Appunti esame filologia romanza
Introduzione alla filologia romanza
Filologia: “Amore della parola” dal greco LOGOS: discorso, parola (scienza) + FILOS: amore, cura. È una disciplina che pone al centro la parola, componente essenziale di ogni testo (scritto e orale). Chi pratica materie umanistiche deve quindi fare la filologia, avere cura di ogni parola. Per lavorare sulle lingue romanze bisogna partire dalla lingua madre: parole che hanno una propria storicità, cambiano nel tempo. La filologia implica anche l’attenzione, ad esempio l’attenzione alla posizione della parola.
Nell’insegnamento, la filologia è anche restituzione della verità della parola: ciò implica il cercare di riportare i testi alla verità dell’autore, secondo quello che ha voluto dire e vale sia per i testi medievali (Chanson de Roland) che per quelli moderni (Petrolio di Pasolini) e questo consente di capire come viene fuori un testo perfetto.
Origine delle lingue romanze
Romanza deriva dall’avverbio latino Romanice che significa "parlare alla maniera romana". Romanze sono tutte quelle lingue che derivano dal latino ma implicano uno spostamento rispetto ad esso. La filologia romanza riguarda tutte le lingue che si riconoscono in una matrice comune. Queste lingue sono il risultato della disgregazione di uno spazio che fino al XV secolo era stato unitario: il crollo dell’impero romano.
Parlare di lingue romanze porta ad assumere uno sguardo comparato: non studiato in maniera isolata (non posso studiare letteratura spagnola senza conoscere quella francese). Sotto l’età Casalunga la gente non parla più il latino e non lo capisce, parla una lingua diversa. Presa di coscienza di queste morfologie e della coesistenza di una scrittura e una oralità che non coincidono più. La prima lingua romanza a riconoscersi come tale è il francese. La Francia è senz’altro la prima area economicamente stabile.
Concilio di Tours
Diciassettesima deliberazione del Concilio di Tours convocata da Carlo Magno del 813. Considerato l’atto ufficiale di nascita delle lingue romanze. Uno degli obiettivi del concilio era riorganizzare e strutturare la rete del clero (che non era in grado di leggere il latino). Nel momento in cui si torna a studiare il latino ci si rende conto di come quello parlato sia totalmente diverso.
Nella deliberazione si parla di traduzione: bisogna tradurre due lingue diverse, il latino e “l’altra casa” ovvero la rustica romana lingua, oppure in lingua tedesca, quindi mentre l’omelia avveniva il latino, la predicazione doveva avvenire in rustica romanati linguam aut thiotiscati. Il documento viene pronunciato all’interno di un concilio dove sono riuniti tutti i vescovi. Dice che per parlare durante le omelie i vescovi dovranno parlare in rustica romana lingua e non in latino. Bisogna tradurre perché queste sono lingue diverse. C’è un rapporto verticale. Invece tra RRL e tedesco: rapporto orizzontale.
La gente geniale nel 813 non parla più latino. Durante il periodo del concilio si sta formando una nuova idea di intellettuale che deve difendere il suo sapere e distribuirlo a chi non sa. Dante è l’esempio più chiaro di intellettuale medievale: capisce che la gente non è più in grado di capire il latino. Lingua scritta: più conservativa. Lingua parlata: più articolata, diversa.
Fonti per lo studio del latino volgare
Attraverso quali fonti scritte possiamo studiare il latino volgare? Al principio, le opere venivano tramandate oralmente e quando venivano messe per iscritto, erano composte solo dalla cerchia di intellettuali.
- Autori latini utilizzano espressioni della lingua parlata. Tra di loro ci sono soprattutto quelli meno rigidi; tra questi, in particolare gli autori di teatro come Plauto nelle commedie, ma anche Terenzio; offrono esempi di una lingua meno sostenuta dove affiorano tendenze non entrate nella forma classica. Altro autore di questo genere è Cicerone che nelle sue epistole utilizza un linguaggio molto più sciolto come Petronio nel Satyricon.
- Autori di trattati tecnici: agricoltura e allevamento come esempio M.P.Catone, Columelia e Valiadia o come Apicio che scrive libri di cucina.
- Autori cristiani per il loro sforzo di intelligibilità che guida la scrittura.
- Lessicografi soprattutto Isidoro, vescovo di Siviglia autore di 20 Etimologie.
- Iscrizioni soprattutto quelle di carattere privato e si ricordano quelle pompeiane. Molto interessanti sono anche alcune formule magiche impresse le manine di piombo, le defixionum tabellae, usate per difendersi dal malocchio e provenienti per la gran parte dell’Africa.
- Parole latine passate in lingue non romanze: il confronto con le altre lingue si rivela prezioso per verificare alcuni fenomeni soprattutto fonetici come ad esempio il tedesco Kaiser da Caesar che doveva essere pronunciato ‘Caesar’.
- Grammatica comparata e lessico delle lingue romanze: quando gli esseri romanziconvergono, è possibile postulare l’esistenza di una forma non documentata in latino. Le forme precedute da un asterisco. Es: *potere it. Potere, fr. Pouvoir, sp.pr. poder.
- Grammatici latini specialmente quando segnalano errori più comuni sia nella morfologia che nella pronuncia. Particolare importanza rivela l’Appendix Probi (probabilmente scritta a Roma fra III e IV secolo d.C.), che appartiene a un’appendice di una grammatica di Piano che contiene nella terza parte un elenco di 227 parole volgari da evitare: Speculum NON speclum, Masculus NON masclus, Acqua NON a cqua, Idem NON ide.
Sintassi latino: fa ampio utilizzo dell’ipotassi (subordinazione). Scrittura non controllata: tipo SMS, scritte sui muri. Mondo latino; graffi. Le scritte sui muri testimoniano una serie di errori che poi troviamo nel latino volgare. L’Appendix Probi: il grammatico scrive un elenco con le correzioni di parole latine che i suoi allievi pronunciano in maniera sbagliata. Nelle correzioni tende quasi sempre a cadere la vocale post tonica (più debole). Il lessico del latino volgare espresso si serve di diminutivi.
Il ruolo della chiesa
La chiesa è la prima a prendere atto del cambiamento della lingua proprio perché dovendo convertire le persone, deve farsi comprendere, necessità di una lingua chiara. È dalla chiesa che deriva un’attenzione verso il pubblico (i classici latini parlavano in maniera aulica). L’intellettuale era colui che sapeva e che aveva la responsabilità di attribuire il suo sapere a un pubblico più vasto possibile. Doveva quindi trovare il modo di farsi capire.
Sequenza di Sant'Eulalia
La sequenza latina di Sant'Eulalia è il primo testo letterario in lingua volgare, costituisce l’inizio della letteratura francese, inizio del IX secolo. “Una vita di Santi” è il primo testo letterario in volgare. Dopo il concilio di Tours si esortano i vescovi a predicare la "romana rusticam linguam". Non ci si stupisce che i primi testi volgari erano testi religiosi. È rimandata da un unico manoscritto latino alla fine del quale più di un uomo ha copiato i testi, di cui due in volgare. Il primo è una canzone in latino dedicata a Sant’Eulalia. È la stessa che scrive quello in germanico, doppia lingua dell’impero: chi sa il francese sa il tedesco.
È conservato nella biblioteca di Valenciennes e risale alla fine del IX secolo, contiene sermoni di teologia di San Gregorio. I due testi (latini e francesi) parlano di una giovane martirizzata in Spagna e spostate le sue spoglie in un monastero francese perché era femminile e adorata come una santa. Sequenza: comportamento dove il testo è concepito come sulle note dell’Alleluya. È bella nell’esterno e nell’interno e nel medioevo la bellezza se non era tentatrice segno di bontà.
Descrizione testo: lei si presenta come una soldatessa di Dio. Resiste alla cupidigia, tentazioni e corruzioni né era asservita al potere e minacce del re. Miracolo: il fuoco si ritrae per quanto era la sua purezza. Serve a titolo esemplare a chi ascolta per far capire che Dio aiuta chi lo prega. Lei chiede a Dio di essere assunta in cielo, morte per scelta e non per manialtrui. Preghiera come intercessione come salvezza della loro anima. Assonanze: non rimano tra di loro ma hanno le stesse vocali.
Giuramento e Sant'Eulalia
Giuramento: obiettivo di fissare per iscritto la formula di giuramento dei due fratelli. Sant’Eulalia: mettere per iscritto qualcosa che faceva parte dell’oralità. La chiesa aveva la vocazione verso gli esclusi della cerchia degli intellettuali: le vite dei Santi sono degli esempi perché tramite quelli la chiesa proponeva dei modelli esemplari da imitare. In manoscritto conserva un testo teologico di San Gregorio (i testi venivano inseriti negli spazi bianchi).
Quattro testi: due in latino, uno in volgare francese, uno in tedesco. Noi abbiamo due sequenze di Sant’Eulalia, una in latino e una in francese (quest’ultima non è però la traduzione della prima), quella latina è più lirica, una vera e propria preghiera. Quella volgare (francese) ha un andamento più narrativo. Ai due testi segue un testo in tedesco antico che esalta la vittoria di Ludovico dei Franchi contro Vichinghi. La mano che ha scritto questo testo è la stessa mano che ha composto la versione francese. Infine abbiamo un’altra sequenza latina, un inno alle fede.
Perché riempire gli spazi bianchi? Il monastero era considerato come centro di musica sacra. I testi infatti hanno ritmo melodico proprio perché dovevano essere un monastero femminile. Anche il fatto della doppia lingua non stupisce perché alla sequenza volgare, riprende lo schema latino. L’intento era quello di elevare una preghiera alla Santa.
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