Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

LA FAMIGLIA

LE COMBINAZIONI ECONOMICHE DELLE FAMIGLIE: il ruolo economico delle famiglie

La famiglia è l’istituto nel quale:

 Si compie la gran parte dell’attività economica di consumo

 Si predispongono le condizioni necessarie per il soddisfacimento dei bisogni delle persone.

Nei sistemi economici evoluti, le famiglie esternalizzano molte attività di produzione precedentemente svolte

dai membri della famiglia; si svolgono all’interno della famiglia le attività che:

 Dal punto di vista morale ed etico sono considerate “critiche” (educazione, assistenza, ecc.)

 Dal punto di vista tecnico non comportano rilevanti diseconomie di specializzazione e di dimensione.

LE ATTIVITA’ DI GESTIONE DELLA FAMIGLIA

- La gestione caratteristica è composta da:

 Attività di produzione di redditi mediante lavoro esterno

 Attività di lavoro interno alla famiglia

 Attività di consumo.

- La gestione patrimoniale:

 Consiste nell’impiego di risparmio in investimenti (titoli, immobili da reddito, ecc.) destinati a

produrre redditi addizionali rispetto a quelli derivanti dal lavoro esterno

 Dipende fortemente dalle scelte di consumo / risparmio

NB. Non riguarda i beni patrimoniali utilizzati direttamente dalla famiglia (appartamento,

automezzi, ecc.) nella gestione caratteristica (segue)

- La gestione finanziaria delle famiglie è formata dalle operazioni di negoziazione di credito di prestito

(mutui, credito al consumo, ecc.) che fanno sorgere i debiti di finanziamento e dai connessi pagamenti

di quote capitale ed interessi.

- La gestione tributaria della famiglia consiste nella liquidazione e nel pagamento di vari tipi di imposte,

tasse e contributi a fronte del diritto di accedere ai beni prodotti dallo Stato.

- La gestione assicurativa sia “sulla vita” dei singoli membri sia a copertura di danni particolare alle

cose (abitazione, furti, responsabilità civile, ecc.) è spesso presente nella gestione familiare.

LA PROGETTAZIONE DELL’ASSETTO ISTITUZIONALE DELLA FAMIGLIA

In quanto istituto sociale e primario, la famiglia non comporta fondamentali scelte di configurazione

dell’assetto istituzionale. Tuttavia, alcune scelte critiche riguardano:

- Il regime patrimoniale tra i coniugi (separazione o comunione dei beni)

- Le relazioni economiche con le famiglie di parenti e affini

- Eventuali affidamenti e adozioni

- La suddivisione del lavoro interno ed esterno

- Le relazioni con coloro che prestano lavoro domestico

LE OPERAZIONI DI ORGANIZZAZIONE E DI RILEVAZIONE DELLE FAMIGLIE

Dato in numero di persone componenti la famiglia non si presentano particolari problemi di progettazione

organizzativa. Relativamente alle rilevazioni possono essere utili dei sistemi elementari atti a supportare

alcune scelte di gestione familiare (ad esempio, un giornale di cassa sul quale si annotano le entrate e le uscite

monetarie, ecc.)

ISTITUTI NONPROFIT

LE COMBINAZIONI ECONOMICHE DEGLI ISTITUTI NONPROFIT: il ruolo degli istituti nonprofit

Nei sistemi economici evoluti una parte rilevante dell’attività economica si svolge in istituti nonprofit.

Gli istituti nonprofit sono istituti privati (anche se spesso finanziati anche dallo Stato).

NB. “Nonprofit” non significa che è vietato o impossibile realizzare risultati reddituali positivi (“profitti”);

significa invece che è vietata la loro distribuzione a favore dei soggetti che la controllano: associati, donatori,

amministratori, manager.

Quando nasce un istituto nonprofit?

Un istituto nonprofit nasce quando uno o più soggetti privati ritengono che sia utile o doveroso che certi

insiemi di persone (loro stessi, oppure categorie disagiate, o l’intera collettività) dispongano di beni che gli altri

tipi di istituti – le famiglie, le imprese, lo Stato – non offrono nei modi (qualità, prezzi) ritenuti opportuni.

Con altra espressione, quando si constata il contemporaneo “fallimento” delle famiglie, delle imprese private

(del mercato) e dello Stato nel garantire certi beni a certe categorie di persone a certe condizioni.

Per prodotti particolarmente critici e complessi da giudicare ex-ante (forte asimmetria informativa), quali ad

esempio certe cure mediche, gli utenti possono preferire come fornitore un istituto nonprofit rispetto ad

un’impresa privata o allo Stato;

Gli istituti non profit godono di taluni vantaggi normativi e fiscali (lo Stato favorisce il formarsi di istituti non

profit che con risorse prevalentemente private offrono beni pubblici).

La gestione caratteristica degli istituiti nonprofit

La gestione caratteristica degli istituti nonprofit (INP) è molto eterogenea perché gli INP sono di natura molto

varia. Si possono distinguere i seguenti casi:

- INP assimilabili a istituti di produzione (es. sanità, istruzione) nei quali avvengono processi di acquisto

trasformazione - cessione a clienti che pagano corrispettivi assimilabili ai prezzi. Il carattere nonprofit

deriva dalla destinazione del risultato reddituale.; (segue)

- INP assimilabili a istituti di produzione e consumo (composti) nei quali i destinatari della produzione

sono i membri stessi dell’istituto (si pensi ad una associazione culturale che organizza incontri per i

suoi associati; coloro che sono membri dell’associazione delegano alcuni di essi alla produzione del

bene culturale che viene “consumato” dagli stessi membri);

- INP di pura erogazione (enti di beneficenza). In queste prevalgono i processi di trasferimento delle

disponibilità finanziarie raccolte rispetto ai processi di trasformazione tecnica. Si pensi al caso

Telethon. Si sostanzia in una grande campagna mediatica attraverso la quale si raccolgono fondi da

destinare alla ricerca scientifica

UNA CLASSIFICAZIONE DEGLI INP

La gestione tributaria degli istituti

E’ strettamente connessa a quella caratteristica. Lo Stato, infatti, accorda agli INP agevolazioni fiscali sia in

termini di minori o nulli carichi fiscali sia in termini di contributi pubblici.

La presenza di INP riduce l’intervento diretto da parte dello Stato e quindi le agevolazioni fiscali vanno a

compensare i costi che altrimenti lo Stato dovrebbe sostenere per la propria presenza diretta.

La gestione patrimoniale degli istituti nonprofit

Può essere del tutto trascurabile in diversi INP in quanto difficilmente generano risparmio.

Tuttavia alcuni INP godono di importanti patrimoni sia finanziari sia immobiliari. In questi casi la gestione

patrimoniale assume grande rilevanza in quanto capace, se ben gestita, di produrre redditi importanti per

l’equilibrio economico dell’INP.

La gestione finanziaria degli istituti nonprofit

Assume caratteri particolari in questi istituti. L’incertezza di redditi costanti infatti limita di molto la loro

capacità di assumere debiti di finanziamento che richiedono, come noto, rimborsi tempificati.

E’ strettamente connessa a quella parte della gestione caratteristica che consiste nel fund raising, ossia nella

raccolta di contributi non corrispondenti a specifiche prestazioni dell’INP.

La gestione assicurativa degli istituti nonprofit

Assume varia rilevanza in relazione all’attività svolta dagli INP. Si pensi agli INP che svolgono la loro attività in

settori rischiosi quali quello sanitario e ospedaliero, della protezione civile, oppure agli INP proprietari di

patrimoni immobiliari di elevato valore artistico.

LA PROGETTAZIONE DELL’ASSETTO ISTITUZIONALE DEGLI INP

Rappresenta un’attività particolarmente critica negli INP, soprattutto nei casi nei quali coloro che forniscono

contributi non usufruiscono dei servizi erogati. In questo caso nasce l’esigenza da parte dei primi di controllare

il buon uso delle risorse e diventano problematiche anche le scelte collettive di governo economico.

La progettazione degli assetti istituzionali deve tenere presente due finalità:

- Costruire e proteggere l’immagine di affidabilità dell’istituto

- Garantire elevati livelli di autonomia.

LE OPERAZIONI DI ORGANIZZAZIONE DEGLI ISTITUTI NONPROFIT

Rispetto all’impresa questa attività deve tenere conto dei seguenti due fattori:

1. Tenere alta la tensione rispetto all’efficienza, poiché negli INP mancando forti attese di produzione di

risultati reddituali

2. Garantire correttezza nei comportamenti al fine di salvaguardare l’immagine di affidabilità; se l’immagine

dell’INP si degrada, il fund raising diventa problematico.

LE OPERAZIONI DI RILEVAZIONE E DI INFORMAZIONE DEGLI ISTITUTI NONPROFIT

Sono più complesse rispetto a quelle delle imprese in quando devono rappresentare anche la dimensione

sociale degli obiettivi e dei risultati raggiunti.

Capitolo 4

IL MODELLO GENERALE PER L’ANALISI DELL’ASSETTO ISTITUZIONALE

Secondo uno schema di analisi generale ogni istituto è visto come un insieme di soggetti, che offrono contributi,

e che per tale motivo ricevono ricompense o traggono benefici

Nel loro insieme tali soggetti configurano i portatori di interessi (non tutti possono essere considerati

istituzionali)

L’analisi dell’assetto istituzionale è importante per valutare la capacità di un istituto di perdurare nel tempo,

bisogna quindi definire coloro che sono fondamentali per le scelte dell’istituto.

Per la vita duratura di un istituto è essenziale che si abbia un governo unitario. Il governo dell’istituto deve

essere unitario in due aspetti:

- I contributi di tutti i soggetti devono essere combinati secondo un disegno unitario

- La responsabilità delle decisioni ultime deve essere attribuita ad uno ed un solo organo, secondo un

principio di unità di comando

LE SCELTE DI CONFIGURAZIONE DELL’ASSETTO ISTITUZIONALE

Per realizzare un efficace governo di un istituto occorre operare tre insieme di scelte fondamentali:

1. Decidere a quali insiemi di soggetti assegnare il diritto ed il dovere di governare, direttamente o tramite

propri rappresentanti, quindi definire il soggetto d’istituto

2. Esplicitare a quali finalità ed obiettivi debba ispirarsi l’azione del soggetto d’istituto, quindi definire i

fini istituzionali

3. Configurare gli organi e i meccanismi di governo che consentano un’efficace azione dei soggetti deputati

a governare quindi definire la struttura di governo

L’ASSETTO ISTITUZIONALE

L’assetto istituzionale è la configurazione dei portatori di interessi nei confronti dell’istituto, dei contributi che

tali soggetti forniscono all’azienda, delle ricompense e dei benefici che ne ottengono, del soggetto d’istituto, dei

fini istituzionali e delle strutture di governo che regolano in equilibrio dinamico di lungo periodo le relazioni

tra i portatori di interessi, i contributi e le ricompense

I SISTEMI DI INTERESSI CONVERGENTI NEGLI ISTITUTI

- Attorno a ciascun istituto si configura sempre una vasta gamma di interessi di varia natura: interessi

economici, sociali, morali

- I vari insiemi di interessi sono parzialmente in competizione tra di loro

- I contributi provenienti dai vari soggetti sono complementari, ma si possono manifestare anche

parziali fungibilità

- Le condizioni di scambio non sono sempre simmetriche; in alcuni casi si ha una strutturale

asimmetria tra ciò che il soggetto dà e ciò che il soggetto riceve

- Le varie relazioni sono caratterizzate dai rapporti di forza contrattuale che dipendono dal grado di

concentrazione della domanda e dell’offerta, dagli investimenti specifici eventualmente in atto,

dall’asimmetria informativa tra le parti

- Molte delle attese dei soggetti in gioco sono implicite e non dichiarate, ma sottintese ai valori e alle

consuetudini in essere.

IL SISTEMA DI INTERESSI CONVERGENTI

NELL’IMPRESA

IL SISTEMA DI INTERESSI CONVERGENTI

NELLE FAMIGLIE

IL SISTEMA DI INTERESSI CONVERGENTI

NELLO STATO

IL SISTEMA DI INTERESSI CONVERGENTI

NEGLI ISTITUTI NON-PROFIT

L’INTEGRAZIONE DINAMICA DEI CONTRIBUTI COME CONDIZIONE DI ECONOMICITA’

L’integrazione tra i diversi portatori di interessi è condizione necessaria per garantire agli istituti una vita

economica duratura.

- Vantaggi ottenibili dall’integrazione:

 Bassi costi di transazione con i soggetti esterni

 Bassi costi di coordinamento interno

 Bassi prezzi-costo degli input

 Migliore qualità, personalizzazione e flessibilità degli input

 Elevato impegno di tutti i soggetti

 Maggiore soddisfazione dei bisogni di socialità

 Processi di apprendimento collettivo

- Ostacoli all’integrazione:

 Obiettivi differenti in merito alla combinazione ottimale di risorse, competenze e attività

 I soggetti sono in competizione per ottenere le rimunerazioni

 L’adesione dei soggetti al disegno complessivo è subordinata alle condizioni di informazione

incompleta e incertezza

 Molti dei risultati ottenuti sono frutto di un lavoro congiunto, per cui è difficile decidere a chi

attribuire i risultati residuali

 I vari soggetti hanno diverse propensioni al rischio

- Leve per l’integrazione:

 Definizione degli organi massimi di governo

 Definizione dei soggetti cui attribuire i risultati residuali

 Progettazione attenta dell’assetto organizzativo

 Messa in atto di meccanismi di integrazione con soggetti “esterni”

IL SOGGETTO D’ISTITUTO ED IL DIRITTO DI GOVERNO

In linea di principio, tutti i portatori di interessi dovrebbero partecipare al governo dell’istituto. Tuttavia ciò

determinerebbe:

- Elevati costi di governo, e complessità organizzativa

- Qualità e tempi delle decisioni inadeguati alla vita dell’istituto

- Mancato riconoscimento della maggiore criticità di alcuni contributi

Per tale motivo, una o poche categorie di portatori di interessi partecipano direttamente al governo dell’istituto

(il “soggetto d’istituto”), mentre le altre categorie partecipano attraverso meccanismi indiretti di

rappresentanza/controllo.

Al soggetto d’istituto fanno capo due insiemi fondamentali di diritti-doveri:

- Il diritto-dovere di governare, ossia di guidare l’istituto e di prendere le decisioni ultime

- Il diritto di godere dei risultati residuali positivi, e di farsi carico degli eventuali risultati residuali

negativi

FINI ISTITUZIONALI E CLASSI DI INTERESSI. SOGGETTO D’ISTITUTO E SOGGETTO ECONOMICO

I fini istituzionali coincidono con le attese primarie delle persone che compongono il soggetto d’istituto. Si

denominano anche interessi istituzionali.

Gli interessi degli altri soggetti sono interessi non istituzionali.

In tutti gli istituti convergono interessi sia economici sia non economici.

Si configurano pertanto quattro classi di interessi convergenti negli istituti:

- Interessi istituzionali economici

- Interessi istituzionali non economici

- Interessi non istituzionali economici

- Interessi non istituzionali non economici

L’insieme dei portatori di interessi istituzionali (economici e non) forma il soggetto d’istituto

L’insieme dei portatori di interessi istituzionali economici forma il soggetto economico

LE PREROGATIVE ED I PRINCIPI DI GOVERNO ECONOMICO

Il soggetto economico (che di regola coincide con il soggetto d’istituto) esercita le prerogative di governo

economico.

Le prerogative di governo economico consistono nel diritto-dovere di:

- Fissare gli obiettivi, le strategie e le politiche dell’istituto

- Scegliere i soggetti che contribuiranno alla vita economica dell’istituto (e stipulare con questi patti e

contratti)

- Progettare e mettere in atto le strutture di governo e di controllo

- Sorvegliare il funzionamento dell’istituto

Il governo economico deve ispirarsi ad alcuni principi generali:

- Economicità (o vita duratura economica), ossia la capacità dell’istituto di svolgersi in autonomia

economica, senza il ricorso sistematico a coperture di perdite da parte di altre economie

- Contemperamento degli interessi, ossia l’adozione di strutture e processi, e soprattutto atteggiamenti

e comportamenti, ispirati alla logica della partecipazione e del confronto

LE STRUTTURE DI GOVERNO ECONOMICO

Quando il soggetto di istituto ed il soggetto economico sono formati da molte persone, si rende necessario

configurare strutture e meccanismi che rappresentino adeguatamente tutti gli interessi, e diano luogo a

processi decisionali efficienti.

Nell’ipotesi che il soggetto economico coincida con una sola categoria di portatori di interessi si avrà una

struttura di governo economico basata essenzialmente su 3 organi:

- L’assemblea dei membri del soggetto economico quale organo supremo di indirizzo generale e di

nomina sia dei membri dell’organo decisionale di governo economico, sia dell’organo di controllo

- L’organo decisionale di governo economico, composto da una o poche persone con specifiche

competenze tecniche e manageriali, che configura e indirizza l’attività della struttura organizzativa

- Un organo di controllo che verifica l’operato dell’organo decisionale

Le strutture di governo economico

L’ASSETTO DI GOVERNO DELLE FAMIGLIE

Sono membri del soggetto d’istituto (come anche del soggetto economico) della famiglia tutte le persone che la

compongono

Gli interessi economici di persone di altre famiglie (con rapporti di parentela) devono considerarsi non

istituzionali, a meno che non si configuri un gruppo economico di aziende familiari

Il governo economico dell’azienda familiare comporta un articolato insieme di decisioni complesse poiché

implicano significati non solo economici (ripartizione del lavoro tra soggetti, lavoro interno/esterno, livelli di

consumo e di risparmio, modalità di impiego del risparmio, eredità e donazioni etc.)

Le prerogative di governo economico spettano a tutte le persone della famiglia in funzione di età, esperienza e

competenza

Spesso il governo economico è delegato al “capofamiglia”, anche se molte decisioni avvengono in forma

collegiale

Non sempre il contemperamento degli interessi risulta agevole

L’ASSETTO DI GOVERNO DELLE IMPRESE (a)

Differenti imprese richiedono differenti assetti di governo

Differenti assetti di governo attribuiscono rilevanza a differenti categorie di portatori di interessi

La nostra ipotesi di riferimento è quella dell’impresa nella quale il soggetto d’istituto ed il soggetto economico

sono formati dall’insieme dei conferenti di capitale di rischio e dei prestatori di lavoro

Nel mondo occidentale la grande maggioranza delle imprese è configurata secondo il modello capitalistico,

anche se:

- La forma e la sostanza non sempre coincidono

- Alcuni ordinamenti (es. Germania) prevedono esplicitamente la partecipazione dei prestatori di lavoro

nel governo dell’impresa

- La disciplina della “Società Europea” prevede modalità di partecipazione dei prestatori di lavoro in

alcune scelte di governo delle imprese

L’ASSETTO DI GOVERNO DELLE IMPRESE (b)

Qualunque sia la scelta sulla struttura di governo, alcuni temi hanno svolgimento uniforme in tutte le imprese:

Il fine immediato delle imprese è rappresentato dalla produzione di rimunerazioni e di altre connesse

condizioni per i membri del soggetto economico

Le prerogative di governo economico nelle imprese riguardano:

- Scelte di assetto istituzionale (organi di governo e loro struttura; scelte di fusioni, scorpori,

concentrazioni, accordi; relazioni interaziendali etc.)

- Scelte di configurazione delle combinazioni produttive (oggetto sociale, dimensione, diversificazione,

integrazione, internazionalizzazione etc.)

- Scelte di assetto tecnico, assetto organizzativo, organismo personale

Il soggetto economico è unico e unitario

Il principio generale di governo è quello del contemperamento degli interessi

IL SOGGETTO ECONOMICO IMPROPRIO

Nella realtà accade spesso che l’insieme delle persone che dovrebbero esercitare il governo economico (il

soggetto economico) non coincide con l’insieme di persone che di fatto esercitano il governo economico. I casi

più frequenti nelle imprese sono:

- Il governo è esercitato da insiemi di persone che non rappresentano

- L’intero soggetto economico, ma solo una parte di esso (es. azionisti di controllo trascurando quelli di

minoranza)

- Il governo è esercitato da insiemi di persone che non fanno parte del soggetto economico (es. esponenti

politici che vogliono interferire nelle strategie di un’impresa)

Nei casi precedenti si parla di soggetto economico improprio

Si tratta di una situazione potenzialmente pericolosa per l’impresa, e certamente iniqua

L’ASSETTO DI GOVERNO DELLO STATO

Lo Stato si articola in complesse strutture di istituti pubblici, tra cui hanno particolare rilievo le articolazioni

territoriali: Stato, Regioni, Province, Comuni

L’ordine economico di tali istituti è definito azienda composta pubblica

Sono membri dell’istituto e portatori di interessi istituzionali tutti i cittadini membri dello Stato

Sono membri del soggetto economico tutti i membri della collettività e coloro che prestano lavoro nelle aziende

composte pubbliche

I fini economici istituzionali delle aziende composte pubbliche sono:

- Il soddisfacimento dei bisogni pubblici di tutti i membri della collettività

- La rimumerazione del lavoro dei prestatori di lavoro

Il governo economico si esercita in via indiretta per mezzo di organi collegiali i cui membri sono scelti tramite

elezione (ruolo politico)

La distinzione e l’integrazione di ruoli politici e ruoli economici si attua

- A livello di struttura complessiva dell’amministrazione pubblica

- A livello di singoli istituti dell’amministrazione pubblica

L’ASSETTO DI GOVERNO DEGLI ISTITUTI NONPROFIT

Negli istituti nonprofit il soggetto d’istituto può far capo a tre categorie di soggetti:

- Gli associati delle associazioni chiuse ed aperte

- I donatori privati e pubblici

- I prestatori di lavoro

Sono interessi istituzionali economici:

- Le attese di soddisfacimento dei bisogni comuni degli associati

- Le attese di rimunerazione dei prestatori di lavoro non volontario

Sono interessi istituzionali non economici quelli dei donatori

In definitiva, negli istituti nonprofit l’insieme delle persone che compone il soggetto d’istituto può essere

notevolmente diverso (molto più ampio) rispetto a quello che compone il soggetto economico.

Capitolo 5 L’ECONOMICITÀ

EQUILIBRIO ISTITUZIONALE

Si ha equilibrio istituzionale quando tutti i membri del soggetto di istituto:

- Condividono i valori e gli obiettivi che ispirano la vita dell’istituto, le sue strutture e modalità di

governo, le logiche organizzative

- Ricevono ricompense e benefici giudicati equi rispetto ai contributi forniti.

L’equilibrio istituzionale è di lungo periodo ed è caratterizzato da:

- Durabilità (le persone che partecipano alla vita degli istituti si attendono che l’istituto perduri nel

tempo; gli istituti nel tempo accumulano patrimoni di relazioni e di competenze che sono relativamente

indipendenti dalle persone)

- Autonomia (libertà di scegliere i propri fini e le proprie modalità di governo)

EQUILIBRIO ISTITUZIONALE ED EQUILIBRIO ECONOMICO

Si ha equilibrio economico, ossia economicità, quando l’istituto nel suo insieme è in grado di attrarre risorse

sufficienti per remunerare tutte le condizioni di produzione e di consumo utilizzate per svolgere le proprie

combinazioni economiche

Equilibrio istituzionale ed equilibrio economico sono interconnessi, ma non sincroni

In quanto condizione di vita degli istituti, l’economicità è contemporaneamente un principio ed un obiettivo

fondamentale di buon governo degli istituti.

DURABILITÀ AUTONOMIA

L’azienda, ordine economico di istituto, deve Si verifica quando un’azienda non ricorre

svolgersi secondo condizioni di vita e di sistematicamente a interventi di sostegno o di

funzionamento tali da consentire di durare nel tempo copertura delle perdite da parte di altri istituti.

in un ambiente mutevole.

La continuità e lo sviluppo di un istituto hanno un Le coperture di perdite e gli interventi di sostegno

valore per i suoi membri attuali, per i suoi membri realizzati anche per via indiretta, (esenzione fiscale,

futuri e per la collettività in generale. manovre di debito pubblico) sono tutte soluzioni

precarie.

Il principio di economicità si declina in due forme complementari:

1. Perseguimento di fini economici istituzionali

- Imprese: rimunerazioni monetarie e di altra specie per i prestatori di lavoro e per i conferenti di

capitale di rischio

- Famiglie: appagamento dei bisogni delle persone che le compongono

- Stato: appagamento dei bisogni di beni pubblici dei cittadini e remunerazione dei prestatori di

lavoro

- Istituti nonprofit: appagamento dei bisogni di varie categorie di associati e fruitori e

remunerazione dei prestatori di lavoro.

2. Rispetto simultaneo di un insieme di condizioni di svolgimento dell’attività economica. Nelle

imprese tale principio si declina in quattro condizioni fondamentali da rispettare:

- Equilibrio reddituale

- Efficienza e flessibilità

- Congruità delle remunerazioni

- Equilibrio monetario ECONOMICITA’ DELLE IMPRESE

EQUILIBRIO REDDITUALE

L’equilibrio reddituale (equilibrio tra componenti positivi e negativi di reddito) esprime l’attitudine della

gestione di rimunerare, con i componenti positivi di reddito, alle condizioni di mercato, tutti i fattori produttivi

compresi il capitale di prestito ed il capitale di rischio.

Esso deve essere valutato in funzione:

- Del tempo di riferimento (di breve o di lungo periodo)

- Dell’oggetto di riferimento (aziendaequilibrio aziendale oppure gruppo aziendaleequilibrio

superaziendale)

EFFICIENZA E FLESSIBILITA’

Non si ha economicità senza il mantenimento di un livello accettabile di efficienza, espressa in termini di

rendimento fisico tecnico dei processi produttivi.

Solo in condizioni particolari e temporanee le inefficienze possono essere trasferite all’esterno, senza

danneggiare l’equilibrio reddituale dell’azienda (es.monopolio), ma penalizzando altre aziende.

In generale, per efficienza s’intende la relazione che intercorre tra risultati conseguiti e mezzi impiegati e viene

riferito a sfere operative diverse. Una particolare espressione dell’efficienza sono i rendimenti fisico-tecnici.

L’azienda in economicità è quella che ricerca anche flessibilità, ossia la predisposizione di strutture e di

combinazioni produttive efficienti in grado di adeguarsi prontamente all’ambiente.

CONGRUITA’ DELLE REMUNERAZIONI

Non si ha economicità senza congruità dei prezzi-costi sostenuti e dei prezzi-ricavi conseguiti e, in particolare,

congruità delle rimunerazioni del capitale-risparmio e del lavoro.

In aziende in cui tale congruità non viene rispettata, l’economicità aziendale viene perseguita grazie anche al

concorso ed a scapito di altre aziende familiari o di altre aziende di produzione.

Il giudizio di adeguatezza o di congruità dei prezzi-costo e dei prezzi-ricavo comporta un esame delle

condizioni di ambiente che caratterizzano i diversi mercati in cui le imprese operano.

EQUILIBRIO MONETARIO

L’economicità è strettamente correlata al conseguimento dell’equilibrio monetario, ossia alla capacità di far

fronte agli impegni di pagamento.

La diversa manifestazione temporale di costi e ricavi e dei relativi flussi monetari si traduce in fabbisogno

finanziario.

Compito della gestione finanziaria è ricercare la copertura di tale fabbisogno.

La gestione finanziaria gioca così da cuscinetto tra la dinamica reddituale e la dinamica monetaria,

compensando i periodi in cui si determinano squilibri monetari con quelli in cui si manifestano eccedenze di

cassa.

MASSIMIZZAZIONE DEL PROFITTO

Il principio di economicità non si identifica con il criterio della massimizzazione del “profitto”.

Il principio di economicità non si identifica con un criterio massimizzante, limitato e rivolto esclusivamente ad

una classe di soggetti, quali i conferenti di capitale proprio.

Esso si traduce nel rispetto simultaneo delle condizioni favorevoli al mantenimento e allo sviluppo dell’azienda,

intesa come mezzo per conseguire i complessi fini di istituto.

ECONOMICITA’ DELLE FAMIGLIE

Nella azienda familiare l’economicità viene conseguita se la produzione di redditi da lavoro e da gestione

patrimoniale (al netto dei tributi da corrispondere allo Stato) consente i consumi in misura “adeguata” alla

posizione sociale e al progresso del tenore di vita della famiglia.

Questa produzione di redditi dovrebbe anche generare un risparmio in grado di alimentare un “conveniente”

patrimonio.

L’equilibrio monetario può giocare un ruolo importante, anche se si risolve molto spesso con la creazione di un

“fondo di mezzi liquidi” sufficiente a fronteggiare le uscite monetarie concentrate in dati periodi dell’anno.

ECONOMICITA’ DELLO STATO E DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Si ha economicità dello Stato e degli Istituti della P.A. se si realizzano i fini e si rispettano le condizioni seguenti:

- La produzione e il consumo di beni pubblici “soddisfacenti” per il funzionamento e lo sviluppo sociale

ed economico di una collettività;

- La corresponsione di rimunerazioni “adeguate” ai collaboratori e ai finanziatori;

- L’elevata efficienza delle combinazioni economiche realizzata mediante l’adozione di tecniche

progredite di gestione, di organizzazione e di rilevazione;

- L’imposizione di tributi che siano ripartiti secondo criteri di equità condivisi dalla collettività;

- L’attuazione di una gestione patrimoniale che produca redditi convenienti;

- La realizzazione di un risultato sintetico di risparmio o un disavanzo contenuto.

ECONOMICITA’ DEGLI ISTITUTI NONPROFIT

In molte classi di istituti nonprofit solo una parte limitata dei costi è coperta da ricavi provenienti da cessione

di beni a terzi; l’equilibrio reddituale si realizza facendo conto su elargizioni volontarie, donazioni, lasciti, ecc.,

provenienti prevalentemente da soggetti privati ma anche da enti pubblici.

Lo snodo critico in materia è rappresentato dalla stabilità nel tempo di tali flussi di contributi.

Il difficile equilibrio reddituale rende fragile anche l’equilibrio monetario e l’insieme di queste condizioni mette

a repentaglio la vita dell’istituto o la sua autonomia.

In particolare, ogni crisi reddituale o monetaria può diventare l’occasione per il formarsi di soggetti economici

impropri o per l’alterarsi della natura privatistica dell’istituto nonprofit.

In molti istituti nonprofit si presentano problematiche complesse con riguardo alla valutazione dell’efficienza e

alla valutazione del grado di soddisfazione degli “utenti”.

Il divieto di distribuire i risultati reddituali riduce la tensione alla minimizzazione dei costi; ciò è

particolarmente vero quando l’istituto nonprofit è governato da persone che non sono contemporaneamente i

finanziatori o gli utenti.

Gli istituti nonprofit mostrano una notevole inerzia nel rispondere alla crescente domanda di beni da loro

offerti; ciò si spiega, oltre che per la mancanza di incentivi connessi al “profitto”, per le difficoltà strutturali

nella raccolta di risorse finanziarie.

La ricerca di nuove donazioni da parte di un istituto nonprofit equivale ad una campagna di promozione del

proprio prodotto.

Capitolo 9 LA STRUTTURA DELL’AZIENDA, L’AMBIENTE ECONOMICO, IL SISTEMA COMPETITIVO

LE GRANDI CLASSI DI SCELTE AZIENDALI

Il sistema di governo strategico delle imprese è articolato in grandi classi di scelte di:

- Configurazione del sistema prodotto

- Dimensionamento della capacità produttiva

- Estensione interfunzionale ed estensione verticale

- Estensione orizzontale

- Gestione patrimoniale, gestione finanziaria e gestione tributaria

- Formazione e sviluppo del patrimonio

- Relative all’assetto organizzativo e all’organismo personale

- Assetto istituzionale

L’esercizio del governo strategico dell’impresa consente di:

- Influire sui componenti del reddito d’esercizio = performance corrente dell’azienda

- Configurare la struttura dell’azienda = la base delle performance future

LA STRUTTURA DELL’AZIENDA COME FRUTTO DELLE SCELTE AZIENDALI

COERENZA ESTERNA E INTERNA

Le cinque macrovariabili che compongono il modello sono tra loro collegate da relazioni di interdipendenza e

complementarietà (coerenza interna):

- Ogni configurazione complessiva ha una propria coerenza interna

- La variazione di una macrovariabile produce effetti sulle altre componenti del modello

- Ogni intervento di riprogettazione di una macrovariabile può richiedere adattamenti nelle altre

componenti per assicurare nuova coerenza

Le cinque macrovariabili sono fortemente influenzate dall’ambiente nel quale l’azienda opera (coerenza

esterna)

L’UNITARIETA’ DELLE COMBINAZIONI ECONOMICHE

- Uniformità dei fattori di produzione, dei processi produttivi e dei prodotti, che si manifesta nei

fenomeni di:

 Standardizzazione, ad es. standardizzazione dei prodotti fabbricati

 Uniformazione, la standardizzazione non riguarda più una singola azienda, ma tutte le aziende

che adottano standard comuni per svolgere certe attività, ad es. recepimento di norme relative a

pesi e misure da adottare nelle attività di fabbricazione di certi prodotti come la bulloneria

 Modularità, progettazione di componenti (moduli) che possono concorre alla produzione di

differenti prodotti complessi, ad es. i pianali delle automobili sono spesso utilizzati per diversi

modelli

- Interdipendenza tra unità che compongono l’azienda (organi e persone). L’interdipendenza analizza in

termini organizzativi i precedenti caratteri di unitarietà delle combinazioni economiche.

Tanto più forti sono questi caratteri, tanto più elevata sarà l’interdipendenza tra unità, ad es. l’esistenza

di un impianto comune a più processi di fabbricazione richiederà una forte interdipendenza tra le unità

delle diverse linee produttive, ma anche con quelle che si occupano della vendita dei singoli prodotti

L’AMBIENTE ECONOMICO E NON ECONOMICO

L’ambiente di un istituto è l’insieme di condizioni e di fenomeni esterni allo stesso che ne influenzano la

struttura e la dinamica

- L’ambiente economico è l’ordine economico dell’ambiente e si compone di:

 Mercati, insiemi omogenei di negoziazioni di beni privati, di rischi particolari e di credito di

prestito

 Strutture di domanda e di offerta di lavoro, di capitale proprio, di beni pubblici

 Settori, insiemi di aziende con combinazioni economiche simili ed operanti negli stessi mercati e

nelle stesse strutture di domanda e di offerta

 Politiche economiche, monetarie, finanziarie

- L’ambiente non economico rilevante per la struttura e la dinamica delle aziende è composto da

fenomeni e condizioni quali:

 Sistemi dei valori e cultura caratterizzanti la collettività sociale di riferimento

 Normativa giuridica nazionale ed internazionale

 Stato e dinamica delle scienze, tecnologie e tecniche

 Infrastrutture

 Configurazione fisica e climatica del territorio

CONFINI TRA AMBIENTE E ISTITUTO

Per l’individuazione dei confini tra ambiente e istituto si possono impiegare due criteri:

- Della struttura giuridica formale = i confini dell’azienda sono stabiliti dalla normativa vigente laddove si

definisce il campo di azione degli organi di governo economico

- Dell’influenza = i confini dell’azienda si estendono fin dove gli organi di governo economico esercitano

una influenza nei processi decisionali

Ambienti di insiemi di aziende = la definizione di ambiente può essere articolata non solo per l’azienda, ma

anche per insiemi di aziende come gruppi economici o aggregati interaziendali

L’ambiente aziendale può essere scomposto in sottoambienti rilevanti

I confini dell’azienda sono modificabili e la loro estensione è oggetto delle scelte di governo economico.

I MERCATI

L’esistenza di un mercato dipende dalla simultanea verifica di alcune condizioni:

- Presenza di un complesso dinamico di negoziazioni

- Di uno stesso bene

- Che si manifestano con continuità ed elevata frequenza

Laddove queste condizioni non sono simultaneamente verificate si è in presenza di negoziazioni fuori mercato

Uno stesso bene può essere negoziato in mercati distinti, ad es. mercati localizzati in diverse aree geografiche

I mercati sono complessi dinamici ovvero variano nel tempo i loro caratteri distintivi e i loro confini.

In ogni mercato è possibile identificare domanda ed offerta che sono funzioni di insiemi articolati di variabili

I SETTORI

Un settore è inteso come un insieme omogeneo di aziende legate da relazioni interdipendenza (di concorrenza

o di altro tipo)

Esistono diverse prospettive di analisi dei settori:

A. Dell’economia politica e della politica economica: analisi delle interdipendenze settoriali in termini di

flussi di condizioni di produzione e di consumo e di mezzi monetari

B. Dell’economia industriale:

1. Analisi del grado di concentrazione e degli effetti per la collettività

2. Studio del contesto competitivo delle aziende di produzione e del relativo comportamento

competitivo

Nell’ambito degli studi del contesto competitivo, particolare importanza ha il modello “struttura-

comportamento-risultati” (esempi di struttura: concorrenza perfetta, oligopolio non differenziato, oligopolio

differenziato)

MODELLO STRUTTURA – COMPORTAMENTO – RISULTATI

I SETTORI NELL’ECONOMIA AZIENDALE

In economia aziendale il settore è una categoria di osservazione dell’ambiente delle aziende pertanto:

- L’analisi si compie con riferimento ad ogni ordine di azienda (azienda di consumo, azienda composta

pubblica), non solo quella di produzione

- I settori non sono configurati da sole relazioni di concorrenza, bensì da relazione complesse, dinamiche

e intense come le relazioni di cooperazione

- Ciascuna azienda partecipa a tanti settori quanti sono i mercati in cui essa opera

Ne consegue che a ciascun mercato corrispondono uno o più settori di aziende in posizione di offerta o di

domanda

IL SISTEMA COMPETITIVO

Il sistema competitivo è:

- Parte dell’ambiente economico ed è rappresentabile in termini di aziende e relazioni interaziendali (di

scambio, di cooperazione e di competizione)

- Lo spazio economico popolato di clienti, dai fornitori e dai concorrenti e nel quale l’impresa si presenta

con i sistemi prodotto risultato della sua attività caratteristica

La scelta del sistema competitivo nel quale operare è una scelta di governo economico

Per l’analisi del sistema competitivo si può utilizzare il modello della concorrenza allargata

Nel modello il termine settore (settore in senso stretto) indica le sole imprese in diretta concorrenza, mentre

concorrenza allargata tutti gli altri attori che lo compongono

MODELLO DELLA CONCORRENZA ALLARGATA

Teoria di base:

In ogni settore la concorrenza non coinvolge solo le imprese appartenenti allo stesso settore (i concorrenti), ma

è allargata ad altre quattro classi di soggetti:

- Clienti

- Fornitori

- Potenziali entranti

- Produttori di beni sostitutivi

Il termine concorrenza ha un significato ampio identificando le forze esercitate sulle imprese di un settore da

ciascuna delle cinque classi di attori:

- Rivalità tra i concorrenti

- Potere contrattuale dei fornitori

- Potere contrattuale dei clienti

- Minacce di ingresso

- Minacce di sostituzione

La configurazione delle cinque forze determina la redditività media di un settore ossia il suo livello di

attrattività.

Ogni settore può essere segmentato per raggruppamenti strategici, ovvero insiemi di imprese concorrenti

caratterizzate da strategie simili

Quando si fa l’analisi dell’ambiente, occorre analizzare i CONCORRENTI. Il modello della concorrenza allargata,

indica che esistono altri attori.

Produttori di beni complementari, è la forza produttiva che nello schema manca.

DINAMICHE DEL SISTEMA COMPETITIVO

I principali cambiamenti che possono intervenire nel tempo in un sistema competitivo (prospettiva di analisi

dinamica) sono:

- Dinamiche congiunturali: mutamenti generalmente reversibili nel breve periodo

- Dinamiche strutturali interne ad un sistema competitivo: mutamenti di natura permanente quali:

 Ciclo di vita del settore

 Grado di concentrazione e di frammentazione

 Grado di internalizzazione e di esternalizzazione

 Grado di internazionalizzazione

 Ciclo di sostituzione

- Dinamiche di ricomposizione di più sistemi competitivi: mutamenti che producono modifiche

radicali ai confini dei sistemi competitivi e la nascita di nuovi

ARGOMENTI IMPORTANTI:

- Differenziazione

- Struttura di costo

- Collegamento con le economie di scala

Capitolo 10

LE SCELTE DI CONFIGURAZIONE DEL SISTEMA DI PRODOTTO E DELLA FORMULA COMPETITIVA

Il sistema di prodotto

Ciascuna impresa si propone ai propri clienti, e sfida i concorrenti, con uno o più SISTEMI DI PRODOTTO SP.

Il sistema di prodotto è un sistema unitario di beni e di condizioni di scambio interdipendenti.

La progettazione del SP è un insieme articolato di scelte, che richiede una visione ampia.

Il SP impatta direttamente sulla redditività aziendale.

Schema non importante

Schema molto importante

LA FORMULA COMPETITIVA

E’ il modello di base che indirizza la progettazione del sistema di prodotto

Qualsiasi azienda, si articola su tre categorie di scelte:

1. Che cosa offro, SISTEMA DI OFFERTA

2. A chi lo offro, chi sono i clienti

3. Come faccio per dare ai clienti quello che voglio offrire

IL SISTEMA COMPETITIVO E I FATTORI CRITICI DI SUCCESSO (FCS)

Il sistema competitivo comprende in primo luogo i clienti attuali e potenziali e le loro attese e rappresenta

(dovrebbe rappresentare) il punto di partenza per la progettazione del SP.

Vi sono attese dei clienti che sono particolarmente critiche, queste si definiscono FCS.

I FCS possono essere diversi per differenti insiemi di clienti.

I FCS evolvono nel tempo

I FCS: ESEMPI

- La funzionalità tecnica continua e duratura dei prodotti

- L’economicità del prezzo di acquisto iniziale e dei successivi costi d’uso

- La flessibilità d’uso

- L’integrabilità e la compatibilità con altri beni complementari; le possibilità di personalizzazione

- Il soddisfacimento di bisogni di prestigio, di status, di ostentazione, di identificazione

- L’appagamento di bisogni estetici

- L’appagamento dei bisogni di solidarietà e di salvaguardia dell’ambiente

- L’affidabilità del fornitore; una controparte unica

- L’accessibilità, comparabilità e sperimentabilità in fase di acquisto

IL SISTEMA DI PRODOTTO

Il SP si compone di 4 elementi:

- Le caratteristiche materiali e la gamma dei beni offerti.

Le caratteristiche materiali si distinguono in attributi:

 Fisici

 Tecnico-funzionali

 Estetici

In casi rari il SP riguarda un unico bene: spesso le aziende approntano una gamma; quando la gamma è

articolata si possono definire sottosistemi o SP multipli.

- I servizi collegati ai beni offerti (essenzialmente pre- e postvendita), differenziati considerando i vari

tipi di clienti (intermedi e finali)

- Le caratteristiche immateriali (immagine, reputazione, marca)

- Il prezzo e le altre condizioni contrattuali

IL VANTAGGIO COMPETITIVO

Il vantaggio competitivo è l’insieme degli elementi che distinguono il SP di una determinata azienda da quello

dei concorrenti.

Esistono due tipi fondamentali di vantaggio competitivo:

1. Il vantaggio di differenziazione, ovvero l’offerta di un SP diverso o migliore rispetto a quello della

concorrenza in uno o più aspetti

2. Il vantaggio di costo, quando il SP si caratterizza (grazie a costi di produzione e distribuzione

particolarmente bassi) per un prezzo inferiore a quello dei prodotti concorrenti.

LE LEVE DI DIFFERENZIAZIONE: ESEMPI

- Eccellenza intrinseca dei materiali e delle lavorazioni

- Efficienza nei consumi (volumi e prezzi) degli input

- Alta meccanizzazione e automazione

- Robustezza, capacità di autodiagnosi, disponibilità di ricambi

- Modularità, versatilità, adattabilità

- Ampia gamma di beni fungibili e complementari offerti

- Ricchezza di documentazione e informazioni

- Reperibilità e facilità di prova

- Servizi pre e post vendita

- Marche, marchi, insegne, griffe

- Contratti chiavi in mano

- Elevato “contenuto moda”

- Alto livello stilistico e artistico

- Contenuto etico, ecologico, salutistico

- Esclusività attuata mediante volumi limitati e vendita attraverso canali specializzati e selezionati

LE STRATEGIE COMPETITIVE DI BASE

Combinando il tipo di vantaggio competitivo e l’ampiezza del mercato di sbocco (sistema competitivo) si

ottengono 4 strategie di base:

- Leadership di costo (vantaggio di costo e ambito ampio)

- Differenziazione (vantaggio di differenziazione e ambito ampio, anche con SP multipli)

- Focalizzazione orientata ai bassi costi

- Focalizzazione orientata alla differenziazione

LE COMPETENZE DISTINTIVE

Le competenze distintive sono risorse peculiari di un’azienda, non facilmente imitabili e utili per configurare SP

particolarmente apprezzati dai clienti; ne sono esempi:

- Speciali capacità di progettazione dei prodotti

- Strutture produttive particolarmente efficienti

- Elevata capacità di accumulo e di diffusione delle conoscenze

- Rapporti di fiducia e cooperazione con i clienti, con le reti distributive, con esperti di varie discipline

- Patrimonio di immagine e di reputazione, marche e marchi

- Estese strutture e archivi di documentazione

- Diffuse strutture logistiche per la distribuzione e la presentazione dei prodotti

- Qualificate competenze di istruzione dei clienti

- Affidabili strutture per l’assistenza pre-post vendita

- Relazioni di fiducia e cooperazione con “subcontractor” e connesse capacità di project management

LA FORMULA COMPETITIVA UNA SINTESI

Nelle aziende o nelle combinazioni parziali di successo, la FC presenta le seguenti caratteristiche:

- Un SP dotato di un vantaggio concorrenziale di costo o di differenziazione

- Un mercato di cui sono stati compresi a fondo i fattori critici di successo

- Una struttura dotata di competenze distintive

- Una relazione di coerenza sistemica tra vantaggio competitivo, fattori critici di successo e competenze

distintive, che consente il raggiungimento di buoni e duraturi risultati reddituali e competitivi

LA TEORIA DELLA DOMANDA E LA FORMAZIONE DEL PREZZO

Il prezzo è un elemento cruciale del sistema di prodotto e in particolare delle condizioni di scambio.

Il prezzo influenza fortemente i volumi e i ricavi di vendita; tuttavia, i volumi e i ricavi di vendita sono

determinati anche da altri fattori quali:

- I redditi dei consumatori

- I prezzi dei beni fungibili e complementari

- Gli investimenti in pubblicità

L’ELASTICITA’ DELLA DOMANDA AL PREZZO

E’ la sensibilità della quantità domandata alle variazioni di prezzo, calcolata relativamente ad un prezzo di

partenza.

Si indica con ε e si misura rapportando la variazione % della quantità domandata in corrispondenza di una

variazione % di prezzo. ε = ΔQ % / ΔP % in valore assoluto

L’elasticità di regola varia lungo la curva di domanda.

Se l’elasticità è:

- Inferiore a 1 si dice che la domanda è anelastica

- Superiore a 1, la domanda è elastica.

LE SCELTE DI PREZZO: UN ESEMPIO

Un’impresa editoriale sta lanciando una nuova rivista e deve decidere il prezzo di vendita assumendo come

obiettivo la massimizzazione del Reddito Operativo

a. Si formulano ipotesi circa la relazione tra prezzo e quantità domandata

b. Si calcolano i ricavi totali corrispondenti alle varie combinazioni di prezzo x quantità

c. Si formulano ipotesi circa gli impianti necessari per la produzione e i relativi costi fissi e variabili

d. Si calcolano i costi totali (fissi + variabili) corrispondenti alle varie quantità prodotte (= quantità

vendute)

e. Si confrontano i ricavi totali con i costi totali ai vari livelli di quantità (quantità che dipendono dai

prezzi)

f. Si sceglie la quantità (ossia il prezzo che determina tale quantità) che massimizza il Reddito Operativo


ACQUISTATO

3 volte

PAGINE

54

PESO

3.12 MB

AUTORE

GioQueen

PUBBLICATO

7 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e finanza
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GioQueen di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Parolini Cinzia.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Economia aziendale

Riassunto esame Economia Aziendale, libro consigliato Contabilità e Bilancio, Kocollari, Caselli, McGraw-Hill
Appunto
Riassunto per l'esame di Economia aziendale, prof Parolini, libro consigliato Airoldi, Brunetti Coda
Appunto
Appunti Economia Aziendale
Appunto
Riassunto Tributi economia italiana, esame di scienza delle finanze, prof Baldini, libro consigliato P. Bosi, M. C. Guerra: I tributi nell’economia italiana
Appunto