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Che cos'è l'estetica

Introduzione

Fino a non molto tempo fa l’estetica veniva definita come “scienza della bellezza”. Con questa affermazione però si pone subito il problema di definire ciò che è bello: il confine tra bello e brutto, infatti, è incerto, a partire dalle convenzioni sociali e del tempo, oppure dal gusto personale. Il concetto di bellezza è molto vago.

Oggi si sostiene che l’estetica sia una branca della filosofia, la quale si occupa della cosiddetta “esperienza artistico-estetica”. Estetica rinvia alla parola greca aisthesis, che vuol dire “sensazione”, “percezione”, “sensibilità”.

Il problema principale nel definire cosa sia l’estetica è che non tratta di un oggetto specifico e proprio; al contrario, fa propri oggetti di altre discipline, mentre una teoria seria “costruisce” il suo oggetto di riflessione. Dunque l’estetica ha uno statuto incerto, complesso e difficile.

Per cominciare a chiarire cosa sia l’estetica e di cosa tratta, può essere d’aiuto ripercorrere la storia della sua “nascita”.

Due punti di vista sull'estetica

Ci sono due punti di vista differenti:

  • L’estetica è una scienza moderna, nata intorno al XVII-XVIII secolo, in quanto specifica disciplina filosofica. Il Settecento viene chiamato “l’età della critica”, ovvero l’età in cui la riflessione sul bello e le arti si appropria di tutta una serie di strumenti, concetti e metodi dalla critica artistica e letteraria precedente, per organizzarli in modo unitario e sistematico. L’estetica ha quindi a che fare con un settore ben delimitato dell’esperienza umana: quella del bello e dell’arte come tali.
  • L’estetica è una scienza antica o addirittura da sempre esistita. Con queste espressioni si vuole mettere in evidenza l’ampia latitudine storica e teorica che si attribuisce al concetto di estetica. L’estetica consisterebbe quindi in una serie di esperienze (teoriche, filosofiche e culturali) in un insieme vario di ricerche distinte.

Queste due interpretazioni sono parziali ed hanno ragione e torto contemporaneamente. È possibile che l’estetica sia contemporaneamente antica e moderna?

  • Antica → perché ha una latitudine storica e teorica molto ampia
  • Moderna → Intorno al XVIII secolo va incontro a una svolta decisiva che permette di caratterizzarla.

Parte prima: L'estetica, scienza moderna

Il Settecento e l'estetica

La nascita della cultura estetica

Il Settecento per l’estetica è un periodo significativo perché viene considerato lo spartiacque tra la preistoria e l’inizio della vera storia di questa disciplina. È proprio in questo secolo, infatti, che viene coniato il termine “estetica”, il quale difendeva i diritti di un ampio territorio dell’esperienza umana, ovvero, il mondo delle “qualità secondarie” (gli aspetti e i valori sensibili delle cose), di cui faceva parte anche l’arte.

L’orizzonte culturale in cui nasce l’estetica in quanto scienza moderna è quello del periodo in cui si afferma la “cultura estetica” moderna (termine coniato da Lukacs). Con essa si intende quella cultura che, oltre a produrre oggetti artistici, tenta di definire e rendere eterna la categoria dell’arte.

La novità della cultura estetica

Come ogni cambiamento nella storia, anche l’estetica nasce in modo graduale e riprende concetti dalle riflessioni precedenti ad essa. I caratteri fondamentali che distinguono l’estetica dalle altre discipline sono:

  • La rigorosa distinzione tra attività culturali in genere e attività specificatamente artistiche.
  • Si forma una diversa organizzazione dell’esperienza sociale dell’arte (soggetti e istituzioni).
  • Si afferma in essa l’idea moderna di arte, fondata sulla connessione di certe attività con la bellezza e il riconoscimento di un loro denominatore comune.

Charles Batteux, nel 1746, pubblica il trattato teorico “Le Belle Arti ricondotte a un unico principio”. Prima di questo trattato le problematiche relative all’arte e alla bellezza venivano affrontate in modo distinto.

I presupposti della cultura estetica

Téchne, ars, arte

L’idea settecentesca di arte come attività estetica era estranea alla cultura antica e medievale.

  • Greco → téchne
  • Latino → ars

Queste due parole hanno accezione molto ampia. Designavano qualsiasi attività umana che procede con sapiente abilità verso uno specifico fine produttivo.

Aristotele → téchne = attività produttiva che si fonda sul sapere (regole e procedimenti) atta a raggiungere uno scopo determinato, e sulla capacità di saperli mettere in pratica. La definisce una delle tre virtù (quindi è un’attività elevata) ma è quella con il grado più basso.

Platone → téchne = qualsiasi attività produttrice di oggetti determinati. Tutto ciò che procede con metodo razionale.

Arti liberali e arti meccaniche

Le téchnai o artes erano diversamente qualificate ma corrispondevano tutte alla stessa denominazione. Nella cultura greca e nella cultura medievale le arti venivano ancora accomunate nella dizione “téchne”. Facevano quindi parte di quella classe che comprende tutte le trasformazioni intenzionali che l’Uomo produce sulla Natura.

Nella cultura medievale poesia e musica facevano parte delle “arti liberali” (complesso di conoscenze teoriche ritenute essenziali da padroneggiare per un uomo colto). La scultura, la pittura e l’architettura appartenevano alla classe delle “arti meccaniche”, le quali venivano considerate inferiori rispetto alle liberali. Questa gerarchia è causata dalla concezione antica dell’inferiorità del fare rispetto al conoscere (il lavoro manuale è inadatto a chi vuole ricercare la verità).

Le arti e il concetto di bellezza nella cultura antica e medievale

Malgrado l’ampiezza delle esperienze richiamate alla mente dai termini antichi e medievali di arte, la loro cultura riusciva certamente a cogliere le diversità e problematicità di alcune.

Platone ad esempio non classificava la poesia come una vera e propria téchne. Secondo lui ogni téchne è delimitata con oggetti e metodi specifici, mentre la poesia ne è impossibilitata, la poesia va oltre alla tecnica, è qualcosa che da luogo a un tipo di conoscenza privilegiata ed eccezionale.

Secondo Aristotele la poesia è interessata alla rivelazione della verità, addirittura più di quanto lo possa essere la storia. Questa specificità non riuscì ad affermarsi o a trovare espressione nel lessico della lingua.

Il concetto di “bellezza” era inteso come una nozione filosofica e aveva poco a che fare con le riflessioni sull’arte. È importante notare che la cultura estetica moderna chiamando “belle” le arti si riferiva a non poche delle caratteristiche del concetto di bellezza del pensiero antico e medievale.

Bellezza → qualità stabile e oggettiva dell’essere. Poteva essere specificata in modi diversi (proporzionato, ordinato, simmetrico, splendido). Nella modernità la qualità oggettiva diventa qualità “estetica” e quindi sensibile e soggettiva.

Le belle arti tra Rinascimento e Barocco

Nel Rinascimento nasce l’immagine moderna dell’artista. Pittura e scultura sono considerate un’imitazione razionale della natura. Insieme all’architettura vengono considerate arti dal valore intellettuale e distinte dalle arti meccaniche.

Il Vasari a metà ‘500 scrive la prima opera di critica dell’arte (Vite de’ più eccellenti architetti, scultori e pittori); la sua intenzione è quella di dimostrare che gli artisti non sono semplici artigiani e di porre un’attenzione unitaria alle arti figurative. Obiettivi grazie ai quali il Vasari conia il termine “arti del disegno” diretto discendente del termine “belle arti”.

Con il Rinascimento ed il Barocco inoltre si comincia a riflettere su certe caratteristiche dell’esperienza e della produzione artistica. Tale lavoro comincia nel ‘500 per essere “concluso” nel ‘700.

Arte e scienza tra XV e XVII secolo

Nel Quattrocento arte e scienza venivano messe in stretta correlazione, nacque in questo periodo, infatti, la figura dell’artista-scienziato (delinea la consapevolezza dell’architetto/pittore sull’importanza dell’invenzione e del progetto teorico rispetto all’esecuzione che richiede solo abilità manuale).

È in particolare grazie a due figure, che possono essere considerate simbolo di un’epoca intera, che si arriva a riconoscere, nelle arti visive, un contenuto e un fondamento scientifico al pari delle arti liberali: Leon Battista Alberti e Leonardo Da Vinci.

De Re Aedificatoria Alberti → (1452) : prende forma l’immagine moderna dell’architetto, il quale è un progettista, ma anche un letterato e uno studioso, in grado di risolvere problemi tecnici e teorici. L’esecuzione del progetto non gli compete.

De Pictura (1435) : tentativo di analizzare la struttura intellettuale della rappresentazione pittorica, come fosse un teorema matematico da dimostrare. La prospettiva ne costituisce il fondamento (far coincidere immagine prospettica e visione diretta). Grazie ad Alberti infatti vengono delineate quelle che sono le leggi della prospettiva, intesa come scienza della visione e della pittura.

Leonardo → la pittura è scienza in senso nuovo e più profondo. Le scienze naturali sono “imitabili”. La pittura è scienza per eccellenza perché consiste in un’imitazione razionale, della natura, guidata da principi di carattere scientifico. La pittura diventa così un modo particolarissimo di conoscere la natura, in quanto sia di sua esclusiva competenza la scoperta e l’investigazione del mondo visibile, della luce.

La conoscenza dei letterati secondo Leonardo è puramente astratta e mentale, si distacca così dalla visione di “huomo docto in buone lettere” di Alberti.

Charles Perrault conierà il termine “beaux-arts” contrapponendolo al termine “arti liberali” (1690).

L'arte e l'artista, il museo e l'accademia

L'arte come attività estetica arte

Prima del XVIII secolo la parola si riferiva a ciò che noi oggi consideriamo arte solo in unione ad aggettivi e complementi di specificazione (belle arti, arti del disegno). L’uso di arte nel senso di “attività estetica” inizia ad essere documentato verso la fine del ‘600, ma si diffonde nel secolo successivo; prima in francese, italiano e tedesco e poi nelle altre principali lingue europee. Comunque l’impiego del termine belle arti rimarrà attivo fino a ‘800 inoltrato.

In Italia comincia ad essere documentabile dalla prima metà del ‘700. Un esempio efficace può essere Francesco Malizia che, nel 1781, nel Dizionario delle belle arti del disegno fa una distinzione tra la figura dell’artigiano (che pratica qualche arte meccanica) e quella dell’artista (che esercita le Belle arti).

Grazie alle nuove accezioni di arte e artista diventa chiaro come sia ora superfluo il termine “arte bella” (come afferma Schlegel) perché non c’è arte che non sia necessariamente produttrice di bellezza, e perciò “bella”.

La rivoluzione scientifica del Seicento

Nella seconda metà del ‘600 vi è un processo generale delle scienze che costituisce profonde trasformazioni culturali. All’immagine del sapiente rinascimentale irraggiungibile comincia a contrapporsi il carattere laico, pubblico e a tutti accessibile della conoscenza scientifica. Questa nuova immagine moderna della scienza si delinea, dunque, quando si riconosce che i metodi e i risultati del sapere scientifico sono integralmente trasmissibili e non richiedono alcuna particolare illuminazione per essere compresi e messi in atto. Il sapere scientifico è basato sulla collaborazione degli ingegni e quindi presuppone un’eguaglianza delle intelligenze.

La questione degli antichi e dei moderni

A partire dalla seconda metà del ‘600 ci fu un grande dibattito culturale, prima in Francia e poi in tutta Europa: la Querelle des anciens et des modernes. Inizialmente fu un dibattito letterario ma presto divenne molto più ampio: partendo dalla questione della definizione dell’idea di “progresso” e della sua applicabilità alle varie attività umane, finì per investire l’intero sistema del sapere del tempo. Fu così che la rivoluzione scientifica coinvolse anche la Querelle. Da tale confronto derivano alcuni importanti riconoscimenti:

  • Nei settori della cultura dove si ha prevalentemente a che fare con il ragionamento geometrico e il calcolo matematico, si può assistere ad un vero e proprio progresso, ad una crescita effettiva e documentabile delle conoscenze. (La superiorità dei moderni rispetto agli antichi è facilmente dimostrabile)
  • Nelle arti il progresso non è dimostrabile, perché la conoscenza più perfetta e rigorosa delle regole non è sufficiente a garantire un miglioramento artistico sostanziale.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher veronicatirelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica delle arti del Novecento e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Messori Rita.
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