Economia e gestione delle imprese
Valore aggiunto
Valore aggiunto è la differenza fra:
- I valori delle risorse acquistate dall’impresa dall’esterno mediante l’acquisto di determinati fattori necessari per realizzare la produzione e che incidono negativamente nel calcolo del valore aggiunto (input)
- Il valore di quando il prodotto esce sul mercato (output), realizzando un fatturato in un determinato esercizio se in tale esercizio non si verificano variazioni tra rimanenze finali e iniziali. Se si verificano, il valore della produzione ottenuta dalla struttura dovrà tenerne conto ma anche della variazione di valore tra queste rimanenze.
Quindi è una capacità dell’impresa di aggiungere, tramite la funzionalità del processo produttivo, ricchezza al patrimonio. Può generare un risultato economico di esercizio positivo, rappresentato da un reddito o utile di esercizio, oppure negativo, rappresentato da una perdita. La determinazione di un reddito può comportare la generazione di un profitto, cioè la remunerazione che spetta all’imprenditore per il rischio che si è assunto avviando e gestendo l’attività di impresa a cui ha dato vita. Si tratta di un surplus, quindi di un risultato utile, realizzato attraverso la combinazione dei fattori dedotti dal reddito, ovvero i costi figurativi del capitale proprio e dell’attività imprenditoriale, che non originano alcuna uscita ma rappresentano una rinuncia a un qualcosa. In questo senso, sono misurati dai costi opportunità, cioè dai costi riferiti a occasioni di investimento o di lavoro altrove rispetto all’attività di impresa alle quali l’imprenditore rinuncia. Questo può accadere nell’ambito delle scelte decisionali di investimento che è chiamato ad effettuare.
L’impresa essendo un sistema aperto agisce in un ambiente con il quale realizza scambi in ingresso e in uscita, attraverso i quali cerca di conseguire la produzione di valore che consente di alimentare la vitalità dell’impresa.
Metodi di calcolo del valore aggiunto
Metodo diretto
Valore aggiunto = output – input (valore fattori esterni)
Output (valore produzione) = ricavi + rimanenze finali – rimanenze iniziali
Esempio:
- Ricavi di vendita = 265.000
- Rimanenze finali = 85.000
- Rimanenze iniziali = 60.000
- Consumi di materie prime = 70.000
- Energia = 8.000
- Lavorazione presso terzi = 4.000
- Costo del lavoro = 95.000
- Ammortamenti = 40.000
- Fitti passivi = 15.000
- Oneri finanziari = 28.000
- Altri costi = 12.000
Totale costi = 272.000
Imposte su reddito = 30%
Valore produzione = 265.000 + 85.000 – 60.000 = 290.000
Costo di fattori esterni = 70.000 + 8.000 + 4.000 + 15.000 + 12.000 = 109.000
Valore aggiunto = 290.000 – 109.000 = 181.000
Verrà distribuito fra i fattori interni, come il costo del lavoro, ammortamenti, oneri finanziari e i costi di tutti i servizi forniti dallo Stato e da altri enti pubblici locali, che concorrono ad assorbire la ricchezza prodotta. Il valore aggiunto è in grado di coprire i fattori interni per cui avremmo un reddito.
Margine operativo lordo = 181.000 – 95.000 = 86.000
Reddito operativo = 86.000 – 40.000 = 46.000
Risultato preimposte = 46.000 – 28.000 = 18.000
Reddito netto = 18.000 – 5.400 (-30%) = 12.600
Oppure
Reddito netto = 290.000 (valore aggiunto lordo) – 272.000 (tot. costi) – 5.400 = 12.600
Metodo indiretto
Reddito netto = 12.600
Imposte = 5.400
Oneri finanziari = 28.000
Ammortamenti = 40.000
Costo del lavoro = 95.000
Valore aggiunto = 181.000 (somma di tutti i valori precedenti)
Il valore aggiunto rivela la capacità dell’impresa di remunerare adeguatamente tutti i fattori interni alla sua gestione.
Metodi per l’analisi della convenienza economica degli investimenti industriali
Insieme di metodi e procedure di valutazione delle informazioni, attuati con lo scopo di fornire al decisore aziendale (imprenditore o manager) una base per prendere decisioni razionali, sia in occasione di una nuova attività produttiva, sia durante lo svolgersi dell’attività stessa. Prendere una decisione significa costruire un modello che rappresenti la realtà. Dare esecuzione ad una decisione significa dedurre da un modello le risorse da impiegare, i tempi e le modalità di impiego di tali risorse.
Le analisi che verranno fatte sono ex ante, cioè i dati di ingresso nel calcolo sono stime delle previsioni di natura quantitativa e qualitativa, riferite alle diverse scelte che possono essere prese in considerazione dall’impresa in merito alle decisioni che deve assumere. Poiché il fine ultimo dell’impresa è quello di riuscire a sopravvivere, il criterio alla base del sistema valutativo è rappresentato dalla redditività, cioè il criterio economico reddituale. È una finalità, un obbiettivo ed è anche un vincolo interno, infine un criterio di analisi. È rappresentata dal rapporto percentuale (ricavi-costi) / capitale investito = redditività ed esprime direttamente la convenienza o meno a investire nel processo produttivo.
Analisi degli investimenti (medio/lungo termine) implicano una variazione di costi, ricavi e ammontare di capitale investito che portano all’applicazione di procedimenti e di valutazioni specifiche che riguardano la sfera di analisi degli investimenti, quindi problemi che fanno riferimento alla convenienza, o meno, in investimenti che avranno un impatto sulla capacità produttiva. Confronto operativo riguarda una sfera temporale di riferimento del breve periodo, a differenza dei problemi precedenti, implicano una variazione rispetto agli investimenti già prefissati che l’impresa ha deciso di realizzare.
Ad esempio, problemi che si riflettono su una variazione potenziale di ricavi e di costi e quindi accettare o meno una riduzione di prezzo su una determinata fornitura di merce straordinaria che un cliente è disposto ad ordinare soltanto a condizione di poterne usufruire a un prezzo di favore; la scelta di decidere se produrre all’interno un determinato output oppure acquisirlo da terzi (make or buy); una valutazione di convenienza sul margine di contribuzione in merito a una determinata produzione o più output realizzati dall’impresa stessa.
Investimento è l’impiego di una certa quantità di risorse “attuali” nella speranza di benefici futuri. Ci si riferisce all’impiego di un flusso di ricchezza destinato ad alimentare una grandezza stock denominata capitale, più precisamente capitale industriale. Quindi è un mezzo attraverso il quale l’impresa può accrescere e migliorare la propria produzione, inoltre ridurre i costi, questo significa che un’impresa può valutare di sostenere un determinato investimento se le consente di accrescere, o migliorare, la propria produzione dal punto di vista qualitativo e quantitativo. La decisione di acquistare o produrre beni strumentali è in relazione con la stima del potenziale utile netto che si può ottenere dalle attrezzature, in generale dal capitale industriale, impiegate nella produzione.
In merito all’oggetto cui è destinato il flusso di ricchezza, si può effettuare la distinzione tra due tipologie di investimento:
- Finanziari, impiego di risorse monetarie in mezzi o strumenti finanziari, come l’acquisto di azioni e obbligazioni.
- Industriali, corrispondono alle spese produttive effettuate dall’impresa e possono avere natura in beni:
- Materiali, come un bene strumentale destinato ad essere impiegato in modo durevole nell’ambito della propria attività aziendale e nello specifico del processo produttivo, quindi investimenti nella realizzazione o nell’acquisizione di impianti/macchinari necessari per lo svolgimento dell’attività aziendale;
- Immateriali, come l’acquisizione di un brevetto, concessione, licenza, costi sostenuti per la ricerca e lo sviluppo, ampliamento.
Gli investimenti industriali sono finalizzati al miglioramento, in termini qualitativi e quantitativi, della capacità produttiva dell’azienda, quindi di tipo materiale, per capire come valutare la convenienza economica. Essendo investimenti di natura pluriennale richiedono di sostenere uno sforzo importante nella fase di impianto, nel corso della quale l’impresa sostiene una serie di costi per la realizzazione di un progetto (costi che diventano uscite monetarie nel momento della liquidazione), inoltre la necessità di sostenere una serie di altri costi importanti per garantire il funzionamento del bene strumentale su cui si è deciso di investire. A questa fase si affianca un periodo di esercizio che coincide con l’avvio del progetto realizzato, durante il quale si susseguono costi e ricavi (ovvero flussi monetari netti).
La natura dell’investimento e la decisione stessa di effettuarlo si può configurare come uno scambio (trade-off) tra:
- Oggi: un esborso iniziale pluriennale, nella fase di avvio/impianto consistente, o una successione di esborsi pluriennali certi e consistenti
- Futuro: una serie di introiti futuri incerti, connessi alla vendita dei prodotti, ai quali si contrappongono esborsi futuri incerti, per l’acquisto dei fattori produttivi.
Un investimento industriale non può prescindere da un’analisi di fattibilità tecnica, economica e finanziaria per valutare l’economicità e il rischio. Nella spesa per l’investimento industriale i costi che si prendono in analisi sono:
- Oneri accessori, cioè imposte, dazi doganali, spese notarili/legali, trasporti, assicurazione, installazione, montaggio, collaudo, ecc.
- Costi di acquisto per materie prime, accessorie, energia, manutenzione, personale, lavorazione presso terzi, spese generali, oneri finanziari.
Caratteri e tipologie degli investimenti industriali
Riassumendo le caratteristiche economico-finanziarie degli investimenti industriali:
- Ingente esborso monetario iniziale certo e consistente;
- Tempo di recupero della ricchezza investita > alla durata del ciclo produttivo / dell’esercizio;
- Ritorno in forma indiretta, cioè attraverso il processo produttivo e la vendita dell’output ottenuto;
- Benefici futuri incerti.
Il ritorno in forma liquida può essere stimato sotto due profili:
- Economico
- Via diretta, ricavi – costi;
- Via indiretta, vantaggi prodotti.
- Non economico: accrescere le risorse intangibili.
Classificazione in relazione alle cause e all’oggetto dell’investimento che può essere di:
- Natura strategica, riguarda progetti aventi un impatto sostanziale sulla posizione competitiva dell’impresa;
- Tipo operativo, riguarda singole operazioni di immobilizzo che si rivelano necessarie durante l’attività, afferiscono dunque decisioni di minore rilevanza.
Classificazione in relazione all’operazione dell’investimento che può essere:
- Indipendente, i flussi finanziari generati non sono influenzati da decisioni relative ad altre operazioni;
- Dipendente, il contrario del precedente.
Classificazione in relazione ad altri investimenti:
- Interdipendenti, la realizzazione di uno implichi ne implichi un altro, come causa o conseguenza;
- Alternativi, a causa di vincoli economici, tecnici e finanziari l’uno esclude l’altro.
L’investimento può essere definito come una successione di esborsi / uscite / input e di incassi / entrate / output. Questi possono susseguirsi secondo varie combinazioni:
- PICO: unico input, flussi di output durante il periodo di vita (es. imprese industriali);
- PIPO: unico input, unico output (es. speculazione immobiliare);
- CIPO: flussi di input, unico output (es. settore assicurativo);
- CICO: flussi di input, flussi di output (es. sistema pensionistico).
Classificazione in relazione agli effetti prodotti nel processo produttivo dell’investimento che può essere di:
- Primo impianto, attraverso il quale l’impresa avvia l’attività di produzione di un determinato output;
- Espansione della capacità produttiva, quindi soddisfano l’aumento della domanda mediante l’acquisto di nuovi impianti oppure creando nuove tecniche;
- Sostituzione di uno o più impianti divenuti obsoleti, quindi non più economicamente convenienti e in grado di mantenere il livello quali-quantitativo esistente di capacità produttiva e di produttività;
- Ammodernamento, mirato a migliorare il processo produttivo in termini quantitativi e qualitativi ottenendo una più elevata produttività, attraverso la diminuzione dei costi, nel primo caso, e degli errori registrabili nel secondo.
Il flusso di cassa di un investimento industriale
Il flusso di cassa è l’insieme dei flussi monetari che l’impresa stima di realizzare o di sostenere nelle varie epoche in cui prevede possa manifestarsi la vita utile di investimento. È la rappresentazione del susseguirsi di eventi finanziari che si aspettano nell'arco temporale dell'investimento stesso.
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