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Capitolo 1.1: Introduzione

L’impresa è un’istituzione economica organizzata ai fini della produzione e dello scambio di beni in uno spazio denominato contesto, che può essere:

  • Interno: Fattori umani, tecnici e finanziari disponibili all’impresa. L’attenzione riguarda la singola impresa, l’unità produttiva ecc.
  • Esterno: Ambiente generale che comprende influenze di ambito politico sociale e economico e più specifiche (es. concorrenti attuali e potenziali, acquirenti e partner). L’attenzione riguarda quindi settori, aggregate di imprese ecc.

Le decisioni possono essere strategiche, tattiche e operative; possono riguardare anche la dimensione reale (acquisizione, uso e dismissione dei fattori di produzione) e finanziaria (miglior uso dei fattori produttivi, ricerca di fonti per gli impieghi). È il management che legge i cambiamenti di contesto e ne guida la dinamica evolutiva.

Il confine è un potenziale elemento di demarcazione fra le combinazioni produttive disponibili all’impresa e quelle disponibili ad altre entità ed è variante nel tempo e nello spazio in funzione di diversi aspetti (efficienza economica, potere di mercato ecc.) ed è sfumato quando le imprese intraprendono percorsi di innovazione e crescita collaborando e competendo con altre imprese.

I risultati esprimono le performance conseguite dall’impresa in un arco di tempo definito. Il contesto può influenzare la relazione fra decisioni e risultati e può spingere l’impresa ad attuare determinate decisioni per mantenere gli stessi livelli di risultati. Inoltre, attraverso le decisioni strategiche e tattiche si può modificare il contesto interno ed esterno migliorando i risultati.

Capitolo 1.2: Il processo di produzione e consumo

Gli individui soddisfano i bisogni (sensazione piacevole presente che si vuole provocare o conversare) con i beni (mezzi che soddisfano i bisogni). I beni si distinguono in base alla natura in materiale (tangibile) e immateriale (servizi variano una data situazione in un’altra), oppure di consumo (appagare bisogni umani) e capitale (per la produzione di altri beni). Affinché il bene assuma la qualifica economica, deve essere scarso (disponibile in maniera inferiore rispetto alla domanda) e può assumere una natura privata (è possibile consumarlo solo dietro pagamento di un prezzo) o contendibile (se consumato da un individuo, gli altri ne sono esclusi).

I beni sono gli oggetti degli atti economici, azioni che servono a raggiungere la massima soddisfazione con il minor impiego di risorse; gli atti economici possono dividersi in atti di consumo (atti volti a destinare immediatamente i beni per soddisfare bisogni) e di produzione (mediante i quali si avvia un processo di combinazione dei beni).

Gli atti di consumo riguardano beni che assumono qualifiche diverse rispetto a:

  • Durata: Consumo immediato o durevole a seconda che l’utilità del bene si esaurisca in un solo atto di utilizzo o più;
  • Consumo: Beni di largo consumo (caratteristiche e prezzo omogenei e elevata frequenza di acquisto) e di prestigio (elevata differenziazione e prezzo);
  • Interazione reciproca: Complementari (usati congiuntamente per soddisfare un bisogno), succedanei (utilizzati uno in sostituzione dell’altro) e indipendenti (vengono consumati senza che muti l’utilità del bene rispetto al bisogno da soddisfare).

Per quanto riguarda gli atti di produzione, una trasformazione di stato si osserva quando da degli input si ottengono tramite trasformazioni dei beni economici/output in determinate qualità e quantità. I processi manifatturieri sono atti economici che hanno ad oggetto trasformazioni di stato, i processi mercantili, commerciali o distributivi hanno ad oggetto le trasformazioni di luogo o tempo.

Dai processi di produzione si possono ottenere i prodotti finali o quelli intermedi; da qui si possono suddividere le produzioni primarie, secondarie e terziarie. I beni immessi nei processi di produzioni vengono denominati fattori di produzione (lavoro, capitale ecc.) e si dividono in base a:

  • Durata: Fecondità semplice e ripetuta;
  • Luogo: L’impiego dei fattori avviene nelle unità produttive, il cui insieme qualifica il sistema produttivo inteso come totalità di interazioni e variabili volte alla produzione di beni che soddisfino i bisogni.

Le combinazioni utilizzate nella produzione possono essere a contenuto ricorrente o a contenuto innovativo; da qui si ricollega il dilemma dell’innovazione, il quale consiste nell’impossibilità di usare i fattori tipici delle combinazioni correnti per sviluppo delle combinazioni innovative. Ciò può indurre ad un’immediata perdita sia di utilità che di certezza, ma il decisore potrà poi beneficiare del potenziale maggiore offerto dai nuovi beni; affinché il valore dei nuovi beni non resti potenziale e diventi corrente (creando utilità per il decisore) i nuovi beni devono essere scoperti, il loro valore riconosciuto e la loro produzione inserita in combinazioni produttive correnti.

Capitolo 1.3: Il processo di scambio

Lo scambio è un processo in cui una parte assume in piena libertà l’impegno di trasferire un bene economico da lui posseduto a un’altra parte, la quale si impegna a rendere un corrispettivo equivalente di beni. Questo atto economico è caratterizzato da:

  • Parti: Sono i soggetti che partecipano allo scambio e in genere sono l’offerente e il richiedente;
  • Contenuto: È l’interesse delle parti a ricevere una controprestazione;
  • Oggetto: Mutamento di situazione.

Differentemente dagli scambi, riguardo il lavoro, nasce il concetto di autorità: capacità di un soggetto di indicare le attività da svolgere e le modalità con cui farlo. Ne risulta che il contenuto dello scambio si riferisce alle facoltà e agli obblighi derivanti dal rapporto lavorativo.

Lo scambio riguarda:

  • Beni contro beni: Baratto, in cui è richiesto il medesimo luogo fisico, stesso istante temporale, bisogni speculari e disponibilità eccedenti di beni diversi (ossia doppia coincidenza).
  • Beni contro moneta: Si individua un bene con funzione di unità di conto rispetto al quale sono espressi i valori degli altri beni. Ne consegue che la moneta non ha un valore intrinseco e la sua accettazione avviene su base fiduciaria, per cui viene meno la necessità della doppia coincidenza e i beni vengono denominati merci.

Lo scambio si conclude nel momento in cui costo della produzione < valore di scambio < valore percepito dall’acquirente: ne deriva che il soggetto è disposto allo scambio UMA bene ricevuto in cambio sia per lui > UMA del bene scambiato.

Valore d’uso: Utilità soggettiva che un individuo assegna al consumo di un particolare bene.

Valore di scambio: Espressione della capacità effettiva di un bene ad acquistare altri beni attraverso lo scambio.

Valore percepito: Massimo sacrificio che un individuo è disposto a sopportare per ottenere la disponibilità di un bene.

Costo: Beneficio minimo che un individuo deve ottenere per compensare l’impiego di fattori nella produzione di un bene.

Prezzo: Quantità di moneta a cui un soggetto deve rinunciare per acquisire la disponibilità di un’unità di bene.

Capitolo 1.4: Il ruolo dei mercati nei processi di produzione, consumo e scambio

Lo scambio consente a ciascun individuo di specializzarsi nella produzione di uno specifico bene e di poter comunque disporre di altri beni prodotti da altri.

I mercati sono il meccanismo per risolvere il problema che riguarda la specializzazione e la divisione del lavoro, da cui deriva difficoltà per i lavoratori e le imprese ad assicurare il miglior uso dei fattori successivamente ai cambiamenti che avvengono nelle circostanze di tempo e luogo.

I mercati sono luoghi astratti in cui si realizzano scambi di merci, ma esso si definisce rispetto all’oggetto (merce scambiata – capitali, dei prodotti, del lavoro), per cui può essere considerato anche come uno spazio virtuale anche grazie alle moderne tecnologie. In particolar modo si può quindi definire il mercato come un sistema coordinato di negoziazioni o un complesso di affari attinenti a una determinata merce.

I costi di transazione sono costi fisiologici che riguardano il funzionamento dei mercati e riguardano le attività di scambio e le informazioni necessarie all’acquisto dei fattori di produzione; questi costi sono mitigati dal meccanismo del funzionamento dei prezzi, i quali svolgono sia un ruolo informativo che di coordinamento delle iniziative e delle decisioni degli attori del mercato. I mercati hanno anche un’influenza decisiva sulle scelte inerenti le combinazioni produttive: nel caso in cui diminuisca il prezzo di un bene in seguito all’aumento dell’offerta, si ha che si riducono i compensi di coloro che partecipano al processo produttivo. Ne consegue che l’offerta del bene si riduce e il prezzo aumenta di nuovo: ciò comporta maggiori possibilità di remunerazione dei fattori della produzione con un conseguente maggior impiego degli stessi anche in combinazioni innovative nel momento in cui il bene prodotto sia conoscibile e valorizzabile proprio attraverso i prezzi.

Capitolo 1.5: L’impresa nei processi di produzione, consumo e scambio

L’allocazione delle risorse non avviene solo nei mercati, ma anche mediante le imprese quando il coordinamento delle attività avviene per mezzo dell’autorità anziché dei prezzi (anche se nei mercati c’è comunque un grado di autorità – es. il consumatore può sanzionare il produttore non acquistando il bene). Oltre alla presenza dell’autorità, ciò che distingue l’impresa dal mercato è:

  • Organizzazione dei fattori di produzione: Presenza di regole di coordinamento.
  • Entità giuridica intestataria dei fattori e dei rapporti contrattuali.
  • Organo di governo che coordina la dinamica evolutiva dell’impresa in un’ottica unitaria (imprenditore).

Teorie sull’impresa:

  • Impresa come unità decisionale in condizione di quasi-rendita: Essa coordina atti economici nei quali sono presenti condizioni di quasi-rendita di cui tutti vogliono appropriarsi. Ciò causa un aumento dei costi di transazione (impiego di fattori elementari in usi diversi da quelli produttivi), per cui si limita l’aumento sostituendo il meccanismo dei prezzi con quello dell’autorità.
  • Impresa come unità decisionale in condizioni di incertezza: L’impresa rappresenta un’alternativa ai mercati (sostituzione meccanismo dei prezzi con l’autorità per diminuire i costi di transazione) nei casi in cui gli atti economici implichino decisioni soggette a elevata incertezza e non programmabili ex ante.
  • Impresa e mercato come meccanismi sostitutivi degli atti economici: Il mercato è il luogo in cui i costi di transazione < costi di coordinamento (connessi alle attività tipiche dell’impresa).

Se l’elemento che distingue imprese e mercati è quello organizzativo, non è detto che tutte le organizzazioni siano imprese: in esse si scambia per produrre e per conseguire un guadagno. L’attività dell’impresa si affaccia almeno su due mercati: quello di approvvigionamento e quello di collocamento degli output prodotti. La base dell’attività economica è rappresentata dal capitale, che è un fondo di valori necessario alla produzione di un reddito attraverso la ricerca della massima convenienza nella soddisfazione dei bisogni del consumatore.

Ciò che distingue ancora una volta imprese e organizzazioni è la distribuzione del reddito, che nelle imprese o alimenta il capitale o viene distribuito a soggetti diversi da quelli che hanno contribuito ai flussi di produzione (definizione di reddito). Il fine di lucro attiene alla capacità dell’impresa di creare e appropriarsi di rendite che possono essere di diverso tipo:

  • Monopolistiche;
  • Richardiane: Il surplus deriva dall’utilizzo di fattori produttivi che permettono il sostenimento di un costo unitario di produzione minore rispetto a quello sostenuto dai concorrenti;
  • Marshalliane: Derivano dalla presenza di differenza di surplus generato dall’impiego delle risorse nel migliore uso noto e il surplus ottenibile in impieghi alternativi (specificità del lavoro);
  • Imprenditoriali: Collegate alla scoperta o creazione di combinazioni innovative generando una differenza fra il valore della combinazione ex post e quello ex ante.
  • Rendite da influenza: Il surplus dipende dall’influenza di altre imprese o dalla legislazione.

Affinché queste rendite diventino lucro o profitto le aziende devono imporre delle barriere all’imitazione poiché l’impresa deve essere in grado di appropriarsi del surplus generato da tali rendite. L’impresa svolge anche un ruolo sociale in quanto promuove l’innovazione e lo sviluppo economico; si ha infatti che delle combinazioni produttive che non trovano una giustificazione economica, hanno una ragion d’essere nell’impresa e nelle sue logiche di funzionamento.

Capitolo 1.6: L’impresa nell’evoluzione storica dei sistemi capitalistici

L’impresa artigiana

È la prima forma di impresa e il proprietario assume le funzioni di assunzione di rischio e fornitura delle risorse finanziarie. Il titolare di questo tipo di impresa è l’artigiano, il quale confonde il patrimonio proprio con quello dell’impresa. Lavora per lo più su commessa e il titolare nonché produttore dei beni conosce personalmente i clienti e il suo lavoro è coadiuvato dagli apprendisti.

L’impresa mercantile

È organizzata come un’impresa individuale, il mercante imprenditore apporta la maggior parte dei capitali dell’impresa, detiene il potere decisionale e di controllo, smercia i prodotti finiti realizzati con la merce da lui acquistata e lavorata da diversi artigiani. Con la nascita di queste imprese nascono anche gli intermediari finanziari e le imprese di assicurazione. L’impresa acquista poi una personalità giuridica autonoma e il capitale del proprietario si scinde da quello dell’impresa.

L’impresa industriale

Fra il 18o e 19o secolo si raggiunge una nuova divisione del lavoro, caratterizzata dalla standardizzazione dei prodotti e del materiale, oltre che del lavoro; si ha infatti che si raggiunge una semplificazione del lavoro dipendente, in cui gli operai svolgono solo un compito specifico all’interno della fabbrica. Viene meno la produzione su commessa in favore di quella di massa caratterizzata da prodotto omogeneo e vendita sul mercato; si crea anche la figura del management.

La grande impresa organizzata in società di capitali

Con l’avvento di questo tipo di impresa assumono grande importanza il marketing e il management (manager, organi di amministrazione e organi di direzione). Si afferma l’autonomia patrimoniale perfetta, il proprietario diventa azionista, e il management prende il posto della figura del vecchio proprietario, il quale prima godeva di un forte potere decisionale: in questo caso nasce una distanza fra azionisti (di maggioranza e minoranza) e manager, che è colui che effettivamente gestisce l’impresa di cui l’azionista ne è proprietario. In questo caso si possono individuare imprese a controllo proprietario forte o debole (per cui agli azionisti restano i residui del ruolo imprenditoriale, ossia il finanziamento e l’assunzione del rischio).

Riguardo alla divisione di azionisti di maggioranza e minoranza, esiste una differenza fra capitale di comando (che esprime il soggetto economico, cioè colui che ha il potere di indirizzo e controllo) e capitale di controllo (di azionisti interessati alla gestione e esclusi dal controllo o di azionisti di minoranza). I possibili conflitti di interesse fra capitale di comando e controllo causano costi di agenzia, i quali concorrono negativamente alla formazione del reddito di impresa: questi costi possono essere limitati separando proprietà e controllo.

Con l’introduzione di questo tipo di impresa nasce l’economia delle reti, per la quale è possibile il disaccoppiamento delle fasi di produzione e disegno del prodotto rendendo possibile la dispersione delle attività manifatturiere.

Capitolo 1.7: L’impresa in chiave dimensionale

L’impresa può essere indagata basandosi sul concetto di dimensione, che può essere analizzata rispetto all’oggetto (la dimensione può essere riferita alle unità produttive comprendendo la scala produttiva dell’impianto) e alla grandezza e forma (tramite un approccio quantitativo e qualitativo).

Gli approcci quantitativi

Per la misurazione della dimensione d’impresa si prendono in considerazione:

  • Il numero di addetti (a tempo determinato e non, iscritti nei libri matricola): questo dato è però influenzato dal grado di automazione del processo produttivo, per cui un’impresa potrebbe sembrare più piccola di quello che è realmente.
  • Il capitale investito netto come somma dell’attività patrimoniale al netto dei fondi di rettifica: anche in questo caso l’informazione potrebbe essere distorta in quanto la valutazione del capitale dipende dalle pratiche contabili adottate, dall’inflazione e dal mancato conteggio dei fattori produttivi immateriali. Inoltre, un’impresa con elevata liquidità potrebbe apparire più ampia di una con un minor livello di liquidità.
  • Il totale della quantità prodotte in un determinato periodo: questa è una variabile flusso e i suoi limiti riguardano l’impossibilità di confrontare fra loro attività produttive eterogenee. Questi limiti possono essere superati guardando non alla quantità in sé ma facendo riferimento ad un’unità oggettiva denominata fatturato o valore della produzione, con cui si semplifica la comparabilità tra imprese. Nonostante questo però, i prezzi dipendono dagli andamenti macroeconomici, per cui non possono esprimere una valutazione oggettiva assoluta.
  • Il valore aggiunto inteso come differenza fra fatturato e costi esterni di produzione: questa valutazione risente del grado di verticalizzazione, per cui...
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mila_cc di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof gatti Corrado.
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