Guida alle etiche
Etica del giornalismo (Barbara Grossi)
Introduzione
Definizione: il giornalismo è quel complesso di attività che si occupa della facoltà e del racconto di alcuni eventi significativi e della loro analisi e interpretazione critica. Il giornalismo è una pratica volta alla comprensione del mondo e all’interpretazione della realtà.
I fruitori del giornalismo sono quelli che leggono il giornale, ascoltano il TG o il notiziario radio o che si documentano sul web: essi si aspettano il racconto di alcuni fatti su ciò che li circonda, le notizie cioè, le chiavi di lettura e dei suggerimenti.
Lo scopo del giornalismo è quello di contribuire alla formazione di conoscenza critica di ogni cittadino così che possa prendere decisioni motivate sui temi pubblici e politici. Il giornalista dal canto suo deve seguire degli obblighi come perseguire la verità (o la veridicità), essere obiettivo, distinguere i fatti dalle opinioni e rispettare la sfera privata della privacy. Devono rispettare quindi anche regole etiche e deontologiche, anche perché non seguendole falsificherebbero l'informazione.
Il giornalismo oggi rispetta tali regole etiche? È difficile stabilirlo. La letteratura di denuncia dei misfatti del giornalismo ha radici molto antiche (1812): in Italia era già nota la pratica del puff (soffietto) dove consiste nel nascondere la pubblicità in articoli di informazione. In America invece il giornalismo americano, secondo Walter Lippmann, è stato un oggetto di propaganda.
Etica e deontologia
Etica: condotta umana nell'osservazione dei grandi principi del costume, vita civile, rapporti sociali: agire onestamente, respingere corruzione, essere leali. L'etica non appartiene ad una categoria specifica di persone ma appartiene all'umanità in generale.
Deontologia: (deon = dovere) è spesso accompagnata dall'aggettivo professionale perché indica quell'insieme di regole di condotta riguardanti gli operatori di una professione specifica.
Le carte dell'etica
Nel settore giornalistico non mancano codici di condotta e dichiarazioni di doveri; tali regole sono: rispetto della verità, buona fede, imparzialità, dovere rettifica, segreto professionale, controllo delle fonti e della presunzione di innocenza, separare il fatto dall'opinione, tener distinta notizia e pubblicità, rispetto per la dignità umana, per i minori e per le persone con convinzioni ideologiche o religiose diverse.
In Italia sono presenti una grande quantità di carte deontologiche prodotte e nel 1963 venne istituito l'Ordine dei giornalisti italiani che ha dato il via negli anni '90 al fiorire di varie carte deontologiche:
- La Carta Informazione e Pubblicità
- La Carta di Treviso (rispetto del bambino)
- La Carta dei doveri
- Vademecum della Carta di Treviso
- La Carta e sondaggi
Le iniziative disciplinari
Chi non rispetta tali carte deontologiche subirà dei procedimenti disciplinari: avvertimento, censura, sospensione dell'esercizio, radiazione dall'albo.
Ci sono varie carte anche a livello europeo come la Dichiarazione dei doveri della Federazione internazionale dei giornalisti, la Dichiarazione dei doveri e dei diritti dei giornalisti ecc...
I problemi dell'informazione
Ecco dunque le deformazioni più evidenti del giornalismo contemporaneo:
- La presentazione della verità e la manipolazione della realtà: Per i giornali è impossibile dare una descrizione oggettiva di tutti i fatti, i mass media non sono la realtà ma la filtrano: ciò costringe a dichiarare onestamente da che parte si sta ed in base a quali presupposti si scelgono le news. Inoltre per il lettore è importante conoscere qual è l'equivicinanza del giornale che sta leggendo. Deve essere chiaro che la dichiarazione del punto di vista è ben diversa dalla manipolazione delle notizie: Noam Chomsky si è occupato a lungo della collocazione delle news in prima pagina e delle immagini manipolate che danno una realtà opportunamente mediata; Giorgio Bocca invece parla di disinformazia e di fattoide: il primo termine riguarda la manipolazione delle notizie (classifica dei best seller manovrati dalle case editrici), il fattoide invece è una falsa notizia verosimile alla realtà.
- La concentrazione in poche mani dei mezzi di informazione: Dato che l'oggettività dei fatti non è raggiungibile, sarebbe almeno opportuno garantire la pluralità dei punti di vista e delle interpretazioni. La libertà e il pluralismo dei mezzi di comunicazione costituiscono il rispetto del diritto alla libertà di espressione e di informazione. In Italia tutto è nelle mani del presidente del consiglio dei ministri: siamo gli unici ad avere il potere economico del governo e delle telecomunicazioni gestito unicamente da una sola persona.
- La sovrabbondanza: Le tecniche di manipolazione delle informazioni riguardano anche l'inondazione: confonde, disorienta fino a perdere di vista le cose importanti, il lettore si perde e tutto ciò impedisce una vera comprensione dei fatti (es. guerra in Ruanda, Africa). Mai come oggi l’opinione pubblica è bombardata di notizie, eppure mai come oggi si sa tutto e non si conosce nulla. Mass media spiegano per filo e per segno i dettagli tecnici dei blitz ma non spiegano effettivamente il perché della guerra. La sovrabbondanza genera un overdose cognitiva.
- Il controllo delle fonti: Il giornalismo gigantista ha prodotto un sistema informativo in cui una volta che un solo elemento abbia raggiunto un punto d'accesso entra in circolo a velocità vertiginose ed è difficilissimo controllarlo. Chi ha interesse a far circolare una notizia falsa potrebbe riuscirci senza molte difficoltà in quanto non c'è abbastanza personale giornalistico che possa verificare l'attendibilità della notizia prima che esca. Ma non era tra i doveri deontologici controllare le fonti?
- La mercificazione della notizia: Le notizie seguono le stesse logiche delle imprese commerciali: la fabbrica dell'informazione crea l'agenda setting (una gerarchia di notizie con cui stabilisce la priorità di certe notizie su altre): da qui i parametri della notiziabilità sono ispirati a logiche mercantili. Ma è giusto considerare un'informazione una merce? L'informazione è dunque un prodotto dell'industria che ha un grosso peso economico.
- La minaccia degli altri poteri e la contiguità con la propaganda: Il controllo economico tiene saldamente le redini del giornalismo contemporaneo, quest'ultimo infatti costituisce uno degli strumenti di controllo delle masse ed oggi più che mai l'economia ha interesse a farlo, dato che i mass media hanno un enorme potere su di noi. Noam Chomsky sostiene che i media non servono ad altro che a mobilitare l'appoggio della gente favorendo la propaganda laddove il potere vuole arrivare. Le scelte dei media derivano dalla preselezione delle persone a cui attribuire la visione corretta delle cose e i leader dei media agiscono nello stesso modo, raccontando vicende per poi mantenere il silenzio (fanno ciò che vogliono). Ma dove va a finire la libertà di stampa sancita dalla costituzione?
- La commissione con la pubblicità: Il giornalismo è ormai subordinato alla pubblicità (es. I servizi di bellezza su GIOIA sono programmati all'inizio dell'anno dalla direzione pubblicitaria). Esistono quindi due tipi di professioni e due mercati giornalistici: quello degli informatori, che operano nei quotidiani e nei settimanali; e quello degli anfibi, metà giornalisti e metà pubblicitari (si occupano di moda, tempo libero, giardinaggio, salute, casa ecc.) Fenomeno dell'insider trading: giocare in borsa usufruendo di informazioni private.
Conclusioni
Quanto giornalismo è rimasto nei giornali? Se togliamo i puff, le notizie manipolate, i fattoidi, le false notizie, cosa rimane dei nostri media? Il giornalismo di oggi può informare eticamente? Abbiamo oggi a disposizione un'enorme massa di informazioni che non riescono ad informare, il fruitore medio di informazioni non è in grado di avere un'immagine più consapevole del mondo. I mezzi di comunicazione che coltivano l'esattezza e l'onestà non raggiungono l'audience come riescono a farlo i giornali, le trasmissioni ecc. Certo ci sono le regole e i codici, ma la deontologia da sola non basta. L’etica del giornalismo assicura una considerazione del fatto notiziabile secondo corretti criteri orientati alla valutazione dell’effetto che la diffusione dell’informazione può sortire e condiziona il processo di selezione che traduce gli avvenimenti in notizia sulla base dell’effettiva utilità sociale che scaturisce dagli stessi.
Etica della televisione (Claudia Mantellassi)
Introduzione
L'uomo del terzo millennio è l'abitante della Tv. La Tv è il mezzo che più incide nella formazione di idee e di sentimenti delle persone (soprattutto per chi non ha altre fonti di informazioni). È il più potente strumento di informazione dei giorni nostri ed è anche capace di distorcere le notizie.
La tv ha una grande responsabilità politica in quanto influenza l'ideologia della società moderna e lo fa tramite un meccanismo semplice ma subdolo: le immagini, le storie, le relazioni e le opinioni creano una certa idea della nostra società. La tv degli anni '50 aveva intenti pedagogici e ciclo di appuntamenti fissi, dagli anni '80 la tv ha subito una trasformazione: ha iniziato ad assecondare i gusti del pubblico e a giocare con le sue pulsioni e paure con l'intento di attrarre un maggior numero di spettatori.
Con la caduta del monopolio della tv di stato e la conseguente agguerrita concorrenza alle tv private, i programmi televisivi hanno cominciato ad assecondare l'audience piuttosto che la qualità del prodotto e la guerra agli ascolti si combatte a colpi di share. Oggi si passa da una trasmissione all'altra in un flusso disordinato privo di continuità. Il telespettatore cessa di essere destinatario dell'atto comunicativo e si trasforma in merce.
La responsabilità del mezzo
Dall'ascolto quotidiano di tv e radio deriva automaticamente una trasmissione di notizie con forti suggestioni che modificano la nostra percezione del mondo e indirizza le nostre scelte. Ogni giorno siamo bombardati da comunicazioni persuasive tanto che Pratkanis e Aronston sostengono che i media sono in grado di influenzare il comportamento delle persone.
Dietro ogni notizia vi sono meta significati, quindi intenzioni dell'ideatore. La tv ha la forza di veridicità insita nell'immagine stessa che rendono la menzogna più efficace e pericolosa. Tutto ciò che non si vede finisce per non esistere. Le immagini hanno dunque un forte potere persuasivo che raramente viene messo in discussione dal telespettatore.
I mass media non dicono come pensare ma a cosa pensare. Tutti guardano la vicenda del piccolo Simone assassinato nel lettone di mamma e non si soffermano sulle questioni che riguardano l'intera umanità. Se la televisione è controllata è una televisione antidemocratica (cit. Karl Popper).
Emergono due questioni riguardanti la tutela dei minori e la correttezza professionale di coloro che fanno informazione. La tv è uno strumento antropogenico, capace dunque di modificare la nostra natura (cit. Giovanni Sartori).
La tutela dei minori
Prendiamo come esempio i... [testo incompleto]
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