Estratto del documento

La storia contemporanea e Dante

Tutta la storia contemporanea che conta è presente in Dante con una duplice proiezione: quella dell'uomo che procede lungo quella storia e se ne fa idee diverse, e quella del poeta che deve rispettare la datazione del viaggio escatologico della Commedia (la Settimana Santa del 1300) e quindi sdoppia le suggestioni del personaggio-Dante che intraprende il cammino, coi giudizi dell'esule.

Il maggior tramite di questa presenza della storia in Dante consiste nella tradizione orale di eventi vissuti da amici e parenti più adulti, come Bellicione Alighieri, avo del poeta. La famiglia di Dante è d'antichissimo ceppo fiorentina: il trisavolo Cacciaguida fu il maggior onore della famiglia. Cacciaguida ebbe due figli, Preitenitto e Alighiero, il quale sposò una figlia di Bellicione Berti, antico eroe della gloriosa età di Firenze. Da Alighiero I nacquero Bello e Bellicione, questi ricco uomo d'affari in stretti rapporti con la nobiltà fiorentina e che due volte aveva conosciuto l'esilio: prima nel 1248 (sino al rientro dei Guelfi nel gennaio del 1251), e soprattutto dopo la battaglia di Montaperti (4 settembre 1260). Bellicione ebbe vari figli tra cui Alighiero II, che sposò in prime nozze Bella, da cui nacque Durante, detto Dante; alla morte di Bella, Alighiero si risposò con Lapa di Chiarissimo Cialuffi, che gli diede altri due figli, Francesco e Tana.

Dante: infanzia e giovinezza

Dante nacque a Firenze nella tarda primavera del 1265 e il primo impatto con i drammatici fatti della storia locale si ebbe in occasione della venuta in città nel 1273 di papa Gregorio X e del re Carlo d'Angiò, per sancire la fine del decennio apertosi con Montaperti e chiusosi con gli scontri del 1270, a Signa, tra gli esuli ghibellini e i Guelfi di dentro. Gli anni dell'adolescenza conoscono due altri eventi privati: nel 1274 il primo incontro con Beatrice e nel 1277 l'istrumento dotale di Gemma Donati, cioè un atto che si fa al momento di combinare effettivamente un matrimonio.

L'educazione di Dante si concentrò non solo su Virgilio e Cicerone, ma sul latino più agevole dei Disticha Catonis, del Liber Esopi, dell'Elegia di Arrigo da Settimello; L'interesse per i volgari invece penetrava dagli ambienti cittadini e familiari, la cultura francese infine, prima ancora dell'incontro con Brunetto Latini, attraverso le pratiche dei mercanti. Con la morte del padre Dante si trova a dover far fronte ai doveri familiari, nel 1285 celebra il matrimonio e poco dopo nascono i figli Pietro, Jacopo e Antonia.

Le avventure politiche e militari

Firenze è per il momento meno rissosa: Dante mostra fedeltà allo Stato guelfo, accettazione del Governo delle Arti (1282) e del capitanato di Paolo Malatesta; è questo il momento il cui incontra i personaggi più rilevanti nella sua vita: Brunetto Latini, Guido Cavalcanti, Nino Visconti e Guido da Polenta.

Nel 1285 scoppiano le ostilità tra Siena e Arezzo; gli Aretini, capeggiati dal vescovo Guglielmino degli Ubertini, riuscirono a far insorgere a proprio favore gli abitanti di Poggio Santa Cecilia; i Senesi allora assediarono la cittadina e chiesero l'aiuto di Firenze, che a novembre inviò la cavallata. Il soggiorno a Bologna è databile tra il 1286-1287, qui Dante strinse amicizia con Jacopo Cavalcanti, parente di Guido.

Certa è la partecipazione di Dante alla battaglia di Campaldino (giugno) e alla sortita di Caprona (agosto), quest'ultima quando nel 1289 i Lucchesi attaccano la città di Pisa con l'aiuto dei Fiorentini e si impadroniscono del castello di Caprona. La piazzaforte di Caprona, prima della presa, fu occupata da Nino Visconti, capitano dei guelfi pisani fuoriusciti e alleato dai Lucchesi, ed era stata ripresa poi da Guido da Montefeltro. I Fiorentini, incoraggiati dalla liberazione di Carlo II d'Angiò, non poterono subito aiutare i Lucchesi, essendo impegnati nello sforzo militare con gli Aretini. Sconfitti questi a Campaldino, i Fiorentini mossero alla volta di Pisa.

La letteratura e la Vita Nuova

Dopo Campaldino, il governo popolare si consolidava, ma il prestigio che i Grandi avevano conquistato sul campo militare, costringeva i popolani ad una controffensiva sul fronte interno impegnandoli da un lato in riforme sociali come l'abolizione delle servitù nel contado, dall'altro consigliandoli ad affrettare l'approvazione delle provvisioni canonizzate, un argine contro la cattiva amministrazione finanziaria del Comune.

Dalle Rime Guittoniane alla Vita Nuova. Il sonetto A ciascun'alma presa e gentil core, la risposta all'inchiesta di Dante da Maiano sull'interpretazione di una sua visione del dono di una ghirlanda da parte di una bella donna col sonetto Savete giudicar vostra ragione, e infine la tenzone del "duol d'amore" sempre col Maianese, costituiscono il momento più qualificante del guittonianismo di Dante, con una caratterizzazione anche siculo-provenzale, oltre che siculo-toscana, giocata su rime difficili e su gallicismi di elevato gusto retorico.

Il neo-Dolce Stile e la Vita Nuova

Il ritardo tra lo stilnovismo originario (Bologna 1276 con la divulgazione del canzoniere guinizzelliano e l'assestamento di tutta la nuova rimeria bolognese) e il neo-Dolce Stile fiorentino, pensabile soltanto nel decennio successivo, si può giustificare con la difficoltà di calzare subito il predominio di Guittone. La svolta concettuale e programmatica da Guittone al Dolce Stile si ebbe probabilmente intorno al 1287, durante il primo soggiorno bolognese di Dante.

Dall'esegesi dei canzonieri bolognesi Dante passerà alla creazione di una storia d'amore disposta in senso narrativo (la Vita Nuova): alla ricerca di un suo personale senhal, Dante lo identifica nel personaggio di Beatrice, che eleva a simbolo di Grazia e di Teologia. Le nuove rime scaturivano dalla contrapposizione di un rinnovamento rispetto alla stasi morale, immettendo la nozione di Amore-virtù all'interno di una nuova tecnica letteraria.

Struttura e significato della Vita Nuova

Dante si serve di ogni elemento della Vita Nuova per rintracciare una serie di notazioni morali; nella Vita Nuova si condensano una serie di esperienze della Consolatio di Boezio, soprattutto nelle proposizioni filosofiche, ma anche nel rapporto tra poesia e prosa. Boezio e il Laelius di Cicerone fissano in un rigoroso schema letterario il proposito di comparare l'autobiografia col ragionamento morale e la poesia con la prosa.

La diversità sostanziale con la struttura di Boezio sta nello sfasamento cronologico dell'esecuzione letteraria: la meditazione di Boezio scaturisce da un'alternanza di forme in poesia e in prosa (prosimetro sincronico), la riflessione dantesca si distanzia nel tempo in quanto la prosa rievoca uno status emozionale che era già stato espresso in poesia (prosimetro diacronico). La Vita Nuova offre una struttura originale di romanzo-poemetto allegorico, che eredita elementi anche della cultura classica e li riplasma con una personale concezione dell'amore, che deve al Guinizzelli e al Cavalcanti nella misura in cui li intimizza, e risulta sempre in perfetta coerenza con la poetica dell'oggettivazione dei sentimenti, e cioè alla funzionalità concettuale della loda di Beatrice, per la qual loda non sono sufficienti la sola poesia o la prosa, ma devono essere chiamate a esprimersi entrambe e assieme.

Dante e la politica: primi passi

Le Rime realistiche: la Tenzone con Forese. La volontà di attingere a moduli espressivi estranei alla scuola di Guittone e allo stesso tempo di conservare e adattare i gallicismi, portarono Dante a raccogliere tutti i materiali utili anche nel settore della tradizione realistica post-giullaresca e post-goliardica. La Tenzone con Forese si sviluppa tutta nello stile elegiaco, ricco di giochi realistici e di un lessico greve e licenzioso.

Alle radici dell'opera sta la circostanza che le opere giovanili dantesche vivono in una società letteraria e in una società pubblica e servono per i diletti di una raffinatissima elite, ma che di buon grado apprezza le piacevolezze del parlato scurrile. Il "traviamento" è l'esatto opposto dell'innamoramento, l'annullarsi in esso: non c'è amore senza ombra, timore di peccato e necessità di espiazione. La Tenzone ipotizza il momento più grave del traviamento, ovvero subito dopo la morte di Beatrice, negli anni 1293-1296. Il traviamento fu da Dante reputato come una certa dispersione d'impegno letterario in rime spicciolate, senza affrontare strutture e temi di grande respiro. Dunque un traviamento non solo amoroso, religioso, intellettuale o stilistico, ma tutte queste cose insieme.

Dante politico e le tensioni a Firenze

Esordi di un uomo politico. La generazione di Dante aveva partecipato a vari eventi: nel giugno 1290 i Fiorentini occuparono Arezzo; a settembre mossero contro Pisa, Guido da Montefeltro riconquista i castelli di Montefoscolo e di Montecchio; nel dicembre 1291 il conte di Montefeltro strappa ai Fiorentini il castello di Pontedera. Nel 1292 le proposte di pace avanzate da papa Niccolò IV; alla morte del papa, inizia un'altra scorreria, questa volta vittoriosa, contro la città di Pisa; giugno 1292, a Firenze i priori propongono di inserire nel Consiglio del Popolo trenta consiglieri in sovrannumero; si ha un'animata discussione in vista della nomina dei nuovi priori; passaggio di Giano Della Bella dai Grandi al partito popolare e inizio della stagione del "secondo popolo", che sfocerà nei documenti preparatori degli Ordinamenti di Giustizia, sanciti nel gennaio del 1293; preparativi a Firenze per il passaggio di Carlo Martello; apprestamento di una delegazione cittadina, al cui comando è posto Giano de' Cerchi, figlio di Vieri e coetaneo di Dante, col quale aveva combattuto a Campaldino. E Dante fece parte della delegazione fiorentina presso Carlo Martello, episodio che ricorderà con grande affetto nella Commedia.

La maturità politica di Dante

Il 1294 fu un anno drammatico: il pontificato teocratico di papa Bonifacio VIII si presenta da subito gravido di incognite per la politica svolta da Firenze, infatti: il papa rivede i rapporti tra questa e la Chiesa, mentre Firenze intende riformare gli elementi fondamentali degli Ordinamenti di Giustizia; si insedia un comitato per la riforma dello statuto all'interno della chiesa degli Umiliati di Ognissanti; Giano Della Bella è cacciato dalla città (1295); si attenua lo stato di tensione tra l'oligarchia aristocratica e i popolani; si approva la nuova legge per cui i nobili potevano adire alle cariche pubbliche purché iscritti ad un'Arte o Corporazione: Dante per far parte della vita politica allora sceglie l'Arte dei Medici e degli Speziali.

Nel 1296 a seguito della deliberazione del Consiglio dei Cento, Dante entra a far parte della riunione convocata per deliberare sopra alcune proposte di legge, la prima delle quali predisponeva provvedimenti affinché non venissero accolti in città e nemmeno ospitati nelle campagne coloro che erano stati al bando dal Comune di Pistoia, mentre la seconda concedeva pieni poteri al Gonfaloniere di giustizia e ai priori affinché potessero procedere contro chiunque compisse atti di violenza e di offesa contro popolani investiti di cariche pubbliche.

Le tensioni interne e la condanna

Nel frattempo i Grandi, esclusi dal governo perché non avevano voluto piegarsi al compromesso chiedendo l'iscrizione a un'Arte, continuando a detenere il potere nel Consiglio di Parte Guelfa, cercavano di contrastare la politica dei priori e del Consiglio del Popolo. Situazioni di scontento si determinano anche all'interno della Parte, dapprima tra le singole consorterie magnatizie, poi col polarizzarsi della lotta intestina all'ombra delle crescenti ostilità tra i Cerchi e i Donati, poi con una vera e propria suddivisione a livello di partito nel 1297. Ormai si parlerà esclusivamente della lotta tra i Bianchi, seguaci della fazione cerchiesca, e i Neri, seguaci di quella donatesca. Imparentato coi Donati per parte della moglie Gemma, Dante è tuttavia coi Bianchi, vicino per ideali a Vieri de' Cerchi, ma non prende netto partito a favore di costoro. Il suo voto a favore dei due disegni di legge anti-magnatizia del '96 comincia a porlo in una situazione difficile anche con l'ala più conservatrice dei Bianchi. Firenze entra in crisi soprattutto per la corruzione e gli scandali, come la confessione resa sotto tortura di Monfiorito da Coderta, podestà nel primo semestre 1299. Bonifacio VIII aveva posto l'occhio sulla città, tanto da convincere i governanti fiorentini che avevano in lui un alleato e un protettore contro le pretese del vicario imperiale, Giovanni di Chalon, e un amico disponibile ad arbitrare la lotta tra le due fazioni, quella favorevole al ritorno di Giano della Bella e quella contraria. A Firenze nello scandalo di Monfiorito è coinvolto anche Corso Donati, che viene posto a bando; Bonifacio VIII interviene in suo favore e lo nomina podestà di Orvieto.

Dalle Petrose alle Rime dottrinali

Le Rime d'amore per la cosiddetta Donna Pietra possono essere collocate tra 1296 e 1297 e sono quattro canzoni per un amore non corrisposto verso una giovane donna, la cui durezza è paragonata alla pietra: Io son venuto; Al poco giorno e al grande cerchio d'ombra; Amor, tu vedi ben che questa donna; Così nel mio parlar voglio esser aspro; tutte si svolgono lungo una direttrice di potente realismo. La canzone segna un netto iato relativamente ai moduli del precedente verseggiare, introducendo toni cupi e densi, parole d'angoscia e irrequietezza, inserite in uno scabro e sconvolto paesaggio invernale. Il motivo della petra è funzionale in rapporto al freddo invernale, infatti il sistema ragionativo dantesco si appoggia sulla comparazione naturale in ogni momento, così che non c'è moto dell'intelletto che non trovi esemplificazione in fenomeni della natura.

Nelle rime dottrinali

Dante intende costituirsi a filosofo: esse sono ancora aperte sul discorso della loda di Beatrice, in una zona intermedia tra il simbolo della Donna Pietosa e quello della Donna Gentile. Dante riabilita Voi che 'ntendendo il terzo ciel movete, realizza Poscia ch'Amor del tutto m'ha lasciato e rielabora Le dolci rima ch'i' solia, ove, supponendosi una contrapposizione tra le rime dolci e quelle aspre e sottili, Dante proclama la necessità di un adeguamento totale della lingua alle esigenze espressive di travagliate disquisizioni filosofiche. Allora supera gli schemi allegorici del Dolce Stile e celebra la vera natura dell'omo gentile.

Dal priorato alla condanna

Nel 1300 Bonifacio VIII indice il Giubileo e continua nella sua politica di amicizia coi Grandi, dai potenti conti Guidi e Alberti ai Buondelmonti. Il papa si volge a completo favore dei Donati: Vieri de' Cerchi, chiamato a Roma per stringere alleanza coi Donati, aveva declinato l'offerta. Corso, lasciato Orvieto, ottiene dal papa la nomina a rettore di Massa Trabaria, vicino Urbino: per il momento non torna a Firenze ma fomenta la zuffa di Calendimaggio e organizza la radunata nera nella chiesa di Santa Trinità. I priori del bimestre aprile-giugno (precedente a quello di Dante) condannano a morte Corso e aprono al conflitto tra Neri e Bianchi.

Dante ambasciatore e la politica fiorentina

Tra la zuffa di Calendimaggio e la radunata di Santa Trinità a Dante viene affidato il compito di recarsi come ambasciatore di Firenze presso il vicino comune di San Gimignano, per rinforzare i rapporti tra i due comuni. Dante svolge una relazione a nome dei Fiorentini, al fine di organizzare l'elezione del nuovo capitano della Taglia guelfa di Toscana e di convincere i Sangimignanesi a partecipare alla riunione, ed effettivamente questi accettano. Ma la situazione politica non è serena: due fatti che concernono il priorato precedente a quello di Dante, gli saranno stati più tardi imputati: a marzo la congiura che Lapo Saltarelli, il gonfaloniere Lippo Rinucci-Becca e ser Bondone Gherardi avevano scoperto nei riguardi di tre cittadini di Firenze i quali in Roma, con la protezione del papa, tramavano contro l'autonomia della loro città: la condanna provocò lo sdegno di Bonifacio, che pretese l'annullamento della sentenza; i consigli del Comune sfidarono però il pontefice chiamando Saltarelli alla carica priorale (bimestre aprile-giugno).

Le tensioni tra fazioni e il ruolo di Dante

La situazione si complica ancora di più con la nomina di Matteo d'Acquasparta a legato papale per la Toscana e la Romagna: egli sarebbe dovuto essere un paciere tra le opposte fazioni di Firenze dopo la zuffa di Calendimaggio e la riunione di Santa Trinità, ma in segreto rafforza i Neri e svolge una politica in favore dei magnati e contro il partito popolare, anche attraverso sottili accorgimenti, come limitare l'elettorato passivo per le nomine a priore ad una lista di nomi scelti apertamente tra i migliori cittadini di ogni sesto. In questo modo anche i Neri sarebbero entrati nell'elenco, dal quale i nomi dei sei priori prescelti sarebbero stati tratti per sorteggio: in questo modo almeno uno dei Neri sarebbe stato scelto. Tuttavia i popolani imposero il vecchio sistema elettorale e risulterono eletti Noffo di Guido, Neri di Iacopo del Giudice, Nello d'Attighetto Doni, Bindo di Donato Bilenchi, Ricco Falconetti e Dante Alighieri.

Il priorato di Dante e le sue decisioni

Dante così raggiunge la massima carica dello Stato e subito deve prendere una grave decisione: con gli altri priori e il gonfaloniere riceve il testo della condanna dei tre congiurati (Noffo di Quintaalle, Simone di Gerardo e ser Cambio da Sesto), una multa e il taglio della lingua e inoltre avviano la discussione se avanzare o meno richiesta ai Cento di concedere la balìa a Matteo d'Acquasparta che poi l'ottenne dopo il 27 giugno. L'ordine sociale però finì di aggravarsi quando, la sera della vigilia di S. Giovanni del 23 giugno, i Grandi vennero alle mani coi consoli delle Arti e notabili del governo popolare. I Donateschi vennero condannati al confino in Castel delle Pieve, mentre i Cerchiesci, tra cui Guido Cavalcanti, a Sarzana; se i Bianchi si recarono subito al confino, i Neri si rifiutarono: non vengono puniti, anzi Matteo d'Acquasparta richiede milizie da Lucca per imporre con la forza il suo arbitrato.

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 30
Riassunto esame Filologia e critica dantesca, prof. Fiorilla, libro consigliato Vita di Dante, Petrocchi Pag. 1 Riassunto esame Filologia e critica dantesca, prof. Fiorilla, libro consigliato Vita di Dante, Petrocchi Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Filologia e critica dantesca, prof. Fiorilla, libro consigliato Vita di Dante, Petrocchi Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Filologia e critica dantesca, prof. Fiorilla, libro consigliato Vita di Dante, Petrocchi Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Filologia e critica dantesca, prof. Fiorilla, libro consigliato Vita di Dante, Petrocchi Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Filologia e critica dantesca, prof. Fiorilla, libro consigliato Vita di Dante, Petrocchi Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 30.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Filologia e critica dantesca, prof. Fiorilla, libro consigliato Vita di Dante, Petrocchi Pag. 26
1 su 30
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ostakista di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia e critica dantesca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Fiorilla Maurizio.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community