Dante e la città di Dante
Firenze nel XIII secolo
Il terzo e l'ultimo quarto del secolo XIII, Firenze è una delle città più sviluppate, prosperose, evolute e avanzate culturalmente dell’intera Europa. L'espansione dell'area urbana, il rapido sviluppo economico e la prosperità diffusa, ha provocato un rinnovamento profondo della civiltà. Ma l'“unione” dei cittadini ebbe breve durata: formatesi le frazioni dei Guelfi e dei Ghibellini, si venne a duri scontri del 1248, che tuttavia non recò danno alla florida economia cittadina, che rimase attiva, prospera e dominante nel mondo contemporaneo.
Dopo altere fasi di tensioni e conflitti interni, solo nel 1250 si era raggiunta una soluzione di relativa calma, con la crisi della “Parte Ghibellina” seguita alla morte di Federico Secondo e le affermazioni del governo del “Primo Popolo”, durato fino al 1260: un decennio concluso con la battaglia di Montaperti.
La battaglia di Montaperti
Firenze nello scontro con Siena imperiale vede i suoi fuoriusciti ghibellini, guidati da Farinata degli Uberti, schierati contro l’esercito del Comune, in cui combattevano i guelfi nobili, ma con pericolose infiltrazioni ghibelline. Il confronto si risolse in una drammatica disfatta per la parte guelfa, che segnò a lungo la vita della città e quella di Dante.
Firenze era una città di mercanti e di banchieri, dunque non possedeva una università, in quanto le materie giuridiche e teologiche, argomento primario degli studi universitari, interessava poco la ricca borghesia fiorentina. Di qui la fioritura di una narrativa breve che è soprattutto lettura di consumo e che conoscerà il suo capolavoro nel Novellino. Tuttavia, sarà proprio Firenze a diventare il centro della maggiore esperienza poetica del XIII secolo: lo “Stil novo”.
Vita di Dante - La giovinezza e gli anni fiorentini
Gli anni della fanciullezza e dell'adolescenza
Nacque in un giorno compreso tra il 14 maggio e il 13 giugno del 1265, in una famiglia di piccola nobiltà cittadina. Il padre, aveva vissuto forse agiatamente, ma certo gli Alighieri risultano tra le famiglie decadute da un’antica posizione di prestigio aristocratico a una più modesta realtà medio-borghese. Il casato, il cui nome oscilla tra Alaghieri o Alighieri, Alleghieri, Aldighieri, ha inizio da dei due figli di Cacciaguida, chiamato Alaghiero o Aldighiero.
La perdita precoce di entrambi i genitori non sembra che abbia avuto conseguenze di rilievo nella vita di Dante. Al contrario in quegli stessi anni si collocano due eventi di importanza fondamentale per la vita di Dante:
- Nell’incontro con Beatrice, avvenuto all’età di nove anni, forse nel maggio del 1274
- Il contratto di matrimonio con Gemma di Manetto Donati, avvenuto il 9 febbraio 1277
Gli anni della formazione
Intanto Dante si dedicava allo studio delle lingue doc e dòl e di varie scienze. Nessuna notizia si ha, invece, per gli anni giovanili, di una particolare attenzione alle vicende della vita pubblica della sua città. Svolta fondamentale è determinata dalla morte di Beatrice, nel 1290, causa di un profondo e durevole turbamento. Non riuscendo a trovare conforto negli studi decise di darsi alle letture filosofiche.
La “scoperta” della filosofia modifica profondamente la fisionomia intellettuale di Dante, introducendo una più alta e complessa visione della vita, ma in qualche modo gli studi filosofici, lo portarono allo smarrimento nella “selva oscura”, una sorta di “crisi spirituale” del poeta, o almeno una profonda meditazione, una tormentosa riflessione introspettiva, che ne orienterà le scelte successive, di vita e di scrittura.
Gli anni dell’impegno politico
Tra la metà e la fine dell’ultimo decennio del XIII secolo la vita di Dante si apre al di fuori della sfera privata, e subentra una nuova attenzione alle vicende del Comune, una nuova disponibilità all'attività pubblica. Si delinea, così, un nuovo profilo "pubblico” di Dante, caratterizzato da una profonda esigenza di rigore, un’esemplarità del comportamento.
Nel 1295, a seguito di uno dei ricorrenti incidenti tra parti avverse, era stato costretto a fuggire da Firenze. Dopo la sconfitta dei Ghibellini non restava altro spazio politico che quello della Parte Guelfa, fino a quando all’interno di essa non esplose una forte rivalità tra la famiglia dei Cerchi e quella dei Donati. L’antagonismo familiare diventa presto contrapposizione ideologica e politica: da un lato i Cerchieschi, più disposti al dialogo e alla collaborazione con i ghibellini; dall’altro i Donateschi, più intransigenti, antipopolari (i Ghibellini), orgogliosi. Le due parti presero il nome di Bianchi e Neri.
In questo quadro la posizione di Dante si era andata cautamente orientando verso la Parte Bianca. Il 13 giugno Dante viene eletto priore; la "linea politica" perseguita da Dante era orientata in difesa delle libertà e degli ordinamenti comunali e in opposizione alla politica temporale della Chiesa. Il 7 novembre i priori si dimettono e si insedia un nuovo governo di popolani Neri. Una legge speciale da incarico di riaprire l’inchiesta sui priori degli ultimi due anni, benché già indagati e assolti al termine di ogni mandato. Tra questi anche Dante, il quale è condannato al pagamento di 5000 fiorini, a due anni di esilio e all’interdizione dai pubblici uffici. L’imputazione di baratteria, lucri illeciti ed estorsioni durante l’incarico.
Vita di Dante – Gli anni della maturità e dell’esilio
I primi anni dell'esilio
Probabilmente egli non ha mai più messo piede a Firenze. Almeno nei primi mesi, però, non deve essersi allontanato molto dalla Toscana. La partecipazione di Dante all’attività dei fuoriusciti Bianchi e Ghibellini appare, tuttavia, sempre più distaccata. Probabilmente Dante coltivava la speranza che il suo prestigio intellettuale, la sua fama di letterato e di poeta potessero guadagnare a lui un provvedimento di amnistia. Ma la clemenza appare sempre più remota.
Il miraggio del ripristino dell'autorità imperiale in Italia
Nel 1308 i Grandi Elettori dell'Impero avevano designato alla corona imperiale Arrigo di Lussemburgo. Dante crede che egli sia l’uomo inviato dalla Provvidenza ristabilire l'ordine nel mondo sconvolto dalle divisioni e dagli odi. Ma fu solo un miraggio, perché Arrigo cerca di tirarsi fuori come può dalla politica dell’Italia. Intanto di fronte alla minaccia dell’attacco imperiale, il comune aveva decretato un’amnistia generale per i fuoriusciti guelfi, la cosiddetta “Riformazione”. Ma, da quel provvedimento Dante fu escluso.
Gli ultimi anni
Dante rimarrà sempre apparentemente distaccato dalle cose di Firenze, ma fino all'ultimo con l'animo aperto alla speranza del ritorno con onore, per i meriti acquistati come poeta. Morì a Ravenna fra il 13 e il 14 settembre 1321.
Gli inizi dell’attività letteraria: Le rime della giovinezza e la Vita Nuova
La produzione lirica
All’insieme di componimenti che va sotto il titolo di Rime, Dante non ha mai dato una “organizzazione” interna né una forma approssimativa di “canzoniere”. Perduti gli autografi di tutte le opere dantesche, le Rime ci sono pervenute spesso frammiste a quelle di altri rimatori. Oggi per il corpus delle rime si fa riferimento a quello "provvisoriamente" elaborato dalla filologia dantesca del primo Novecento, che comprende 88 componimenti di paternità sicura, 26 di dubbia attribuzione e 34 di poeti corrispondenti, tentando un ordinamento “cronologico-tematico” delle rime di Dante, organizzati in sette libri o parti.
La compilazione della Vita Nuova
Nella Vita nuova segna un momento di svolta decisiva nell’itinerario dantesco, con cui viene superata la soglia del componimento d’occasione. L’opera è la storia ideale dell’amore di Dante per Beatrice, e rappresenta il primo tentativo di sistemazione di una materia autobiografica trasferita su un piano tipico e simbolico. È costituita da 31 componimenti poetici, articolati in 42 capitoli, collegati tra loro da una prosa in parte narrativa, in parte di commento ai testi poetici, sul modello del prosimetrum medievale (componimento misto di prosa e versi). Il titolo è derivato dal brano dell’esordio, che costituisce il primo capitolo e insieme il “proemio” e l’“intenzione”: cominciare una vita nuova.
Il racconto prende avvio, all'inizio del capitolo secondo, dal primo incontro di Dante con Beatrice, avvenuto all’età di nove anni cui segue un nuovo incontro, nove anni più tardi, e il primo saluto di lei. Un giorno, durante una funzione religiosa, mentre guarda con insistenza Beatrice si accorge che “una gentile donna” si trova nello spazio tra lui e la fanciulla, e molti credono che non ha Beatrice, ma a quella donna, siano rivolte le sue attenzioni: egli, lieto dell'equivoco, decide di sfruttare l’occasione per fare di questa gentile donna schermo della verità, così da nascondere l’oggetto reale del suo amore.
Scrive quindi poesie per questa donna-schermo e per altre, facendo suscitare pettegolezzi in città; perciò Beatrice e gli nega il saluto/salute, inteso nel senso di “salvezza”. Segue un periodo di grande turbamento, perciò egli decide di imboccare una nuova strada nella scelta dei temi e nel modo di fare poesia che sarà soltanto quella della lode di Beatrice.
Le celebrazioni in vita di Beatrice si interrompono all’annuncio della morte della fanciulla: nella quale Dante non intende parlare, preferendo invece soffermarsi sul valore simbolico del numero nove, cui è legato il destino umano e ultraterrena della donna. Qualche tempo dopo Dante si accorge che “una gentile donna” lo guardava da una finestra. L’umano bisogno di conforto, portano quella donna al centro dei suoi pensieri, benché sempre contrastata dalle ricordo dell'amata scomparsa. Nel conflitto tra la “tentazione” e la “ragione”, vince la ragione, che sarà poi sempre guida a Dante. Il suo dolore per la morte di Beatrice si stempera nella contemplazione della gloria di lei nella beatitudine celeste in Paradiso, trasformando l’amore per lei in un’estrema sublimazione di un rapporto che ormai trascende la dimensione umana, elevando a Dio. A questo punto i valori della realtà si confondono con quelli della trasfigurazioni ideale, simbolica, allegorica della materia trattata.
Ricerca stilistica e impegno ideologico
La Vita nuova segna un momento di maturazione e di svolta nell'esperienza poetica di Dante: forse conclusiva di un itinerario tradizionale, vincolato ai canoni dell’ideologia cortese che per circa 200 anni ha orientato i percorsi della poesia volgare. Nella fase iniziale della sua produzione lirica Dante si mostra disposto a raccogliere i suggerimenti di altri ambienti e “scuole” poetiche; appare in particolare influenzato da Guittone e dai siciliani. Tuttavia, saranno poi Guido Cavalcanti e Guido Guinizelli quelli che eserciteranno il più significativo influsso sulla poesia lirica dantesca e ne determineranno l’indirizzo verso lo “stile nuovo”.
Tra l’XI e il XII secolo, e ancor più nel XIII, viene a determinarsi una situazione di ambiguità e divaricazione tra la cultura “laica” e quella “religiosa”: da una parte la Chiesa tiene fermi i suoi principi, per cui l’amore è soltanto forza spirituale; dall’altra si diffonde in tutta Europa centro-occidentale una poesia e più in generale una letteratura amorosa, in cui l’amore è rappresentato come passione sensuale. Nella Vita nuova viene recuperato il topos di amore come Signore di tutti gli amanti e di tutti i quali gentili e nobili. Il cuor gentile è sempre disposto ad amare E nell’amore produce la fioritura di gentilezza anche là dove non c’è. Viene così convalidato il concetto della nobiltà indipendente dalla nascita e svincolata dalla ricchezza. Dante sembra dunque ben inserito nella tradizione di ispirazione cortese che intende l’amore come una forza passionale, imperiosa, che domina l’uomo e ne governa il cuore e la mente.
Nel segno di Cavalcanti e di Guinizzelli
Guido Cavalcanti fu un rinunciatario incostante, pronto ad accettare nuovi amori; al contrario Dante, tenace, incontrollabile, fedele ad una sola donna oltre la morte. Da Cavalcanti, infatti, Dante si limita a recuperare soltanto suggestioni stilistiche, immagini, o spunti tematici.
È invece a Guinizelli che Dante attinge più ampiamente: Guinizelliani sono i temi delle “saluto”, caricato di una nuova valenza semantica, intesa anche come “salvezza” e “beatitudine” per colui che riceve quel saluto; e quello della “lode”, che segna il momento di svolta nell’itinerario poetico che rappresenta il passaggio dalla fase dell’amore interessato, dove il poeta è attento a descrivere il suo stato di beatitudine o afflizione determinato dall’atteggiamento di Beatrice, a quello dell’amore disinteressato, che si appaga nella lode della donna. Notevole peraltro la presenza di Cavalcanti nella poesia dantesca anche durante la “fase guinizzelliana”.
In realtà è comprensibile che, dopo aver preso le distanze da Cavalcanti, Dante non potesse neanche fermarsi sulle posizioni di Guinizelli. Il distacco da entrambi si colloca nella linea di evoluzione del modo di porsi di Dante nei confronti del problema amoroso, in cui l'istanza religiosa ha certamente esercitato un ruolo determinante. È una fase che si può ipotizzare seguita alla morte di Beatrice, nella quale il conflitto tra amore e di virtù, tra passione e ragione acquista una rilevanza eminente nella riflessione dantesca. È evidente che la svolta provocata dalla morte di Beatrice nella vita di Dante, dà un nuovo indirizzo alle sue scelte essenziali, inducendolo anche ad un ripensamento critico della sua giovinezza e delle sue esperienze di vita e di impegno letterario. In questa prospettiva, la Vita nuova appare un tentativo di recupero delle esperienze precedenti, che Dante piega a una nuova scala di valori e di ideali che è andato elaborando nei mesi e negli anni più sofferti della crisi.
Le rime della maturità e dell’esilio. Verso il superamento dello “stil novo”
La produzione lirica
Nella produzione lirica di Dante, per altro assai ridotta rispetto alla fase giovanile, il tema amoroso viene abbandonato, almeno nei toni in cui è stato trattato in precedenza, e sostituito da temi morali e filosofici, predominanti nelle composizioni del periodo successivo al libello. Senza tuttavia che ciò implichi rinuncia al principio affermato che la poesia volgare debba essere solo su materia amorosa, essendo la filosofia assunta nel senso di amore della sapienza.
L’annuncio della nuova poetica è dato esplicitamente da Dante stesso nell’esordio della canzone Le dolci rime d’amore ch’i’ solia: Dante vuole rappresentare il conflitto che si è scatenato nel suo cuore tra il ricordo di Beatrice e un nuovo amore che si va affermando. Si tratta della filosofia che la prosa del Convivio identifica con la “gentil donna” che viene menzionata alla fine della Vita nuova.
Amor che ne la mente mi ragiona: la seconda canzone sviluppa le forme della lode per la, con una ripresa dello schema strutturale della prima canzone in loro e di Beatrice, Donne ch’avete: A testimonianza dell'intenzione di Dante di dare alla nuova poesia un nuovo spessore ideale e morale, senza tuttavia rinnegare i modi e le forme della prima maniera.
Sperimentalismo stilistico e metrico: le “petrose” e la “tenzone” con Forese
Nello stesso piano di sperimentalismo, storico e metrico, si collocano le quattro rime “petrose”, così dette perché vi è celebrata una donna dura come pietra, da cui anche il nome simbolico donna pigra. Ad esse accenna Dante nel De vulgari eloquentia come una novità tecnica mai tentata in Italia, ma già sperimentata da Arnaut Daniel.
È uno stile aspro nelle rime, a meno che non si mescoli con linee morbide, in quanto la mescolanza di rime morbide e aspre dà allo stile tragico, lo stile più nobile, il suo splendore, ma deliberatamente egli rinuncia alla mistura avviandosi per strade nuove e intentate, allo scopo di rappresentare una stretta corrispondenza tra la durezza del contenuto e quella della forma.
L’esperimento delle “petrose” non è però un puro esercizio di virtuosismo tecnico: del tutto diversa è la cultura, che non ha più tracce né siculo-guittoniane, né stilnovistiche, ma si ispira alla conoscenza diretta della poesia ermetica nel sud della Francia un secolo prima. Sempre sul piano di sperimentazione stilistica si colloca probabilmente la serie dei tre sonetti della tenzone con Forese di Simone Donati, probabilmente da ridurre agli anni tra il 1293 e il 1296, cioè agli anni della più spinta ricerca di nuove esperienze. Qui si tratta di sperimentare l’uso del linguaggio popolaresco e realistico sulla tonalità dell’invettiva, tramite il confronto con Forese, durante il quale Dante usa un linguaggio graffiante. Ma probabilmente si tratta di un puro “gioco” letterario sul genere della poesia satirica e burlesca.
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