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Riassunti per esame di Filologia Italiana con Accame

Come si legge un'edizione critica (Giorgio Inglese)

La critica del testo

Ogni testo pone un proprio problema – più o meno complesso- di accertamento filologico e di

presentazione al lettore. Un'edizione critica è il tentativo di risolvere questo problema. La ecdotica

(<ekdosis, "edizione" in gr.) o critica testuale in filologia è la critica del testo la cui finalità è quella di

riavvicinare un testo il più possibile alla sua forma originaria, ossia a quella voluta dall’autore.

Quando c'è una grande distanza tra il produttore di un testo e il suo destinatario, e si complica il

processo tecnico della trasmissione, aumenta la possibilità di alterazione del testo. Talvolta noi lettori

possiamo rendercene conto e intuitivamente riportare il testo alla sua forma corretta, talvolta

l'alterazione è tale che non siamo in grado di correggerla.

Un originale è un libro stampato sotto il controllo diretto dell'autore, ed è un documento

massimamente affidabile perché restituisce il testo secondo le precise disposizioni dell'autore. Ad

esempio l'editore Laterza ha pubblicato un'edizione di Poesia popolare e poesia d'arte di Benedetto

Croce seguendo il testo della terza edizione così come l'aveva voluto l'autore in modo totalmente fedele

→ riportati anche i refusi e un lapsus di Croce. Cudini invece ne fece un'edizione critica non totalmente

fedele all'originale ma mettendo a confronto la redazione definitiva con le due precedenti → utile per

studiare l'evoluzione del pensiero e dello stile crociani.

Il problema è diverso per gli autori moderni e contemporanei rispetto agli autori classici

difficile esaminare documenti originali NON esistono originali (salvo poche

(manoscritti, dattiloscritti o a stampa) eccezioni. Ci basiamo su copie trascritte

a mano in un epoca più o meno lontana

(spesso molto lontana) da quella dell'autore.

Es. il primo esemplare de Le opere e i giorni di Esiodo

è posteriore di circa 1500 anni all'originale perduto.

Tutto ciò è frutto di vicende storiche che hanno portato

una massiccia distruzione del patrimonio librario antico.

Molte opere sono andate proprio perdute.

Ad esempio i manoscritti più antichi che conservano l'Eneide sono del V sec d.C. Come se ne presenta

una moderna edizione? Paratore ad esempio elenca prima del testo i nove manoscritti che lui ritiene

utili per la ricostruzione del testo virgiliano nella forma più vicina possibile a quella originale. Nella

parte inferiore della pagina vi sono annoazioni speciali (apparato critico) che ci avvertono quando la

lezione (in filologia è da leggersi alla lettera →"ciò che si legge")- una parola o un gruppo di parole-

proposta da Paratore non è attestata da tutti i manoscritti principali.

Il critico dei testi antichi deve dunque sottoporre ad esame le copie conservate allo scopo di restaurare

il testo nella lezione più vicina possibile a quella originale.

La filologia italiana è lo studio dei testi che compongono l'insieme definibile come "letteratura italiana"

(in volgare e in latino). Talvolta ha problemi di testi documentati soltanto da copie e talvolta cura

invece edizioni di originali. Es. Della Commedia dantesca non ci restano autografi ma solo copie,

mentre i RVF petrarcheschi sono conservati in un manoscritto in parte autografo e in parte realizzato

da Malpaghini sotto la supervisione di Petrarca. Il ms. Hamilton 90 è un autografo del Decameron, ma

poiché 3 fascicoli sono andati perduti, per integrarlo è necessario attingere a delle copie. Per altri

esempi vedi p.17.

I manoscritti

L'ecdotica opera a contatto diretto con le fonti, cioè i documenti che ci rendono testimonianza della

voce dell'autore in modo mediato o immediato. L'insieme delle fonti che documentano la forma di un

testo è la tradizione di quel testo.

Le fonti scritte possono essere realizzate con mezzi tecnici che producono una singola serie di segni

(penna, lapis) oppure una pluralità di serie uguali (tutti i tipi di stampa).

Per quanto riguarda i manoscritti, essi possono non soltanto testimoniare la lezione di un testo ma

possono fornire molte, talvolta preziosissime, indicazioni sulla storia del testo → un'edizione critica

deve contenere la DESCRIZIONE dei manoscritti utilizzati.

Vedi p 20 per esempio del Principe di Machiavelli. La scheda descrittiva di un manoscritto è divisa in 5

parti:

1. intestazione aperta dalla sigla assegnata al codice, con il luogo di conservazione del ms., la sua

segnatura attuale (le "coordinate" che indicano la posizione del ms. Nei depositi della

biblioteca) e le sue eventuali segnature antiche

2. le informazioni relative a

forma libraria: un codice è un libro costituito da fogli piegati e cuciti in fascicoli, si è

• affermato nel mondo latino nel II-IV sec d.C soppiantando il più antico rotolo o volumen

(il termine è rimasto come equivalente a "libro"). La parola latina codex significa "legno",

quindi "insieme di tavolette cerate" e "libro" nel senso spiegato. libro< liber, indica la

membrana tra corteccia e legno, usata come supporto di scrittura.

Supporto: membranaceo → fogli di pergamena (membrana animale appositamente

• trattata). La pergamena sostituì il papiro nel III-X sec. Dal XII sec si passò invece alla carta

di cenci, soprattutto per i codici di minor pregio.

Età: in alcuni casi può risultare da una dichiarazione del copista. Se il codice non è datato

• gli studiosi formulano ipotesi a partire dagli indizi disponibili, contenutistici o materiali.

Per datazioni approssimative possono usarsi formule: sec XIII ineunte (inizi), exeunte

(fine), I m. (prima metà), u.q. (ultimo quarto)ecc. Può aiutare alla datazione l'eventuale

filigrana (il foglio di carta si realizza stendendo un impasto di cenci in una forma costituita

da un telaio e da una trama metallica: i fili paralleli al lato lungo si chiamano vergelle,

mentre le bacchette perpendicolari sono colonnelli. Sulla rete può essere collocato come

marchio di produzione un disegno o motivo grafico in filo di ottone → impronta indelebile)

→ segno distintivo della cartiera di provenienza.

consistenza del manoscritto: si indicano le misure medie (altezza per base) della pagina, il

• numero di carte (c. o cc.) perché di solito la numerazione procede per carte sul recto

(cartulazione), con la stampa si afferma la numerazione delle pagine (paginazione). Ogni

carta ha un recto e un verso. Le carte inserite dal legatore per proteggere il codice si

chiamano carte di guardia e sono contate a parte (sono indicate in numeri romani

all'apice) e si specifica che esse sono di materiale cartaceo, diversamente dal corpo del

codice. Si deve descrivere la struttura del codice: il numero di fascicoli, il numero delle

carte che li compongono. Un foglio piegato una volta forma due carte (bifoglio), due volte

(biunione o duerno), tre volte(quaternione o quaterno), un bifoglio inserito in un

quaternione dà luogo a un quinione o quinterno ecc. Fogli piegati due volte e posto uno

dentro l'altro sono inquaernati. Spesso i fascicoli sono numerati per facilitare la legatura. A

fine fascicolo può esserci il richiamo della prima parola del fascicolo seguente. Un codice

costituito da fascicoli o gruppi di fascicoli di provenienza diversa si dice composito, uno

realizzato con fogli di materiali diversi si dice misto, uno che ha perduto le carte iniziali si

dice acefalo, se la perdita è in altre posizioni si dice mutilo.

3. tipo di scrittura: studiata dalla paleografia. I tipi fondamentali sono (vedi esempio p25):

gotica libraria

• minuscola cancellresca

• umanistica (antiqua o corsiva). La corsiva umanistica si sviluppa poi in italica.

Da questi tipi nacquero i tipi di caratteri per la stampa: il gotico, il tondo e il corsivo (italic in

ing). La mercantesca non ha avuto continuazione per il suo minor prestigio.

4. contenuto testuale

5. bibliografia relativa al codice

Gli elementi ricavabili dall'esame del codice definiscono la collocazione storica che è la necessaria

premessa per la valutazione del suo pregio come testimone (ma solo la premessa). La scheda fornisce

l'incipit, avverte della presenza di elementi paratestuali (coome tavola dei capitoli e i notabilia, cioè

brevissime note marginali che mettono in risalto gli argomenti trattati dal testo), che non si trovano in

tutti i mss.dell'opera. Un codice contenente più testi si dice miscellaneo. indice (o tavola). Un privo

dell'indicazione dell'autore si dice adespoto, uno privo di titolo si dice anepigrafo.

Il libro a stampa

La stampa a caratteri mobili di metallo fuso (stampa manuale) compare in Europa nel 1454. In Italia

viene introdotta intorno al 1464 da Corrado da Schweinheim e Arnoldo Pannartz da Oraga che

stampano un Lattanzio nel carattere tondo. Il 1° testo italiano pubblicato è forse Preghiere sulla

passione di Cristo (1463): data e luogo di stampa sono congetturali, perché il libro è s.n.t(senza note

tipografiche). Gli incunaboli sono i libri stampati prima del 1501, il termine viene usato nel Seicento

per denominare l'epoca della prototipografia, ma la distinzione è classificatoria perché i suoi caratteri

tecnici permangono fino al XVI sec). Il procedimento tipografico col torchio a mano resta immutato

fino a inizi ottocento (1811 stampa meccanica).

Al copista si sostituisce il compositore che ha davanti a sé un esemplare (manoscritto o stampa): una

volta letta e memorizzata una porzione, prende i caratteri metallici (punzoni) corrispondenti alle

lettere o a gruppi, li dispone capovolti e invertiti specularmente fino alla misura di una riga in una

barretta di legno o metallo (compositoio) → righe di una pagina completa vengono legate insieme e

assemblate su un telaio (vantaggio), bloccato da viti o cunei di legno o metallo per creare una forma

resistente allla pressione del torchio. Più pagine sono unite in una forma (una faccia del foglio di

carta,il numero di pagine di una forma dipende dalla struttura del fascicolo) e fissate nell'ordine

richiesto. La forma viene inchiostrata e premuta sul foglio attraverso un torchio. Occorrevano per

imprimere un foglio di stampa due forme (una esterna e una interna). Il testo (bozza di stampa) viene

riletto dal correttore o dall'autore, che indica al compositore i refusi da correggere. Le correzioni e

variazioni possono intervenire anche durante la tiratura finale → circolazione sia fogli corretti che

scorretti (es la terza edizione del Furioso due tirature per le ottave I,18 e II,14). Gli scarti non venivano

eliminati per l'alto costo della carta. Una giornata lavorativa era di 12 ore e si effettuavano mediamente

2.500 impressioni (→ stampa di 1250 fogli). Quando una stampa, soprattutto se vigilata dall'autore, è il

documento fondamentale del testo, si deve confrontare un numero significativo di esemplari → non è

possibile usare un qualunque esemplare a stampa. La seconda edizione dei Promessi Sposi fu

pubblicata a dispense dal 1840 al 1843. sui fogli già formati Manzoni intervenne spesso, correggendo

le tirature → pubblicazione dei diversi stati di elaborazione. Manzoni non si curò di allestire nemmeno

per sé stesso un esemplare costitutivo interamente da fogli contenenti le sue "ultime volontà"

espressive→ l'edizione critica è basata non su un esemplare "perfetto", ma sulla forma più evoluta di

ogni foglio. VEDI P 30 PER STRUMENTI.

L'edizione di un originale

hanno valore di originale:

autografi: i manoscritti eseguiti dall'autore

• idiografi: manoscritti da una persona diversa ma sotto il controllo dell'autore

• stampe curate dall'autore

l'accertamento di autenticità può richiedere ricerche lunghe e complesse. L'autografia del Decameron

Hamilton 90 fu a lungo negata, dati i gravissimi errori, poi si è compreso che non erano attribuibili al

Boccaccio ma a copisti posteriori che hanno ripassato molte righe che stavano svanendo. La

partecipazione dell'autore alla stampa deve essere verificata da documenti eterni. A volte stampe false

si spacciano per vere. Es l'Istoria de Concilio di Trento di Paolo Sarpi del 1619. di un testo possono

essere conservati molti documenti con valore di originale. Accanto ad essi possono esserci

testimonianze secondarie (non originali) che fanno le veci di un diverso originale perduto. Dei RVF si

ha un autografo-idiografo definitivo e alcuni frammenti di minuta (codice degli abbozzi); una serie di

forme redazionali intermedie è attestata solo da copie es il Chigiano. Decameron → Hamilton 90. è

sicuro che molte copie manoscritte dipendano da un autografo perduto più antico, portatore di un

testo alquanto diverso: il miglior testimone è il cod. Ital. 482 conservato alla biblioteca nazionale di

parigi. Tra seconda e terza edizione del Furioso ci restano alcuni frammenti di minuta. L'elaborazione

lirica leopardiana si può seguire in autografi e stampe d'autore. Es a Silvia: autografo, testo

dell'edizione piatti, starita,correzioni autografe sullo starita. L'edizione di un originale si sviluppa in :

trascrizione del documento

• esame della lezione → eventuali correzioni

• ordinamento cronologico dei documenti

Trascrizione diplomatica

la trascrizione del documento può rispondere a diverse finalità e a diversi criteri. Il modello base è la

trascrizione diplomatica, così detta perché usuale nella pubblicazione dei documenti politico-giuridici.

Come regola generale ogni lettera o segno significativo deve essere reso con la lettera o segno

corrispondente (nei limiti delle possibilità di stampa). Essa è il risultato del lavoro strettamente

paleografico applicato al manoscritto. Dovrà:

decifrare → riprodurre le scrizioni del manoscritto. Identificare il grafema realizzato

• dall'idiografema concretamente tracciato sulla pagina.

Segnalare con barrette le righe e le pagine del ms.

• Sciogliere in parentesi tonde le abbreviazioni, segni particolari, compendi e sigle, molto usate

• nei mss. Medievali e nelle prime stampe.

Dar conto in una fascia di apparato, o con espedienti grafici, dello stato della scrittura e di tutti

• gli eventuali accidenti : perdite dovute a lacerazioni, rasure, espunzioni, biffature (cancellare si

usa genericamente per ogni soppressione di testo, ottenuta sovrapponendo al testo tratti di

penna incrociati; biffare si usa per sopprimere un testo con un segno trasversale o una X; la

rasura si ottiene raschiando il foglio con una lama), o depennature, riscritture, aggiunte ai

margini o nello spazio interlineare ecc.

(vedi esempio p 37). nell'esempio in corsivo le lettere sono svanite. Tra parentesi tonde gli scioglimenti

di abbreviazioni, tra quelle quadre le lettere o parole sorrpresse, tra \ / le aggiunte interlineari,

tra \\ //. le sbarre verticali indicano la fine del rigo. Una rappresentaazione del genere fornisce

un'immagine fedele della pagina (può riuscire conveniente pubblicare una riproduzione fotografica,

cioè edizione meccanica), ma impone una decifrazione piuttosto faticosa. Perciò risulta preferibile

scomporre l'immagine dell'autografo: offrire come testo-base la somma delle lezioni più recenti

(andando a capo ogni fine verso) e in apparato la descrizione discorsiva delle correzioni.

Edizione interpretativa

non è detto che, trascritto diplomaticamente, un testo sia già senz'altro fruibile dal lettore o dallo

studioso. A p 38 la pagina boccacciana provoca due osservazioni, estendibili alla generalità dei mss e

stampe fino al 500: la scrittura latineggiante e l'uso della punteggiatura diversa dalla nostra. Fino al

500 non ci sono abitudini costanti, o regole condivise da tutti per quanto riguarda i segni e spazi

ordinatori (divisioni delle parole, apostrofi, accentti, interpunzione, maiuscole) che aiutano a cogliere i

valori lessicali, sintattici e metrici del testo → maggior onere interpretativo. Inoltre la separazione di

due parole (→pausa) presuppone un'interpretazione del brano, l'accertamento sostanziale della

lezione → lavoro del critico-testuale. Restando sempre possibile l'utilità sussidiaria di un'edizione

diplomatica, l'edizione di un testo dovrà avere carattere interpretativo: l'editore di testi antichi, che

non sono presentati secondo un sistema coerente, dovrà darne uno al suo testo, presupponendo una

lettura razionale e risolutiva (per quanto possibile) di ogni ambiguità. Volendo conservare al massimo

l'immagine grafica del manoscritto antico, la pagina della Teseida sarebbe p 41. anche questa

presentazione potrebbe essere considerata ancora troppo conservativa per il lettore moderno. Vedi

comunque pagina 42. il problema più impegnativo e complesso concerne la conservazione o

modernizzazione delle grafie non corrispondenti a quelle dell'uso comune odierno → in contrasto due

esigenze reali

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/09 Filologia e linguistica romanza

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Bacchae2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di filologia italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Accame Maria.
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