Il campo d'indagine
Nel corso dell'Alto Medioevo giunge a compimento l'evoluzione linguistica che porta dal latino al sistema delle parlate romanze si riorganizzano nuove unità linguistiche, e a fianco di esse nuove tradizioni letterarie. Il punto di partenza è costituito dalla latinità, da intendere globalmente come fattore culturale e non mero sistema linguistico-letterario, unificante del mondo antico occidentale, entro il raggio prima dell'Impero romano e poi del Cristianesimo.
Nell'affermazione delle parlate romanze nella dimensione di lingue letterarie e di cultura dell'Occidente europeo si cercherà:
- Di collocare in un contesto storico e culturale le trasformazioni dal latino alle lingue romanze
- Di presentare alcuni dei più antichi testi letterari neolatini, e attraverso essi tratteggiare alcune questioni di fondo inerenti le origini letterarie romanze
L'arco cronologico interessato va dalla Tarda Antichità (III-IV secolo) al XIII secolo, anche se il nucleo essenziale delle questioni esaminate si concentra tra VIII-IX e XII secolo.
Problemi di fondo: oggetti e ricostruzione storica
Da un lato nella ricerca ci sono dei dati, degli oggetti: per le fasi più antiche non disponiamo come basi di conoscenza che di singole forme, individuabili entro testi ancora latini innovazioni classificabili come romanismi entro testi ancora conservativi; poi gradatamente compaiono frammenti testuali più chiaramente volgari, e a partire dai secoli X-XI molti di questi testi possono iniziare ad essere classificati come testi letterari, diversificati per forme, temi ed intenzioni. Oggetti di studio sono dunque i testi.
Dall'altro lato vi è una materia di studio del tutto diversa, ovvero la configurazione e ricostruzione di un processo linguistico e storico-culturale: esso si presenta con caratteri unitari, ma possiamo perlomeno distinguere nelle varie regioni:
- Il passaggio dal latino a sistemi linguistici tra loro distinti
- Lo sviluppo parallelo di un sistema di testi legati al volgare, che porta alla conquista di una condizione di stabilità
- La definizione di lingue letterarie regionali e nazionali, che tendono ad assumere un carattere normativo
Il terreno qui è in buona parte costituito da sole congetture. Si delineano quindi due percorsi: uno descrittivo analitico ed uno ricostruttivo e sintetico (i due aspetti sono comunque tra loro indissolubilmente intrecciati) i documenti esaminati vanno sempre collocati entro una prospettiva diacronica e diatopica.
Un singolo testo, anche se di dimensione ridotta, purché limpido e strutturato, vale, in quanto documento di lingua, come prova dell'esistenza e base della conoscenza della varietà linguistica che in esso si riflette anche pochi testi della medesima regione permettono di ricostruire la grammatica di quella varietà, a partire da caratteristiche di sistema che possiamo presupporre con sicurezza.
Diversa è la condizione delle letterature, perché ogni singolo testo può valere come documento di lingua, ma in quanto monumento letterario vale per sé stesso e non se ne può dedurre automaticamente l'esistenza di una letteratura, come realtà articolata, cui esso appartenga. In sostanza: se le lingue o parlate esistono di necessità, come indispensabili strumenti di comunicazione, non altrettanto si può dire di ciò che chiamiamo letteratura.
Prospettive e punti di vista
Rilevante è il punto di vista che viene assunto, la prospettiva di visione. L'epoca di cui ci occupiamo è problematica: essa ha infatti i caratteri di tutte le epoche di transizione, nelle quali assumono importanza anche preponderante i fattori di contatto e di mediazione quelli che abbiamo di fronte sono sistemi linguistici non assestati.
Nella fase tra Antichità e Medioevo esistono comunque diversi fattori di continuità, che costituiscono l'ossatura del sistema culturale e organizzativo della Chiesa e delle grandi istituzioni laiche del Medioevo. La scelta di focalizzare l'attenzione sull'affermarsi dei diversi volgari è motivata dalla convinzione della preponderanza dei fattori di rottura, cioè di fattori linguistico-culturali prima che letterari.
L'adozione di questo punto di osservazione permette di notare che a partire da un primo periodo di consolidamento le letterature romanze del Medioevo ci appaiono tutte attraversate da una corrente che mira all'emulazione della tradizione latina, come strumento per il consolidamento di una superiore dignità formale il processo di affermazione dei volgari è quello di una stabile conquista delle modalità più complesse ed elaborate della comunicazione e con esse del dominio della scrittura.
Nodi problematici: definizioni
Nell'affrontare la genesi degli ambiti linguistico-culturali nazionali e in processi costituitivi delle varie tradizioni letterarie ci si imbatterà in aspetti peculiari del campo di indagine: diasistema, testo, documento/monumento, orale/scritto, letteratura/letterarietà, autore-autorità-tradizione, latino/volgare.
Diasistema: la definizione di diasistema linguistico prende le mosse da quella di ogni lingua come sistema, ossia come insieme di regole e principi che governano la comunicazione linguistica all'interno della comunità di parlanti il latino antico, repubblicano ed imperiale può venire ben descritto in termini di diasistema, in considerazione della vastità della sua diffusione, dell'ampiezza dell'arco cronologico su cui la sua storia si estende e della complessità delle varietà in cui si articolava (tutte le quali erano sottoposte alla norma del latino classico).
Testo: sintesi discorsiva di elementi culturali definizione applicabile sia allo scritto che all'orale. Per testo si intendono anche frammenti minimi, composti anche da singole parole. Visto che i testi antichi ci sono noti tramite condizioni molto disparate, esse andranno ogni volta esaminate ed accertate nei limiti del possibile. Un oggetto testuale ha dunque tre dimensioni: una valenza linguistica, una letteraria e una infine in quanto oggetto scritto.
Documento: intendiamo con documento tutto ciò che serve a documentare in un determinato campo di ricerca: nel nostro caso sono documenti tutti i dati di partenza delle nostre ricerche. Se essi sono il risultato di una conservazione volontaria avremo a che fare con monumenti, come ad esempio i testi letterari. In generale si distinguerà in ogni comunità linguistica uno stato di lingua primitivo “documentario”, con funzione essenzialmente comunicativa, ed uno stato secondario e “monumentario”.
Orale/scritto: un primo terreno di confronto è di ordine strettamente linguistico lo scritto non individua in maniera univoca una realizzazione orale, soprattutto in epoche di transizione. La trasposizione scritta introduce spesso un filtro rispetto al fatto linguistico dal concetto di lingua al concetto di scripta, che individua l'insieme delle tradizioni grafico-scrittorie vigenti in un dato ambito o territorio e che regolano la trascrizione dei testi volgari in assenza di norme costituite. A questo riguardo sono possibili stratificazioni conseguenti all'azione dei fattori di spazio, tempo e in base alle modalità di copia e trasmissione. Possiamo farci un'idea di fenomeni di formazione e definizione dei volgari solo attraverso insorgenze scritte che fungono più o meno come tracce o spie: esse sono da valutare con molta cautela.
I più antichi documenti e monumenti letterari sono il riflesso di diasistemi culturali, ovvero hanno il carattere di luoghi di frontiera, di incontro fra tradizioni colte, legate più o meno indirettamente alla tradizione del latino e altre di livello inferiore e volgari. Va inoltre segnalata l'importanza assoluta dell'oralità nella civiltà medievale: sino a tutto il XIII secolo la maggior parte dei testi scritti in volgare era destinata ad essere non letta individualmente ma ascoltata attraverso il canto e la recitazione, o la lettura a voce alta si configura la distinzione rispetto al rapporto moderno tra autore e pubblico. All'inizio dell'età moderna si stabilisce una nuova dialettica tra l'eredità medievale e le nuove condizioni in seguito all'invenzione della stampa.
Esiste per l'Alto Medioevo e sino almeno al XIV secolo, una questione che riguarda le modalità di fruizione dei testi della letteratura volgare da parte del pubblico in stretto rapporto con le modalità di diffusione e conservazione necessità di operare una distinzione all'interno delle forme di comunicazione non scritta tra ciò che può essere classificato come parlato e forme di oralità più controllate e strutturate, ma non necessariamente dipendenti dalla scrittura. Resta comunque l'impressione di una barriera forte fra gli istruiti e gli illetterati, i primi legati alla scrittura, i secondi all'oralità, i primi detentori della cultura egemone e i secondi di una subalterna (anche se in realtà non si trattava di una separazione così schematica, ma c'era anzi una reciproca influenza).
Letteratura/letterarietà
Rispetto all'età medievale definiamo come letteratura l'insieme delle forme scritte che costituiscono in tradizione scritta la cultura di una società. Stabilito ciò va detto che la definizione di “letterature volgari del Medioevo” sottintende alcune peculiarità: innanzitutto, in rapporto diretto con l'opposizione orale/scritto, tale definizione parte da ciò che è conservato, e dunque esclude forme dell'oralità; in più implica la competenza di coloro che scrivono e in ogni caso laddove sia in gioco la componente scritta che opera una tradizione specifica, non solo tecnica, ma culturale ed intenzionale. Questa tradizione si configura come una realtà a base latina e letteraria.
Una coscienza letteraria si forma comunque solo a seguito della precisazione della posizione e della funzione entro la società del sistema formata da scrittore, testo e pubblico. Aspetto cruciale è dunque il ricorso eventuale a modelli forniti da autori e trasmessi da una specifica tradizione, che permettano la qualificazione di un oggetto testuale come testo letterario: entrano in gioco la lingua, le forme metriche, i generi, ecc. Di necessità in tutta la fase più antica, tale essenziale formalità viene ricercata nella tradizione latina.
Latino/volgare
A tutto ciò si lega l'opposizione di fondo tra latino e volgare dialettica tra espressioni linguistiche classificabili come “alta” e “bassa”, uno totalmente grammaticalizzata e una non ancora formalizzata. Il latino era la lingua di cultura dell'Occidente medievale cristiano (ossia di un insieme di territori più esteso dell'Impero romano e linguisticamente molto complesso). La vicenda del confronto tra tradizioni letterarie latine e volgari si articola su più piani, con tempi non simili: da un lato è evidente l'affermazione tra XII e XIII secolo delle tradizioni volgari nei generi-chiave della produzione più squisitamente letteraria; di contro uno dei fenomeni di lungo periodo che attraversano il Medioevo, e uno dei più importanti, è quello della conquista da parte del volgare di spazi sempre maggiori nella comunicazione linguistica colta, anche al di fuori dei generi “di divulgazione” acquisito tale rilievo il volgare sarà poi in grado di resistere al ritorno del latino in epoca umanistica.
Da sottolineare è una certa connessione tra l'uso del volgare e gli ambienti laici Dante, Convivio (progettato come enciclopedia morale destinata ai laici che non conoscevano sufficientemente il latino). L'esistenza di un pubblico laico alfabetizzato, e le scelte in favore del volgare rispetto al latino fra XIII e XIV secolo, caratterizza gli ultimi secoli del Medioevo.
La svolta decisiva entro il confronto fra latino e volgare si avrà comunque solo alla fine del Medioevo, con l'invenzione della stampa a caratteri mobili, che incrementò a dismisura la circolazione e la possibilità di fruizione di libri scritti, e accrescendo il numero di potenziali lettori contribuì in maniera determinante anche alla definitiva regolarizzazione delle lingue e all'affermazione di norme nazionali. Il latino nella prima Età moderna si riduce progressivamente ad ambiti eruditi, letterari ed accademici, anche se la continuità latina si mantiene forte in ambiti di alta cultura.
Il percorso di lenta transizione dal predominio del latino all'uso estensivo e strutturato dei volgari non è affatto lineare o progressivo univocamente, tanto che nel Cinquecento la diffusione dell'Umanesimo vivifica su nuove basi la funzione del latino come strumento culturale e intellettuale.
Autore, autorità, tradizione
L'autore è colui a cui viene riconosciuta la qualità di creatore per eccellenza, mentre l'autorità denota il potere di convinzione di persuasione, di un filosofo, un poeta, uno storico o un oratore, assumendo il valore di esempio e modello.
Gli auctores letterari sono dunque studiati come esempi e modelli stilistici, oggetto di imitazione e parametro di imitazione delle nuove creazioni: il loro canone, già definito nel Mondo Antico, viene ereditato nel Medioevo. La presenza di una gerarchia autoriale è una necessità ineludibile in un mondo come quello cristiano medievale, fondato su una costruzione gerarchica che prevedeva Dio come vertice.
Il mantenimento nel Medioevo latino dell'impostazione di gerarchie autoriali già proprie del mondo classico e la sostanziale derivazione della scala di valori del canone degli autori, premiò gli antichi sui moderni, anche se la superiorità del Cristianesimo permetteva di valicare limiti conoscitivi intangibili ai pagani. Un'ulteriore questione si collega ai principi di autorità e autorevolezza, ovvero quella dell'esplicita paternità delle opere: nel Medioevo la paternità autoriale non è scontata eccezione particolare è quella della tradizione lirica cortese occitanica, ma per esempio la quasi totalità delle opere superstiti del mondo latino classico è attribuita ad un autore magari indebitamente.
In sostanza, la concezione della paternità autoriale si afferma progressivamente, in condizioni mature. In termini generali si può dire che la coscienza autoriale si sviluppa ed afferma nel momento in cui si afferma una tradizione letteraria: si deve cioè costituire una letteratura in volgare cosciente della propria esistenza e cosciente anche di autorevolezza ed autorialità. Tutto ciò avviene in maniera non omogenea e non sincrona, ma simile quanto a modalità tra le diverse aree geografiche e culturali: la condizione di anonimato risulta così spesso legata ad opere sentite di livello “basso” (fablieux francesi, cantari italiani, romances spagnoli). Rivestono pertanto un ruolo determinante fattori legati al prestigio culturale e letterario. Opposta è la situazione che si registra nella lirica cortese: la tradizione della lirica dei trovatori provenzali, e poi le tradizioni liriche da essa direttamente influenzate, si costruirono a partire da un'acuta percezione delle individualità degli autori.
Lo statuto e la presentazione dei testi
È opportuna un'avvertenza circa il modo corrente di rapportarci ai testi. I testi vengono di norma presentati al lettore in un formato editoriale fondamentalmente indifferenziato, ma nel tempo si modificano le convenzioni scrittorie e le modalità di confezione dei libri, per cui presentare e allestire un testo non contemporaneo implica comunque un intervento di comprensione, interpretazione e ri-codificazione dell'oggetto, e non si può parlare di asettica trascrizione.
Esiste un problema generale di corrispondenza o conformità alla volontà dell'autore dei testi oggi noti e correnti, in quanto trasmessi inizialmente e conservatici attraverso non originali, ma copie di qualità ed esattezza non garantita. Ciò in primo luogo perché:
- Mancano gli autografi per tutti i testi più antichi
- Sino all'invenzione della stampa la trasmissione delle opere è stata affidata alla copia manoscritta
- In epoca più recente vicende editoriali e tipografiche possono avere in varie misura inciso sull'assetto delle opere
- In ogni epoca e in ogni modalità di diffusione va sempre considerata l'eventualità di modificazioni di varia entità, contrarie e indipendenti dalla volontà dell'autore.
Si pone quindi una questione generale di sicurezza, affidabilità e credibilità del testo. Problema ancora diverso è quello dei testi di carattere popolare e tradizionale, ai quali non è applicabile la nozione di autore individuale, e che vanno affrontati con varie cautele.
In sintesi presentando un testo devono essere definiti l'assetto testuale e paratestuale, e l'avantesto. L'aspetto cruciale è quello però del dettato del testo, che deve essere controllato in modo da depurarlo dagli errori di trascrizione, e da manipolazioni posteriori alla volontà dell'autore, procedendo al confronto di tutte le opere disponibili.
Come critica del testo indichiamo l'insieme di principi teorici, di tecniche ed operazioni finalizzate al tentativo di offrire ai lettori una edizione critica del testo preso in esame, ossia una versione criticamente verificata ed attendibile del testo, che cerchi di riprodurre le intenzioni dell'autore nella maniera più precisa e completa possibile, in rapporto alla qualità dei dati disponibili, a sua volta derivante dalle modalità di trasmissione.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Filologia romanza, Prof Pulsoni, Libro consigliato Le origini romanze, Asperti
-
Riassunto esame Filologia Romanza, docente Punzi, libro consigliato Origini Romanze, Asperti, basato su studio auto…
-
Riassunto esame Filologia, prof. Gresti, libro consigliato Antologia delle letterature romanze del medioevo, Gresti
-
Riassunto "Lingue Romanze, primi documenti e tipologie testuali", manuale consigliato Origini romanze, Asperti