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Riassunto "Lingue Romanze, primi documenti e tipologie testuali", manuale consigliato Origini romanze, Asperti

Riassunto per l'esame di filologia romanza e del prof. Ghidoni, basato su appunti personali del publisher e studio autonomo del libro consigliato dal docente Origini romanze, Asperti, dell'università degli Studi di Macerata - Unimc. Scarica il file in PDF!

Esame di Filologia romanza docente Prof. A. Ghidoni

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- Conto/Carta navale Pisano (tra XI-XII sec) → prima documentazione scritta di una certa estensione nella quale è

stata utilizzata la Varietà Toscana, poi destinata a fornire la base dell’Italiano moderno attraverso il modello letterario

del Volgare Fiorentino, Toscano scritto / elenco di spese sostenute per l’allestimento di una o più navi (come suggerisce

il ricorrere della stessa voce), scoperto di recente in un codice della Free Library di Filadelfia, dove il foglio di

pergamena che lo contiene era stato utilizzato come parte della rilegatura.

L’appartenenza al Tipo linguistico Italiano, e più specificamente toscano, è garantita da:

la conservazione sistematica delle vocali di uscita latine, adattate beninteso al vocalismo tonico ed atono volgare

romanzo, in aggiunta agli annullamenti delle opposizioni di quantità;

la conservazione delle geminate;

i plurali senza -s, nonostante il mantenimento di molti neutri latini in a;

le preposizioni di e in;

il prefisso dis, e l’evoluzione dei suffissi latini ARIUM>aio ed ERIUM>eio.

Innumerevoli i tecnicismi, anche altamente specializzati, di ambito nautico.

Dalla penisola iberica:

-Notìcia de kesos (980 d. C.) → uno dei più antichi testi realizzati ricorrendo al Castigliano, Varietà Volgare Ibero-

Romanza alternativa al Basco e al Catalano / lista di formaggi consumati nel convento di San Justo y Pastor, Leon /

Come il Conto Pisano, scrittura occasionale di carattere pratico, che attesta un uso ormai corrente del volgare per

regitrazioni a scopo utilitario, collocandosi in una fase di riorganizzazione del sistema ortografico latino e di definizione

di nuove convenzioni scrittorie.

Molte le irregolarità grafiche determinate dalla mancanza di registrazione nello scritto di fenomeni certamente da tempo

prodottisi nell’ambito dell’oralità, irregolarità spiegate dunque da fenomeni fisiologici di inerzia di sistema/antecedenza

dell’oralità rispetto alla scrittura, e connesse alla naturale resistenza dello scritto alla codificazione di aspetti innovativi

per i quali non si disponeva di segni grafici accertati.

Tra queste:

la grafia variabile del nesso labiovelare sordo /kw/, che oscilla tra la labiovelare sorda secondaria, evidente in que, e la

velare sorda semplice k, a cui il nesso era stato ridotto davanti a consonanti diverse da a, prima della maturazione della

labiovelare secondaria;

la mancanza del dittongamento spontaneo;

la mancanza del fenomeno di sonorizzazione consonantica in posizione intervocalica;

la presenza di consonante+/j/, come /nj/ e /lj/, non ancora evolutesi in -gn- e -gl-.

Come già anticipato, particolare attenzione meritano:

- Giuramenti di Strasburgo (842 d. C.) → il più antico testo in lingua Gallo-Romanza, o meglio, nella varietà

settentrionale Oitanica (lingua d’oil) /

atto ufficiale di nascita delle lingue romanze come strumento espressivo evoluto /

duplice formula di giuramento in Volgare, Romanzo e Germanico, contenuta nella Storia dei figli di Ludovico il Pio

(Historia filiorum Ludovicii Pii, a sua volta figlio di Carlo Magno) scritta da Nithard, abate laico della grande abbazia di

St. Riquer, letterato e nipote di Carlo Magno, ma giunta sino a noi grazie ad un’unica copia manoscritta dell’originale

autografo (presumibilmente compilata tra X-XI sec.).

La Historia narra le vicissitudini del conflitto che oppose alla morte del padre i tre figli Lotario, Carlo il Calvo e

Ludovico il Germanico, conflitto risolto grazie alla stipulazione del trattato di Verdun (843 d. C.) tra Carlo e Ludovico,

con il quale l’Impero carolingio venne definitivamente suddiviso in due componenti, una occidentale-romanza

(assegnata al primo), l’altra orientale-germanica (assegnata al secondo), separate lungo tutto l’asse nord-sud dal Mar del

Nord al Mar Mediterraneo da una sottile striscia territoriale rimasta sotto la sovranità di Lotario, la Lotaringia (attuale

Lorena).

Passaggio essenziale verso Verdun fu un incontro avvenuto a Strasburgo il 14 febbraio 842 tra Carlo e Ludovico con

rispettivi eserciti al seguito, nel corso del quale vennero scambiati mutui impegni di fedeltà: i due sovrani giurarono

ciascuno nella lingua dell’altro, e fedeli ed eserciti ripeterono nella propria lingua il medesimo giuramento.

La decisione di Nithard di riportare entrambe le formule nelle lingue orali con cui vennero effettivamente pronunciate /

di codificare una parte di testo nelle due redazioni volgari si rivelò del tutto eccezionale, sia rispetto ad una storiografia

dell’epoca linguisticamente antimimetica (che attribuiva comunque un ruolo di assoluta preminenza alla lingua Latina

nella trascrizione di documenti ufficiali, giuridici, letterari o religiosi), sia rispetto alle fonti giuridiche carolingie,

e contravvenne decisamente alla convenzione di utilizzare un’unica lingua nella narrazione, attraverso cui far parlare e

dialogare i vari personaggi.

Si trattò dunque di un punto di snodo fondamentale, a sottolineare l’importanza storica dell’avvenimento anche

attraverso la componente linguistica, indicando lo sviluppo di un’identità etnico-culturale / di una coscienza linguistico-

culturale che potremmo iniziare a classificare come nazionale, parte del processo di separazione tra le due aree del

regno dei Franchi ed in contrapposizione tanto al Germanico di Ludovico quanto al carattere indifferenziato, ufficiale e

sovranazionale del Latino.

Nonostante indubitabili tratti omogenei riconducibili all’avvenuta formazione di una Cultura Grafica Volgare,

linguisticamente Gallo-Romanza / di un sistema ortografico-normativo votato alla trasposizione nello scritto delle

parlate volgari e romanze, sono molti i dati grafici ancora contraddittori, la cui indefinitezza è stata forse determinata

dall’impronta egemonica detenuta dal Latino nel livello culturale più elevato, e dall’influsso di Tradizioni Ortografiche

Pre-Caroline relative ad un Latino scorretto (embrionale configurazione delle varietà linguistico-comunicative volgari e

romanze, non ancora riconosciute come tali nella coscienza dei parlanti e degli scriventi), in parte accolto dalla

cancelleria merovingica, ma distante dal latino carolingio riformato.

Nello specifico, sono solo due i passi trascritti in quella che venne espressamente definita Romana lingua, il giuramento

pronunciato da Ludovico il Germanico nella lingua romanza di Carlo il Calvo, e il giuramento pronunciato dal seguito

dello stesso Carlo.

Rispetto alla pura e semplice trascrizione del testo così come lo si legge nel manoscritto unico che lo conserva, condotta

con la sola adozione di segni tipografici moderni (trascrizione diplomatica),

la trascrizione interpretativa proposta nel manuale si avvale dell’adozione di ulteriori segni diacritici che comportano

delle scelte a responsabilità di chi le opera, tra cui:

il segno -j- per la semiconsonante palatale anteriore latina del lessema jurat, semiconsonante che avrebbe già dovuto

essersi evoluta nella fricativa/affricata prepalatale sonora /3/, /d3/;

l’apostrofo per segnalare l’elisione avvenuta in d’ist, l’int;

un punto alto ad indicare l’enclisi asillabica in lo·s, fenomeno di appoggio sintattico di un elemento debole -in questo

caso un pronome, ma può similmente avvenire anche in presenza di articoli- ad una parola precedente terminante per

vocale, con perdita dall’elemento vocalico e quindi del valore sillabico dello stesso elemento enclitico

(a differenza della proclisi, appoggio ad una parola seguente).

L’improntaancora Latina è chiaramente avvertibile:

nell’ordine “libero” delle parole, fedele alle tradizionali modalità di strutturazione sintattico-periodale delle sequenze

enunciative latine, dal valore perlopiù testimoniale;

nella resistenza all’introduzione di articoli, tratti morfo-sintattici che ancora non dovevano essere del tutto

grammaticalizzati o di fronte ai quali lo scritto registrava una particolare resistenza (come nella Sequenza di

Sant’Eulalia);

nel mantenimento dell’antico futuro organico del verbo essere, con er<ERO (come nella Vie de Saint Alexis e nella

Chanson de Roland).

Tratti omogenei riconducibili ad una Cultura Grafica Gallo-Romanza sono invece:

la caduta delle vocali di uscita/vocali finali atone, con assunzione della caratteristica impronta ossitona tipica dei

lessemi gallo-romanzi (dotati di accento acuto nell’elemento vocalico dell’ultima sillaba): amùr<AMOREM,

christiàn<CHRISTIANUM, commùn salvamènt <COMMUNEM SALVAMENTUM;

l’oscillazione tra vocali tendenzialmente conservative ed altre già adattatesi alle norme fonetiche previste dal vocalismo

tonico ed atono del latino volgare (o alla ricostituzione della loro originaria configurazione preapofonetica, in rif. alla

vocale tematica dei sostantivi della II decl., da /u/>/o/);

l’oscillazione nella rappresentazione delle vocali di uscita “di appoggio”, rese alternativamente in a,e,o,u,

un’incoerenza grafica che non deve essere ricondotta ad immagini di pronunce divergenti, ma al passaggio alla

ǝ

soluzione tipica delle parlate oitaniche, quella con “e centrale” / /, vocale indistinta non ancora definita nello scritto

all’epoca della stesura dei Giuramenti (di cui, tra l’altro, la /a/ costituisce l’embrionale configurazione grafica per

eccellenza, presente anche nel più antico ms. della Vie de Saint Alexis -1120 d.C.-);

le dissimilazioni consonantiche (eliminazioni o diversificazioni di suoni simili che si succedevano in origine nella

medesima parola) per evitare sequenze anaforiche: poblo<POPULUM, savir<SàPERE, neuls<NEC-ULLUS;

la sonorizzazione di consonanti in posizione intervocalica (sagramènt<SACRAMENTUM) e l’assordamento di quelle

divenute finali (/d/>/t/);

la spirantizzazione delle occlusive bilabiali, che tendono a divenire fricative labiodentali sonore /p/>/b/>/v/;

l’introduzione del grafema doppio -dh, presente anche nella Vie de Saint Alexis;

l’evoluzione del nesso -CT->/jt/ nel caso di dreit<DIRECTUM (a differenza del Volgare Toscano, nel quale il termine

DIRECTUM>diritto grazie ad assimilazione consonantica regressiva);

l’arcaismo gallo-romanzo sèndra (“signore”), dall’evoluzione della base latina SèNIOR (comparativo di maggioranaza

dell’aggettivo SENEX), che andò a soppiantare il classico DOMUS.

- Mantenendo stabile la posizione dell’accento, si assistette alla caduta della vocale finale, seguita dall’introduzione

ǝ

della vocale indistinta / / (qui scritta -a) e della dentale sonora /d/.

La forma oggi presente in tutte le lingue romanze deriva tuttavia dall’accusativo latino SENIo’REM, con accento sulla

-o lunga-chiusa mantenuto in tutti i derivati romanzi (signore, senor, seigneur) -;

il sistema bicasuale gallo-romanzo, evidente nella morfologia nominale costituita da forme distinte per le funzioni di

soggetto e di complemento (in particolare, soggetti sing. con -s desinenziale, come Deus, Karlus, meos, si alternano ad

altre senza -s, oltre a pronomi soggetto come il e qui);

l’evoluzione riscontrata nel verbo pois, caratteristica dell’area gallo-romanza, che ha soppiantato il classico irregolare

POSSUM (altrove sostituito da POTEO), ad esemplificazione del processo di regolarizzazione operato a fronte dei

paradigmi irregolari latini;

i nuovi futuri perifrastici in luogo del futuro semplice latino, dalla perifrasi costituita attraverso l’univerbazione

dell’infinito alla forma popolare del presente indicativo di HABEO (AO): salvarai, prindrai;

l’espressione om deit, in cui om<HOMO conferisce alla frase una valenza impersonale, tuttora conservata in francese

con la forma adattata on.

- Sequenza/Cantilena di Sant’Eulalia (880-890 d.C.) → il più antico testo letterario/poesia Francese, conservato nel

ms. 150 della Bibliothèque Municipale di Valenciennes, un codice pergamenaceo di 143 fogli che contiene la traduzione

latina dei Sermoni teologici di San Gregorio di Nazianzo, proveniente dal fondo librario del monastero benedettino di

Saint Amand, sul confine franco-belga.

Alla fine del codice vennero operate aggiunte di testi brevi, in particolare:

-sequenza latina dedicata a Sant’Eulalia (Cantica virginis Eulalie, martire spagnola del IIIsec. d. C., il cui culto si

diffuse dopo la scoperta del suo sepolcro a Barcellona nell’878, e la successiva traslazione delle sue reliquie presso

Saint Amand), sul recto/fronte, ad opera di una prima mano;

-sequenza volgare di Sant’Eulalia, che ricalca l’assetto metrico/la struttura metrico-musicale-ritmica del testo latino,

facendo dunque uso di una forma precipuamente latina, non desueta, ma di stringente attualità,

sul verso/retro, ad opera di una seconda mano;

-sezione iniziale del Rithmus Teutonicus, noto anche come Ludwigslied, il Ritmo germanico su Re Ludovico di pia

memoria, nello spazio ancora disponibile in fondo, sempre ad opera della seconda mano, che ne completò la stesura su

due fogli ulteriori appositamente aggiunti;

-altra sequenza latina d’argomento religioso ma non più connessa all’Eulalia, Tanta è la forza della fede (Vis fidei tanta

est), immediatamente a seguito del testo germanico e ad opera di un terzo trascrittore.

E’ altamente significativo che i due testi Volgari - l’Eulalia e il Ludwigslied -,

l’uno nella varietà linguistico-comunicativa Gallo-Romanza (presumibilmente in lingua d’oil), l’altro in lingua Tedesca

siano stati realizzati dal medesimo autore e siano stati conservati congiuntamente in un codice rinvenuto in una regione

di confine tra i due domini linguistici, dove forse era più acuta la sensibilitàverso le due modalità espressive,

consapevolmente distinte tra loro e in opposizione culturale al Latino classico e riformato

(rispetto al quale i Volgari, ed in particolar modo i Volgari Romanzi, non si configuravano più come mere

diversificazioni di registri espressivi, nello scritto, né come varietà linguistico-com. semplicemente determinate da

specificazioni socio-territoriali delle stesse varietà regionali del Latino Volgare e relegate nell’ambito dell’oralità

quotidiana/lingue sussidiarie private), strutturalmente diversificate e formalizzate nello scritto grazie a Tradizioni

Scrittorie definite/Culture Ortografiche/Sistemi di scrittura, che sarebbero ben presto divenute Letterarie.

Alcune notazioni di carattere metrico-formale.

La sequenza/cantilena/cantica (prosa, nella sua tipizzazione originaria secondo la terminologia metrico-musicale

dell’epoca) è un tipo di componimento poetico pressoché esclusivo della Tradizione Lett. Latina Alto-Medievale, che

sarebbe tuttavia stato alla base di alcune rielaborazioni formali in campo Romanzo (opposte alla ballata), posteriori

all’XI sec. E’ concepito a partire da una base musicale costituita da coppie di unità al loro interno simmetriche

assonanzate, cui corrispondono nel testo letterario altrettante coppie di serie sillabiche classificabili come versicoli /

nello specifico, 14 periodi ritmici/unità strofiche di lunghezza variabile, ciascuno dei quali costituito da una coppia di 2

serie sillabiche/unità frasali pari per computo sillabico, legate da assonanza e spesso simmetriche, o per lo meno

sintatticamente correlate + un emistichio finale isolato, irrelato.

Si può legittimamente ritenere che i due componimenti prevedessero la medesima melodia, nonostante siano

diversissimi dal punto di vista del contenuto, della struttura poetica e del pubblico di destinatari:

sequenza Latina ha un andamento quasi elegiaco nel ricordo della martire ed un’intonazione lirica, più elitaria;

sequenza Romanza descrive la funzione esemplare del suo martirio ed ha una struttura decisamente narrativa, pensata

forse per i rustici.

A pochissimi decenni di distanza dai Giuramenti, la lingua dell’Eulalia si presenta considerevolmente più nitida/meno

opaca (forse anche grazie all’assenza della cappa giuridico-cancelleresca che poteva essere ingombrante e distorcente),

ed esemplifica al meglio diverse caratteristiche linguistiche riconducibili alla Varietà Gallo-Romanza settentrionale

Oitanica (lingua d’oil), permeata da tratti regionali nord-orientali/Valloni (da ricondurre all’area di Valenciennes e al

monastero di Saint Amand).

Il dettato è nel complesso ben comprensibile, e l’unico problema interpretativo sostanziale riguarda l’incerta grafia del

verbo al v. 15, in un primo tempo scritto come aduRet/ “rafforzare”, poi modificato in un intervento successivo (e non

necessariamente dal medesimo copista) in aduNet/ “radunare”.

L’una e l’altra lettura, dal significato comunque molto simile, sono state alternativamente proposte da diversi studiosi, e

benché la soluzione del revisore non debba essere considerata corretta sulla base del solo criterio di posteriorità

(sono frequenti correzioni posteriori erronee o banalizzanti rispetto alla prima volontà espressa dal copista principale)

si è deciso di optare per la seconda grafia con N, attribuendo al costrutto aduNet element il significato di “raduna le sue

forze spirituali” (mentre quello di aduRet element sarebbe stato “rafforza il suo spirito”).

Conviene preliminarmente avvertire della presenza di alcuni tratti ortografici conservativi del Latino/Latinismi grafici,

debiti o relitti a lungo mantenutisi nello scritto, come:

la conservazione delle geminate (pulcella, bellezour, polle, perdesse, domnizelle).

Quanto alle principali isoglosse del Francese, quindi ai tratti che identificano la regione linguistica Oitanica entro

l’articolata area Gallo-Romanza, sono da annoverare:

il peculiare trattamento di -A- tonica in sillaba libera / -A- in sillaba aperta tonica → si dittonga in /ae/

ɛ

(maent<MANET), per poi monottongarsi nuovamente in / / (pronunciata aperta, seppur derivante da un dittongo che

avrebbe dovuto costituire una /e/ lunga-chiusa).

Si trattò di un fenomeno anomalo molto comune tra i volgari romanzi, che dovette necessariamente stabilizzarsi perché

in aperto contrasto con il sistema vocalico del latino volgare, attraverso la successiva chiusura in /e/, definitivamente

ɛ

riaperta in / / per legge di posizione (molto dopo rispetto al Volgare Toscano, intorno al XVIII sec), poi ridittongatasi se

ɛ

in sillaba aperta tonica in /ie/ (non nell forma comune, più antica, /j /). ɛ

Ne consegue dunque che in Francese Antico i due esiti di -A- tonica in sillaba libera (/ / o /ie/) non rimano fra loro

(basti pensare ad honestèt<HONESTATEM, regiél<REGALEM);

la riduzione di -a finale (latina o arcaismo grafico volgare) in -e, progressivamente indebolitasi sino a divenire “e

ǝ

centrale” / /, vocale indistinta (come nei Giuramenti di Strasburgo);

il consueto dittongamento spontaneo delle vocali toniche in sillaba libera (cièl<CELUM; buòna<BONAM;

ruòvet<ROGAT);

l’esito del nesso consonantico /TJ/>/z/ (bellezour<BELLATIOREM), a dispetto delle convenzionali affricate dentali

sorde /tts/ e prepalatali sonore, /d3/ (PRETIUM>prezzo, pregio);

la sonorizzazione di articolazioni consonantiche in posizione intervocalica;

l’assordamento delle consonanti divenute finali;

l’assenza di articolo in alcuni sintagmi che sembrerebbero invece richiederlo (come nei Giuramenti di Strasburgo);

la tendenza volgare alla ricostituzione di forme verbali rizotoniche, anche nei tempi composti come il piuccheperfetto

attivo (àuret<HABUERAM, po’uret<POTUERAM, vòldret<VOLUERAT);

una prima attestazionedi condizionale presente, con valore di futuro nel passato nell’ambito della morfologia verbale,

dalla perifrasi costituita attraverso l’univerbazione dell’infinito alla forma popolare del perfetto indicativo di HABEO

(EI in luogo di HABUI): sostendreiet (forse da SUSTINEO).

Tra gli aspetti regionali Valloni:

casi di mancato dittongamento spontaneo;

la grafia -sz ad indicare un probabile grado intermedio nello sviluppo del nesso consonantico latino velare / x/>/s/

(sibilante dentale sorda) o /x/>/ ſ/ (fricativa prepalatale sorda).

C 2) Prime Soluzioni espressive propriamente Letterarie e Romanze (Fase ProtoLetteraria del X (-XI) sec,

Età OttonianaMedioLatina, dopo la Carolingia del IX sec.) /

testi che iniziarono a distanziarsi dagli antichi documenti romanzi per l’intensità della tensione formale e creativa, la

qualità della scrittura e l’impegno complessivo in fase di realizzazione, strettamente connessi per alcuni tratti formali

rilevanti alle successive espressioni letterarie romanze medievali (profane e religiose -testi lirici intorno al 1100 d.C.-),

pur concentrandosi su generi d’ispirazione Religiosa riconducibili alla stagione forse più importante e produttiva della

Letteratura Latino-Cristiana Medievale, come l’omiletica, l’innologia e le scritture agiografiche, destinati ad essere

cantati presumibilmente in occasioni di ricorrenze e festività, e in rapporto con antiche pratiche devozionali e di

preghiera.

Sono da annoverare, in lingua d’oil:

- Sequenza di Sant’Eulalia (880-890 d. C.) → testo più fedele alla forma metrica latina dalla quale deriva;

- Sermone su Giona o Sermone di Valenciennes (X sec.) → testo latino-francese in prosa con le due lingue alternate,

riconducibile al genere dell’omiletica (l’unico tra quelli elencati a non essere in versi);

- Passion (X sec.) → 516 octosyllabes in strofette di 4 versi assonanzati a due a due, contenute negli spazi bianchi di un

manoscritto nel Poitou -area di Valenciennes-, il cosiddetto codice di Clermont-Ferrand;

- Vie de Saint Léger (Vita di San Leodegario, vescovo di Autumn, X sec.) → 240 octosyllabes in strofe di 6 versi

assonanzati a due a due, rilevate nel medesimo manoscritto della Passion.

Fortemente ibrida la forma linguistica, con tratti regionali Valloni (varietà romanza della Gallia nord-orientale).

- Vie de Saint Alexis, o meglio, Chanson de Saint Alexis (1040 d. C.) → testo costituito da 125 strofe di decasyllabes

assonanzati di tipo epico, originariamente composto nell’area linguistica della Francia settentrionale e diffusosi in

ambito anglo-normanno.

Anacronistica la forma linguistica, corrispondente ad uno stadio anteriore rispetto alla Chanson de Roland del XII sec,

ed interessata da sovrapposizioni e contaminazioni determinate dalla controversa trasmissione del testo, giunto sino a

noi attraverso 7 manoscritti del Trecento ampiamente rimaneggiati nel tempo, tra testi integrali e versioni frammentarie.

Costituisce tuttavia la quintessenza del genere agiografico-religioso in lingua Romanza, anticipatore della poesia epica

francese in quanto a motivi tematici e formali/assetto metrico-compositivo in lasse, che sarebbero poi divenute strofe di

struttura variabile.

- Chanson de Saint Catherine (1050-1070 d. C.) → frammento contemporaneo alla redazione primitiva della Vie de

Saint Alexis del 1040 d.C.

Sono da annoverare, in lingua d’oc:

- Formule augurali per la guarigione delle ferite (metà X sec.) → note a margine del codice di Clermont-Ferrand, lo

stesso della Passion e della Vie de Saint Léger;

- Passione di Augsburg (X sec.) → frammento appartenente ad una composizione forse drammatica, di natura o

intonazione profetica, con assetto metrico costruito su una base di octosyllabes.

Fortemente ibrida la forma linguistica, a causa della sovrapposizione di una patina settentrionale-oitanica sul fondo

occitanico.

- Alba religiosa bilingue o Alba di Fleury (X sec.) → componimento su 3 strofe in latino, seguite da un

refrain/ritornello costante in volgare, difficilmente decifrabile sia nel dettato che nell’assetto linguistico.

Sono da annoverare, in Franco-Provenzale:


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Macerata - Unimc
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher silviamac91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia romanza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Macerata - Unimc o del prof Ghidoni Andrea.

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