Dante oltre la Commedia
Cronologia e premesse
Premesse: primo nucleo scritto a Firenze tra 1300 e 1301; Vita Nova prima grande opera strutturata; no autenticità Fiore e Detto d'amore.
Impostazione metodologica ipotesi: devono garantire una buona compatibilità con il massimo numero di evidenze disponibili (=economiche); è sbagliato, al contrario, fare una ricostruzione storica molto precisa di determinati periodi/contesti sulla base della quale si interpretano i testi forzandone l’organizzazione stilistica e retorica. Vedi profezia Purgatorio XXIII, che molti datano al 1315 stabilendo che il riferimento sia successivo alla battaglia di Montecatini vs retorica porta a periodo antecedente al 1314.
Datazione Vita Nova = 1274-1292. Petrose = almeno in parte collocabili intorno al 1296 => è questa la fase di deviazione, non quella legata a Fiore/Detto. Ricongiungimento con Beatrice prima dell’esilio = 1300. Monarchia = 1310-1312.
Cronologia
Prima parte poema tra 1300/1301; abbandono anche a causa dei cambiamenti di poetica e ideologici testimoniati da Convivio e De Vulgari; nel 1307 si rinuncia a continuare il Convivio (cfr. Epistola IV-Montanina) e si riprende il poema dal punto in cui era stato abbandonato => dopo i primi 4 canti. Questa ipotesi è supportata dal fatto che il Canto V presenta un dislivello stilistico importante. Alcuni contestano la proposta sulla base del fatto che il Canto II dimostra una vicinanza all’ideologia imperiale (cfr. vv.20-27) espressa nel IV trattato del Convivio, ma in realtà l’impero a questa altezza non viene considerato per una sua missione autonoma, quanto più sulla base di un’interazione con un Papato romano legittimo e vittorioso => posizione è diversa, non è allineata a quella del Convivio.
NB: non abbiamo tra l’altro dati certi che ci aiutino a capire che posizione poteva avere Dante tra 1301 e 1302 = considerato che all’epoca c’era Bonifacio, non è detto che fosse un sostenitore della teocrazia; probabilmente voleva solo una pacificazione tra le varie parti => in questo senso si giustificherebbe l’auspicio di un Veltro (=salvatore al di sopra delle contese).
I primi 4 canti, secondo l’ipotesi di Casadei, non sono stati corretti al momento della ripresa, perché già divulgati; Canto V = 1307 e di seguito i successivi dell’Inferno singola 1308. Probabilmente il Canto VI del Purgatorio risale al 1309; il XXIII alla primavera del 1311 e l’ultimo al 1312-1313 (=profezia Cinquecento diece e cinque), cioè prima della morte di Enrico VII. Stesura Paradiso = lenta e prolungata, arriva fino a pochi mesi prima della morte. In questo modo si riesce bene a conciliare certe posizioni espresse nel poema con quelle delle Epistole, le cui date sono accertabili. NB: se accettiamo questa datazione, inoltre, il versante biografico si mostra sotto un’altra prospettiva => elaborazione poema è più lunga; inizio guarda alla Vita Nova vs i canti della ripartenza mostrerebbero consapevolezza diversa, dati i tentativi del Convivio e del De Vulgari (risalenti a quel periodo).
Montanina ed Epistola IV
Nell’epistola leggiamo che Dante deve abbandonare delle «meditationes» a causa di un nuovo e improvviso amore che lo ha travolto nel Casentino (=che sia questa la zona lo capiamo dalla canzone Montanina). L’epistola riferisce queste cose a un “domino Maroello”, aggiungendo che è questo il motivo per cui lui non può, tra l’altro, distaccarsi dai luoghi in cui soggiorna. NB: è la consonanza tra il tema dell’innamoramento per folgorazione tra i due testi a farci ipotizzare un legame tra essi.
Elemento di discussione: a cosa si riferiscono queste meditazioni sulle «cose celesti e terrestri»? Secondo molti è un riferimento al poema sacro o al Convivio (=ipotesi che si è fatta strada ultimamente). Il punto di partenza è che la formulazione «terrestra / celestia» non corrisponde a dicotomia «inferno / paradiso» (=da cui: riferimento a poema sacro). Infatti le cose infernali si dicono «infernalia», non terrestri => a sostegno di questa ipotesi Casadei porta una serie di esempi tratti da Bonaventura, Bernardino da Siena etc. in cui leggiamo sempre «caelestia, terrestria et infernalia» => questa dicitura si trova sia in scritture popolari che colte, prima e dopo Dante. Né è importante che, in Paradiso XXV, si dica che al poema ha posto mano «cielo e terra» => in questo caso l’oggetto del discorso non è la materia trattata, ma “l’ispirazione”: ad aver garantito la creazione della Commedia è la compartecipazione di ingegno umano e grazia divina. Quindi l’indicazione nell’Epistola non può riferirsi al poema sacro dato che esso riguarda anche l’inferno (che necessita di una precisa e a sé stante indicazione, come abbiamo visto).
La coppia «terrestria / celestia» in relazione all’accenno di una lontananza del poeta dalle donne e dalle poesie amorose si adatta molto meglio, invece, al contenuto del IV libro del Convivio, dove viene sviluppata una discussione sulla natura della nobiltà a partire da Le dolci rime => in questo testo morale, sin dai primi versi, si segnala l’abbandono della poesia d’amore a favore di quella filosofica. Altro punto da considerare: non è verosimile che Dante si presenti come un poeta che ha abbandonato la poesia amorosa se sta scrivendo la Commedia, dato che quest’opera completava la “loda” a Beatrice. Il IV libro del Convivio, del resto, considerava anche la dimensione celeste => astri e volere divino infatti influenzano sulla nobiltà, che è determinata da essi + da comportamenti etici e stirpe.
Datazione e destinatario
Quindi: se meditationes si riferiscono a Convivio, a quando datiamo l’Epistola?
Destinatario: Moroello dei Malaspina => non sappiamo se si tratta di Moroello di Giovagallo, ma non è importante a questo punto. Importa, piuttosto, che sia uno tra quelli che ha accolto Dante in Lunigiana nel 1306 => se è così conosce la corrispondenza in forma di sonetti tra Dante e Cino (=antecedente indispensabile del dittico Epistola-Montanina). Il legame tra quella corrispondenza e questi testi si evince anzitutto a livello strutturale = testo in latino a premessa di un componimento in volgare, cfr. Epistola III di Dante a Cino (che riguarda questione amorosa = passaggio da una passione a un’altra mantenendo la stessa potenza) Io sono stato con Amore insieme che precede il sonetto => epistola collocata tra 1303 e 1306, a fine esilio di Cino (=rientra nella sua città dopo la vittoria dei Neri che erano stati condotti da Moroello di Giovagallo). In si affronta la questione del libero arbitrio in relazione all’amore => la risposta è che la coercizione amorosa è superiore (risposta apparentemente in contrasto con quanto leggiamo nella Vita Nova). Cino viene quindi rimproverato per il suo “volgibile cor”.
NB: c’è da ricordare che nel dittico conclusivo tra gli scambi Cino - Dante (Io mi crede del tutto / Poi ch’i’ fu’, Dante) Dante rimprovera all’amico le frequenti avventure amorose e dichiara che lui ormai era libero da questa materia, impegnato in altro cammino; Cino risponde che, durante l’esilio, l’amore è l’unico conforto. Queste due coppie di componimenti possono essere collocate durante il soggiorno di Dante in Lunigiana e il rientro di Cino a Pistoia => nel corso del 1306/al massimo inizio 1307. Quindi: è plausibile che il destinatario dell’Epistola IV conoscesse questi giochi di ruolo (per cui Dante consapevole della potenza dell’amore ma ormai immerso in altre imprese, Cino disposto a cedere). Alla luce di questo, probabilmente il contenuto dell’Epistola IV deve essere letto in maniera ironico-giocosa, dato che Dante si ritrae, iperbolicamente, come un “carceratus”, sconfitto dall’amore. In questo modo lui riesce a riallacciare i rapporti con una corte amata ripartendo da dove era terminato il suo apporto letterario alla tradizione dei Malaspina (=ultimi sonetti Cino). In questo caso, però, l’innamorato folgorato è lui: il filosofo Dante.
Lettera e sonetto
Perché Dante scrive lettera + sonetto? Probabilmente pubblico erano i dotti bolognesi; permanenza in Lunigiana = 1306 se ci rifacciamo a Purgatorio VIII. La situazione iperbolica è ben chiarita dalla scelta di usare termini come “carceratus” e “vincula”, che danno l’idea di una situazione opposta rispetto al modo in cui i Malaspina avevano visto Dante, e cioè operante secondo gli “occhiali libertatis” => quest’ultimo sintagma, leggendo passi di Ruperto di Deutz e di Ildegarda di Bingen, è in opposizione a servitutis = è un ossimoro “tradizionale”, quindi, in questo caso legato a ciò che Dante compiva liberamente per conto dei vari protettori malaspiniani vs ciò che ora non può più fare, preso com’è dalla schiavitù d’amore.
Organizzazione retorica della lettera
All’inizio leggiamo: presentis oraculi series (=al cospetto della vostra Magnificenza il testo del presente scritto) => espressione stilisticamente alta, legata tradizionalmente al livello della corrispondenza tra elevati personaggi. Dante usa questo registro per introdurre il racconto del suo innamoramento, descritto con abbondanza di elementi topici rispetto alla folgorazione improvvisa. Chiusa epistola = induce destinatario a leggere il testo allegato per comprendere fino in fondo il dominio d’amore. Il testo è chiaramente un sapiente gioco letterario, ironico e autoironico.
Testo allegato => Montanina (scritta in Casentino) perché l’episodio è esattamente lo stesso (=discrepanze non sono sufficienti a farci pensare il contrario se pensiamo all’operazione compiuta da Dante per far quadrare poesie nella Vita Nova). L’unica dissonanza davvero importante riguarda il tono di Amor, da che convien => testo definito cavalcantiano perché è cupo vs epistola si costruisce su leggerezza di fondo. Secondo Casadei nella canzone semplicemente prevalgono le componenti topiche del tema dell’amore dirompente. Quello che importa, comunque, è che il nesso epistola-Montanina crea una sorta di deviazione rispetto all’autopresentazione di Dante nel Convivio (=impegnato cioè sul versante filosofico e lontano dalle questioni amorose) => le spiegazioni sono due: o questa caduta inaspettata nell’amore lo ha fatto davvero barcollare o, più probabilmente, vuole mantenere saldi i legami con i Malaspina => quindi: episodio innamoramento può essere reale (e poi descritto secondo precisi codici retorici), inventato o semplicemente enfatizzato. NB: donna descritta “non cura colpo di suo strade” = situazione simile alle petrose.
Congedo Montanina
Si suppone che essa passi da Firenze comunicando la decisione del poeta di non tentare di ritornarvi ulteriormente, per ragioni amorose e non politiche. Il congedo non è in contrasto con un recapito ai Malaspina, poiché, essendo una canzone allegata, il fatto che il destinatario non venga nominato non è un problema. Inoltre, Firenze non viene invocata per far riferimento a un destinatario ma solo per dire che non ci si tornerà più. Quindi: la canzone ha una valenza amorosa primaria (=espressa secondo i codici delle folgorazioni improvvise e devastanti) che però accompagna il racconto di un episodio biografico (e quindi anche lo scacco definitivo rispetto ai tentativi di rientro).
L'evento del trasferimento
Ultimo punto rimanente: qual è l’evento per cui Dante si sposta dalla Lunigiana al Casentino tra 1306-1307 e che lo porta a capire che non potrà più tornare a Firenze? Napoleone Orsini = pachiamo inviato da Clemente V (in accordo con Filippo il Bello) nel tentativo di portare ordine nelle zone tra Toscana ed Emilia Romagna tra 1306 e 1307. Napoleone aveva convocato a più riprese in quel periodo la coalizione Bianchi e Ghibellini; le sue truppe, riunite vicino ad Arezzo, costituivano una serie minaccia per Firenze, che infatti provò ad attaccare in anticipo sui tempi, trovandosi in seria difficoltà nell’estate del 1307 => probabilmente, se Napoleone avesse combattuto, gli esiliati avrebbero potuto fare ritorno a Firenze. Il fatto che ciò non avvenne costituì indubbiamente una delusione cocente per Dante => è molto probabile che lui avesse sperato di rientrare + che abbia deciso di spostarsi verso il Casentino/vicino ad Arezzo e abbia ricominciato a scrivere ai Malaspina per riprendere i rapporti (nella prospettiva di un prossimo ritorno nelle loro zone). Dopo questo evento, Dante non poteva che pensare a una lontananza perenne da Firenze => tra una permanenza in luoghi disagiati come quelli dei Guidi casentinesi e in luoghi più dinamici come quelli dei Malaspina, preferisce questi ultimi.
Il contatto probabilmente comportò un ritorno, forse alla fine del 1307 => ce lo fa capire il fatto che il figlio Giovanni viaggia fino a Lucca insieme alla compagnia fiorentina dei Macci nel 1308 (=dovevano fare da testimoni in un atto di compravendita). L’ipotesi più probabile è che Giovanni abbia deciso di accompagnare i Macci per rivedere il padre che si trovava in quella zona, eventualmente per conto dei Malaspina. NB: è in questo contesto che Dante decide di abbandonare il Convivio.
Dalla chiusura del Convivio agli inizi del Poema Sacro
Premessa: molti dantisti sono convinti che all’abbandono della stesura del Convivio sia ripresa quella del poema => siamo tra 1306 e 1308. La Montanina, secondo Casadei, costituisce la premessa fattuale per l’abbandono del progetto filosofico del trattato, dato che esso risulta ora incongruo con la condizione di amore folle e prevaricatore del libero arbitrio. Epistola IV indica la volontà di riprendere un contatto con i Malaspina, probabilmente con l’obiettivo di ritornare nella zona della Lunigiana => se infatti consideriamo che nel 1308 Dante si trova ancora nella Toscana occidentale (cfr. Viaggio figlio), l’ipotesi è che i Malaspina si siano mostrati nuovamente disponibili (non a caso, la loro accoglienza viene lodata in Purgatorio VIII). In parallelo, Dante avrebbe compiuto la scelta radicale di abbandonare il Convivio (=poiché esso era lontano dalla conclusione + privo, ora, di interlocutori adeguati) e riprendere il poema, tra 1307 e 1308.
IV trattato del Convivio
Diverso, concettualmente e retoricamente, dai precedenti (secondo molti studiosi): si abbandona, per esempio, il doppio livello esegetico delle canzoni introduttive = di Le dolci rime non viene proposta una lettura allegorica. La cosa è particolare perché, al contrario, l’allegorismo si trova in altri capitoli dello stesso trattato, ex: sezione Catone - Marzia = le vicende sono lette secondo un sovrasenso religioso altissimo (Marzia è l’anima; Catone è Dio, poiché portatore di un’idea di giustizia umana che va fino al sacrificio di sé).
- NB: figura di Catone torna in Purgatorio con altre caratteristiche => questa cosa è coerente con il reimpiego di altri personaggi tra Convivio e Poema, ex: Guido da Montefeltro. Il punto è che, a seconda dei contesti, Dante può declinare le proprie competenze storico-politiche/culturali in modi diversi, in base alle sue priorità. Guido da Montefeltro nel poema viene per esempio delineato come combattente esperto e astutissimo solo per essere ribassato in senso comico, essendo stato ingannato da Bonifacio VIII quando tutti credevano fosse giunto alla salvezza (NB: questa è l’opinione implicitamente presente nel Convivio, infatti) => qui il Dante narratore prevale, in sostanza, su quello filosofo. Quindi: non si tratta di incongruenze, ma di diverse necessità sulla base del genere praticato => per tale ragione non si può pensare a connessione diretta ed esplicita tra IV trattato del Convivio e Poema.
Legami tra i due testi
- Il contesto politico che emerge nel sesto capitolo di Convivio IV è un’esplicitazione di ciò che troviamo in Inferno I, per esempio => i signori d’Italia sono infatti l’esatto opposto del Veltro; questo significa che tra 1300-1307 non c’erano stati sviluppi positivi sotto questo punto di vista per Dante. Quindi: continuità di valutazione dei comportamenti dei signori d’Italia in assenza di Imperatore/suo Vicario, anche se Inferno lo mostra in maniera idealizzata (=Veltro) vs Convivio in maniera realistica (=caratteristiche concretamente negative di Carlo d’Angiò/Federico d’Aragona).
- Nel IV trattato del Convivio oltretutto Dante torna a riflettere sullo statuto del viaggio di Enea nell’aldilà, sulla base di un’interpretazione del poema virgiliano che comprende sia caratteristiche allegoriche (sulla base del filone fulgenziano) che realistiche (sulla base delle glosse di Servio) => il viaggio di Enea viene infatti presentato anzitutto come una storia, ma si presta anche a letture allegoriche. Tra queste, il fatto che un essere umano raggiunge il culmine delle virtù quando arriva al colmo della giovinezza = 35esimo anno d’età, che per Dante coincide con l’inizio del 1300.
NB: sulla base di queste constatazioni non si possono avanzare ipotesi cronologiche su quale testo sia stato scritto prima, ma è importante considerare... [content is cut off, please provide more if needed]
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame letteratura italiana contemporanea, prof. Dario Tomasello, libro consigliato Il Novecento, Alberto …
-
Riassunto esame Letteratura italiana i, Prof. Acucella Cristina, libro consigliato Manuale di letteratura italiana …
-
Riassunto esame Letteratura contemporanea, prof. Tomasello, libro consigliato Il Novecento, Casadei
-
Riassunto esame Critica dantesca, prof. Mattioli, libro consigliato Dante, Malato