MANUALE DI LETTERATURA FRANCESE MEDIDEVALE
(MARIO MANCINI)
FILOLOGIA ROMANZA
LA LETTERATURA MEDIEVALE FRANCESE
La letteratura medievale è intesa come una regione schiacciata tra due mondi:
- mondo fisico ( che comprende l’universo della VOCE e quindi tutto ciò che è di tradizione
orale, ed è riconoscibile in tutti i generi letterari)
- mondo metafisico ( una vera e propria letteratura prende corpo con il romanzo in prosa nel XIII
sec.).
Il discrimen tra i due mondi è dato dall’elemento musicale che accompagnava i brani.
Il narratore così diventa sempre più interno al testo, gli elementi dell’oralità sono dati proprio dalle
fonti a noi pervenute che conservano:
- elementi metrici e stilistici (formulari, paratassi, dialoghi, monologhi);
- interventi dell’interprete
- descrizioni reazioni del pubblico
Tra le varie metafore con le quali il Medioevo descrive il mondo fisico (immagine, ombra,
specchio), sicuramente la più pregnante è quella di libro.
Secondo questa visione il cristiano attraverso il peccato originale ha una visione oscurata della
realtà e soltanto attraverso la scrittura - che illumina tutte le cose - potrà avere accesso alla
decodifica delle cose del mondo, quindi alla natura. Ciò che vigeva era la concezione di Dio come
unico creatore di tutte le cose, visibili e invisibili.
Il liber naturae ed il libero scritturea sono i due libri che ha a disposizione il cristiano. Sono anche i
due libri attraverso cui Dio parla all’uomo e gli si manifesta, chiaramente, attraverso il linguaggio.
A tal proposito l’esegesi cristiana elabora la nozione di allegoria.
Essa non aveva a quel tempo il significato odierno, per intenderci nel Medioevo era allegoria quella
figura retorica attraverso la quale si esprimeva un concetto per intenderne un altro.
Secondo la concezione di San Paolo (prima) e di San Tommaso (poi) questa figura retorica era
l’unica rivelatrice di realtà (si parlerà cosi di allegoria possibili solo nei facta biblici.
La concezione di arte nel medioevo era sempre correlata alla compagine religiosa e quindi divina.
L’artista era un artigiano. Lo scrittore dunque è un artifex che deve riprendere dall’arte (e quindi
dalla natura) il principio creatore, per cui dovrà quando scrive è come se costruisse un oggetto
partendo da dati esistenti, osservando determinate regole. La soggettività non esiste (in contrasto
con il principio classico di arte), questa la ragione per cui molti manoscritti a noi pervenuti
resteranno anonimi.
La prima forma letteraria in cui appare l’allegoria è il genere dei bestiari:
si tratta di capitoli bipartiti in cui nella prima parte si trova la descrizione fisica dell’animale, nella
seconda saranno enunciate le qualità morali. Questo genere deriva dal Fisiologo greco ed è
collegato sempre al filone religioso, tant’è che se si vedranno i testi apocrifi della Bibbia si troverà il
passo in cui Adamo enumera gli animali descrivendone le qualitas.
La svolta è data dai “Bestiari d’amore” di Richard de Fournival. Qui i capitoli bipartiti lasciano il
posto a parole-tema e gli animali saranno sostituiti dalla supplica dell’amante respinto.
Questa “svolta” sarà decisiva circa la nascita dei poemi allegorici, i quali strutturalmente non si
distaccano dai bestiari.
Nasceranno quelli di tradizione religiosa e quelli di natura pagana e didattica.
Dai Giuramenti di Strasburgo ( primo testo in antico francese) e la comparsa della chanson de
geste è rimasto ben poco. Molta parte delle fonti resterà a noi ignota a causa dei ms perduti e
soprattutto della tradizione orale.
Di matrice religiosa saranno i POEMETTI AGIOGRAFICI GALLOROMANZI, tra cui:
- La sequenza di Sant’Eulalia, conservata in un codice di Valenciennes dell’882 d.C in una forma
latina, puro inno alla lode ed in una forma francese in cui si parlerà maggiormente del martirio
della santa, attorno al III secolo d.C.
- Passion e San Lodegario di Clermont.
- Seguono il Boeci ( parla di Boezio che imprigionato da Teodorico, durante il momento di
preghiera ha una visione) e il Sancta Fides ( parla della santa perseguitata dai pagani ed
impiccata, e della brutta fine che fecero i suoi persecutori). Entrambi sono il lingua d’oc ed in
entrambi per la prima volta appare la lassa.
- Il Saint Alexis in lingua d’oil racconta invece di questo Alessio come eroe che rifiuta le gioie: egli
abbandona i beni materiali per rifugiarsi nel pellegrinaggio. La notte di nozze spiega alla sposa
novella le sue ragioni e per 17 anni starà lontano dalla sua terra d’origine. Ritornerà sotto
mentite spoglie, facendosi ospitare nel sottoscala proprio a casa di suo padre. Alla sua morte
troveranno un biglietto nel quale si scopriva l’identità del pellegrino.
Circa la tradizione pagana è d’obbligo parlare della comparsa dell’epica:
La chanson de geste si incarna perfettamente nei cosiddetti cicli di canzoni che hanno come
tematiche le vicende guerresche e avventurose di re, vassalli e cavalieri valorosi. Il tema centrale è
la lotta contro i pagani e la scarsa interiorità dei personaggi. Di questa sezione faranno parte il
ciclo del re, il ciclo dei Narbonesi e non proprio un ciclo ma il cosiddetto “gruppo dei vassalli”
dove il vassallo sarà spesso costretto a combattere contro un re ingiusto.
Le caratteristiche di questo primo ciclo del re sono:
- la lassa ( numero di versi di cesura variabile da 3 a 1000 tutti con la stessa rima o assonanza);
- la struttura : al vertice ci sarà sempre un re giusto e magnanimo rappresento da Carlo Magno o
al massimo da Carlo Martello, o un re per niente saggio ed incapace incarnato da Luigi o
Ludovico il Pio. Il nipote del re è di solito il protagonista (il più delle volte Rolando).
- le fasi del racconto: rottura equilibrio iniziale-avventura in mondi lontani -adiuvanti - oggetti
magici - superamento prove difficili - ristabilimento equilibrio ma ad un livello più alto.
IL CICLO DEL RE
LA CHANSON DE ROLAND:
Ovviamente il re in questione sarà Carlo Magno, zio di Rolando (la leggenda narra che però sia il
figlio avuto dal rapporto incestuoso con la sorella). Si canta del ritorno in patria da parte di Carlo
Magno dopo una sconfitta subita da parte dei saraceni che avevano attaccato la sua retroguardia
ed ucciso Rolando. La canzone parte da un evento storico accertato (La Battaglia di Roncisvalle
dell’778). Gano (patrigno di Rolando e cognato di Carlo) rappresenta Giuda perché fu colui che
fece uccidere Rolando tradendo il re, mentre Carlo ha una funzione sacramentale e sacerdotale,
ha infatti 200 anni ed è aiutato da Dio che “blocca il sole” per un giorno dandogli la possibilità di
vendicarsi e ciò rappresenterà il trionfo della Cristianità. Rolando orgoglioso resisterà fino all’ultimo
ai Saraceni e non suonò l’olifante, per questo la sua morte risultò eroica. I temi amorosi sono
assenti eccetto nel punto in cui Alda muore di dolore, poiché in punto di morte l’amato Rolando
volgerà un commovente addio alla sua spada (Durlindana) e non a lei.
Altre canzoni del ciclo del re:
- Berte au grand pie ( Rinvenutaci anche in versione italiana Berta da li piè grandi) Berta è la
madre di Carlo che dopo il matrimonio viene sos
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