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Riassunto esame Economia Aziendale 2, prof. Zavani, libro consigliato Capitale e Operazioni Straordinarie, Montrone, Musaio

Riassunto per l'esame di Economia Aziendale 2, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Mauro Zavani, Capitale e Operazioni Straordinarie, Montrone - Musaio.
Lunghezza: 61 PAG. Capitoli trattati: dal'1 al 14 compreso.

Esame di Economia aziendale docente Prof. M. Zavani

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ESTRATTO DOCUMENTO

questa logica si ipotizza che le eventuali sopravvenienze (attive o passive)

possano essere iscritte nella contabilità dell’affittuario solo al termine del

contratto di affitto. Nel nostro esempio si avrà:

Banca c/c 280

Debiti v/locatore 250

IVA a debito 30

Secondo altri autori, invece, alla data della vendita il locatore deve eliminare

l’immobilizzazione e il relativo fondo della propria contabilità, evidenziando

in contropartita un credito nei confronti dell’affittuario pari al valore netto

contabile dei beni ceduti, con una scrittura tipo:

Crediti v/affittuario 200

Fondo ammortamento impianti 125

Impianti 325

(oppure il locatore può non fare nulla)

- L’acquisto di beni strumentali: è una problematica simile alle vendite. La

dottrina propone all’affittuario due soluzioni alternative:

L’iscrizione del bene nello stato patrimoniale

1. : secondo questa possibilità

l’immobilizzazione viene contabilizzata direttamente (oltre che nei conti

d’ordine) nello stato patrimoniale dell’affittuario, considerandola in pratica di

proprietà di questi. Ipotizzando l’acquisto di un impianto per 250, si ha:

Impianti 250

IVA a credito 50

Banca c/c 300

Dopo l’acquisto, l’immobilizzazione viene normalmente ammortizzata nella

contabilità dell’affittuario. Alla scadenza, il bene (che ovviamente fa parte

dell’azienda) viene trasferito al locatore che ne acquisisce la proprietà.

L’iscrizione del bene solo nei conti d’ordine

2. : in questa ipotesi,

l’immobilizzazione viene trattata contabilmente come se fosse già di

proprietà del locatore, in quanto inserita all’interno dell’azienda presa in

godimento e oggetto di un ben preciso obbligo di restituzione. Quindi si

iscrive un credito verso il locatore pari al costo di acquisto:

Crediti v/locatore 250

IVA a credito 50

Banca c/c 300

Nel sistema dei conti d’ordine, invece, si registrerà:

Impianti c/affitto 250

Società locatrice azienda 250

Società locatrice azienda 250

Capitale netto c/affitto 250

Successivamente l’affittuario effettuerà gli accantonamenti al fondo spese

future, come per gli altri cespiti facenti parte dell’azienda affittata.

- L’incasso e il pagamento di crediti o debiti preesistenti: il problema nasce dalla

circostanza che i crediti e i debiti afferenti l’azienda ricevuta in godimento non

vengono trasferiti nella contabilità dell’affittuario (ma solo annotati nei conti 37

d’ordine). Al momento del loro incasso o pagamento, quindi, non vi è un conto

da stornare a fronte della variazione numeraria. La dottrina, quindi, suggerisce

di utilizzare come contropartita un debito o un credito nei confronti del locatore.

Così, in caso di pagamento di debiti, si avrà:

Crediti v/locatore 50

Banca c/c 50

Nel caso di incasso di un credito, simmetricamente, si registrerà:

Banca c/c 75

Debiti v/locatore 75

- Il pagamento di canoni: l’affittuario deve registrare nella propria contabilità

periodicamente il pagamento:

Canone di affitto 500

IVA a credito 100

Debiti v/locatore 600

Debiti v/locatore 600

Banca c/c 600

L’operazione va annotata anche nei conti d’ordine, a scalare dal debito

complessivo verso il locatore:

Società locatrice c/canoni in affitto 500

Azienda in affitto c/impegni 500

Alla scadenza naturale dell’affitto, pertanto, i conti d’ordine relativi agli impegni

per i canoni saranno completamente estinti. Ovviamente, anche il locatore dal

canto suo deve registrate in contabilità l’incasso dei canoni, a meno che con

l’affitto dell’azienda non abbia perso la qualifica di imprenditore. Si avranno

pertanto le seguenti scritture contabili:

Crediti v/affittuario 600

Canone di affitto 500

IVA a debito 100

Banca c/c 600

Crediti v/affittuario 600

3. La restituzione dell’azienda al locatore al termine dell’affitto: alla scadenza

del contratto di affitto l’azienda deve essere riconsegnata al locatore. Per la durata

dell’affitto i beni che compongono l’azienda sono nella piena disponibilità

dell’affittuario, con l’unico obbligo di mantenere l’efficienza dell’organizzazione e

degli impianti. Bisogna quindi extra-contabilmente redigere di nuovo due situazioni

patrimoniali:

 Una situazione patrimoniale a valori contabili (che deriva dalla sintesi dei valori

presenti nell’inventario iniziale e degli effetti sulle attività e le passività

dell’azienda prodottisi a seguito della gestione dell’affittuario).

 Una situazione patrimoniale a valori “correnti”, che quantifichi il valore del

capitale economico dell’azienda al termine dell’operazione. Tale inventario va

confrontato con quello analogo redatto a inizio affitto, in modo che le parti

possano provvedere a regolare tra loro l’eventuale differenza con un conguaglio

in denaro. Qualora si sia prodotto un decremento nel capitale economico,

l’affittuario dovrà indennizzare il locatore, nel caso opposto sarà invece il

locatore a dover corrispondere un conguaglio all’affittuario. 38

Dalla combinazione delle due serie di valori omogenei di cui sopra emergerà, sia

per il locatore che per l’affittuario, la quantificazione dell’eventuale plusvalenza

o minusvalenza all’operazione. Proseguendo nel nostro esempio, ipotizzando

che la situazione patrimoniale a valori contabili al termine del contratto sia la

seguente:

Conto Valori iniziali Variazioni Valori finali

Attività Passivit Negativ Positive Attività Passivit

à e à

Brevetti 150 20 130

Fabbricati 950 50 1000

Impianti 550 100 450

Rimanenze 120 30 150

Crediti 270 30 300

Titoli 330 30 300

Banca c/c 20 20 40

Risconti 10 10 20

attivi

Fondo TFR 300 100 400

Debiti 360 10 370

Capitale 1740 1620

netto

TOTALE 2400 2400 260 140 2390 2390

Le scritture contabili del locatore

Alla data di scadenza del contratto di affitto di procede a iscrivere in contabilità il

credito nei confronti dell’affittuario per il conguaglio (da fatturare), calcolato extra

contabilmente come differenza tra il capitale economico finale e iniziale:

Crediti verso affittuario 600

Rettifiche da riconsegna 500

IVA a debito 100

Al momento del regolamento in denaro si avrà:

Banca c/c 500

Crediti verso affittuario 500

A questo punto resta da adeguare il valore contabile delle attività e delle passività

che compongono l’azienda, che nella contabilità del locatore è rimasto cristallizzato

alla data di inizio affitto. In contropartita verrà movimentato nuovamente il conto

“Rettifiche di riconsegna”, che accoglie in dare le variazioni con un impatto

negativo sul patrimonio netto (diminuzione di passività e aumento di attività) e in

avere le variazioni con un impatto positivo (aumento di attività e diminuzione di

passività). Così, per le rettifiche positive si avrà:

Fabbricati 50

Rimanenze 30 39

Crediti 30

Banca c/c 20

Risconti attivi 10

Rettifiche di riconsegna 140

Simmetricamente, per le rettifiche negative la scrittura contabile sarà:

Rettifiche di riconsegna 260

Brevetti 20

Impianti 100

Titoli 30

Fondo TFR 100

Debiti 10

Il conto “Rettifiche di riconsegna” presenta ora un saldo in dare pari a 380, che

viene chiuso evidenziando la plusvalenza da fine contratto.

Rettifiche di riconsegna 380

Plusvalenze 380

A fronte di un conguaglio di 500, dunque, solo l’importo di 380 costituisce per il

locatore un componente positivo di reddito.

Le scritture contabili dell’affittuario

L’affittuario, chiusi i conti d’ordine accesi ai beni di terzi presso l’azienda e tenendo

conto anche delle rettifiche a seguito delle operazioni di gestione che hanno

modificato la consistenza patrimoniale del complesso produttivo, compie una serie

di rilevazioni contabili.

primo luogo

In si deve rilevare la restituzione al locatore degli elementi

o patrimoniali relativi all’azienda iscritti nella propria contabilità. Nel nostro

esempio le poste di natura finanziaria non danno particolari problemi, ma è

necessario fare alcune ipotesi in relazione alle poste di natura economica e in

particolare ai fabbricati, alle rimanenze ai brevetti, agli impianti e ai titoli. Per

quando riguarda i fabbricati, supponiamo che l’incremento di 50 evidenziato

extra contabilmente derivi dall’acquisto di una immobilizzazione al costo storico

di 60, che l’affittuario ha iscritto nella propria contabilità, provvedendo ad

accantonare al fondo di ammortamento un importo complessivo di 10. Alla

riconsegna vanno chiusi sia il conto “Fabbricati” (che in contabilità è acceso

unicamente per 60, visto che i fabbricati preesistenti sono rimasti nello stato

patrimoniale del locatore), sia il fondo ammortamento. Si avrà pertanto:

Rettifiche di riconsegna 50

Fondo ammortamento fabbricati 10

Fabbricati 60

Per quanto riguarda le rimanenze, supponiamo che al momento della preso in

carico dell’azienda, esse siano state iscritte come rimanenze iniziali per 120,

evidenziando un corrispondente debito verso il locatore. Alla conclusione del

contratto, a seguito delle scritture di assestamento, emerge in contabilità un 40

valore delle rimanenze finali pari a 150, che da luogo appunto a una rettifica di

30, così contabilizzata:

Debiti v/locatore 120

Rettifiche di riconsegna 30

Rimanenze finali 150

Per quanto riguarda infine i brevetti, gli impianti e i titoli – il cui valore contabile

netto è diminuito (rispettivamente di 20, 100, 30) – va ricordato che tali conti

non sono presenti nella contabilità dell’affittuario e, quindi, non possono essere

stornati direttamente. Il loro minor valore (complessivamente pari a 150),

tuttavia, genera un debito verso il locatore che ha maturato il diritto alla

restituzione di un complesso aziendale che abbia lo stesso patrimonio netto di

quello consegnato. Quindi si avrà l’evidenziazione di una sopravvenienza

passiva di pari importo, che di fatto si trasforma in una rettifica di riconsegna

negativa:

Sopravvenienza passiva 150

Debiti v/locatore 150

Debiti v/locatore 150

Rettifiche di riconsegna 150

Restano poi da contabilizzare le rettifiche di riconsegna relative alle restanti

attività e passività, con cui si chiudono i rispettivi conti, accesi e movimentati

nella contabilità dell’affittuario nel corso dell’affitto:

Rettifiche di riconsegna 60

Crediti 30

Banca c/c 20

Risconti attivi 10

Fondo TFR 100

Debiti 10

Rettifiche di riconsegna 110

A questo punto tutti i conti relativi al complesso produttivo ricevuto in

godimento risultano chiusi. Il conto “Rettifiche di riconsegna” invece, presenta

un saldo in avere pari a 120, che rappresenta la diminuzione del patrimonio

netto dell’azienda affittata prodottasi per effetto della gestione ed è,

ovviamente, di pari importo rispetto a quello riscontrato nella contabilità del

locatore.

secondo luogo,

In va imputato il debito verso il locatore per il conguaglio in

o denaro che, come abbiamo visto, emerge extra contabilmente dalla differenza

tra il capitale economico iniziale e quello finale (nel nostro esempio pari a 500).

Si avrà pertanto:

Conguaglio 500

IVA a credito 100

Debiti v/locatore 600

Al momento del regolamento in denaro, si avrà:

Debiti v/locatore 600

Banca c/c 600

terzo luogo

In bisogna calcolare l’effettivo risultato economico complessivo

o dell’operazione. A tale scopo bisogna tenere conto non solo delle rettifiche di

consegna e del conguaglio, ma anche degli accantonamenti al fondo spese 41

future effettuati dall’affittuario durante il periodo contrattuale. Oltre a ciò, va

chiuso anche il conto “Sopravvenienze passive”. Ipotizzando che alla data di

scadenza dell’affitto il fondo spese future abbia una consistenza di 50, si avrà

una minusvalenza pari a 480:

Rettifiche di riconsegna 120

Fondo spese future 50

Minusvalenze 480

Conguaglio 500

Sopravvenienze passive 150

IMPOSIZIONE SOSTANZIALE

Con l’impostazione sostanziale, invece, privilegiando non la proprietà ma la

disponibilità dei beni, si ha un effettivo trasferimento degli elementi patrimoniali che

compongono l’azienda dal locatore all’affittuario, a fronte rispettivamente di un credito

e di un debito di restituzione. Nella contabilità del locatore si registra:

Fondo ammortamento fabbricati 250

Fondo ammortamento impianti 100

Fondo TFR 300

Debiti 360

Crediti v/affittuario 1740

Brevetti 150

Fabbricati 1200

Impianti 650

Rimanenze 120

Crediti 270

Titoli 330

Banca c/c 20

Risconti attivi 10

TOTALE 2750 2750

L’affittuario effettua, dal canto suo, una scrittura esattamente simmetrica,

evidenziando in avere un debito verso il locatore sempre pari a 1740. I conti d’ordine

per entrambi non hanno più ragione di esistere, salvo quelli relativi agli impegni per i

canoni di affitto.

Durante il periodo contrattuale, l’affittuario provvede alle normali rilevazioni in partita

doppia delle operazioni effettuate, andando a modificare direttamente i valori degli

elementi patrimoniali afferenti l’azienda ricevuta in godimento. Il locatore, invece,

registra unicamente l’incasso dei canoni.

Al termine del contratto si rileva la restituzione dei beni e il pagamento/incasso del

conguaglio in denaro. Il locatore, in particolare, riceve nella propria contabilità le

attività e le passività ai valori determinati extra contabilmente con l’inventario finale,

in contropartita del credito di riconsegna. Dalla somma algebrica della differenza tra i

due valori e del conguaglio emerge la sua plusvalenza o minusvalenza. Nel nostro

esempio si avrà:

Brevetti 130

Fabbricati 1300

Impianti 650

Rimanenze 150

Crediti 300

Titoli 300

Banca c/c 40

Risconti attivi 20

Fondo ammortamento fabbricati 300

Fondo ammortamento impianti 200 42

Fondo TFR 400

Debiti 370

Rettifiche di riconsegna 1620

TOTALE 2890 2890

A questo punto persiste un credito verso l’affittuario pari a 120. Viene poi liquidato e

incassato il conguaglio in denaro:

Crediti per conguaglio 600

Conguaglio 500

IVA a debito 100

Banca c/c 600

Crediti per conguaglio 600

Infine si chiude il conto “Conguaglio” e il rimanente credito verso l’affittuario, con

l’evidenziazione della relativa plusvalenza

Conguaglio 500

Crediti v/affittuario 120

Plusvalenza 380

CAPITOLO 9 – IL TRASFERIMENTO DI PARTECIPAZIONI

Il trasferimento delle partecipazioni è sottoposto ad una disciplina legislativa

differenziata a seconda del carattere più o meno “chiuso” o “aperto” di ciascun tipo

societario.

Nelle società di persone, il trasferimento della partecipazione è possibile solo con

l’unanimità dei consensi dei soci, salvo diversa previsione contrattuale e fatta

eccezione per la quota del socio accomandante, trasferibile col consenso della

maggioranza dei soci.

Nelle società di capitali, per contro, la regola “dispositiva” di legge è nel senso che

azioni e quote sono liberamente trasferibili, salvo diversa previsione statutaria, la

quale può assumere una maggiore o miniore estensione, a seconda che si tratti di

s.p.a. o s.r.l.

Nelle società azionarie, una clausola statutaria che vieti in termini assoluti il

trasferimento delle azioni è consentita esclusivamente per un periodo non superiore a

cinque anni dalla costituzione della società o dal momento in cui il divieto viene

introdotto nello statuto. Diversamente, sono consentite clausole che prevedano

condizioni o limitazioni al trasferimento. Tra le più frequenti, si registrano le clausole di

prelazione, per le quali in caso di trasferimento occorre attribuire un diritto di

preferenza ai soci attuali della società, o le clausole di gradimento, con cui l’efficacia

del trasferimento viene subordinata all’approvazione da parte di organi sociali (per

esempio, l’assemblea o l’organo amministrativo) o di altri soci.

Laddove quest’ultima clausola di atteggi in termini di cosiddetto “mero gradimento”,

la stessa è inefficace ove non prevede un obbligo di acquisto delle medesime azioni a

carico della società o degli altri soci il diritto di recesso dell’alienante. Le clausole di

gradimento “non mero” sono, invece, senz’altro consentite senza alcuna condizione o

contropartita particolare.

Nella s.r.l. è invece pienamente valida ed efficace una previsione dell’atto costitutivo

che impedisca il trasferimento anche per tutta la durata della società: unico correttivo

è che il socio può allora esercitare in qualsiasi momento il diritto di recesso dalla

società. Analogo correttivo vale, esattamente come per le società azionarie, nel caso

in cui venga introdotta una clausola di mero gradimento.

Nella prassi operativa si registra una tendenza pressoché generalizzata a introdurre,

negli atti costitutivi delle s.r.l., delle clausole di prelazione. 43

L’autonomia negoziale può intervenire sulla materia del trasferimento delle azioni di

s.p.a. o delle quote di s.r.l. anche con lo strumento dei patti parasociali e, nella specie,

dei cosiddetti “sindacati di blocco”, che a loro volta possono avere a oggetto l’impegno

reciproco a non vendere le partecipazioni per un certo periodo di tempo o per tutta la

durata del patto e/o della società (c.d. patti di lock up), così come potrebbero

consistere nella sottoposizione del trasferimento al gradimento degli altri contraenti o

al loro diritto di prelazione.

Il trasferimento di partecipazioni di controllo di una società è effettuato facendo

riferimento e affidamento, non solo e non tanto alle qualità formali dei titoli azionari o,

rispettivamente, della quota di partecipazione, ma anche e soprattutto alle qualità

sostanziali dell’impresa esercitata dalla società, nonché (e principalmente) del relativo

patrimonio sociale. A tal fine, è comunque che le parti inseriscano nel contratto una

serie di apposite clausole di garanzia, con le quali sono previsti meccanismi di

revisione successiva del prezzo o addirittura di risoluzione del contratto nell’ipotesi in

cui, entro un determinato periodo di tempo dalla sua stipulazione, risultino

sopravvenienze passive o insussistenze di elementi dell’attivo superiori ad una

determinata misura.

Con il trasferimento di partecipazioni si può quindi realizzare in maniera indiretta la

cessione di un’azienda da una società a un'altra: pur restando immutato il soggetto

giuridico, dunque, cambia il soggetto economico. Ne consegue che con tale

operazione non vengono movimentati i conti dell’azienda trasferita, ma solo quelli del

venditore e dell’acquirente.

La rilevazione a costi e costi

Con il metodo a “costi e costi”, al momento dell’acquisto nel conto “Partecipazioni”

viene iscritto in dare il costo di acquisto, che viene stornato in avere al momento della

vendita dei titoli. La differenza tra il ricavo di vendita (espresso dal prezzo) e il costo di

acquisto, dunque, viene registrata in un apposito conto, acceso alle plusvalenze (o

utili) oppure alle minusvalenze (oppure perdite) di realizzo. Ipotizzando l’acquisto di

1000 azioni della società X al costo di 0,2 l’una, in partita doppia si avrà:

Partecipazioni 200

Banca c/c 200

Al momento della vendita, supponendo di vendere la metà delle azioni a un prezzo

complessivo di 170, si registra.

Banca c/c 170

Partecipazioni 100

Utili su partecipazioni 70

Alla data dell’operazione, quindi, il conto presenta un saldo in dare di 100, pari

appunto alla quantità di azioni rimaste in portafoglio valutate al costo di acquisto. Nel

caso in cui, invece, il prezzo di vendita fosse stato pari a 90, si sarebbe registrato:

Banca c/c 90

Perdite su partecipazioni 10

Partecipazioni 100

La rilevazione a costi, ricavi e rimanenze

Con il metodo a “costi, ricavi e rimanenze”, il conto “Partecipazioni” al momento

dell’acquisto accoglie in dare il costo di acquisto e, al momento della vendita, in avere

44

il ricavo, rappresentato dal prezzo di vendita. I proventi o gli oneri dell’operazione,

invece, vengono rilevati solo alla chiusura dell’esercizio.

Ovviamente il saldo finale è uguale a quello che si sarebbe avuto con una

movimentazione “a costo a costi”.

Nell’esempio illustrato al paragrafo precedente, quindi, al momento dell’acquisto di

registra, in maniera analoga:

Partecipazioni 200

Banca c/c 200

Alla vendita della metà delle azioni al prezzo di 170, invece, si ha:

Banca c/c 170

Partecipazioni 170

Alla data dell’operazione, pertanto, il conto presenta un saldo dare pari a 30. Alla fine

dell’esercizio i titoli rimasti vengono valutati al costo, rilevando il risultato economico

ottenuto dall’operazione. Nel nostro esempio, dal momento che sono restate in

portafoglio 500 azioni, acquistare al costo di 0,2 l’una, il costo relativo è pari a 100;

bisogna quindi stornare il conto “Partecipazioni” in contropartita degli utili su

partecipazioni per 70:

Partecipazioni 70

Utili su partecipazioni 70

A questo punto il saldo delle partecipazioni è 100 in dare, analogo a quello del metodo

a “costi e costi”.

La permuta di partecipazioni

Il trasferimento di partecipazioni può avvenire, oltre che attraverso la vendita, anche

attraverso la permuta. In sostanza, in questo caso, i titoli di una società X sono ceduti

in cambio di titoli di una società Y, invece che di denaro. Generalmente lo scambio

avviene tra partecipazioni che hanno lo stesso valore e, quindi, la relativa scrittura

contabile è:

partecipazioni società Y 100

Partecipazioni società X 100

Nel caso in cui i due titoli non abbiano un analogo valore, la permuta può anche

prevedere, a carico dell’acquirente o del venditore, un conguaglio in denaro. In tal

caso, supponendo che il valore della partecipazione nella società X sia di 110, mentre

quello della società Y sia di 100, si avrà:

Partecipazioni società Y 100

Banca c/c 10

Partecipazioni società X 110

CAPITOLO 10 – LE AGGREGAZIONI AZIENDALI E LE RIORGANIZZAZIONI

SOCIETARIE

Il fenomeno dell’aggregazione è rinvenibile nell’opportunità di raggiungere dimensioni

e coordinazioni economico – produttive più convenienti e adeguate al contesto

competitivo esistente. 45

Se la trasformazione è riconducibile a un concetto di riorganizzazione societaria, la

fusione e la scissione rientrano nella categoria delle aggregazioni di imprese, o

business combination.

(una business combination si ottiene dall’unione di imprese distinte o di business in

un’unica entità economica che redige un bilancio contenente i risultati di tali imprese)

Per mezzo dell’operazione di fusione, due o più società perdono la loro individualità

allo scopo di dare vita a un unico soggetto di maggiori dimensioni, mentre con la

fusione tale autonomia viene meno per le società fuse o incorporate.

È opportuno da subito precisare come si distingua tra due tipi di fusione, ossia:

- Fusione propriamente detta (o fusione propria): questa tipologia ricorre quando si

attua la costituzione di una nuova società, per cui le società fuse perdono la loro

soggettività giuridica, cessando la loro esistenza; ne deriva che le azioni o quote

della società che prendono parte alla fusione sono annullate e, in contropartita, ai

soci delle società fuse vengono attribuite le azioni o quote della neonata società.

Sono operazioni finalizzate ad una business combination.

- Fusione per incorporazione: in questo caso una società incorpora due o più società;

quindi, l’incorporante mantiene la propria soggettività giuridica, pur venendo a

essere un’entità economica di diverse e maggiori dimensioni, mentre la società

incorporata si estingue e le relative azioni o quote sono annullate. Vi è una finalità

di tipo organizzativo.

Grazie all’operazione di scissione, la società che si scinde suddivide il proprio

patrimonio e lo trasferisce in una o più altre società; in contropartita, ai suoi soci sono

assegnate azioni o quote di queste ultime. Ciò significa che la società scissa subisce

comunque una riduzione del proprio patrimonio; dove tale riduzione arrivi all’intera

entità del patrimonio medesimo, si può configurare lo scioglimento della società.

Una prima distinzione può riguardare:

- Una scissione totale (o propria): quando la società trasferisce l’intero suo

patrimonio a due o più società beneficiarie, con contestuale assegnazione di nuove

azioni o quote di queste ultime ai soci della prima, che si estingue.

- Una scissione parziale (o impropria): quando la società scissa trasferisce solo una

parte del patrimonio a una (o più) società beneficiarie, con contestuale

assegnazione di nuove azioni o quote di questa ultima ai soci della prima, che

continua a rimanere in vita con il patrimonio non trasferito.

Un'altra distinzione si basa sulla preesistenza o meno del soggetto giuridico

beneficiario:

- Una scissione con costituzione di nuova società: la società beneficiaria si

costituisce a seguito della scissione mediante il trasferimento del patrimonio

(parziale o totale) effettuato dalla società scissa.

- Una scissione per incorporazione: la società beneficiaria effettua, a fronte del

patrimonio ricevuto dalla società scissa, un aumento di capitale sociale con

contestuale emissione di azioni o quote da assegnare ai soci della società stessa.

Un ulteriore classificazione può determinare:

- Scissione proporzionale: quando le azioni o quote emesse dalla società beneficiaria

vengono assegnate ai soci della società scissa in proporzione alle azioni o quote

dagli stessi detenute.

- Scissione non proporzionale: quando la partecipazione dei soci nelle società

beneficiarie non è proporzionale a quella detenuto nella società scissa.

Infine, nell’ambito dei processi di aggregazione, si colloca la trasformazione. Essa si

sostanza nella modificazione dell’atto costitutivo di una società con il passaggio da

una forma sociale a un'altra, senza che ciò comporti la cessazione del soggetto

giuridico preesistente e la nascita di un altro soggetto che ne prende il posto. In altri

termini, la trasformazione è quell’operazione straordinaria che investe la struttura 46

societaria, la quale, pur mantenendo la propria identità, si riorganizza secondo un

nuovo modello, differente da quello originario. Quindi ogni tipo di trasformazione

comporta soltanto il mutamento formale di un’organizzazione societaria già esistente

e non la creazione di un nuovo ente, anche se si distingue tra:

- Trasformazioni omogenee, ovvero tra tipi di società con scopo lucrativo, dovendosi

poi distinguere tra trasformazioni di società di persone e trasformazioni di società

di capitali.

- Trasformazioni eterogenee, ovvero da enti diversi a società di capitali e viceversa.

La fusione e la scissione: motivazioni economico – aziendali e tatti comuni

In entrambe le operazioni l’obiettivo di fondo, che le rende giustificabili sotto il profilo

economico aziendale, dovrebbe consistere nel conseguimento di un beneficio,

quantificabile come maggiore valore economico assunto dal nuovo (o dai nuovi)

sistemi aziendali creati, rispetto alla somma dei valori che le partecipanti

all’operazione avrebbero avuto senza porre in essere le operazioni medesime.

Osservando il profilo economico e strategico dell’operazione, si è soliti distinguere tre

diverse forme di fusione:

Fusioni orizzontali se l’aggregazione avviene tra aziende operanti negli stessi

 settori. Ciò permette il consolidamento delle posizioni raggiunte. In più, le maggiori

capacità di produzione e di vendita possibili con questo genere di fusione

permettono di attivare le tipiche economie di scala interne, con una riduzione dei

costi unitari di produzione dovuta alla minore incidenza dei costi fissi a livello di

unità di prodotto. Ma allo stesso tempo sono possibili economie di scala esterne per

l’opportunità di aumentare i prezzi di vendita dei prodotti e di contenere quelli di

acquisto dei fattori, grazie alla maggiore forza contrattuale acquisita sui mercati di

riferimento. Le fusioni con aziende operanti nel medesimo settore possono, infine,

anche essere funzionali alla eliminazione di concorrenti mediante l’integrazione con

essi.

Fusioni verticali se le aziende partecipanti agiscono in stadi produttivi contigui (a

 monte o a valle) di una medesima filiera. Consentono l’operatività dell’azienda a

fasi precedenti o successive rispetto a quelle già in essere. Nel primo caso si parla

di fusione verticale in senso ascendente, in cui l’impresa attua un processo di

aggregazione con una o più aziende fornitrici dei fattori produttivi a essa necessari;

nel secondo caso si ha, invece, a che fare con una fusione verticale in senso

discendente, con la quale l’impresa si fonde con aziende utilizzatrici o distributrici

dei suoi prodotti. Ciò significa riuscire a ottenere fattori produttivi più conformi per

qualità e disponibilità alle proprie esigenze produttive e a commercializzare e

distribuire i prodotti in modo più rispondente alle politiche e agli orientamenti

perseguiti. Tutto ciò viene effettuato integrando al meglio le attività a monte e a

valle della propria in una sola e più solida catena del valore. Anche le fusioni

verticali possono favorire economie di scala interne in termini di costi. La

controindicazione di tali fusioni risiede, tuttavia, nella perdita di flessibilità

operativa, rinunciando in tutto o in parte alla diversificazione dei mercati di sbocco

o alla possibilità di modificare le modalità di acquisizione dei fattori produttivi.

Fusioni conglomerali, se l’operazione riguarda aziende che operano in settori

 produttivi e in mercati differenti; ciò ha il pregio di consentire l’ingresso in nuovi

settori, per cui supporta una strategia di diversificazione alla ricerca di nuove

opportunità di espansione in contesti competitivi diversi da quello attuale. Tale

diversificazione consente anche la riduzione dei rischi. Tuttavia, anche quest’ultima

categoria di fusioni può presentare delle controindicazioni, riconducibili a problemi

di coordinamento e integrazione tra le unità che si aggregano e alla possibile

crescita di costi generali dovuti a una maggiore complessità della gestione.

Per la scissione si può dire che l’obiettivo comune di questa tipologia di operazione è

quello di perseguire condizioni di equilibrio economico e finanziario su un orizzonte 47

temporale di medio – lungo termine. La scissione può rappresentare uno strumento

utile a realizzare, da una parte, un processo di aggregazione di unità aziendali e,

dall’altra, un ridimensionamento delle strutture esistenti, utile in molti casi al

risanamento di situazioni di crisi aziendale. P si ha una aggregazione in quanto la

società scissa trasferisce tutto o parte del suo patrimonio a una o più società

esistente; il processo di ridimensionamento si realizza, invece, quando la società

scissa trasferisce tutto o parte del suo patrimonio a due o più società di nuova

costituzione. Naturalmente, non possono escludersi ipotesi miste, sia essa di

concentrazione che di ridimensionamento.

In particolare, nella prospettiva dell’espansione, la scissione può consentire:

- L’acquisizione di combinazioni produttive esterne e la ridefinizione delle aree di

affari

- L’attuazione della modifica dell’impostazione strategica, inizialmente tarata su una

struttura rigida e composita, nella direzione di una maggiore elasticità e di un più

elevato grado di autonomia decisionale.

Quindi un’operazione di scissione può essere considerata valida sul piano economico

solo se, oltre agli effetti voluti sulla compagine sociale, essa riesce a creare sistemi

aziendali, rinnovati nell’assetto organizzativo e patrimoniale, ma capaci di competere

efficacemente e, pertanto, di accrescere il proprio valore.

La trasformazione: motivazioni economico aziendali per la riorganizzazione

societaria

Svariati sono i motivi per cui si decide la trasformazione di una società. Per quel che

riguarda problematiche di dimensioni aziendali, ad esempio, l’assetto giuridico

originariamente scelto in sede di costituzione può risultare inadeguato.

Oppure, quando si vaglia il passaggio da una società di persone a una società di

capitali in seguito all’aumentare delle dimensioni aziendali; in questo caso l’ingresso di

nuovi soggetti, per ragioni cautela, rende necessario distinguere i beni personali dai

beni patrimoniali – aziendali.

L’ultimo caso riguarda le disposizioni di legge; si pensi a tutti gli obblighi a cui sono

assoggettate specifiche forme sociali, come i minimi di capitale previsti per

determinate società ma anche le riduzioni di capitale per perdite. In tal caso, infatti,

laddove per effetto di perdite superiori di oltre un terzo di capitale sociale, se lo stesso

dovesse scendere al di sotto al minimo di legge, il legislatore impone la modifica della

struttura sociale (sempre che non sia possibile la ricostruzione del capitale). La

trasformazione, in conclusione, implica una scelta di sostanziale continuità anche a

fronte di rilevanti modificazioni nelle modalità stesse di partecipazione all’attività

comune o negli scopi che i partecipanti intendono raggiungere o, ancora, di fronte a

eventi che imporrebbero la liquidazione della società.

CAPITOLO 11 – LA FUSIONE E LA SCISSIONE: LA DISCIPLINA GIURIDICA

Le azioni o quote della società risultante dalla fusione o incorporante, così come le

azioni o quote delle società beneficiarie della scissione, sono attribuite, sulla base di 48

uno specifico rapporto di cambio, ai soci delle società partecipanti alla fusione o alla

scissione.

Il procedimento che conduce alla fusione o alla scissione si articola in 3 fasi, incentrate

rispettivamente sul progetto di fusione o di scissione, sulla decisione dei soci in ordine

alla fusione o alla scissione e sull’atto di fusione o di scissione.

Il “progetto” è redatto a cura dell’organo amministrativo delle singole società

partecipanti e deve contenere una serie di importanti indicazioni, che consentono ai

soci e ai terzi di avere piena contezza delle caratteristiche della società risultante dalla

fusione o della società incorporante o, rispettivamente, delle società beneficiarie della

scissione, nonché delle condizioni che saranno rilevate ai soci delle società

partecipanti nel concambio con le azioni o con le quote della nuova società di cui si

ritroveranno soci, con in primo piano il c.d. “rapporto di cambio” delle azioni o quote.

Il progetto è iscritto nel registro delle imprese; e deve essere altresì depositato nella

sede delle società partecipanti alla fusione o alla scissione assieme alla situazione

patrimoniale delle società partecipanti alla fusione, a una specifica relazione

illustrativa dell’organo amministrativo e alla “relazione degli esperti”, nonché ai bilanci

degli ultimi tre esercizi delle società coinvolte nella fusione o nella scissione.

I medesimi documenti devono poi essere depositati per l’iscrizione nel registro delle

imprese assieme alla decisione dei soci di approvazione della fusione, così

realizzandosi una piena informazione anche dei terzi.

Affinché la fusione o la scissione si realizzino, è invero necessaria l’approvazione del

progetto da parte dei soci di ciascuna delle società che vi partecipano. Decisione

assunta, nelle società di persone, col consenso della maggioranza dei soci determinata

secondo la parte attribuita a ciascuno negli utili, salvo che il contratto sociale non

disponga diversamente e fatta salva la facoltà di recesso per il socio che non abbia

consentito alla fusione o alla scissione; e adottata, nelle società di capitali, con le

forme e i quorum prescritti per le modificazioni statutarie, salvo il diritto di recesso

(nelle s.r.l., non anche nelle s.p.a.) in favore dei soci che non vi hanno consentito.

Le decisioni adottate dalle società partecipanti sono quindi iscritte nel registro delle

imprese assieme a tutti i documenti allegati e la fusione o la scissione possono essere

attuate solo decorsi sessanta giorni dall’iscrizione, se i creditori anteriori all’iscrizione

non abbiano fatto opposizione, salvo che ricorra una delle eccezioni tassativamente

previste dalla legge.

La fusione o la scissione si attuano mediante la redazione e l’iscrizione nel registro

delle imprese di un atto di fusione o di scissione.

La fusione o la scissione producono i loro effetti quando è stata eseguita l’ultima delle

iscrizioni, da cui si origina anche un’efficacia c.d. “sanante”, atteso che, una volta

eseguite tutte le iscrizioni, l’eventuale invalidità dell’atto di fusione o di scissione non

può essere pronunciata.

A far data dall’ultima delle iscrizioni, si verifica dunque l’effetto di successione nei

diritti e negli obblighi delle società partecipanti.

Norme speciali sono dettate per il caso della fusione per incorporazione di società

interamente possedute o possedute (almeno) al novanta per cento e per il caso di

fusione a seguito di acquisizione con indebitamento. 49

CAPITOLO 12 – LA FUSIONE E LA SCISSIONE: RIFLESSI CONTABILI

Circa la rappresentazione contabile, la fusione di società comporta, intermini generali:

Per le società incorporate o fuse, la rilevazione dell’estinzione e, quindi, la chiusura

 dei conti

Per la società incorporante o risultante dalla fusione, la rilevazione

 “dell’acquisizione” degli elementi patrimoniali attivi e passivi delle società

incorporate o fuse

Gli adempimenti contabili delle società che partecipano ad una fusione, tuttavia, non

si esauriscono nella rilevazione in partita doppia dell’operazione. Infatti, il progetto di

fusione deve essere depositato presso la sede delle società corredato a una situazione

patrimoniale che, ai sensi dell’art. 2501, deve essere predisposta dall’organo

amministrativo di ciascuna società con l’osservanza delle norme sul bilancio

d’esercizio e deve essere riferita a una data non anteriore a 120 giorni al giorno del

deposito.

La funzione della situazione patrimoniale richiesta dall’art.2501 è quella di informare i

soci sulla composizione quantitativa e qualitativa del patrimonio delle società che

partecipano all’operazione. Spesso, inoltre, le situazioni patrimoniali di cui si tratta

servono per mettere una “data ferma” alle valutazioni da effettuarsi per la definizione

del rapporto di cambio e per le conseguenti rilevazioni contabili; tant’è che in questi

casi gli effetti contabili dell’operazione vengono retrodatati, appunto, rispetto alla data

di efficacia della fusione, alla data di riferimento delle situazioni patrimoniali ex

art.2501 (ovvero, quando ne ricorrono le condizioni, all’inizio dell’esercizio in corso al

momento dell’attuazione della fusione).

La norma che abbiamo visto parla di situazione patrimoniale, ma la giurisprudenza

ritiene che il documento da allegare al progetto di fusione debba essere composto

dallo Stato Patrimoniale e dal Conto Economico relativo alla frazione d’esercizio. Non

sembra essenziale, invece, la Nota integrativa, la cui redazione è comunque

raccomandata.

Le rilevazioni contabili delle società incorporate o fuse

La chiusura dei conti delle società incorporate o fuse va effettuata alla data di efficacia

reale della fusione e cioè alla data di iscrizione dell’atto nel Registro delle imprese

dell’incorporante o, per le fusioni proprie, alla data dell’ultima delle iscrizioni nel

Registro delle imprese delle società fuse.

L’art. 2504 prevede che, per l’imputazione delle operazioni delle società partecipanti

alla fusione al bilancio della società incorporante o risultante dalla fusione stessa, può

essere fissata convenzionalmente anche una data anteriore rispetto a quella di

efficacia reale, la chiusura dei conti delle società che si estinguono varia a seconda

che nell’atto di fusione sia stabilita o meno una retrodatazione degli effetti contabili.

I saldi dei conti delle società incorporate o fuse alla data di efficacia della fusione

costituiscono la base per le rilevazioni iniziali della società incorporante o risultante

dalla fusione. Di conseguenza, nel caso in cui si realizzi una retrodatazione degli effetti

contabili a una data antecedente a quella in cui si realizzano gli effetti reali, i fatti di

gestione dell’incorporata per il periodo dall’inizio in cui si realizza la fusione fino al

momento in cui si verificano gli effetti reali della fusione sono rilevati nella contabilità

dell’incorporante.

Nel caso in cui gli effetti contabili coincidano con gli effetti reali della fusione, la

situazione contabile dell’incorporata che viene trasferita nella incorporante è

rappresentata da un vero e proprio bilancio infrannuale che rappresenta i fatti di

gestione dell’incorporata dall’inizio dell’esercizio nel corso del quale è realizzata la

fusione fino alla data in cui l’incorporata perde la propria individualità e confluisce

nell’incorporante.

Le rilevazioni contabili della società incorporante o risultante dalla fusione 50

Con la produzione degli effetti reali della fusione, la società incorporante deve rilevare,

sotto il profilo contabile

Da un lato, l’acquisizione degli elementi patrimoniali delle società incorporate (o

 fuse)

Dall’altro lato, in corrispondenza, l’aumento del capitale sociale al servizio del

 concambio e/o l’annullamento delle eventuali partecipazioni nelle società

incorporate

Circa la rilevazione degli elementi patrimoniali delle società incorporate o fuse, le

rilevazioni sono naturalmente speculari rispetto a quelle effettuate da queste ultime.

Pertanto, in presenza di retrodatazione contabile, vanno accesi tutti i conti necessari

per rilevare le attività, le passività nonché i componenti di reddito positivi e negativi

risultanti dalla situazione contabili alla data di efficacia della fusione predisposta dalle

società incorporate (o fuse).in questo modo, nella contabilità della incorporante (o

della risultante) si ha l’effetto che si sarebbe prodotto ove le operazioni compiute dalle

società incorporate dalla data di efficacia contabile alla data di efficacia reale della

fusione fossero state registrate direttamente dalla società incorporante. Il risultato

economico delle società incorporate (o fuse) riferibile a tale periodo, quindi, concorre

in questo modo al risultato economico che l’incorporante (o la società risultante dalla

fusione) rileverà in sede di bilancio d’esercizio.

Al contrario, in assenza di retrodatazione contabile, la società incorporante (o quella

risultante dalla fusione) deve provvedere a rilevare esclusivamente le attività e le

passività risultanti dal bilancio ordinario infrannuale predisposto dalle società

incorporate (o fuse). In questo caso, il risultato di periodo delle società incorporate

deve essere rilevato, da parte della società incorporante (o risultante dalla fusione),

come un debito nei confronti dei soci delle società estinte.

A fronte della rilevazione degli elementi patrimoniali attivi e passivi delle società fuse,

la società incorporante deve rilevare, in contropartita, l’aumento del capitale sociale

secondo l’entità prevista ai fini del concambio ovvero, nel caso di incorporazione di

società partecipata, l’annullamento delle partecipazioni nelle società incorporate.

In particolare, nel caso di fusione per incorporazione con concambio (ovvero nel caso

di fusione per unione):

Se l’aumento del capitale sociale è superiore rispetto al patrimonio netto contabile

 della società incorporata, si ha una differenza di fusione positiva che prende il

nome di disavanzo da concambio

Se l’aumento del capitale sociale è inferiore al patrimonio netto contabile della

 società incorporata, si ha una differenza di fusione negativa che prende il nome di

avanzo di concambio

Nel caso di fusione per incorporazione senza concambio (di società partecipata,

quindi, al 100%)

Se il valore di carico della partecipazione è superiore rispetto al patrimonio netto

 contabile della società incorporata, si ha una differenza di fusione positiva che

prende il nome di disavanzo da annullamento

Se il valore di carico della partecipazione è inferiore rispetto al patrimonio netto

 contabile della società incorporata, si ha una differenza di fusione negativa che

prende il nome di avanzo da annullamento

Esempio 1

La società Alfa incorpora la società Beta procedendo, ai fini del concambio, a un

aumento del capitale sociale pari a €4,5 milioni. La situazione patrimoniale della

società Beta alla data di riferimento della fusione è, in termini sintetici, quella di

seguito indicata (in €/000):

Immobilizzazioni 500 Capitale sociale 3.000

immateriali

Immobilizzazioni 4.500 Riserve 800

materiali 51

Immobilizzazioni 800 Fondi per rischi e 200

finanziarie oneri

Rimanenze 300 TFR 450

Crediti 700 Debiti 2.500

Disponibilità liquide 150

TOTALE 6.950 TOTALE 6950

Poiché, nell’esempio, l’aumento del capitale sociale di Alfa (€4,5 milioni) è superiore

rispetto al patrimonio netto contabile di Beta (€3,8 milioni) si ha, per la differenza (pari

a €700.000 un disavanzo da concambio. La rilevazione della fusione da parte di Alfa,

quindi, sarà:

Immobilizzazioni immateriali 500

Immobilizzazioni materiali 4.500

Immobilizzazioni finanziarie 800

Rimanenze 300

Crediti 700

Disponibilità liquide 150

Disavanzo da concambio 200

Fondi per rischi e oneri 450

TFR 2.500

Debiti 3.000

Capitale sociale 800

Esempio 2

La società Alfa incorpora la società Beta procedendo, ai fini del concambio, a un

aumento del capitale sociale pari a € 3 milioni. La situazione patrimoniale della società

Beta alla data di riferimento della fusione è quella indicata nell’esempio 1. Poiché

nell’esempio l’aumento del capitale sociale di Alfa (€3 milioni) è inferiore rispetto al

patrimonio netto contabile di Beta (€3,8 milioni) si ha, per differenza (pari a

€800.000), un avanzo da concambio.

La rilevazione della fusione da parte di Alfa, quindi, sarà:

Immobilizzazioni immateriali 500

Immobilizzazioni materiali 4.500

Immobilizzazioni finanziarie 800

Rimanenze 300

Crediti 700

Disponibilità liquide 150

Fondi per rischi e oneri 200

TFR 450

Debiti 2.500

Capitale sociale 3.000

Avanzo da concambio 800

Esempio 3

La società Alfa incorpora la società Beta partecipata al 100%, procedendo così

all’annullamento della partecipazione iscritta in bilancio per un valore di €5 milioni. La

situazione patrimoniale della società Beta alla data di riferimento della fusione è

quella indicata nell’esempio 1. Poiché, nell’esempio, il valore di carico della

partecipazione annullata (€ 5 milioni) è superiore rispetto al patrimonio netto contabile

di Beta (€3,8 milioni), si ha, per differenza (pari a €1,2 milioni), un disavanzo da

annullamento. La rilevazione della fusione da parte di Alfa, quindi, sarà:

Immobilizzazioni immateriali 500

Immobilizzazioni materiali 4.500

Immobilizzazioni finanziarie 800

Rimanenze 300 52

Crediti 700

Disponibilità liquide 150

Disavanzo da annullamento 1.200

Fondi per rischi e oneri 200

TFR 450

Debiti 2.500

Partecipazioni 5.000

Esempio 4

La società Alfa incorpora la società Beta partecipata al 70%, procedendo di

conseguenza all’annullamento della partecipazione iscritta in bilancio per un valore di

€ 3 milioni e, contemporaneamente, a un aumento di capitale di €900.000 al servizio

del concambio. La situazione patrimoniale della società Beta alla data di riferimento

della fusione è quella indicata nell’Esempio 1. Poiché, nell’esempio:

- Il valore di carico della partecipazione annullata (pari a €3 milioni) è superiore

rispetto al 70% del patrimonio netto contabile di Beta (pari a €2.660.000), si ha,

per la differenza (pari a €340.000), un disavanzo da annullamento.

- L’aumento di capitale sociale di Alfa (pari a €900.000) è inferiore rispetto al 30%

del patrimonio netto contabile di Beta (pari a €1.140.000), si ha, per la differenza

(pari a €240.000), un’avanzo da concambio.

La rilevazione della fusione da parte di Alfa, quindi, sarà:

Immobilizzazioni immateriali 500

Immobilizzazioni materiali 4.500

Immobilizzazioni finanziarie 800

Rimanenze 300

Crediti 700

Disponibilità liquide 150

Disavanzo da annullamento 340

Fondi per rischi e oneri 200

TFR 450

Debiti 2.500

Partecipazioni 5.000

Capitale sociale 900

Avanzo da concambio 240

Il trattamento delle differenze di fusione

Le differenze di fusione, avanzi o disavanzi, traggono origine dalle differenze tra il

patrimonio netto contabile delle società incorporate o fuse e il corrispettivo

dell’operazione che, nelle fusioni proprio e nelle incorporazioni con concambio è

rappresentato dall’aumento di capitale sociale della società risultante dalla fusione o

incorporante mentre nelle incorporazioni di società già partecipate è rappresentato dal

valore della partecipazione iscritto nel bilancio della incorporante.

Al riguardo, la disciplina giuridica della fusione prevede che:

Se dalla fusione emerge un disavanzo, esse deve essere imputato, ove possibile,

 agli elementi dell’attivo e del passivo delle società partecipanti alla fusione;

altrimenti ad avviamento

Se dalla fusione emerge un avanzo, esso è imputato a patrimonio netto, mentre

 quando sia dovuto a previsione di risultati economici sfavorevoli, in una voce dei

fondi per rischi e oneri.

Differenze di fusione da annullamento: derivano dal confronto tra il costo della

partecipazione annullata, che dovrebbe rappresentare il valore dell’azienda

incorporata, e il patrimonio netto contabile dell’azienda stessa. 53

Differenza di fusione da concambio: derivano dal confronto tra il patrimonio netto

contabile della società incorporata (o fusa) e l’aumento del capitale sociale

dell’incorporante.

L’art. 2504 non opera una distinzione tra tipologie di differenze, prescrivendo, invece,

un unico trattamento che, pertanto, deve ritenersi applicabile tanto a quelle da

annullamento quanto a quelle da concambio.

Così, il disavanzo da annullamento può essere il risultato:

Di un acquisto della partecipazione a un costo superiore rispetto al patrimonio

 netto contabile dell’azienda acquisita per effetto del riconoscimento dei plusvalori

latenti e/o dell’avviamento

Di un acquisto a condizioni economiche svantaggiose o, comunque tali da aver

 determinato un prezzo superiore rispetto al valore economico dell’azienda

acquisita.

Nella prima ipotesi contabilmente si ha:

immobili …

Impianti e macchinari …

… … … … …

Avviamento …

Disavanzo da annullamento …

Nella seconda ipotesi, invece, il disavanzo non può essere mantenuto nell’attivo della

società incorporante bensì deve essere eliminato, “portandolo a riduzione del

patrimonio netto post fusione, compenandolo con una o più riserve o, se questo non è

possibile, imputandolo al conto economico”. Contabilmente si ha:

Riserva straordinaria (oppure: perdita da …

fusione)

Disavanzo da annullamento …

Il trattamento appena illustrato può essere esteso anche al disavanzo da concambio.

In maniera speculare, l’avanzo da annullamento può essere la conseguenza:

Di un acquisto effettuato a condizioni economiche vantaggiose o comunque tali da

 aver determinato un prezzo di acquisizione della partecipazione inferiore rispetto al

valore economico della società acquisita

Di un effettivo minor valore della società acquisita rispetto al suo patrimonio netto

 contabile, a causa dell’esistenza di minusvalori latenti e/o di un avviamento

negativo

Nella prima ipotesi, quindi, l’avanzo da annullamento deve essere iscritto, nel bilancio

della incorporante, tra le riserve del patrimonio netto, in una voce denominata, per

esempio, “Riserva per avanzo di fusione”; nella seconda ipotesi, si contro, esso deve

essere imputato, nel bilancio della incorporante, tra le passività e, in particolare, tra i

fondi per rischi e oneri, in una voce denominata, per esempio “Fondo per rischi e oneri

da fusione”. Contabilmente, pertanto, nelle due suddette fattispecie si ha,

rispettivamente:

Avanzo da annullamento …

Riserva per avanzo di fusione …

Avanzo da annullamento …

Fondi per rischi e oneri da fusione …

Quanto detto vale anche per l’avanzo da concambio.

I profili contabili della scissione

Anche nella scissione le società partecipanti all’operazione sono tenute alla

presentazione di una situazione patrimoniale, redatta secondo le norme previste per il

54

bilancio d’esercizio e riferita a una data non anteriore di oltre 120 giorni dal giorno in

cui il progetto di scissione è depositato presso la sede della società.

Nelle scissioni, tuttavia, in più, gli amministratori devono indicare, nella propria

relazione accompagnatoria al progetto, il “valore effettivo” del patrimonio netto

assegnato alle società beneficiarie e di quello che eventualmente (nella scissione

parziale) rimanga nella società scissa. Le società beneficiarie rispondono solidalmente

dei debiti della scissa la cui destinazione non sia desumibile dal progetto e, inoltre, dei

debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico.

Il richiamo al concetto di “valore effettivo” rimanda alla tesi maggiormente

accreditata, secondo cui per ciò debba intendersi il valore del capitale espresso sulla

base dei valori correnti degli elementi che lo compongono.

Anche nel caso della scissione, le relative rilevazioni contabili saranno condizionate

dalla tipologia specifica dell’evento. In termini generali:

La società scissa dovrà provvedere a rilevare la riduzione patrimoniale

 conseguente all’assegnazione delle attività e delle passività alle società

beneficiarie e, nel caso di scissione totale, l’estinzione.

Le società beneficiarie, di contro, provvederanno a rilevare l’acquisizione degli

 elementi patrimoniali della scissa verso l’aumento del capitale sociale al servizio

del concambio e/o l’annullamento della partecipazione (nel caso di beneficiaria

titolare di una partecipazione nella scissa).

le rilevazioni della società scissa, pertanto, saranno analoghe a quelle illustrate per le

società incorporate o fuse, valendo anche in questa circostanza, la distinzione operata

a seconda che il progetto di scissione preveda o meno la retroattività contabile.

Nel caso della scissione, tuttavia, la chiusura dei conti interesserà esclusivamente gli

elementi patrimoniali attivi e passivi assegnati e dovrà tenere conto del fatto che

l’operazione potrebbe prevedere più beneficiarie.

La rilevazione contabile dell’operazione da parte delle società beneficiarie sarà

similare a quella indicata, per le fusioni, relativamente alla società incorporante (cui

possono essere assimilate le eventuali beneficiarie preesistenti) o risultante dalla

fusione (cui possono essere assimilate le beneficiarie di nuova costituzione). Così,

anche nella fattispecie della scissione possono originarsi, in capo a ciascuna

beneficiaria, avanzi o disavanzi, come risultato del confronto tra:

- Il valore contabile netto delle attività e delle passività assegnate (che può essere,

in linea teorica, anche negativo), da un lato;

- L’aumento del capitale sociale al servizio del concambio e/o l’annullamento della

partecipazione nella scissa eventualmente detenuta.

Le fusioni e le scissioni nei Principi contabili internazionali

Nei sistemi dei Principi contabili internazionali IAS/IFRS, le operazioni di fusione e

scissione nonché tutte le operazioni che danno luogo ad aggregazioni di aziende, sono

disciplinate dall’International Financial Reporting Standard (IFRS) 3 – Business

Combination, secondo il quale la rappresentazione contabile delle stesse deve

avvenire sulla base del cosiddetto purchase method, che prevede:

L’identificazione dell’entità acquirente

 La determinazione del costo dell’aggregazione aziendale

 L’allocazione, alla data di acquisizione, del costo dell’aggregazione alle attività e

 alle passività e passività potenziali assunte e riconoscimento contabile

dell’avviamento o dell’eccedenza del costo sul fair value del patrimonio netto

trasferito.

In sintesi, l’applicazione del purchase method impone, a fronte del costo di acquisto, la

rilevazione al fair value di tutti gli elementi patrimoniali dell’acquisita, inclusi quelli

che, pur non esposti nel bilancio dell’acquisita, soddisfano i criteri di rilevazione dei

Principi contabili internazionali. Se il costo di acquisizione è maggiore del fair value

netto del patrimonio dell’acquisita, si ha, per differenza, il cosiddetto goodwill

(avviamento), che, iscritto nel bilancio dell’entità acquirente, non deve essere 55

ammortizzato. Nel caso contrario, invece, si deve procedere a un processo di

rideterminazione del valore, ossia a un riesame del costo di acquisto e delle

valutazioni dell’attivo netto dell’acquisita, qualora erroneamente calcolati, al fine di

procedere, ove possibile, a una riduzione della differenza negativa. Concluso il

processo di revisione, si rileva immediatamente a conto economico, come provento,

l’eventuale eccedenza residua dopo la nuova misurazione.

CAPITOLO 13 – LA TRASFORMAZIONE: DISCIPLINA GURIDICA

La trasformazione è una vicenda evolutiva che investe una determinata società e che

consiste nel mutamento della veste legale mediante passaggio da uno ad altro “tipo”

societario, ferma restando l’identità del soggetto. Con la trasformazione non si ha

l’estinzione della società e la costituzione di una nuova, ma semplicemente la

continuazione della vita di una stessa società, che semplicemente muta, appunto, la

propria veste legale.

Accanto alla trasformazione da uno ad altro tipo societario (che ora prende il nome di

trasformazione omogenea), si aggiungono oggi le ipotesi, espressamente previste

dalla legge, di trasformazione “eterogenea”, ovvero di passaggio da società di capitali

a ente di natura diversa (segnatamente consorzio, comunione d’azienda, associazione

non riconosciuta o fondazione) e viceversa.

Resta fermo il principio generale sotteso al concetto tradizionale di trasformazione,

esteso a tutte le ipotesi, anche di trasformazione eterogenea: quello della cosiddetta

“continuità dei rapporti giuridici”, per cui con la trasformazione l’ente trasformato

conserva i diritti e gli obblighi e prosegue in tutti i rapporti anche processuali dell’ente

che ha effettuato la trasformazione.

La trasformazione omogenea progressiva

Il procedimento che conduce alla trasformazione è differenziato avendo riguardo alla

circostanza che si tratti di trasformazione omogenea o eterogenea e, ancora, alla

circostanza che, in caso di trasformazione omogenea, si passi da una società di

persone ad altra società di persone o da una società di capitali ad altra società di

capitali o che si passi da una società di persone a una società di capitali

(trasformazione progressiva) o da una società di capitali a una società di persone

(trasformazione regressiva).

La trasformazione omogenea progressiva è decisa con il consenso della maggioranza

dei soci determinata secondo la parte attribuita a ciascuno negli utili. Riguardo la

responsabilità dei soci in seguito alla trasformazione, la regola generale sarebbe che i

soci a responsabilità illimitata rimangono personalmente responsabili per le

obbligazioni sociali sorte fino al giorno in cui la trasformazione è perfezionata ed

efficace. Il legislatore, tuttavia, per favorire la trasformazione, ha dettato una norma

speciale che introduce una deroga a tale principio generale. In primo luogo è stabilito

che la responsabilità personale venga meno nei confronti dei creditori sociali che

abbiano dato il loro consenso alla trasformazione e, in secondo luogo, che il consenso

alla trasformazione si presume se la trasformazione viene comunicata per

raccomandata o con altri mezzi che garantiscano la prova dell’avvenuto ricevimento e

il creditore non abbia espressamente negato il proprio consenso entro 60 giorni dal

ricevimento della comunicazione.

Inoltre la legge richiede che il capitale della società risultante dalla trasformazione sia

determinato sulla base dei valori attuali degli elementi dell’attivo e del passivo e

debba risultare da una relazione giurata di stima redatta secondo le norme che

presiedono alla valutazione dei conferimenti in natura, affidata pertanto a un esperto

nominato dal tribunale, ove la società risultante sia una s.p.a., o a un revisore

contabile liberamente scelto dalla società che si trasforma, ove la società risultante sia

una società a responsabilità limitata.

Altra questione è quella relativa alla possibilità che nella società di persone che attua

la propria trasformazione vi siano “soci d’opera”, ovverosia soci i cui conferimenti 56

siano rappresentati esclusivamente da opere o servizi, non anche da denaro o beni in

natura. Il socio d’opera ha diritto all’assegnazione di un numero di azioni o di una

quota in misura corrispondente alla partecipazione che l’atto costitutivo gli

riconosceva precedentemente alla trasformazione o, in mancanza, nella misura

determinata d’accordo tra i soci.

La trasformazione omogenea regressiva

Riguarda la disciplina della trasformazione di società di capitali in società di persone.

La trasformazione è decisa con deliberazione adottata con le forme e i quorum

necessari per le normali modificazioni statutarie. Tuttavia è altresì richiesto il consenso

individuale di quei soci che con la trasformazione assumeranno responsabilità

illimitata. I soci che non abbiano consentito alla trasformazione hanno, poi, facoltà di

recedere dalla società. In ogni caso, trattandosi di ipotesi di trasformazione tutt’altro

che fisiologica e di certo non volta al rafforzamento della società, la legge richiede che

gli amministratori predispongano una relazioni che illustri le motivazioni e gli effetti

della trasformazione e che deve rimanere depositata presso la sede sociale nei 30

giorni che precedono l’assemblea convocata per deliberare la trasformazione, di modo

che i soci abbiano la possibilità di prenderne visione e di ottenere gratuitamente copia.

È da segnalare che i soci che assumeranno responsabilità illimitata saranno

responsabili personalmente e illimitatamente anche per le obbligazioni precedenti alla

trasformazione.

La trasformazione eterogenea

La trasformazione eterogenea è consentita da società di capitali a consorzi, società

consortili, società cooperative, comunioni d’azienda, associazioni non riconosciute e

fondazioni, o viceversa.

Sotto il profilo deliberativo, la trasformazione eterogenea di una società di capitali

richiede una maggioranza qualificata, maggiore di quella ordinariamente richiesta per

le modificazioni statutarie: una maggioranza di 2/3 degli aventi diritto, oltre al

consenso individuale di tutti i soci che andranno così ad assumere una responsabilità

illimitata. Trattandosi di norme eccezionali, quelle in tema di trasformazione

eterogenea non possono essere estere per analogia oltre le fattispecie espressamente

considerate, sicché non valgono, tra l’altro e in primo luogo, per le società di persone

(essendo riferite esclusivamente alle società di capitali).

Il momento di efficacia della trasformazione omogenea e di quella

eterogenea

Il procedimento che conduce alla trasformazione, omogenea ed eterogenea, inizia con

la decisione dei soci e di conclude con la redazione di uno specifico “atto di

trasformazione”. Quest’ultimo non è necessario in caso di trasformazione di società di

capitali in società di persone o di società di persone in altra società di persone: casi,

questi, nei quali la decisione di trasformazione e la sua iscrizione nel registro delle

imprese sono di per sé sufficienti.

L’atto di trasformazione è invece necessario in caso di trasformazione di società di

persone in società di capitali, di società di capitali in altre società di capitali, nonché in

caso di trasformazione eterogenea in società di capitali. L’atto di trasformazione è

inoltre soggetto a una duplice pubblicità: quella prevista per la costituzione del tipo

adottato, nonché quella richiesta per la cessazione dell’ente che effettua la

trasformazione. La pubblicità è obbligatoria anche nei casi di trasformazione

omogenea e sottoposta al medesimo regime pubblicitario.

Il doppio regime pubblicitario è prescritto dalla legge sia per la trasformazione

omogenea che per quella eterogenea, l’unica differenza sta nel fatto che nel primo

caso l’efficacia della trasformazione si ha con l’ultima iscrizione, mentre nel secondo

caso occorre l’ulteriore condizione del decorso del termine di sessanta giorni senza 57

che siano state proposte opposizioni da parte dei creditori anteriori o con avvenuto

pagamento dei creditori opponenti.

La ragione per la quale i creditori possono opporsi alla trasformazione eterogenea è

agevolmente riscontrabile nella circostanza che l’ente di arrivo potrebbe non

presentare le medesime garanzie, sotto il profilo dell’integrità del capitale e del

patrimonio dell’ente di partenza.

Infine, eseguita l’iscrizione nel registro delle imprese dell’atto di trasformazione,

l’invalidità di quest’ultimo non può più essere pronunciata (c.d. “efficacia sanante)

dell’iscrizione, salvo restando il diritto al risarcimento del danno eventualmente

spettante ai partecipanti all’ente trasformato e ai mezzi danneggiati dalla

trasformazione.

I riflessi contabili

Prima della riforma del diritto societario, la disciplina giuridica della trasformazione

non prevedeva il trattamento contabile da riservare all’operazione, limitandosi a

prescrivere che la delibera di trasformazione dovesse “essere accompagnata da una

relazione di stima del patrimonio sociale a norma dell’art.2343”. Sul punto e sui

relativi riflessi applicativi, inoltre, la dottrina ha espresso orientamenti spesso difformi.

Nel quadro appena delineato, il legislatore della riforma ha ritenuto opportuno

introdurre, relativamente al tema di cui si tratta, una disciplina più puntuale,

prevedendo che nelle trasformazioni evolutive “il capitale della società risultante dalla

trasformazione deve essere determinato sulla base dei valori attuali degli elementi

dell’attivo e del passivo e deve risultare da relazione di stima redatta a norma

dell’art.2343 o, nel caso di società a responsabilità limitata, dall’art.2465. si applicano

altresì, nel caso di società per azioni o in accomandita per azioni, il secondo, terzo e, in

quanto compatibile, quarto comma dell’art.2343.

La disposizione riguarda direttamente la rappresentazione del capitale e cioè come

esso “deve essere determinato”, ma, indirettamente, anche i criteri da doversi seguire

nella redazione della relazione di stima.

Il concetto di valori attuali, in particolare, deve essere inteso nel senso di “valori

correnti”, aderendo così alla tesi di quanti, superando l’ostacolo della configurazione

giuridica dell’operazione e attribuendo maggiore rilevanza alla sostanza economica,

sostenevano il principio della discontinuità dai valori contabili preesistenti in ragione

della valenza strategica della trasformazione di forma giuridica e dei potenziali effetti

economico – finanziari della stessa sull’economia dell’impresa. Con ciò, legittimando

anche eventuali rivalutazioni, anche al di fuori di specifiche leggi in tal senso.

Per quanto abbiamo detto sopra, la disposizione chiarisce anche il contenuto e i criteri

valutativi da doversi adottare da parte dell’esperto nell’apposita relazione di stima. La

valutazione, in sostanza, dovrà avvenire secondo il percorso tipico dei cosiddetti

metodi patrimoniali semplici, senza evidenziazione, quindi, dell’eventuale avviamento.

Quest’ultimo aspetto, peraltro, sembra avvalorato dall’esclusivo riferimento della

norma “agli elementi dell’attivo e del passivo”.

CAPITOLO 14 – LA FASE TERMINALE DELL’IMPRESA E LA LIQUIDAZIONE

Le cause di scioglimento previste dagli Artt. 2272-2283 c.c. per le società semplici si

applicano anche alle altre società di persone:

1) Decorso del termine

2) Conseguimento dell’oggetto sociale o sopravvenuta impossibilità di conseguirlo;

3) Volontà di tutti i soci;

4) Quando viene a mancare la pluralità dei soci se nel termine dei sei mesi non è

ricostituita;

5) Altre cause previste dal contratto sociale;

6) Dichiarazione di fallimento. 58

La SNC oltre alle cause previste per le società semplici si scioglie anche per

provvedimento della Autorità Governativa nei casi stabiliti dalla legge così come

disciplinato dall’art. 2308 del c.c.

La SAS oltre alle cause previste per le SNC si scioglie se rimangono soltanto soci

accomandanti o soci accomandatari, con termine massimo di sei mesi per il reintegro

della compagine sociale completa di entrambe le tipologie di soci (art. 2323 c.c.). Se

entro lo stesso termine gli accomandatari proseguono l’attività senza sostituire gli

accomandanti, la società si trasforma in SNC. Non è possibile continuare la società in

assenza di soci accomandatari

Accertamento e pubblicità nelle società di persone: gli amministratori devono

accertare la causa di scioglimento ed iscrivere lo stesso nel Registro delle Imprese

entro 30 giorni dall’accertamento. Se è controversa la sussistenza di una causa di

scioglimento, ciascun socio può proporre domanda al Tribunale, a affinché accerti che

essa si sia effettivamente verificata.

Effetti dello scioglimento nella società di persone

Gli amministratori restano in carica fino all’accettazione della nomina da parte dei

liquidatori. Si limitano a compiere esclusivamente gli affari urgenti.

I soci:

Acquistano il diritto alla liquidazione del patrimonio sociale ed il diritto ad ottenere la

liquidazione della propria quota, una volta soddisfatti tutti i debiti sociali;

Possono autorizzare o ratificare gli atti non urgenti compiuti dai soci amministratori;

Possono autorizzare o ratificare gli atti non urgenti compiuti dai soci amministratori;

Possono decidere la revoca della liquidazione;

Perdono il diritto di recedere dalla società;

Su richiesta dei liquidatori, se i fondi della società sono insufficienti per il pagamento

dei debiti sociali, sono obbligati ad eseguire i conferimenti ancora dovuti.

Revoca della liquidazione nelle società di persone

I soci possono decidere all’unanimità di revocare la liquidazione.

TERMINE: secondo alcuni, prima dell’approvazione del bilancio finale di liquidazione e

del piano di riparto; secondo altri, prima della distribuzione dell’attivo tra i soci;

secondo altri ancora, prima della cancellazione della società dal Registro delle

Imprese.

EFFETTI: Per effetto della revoca si rimuove la causa di scioglimento e la società torna

alla sua normale attività di gestione (continuazione dell’attività). Gli amministratori

devono iscrivere la decisione di revoca della liquidazione nel Registro delle Imprese

entro 30 giorni dalla data della delibera.

Le cause di scioglimento per le società di capitali sono:

1) Decorso del termine;

2) Conseguimento dell’oggetto sociale o sopravvenuta impossibilità di conseguirlo;

3) Impossibilità di funzionamento o continua inattività dell’assemblea;

4) Riduzione del capitale al di sotto del minimo legale

5) Ipotesi previste dagli articoli 2437-quater e 2473 (riduzione del capitale sociale per

effetto del recesso del socio);

6) Deliberazioni dell’assemblea sociale;

7) Altre cause previste nell’atto costitutivo;

8) Provvedimento dell’attività governativa;

9) Dichiarazione di fallimento;

10) Azioni di risparmio e azioni a voto limitato superiori alla metà del capitale sociale

in seguito alla riduzione dello stesso per perdite;

11) Azioni di risparmio e azioni ordinarie superiori alla metà del capitale sociale in

seguito alla riduzione dello stesso per perdite; 59

12) Pronuncia di nullità.

Accertamento e pubblicità nelle società di capitali:

In generale gli amministratori: devono accertare (con delibera assembleare) la causa

di scioglimento ed iscrivere la loro dichiarazione nel Registro delle Imprese entro 30

giorni dalla data di accertamento. Contestualmente devono convocare l’assemblea

perché nomini i liquidatori e provveda in ordine alla modalità di liquidazione. Se non

convocata dagli amministratori l’assemblea viene convocata dal Tribunale su istanza

dei soci o dei singoli membri dell’organo amministrativo.

Effetti dello scioglimento nelle società di capitali

Decorrono dal giorno dell’iscrizione presso il registro delle imprese della dichiarazione

di accertamentofattadall’organoamministrativoodelladeliberaassembleareincasodi

accertamento fatta dall’organo amministrativo o della delibera assembleare in caso di

scioglimento volontario. Effetti:

- Sugli organi sociali

- Sulla società

- Sui soci

Effetti sugli organi sociali:

• Organo amministrativo: resta incarica fino al giorno dell’iscrizione della nomina dei

liquidatori nel Registro delle Imprese, deve gestire la società ai soli fini della

conservazione dell’integrità e del valore del patrimonio sociale e ha la responsabilità

personale e solidale per gli atti compiuti in violazione del principio suddetto.

• Assemblea: la sua attività rimane invariata compatibilmente con la fase di

liquidazione:

Revoca e determina i poteri dei liquidatori;

Delibera sulla responsabilità dei liquidatori;

Può revocare lo stato di liquidazione;

Approva il bilancio annuale dei liquidatori se la liquidazione dura più esercizi.

• Organo di controllo: continua a svolgere i controlli previsti dalla legge, in quanto

compatibili con gli scopi della liquidazione e vigila sulla correttezza del procedimento a

tutela dei soci e dei terzi. Se il procedimento di liquidazione ha durata superiore

all’anno, deve riferire all’assemblea in ordine al bilancio di esercizio predisposto dai

liquidatori. Deve predisporre la relazione al bilancio finale di liquidazione. Richiede ai

liquidatori notizie circa l’andamento delle operazioni liquidative. Convoca l’assemblea,

se non vi provvedono gli amministratori, per l’approvazione del bilancio annuale

(richiesta minoranza, denuncia soci); deve chiedere la cancellazione delle società dal

Registro delle Imprese in caso di inerzia dei liquidatori.

Effetti sulla società:

- Deve essere aggiunta alla denominazione sociale la dicitura “in liquidazione”;

- La società mantiene la qualità di parte nei processi pendenti e la legittimazione a

stare in giudizio per mezzo del proprio rappresentante legale;

- Fino alla sua effettiva estinzione la società può fallire (persiste l’attività

imprenditoriale), ma non può essere ammessa alla procedura di amministrazione

controllata (la società non è più legittimamente operativa).

Effetti sui soci

• Lo scioglimento non modifica il regime di circolazione delle azioni;

• Non cambiano i diritti di informazione, ispezione e controllo riservati ai soci;

• I soci che avevano conferito dei beni di godimento hanno il diritto di riottenerli nello

stato in cui si trovano al verificarsi della causa di scioglimento; 60

• Le prestazioni accessorie che il socio si è impegnato ad effettuare acanto al

conferimento rimangono in vita solo se il contenuto della prestazione risulta

compatibile con la liquidazione della società.

Revoca della liquidazione nelle società di capitali

L’assemblea straordinaria può sempre revocare la liquidazione in qualsiasi momento,

previa eliminazione della causa di scioglimento, purché non sia iniziata la distribuzione

dell’attivo. Il socio dissenziente può recedere dalla società. La delibera deve essere

iscritta a cura del notaio che ne ha curato la verbalizzazione, nel Registro delle

Imprese entro 30 giorni.

EFFETTI

-Trascorsi 60 giorni dall’iscrizione della delibera di revoca nel Registro delle Imprese.

-Anche prima se: risulta il consenso di tutti i creditori sociali, o sono stati pagati i

creditori dissenzienti alla revoca.

Nomina, obblighi e poteri dei liquidatori

Nelle IMPRESE INDIVIDUALI lo stesso imprenditore che provvede agli adempimenti

necessari per porre in liquidazione l’impresa.

Per gli ENTI DIVERSI DALLE SOCIETA’ la disciplina civilistica non contiene alcun

riferimento. Si rimanda alla disciplina delle società.

Nelle SOCIETA’ DI PERSONE i soci possono:

• Liberamente determinare le modalità di liquidazione della società, mediante

apposita previsione contenuta nell’atto costitutivo;

• Oppure, nel momento stesso in cui si verifica una causa di scioglimento, modificare

l’atto costitutivo, stabilendo le modalità con una decisione unanime;

• Oppure, decidere di omettere il procedimento di liquidazione (es. in caso di rilevante

esposizione debitoria);

• In caso di disaccordo tra i soci la disciplina legale di liquidazione diventa obbligatoria

(nomina di uno o più liquidatori).

Nomina, obblighi e poteri nelle società di persone

NOMINA DEI LIQUIDATORI:

• Nell’atto costitutivo, che:

- può indicare i nomi dei liquidatori;

- Può indicare i criteri per l’individuazione dei liquidatori;

- Può indicare particolari modalità di nomina dei liquidatori da parte dei soci;

- Può rimettere la scelta dei liquidatori a terzi.

• Da parte dei soci:

- Se l’atto costitutivo non da indicazioni, contestualmente alla decisione di

sciogliere la società;

- egli altri casi, con decisone unanime dei soci, una volta accertata la causa di

scioglimento.

• Da parte dell’autorità giudiziaria, quando i soci non riescono a trovare un accordo.

ENTRATA IN CARICA DEI LIQUIDATORI

• Dal momento dell’accettazione della nomina (I liquidatori entro 30 giorni dalla notizia

della nomina devono iscrivere il provvedimento di nomina presso l’ufficio del Registro

delle Imprese. Dal momento dell’iscrizione, la nomina dei liquidatori è opponibile ai

terzi).

• Al posto degli amministratori che decadono;

• Se non è prescritta alcuna forma particolare di accettazione (si può desumere anche

per fatti concludenti);

• Se non sono stati nominati i liquidatori i soci hanno la rappresentanza della società,

ma devono agire in tale qualità e non in nome proprio. 61

COMPETENZE DEI LIQUIDATORI: I liquidatori possono compiere tutti gli atti necessari

per la liquidazione. Operano secondo le norme dettate per gli amministratori. Una

disciplina convenzionale delle loro competenze può essere contenuta nell’atto

costitutivo. I liquidatori sono tenuti a rendere pubblica la liquidazione, facendone

menzione negli atti e nella corrispondenza societaria.

MODALITA’ DI ESERCIZIO DELL’INCARICO: diligenza del mandatario

RAPPRESENTANZA: Dal momento dell’accettazione della nomina i liquidatori hanno la

rappresentanza esclusiva della società, anche in giudizio, fino all’effettivo

completamento delle operazioni di liquidazione.

RESPONSABILITA’: regolate secondo le disposizioni previste per gli amministratori, se

non diversamente disposto da norme civilistiche o dal contratto sociale.

DURATA DELL’INCARICO: dall’accettazione dell’incarico al momento della cancellazione

della società dal Registro delle Imprese, salvo l’ipotesi di cessazione.

COMPENSO: è corrisposto dalla società; è stabilito:

-Dai soci prima dell’assunzione della carica;

-O dal Presidente del Tribunale che li nomina.

Nomina, obblighi e poteri nelle società di capitali

Accertata ed iscritta la causa di scioglimento si apre il procedimento di liquidazione

(obbligatorio). Nel procedimento appena citato, i liquidatori sostituiscono l’organo

amministrativo realizzando l’attivo societario, soddisfando i creditori sociali e

ripartendo tra i soci il residuo attivo.

Requisiti personali dei liquidatori

Possono essere liquidatori: le persone fisiche maggiorenni, i membri dell’organo

amministrativo, i soci della società in liquidazione, altri requisiti soggettivi previsti

dallo statuto.

NOMINA DEI LIQUIDATORI:

• Nello statuto

• Dall’assemblea straordinaria

• Da parte dell’autorità giudiziaria, nei seguenti casi:

- Inattività o impossibilità di funzionamento dell’assemblea;

- Contestualmente alla pronuncia della sentenza che dichiara la nullità della

società;

- Quando l’assemblea che deve nominare i liquidatori non raggiunge le

maggioranze prescritte. Il decreto di nomina non è impugnabile con ricorso per

Cassazione.

ENTRATA IN CARICA DEI LIQUIDATORI:

• Dal giorno dell’iscrizione della loro nomina nel Registro delle Imprese;

• Al posto degli amministratori che decadono.

DURATA DELL’INCARICO: Per tutta la durata della liquidazione, dall’iscrizione della

nomina nel Registro delle Imprese al momento della cancellazione della società dal

Registro delle Imprese, salva la Legittimazione a rappresentare la stessa in giudizio

anche dopo l’approvazione del bilancio di liquidazione.

COMPETENZE DEI LIQUIDATORI: La legge attribuisce ai liquidatori: 62

- Poteri inderogabili, obblighi e divieti, finalizzati alla liquidazione del patrimonio

sociale.

Possono prevedere una disciplina particolare dei soli poteri dei liquidatori:

- L’atto costitutivo;

- La delibera di nomina;

- Una successiva delibera dell’assemblea straordinaria.

I liquidatori sono tenuti a rendere pubblica la liquidazione, facendone menzione

negli atti e nella corrispondenza societaria.

MODALITA’DIESERCIZIODELL’INCARICO: professionalità e diligenza richiesta dalla

natura dell’incarico.

RESPONSABILITA’: Regolate secondo le disposizioni previste per gli amministratori.

COMPENSO: Si applica la disciplina dettata per l’organo amministrativo. Il compenso è

determinato: dall’assemblea ordinaria, dall’assemblea straordinaria che nomina i

liquidatori o dall’autorità giudiziaria, su richiesta dei soci o dei liquidatori.

Le società cooperative si sciolgono per le stesse cause previste per le società di

capitali (art. 2484c.c.).

Differenze rispetto le società di capitali: Non rappresenta causa di scioglimento la

riduzione del capitale sociale al di sotto del minimo legale, ma la perdita dell’intero

capitale. Non operano neppure le cause di scioglimento connesse all’esistenza di

azioni di risparmio o a voto limitato.

I RIFLESSI CONTABILI DELLA LIQUIDAZIONE

La fase terminale dell’impresa costituisce lo stadio in cui si concreta la cessazione

della combinazione aziendale, ovvero il venir meno delle condizioni di vitalità

dell’azienda. L’impresa perde le proprie caratteristiche di sistema divenendo così un

semplice aggregato di elementi patrimoniali di varia natura. La cessazione

dell’azienda è un fenomeno che può assumere un solo significato, quello della

scomparsa dei caratteri propri dell’istituto aziendale, e che non può essere confuso

con altre fattispecie, formalmente assimilabili ma destinate a produrre esclusivamente

una modificazione delle singole forze elementari (fusione, scissione …). Ciò premesso,

le cause che possono condurre alla cessazione dell’istituto aziendale possono essere di

varia matrice. Così, nel tentativo di classificazione, possiamo distinguere tra:

Cause fisiologiche e naturali: possono essere ricomprese tutte quelle circostanze in

 cui la cessazione sia la conseguenza di una scelta discrezionale del soggetto

economico ovvero della destinazione naturale dell’azienda. La circostanza più

ricorrente al riguardo è quella delle aziende costituite a tempo determinato, al fine

della realizzazione di uno specifico progetto; ma può anche verificarsi il caso del

dissolvimento derivante dalla volontà del soggetto economico di interrompere il

ciclo vitale dell’impresa.

Cause patologiche: si ricollegano a condizioni di squilibrio economico – finanziario

 dell’azienda tali da impedire la possibilità di percorrere strade alternative rispetto

alla cessazione. In presenza di uno stato di crisi, infatti, il soggetto economico

aziendale potrebbe, alternativamente, tentare di affrontare il risanamento, cedere

l’azienda a terzi oppure procedere alla cessazione dell’azienda.

Ricorda: alla cessazione dell’impresa consegue fisiologicamente la liquidazione

dell’azienda, ma tale ultimo processo non costituisce un istituto esclusivo della fase

terminale dell’impresa perché essa può prevedere la sopravvivenza di quest’ultima

La liquidazione è il processo che si traduce nel realizzo delle attività esistenti al fine

di soddisfare i creditori sociali e ripartire le somme residue fra i soci. Gli adempimenti

richiesti dal codice civile in fase di liquidazione seguono le diverse fasi del processo di

liquidazione, ovvero la fase pre - liquidatoria (che si conclude con la nomina dei 63

liquidatori), quella di liquidazione vera e propria (che comprende gli atti posti in essere

dai liquidatori) e, infine, quella del riparto finale (che dovrebbe segnare, appunto, la

conclusione della liquidazione).

I riflessi contabili della fase pre – liquidatoria

Gli amministratori devono predisporre:

Una situazione dei conti alla data di effetto dello scioglimento: essa rappresenta un

 semplice bilancio di verifica, ovvero l’elenco di tutti i conti accesi in contabilità.

Un rendiconto sulla loro gestione relativo al periodo successivo all’ultimo bilancio

 approvato, che costituisce un vero e proprio bilancio infrannuale relativo al periodo

compreso tra la data di chiusura dell’esercizio precedente e l’inizio della fase

liquidatoria vera e propria che decorre dalla pubblicazione della nomina dei

liquidatori. Questo rendiconto richiede necessariamente la rilevazione degli

opportuni assestamenti. Esso si fonda su criteri valutativi di funzionamento,

seppure tenendo conto dell’intervenuto scioglimento della società e, quindi, dei

relativi riflessi per la mancanza della prospettiva di continuità aziendale. In

sostanza, il rendiconto degli amministratori deve essere predisposto sulla base

delle disposizioni civilistiche, tenendo conto, nell’applicazione delle stesse,

dell’avvenuto scioglimento della società.

I riflessi contabili della fase liquidatoria

I liquidatori devono redigere il bilancio e presentarlo per l’approvazione all’assemblea.

In relazione a detto bilancio è stabilito che nella nota integrativa i liquidatori devono

indicare e motivare i criteri di valutazione adottati.

La redazione del bilancio intermedio di liquidazione non è il primo adempimento

contabile che grava sui liquidatori. Questi ultimi, infatti, prima di ciò e già dal

momento in cui “prendono in carico” il patrimonio aziendale devono provvedere ad

una rivalutazione del patrimonio stesso in maniera tale da costituire una base di

partenza per la successiva rilevazione delle operazioni poste in essere e, inoltre, per la

valutazione prospettiva della liquidazione, in ordine alla capacità di far fronte alle

obbligazioni mediante il realizzo delle attività disponibili.

La prima sede in cui trova rappresentazione il capitale di liquidazione, pertanto, è

quella dell’inventario iniziale (definito “bilancio iniziale di liquidazione”) che i

liquidatori devono, seppur per fini interni, necessariamente redigere.

Partendo all’inventario iniziale di liquidazione si perviene apportando ai valori risultanti

nello Stato Patrimoniale le rettifiche, qualitative e quantitative, in aumento o in

diminuzione, connesse alla diversa destinazione del patrimonio d’azienda.

In particolare, il capitale di liquidazione dell’azienda deve essere formato dalle sole

attività realizzabili e dalle sole passività da soddisfare nell’ambito del processo di

liquidazione e che detti elementi patrimoniali devono essere valutati sulla base del

presumibile valore di realizzo (di attività) o del valore di estinzione (le passività).

Nell’inventario iniziale di liquidazione potranno aversi, a seconda della tipologia di

liquidazione, esclusivamente valori di liquidazione, esclusivamente valori di

funzionamento oppure, allo stesso tempo, laddove l’esercizio provvisorio riguardi uno

o più rami d’azienda, valori di liquidazione e valori di funzionamento. Fatta questa

precisazione, le differenze qualitative e quantitative di cui si è detto costituiranno, nel

loro complesso, la variazione che il patrimonio aziendale subisce nella transizione dalla

prospettiva del funzionamento a quella della liquidazione. Esse, pertanto, dovranno

essere imputate contabilmente ad una posta del patrimonio netto che viene

denominata “Rettifiche di liquidazione”. Contabilmente, pertanto, si avrà, nelle diverse

ipotesi:

Nel caso di eliminazione o di svalutazione di valore di elementi patrimoniali attivi

 ovvero di aggiunta o di incremento di valore di elementi patrimoniali passivi:

Rettifiche di liquidazione …

Costi di impianto e di ampliamento …

Crediti … 64

Debiti verso fornitori …

Debiti tributari …

… …

Nel caso di aggiunta o di rivalutazione di elementi patrimoniali attivi ovvero di

 eliminazione o di riduzione di valore di elementi patrimoniali passivi

Immobili …

Brevetti …

Debiti diversi …

… …

Rettifiche di liquidazione …

Parte della dottrina ritiene che il capitale di liquidazione, per assolvere alla funzione

prognostica (ovvero consentire ai liquidatori e ai terzi di valutare, ex – ante, gli esiti

della liquidazione ovvero la capienza dell’attivo rispetto alle obbligazioni dell’impresa)

debba includere anche i costi prospettici (al netto degli eventuali proventi) necessari al

completamento della procedura.

Ora è quindi richiesto che, in sede di redazione dell’inventario iniziale di liquidazione,

le “rettifiche di liquidazione” debbano essere integrate dell’importo da accantonare al

“Fondo per costi e oneri di liquidazione”. In termini generali, in questo vanno iscritti

tutti i costi, oneri e proventi attinenti la gestione di liquidazione che maturano dalla

data di inizio della liquidazione e fino alla data di chiusura della liquidazione.

Contabilmente, pertanto, si avrà (nell’ipotesi più ricorrente che gli oneri prospettici

siano superiori ai proventi prospettici):

Rettifiche di liquidazione …

Fondo per costi e oneri di liquidazione …

Il fondo così costituito sarà destinato, durante la gestione liquidatoria, ad essere

utilizzato a fronte dei costi e dei proventi effettivamente sostenuti o conseguiti.

Il patrimonio netto ovvero il capitale netto di liquidazione, quindi, sarà formato alla

data di redazione dell’inventario iniziale (o del bilancio iniziale) di liquidazione, dalle

seguenti voci:

Capitale sociale

Riserva legale

Riserva statutaria

Altre riserve

+/- Risultato della gestione preliquidatoria

+/- Rettifiche di liquidazione

Al termine di ciascun esercizio, inoltre, ai fini della redazione del bilancio intermedio di

liquidazione, occorrerà provvedere:

All’utilizzo del fondo per costi e oneri di liquidazione per la neutralizzazione degli

 oneri e dei proventi sostenuti o conseguiti nell’esercizio; la differenza tra l’importo

stanziato e l’importo effettivo, evidentemente, rimarrà a carico/beneficio del

reddito del periodo; contabilmente si ha:

Fondo per costi e oneri di liquidazione …

Utilizzo fondo a fronte dei costi di liquidazione …

Utilizzo fondo a fronte dei proventi di …

liquidazione

Fondo per costi e oneri di liquidazione … 65

Circa la struttura e la forma del bilancio intermedio, la normativa, se da un lato rinvia

alla puntuale disciplina relativa al bilancio d’esercizio delle imprese in funzionamento,

dall’altro richiede che le relative norme siano interpretate alla luce delle condizioni

operative tipiche delle aziende in liquidazione e, anzi, tenendo conto delle modalità

secondo cui la liquidazione è stata nel concreto, programmata. L’unica precisazione è

quella riferita all’eventuale deliberazione, da parte dell’assemblea, dell’esercizio

provvisorio: stabilisce, infatti, che “qualora sia prevista una continuazione, anche

parziale, dell’attività di impresa, le relative poste di bilancio devono avere

un’indicazione separata”.

Il bilancio finale di liquidazione e il piano di riparto

Compiuta la liquidazione, i liquidatori devono redigere il bilancio finale, indicando la

parte spettante a ciascun socio o azione della divisione dell’attivo. L’ultimo

adempimento contabile dei liquidatori, quindi, è quello della redazione del cosiddetto

“bilancio finale di liquidazione” e del correlato “piano di riparto”. Il bilancio finale di

liquidazione ha la funzione di rappresentare l’entità e la composizione del capitale di

liquidazione al termine della procedura e il risultato conseguito nel periodo di tempo

che va dall’ultimo bilancio approvato fino alla chiusura della liquidazione.

Ciò premesso, esso dovrebbe essere composto dallo stato patrimoniale alla data di

chiusura della liquidazione e dal conto economico relativo all’ultima frazione di

esercizio. Al pari dei bilanci intermedi, esso deve comprendere anche la nota

integrativa e deve essere corredato dalla Relazione dei liquidatori; questo non esclude

che i liquidatori possano presentare, in allegato al bilancio, ulteriori documenti volti a

rappresentare in maniera ancora più dettagliata gli effetti della propria gestione. Tra

questi, il più significativo è sicuramente il “conto economico generale della

liquidazione” che dovrebbe evidenziare il risultato conseguito durante l’intera

procedura di liquidazione, costituendo così il collegamento tra il valore iniziale e il

valore finale del capitale di liquidazione.

Il piano di riparto che costituisce un documento autonomo rispetto al bilancio finale di

liquidazione vero e proprio, ha la funzione di rappresentare la modalità di distribuzione

tra i soci delle somme rivenienti dalla liquidazione. Solitamente, il piano di riparto si

presenta sotto forma di un prospetto riportante, da un lato, l’entità e la natura dei

mezzi disponibili e, dall’altro, la descrizione della modalità di assegnazione ai soci.

Approvato il bilancio finale di liquidazione e il correlato piano di riparto, le rilevazioni

contabili di chiusura della liquidazione riguarderanno:

La riapertura dei conti riepilogati allo Stato patrimoniale finale di liquidazione;

 assumendo, ad esempio, un capitale finale di liquidazione composto da

disponibilità liquide e da immobili da assegnare ai soci e la presenza di un debito

residuo nei confronti dei liquidatori e dell’Erario per le imposte, la relativa

rilevazione potrebbe essere:

Disponibilità liquide …

Immobili …

Acconti ai soci …

Capitale sociale …

Riserve …

Rettifiche di liquidazione (positive) …

Risultati degli esercizi precedenti …

Risultato dell’esercizio …

Debiti verso liquidatori …

Debiti tributari …

Il pagamento degli eventuali debiti residui alla chiusura della liquidazione;

 riprendendo l’esempio precedente, si avrebbe:

Debiti verso liquidatori … 66


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alby.cento di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia aziendale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Modena e Reggio Emilia - Unimore o del prof Zavani Mauro.

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