Storia dell'estetica moderna - Tonino Griffero
Capitolo 1
Da circa due secoli il significato del termine “estetica” si è ampliato fino ad indicare un nuovo ambito scientifico, ma resta una nozione sul cui significato si continua ancora a discutere poiché non si esaurisce in problemi come la bellezza o l'arte, ma riguarda anche temi legati alla sensibilità in generale. Questi sono strettamente connessi all'etimo del neologismo “aisthesis” (da cui deriva il termine estetica) che significa: sensazione e alle intenzioni di Baumgarten, fondatore dell'estetica. Egli scrisse “Aesthetica” in latino nel 1750, ma questo termine, in realtà, lo aveva già coniato nella sua tesi di laurea. Essa proviene dal greco “aisthesis”, che significa “conoscenza sensibile”, ovvero “percepire attraverso la mediazione dei sensi”.
Non esiste una storia dell'estetica poiché ce ne sono tante quante sono le diverse concezioni dell'estetica. Inoltre, qualsiasi storia di ciò che si è deciso nei tempi e in maniera tutt'altro unanime di chiamare “estetica”, risulterebbe sempre condizionata da qualche pregiudizio sulla natura di questi temi e soprattutto sulla loro essenza.
Se nell’epoca moderna ha dominato un concetto di estetica legata all’arte, al bello e alla verità, nell’antichità non era per niente così in quanto per gli antichi greci l’arte non aveva niente a che vedere con il bello, era considerata un’attività manuale.
Pur ricorrendo a concetti via via secolarizzati derivati dalla tradizione antica e medievale, si può dire che l'estetica come disciplina filosofica non ha più di 200 anni. Tanti quanti ne ha la nozione unificata delle “arti belle” date dall'unione di Teoria del bello e Teoria dell'arte. L'estetica è dunque qualcosa di moderno e più precisamente è un'invenzione settecentesca che si esprime in un nuovo atteggiamento verso l'esistenza che riassume concetti come “genio”, “gusto”, “sentimento”, “fantasia”, “bello”, “senso”, “sublime”, “opera”, ecc., e che implica l'estensione anche alla creazione e alla ricezione estetica dell'esperienza della verità, sottratta così almeno in parte, al presunto controllo esclusivo delle scienze matematiche.
Comunque la storia dell'estetica appare rilevante proprio a partire dal '700 e ne segue che tutte le teorie estetiche che precedettero Baumgarten possono essere considerate come preistoria dell'estetica, in quanto solo a metà settecento, l'antica riflessione psicologica e metafisica sulla bellezza viene integrata a quella sul soggetto estetico, sul giudizio di gusto e inoltre da un tentativo di rivalutazione della vita e della conoscenza sensibile.
La maggior parte dei concetti di cui si occupa l’estetica erano già stati trattati precedentemente, solo in modo piuttosto sparso:
- Fantasia: già trattato da Bacone (1561-1626) che l’aveva definita un “matrimonio o divorzio illegale tra le cose”, facoltà di creare delle relazioni arbitrarie, ovvero la non possibilità in natura (per esempio possiamo immaginare un cavallo con le ali o senza gambe); mettere cioè in relazione cose che nella realtà non sarebbero relazionabili.
- Ingegno: inteso come la capacità dell’uomo di creare qualcosa di inaspettato, di completamente nuovo.
- Gusto: concetto fondamentale nella riflessione estetica, eppure indefinibile se non intendendolo come la capacità di comportarsi nel modo giusto al momento giusto, senza troppa ricercatezza né troppo studio.
- Contrapposizione antico/moderno: inizia a sorgere il dubbio sul passato, che tutto ciò che è stato studiato fino a quel momento è sbagliato, in quanto se la scienza è riuscita a “sbugiardare” la Bibbia vuol dire che non si è più sicuri di nulla; al tempo stesso si apre il dibattito sulla presunta inarrivabilità degli antichi, l’incapacità dell’uomo moderno di riuscire a superare ciò che è stato fatto in precedenza (Iliade, Colosseo).
- Entusiasmo: un concetto che ha origine greca e già analizzato da Platone. Platone distingue tra “arti” quelle che si fanno e “poesia”: il poeta per Platone è “entusiasta”, ovvero è invasato da Dio, scrive come mezzo di Dio; mentre l’artista sa quello che fa nel dipingere un quadro o nel scolpire il marmo, il poeta parla di cose che non perché è Dio a fargliele dire. (contrapposizione Platone-Aristotele: Platone: arte è imitazione falsa della realtà, arte immorale, allontana dalla realtà. Aristotele: arte è imitazione della realtà, ma un’imitazione migliore, universale)
- Delicatesse/o non so che: la cosiddetta “teoria della delicatezza”, il saper fare qualcosa, non sapendolo spiegare, né avendo qualcuno che ce lo insegni, un comportamento aggraziato che ci viene automatico; è stata definita una “confessione d’ignoranza” che dimostra come a determinate cose si può solo alludere per esempi e non per regole.
- Opinione pubblica: la nascita dell’opinione pubblica è fondamentale per l’estetica, in quanto in un certo senso è il vero motore di tutta la riflessione, in quanto si sviluppano tutti questi luoghi come caffè letterari, circoli dove è la società stessa ad interessarsi di arte, di gusto, di bellezza, ed è bene attenta al mondo della cultura. Nasce inoltre la figura del critico, colui che pensa di avere abbastanza gusto da poterlo insegnare agli altri.
- Arti come sistema: mentre fin dall’antichità le arti erano state divise in arti manuali (manipolare materia: pittura, scultura, architettura…) e arti liberali (arti “liberate dalla manualità”: poesia, letteratura…), nel corso del settecento tutte le arti cominciano a venire intese come un unico sistema, si comincia insomma a parlare di arte in generale e dei tratti comuni che tutte le arti hanno.
Due correnti di pensiero nel settecento
Nella prima metà del Settecento si possono individuare due correnti di pensiero contrapposte:
- Oggettivismo razionalista: Sembra prevalere all’inizio del secolo, anche grazie alla forte impostazione illuminista dell’epoca. È un approccio basato su:
- L’individuazione di criteri oggettivi per stabilire cosa sia la bellezza
- L’idea che si possa in qualche modo misurare il bello
- Tentare di dare criteri scientifici anche a discipline non razionali
- Soggettivismo empirista: Approccio opposto, si basa appunto sul “soggetto”:
- Non esistono criteri oggettivi per giudicare la bellezza
- L’arte deve suscitare sentimenti
- Il bello non è una caratteristica dell’oggetto ma un sentimento suscitato nel fruitore
- Il bello non esiste se non c’è un soggetto che ne gode
Preistoria dell'estetica
Nell'estetica del primo romanticismo l'autore inglese più influente fu Shaftesbury, a cui si deve non solo l'identificazione del bello, buono e vero, ma soprattutto il riscatto del “sentimento” e “dell'entusiasmo” all'interno di una Teoria dell'artista come genio. L'estetica di Shaftesbury acquista una fisionomia più psicologista con Hutcheson che associò all'idea di bellezza una specifica facoltà: “il senso del bello”, un “senso interno”, a metà strada tra percezione e giudizio morale.
Rilevante in questo periodo è l'opera critica di Diderot con la sua opera “Encyclopedie”. Sul piano estetico egli ha contribuito a chiarire i rapporti di pittura e poesia, a valorizzare in senso moderno la professione dell'attore (dal quale esige naturalezza, imitazione della natura e degli antichi) e a riflettere storicamente sulle precedenti idee estetiche. L'arte non è più osservanza di regole ma imitazione del “verosimile naturale” ed è in stretto rapporto con l'utile materiale (cioè la tecnica) e l'utile morale (in quanto l'artista deve rendere amabile la virtù e odioso il vizio).
Ma il vero fondatore del “sistema delle belle arti” è l'abate Charles Batteux. Per lui le “arti belle” (finalizzate solo al piacere) si basano tutte sull'imitazione della natura e si fa riferimento non alla natura com'è, ma alla “bella natura” intesa in senso idealizzato come “il più perfetto in sé”.
Nell'ambito di coloro che nel '700 cercarono una definizione oggettivistica del bello (oggettivismo razionalista) troviamo il cartesiano Crousaz che considera soggettivo solo il piacere causato dalle sensazioni e assolutamente oggettiva l'ammirazione per la bellezza delle idee. Alla strategia di distinguere tra vari tipi di bellezza ricorre invece il gesuita André. Egli considera soggettivo e relativamente arbitrario solo il bello delle istituzioni umane (come la moda) mentre indipendente dall'uomo e da qualsiasi istituzione (quindi oggettivo) è il “bello naturale” concepito, in modo classico, come ciò che è vero, onesto, ordinato e conveniente.
Decisamente più influente è invece quello che si potrebbe chiamare partito del soggettivismo. Tra le teorie più moderne troviamo quella di Du Bos che non si occupa più delle leggi astratte della bellezza, ma su base empirista della “psicologia delle reazioni”, per cui solo il sentimento è in grado di accertare se l'opera commuove e se suscita in noi l'impressione che deve suscitare. Con Du Bos abbiamo la definitiva fondazione dell'estetica del sentimentalismo con il principio di gusto.
Più orientata ad una maggiore oggettività è l'opera di Burke. Scrittore e politico inglese che nella sua opera “Inchiesta filosofica sull’origine delle nostre idee del bello e del sublime”, anticipa tratti fondamentali dell'estetica romantica, rivendicando all'esperienza estetica i caratteri della spontaneità e dell'originalità. Egli considera il bello una qualità sociale, articolata rispettivamente in simpatia (con la quale si spiega l'effetto della tragedia), imitazione ed emulazione. Ma il tema di Burke che influenzerà l'estetica successiva è quello del sublime.
Con Burke per la prima volta si affronta il termine “sublime”. Burke afferma che si trova l'uomo normalmente in una condizione sentimentale di indifferenza. Questa condizione viene interrotta quando determinati oggetti o fenomeni suscitano in lui dolore o piacere. DOLORE: è di un solo tipo, e viene provocato da fatti spiacevoli, dannosi o pericolosi. PIACERE: può essere di due tipi:
- Piacere positivo (plaisure): provocato da cose belle
- Piacere negativo (delight): provocato da cose sublimi
Burke distingue dunque tra bello e sublime, affermando che il sublime è sì un tipo di piacere, ma è un tipo di piacere derivante dalla scomparsa di dolore o di pericolo. Infatti, Burke associa il sublime alla natura nei suoi aspetti più terrificanti (uragani, maremoti, terremoti...) proprio perché di fronte a questi fenomeni si ha la consapevolezza della distanza tra soggetto e oggetto (sentirsi indifesi in quanto inermi). Il sublime è più importante del bello.
L'estetica in Italia (Vico e la fantasia)
L'Italia appare isolata e in ritardo rispetto al diffondersi delle nuove tematiche estetiche, nonostante ciò, il contributo dato da alcuni esponenti come Gravina, Muratori e soprattutto da Giambattista Vico, non deve essere sottovalutato.
Vico è uno dei pochissimi autori italiani ad aver dato un contributo rilevante all’estetica. Vico ha il merito di aver stabilito il nesso tra arte e verità storica. Vico elabora un'ampia teoria ciclico-provvidenzialistica degli stadi attraversati dall'umanità, stabilendo che la prima scienza sviluppatasi nell'umanità (priva di pensiero razionale) fu la poesia. Secondo Vico, l'umanità passa attraverso delle fasi storiche, che si ripetono ciclicamente:
- Età degli dei: la fase primitiva della storia umana, in cui gli uomini credono di vivere sotto governi divini.
- Età degli eroi: in continuità con la prima, in quanto gli eroi pretendono di discendere dagli dei.
- Età degli uomini: nella quale tutti si riconoscono come umani.
A queste tre fasi corrisponde il passaggio dalla poesia alla ragione. Nel pensiero di Vico, l'umanità ha un'origine poetica che si evolve successivamente nella odierna ragione scientifica. La poesia non è un lusso dell’uomo ma una necessità primitiva. La poesia era da sempre considerata qualcosa che si aggiungeva alla ragione, come un lusso o un eccesso. L’uomo è razionale e ogni tanto fa poesia. Vico rovescia questa cosa completamente: la poesia è lo stato originale degli uomini, non è l’apice dell’uomo maturo. La poesia è esprimere il mondo in modo necessariamente poetico perché non si hanno i mezzi scientifici per esprimerlo diversamente.
La poesia non è sapienza: altri autori avevano portato avanti l’ipotesi che la poesia fosse sì all'origine dell'umanità, ma che fosse una sorta di sapienza misteriosa dalla quale poi l'umanità è decaduta. Vico rifiuta anche questo in quanto per lui la poesia non è sapienza ma è un modo per dare un'anima al mondo: gli uomini primitivi non avevano un linguaggio sviluppato, hanno dunque dato i nomi alle cose che vedevano nel mondo come se si riferissero al corpo umano (le gambe del tavolo, il letto del fiume, la bocca della caverna).
Alexander Baumgarten
Baumgarten fu allievo di Leibniz, e possiamo individuare l'influenza che quest'ultimo ha avuto sull'allievo nell'importanza che Baumgarten attribuisce alla conoscenza sensibile: Leibniz infatti rifiuta l'idea (cartesiana) che esista una separazione netta tra conoscenza razionale e conoscenza sensibile, secondo la quale la conoscenza sensibile sia molto più ingannevole e dubbia. Secondo Leibniz esiste una continuità in quanto la conoscenza razionale sarebbe un'evoluzione della conoscenza sensibile. E appunto, sulla conoscenza sensibile, Leibniz pone una certa attenzione su quelle che lui chiama “piccole percezioni”, ovvero sostanzialmente un modo per chiamare la dimensione inconscia. Secondo Leibniz, inoltre, la filosofia ha il compito di indagare sulla finalità delle cose, sul perché delle cose, compito che la scienza si è già scrollata di dosso.
Baumgarten è dunque il primo filosofo a dare una primissima definizione di estetica: “L'estetica (teoria delle arti liberali, gnoseologia inferiore, arte del pensare in modo bello, arte dell'analogo della ragione) è la scienza della conoscenza sensitiva". Innanzitutto, l'estetica è una scienza, al contrario di Cartesio.
- Scienza della conoscenza sensitiva: non la pittura o la scultura, ma piuttosto la poesia.
- Teoria delle arti liberali: la conoscenza sensibile è una forma di conoscenza inferiore a quella dell'intelletto, ma non completamente altra, ovvero si trova sulla sua stessa linea di sviluppo.
- Gnoseologia inferiore: Baumgarten insegna retorica (arte del discorso) quindi parte dal punto di vista che esistano argomenti ben costruiti e argomenti fasulli, argomenti convincenti e argomenti che non convincono nessuno. Per lui esiste un pensare in modo bello.
- Arte di pensare in modo bello: la conoscenza dei sensi non è razionale ma è comunque analoga alla ragione (esempio: gli animali non hanno la ragione degli uomini ma hanno una ragione analoga a quella dell’uomo).
Con Baumgarten troviamo delle importanti differenze rispetto al passato. Baumgarten considera la conoscenza sensibile confusa a causa della contingenza dei sensi e quindi inferiore rispetto a quella intellettuale. La differenza che intercorre tra sensi e intelletto, per Baumgarten è una differenza di chiarezza e distinzione percettiva. Se per Cartesio le idee erano chiare e distinte, invece per Baumgarten le idee sono chiare e confuse (queste sono le idee del mondo estetico). Questo tipo di idee sono necessarie perché sono quelle che ci permettono di esprimerci.
Metà settecento
Come già detto, il Settecento è il “secolo dei saperi”, ovvero il secolo in cui nascono e si sviluppano molte discipline. Nella seconda metà del Settecento assistiamo alla:
- Nascita della storia: come disciplina, un atteggiamento dei saperi rivolto anche alla storia, ovvero lo studio del passato attraverso la narrazione continua e sistematica degli avvenimenti storici.
- Nascita del neoclassicismo: tendenza culturale che pone un grande interesse sull'arte antica, soprattutto quella greca, che viene considerata talmente alta da essere inarrivabile e inimitabile.
- Nascita della storia dell'arte: con lo svilupparsi della disciplina storica, nasce anche la tendenza a indagare la storia delle singole discipline, dunque nasce anche la storia dell'arte, intesa come lo studio dell'evoluzione delle espressioni artistiche.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Storia dell'Estetica, prof. Ferrari, libro consigliato Storia dell'Estetica Moderna, Griffero
-
Riassunto esame Estetica, prof. Givone, libro consigliato Storia dell'Estetica
-
Riassunto esame Estetica, prof. Gatti, libro consigliato Storia dell'estetica moderna, Restaino
-
Riassunto esame Estetica, prof. Vercellone, libro consigliato Storia dell'estetica moderna e contemporanea, Bertine…