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Nella dimora del linguaggio

Attraverso il linguaggio l'uomo cerca, indaga, scopre le verità. Dunque le lingue sono un mezzo per scoprire le verità. Il linguaggio è la radice dell'umanità, rappresenta la sua casa, la dimora originaria dell'uomo, l'origine stessa dell'essere uomo. La parola è il sigillo dell’uomo, quindi sono come le trame su cui è intessuta l'esistenza umana. Pensiamo con parole e parliamo con pensieri. Le parole sono i nostri pensieri "materializzati". Come afferma Gadamer, le parole che impieghiamo ci sono conosciute a tal punto che noi dimoriamo, per così dire, nelle parole stesse. Viviamo nella lingua come i pesci vivono nell'acqua. Quindi il linguaggio è un bisogno interiore dell'umanità, un bisogno insito nella natura stessa dell'uomo. Già si delinea una prima differenza tra "linguaggio" e "comunicazione". Gli animali comunicano, gli uomini parlano; ed il linguaggio è una risorsa solo umana.

Lo studio dell'uomo e del mondo presuppone lo studio del linguaggio considerato come mezzo di conoscenza e strumento di comunicazione. Il mezzo linguistico non è uno strumento qualsiasi, è uno strumento di rappresentazione del mondo ed una forma di comportamento. Ma senza il riferimento ad una comunità linguistica di appartenenza non si dà né conoscenza, né comunicazione tra gli individui.

Nei processi di sviluppo dell'individuo la lingua materna assume un ruolo determinante: infatti essa non è solo una lingua bensì la condizione necessaria all'uomo perché egli abbia un mondo, cioè perché abbia coscienza del suo mondo. Con l’affermazione "il linguaggio crea il mondo" vogliamo intendere che noi siamo i creatori del mondo perché nominandolo lo consegniamo all'esistenza. Scopriamo le cose e le facciamo esistere dandogli un nome.

È soltanto attraverso il possesso del linguaggio e delle parole che l'uomo crea il mondo nel quale può vivere, come la sua dimora più originaria. Parlare è comunicare, comprendere, creare relazioni umane. Infatti la comunità linguistica dei parlanti è lo spazio dove la parola vive e si realizza. Il parlante dispone delle parole ma necessita di un apprendimento della lingua, una educazione al linguaggio che non è cosa semplice.

L'importanza del linguaggio e del suo sviluppo è fondamentale poiché copre i diversi ambiti dell'esistenza dell'individuo e della società. L'umanità stessa non sarebbe possibile senza linguaggio. Chomsky ci insegna che la sola competenza linguistica non basta, è necessario che alla competenza si accompagni l'esecuzione e questa è il risultato di un apprendimento di tipo sociale. Il linguaggio introduce l'uomo nella sua vera dimensione collettiva e gli fornisce nello stesso tempo delle possibilità di comunicazione. Il linguaggio forma l'uomo, è la sua coscienza nascente. Allora bisogna liberare il linguaggio dell'uomo da un uso inconsapevole, impreciso e acritico aprendolo sul versante dell'individualità di ciascuno caratterizzato da un uso consapevole e diretto. Solo il possesso della parola "vera" rende l'uomo essere libero e responsabile, costruttore del suo destino ed in dialogo con gli altri.

Il linguaggio, una risorsa dell'uomo e per l'uomo

Attraverso il linguaggio l'uomo crea le cose e dunque crea il suo mondo. Da nome alle cose, comunica con gli altri. Esso costituisce lo specifico essere dell'uomo ed è una peculiarità solo umana poiché, nonostante il fatto che l'uomo condivide per il 98% del suo DNA con i topi e per il 99% con le scimmie, il linguaggio caratterizza l'uomo rendendolo diverso da questi animali e dagli altri.

Aristotele stesso ha ragione quando afferma che ciò che distingue l'uomo dagli animali è il linguaggio. Gli animali comunicano tramite gesti, cioè una forma di linguaggio prettamente gestuale. Cosa che invece non riguarda gli esseri umani, i quali possiedono la capacità di articolare parole e creare frasi, dunque sono dotati di linguaggio verbale. L’uomo possiede una capacità insita nella sua specie, un particolare dono di organizzazione mentale (ragione) che si esplicita come "l'aspetto creativo" dell'uso dello strumento linguistico.

Esiste perciò una "facoltà del linguaggio" comune a tutta la specie umana che comprende i sistemi esecutivi ed un sistema cognitivo. Il funzionamento è assicurato dal sistema cognitivo che fornisce le necessarie istruzioni ai sistemi esecutivi. Per cui l'espressione linguistica si costituisce come un fenomeno caratterizzato da una duplice dimensione: da un lato la forma fonetica, dall'altro quella semantica.

Il linguaggio verbale è la principale manifestazione della presenza dell'uomo nel mondo e costituisce lo strumento per eccellenza di comunicazione. Grazie al linguaggio l'uomo può intendere l'altro e farsi intendere da questi. Qualsiasi cosa faccia, conosca o esperisca l'uomo può avere senso solo se né si può parlare. Quindi il linguaggio è un fatto naturale e culturale: è comune a tutti gli uomini ma ogni società e cultura ha la propria comunità linguistica di appartenenza. Ma per parlare con senso non basta far parte di una comunità linguistica e riconoscersi in essa, è necessario che lo sviluppo dell'attività mentale e delle abilità linguistiche dell'uomo siano legate alla maturazione della capacità linguistica che investe lo stesso in tutta la sua personalità. Il parlare dell'uomo non può essere un parlare a vuoto, ma deve essere un parlare con senso.

Quando comunichiamo esplichiamo 3 funzioni: una funzione pragmatica, una funzione espressiva ed una funzione rappresentativa. Il linguaggio è prima di tutto comunicazione poi espressione. Già Husserl aveva posto i fondamenti teorici della distinzione tra comunicazione ed espressione. Secondo questi il soggetto nel momento dell'espressione dell'atto linguistico estrinseca a se stesso i suoi pensieri mediante parole; De Saussure invece aveva mostrato come l'atto della comunicazione rinvia inevitabilmente all'atto dell'espressione e non si è in grado di comunicare agli altri se non ciò che si è in grado di esprimere. Questi due aspetti del linguaggio non si sviluppano però contemporaneamente. Nel linguaggio infantile l'aspetto comunicativo si sviluppa prima di quello espressivo. Apprendere il linguaggio per il bambino è la condizione più importante per lo sviluppo delle sue capacità mentali. Fin dall'inizio dell'apprendimento del linguaggio il bambino parla non tanto con gli altri ma con se stesso (linguaggio egocentrico) come se stesse esprimendo i suoi pensieri ad alta voce. Il linguaggio della madre (il matrese) costituisce il suo modello di riferimento, infatti impara a parlare imitando i suoni della madre.

In conclusione: chi parla deve prendere coscienza di quanto dice, deve riflettere sui contenuti da comunicare e deve essere consapevole dei segni di cui si serve nella comunicazione interpersonale, perché è attraverso questi segni che l'ascoltatore può comprendere il messaggio a lui diretto. Affinché ci sia lo sviluppo del linguaggio è necessario un contesto relazionale, dove un "tu" incontra un "io" per dar vita ad un "noi”, il noi della comunicazione. Dunque è il dialogo che sta alla base della comunicazione.

L'origine del linguaggio

Il linguaggio verbale è una dote originaria e caratteristica dell'essere uomo poiché è questo a creare la sua personalità. L'uomo è tale solo attraverso il linguaggio, ma per inventare il linguaggio egli doveva già essere uomo (Humboldt). Pur nella consapevolezza dell'importanza di tale fenomeno, circa la sua origine non vi è alcuna certezza temporale. Alcuni studiosi ipotizzano che l'acquisizione sia avvenuta soltanto dopo che noi siamo diventati "Homo Sapiens" quindi circa 60.000 anni fa. Altri ipotizzano che l'anatomia specializzata e di meccanismi neuronali ancor prima, circa 100.000 anni fa. Ma sappiamo per certo che il linguaggio è una capacità propria ed esclusiva dell'"Homo Sapiens Sapiens", quell'essere vivente giunto al culmine della sua straordinaria evoluzione biologica e culturale e che si è differenziato dal modo di vivere e di adattarsi all'ambiente rispetto all'animale.

Senza la possibilità del linguaggio, i ragionamenti non sarebbero stati possibili. Allora quali sono stati i meccanismi fondamentali nella nascita del linguaggio? Ovviamente differenze anatomiche nell'apparato vocale, nella posizione, nell'uso delle mani. Come dice Heidegger si può affermare che il linguaggio sia all'inizio stesso dell'umanità dell'uomo. Dunque l'apparizione dell'evento-fenomeno del linguaggio crea un essere nella sua specifica identità.

Ma il linguaggio rappresenta il risultato di un processo lungo milioni di anni determinato da due fattori principali: l'apprendimento sociale e l'eredità biologica. Secondo Grimm, quella del linguaggio è una dote così intima e significativa, concessa a tutti gli esseri umani, poiché ogni essere umano è dotato fin dalla nascita della capacità di parlare e pensare, come risultato dell'eredità biologica, ma è nelle relazioni con gli altri che sviluppa le capacità cognitive e linguistiche, dunque attraverso l'apprendimento sociale l'uomo diventa uomo. L'apprendimento sociale del linguaggio rende effettiva (esplicita) nell'uomo la sua capacità di parlare.

Si ignorano però gli inizi veri e proprio della comparsa del linguaggio, non si è in grado di giungere a soluzioni certe circa la sua origine ed è possibile solo dare ipotesi. Molta importanza assumono le ricerche di Lieberman e di Tim Crows sull'origine comune di schizofrenia e linguaggio ed infine l'individuazione da parte di Lai nel gene FOXP2 del corrispettivo genetico del tratto vocale. Questo gene è presente anche in molti esseri animali ma nell'uomo ha subito una mutazione sul cromosoma 7 che gli ha consentito di controllare l'articolazione motoria del linguaggio, i movimenti dei muscoli del viso. Infatti gli individui privi della variante normale umana di questo gene non sono in grado di articolare la lingua in modo da produrre un discorso comprensibile.

Nonostante la sua origine rimanga incerta, il linguaggio ed il suo sviluppo non possono essere considerati come qualcosa di "accessorio" all'uomo, ma come qualcosa di fondamentale, ed infatti hanno animato alcune delle più importanti discussioni filosofiche. La "svolta linguistica" ha caratterizzato gran parte della filosofia del Novecento. Di questa stagione (compresa tra il XVIII ed il XIX secolo) fanno parte anche Herder, Hamann e Humboldt. La riflessione di questi ultimi autori ha avuto un ruolo determinante anche nella formazione del pensiero linguistico di Ernst Cassirer. Motivo fondante di tutto il dibattito sul linguaggio è la diffusa consapevolezza della presenza di una "ragione" fondativa in opera nell'essere dell'uomo, linguistica. Proprio questa ragione linguistica fa dell'uomo un uomo.

Dalla comunicazione gestuale al linguaggio verbale

La prima forma di comunicazione dell'uomo è stata il linguaggio gesticolare. Quest'ultima comprende la mimica facciale, le mani, il modo di vestirsi o di mangiare. Il gesto può essere considerato come la prima forma di comunicazione, da questo poi sarebbe nato il linguaggio verbale. Ancora resta oscura l'origine del linguaggio e tante domande associate a questo interrogativo, ma si comprende il senso delle affermazioni di Jaspers che ritiene come una ricerca sull'origine del linguaggio verbale sia inutile data la distanza temporale che ci separa dalla sua prima apparizione nell'Homo Sapiens.

Questa era la stessa ragione che aveva portato Humboldt ad interessarsi della teoria sulla pluralità delle lingue, un fenomeno oggetto di esperienza immediata. Una cosa è affermare l’importanza del linguaggio (oggetto di immediate esperienze), altra è ricercarne l’origine. La filosofia analitica (partita dall’idea di Wittgenstein) era riuscita a produrre un tentativo in questa direzione attraverso la filosofia degli atti linguistici. L'aver legato il parlare al fare significava riconoscere al linguaggio una dimensione più vicina all'attività motoria e dunque al gesto. Il parlare è sempre accompagnato da gesti.

Attraverso l'evoluzione del gesto si sarebbe sviluppato il linguaggio verbale, ma quest'ultimo non avrebbe provocato la scomparsa del gesto originario. I gesti possono anticipare la parola, accompagnarla, rafforzarla ma anche esserne indipendenti, però nell'uomo si manifesta una gestualità spesso non intenzionale ma comunque sono legati al linguaggio verbale tali da poter essere considerati come complementari ad esso. Parlando si gesticola sempre, anche quando non si è visti o osservati perché anche il cieco, nonostante non si riesca a vedere, gesticola. Allora si tratta di una forma embrionale di linguaggio verbale?

Tomasello individua nel gesto la prima forma di comunicazione umana. Se il parlare ed il gesticolare sono complementari, allora hanno la stessa radice, data appunto dal gesticolare. Prima di Corballis era stata avanzata un'idea che ci fosse una forte connessione tra la mano e la bocca a partire dai primi anni di vita del bambino (il riflesso di Babkin ne è la prova). Dunque anche la prima forma di comunicazione dei bambini è gestuale. Iacoboni osserva che il gestuale precede il verbale ed allo stesso tempo i "neuroni specchio" sono cellule cerebrali decisive nello sviluppo e nell'evoluzione del linguaggio.

Con Corballis si considera la gestualità precedente l'origine stessa del linguaggio verbale, quasi fosse la radice o la fonte da cui nel corso dell'evoluzione si sarebbe sviluppato poi il linguaggio articolato. Gesto e parola possono essere considerati come un sistema di comunicazione integrato. La gestualità all'inizio della comunicazione umana era necessaria e funzionale alla sopravvivenza dell'uomo che poteva rifugiarsi nella sua "nicchia cognitiva". Il passaggio decisivo dal linguaggio gestuale al verbale sarebbe stata la causa dello sviluppo completo del linguaggio verbale nell'uomo. Come questo processo sarebbe stato compiuto è ancora da scoprire, sicuramente ci sono stati sviluppi anche anatomici che hanno caratterizzato questo cambiamento, come per esempio l'uomo che si alza sugli arti inferiori e può utilizzare quelli superiori per altro, oppure l'allargamento dell'orizzonte visivo, così è capace di afferrare oggetti, di manipolarli, di comprenderli (concettualizzare). Quindi la prima sede del linguaggio dell'uomo sono state le mani, nella sua gesticolazione, e nel corso dell'evoluzione la sede si è spostata nella bocca. Perdura ancora la comunicazione gestuale in molti esseri umani per accompagnare o rafforzare il linguaggio verbale. Dunque la gestualità è all'origine del linguaggio.

Gesticolazione, neuroni specchio e sviluppo del linguaggio

La scoperta dei "neuroni specchio" ha segnato una svolta nella ricerca linguistica perché ha posto le basi per una diversa comprensione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Pasquale1989 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Pititto Rocco.
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