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Riassunto Villari

Introduzione

La filologia dei testi a stampa o textual bibliography nasce in area anglosassone nel 1914. In Italia viene introdotta da Stoppelli e Conor Fahy con due significative antologie di saggi critici su di essa alla fine degli anni Ottanta. I due studiosi individuano la ragione di tale ritardo nell'impegno degli studiosi italiani nell'affinamento delle tecniche filologiche legate alle tradizioni manoscritte (che in Italia sono la maggior parte, mentre in Inghilterra prevalgono i capolavori dopo l'invenzione della stampa, vedi Shakespeare → necessità di metodologie nuove → nasce la nuova disciplina che pone in sinergia la bibliografia analitica, cioè l'esame autoptico del libro in quanto oggetto materiale, e l'indagine filologica che mira alla ricostruzione del testo critico secondo la volontà d'autore).

Un'analoga sinergia tra esame codicologico e analisi testuale c'è nell'ambito della filologia di tradizione (che mira alla ricostruzione per via ipotetica della forma originale di testi tratti solo da copie non d'autore). La conoscenza degli aspetti paleografici e delle caratteristiche fisiche di un manoscritto (materiale scrittorio, fascicolatura cioè composizione di un libro in fascicoli, legatura cioè procedimento di cucitura e rivestimento del libro che riguarda soprattutto il manoscritto e poi il libro moderno, ecc.), della fisionomia dei singoli copisti e della fenomenologia della copia costituisce un fondamentale supporto per datare e classificare i testimoni, individuare le eventuali contaminazioni (→ trasmissione orizzontale, quando un copista attinge da più modelli), per definire i percorsi della tradizione e discriminare le lezioni autentiche dalle innovazioni.

Questa attenzione agli aspetti paleografici e codicologici di una tradizione manoscritta non ha comportato una pari attenzione per gli aspetti bibliografici e bibliologici delle tradizioni a stampa. Si partiva dal preconcetto che tutti gli esemplari (in bibliografia testuale è il singolo prodotto del processo tipografico) di una stessa edizione, in quanto prodotti dello stesso processo tipografico, fossero identici salvo eccezioni. Gli studi sulle antiche tecniche di stampa invece hanno dimostrato che la diversità tra esemplari costituisce la norma, data la frequenza con cui nelle tipografie di ancient regime le forme tipografiche erano scomposte e ricomposte in corso di tiratura (complesso delle copie ricavate da una stessa forma tipografica) → produzione di differenti stati (esito di una tiratura) della stampa → ovvie ripercussioni filologiche e metodologiche.

Il pregiudizio dell'identità degli esemplari portava ad attribuire valore di testimone unico a un'edizione a stampa indipendentemente dalla qualità e quantità dei suoi esemplari (quelli rappresentativi scelti a caso). Al contrario, cambiando presupposto si valuta singolarmente la testimonianza di ogni esemplare, usando con finalità ecdotiche tutte le informazioni deducibili dall'osservazione del libro nei suoi dettagli fisici e testuali → filologia dei testi a stampa, che rileva anche eventuali varianti.

La filologia dei testi a stampa può considerarsi contigua alla filologia di tradizione quando, in caso di tradizioni miste (manoscritti e stampe), l'obiettivo è quello di ricostruire il testo originale. La seconda esamina singolarmente le copie manoscritte e i reciproci rapporti che forniscono gli indizi necessari per la ricostruzione, la prima fa lo stesso per le stampe, tenendo conto dei fenomeni peculiari del passaggio di un'opera dal manoscritto alla stampa e si ricostruiscano i rapporti tra le varie edizioni e le loro dinamiche interne.

Ci sono molti fenomeni che possono generare errori: fraintendimento del dettato dell'antigrafo (modello da cui è tratta una copia), improprio scioglimento delle abbreviazioni (semplificazione grafica di una parola per contrazione, troncamento o convenzionali segni grafici → compendio), adattamenti consci o inconsci della lingua originaria, saut du meme au meme ecc. Ci sono però degli errori tipici della composizione tipografica (assemblaggio dei caratteri metallici nelle forme tipografiche) di cui si deve tener conto e consentono di individuare le lezioni inattendibili ipotizzando quella autentica: es. anomala collocazione dei caratteri di stampa o l'errata selezione delle lettere stesse dagli scomparti della cassa contenente i caratteri metallici, aggiunta o omissione di lettere per garantire la giustificazione della pagina (allineamento delle righe entro lo specchio di scrittura previsto → corretta modulazione della larghezza degli spazi tra le parole).

Il compositore (addetto alla composizione tipografica) è molto simile al copista perché anche lui mira all'assoluta fedeltà al modello (→ errori involontari quando non indotti dai meccanismi sopra detti). Egli però interagisce anche con altre figure professionali: il torcoliere (gestisce il torchio, la struttura in legno con carrello mobile e una pressa mobile per pressare i fogli sopra la forma inchiostrata → processo di impressione, in cui possono esserci difetti o eccessi di inchiostrazione, caduta o lesione di caratteri o rottura di intere forme → imperfezioni e anomalie. Può essere affiancato dal battitore che inchiostra le forme), lo stampatore (o tipografo, primo responsabile del processo tipografico. In quanto dirigente dell'officina tipografica, coordina e organizza il lavoro anche in base alle risorse disponibili. È responsabile delle scelte editoriali), il correttore-revisore (supervisore dei testi. Non solo corregge le bozze di stampa, cioè fogli stampati per prova, ma garantisce che i prodotti della stampa rispondano alle esigenze di mercato).

Nella fase iniziale della stampa, per il periodo di assestamento del volgare italiano, la standardizzazione della lingua nelle opere appare un postulato non trascurabile dell'impegno editoriale: i testi devono essere filtrati dalla revisione linguistica prima della stampa. La questione della lingua fin dal Cinquecento è strettamente intrecciata alle pratiche editoriali, con conseguenze sul piano filologico, perché le tradizioni a stampa riportano testi manipolati sul piano formale, specie quando c'è un notevole scarto tra sistema linguistico dell'autore e indirizzi culturali e linguistici dello stampatore. Solo dal XVII secolo ci sarà un atteggiamento più rispettoso verso i testi d'autore → intervento solo su grafia, interpunzione, uso delle maiuscole. I problemi peculiari delle tradizioni a stampa si ridimensionano per le opere seicentesche in poi. Col passaggio dalla stampa manuale (1454, torchio manovrato a mano) alla stampa meccanica (1811 con torchio automatico) diminuisce la probabilità di presenza di varianti → la bibliografia testuale riguarda essenzialmente il rapporto tra le varie redazioni a stampa e l'individuazione dell'ultima volontà dell'autore, anche se si interessa soprattutto del periodo della stampa manuale e mira alla constitutio textus (costituzione del testo critico) distinguendo le interferenze di altri rispetto al sistema dell'autore.

La bibliografia testuale può fare da supporto e integrazione della filologia di tradizione in caso di tradizioni miste e quando il metodo lachmanniano rivela i suoi limiti di applicazione. Essa può affiancare anche la filologia d'autore (cioè studi su originali) per ricostruire le fasi elaborative di un testo e la volontà d'autore. Una stampa sotto il controllo dell'autore assume valore di originale, ma può avere elementi spuri, sfuggiti all'attenzione dell'autore o su cui l'autore non ha potuto intervenire → il filologo deve riconoscerli e ipotizzare le lezioni autentiche. Alcune varianti di stato sono varianti d'autore → stratificazione compositiva del testo e possibile ricostruzione delle tappe dell'elaborazione.

Storia

La disciplina nasce in Inghilterra nel 1914 con due importanti articoli di Greg e McKerrow (che poi ampliato diventerà il primo manuale). Le premesse per questa disciplina si rintracciano già nel lavoro di ricerca e classificazione degli incunaboli condotto dalla British Library che porta nel 1908 a un vero e proprio catalogo. L'attenzione per gli aspetti fisici dei libri e gli esiti raggiunti nelle procedure di descrizione aprono nuove prospettive agli studi bibliografici, stimolando il dibattito sul rapporto tra bibliografia analitica e testuale (pensata come settore della bibliografia in rapporto con la critica del testo analogo a quello tra paleografia e filologia). L'impatto dell'analisi bibliografica sulla metodologia ecdotica è tale da modificare questo approccio, finché la bibliografia testuale è considerata settore non della bibliografia ma della filologia, "critica testuale applicata ai problemi dell'edizione dei testi a stampa" (Gaskell).

Prima degli anni '80 la filologia anglosassone e quella di area romanza si ignorano reciprocamente → non considerate acquisizioni teoriche che sarebbero state utili per entrambe. In Italia comunque alcuni studiosi importanti (come Pasquali, Barbi, Campana e altri) hanno anticipato alcuni aspetti fondamentali della bibliografia testuale. Oggi l'Italia ha un ruolo di primo piano in essa.

Ambiti di intervento della disciplina

Varia casistica. Innanzitutto si distinguono opere composte prima e dopo l'invenzione della stampa perché nel primo caso un autore deve per forza affidarsi alla trasmissione manoscritta (→ stampe poste al di fuori della sua volontà, anche se il tipografo potrebbe utilizzare materiale autorevole o d'autore. Vale in principio recentiores non sunt deteriores, cioè i testimoni più recenti non per forza sono peggiori).

  • L'autore completa l'opera e consegna personalmente in tipografia il suo manoscritto, seguendo attivamente la stampa o collaborando alla revisione delle bozze.
  • L'autore consegna il manoscritto ma delega agli operatori tipografici le fasi di allestimento dell'edizione.
  • Il manoscritto perviene in tipografia indipendentemente o senza la volontà dell'autore.
  • L'opera conclusa è pubblicata postuma.
  • L'opera incompiuta è pubblicata postuma.

Si devono avere prove per attestare il ruolo dell'autore nella stampa (→ per eventuale valore d'originale). Senza valore d'originale, si ricostruiscono stemmi e si posiziona l'esemplare. Ci possono essere tradizioni manoscritte uni- o pluritestimoniali, miste o esclusivamente a stampa (→ ultime due oggetto di bibliografia testuale). Le tradizioni miste richiedono un approccio multidisciplinare.

Capitolo 1

Per accertare la tipologia della trasmissione si procede coi metodi della filologia di tradizione: recensio ("censimento", reperimento, raccolta e descrizione dei testimoni) e collatio (confronto tra testimoni → identità e divergenze), che offrono la documentazione preliminare per definire una tradizione e individuare preventivamente eventuali peculiarità e anomalie degli esemplari.

Il rilevamento dell'impronta (codice alfanumerico che dà l'immediata identificazione di un'edizione → individua una nuova emissione, cioè una divulgazione in tempi e circostanze diverse di un gruppo di esemplari appartenenti a una stessa edizione a stampa con modifiche, o rinfrescatura, nuova emissione con diverso frontespizio) e la registrazione delle segnature (nelle tradizioni a stampa è la sigla su ogni fascicolo, diversa dalla collocazione di un manoscritto, che consente l'assemblaggio dei fascicoli, agevolato da un registro delle segnature, elenco che indica le sigle e il formato dei fascicoli, es. duerni, terni etc).

Per le tradizioni manoscritte sono importanti le competenze codicologiche e paleografiche, mentre per le stampe quelle bibliologiche (bibliografia analitica → aspetti fisici delle stampe) e bibliografiche (bibliografia studia la catalogazione sistematica dei libri), riguardo la storia della produzione, circolazione, conservazione e catalogazione dei libri → impossibile prescindere da fondamentali nozioni bibliografiche sulle caratteristiche del libro antico, su tecniche tipografiche e su strumenti per censimento e descrizione dei testimoni.

Recensio

Il filologo può far ricorso a cataloghi e repertori bibliografici. Per le edizioni più antiche fino al XIX secolo occorre non solo individuare le varie edizioni ma anche conoscere gli esemplari superstiti di ogni edizione. I cataloghi collettivi informano sulla localizzazione degli esemplari nelle varie biblioteche, e poi successiva integrazione con ricerche più mirate direttamente sugli schedari di ogni biblioteca. La recensio può riservare sorprese, come la presenza di testimonianze autografe, oppure un esemplare postillato da un lettore illustre e identificabile aiuta a ricostruire la storia della fortuna e interpretazione di un testo.

I repertori bibliografici (→ bibliografia, si riferisce a libri imparentati fra loro ma non a copie specifiche) e cataloghi (riferiti a copie particolari, presenti in una certa biblioteca, magazzino di un librario etc) sono le due fondamentali forme di registrazione dei libri, i cui confini non sono così netti perché capita che cataloghi di biblioteche ricche diano un quadro completo delle varie edizioni d'un'opera oppure quando un repertorio bibliografico fornisce informazioni su caratteristiche di certi esemplari a stampa). I cataloghi possono essere anche online (es. OPAC) → notevole vantaggio. Alcune piattaforme offrono la riproduzione di interi volumi (Es. Internet Archive's Digital Books Collections o Google Libri), alcune si collegano ai siti di importanti biblioteche straniere come quella di nazionale di Francia e quella di Monaco. In Italia c'è LIZ (Lettore Italiano Zanichelli), la Biblioteca Italiana Telematica, il TLIO (Tesoro della Lingua Italiana delle Origini con 2000 testi circa anteriori al 1300). La riproduzione digitale aiuta la recensio per il reperimento e fruizione di testimoni (NB la consultazione diretta è comunque migliore e mai del tutto sostituita).

Collatio

Presuppone la completa recensio e costruzione delle basi del lavoro critico. Per essa valgono i criteri della filologia di tradizione, ma si devono considerare i rapporti tra i singoli esemplari di un'edizione. Gli esemplari confrontati per definire un esemplare ideale (risultato definitivo del processo di stampa. La presenza di varianti significative tra le edizioni può nascondere un fenomeno più complesso di quello delle innovazioni editoriali o correzioni d'autore. Es. se entra nell'allestimento di una seconda edizione un antigrafo esemplare dell'editio princeps con delle varianti verrebbe considerata erroneamente come portatrice di lezioni nuove → falsamento. La collatio dunque dovrebbe essere effettuata non su campioni creati casualmente ma considerando le peculiarità dei singoli esemplari.

Molti sono i limiti di tale accertamento. Benché superato il pregiudizio di identità degli esemplari, ci sono ancora perplessità riguardo all'opportunità di una collazione molto dispendiosa potenzialmente poco fruttuosa. Ma non si può stabilire a priori → necessaria verifica. Inoltre l'assenza di varianti non è un dato neutro ma può segnalare una particolare cura e controllo nella stampa o al contrario una scarsa preoccupazione per la correttezza del testo da parte degli operatori → inquadrare nelle dimensioni storico-culturali un'edizione antica. Spesso però la collatio avviene su un campionario (con tutti i rischi delle indagini parziali) per concreti problemi e limiti. È necessario collazionare almeno il 3% degli esemplari di un'edizione per formulare ipotesi plausibili sull'esemplare ideale.

Perciò se un'opera è stata edita due volte la collatio è più faticosa. Se di una stampa sono rimasti pochi esemplari, gli elementi di giudizio sono oggettivamente insufficienti. Se il numero di edizioni (→ esemplari) è notevole, l'edizione critica di un testo rischia di diventare una specie di meta irraggiungibile. In questi casi, come avviene per la filologia di tradizione, si procede per approssimazioni, definendo i limiti dell'indagine e formulando ipotesi di lavoro che, entro quei limiti, possono essere coerenti e accettabili. Per circoscrivere l'ambito dell'indagine, lo studioso deve conoscere il rigore di un metodo che offre gli strumenti teorici per un approccio scientifico ai testi. Gli esemplari di una stessa stampa possono essere collazionati con tecniche diverse e più veloci rispetto ai testimoni manoscritti. Sono state elaborate apposite metodologie con strumenti meccanici come la Collating Machine, il collazionatore McLeod o le fotocopie trasparenti*, che possono però registrare inconvenienti. La tecnologia informatica potrà facilitare in futuro, ma ad ora la collatio è il momento più faticoso dell'allestimento di un'edizione critica.

Anche un confronto "esterno tra esemplari dà risultati soddisfacenti: divergenze macroscopiche di tipo strutturali possono rilevarsi immediatamente (es. diversa consistenza o anomala progressione di fascicoli); microvarianti possono essere individuate anche con l'attenta osservazione dello specchio della scrittura, perché dilatazioni/contrazioni degli spazi bianchi o slittamenti delle righe sono spie evidenti di una ricomposizione e di un diverso stato della stampa. Poi la collatio procede più minuziosa. La collazione tradizionale conserva la sua validità e mai del tutto sostituita.

* Negli anni quaranta Charlton Hinman allestì la Collating Machine, che proiettava su uno schermo le immagini sovrapposte di due esemplari alla volta → visualizzate subito anche minime differenze. Ebbe scarsa fortuna in Inghilterra e nessuna in Italia perché normalmente non si dispone di due esemplari autentici (non in riproduzione), la macchina è poi ingombrante e affatica la vista per le immagini luminose.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/13 Filologia della letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Bacchae2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di filologia italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Accame Maria.
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