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Morfologia

In genere, la grammatica di una lingua viene divisa in morfologia e sintassi, ossia lo studio delle forme o della struttura delle parole e quello dei loro rapporti nella frase. La morfologia analizza le parole in morfemi, unità più piccole in cui possono essere divise le parole, rimanendo ancora dotate di significato.

Tipi di lingue secondo August von Schlegel

Appunto sulla morfologia, il linguista tedesco August von Schlegel distingueva tre tipi di lingue:

  • Tipo isolante o analitico: Tutte le parole sono invariabili e i rapporti grammaticali sono espressi mediante l’ordine delle parole (cinese e vietnamita).
  • Tipo agglutinante: Le parole sono costituite da una serie di unità o morfemi, ognuno dei quali ha un solo significato grammaticale (turco e finlandese).
  • Tipo flessivo e sintetico: I rapporti grammaticali sono espressi con la modifica della struttura della parola (latino, greco, arabo).

Tenendo presenti questi tipi, si afferma generalmente che l’evoluzione dal latino alle lingue romanze è un’evoluzione che conduce da una lingua sintetica a una lingua analitica (anche se non bisogna troppo estremizzare).

Sistema morfologico del latino

Il sistema morfologico del latino si articola in un sottoinsieme nominale, un sottoinsieme verbale e una serie di parole invariabili come avverbi, proposizioni e congiunzioni. Il sottoinsieme nominale e quello verbale presentano forme flesse o variabili, dette declinazioni per il primo, coniugazioni per il secondo.

Sistema nominale

Comprende: sostantivi, aggettivi, pronomi e numerali. Queste classi di parole erano declinate per numero, genere e caso. Ciò non significa che l’italiano non abbia le desinenze, ma esse esprimono solo le funzioni di genere e/o di numero. Lo stesso si può affermare per lo più per le altre lingue romanze. Più radicale è il francese che distingue ormai spesso il numero e il genere solo con le forme dell’articolo preposto:

  • La porte, les portes
  • Un ami, une amie

I sostantivi latini si dividevano in cinque declinazioni, a causa delle numerose imperfezioni e asimmetrie, si è giunti a una latente bipartizione tra le declinazioni:

  • Da un lato, i sostantivi di prima e seconda, accomunati dalle forme del genitivo –I e plurale –RUM (caratterizzati per genere).
  • Dall’altro, quelli della terza con genitivo in –IS e plurale senza –R (misti).

Era dunque un sistema misto. Per esempio, il latino faceva ricorso alle preposizioni per esprimere alcune funzioni dei casi, rendendoli ridondanti. La lingua poi non ha combattuto l’azione di erosione del cambio fonetico sulle desinenze casuali: si è visto proprio come le vocali e le consonanti finali, costituenti le desinenze, erano quelle più propense al dileguo. L’evoluzione del sistema nominale latino va principalmente in direzione della riduzione dei casi da sei a uno solo.

Sostantivi

Riduzione delle declinazioni

Tra le cinque declinazioni la quarta e la quinta già in latino classico erano classi improduttive:

  • Le parole della quinta, principalmente femminili, finirono nella prima declinazione.
  • Quelle maschili della quarta finirono nella seconda, oppure furono create forme derivate di prima o di seconda.

Esempi:

  • FACIES (V) > FACIA (I) > IT. faccia, FR. face, OCC. facia, ROM. fata
  • FACIES > SP. haz, PORT. face, CAT. fac e OCC. fatz
  • GENUS (IV) > GENUCULUM (II) > IT. ginocchio, FR. genou, SP. hinojo, PORT. joelho, CAT. genoll, OCC. genolh, ROM. genunchi

Qualche parola di V è stata assimilata alla terza: FIDES > FIDEM > IT. fede > FR. foi > SP. CAT. OCC. fe, PORT. fè.

  • Alcune parole della quarta di genere femminile sono state assimilate alla prima declinazione e dotate della desinenza –A, tipica di tale declinazione: SOCRUS > SOCRA > IT. suocera, SP. suegra, PORT. CAT. OCC. sogra, ROM. soacra.
  • Un’eccezione è rappresentata dalla parola MANUS, formalmente di quarta e passata alla seconda, rimanendo femminile ovunque: mano, main, mao, mà, man, mina.

Cambi di genere

I nomi degli alberi che erano femminili, ma che avevano la desinenza in –US, sembravano maschili, divenendo infatti tali:

  • PINUS > IT. SP. pino, FR. OCC. pin, CAT. pi
  • ARBOREM > albero, FR. CAT. OCC. arbre, SP. árbol, PORT. arvore, ROM. arbore

Al contrario, una serie di parole terminanti in –OR e indicanti concetti astratti è passata dal maschile al femminile in galloromanzo, retroromanzo e talvolta romeno:

  • DOLOREM > FR. douleur, OCC. dolor, ROM. durere, MA IT. dolore, SP. dolor

Altro cambio di genere deputato a fluttuazioni a livello locale in latino:

  • FLOREM > IT. fiore, MA FR. fleur, SP. PORT. CAT. OCC. flor, ROM. floare

Perdita del neutro

Il neutro era infatti diventato solo una categoria grammaticale e non corrispondeva a nessuna realtà esterna, essendo venuta meno l’opposizione fra genere animato (maschile-femminile) e genere inanimato (neutro). In linea generale, i sostantivi neutri sono diventati maschili. Vi potevano tuttavia essere oscillazioni regionali quanto alla scelta del genere:

  • MAR > MAREM > IT. mare, SP. PORT. mar, MA FR. mer, CAT. OCC. mar, ROM. mare

Vi è stato anche un cambio di declinazione dovuto alla somiglianza formale di un gruppo di neutri della terza terminanti in –US con i maschili della seconda:

  • CORPUS > IT. PORT. corpo, FR. corps, SP. cuerpo, CAT. cos, OCC. cors

L’eliminazione del neutro ha dato vita a situazioni più complesse, come la sopravvivenza degli antichi plurali neutri in –A. Alcuni plurali proprio per il loro senso collettivo vengono interpretati come femminili singolari di prima declinazione, creando una serie di doppioni:

  • FOLIUM\FOLIA > IT. foglio\foglia, PORT. folho\folha, CAT. full\fulla, OCC. folh\folha

Nel caso del romeno, dove sembra che il neutro rappresenti ancora una categoria viva, costituita da parole con forma maschile al singolare e femminile al plurale:

  • BRACHIUM: SING. BRAT, PL. BRATE

Il romeno conserva inoltre un altro plurale neutro, -URI < ORA (TEMPUS > TIMP \ TEMPORA > TIMPURI).

Riduzione dei casi

Ad essa concorrono diversi fattori:

  • Cambio fonetico
  • Perdita di M finale
  • Perdita di quantità vocalica come opposizione funzionale
  • Dal punto di vista morfologico, vi era anche la tendenza a rimodellare, per analogia, sul tipo con tema in –i, i nominativi singolari della terza declinazione che appartenevano agli imparisillabi (pecten non pectinis)

Il caso che sopravvive nelle lingue romanze, con pochissime eccezioni, è l’accusativo, ed è per questo che si citano le forme dell’accusativo come base delle parole romanze: ROSAM > ROSA. L’eliminazione dei casi non fu però immediata e si completò solo tra il V-VII secolo.

Un primo esempio di mantenimento di un sistema casuale, più esattamente bi-casuale, è quello del galloromanzo, francese, occitano e retroromanzo. In francese e occitano si ha un caso retto (forme derivanti dal nominativo) e caso obliquo (forme derivanti dall’accusativo). Queste forme derivano:

  • Per la prima classe maschile, dai sostantivi della seconda declinazione latina
  • La seconda classe maschile deriva da quei sostantivi maschili della seconda e della terza declinazione latina che aveva la desinenza –ER al nominativo singolare
  • La terza classe deriva dagli imparisillabi latini con o senza accento mobile (con Imperator\ senza còmes)

Per quanto riguarda i sostantivi femminili:

  • La prima classe deriva dai sostantivi femminili latini della prima declinazione
  • L’identità di desinenza al retto e all’obliquo singolare è dovuta alla coincidenza della base latina in seguito alla caduta di –M, mentre nel plurale dipende, dalla diffusione di un plural
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

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