Bellomobiografia di Dante
Nasce nel 1265 da una famiglia di piccola nobiltà. Il padre Alighiero II di Bellicione trafficava in terreni e in cambio di valuta, mentre la madre apparteneva alla famiglia degli Abati, ma questa morì presto e quindi il padre si risposò, avendo due nuovi figli Francesco e Tana. All'età di 9 anni, incontra per la prima volta Beatrice, mentre la seconda volta accade 9 anni dopo. Sposò Gemma Donati da cui ebbe tre figli sicuramente, Iacopo, Pietro e Antonia.
Partecipò al conflitto tra Firenze e Pisa nella battaglia di Campaldino nei feditori a cavallo e alla riconquista del castello di Caprona nel Valdarno pisano. Nel 1290 muore Beatrice e Dante comincia a frequentare corsi di studio in vari conventi. Praticò anche la vita politica, iscrivendosi dapprima all'arte dei medici e degli speziali, venne eletto tra i Savi (capi delle Arti) e appartenne anche all'organo amministrativo del Consiglio dei Cento.
Lo sfondo politico della città di Firenze era segnato dagli scontri tra le fazioni dei Bianchi e dei Neri (famiglia Donati e sostenitrici del papato) all'interno della parte guelfa. Quando Dante venne eletto Priore (massima carica dello Stato) intraprese una politica di imparzialità: in seguito ad una zuffa tra i partiti avversi non esitò a condannare anche l'amico Guido Cavalcanti, si oppose alla volontà del papa di affidare la balìa (potere dittatoriale provvisorio) al cardinale Matteo d'Acquasparta e fece parte di un'ambasceria inviata a Roma per impedire a Carlo di Valois di entrare a Firenze, tentativo che fallì in quanto entrò lo stesso a Firenze e Dante venne condannato con una falsa accusa di baratteria e, non essendosi presentato, fu condannato a morte.
Successivamente partecipò a diversi tentativi di rivincita da parte dei Bianchi, ma fallirono, e quindi preferì allontanarsi dalla Toscana, recandosi dapprima a Verona presso Bartolomeo della Scala, poi presso i Malaspina e ancora presso Cangrande dalla Scala, svolgendo anche incarichi di carattere politico. Nel 1318 si trasferì a Ravenna da Guido Novello da Polenta (Nipote di Francesca da Rimini) e morì pochi anni dopo (1321).
Opere
Rime
Si conservano 97 liriche dantesche (sonetti, canzoni e ballate) scritte tra il 1283 circa e il 1308. Non risulta l'intenzione del poeta di riunire le liriche in un canzoniere sul modello di quello petrarchesco. Le rime presentano tutte una notevole varietà stilistica e tematica (molteplici declinazioni del prevalente tema amoroso).
I suoi componimenti risentono sicuramente dell'influenza dei poeti siculo-toscani e soprattutto del primo Guittone d'Arezzo (sul modello della poesia provenzale del senhal: nome fittizio per designare la donna amata per evitare pettegolezzi - e del plazer: componimento che elenca cose piacevoli).
Un'altra figura che sicuramente influenzò la produzione lirica dantesca fu Guido Guinizzelli (tanto che nel 26 del Purgatorio lo chiama “padre”) che, sostanzialmente in linea con la poesia di Guittone, inserisce elementi nuovi di contenuto filosofico; inoltre, da Guinizzelli Dante eredita la concezione di gentilezza (nobiltà), fondata sulla virtù morale e non sul sangue, che la funzione dell'amore sia quella di innalzamento morale e della donna paragonata all'angelo.
Da notare che questa similitudine della donna angelo in Dante assume un valore ontologico: la donna acquista natura angelica e per questo non si sente in errore per averla lodata quanto Dio. Lo stile delle rime è quello che modernamente viene definito “Dolce stil novo”. Questa definizione viene fatta pronunciare nel 24 canto del Purgatorio allo stesso Guinizzelli che ne sottolinea l'assoluta novità, in quanto consiste nell'ispirazione dovuta ad Amore: non un amore individuale ma di caritas (amore di Dio) e dolce per il linguaggio piano senza incontri consonantici.
La tenzone con Forese Donati
Consiste in uno scambio reciproco di insulti tra Dante e Forese Donati, imparentato con Gemma, moglie di Dante. Non si può dire se lo scontro derivi da motivi personali o sia solo da iscriversi nel genere della Vituperatio Iocosa (insulto giocoso): il linguaggio scurrile rappresenta di certo realtà molto basse e si rifà a tematiche connesse al cibo, al sesso e al gioco che ricordano molto da vicino la poesia di Cecco Angiolieri (1260-1313).
Per il resto le rime si possono dividere in:
- Rime allegoriche
- Rime dottrinali
- Rime petrose
- Rime del tempo dell'esilio
- Rime per una pargoletta
Rime allegoriche
Voi che 'ntendendo e Amor che ne la mente hanno significato allegorico: la donna di cui si parla è in realtà la Filosofia, nella quale Dante trova conforto dopo la morte di Beatrice. Non è chiaro se questo significato sia originale o aggiunto a posteriori, per evitare qualsiasi accusa di frivolezza.
Rime dottrinali
Amore che movi: Amore fa tutt'uno con la nobiltà che porta in atto la virtù che nell'uomo si trova già in potenza. Con connotati più morali poi: Poscia ch'Amor: sul tema della leggiadria, virtù che nella letteratura è assimilabile all'eleganza. Dante gli conferisce uno spessore morale maggiore, attribuendole i connotati della generosità. Le dolci rime: sul tema della nobiltà.
Rime petrose
Dedicate ad una donna definita “bella petra”, dove il nome con funzione di senhal indica la durezza della donna nei confronti del poeta. Dante riprende lo schema metrico della sestina (sei stanze di 6 versi + un congedo), già utilizzata da Arnaut Daniel, trovatore provenzale, impiegando solo endecasillabi. Nelle rime viene cantato un amore fortemente sensuale e l'ossessione di un pensiero fisso viene rappresentata dal ripetersi delle rime; inoltre, il lessico usa termini legati al paesaggio invernale (in opposizione a quello primaverile, topico nella poesia cortese).
Tra le rime petrose troviamo:
- Io son venuto: descrizione del paesaggio invernale; se il poeta è così innamorato in inverno, come sarà in primavera?
- Così nel mio parlar: forte erotismo, che sfocia anche in desiderio di violenza come rivalsa contro la donna che continua a negarsi.
Rime del tempo dell'esilio
Tre donne intorno al cor: (Tema morale) Sono allegoriche e rappresentano la Giustizia divina, la Giustizia umana e la Legge. Doglia mi reca: sul tema della liberalità opposta all'avarizia.
Tradizione delle rime
È necessario fare una distinzione tra tradizione extravagante: comprende i testimoni delle rime in forma originaria; e tradizione per estratto: comprende i testimoni che le hanno estratte dalla Vita Nova con possibili modificazioni (dato che è probabile che gli stessi componimenti, raccolti nella VN, abbiano subito varianti d’autore).
Per quanto riguarda la tradizione extravagante, i manoscritti che la testimoniano sono 350 e il più antico è il Memoriale (registro degli atti notarili), datato 1287, del notaio bolognese Enrichetto delle Querce, in cui è trascritto il sonetto della Garisenda, No me poriano zamai.
Tra i manoscritti si possono distinguere tre famiglie:
- Veneta: è la più antica e comprende:
- Barberiniano Latino: Biblioteca Apostolica Vaticana (1325-1335), trascritto dal poeta trevigiano Niccolò de’ Rossi.
- El Escorial: Bibilioteca Real de San Lorenzo, contiene componimenti antecedenti alla loro inserzione nella VN.
- Codice Mezzabarba: Biblioteca Nazionale Marciana, Venezia e deriva da un manoscritto da cui deriva anche l’Escorialenze.
- Toscana:
- Chigiano 305: è di tipo cancelleresco del “Cento” contiene anche la VN.
- Raccolta Bartoliniana: Bibl. Dell’Accademia della Crusca, Firenze, allestita dal fiorentino Lorenzo Bartolini funge da integrazione alla stampa “Giuntine di rime antiche” e fu collazionata con codici perduti appartenuti a Bembo.
- Raccolta Aragonese: 1476 allestita da Lorenzo de’ Medici (il Magnifico) con rime di poeti toscani per donarla a Federico d’Aragona; È andata perduta ma è ricostruibile a partire dal Pluteo, dal Palatino 204 e dal Parigino Italiano 554.
- Vulgata Boccacciana riguarda:
- Toledano: (1352-1356) contiene il trattatello in laude di Dante (biografia), VN, la Commedia e 15 canzoni distese (con più strofe).
- Riccardiano 1035.
- Chigiano 176: (1363-1368) contiene il trattatello, la VN, la canzone Donna me prega di G.Cavalcanti, le quindici canzoni distese e il carme di Boccaccio rivolto a Petrarca per invitarlo a leggere la Commedia.
Edizioni critiche de Le Rime
Barbi: Del 1921 colloca le rime in parte in ordine cronologico, in parte per ordine tematico e stilistico - cosa che permette al lettore.
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