musica coglie tutte manifestazioni volontà e tutti sentimenti uomo. Ci dà l’essenza, no fenomeno; no sentimenti determinati, ma loro stessa essenza; nella sua universalità acquista massima determinazione; è la forma pura del sentimento. Analisi rapporto musica e parola; predilige musica strumentale (pura); non deve diventare descrittiva (parole linguaggio non suo). Rovescia predominio parola, ma non nega possibilità unione poesia e musica (espressioni diverse stessa essenza mondo); sentimenti testo adattarsi forma musica (musica esprime sentimento in abstracto). Ma musica si manterrà sempre al di sopra della materia e azione scenica (“lei vede solo le passioni”). Concezione Schopenhauer orientata verso estetica formalista.

Il musicista romantico di fronte alla musica

Scritti romantici su musica tono letterario; con occhi letterato e non musicista; aldilà ogni considerazione tecnica; musica non si identifica con sua tecnica (che è invece secondaria). Beethoven: tra fine illuminismo e inizio romanticismo. Musica deve impegnare tutto l’uomo e artista libero ogni vincolo morale e materiale. Ispirato da Kant e Schelling (musica = unificatrice e messaggio eterno). E. T. A. Hoffmann e il mito romantico di Beethoven: Hoffmann tra primi mitizzatori Beethoven (fase titanismo eroico); abbozza storia musica rinascimento fino suoi giorni (romanticismo usato per trasformazioni storia musica e per concezione musica stessa); romanticismo = musica dispiegata nella sua essenza (“infinita nostalgia”). Beethoven (a lui contemporaneo; 1810) = piena realizzazione e concretizzazione romanticismo. Musica è arte più romantica perché suo oggetto è infinito (Beethoven romanticismo stesso: puro musicista strumentale; sua musica perfetta sovrapposizione romanticismo e musica). Potere musica: evasione pene terrene (sospesa tra sogno e realtà).

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher EmmaVit di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia ed Estetica Musicale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Scalfaro Anna.
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