Edith Di Monda 2016
Filosofia del Linguaggio
PREMESSA
Negli ultimi cent’anni molti filosofi hanno avuto il linguaggio al centro del loro interesse. Interesse spesso strumentale:
l’obiettivo era rendere rigorosa e certa la prova matematica, ricostruire razionalmente le teorie scientifiche etc.
Altre volte – specialmente in relazione allo sviluppo della logica contemporanea, con il quale s’intreccia lo sviluppo della
filosofia del linguaggio – l’interesse per il linguaggio è stato tutt’altro che strumentale.. Qui illustrerò, tra i più rilevanti
contributi che i filosofi del linguaggio hanno dato ad una parte della teoria del linguaggio, e più esattamente alla teoria del
significato.
Relazione tra filosofia e filosofia del linguaggio.
1. Il riferimento al linguaggio come scelta metodologica non ha portato, a una serie di studi filosoficamente immediatamente
omogenei. Non comporta immediatamente una scelta fra posizioni filosoficamente diverse, per esempio, una scelta fra
atteggiamenti empiristici o razionalistici, fra realismo e antirealismo, all’interno del realismo fra platonismo e realismo
moderato, ecc.
Comporta invece l’articolazione della propria posizione attraverso l’analisi del linguaggio naturale, o di parte di esso, o
attraverso la proposta di un linguaggio artificiale appropriato. Le diverse intuizioni, le diverse posizioni, insomma, devono
essere discusse sulla base di un mezzo adatto ad esprimerle.
Per esempio, ci si può chiedere cosa sia la conoscenza domandandosi cosa precisamente dica un enunciato che attribuisce
conoscenza. Cosa dice chi proferisce ‘Gigi sa qualcosa sul re d’Inghilterra’? E domandandosi anche cosa dica chi proferisce un
enunciato come ‘Il re d’Inghilterra non gioca a polo’, perché appunto possiamo dire che Gigi sa qualcosa sul re d’Inghilterra se
proferisce quest’ultimo enunciato. Jon BARWISE e John PERRY ne offrono una lettura empiristica, Hector-‐Neri CASTAÑEDA
ne dà invece una lettura razionalistica, e la differenza è in due diverse analisi semantiche di alcuni enunciati analoghi in
qualche misura a quelli dei miei esempi. Questo è un primo aspetto della relazione fra filosofia e filosofia del linguaggio, nel
quale la filosofia del linguaggio, come s’è detto, appare come un metodo filosofico, di cui si distinguono molte varietà.
2. Un secondo aspetto della relazione fra filosofia e linguaggio concerne aspetti filosofici impliciti in una teoria del linguaggio.
Un’interpretazione semantica interpreta espressioni linguistiche su domini di oggetti: il problema dei tipi di oggetti che ci
sono in un dominio (oggetti concreti, o anche oggetti astratti? oggetti fisici o fenomeni? ecc) assieme ai problemi della
cardinalità di un dominio (quanti oggetti ci sono in un dominio?) bastano a mostrare che un’interpretazione semantica non è
affatto afilosofica. Insomma, una teoria del linguaggio ha inevitabilmente una parte filosofica. Questi due aspetti possono
essere visti come due facce della stessa relazione.
Esistono due modi di procedere, in filosofia del linguaggio, che si contraddistinguono per i loro punti di riferimento: il
linguaggio naturale o i linguaggi artificiali (specialmente linguaggi logico-‐simbolici). Questi due modi in realtà si
presentano nella maggior parte degli studi, di tipo misto.
Lingue come, per esempio, l’italiano, l’inglese, l’hindi, il swahili, il latino, sono forme particolari del linguaggio naturale.
Parlando di lingua si parla del sistema linguistico, parlando di linguaggio invece si parla della funzione linguistica.
Le lingue naturali alle volte sembrano ambigue, imprecise. Per questo, si costruiscono linguaggi simbolici. Un linguaggio
simbolico è un linguaggio artificiale. I logici, per esempio, hanno costruito linguaggi simbolici: ‘&’ e ‘V’, due espressioni di
moltissimi linguaggi logico-‐simbolici, hanno come controparti imperfette in italiano ‘e’ e ‘o’.
Un modo in cui si può vedere la differenza fra ‘&’, da un lato, e ‘e’, dall’altro, è questo: in italiano la congiunzione di d ue frasi
per mezzo di ‘e’ oltre ad affermare la verità di ciascuno dei due congiunti può suggerire alle volte una successione temporale
–il primo congiunto descrive, si vorrebbe dire, qualcosa che è avvenuto prima di ciò che è descritto dal secondo congiunto: si
confrontino ‘Daniele ha mangiato ed è venuto da me’ e ‘Daniele è venuto da me e ha mangiato’ – mentre la congiunzione di
due frasi per mezzo di ‘&’ può servire solo ad affermare la verità di ciascuno dei due congiunti, senza nessun suggerimento
né di ordine temporale. La congiunzione italiana ‘e’ può altre volte suggerire anche altre relazioni, causali, finali, ecc, e
comunque di rilevanza (reciproca) di un congiunto per l’altro congiunto, ma, di nuovo, ‘&’ non fornisce mai alcun
suggerimento del genere.
L’universo di discorso di una lingua naturale è dato, quello di un linguaggio artificiale va indicato.
Un’analisi del linguaggio naturale viene controllata immediatamente dai giudizi dei parlanti di quel linguaggio, ma le
categorie usate in quell’analisi possono anche offrire una prospettiva nuova, evidenziare nel linguaggio naturale aspetti che
non erano stati colti a una prima occhiata.
Un linguaggio artificiale, invece, non è un linguaggio che ha caratteristiche date e che va in ogni modo interpretato in
riferimento a un universo di discorso prefissato. ma anche le capacità espressive di un linguaggio artificiale sono controllate,
a fronte delle particolarità del dominio di discorso. In entrambi i casi, poi, c’è da risolvere la difficoltà posta dai paradossi,
enunciati del tipo ‘Io mento’, che nell’ipotesi che siano veri allora in base a quello che dicono sono falsi, e nell’ipotesi che siano
falsi allora in base a quello che dicono sono veri.
Diversi esempi di analisi del linguaggio naturale creativa sono di John L. AUSTIN. La sua teoria degli atti linguistici. Mostra
che ogni proferimento di un’espressione linguistica è un’azione per mezzo della quale si compiono contemporaneamente
parecchi atti diversi. Austin si sofferma sugli atti che si compiono nel parlare, che chiama ‘illocutivi’, come l’esprimere giudizi,
il fare richieste, il promettere, il salutare e l’informare, e offre così la prima trattazione della dimensione della forza degli
enunciati.
Un esempio di proposta di linguaggio artificiale che ha cambiato il nostro modo di vedere anche alcuni aspetti dei linguaggi
naturali è l ’ideografia, il linguaggio simbolico, di Gottlob FREGE. Per il modo in cui in questo linguaggio simbolico funzionano
i quantificatori, espressioni che hanno come controparte in italiano ‘tutti’ e ‘qualche’ (‘tutti’ viene chiamato quantificatore
universale, e ‘qualche’ quantificatore esistenziale). Possiamo concepire un enunciato come formato per stadi successivi:
l’enunciato italiano ‘Tutti amano Marilyn’ andrebbe dunque concepito come formato a partire da ‘
x ama Maria’, una funzione
enunciativa, su cui interviene al secondo stadio il quantificatore ‘Tutti’. La posizione nella funzione proposizionale su cui
interviene il quantificatore è quello della variabile
x , questa posizione si dice vincolata dal quantificatore e l’analisi dell’intero
enunciato ‘Tutti gli uomini amano Marilyn’ è dunque ‘Per tutti gli x , x ama Marilyn’. Questo modo di concepire i quantificatori
– che è una variazione della concezione fregeana – rende possibile, trattare enunciati che contengono più di un’espressione di
generalità.
L’enunciato ‘Tutti amano qualcuno’, che può essere letto in due modi (tutti amano qualche persona, eventualmente persone
diverse, o tutti amano la stessa persona), può essere formato in due modi diversi, in trestadi(semplificandounpo’).
ModoA:(1),lafunzioneproposizionale‘xama y ’, (2) ‘C’è qualche y tale che, x ama y ’, e (3) ‘Per tutti gli x , c’è qualche y tale che, x
ama y ’. Modo B: (1) la funzione proposizionale ‘x ama y ’, (2) ‘Per tutti gli x , x ama y ’, e (3) ‘C’è qualche y tale che, per tutti gli x ,
x ama y ’.
Procedere avendo come riferimento il linguaggio naturale o i linguaggi artificiali non sono due modi contrapposti.
Ciò può essere argomentato:
per quanto esistano universi di discorso di cui non si parla col linguaggio naturale, non è detto né che di principio i
• linguaggi artificiali siano sostituibili dal linguaggio naturale, cos
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