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Riassunto esame Diritto privato, prof. Azzalini, libro consigliato Istituzioni di diritto privato, Trimarchi

Riassunto per l'esame di Diritto privato, basato su appunti presi durante le lezioni con il prof. Azzalini Marco (ma può essere utilizzato anche per altri professori).

Argomenti principali trattati:
- introduzione sul diritto privato
- fatti e atti giuridici
- i soggetti
- i beni
- diritti reali (proprietà, diritti reali di godimento, diritti reali di garanzia),... Vedi di più

Esame di Diritto privato docente Prof. M. Azzalini

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CAPITOLO 2: DIRITTO PUBBLICO E DIRITTO PRIVATO

Il nostro ordinamento giuridico si divide in due grandi settori: diritto pubblico e diritto privato.

Il diritto pubblico si occupa dello studio delle norme che disciplinano e regolamentano l'organizzazione ed il funzionamento dello Stato, delle

istituzioni e degli enti pubblici, oltre ai rapporti fra il cittadino e gli enti di diritto pubblico. Esso disciplina i rapporti giuridici fra soggetti posti in una

condizione di non parità. Gli enti pubblici sono soggetti giuridici creati per il raggiungimento degli interessi collettivi, dotati di poteri di supremazia nei

confronti dei soggetti privati. Nell'esercizio delle proprie funzioni istituzionali un ente pubblico può sacrificare l'interesse privato a beneficio

dell'interesse collettivo. Tuttavia, al di fuori del proprio ambito istituzionale anche l'ente pubblico è sottoposto al rispetto delle norme del diritto

privato.

Il diritto privato regola i rapporti reciproci degli individui, sia nel campo personale e familiare, sia in quello patrimoniale. Regola inoltre

l’organizzazione e l’attività di società, associazioni e altri enti privati. Esso disciplina i rapporti giuridici fra soggetti privati posti sullo stesso piano.

CAPITOLO 3: LA COSTITUZIONE E IL DIRITTO PRIVATO

 Il diritto privato è fortemente influenzato dalla Costituzione, che esprime diritti e doveri dei cittadini e specifica i rapporti tra di essi e tra

questi e il pubblico. Le norme costituzionali sono così dirette non solo al legislatore ma anche a singoli e gruppi sociali. Sono infatti molto generali e

comprendenti diverse tematiche (devono riguardare tutto l’ordinamento e sapersi adattare al cambiamento) e per questo motivo sono di ancor più

difficile interpretazione. Dopo l’interpretazione letterale anche per le norme costituzionali vale un’interpretazione più approfondita e delicata, che

ricorre alla coordinazione logico-giuridica della singola disposizione con tutte le altre (occorre derivare dall’intera carta i principi direttivi).

 La Costituzione delinea i principi del Paese e ne struttura quindi lo Stato: i principi di libertà, di proprietà, di uguaglianza giuridica. Per

garantire questi serve una legislazione, dei rimedi giurisdizionali, il principio della irretroattività delle leggi (ossia una legge non può essere applicata

per fatti accaduti prima dell'entrata in vigore della norma giuridica) e della democraticità dell’organizzazione politica (divisione dei poteri); questo

rende lo stato uno stato di diritto. Questo deve anche essere, però, sociale, con leggi che regolino i rapporti di diritto privato, i rapporti di lavoro, le

prestazioni degli enti pubblici a vantaggio della società (previdenza sociale, sanità, ecc.) e dell’economia.

 La Costituzione esprime poi diritti del singolo nella totalità degli ambiti che esso può abbracciare; ma sono direttive che, se da una parte non

possono essere intaccate dalle leggi ordinarie, dall’altra parte implicano la cosiddetta “riserva di legge” (ad esempio, ogni cittadino italiano ha il diritto

di circolare e soggiornare in tutta la nazione, ma una legge può limitarlo per motivi di sicurezza o sanità).

 Costituzione nell’art. 3 comma 1

La afferma che tutti i cittadini devono essere uguali davanti alla legge, senza distinzioni di….

L’eguaglianza vale per tutti i cittadini. Tuttavia questa uguaglianza in termini giuridici non è sempre facile da seguire, essendo i casi spesso

imprevedibili. In casi particolari il legislatore può arrivare a produrre leggi o politiche sociali/economiche che favoriscano l’esercizio dei propri diritti a

categorie più deboli (disuguaglianza giuridica formale, ad esempio, disposizioni protettive dei lavoratori di fronte ai datori).

 Tutti questi temi sono presenti anche nelle Convenzioni Internazionali; i suoi principi sono però costituenti di leggi ordinarie e sono quindi

accostati alla Costituzione, ma anche ulteriori ad essa.

CAPITOLO 4: ASPETTI GENERALI DEL DIRITTO PRIVATO

 Gli scopi della produzione giuridica sono assicurare la pacifica convivenza dei consociati e il loro sviluppo. Per far ciò il diritto deve essere

applicato per tutelare la società, ma mai dal singolo. L’autotutela privata è infatti vietata, tranne nei casi concessi dalla legittima difesa (difendere un

art. 2044 c.c.

proprio diritto rispondendo a pari dell’offesa ) e della ritenzione (creditore che detiene un oggetto del debitore fino al pagamento).

 I singoli detengono poi diritti soggettivi che costituiscono la personale autonomia privata; questa va però delimitata per non intaccare quella

degli altri, nell’interesse della società. Esiste quindi una legislazione che delimita preventivamente e con certezza i diritti soggettivi nella massima

uguaglianza tra soggetti. Quando un diritto va limitato per l’interesse pubblico c’è l’intervento della Pubblica Amministrazione secondo il principio di

legalità.

C’è poi, come limitazione, la potestà, cioè l’esercitare un diritto altrui o un interesse superiore svolgendo una funzione. La funzione è influenzata dalla

discrezionalità per la figura in questione, che deve decidere sapendo dell’interesse esterno. E’ indispensabile quindi nell’ordinamento giuridico il giusto

equilibrio e limitazione tra sfera privata e sfera pubblica.

L’autonomia privata si esplica mediante i negozi giuridici ed è il potere dei privati di regolare liberamente i propri interessi e di decidere della propria

sfera giuridica, nel rispetto dei limiti e degli obblighi stabiliti dall’ordinamento (si pensi ad es. al contratto, testamento, matrimonio ecc.).

Ma il diritto deve prendere in considerazione anche i problemi dell’autonomia giuridica: infatti non tutti (minori, incapaci) possono avere capacità

d’agire ed inoltre vanno previsti inganni nell’attuazione dei negozi giuridici (leggi e protezioni legali le combattono). Vi sono limitazioni all’autonomia

privata quando va contro concezioni etiche o contro l’interesse pubblico.

 Così il diritto deve offrire una base certa e stabile sul dettato legislativo e al tempo stesso saper essere dinamico a causa dei cambiamenti

della società e degli infiniti casi che si potrebbero presentare. Queste esigenze sono naturalmente in conflitto e le norme, piuttosto che i metodi

dell’interpretazione, cercano di conciliarle. C’è la necessità quindi di un adeguato e equilibrato formalismo delle prassi nel diritto privato, nonché nella

garanzia della concorrenza a fini economici.

 Il grande sviluppo della seconda metà del ‘900 ha portato nuove problematiche a livello socio-economico: la società di massa pone nuove

esigenze alla conformazione giuridica, e l’impresa di massa ai rapporti con le istituzioni e con i consumatori. Gli interessi sono diffusi tra più punti di

vista e il diritto, attraverso controlli statali di matrice solidaristica, deve garantire lo sviluppo delle imprese come delle singole personalità (es. la

politica economica, il sistema tributario e previdenziale, i servizi, il diritto pubblico e privato). L’obiettivo è avvicinarsi alla giustizia, purtroppo non

prestabilita e certa, intervenendo con massima equità e conciliando la stabilità e la dinamicità della giurisprudenza. 2

CAPITOLO 5: I RAPPORTI GIURIDICI

 La terminologia giuridica è specifica e complessa. Partendo dal concetto di norma, questa è un comando, cioè comanda di tenere un

comportamento a un soggetto, che ha quindi un dovere, dovere di azione (es. pagare) o di astensione (es. non offendere). Il dovere è imposto per

realizzare un interesse, che se è di un singolo è denominato pretesa. Il dovere corrispondente ad una pretesa si può designare con il termine di

obbligo (dire che B ha nei confronti di A l’obbligo di tenere un certo comportamento equivale a dire che ad A spetta la corrispondente pretesa nei

confronti di B).

Considerando la negazione dei concetti di pretesa e obbligo: se A non può pretendere un certo comportamento da B, ciò equivale a dire che B non ne

ha l’obbligo; il che si può esprimere anche dicendo che B ha la facoltà di non tenere quel comportamento (concetti di facoltà e mancanza di pretesa).

Un soggetto ha la facoltà di usare o no un proprio oggetto e ha la pretesa che nessuno lo faccia al posto suo, ma non è sempre così (es. cacciare).

Inoltre la facoltà può riferirsi a tutti, come a solo un singolo.

Queste situazioni sono però modificabili da atti di disposizione. Pretese e obblighi possono essere modificati, trasferiti o estinti, tramite il potere, nei

confronti di un soggetto che è quindi in soggezione. Viceversa la negazione di potere è la mancanza di potere, e la negazione di soggezione è

l’immunità. Così si è notato come diritti soggettivi implichino aggregati complessi di rapporti giuridici (es. la proprietà implica facoltà, pretese, potere,

immunità).

 Il diritto soggettivo implica così questi rapporti giuridici per la soddisfazione di un interesse del singolo, che è tutelato giuridicamente. Ogni

diritto coincide così ad un interesse particolare. L’insieme di pretesa, facoltà, potere ed immunità può variare, ma la pretesa è essenziale per rendere

di diritto una facoltà. Ad esempio nel debito la pretesa è centrale, mentre nella proprietà è la facoltà, comunque resa possibile dalla pretesa.

Il diritto soggettivo è poi divisibile in “relativo”, quando attribuisce ad una persona una pretesa nei confronti di un’altra o più, e “assoluto”, se è nei

confronti della collettività.

Infine i diritti soggettivi si classificano in diritti della personalità (come il diritto alla vita, l’integrità fisica, privacy e altri; non sono trasmissibili) e

patrimoniali, ossia quelli che hanno un’utilità economica, (come la proprietà di cose o diritti su opere frutto dell’ingegno; sono trasmissibili).

 Un diritto può essere acquistato, ma ciò dipende dall’attuazione di determinati fatti; l’attesa dell’acquisto di un diritto è detta aspettativa (di

art. 1358 c.c.

diritto), tutelata dalla legge (ad es. vieta atti che possano impedire slealmente il perfezionarsi del diritto , piuttosto che attribuire al

art. 1356 c.c.

proprietario dell’aspettativa il potere di conservare al meglio il bene che potrebbe diventare suo ). Quando non è tutelata

giuridicamente, è aspettativa di fatto (l’attesa dell’eredità dai genitori, ad esempio).

Quando si vuole intaccare i diritti altrui, quindi modificare la sfera giuridica di un altro soggetto si parla di diritto potestativo. Esempio: chi ha in

locazione un negozio, nel caso in cui il possessore lo volesse vendere ad un terzo, può esercitare il diritto di prelazione, dichiarando di acquistarlo a

parità di condizioni. Talvolta la modificazione della situazione giuridica di un soggetto può essere ottenuta solo per mezzo della sentenza di un giudice.

Infine quando esiste un comportamento non obbligatorio per esercitare un certo diritto avviene l’onere. Ad esempio, l’onere del compratore di un

art. 1495 c.1 c.c.

oggetto difettoso di denunciare i difetti al venditore entro 8 giorni dalla scoperta

 Si nota quindi come i rapporti giuridici tra soggetti possono essere molteplici. Possono instaurarsi tra soggetto attivo, il titolare della pretesa,

e il passivo, chi ha l’obbligo, ossia rapporti giuridici semplici, ma anche complessi, cioè con flussi di diritti e doveri molteplici riguardanti entrambi i

soggetti (alcuni dei quali possono essere addirittura ceduti a terzi).

 Sono fatti giuridici quelli che concorrono a costituire, modificare o estinguere rapporti giuridici. Si distingue tra fatti in senso stretto (es. la

nascita) e atti umani che dipendono da diversi aspetti soggettivi, come la capacità di intendere e di volere, la volontarietà o meno del fatto e altri.

Questi riguardano atti illeciti, ma gli atti possono anche essere leciti, come l’accettare un contratto.

Gli atti giuridici si dividono poi in negoziali, manifestazioni di volontà di singoli col fine di costituire, modificare, estinguere rapporti giuridici

(semplicemente con la parola, oppure attraverso un contratto), oppure non negoziali, finalizzati a creare un risultato di fatto: questi si distinguono a

loro volta in atti materiali che modificano il mondo esterno (es. impossessamento o consegna di una cosa, ritrovamento o smarrimento di una cosa) e

comunicazioni, che informano o intimano. Da questi atti, senza considerarne la volontarietà o meno, derivano effetti giuridici stabiliti dalle legge.

SECONDA SEZIONE: I SOGGETTI

CAPITOLO 6: LA PERSONA FISICA

 Ogni individuo dispone della capacità giuridica, cioè è soggetto di diritti e di obblighi. Si acquisisce al momento della nascita (il concepito deve

essere vivo per ereditare dal padre morto) e può essere limitata per certi aspetti: per uno straniero valgono tutti i diritti tranne quello di voto, oppure

per un condannato per reati gravi non vale il diritto al pubblico ufficio. Essa è costituita da diritti fondamentali della personalità: l’inviolabilità fisica,

la libertà fisica di movimento e la libertà di fare o non fare, la libertà di religione, parole e opinioni politiche, il diritto al nome, il diritto all’onore e

alla riservatezza della vita privata.

 La capacità giuridica si distingue dalla capacità di agire che è la capacità di disporre dei propri diritti e prendere decisioni personali con effetti

art.2 cod. civ.

giuridici. Si raggiunge con la maggiore età ( ). I minori sono sostituiti da genitori o tutori, alla pari di soggetti incapaci di intendere e di

volere; gli eventuali contratti stipulati dagli stessi sono da considerarsi nulli. L’incapacità legale (assoluta o relativa a causa dei livelli) riguarda minori,

interdetti (sentenza di infermità mentale e conseguente figura di tutore), inabilitati (limitazione di certi atti e figura del curatore), beneficiari

dell’amministrazione di sostegno (provvisoria assistenza per fare i propri interessi a causa di temporanea menomazione fisica o psichica). Può capitare

che l’incapacità legale non coincida con l’incapacità naturale: è legalmente incapace anche un minore maturo, un malato provvisoriamente lucido,

oppure anche una persona legalmente capace può essere incapace naturalmente come nel caso di un malato non ancora “scoperto”, un ubriaco,

drogato, o colto da straordinaria ira o dolore. Di conseguenza può capitare che nonostante la semplificazione della maggiore età e dell’interdizione,

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può capitare che un contratto bilaterale possa essere stipulato al limite della trasparenza: la controparte può non essersene resa conto o aver agito in

malafede. Così la legge prende in considerazione la possibilità della sola incapacità naturale: nei casi in cui negozi di famiglia siano stati stipulati da un

incapace come il testamento, la proprietà, la donazione devono essere annullati; lo stesso vale per i contratti unilaterali; nell’ambito degli affari

vanno verificati i danni all’incapace e la buonafede dell’altro contraente.

L’interdizione legale per i condannati non è più per evitare al soggetto di recare danno a se stesso, ma per punizione.

 Approfondiamo la tutela dei minori che fino al diciottesimo anno di età sono sotto la tutela dei genitori; infatti ogni negozio giuridico da loro

stipulato è annullabile (in Italia non serve la dimostrazione che il negozio sia dannoso). I genitori o chi ne fa le veci hanno la potestà di genitori (dal ‘42

patria potestà solo al padre, dal ‘75 ad entrambi i coniugi). In caso di contrasti ci si appella al giudice che cerca di trovare un comune accordo

nell’interesse del minore, in caso di grave urgenza decide il padre.

art.30 Cost.

La potestà è un dovere e un diritto dei genitori ( ) garantita dalla loro autorità sul figlio. Hanno il dovere di mantenimento e di

sorveglianza (dargli una casa, controllarlo e se necessario, per disubbidienza, far ricorso al giudice tutelare), che implica anche essere responsabili per

danni del figlio a terzi; hanno il potere-dovere di educazione, di rappresentanza legale e amministrazione del patrimonio. Si tratta dell’ordinaria

art.320 cod.civ.

amministrazione: l’ come gli atti di disposizione del reddito e gli atti, di valore e rischio, di conservazione dei beni del patrimonio;

gli altri sono atti straordinari. I genitori hanno l’usufrutto legale sui beni del figlio, tranne quelli frutto del personale lavoro.

La potestà può essere limitata o privata dal Tribunale a causa della violazione dei doveri di tutela del figlio.

Nel caso i genitori siano morti entrambi il giudice dovrà attribuire la tutela con la nomina di un tutore, con una potestà uguale alla responsabilità

genitoriale ma controllata annualmente dal giudice tutelare.

 Nel caso poi in cui, per gravi motivi, il minore, compiuti i 16 anni, si sposi, acquisterà l’emancipazione. Ciò gli attribuisce l’ordinaria

amministrazione con un assistenza di un curatore, seguito dal giudice tutelare.

Maggiorenni o minori emancipati interdetti sono incapaci assoluti e sono assoggettati ad una tutela; gli inabilitati compiono solo gli atti di ordinaria

amministrazione, per gli altri occorre un curatore e un giudice tutelare che li segua.

Questi stati legali possono essere revocati con sentenza quando ne viene meno la causa.

L’amministrazione di sostegno può venir richiesta da un soggetto che sarà beneficiario dell’assistenza del coniuge, convivente o altri indicati dalla

legge; indicherà in cosa vuol essere sostituito legalmente e l’amministratore dovrà tener conto dei bisogni e delle aspirazioni del beneficiario; in caso

di dissenso il giudice tutelare adotterà provvedimenti fino alla revoca.

 Una persona con capacità giuridica ha 3 tipi di riferimento di abitazione: la dimora, dove soggiorna attualmente; la residenza, dove ha la

dimora abituale; il domicilio, la sede dei suo affari e interessi.

Quando una persona non compare più nel suo domicilio o residenza il Tribunale stabilisce un curatore del suo patrimonio; trascorsi 2 anni si dichiara

l’assenza del soggetto e il patrimonio è in possesso temporaneo del curatore (in caso di ritorno torna al soggetto, ma le rendite saranno divise). Dopo

10 anni il Tribunale dichiara morte presunta: i presunti eredi acquistano il patrimonio e il coniuge è libero. Se il presunto morto ritorna, recupererà i

beni e l’eventuale neo-matrimonio del coniuge è nullo.

CAPITOLO 7: LE PERSONE GIURIDICHE

 Ci sono enti che vengono considerati come soggetti giuridici come l’uomo e sono denominati persone giuridiche: lo Stato e gli enti pubblici,

consorzi, società e tanti altri. Sono associazioni di persone con un determinato fine comune. Vi è un patrimonio di partenza diretto a realizzare uno

scopo, ma in caso di insuccesso non saranno intaccati i beni delle persone costituenti l’ente ma l’ente stesso. Ciò lo rende autonomo; è l’autonomia

che rende un’associazione una persona giuridica, a differenza dei gruppi di soggetti comproprietari di beni (in cui i debiti andrebbero a gravare anche

sui patrimoni dei singoli e quindi non ci sarebbe autonomia patrimoniale) e delle società in nome collettivo e semplici (dove le quote del socio

vengono liquidate in caso di debiti gravi e quindi ci sarebbe autonomia patrimoniale imperfetta).

La separazione tra patrimonio dell’ente e quello dei partecipanti rende possibile che possa agire nel mondo del diritto come soggetto giuridico

autonomo stipulando negozi e rapporti giuridici. La separazione non è sempre netta, ma tanto è più netta più la legislazione è rigida: obblighi di

pubblicità, di tutela dei creditori, numerose cautele, costanti controlli pubblici. Sono reali soggettività giuridiche quando sono iscritte al Registro

dell’Impresa.

 Sono formate da un organo amministrativo, ossia chi controlla il patrimonio, che può essere affiancato dall’assemblea generale (nel caso

delle corporazioni) e organi di controllo (come il sindacato e altri). Le persone giuridiche possono presentare la struttura di istituzioni (con fini esterni

e generali) o di corporazioni (con fini interni, se hanno scopo lucrativo sono chiamate società).

CAPITOLO 8: LE ASSOCIAZIONI

Un’associazione è un’organizzazione collettiva privata con finalità non economiche. Nasce da un accordo tra più persone che vogliono associarsi

art.18 della Costituzione

(atto costitutivo) per poi stabilirne regole e principi (statuto). In Italia la libertà di associazione è garantita dall’ .

La registrazione ai registri pubblici è facoltativa e il riconoscimento dell’associazione le conferisce la personalità giuridica con tutte le sue

conseguenze (autonomia patrimoniale, pubblicità nei registri). Ma nei registri sono raccolte anche quelle non riconosciute, che sono peraltro di

numero maggiore, perché molte associazioni preferiscono evitare il controllo governativo. Dopo la costituzione, privata se non riconosciuta, pubblica

se riconosciuta, si crea un fondo con i contributi degli associati e i beni acquisiti e vengono eletti dall’assemblea degli associati gli amministratori che

governeranno i vari aspetti dell’associazione. Il controllo giudiziario è di legalità, non di più.

Nuovi membri sono ammessi se seguono i requisiti dettati dallo statuto e i soci possono recedere quando vogliono se non legati per un certo

tempo (non troppo, sempre nullo per gruppi politici o religiosi); allo stesso modo membri indisciplinati gravemente possono essere esclusi.

Infine può avvenire l’estinzione dell’associazione: se lo scopo è stato raggiunto o è divenuto impossibile, se sono mancati tutti gli associati, se tre

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quarti votano per l’estinzione. Da qui si passa alla liquidazione, dove si ripagano i creditori, si devolvono i beni e si scioglie l’associazione

definitivamente.

CAPITOLO 9: FONDAZIONI E COMITATI

Oltre all’associazione, c’è un altro tipo di organizzazione di persone con scopi non economici: è la fondazione. L’associazione ha un’assemblea di

membri che deliberano sugli scopi, mentre la fondazione decide, secondo i voleri del/i fondatore/i, a priori degli scopi, che sono per gli organi interni

delle finalità esterne; gli organi sono serventi, mentre quelli dell’associazione dominanti.

Gli amministratori vengono decisi all’atto costitutivo o, se non è possibile, dall’autorità giudiziaria. Una fondazione dotata di personalità giuridica

viene controllata e il patrimonio verificato se destinato agli scopi istituzionali; allo stesso modo le somme che erano state dichiarate da erogare a

terzi sono obblighi giuridici nei confronti di terzi con i requisiti dichiarati precedentemente.

Le fondazioni in caso di problemi economici vengono fuse con altre dalle finalità analoghe; spesso l’autorità giudiziaria invita al coordinamento di più

fondazioni. Secondo metodi analoghi a quelli dell’associazione le fondazioni possono estinguersi.

Un tipo di fondazione è il comitato: ossia un gruppo di persone che raccolgono fondi presso terzi per realizzare determinate finalità; questo

scopo, annunciato pubblicamente, è un vincolo di destinazione del patrimonio. La responsabilità personale per le obbligazioni assunte grava sui

componenti del comitato, e non anche sui sottoscrittori (oblatori, ossia chi ha offerto il fondo).

TERZA SEZIONE: NOZIONI PRELIMINARI SUI BENI E SUI DIRITTI PATRIMONIALI

CAPITOLO 10: I BENI

 Il diritto soggettivo attribuisce al suo titolare determinate utilità. Queste derivano dall’utilizzazione di una cosa o di una energia naturale che

abbia valore economico (diritto reale); altre volte derivano da un comportamento altrui (prestazione-diritto di credito). Accanto a questi due diritti ve

ne è un terzo, il diritto sulle opere dell’ingegno, un bene immaginario del quali si parla come bene immateriale. È da notare anche la sostanziale

differenza del diritto di godimento tra beni materiali e non; infatti per un bene immateriale un modo di godimento è ad esempio il poter utilizzare

tale opera nell’industria, ad esclusione di chiunque altro.

 art. 810 e 814 c.c.

Sono beni materiali le cose e le energie suscettibili di appropriazione e che possono perciò formare oggetto di diritti ( ).

A) Sono beni immobili i terreni (comprese le sorgenti d’acqua) e tutto ciò che sia materialmente incorporato al suolo, principalmente edifici e alberi

(ma anche muri, acquedotti, serbatoi). Si aggiungono poi i mulini, i bagni o altri edifici galleggianti, quando sono saldamente assicurati alla riva o

art. 81 c.c.

all’alveo e sono destinati ad esserlo in modo permanente per la loro utilizzazione. Sono beni mobili tutti gli altri beni ( ). La staticità degli

immobili rende più facile annotare i trasferimenti e le altre vicende giuridiche in pubblici registri, affinché chiunque ne possa prendere conoscenza.

Per i beni mobili, un sistema di pubblicità è assai difficile da organizzare e risulta inopportuno.

B) Sono cose fungibili quelle che possono sostituirsi indifferentemente le une con le altre, perché uguali quantità di cose dello stesso genere sono del

tutto equivalenti ai fini dell’utilizzazione (es. un quintale di riso, copie di un libro). Sono infungibili le cose prodotte in esemplari unici, gli originali delle

opere d’arte non multiple, tutte le cose usate e gli immobili. La distinzione tra cose fungibili e infungibili ha importanza sotto vari aspetti: 1) il

venditore di cose fungibili non è tenuto a consegnare esemplari determinati, 2) se viene illecitamente distrutta una cosa, il risarcimento in forma

specifica è possibili solo se si tratta di un bene fungibile 3) solo le cose fungibili possono essere oggetto di mutuo (chi concede il mutuo paga in denaro

o in cose fungibili).

C) Sono consumabili le cose insuscettibili di un uso continuativo o ripetuto, perché vengono consumate dal primo atto di utilizzazione (es. cibo). Sono

inconsumabili le cose suscettibili di una utilizzazione ripetuta, anche se questa finisca, prima o poi per deteriorarle.

D) Sono pertinenze le cose destinate in modo durevole al servizio o ad ornamento di un’altra cosa, senza esserne parte costitutiva (es. attrezzi e

ruota di scorta di una macchina). La destinazione può essere operata dal proprietario della cosa principale o da chi ha un diritto reale sulla medesima

art. 817 c.c.

( ).

E) L’universalità di mobili è una pluralità di cose che appartengono alla stessa persona e che hanno una destinazione unitaria (es. un gregge, i quadri

di una pinacoteca, una collezione di monete etc.).

F) I frutti si distinguono in naturali e civili. Sono frutti naturali quelli che provengono direttamente dalla cosa, vi concorra o no l’opera dell’uomo,

art. 820 comma 1

(come i prodotti agricoli, i prodotti delle miniere, cave e torbiere ( )). Sono frutti civili quelli che si ritraggono da una cosa come

art. 820 comma

corrispettivo del godimento che altri ne abbia (si pensi agli interessi di un capitale o al corrispettivo di una locazione o di un affitto (

3 )). 5

CAPITOLO 11: DIRITTI REALI E DIRITTI DI CREDITO

 Il diritto reale è il diritto di trarre da una cosa le sue utilità economiche legalmente garantite o alcune di esse. Correlativo al diritto reale vi è

quindi il dovere di chiunque di astenersi dall’impedirne o turbarne l’esercizio.

 Tra i diritti reali ha una posizione predominante la proprietà. Essa consente di godere e disporre della cosa in modo pieno ed esclusivo, entro

art. 832 c.c.

i limiti degli obblighi dell’ordinamento ( ). Gli altri diritti reali hanno contenuto più limitato (diritti reali minori) e si dividono in due gruppi

di diritti reali: di godimento e di garanzia. I diritti reali di godimento sono:

 art. 981 c.c.

L’usufrutto, che consente di usare la cosa altrui e trarne i frutti, rispettandone però la destinazione economica ( );

 L’uso, analogo all’usufrutto, ma con un contenuto più imitato: chi ha il diritto d’uso di una cosa può utilizzarla direttamente; se è fruttifera può

art. 1021 c.c.

raccoglierne i frutti, ma solo nella misura che occorre ai bisogni suoi e della sua famiglia ( );

 art. 1022 c.c.

L’abitazione, che consente di abitare una casa limitatamente ai bisogni propri e della propria famiglia ( );

 art. 952, 955 c.c.

La superficie, che consente di utilizzare il suolo altrui per una costruzione ( );

 La servitù: peso imposto sopra un fondo (detto fondo servente) per l’utilità di un altro fondo (detto fondo dominante) appartenente a diverso

art 1027 c.c.

proprietario ( ) (es. il fondo servente deve subire il passaggio di un acquedotto che porta acqua al fondo dominante).

 L’enfiteusi: diritto di utilizzare un fondo e farne propri i frutti, in perpetuo o per lunga durata, con l’obbligo di migliorare il fondo stesso e di

art. 958, 960 c.c.

pagare al proprietario un canone periodico ( ).

I diritti reali di garanzia sono il pegno e l’ipoteca, che differiscono fra loro essenzialmente per l’oggetto su cui cadono: il pegno ha per oggetto

cose mobili non iscritte in pubblici registri, l’ipoteca ha per oggetto le cose immobili e gli altri beni iscritti nei pubblici registri. Se il credito garantito

non è soddisfatto alla scadenza, il creditore può promuovere l’esecuzione forzata sul bene oggetto del pegno o dell’ipoteca, per soddisfarsi su di esso

con preferenza rispetto agli altri creditori.

 Il diritto di credito attribuisce al creditore la pretesa di esigere una prestazione da una o più persone determinate. Il rapporto che lega i due

soggetti è detta obbligazione (rapporto in forza del quale un soggetto debitore è tenuto ad una determinata prestazione in favore di un soggetto

detto creditore). La prestazione può essere positiva o negativa ovvero consistere in un’azione o in un’astensione. Quindi il contenuto di

art. 1174 c.c.

un’obbligazione può essere il più vario, occorre però che sia suscettibile di valutazione economica ( ) e che abbia quindi un carattere

patrimoniale. Accanto alla prestazione principale, che costituisce l’oggetto centrale dell’obbligazione, se ne collocano altre con funzione

L’art. 1175 c.c.

complementare. impone al debitore e al creditore di comportarsi secondo le regole della correttezza (il debitore è tenuto a

prestazioni strumentali o accessorie al fine di realizzare a pieno l’interesse del creditore; il creditore è tenuto ad un minimo di cooperazione per

facilitare l’adempimento al debitore). Queste prestazioni accessorie si riassumono in doveri di rispetto, protezione, informazione, custodia e di

collaborazione.

 Se il debitore non adempie, il creditore può rivolgersi all’autorità giudiziaria perché gli procuri coattivamente ciò che gli spetta. Questo

potere di provocare un provvedimento giudiziario a difesa del proprio diritto si chiama azione. L’obbligazione manifesta una rilevanza giuridica,

perché costituisce la causa che giustifica la prestazione: se l’obbligazione non esistesse e la prestazione venisse eseguita ugualmente, questa sarebbe

art. 2033 c.c.

ingiustificata e chi l’avesse ricevuta dovrebbe restituirla, o restituirne il valore ( ).

Vi sono anche delle obbligazioni imperfette, perché presentano solo il primo di questi due aspetti (azione, causa). Mediante l’esercizio dell’azione il

creditore tende ad ottenere la soddisfazione del proprio diritto per via giudiziaria (nell’ipotesi di inadempimento di una prestazione di fare, il

creditore può agire contro il debitore per il risarcimento dei danni e potrà ottenere così somme che spesso gli consentiranno di procurarsi sul mercato

prestazioni equivalenti a quella mancata. Un discorso analogo vale per l’ipotesi di inadempimento degli obblighi di non fare: ciò che è fatto in

art. 2933 c.c.

violazione dell’obbligo sarà distrutto a spese del debitore ( ) e al creditore sarà comunque dovuto il risarcimento di danni).

Il diritto di credito, dunque, implica l’assoggettamento del patrimonio del debitore, nella consistenza che esso ha al momento della esecuzione

forzata (responsabilità patrimoniale). Il creditore può soddisfarsi anche su beni conseguiti dal debitore successivamente alla nascita del debito. I beni,

però, che nel frattempo siano usciti dal patrimonio del debitore non saranno più raggiungibili: di qui un rischio per il creditore. Il secondo rischio del

creditore è quello di non trovare di che soddisfarsi, perché altri creditori lo hanno preceduto con azioni esecutive individuali, o di subire il concorso di

altri crediti per un ammontare complessivo superiore al patrimonio del debitore, così da conseguire solo una soddisfazione proporzionalmente

ridotta.

 L’art. 1173 indica come fonti delle obbligazioni, il contratto, il fatto illecito e ogni altro atto o fatto idoneo a produrle in conformità

dell’ordinamento giuridico. Vengono messe in evidenza le fonti di obbligazione che sono espressione della responsabilità umana. Il contratto risulta il

modo principale per l’assunzione di impegni ma non l’unico, infatti l’art. 1173 prevede più fonti disparate come: le promesse unilaterali, la gestione

di affari altrui, la ripetizione dell’indebito e l’arricchimento senza causa.

 Talvolta un’obbligazione è a carico di un soggetto se ed in quanto egli sia proprietario di una determinata cosa, o titolare di un diritto reale su

di essa; l’obbligazione è dunque intrinsecamente collegata con il diritto reale. Le obbligazioni reali sono inerenti a un diritto reale sia nel senso che

l’obbligato può liberarsi rinunciando al diritto stesso in favore dell’altra parte, sia nel senso che chiunque succeda in tale diritto diventa obbligato.

6

 Oggetto del diritto reale sono tutte o alcune delle utilità di una cosa determinata; oggetto del diritto di credito è una prestazione del

debitore. Il titolare di un diritto reale lo esercita direttamente sulla cosa, ed è solo necessario che la generalità dei terzi si astenga dal frapporgli

ostacoli. Viceversa, l’obbligazione è uno strumento di cooperazione: il diritto del creditore è soddisfatto mediante l’adempimento del debitore,

tenuto nei suoi confronti a pagargli una somma, a svolgere un lavoro, ad eseguire un trasporto, a costruire un’opera. La prestazione del debitore può

consistere anche nell’astenersi dal compiere un atto o dallo svolgere un’attività. Nel diritto reale il dovere di astensione riguarda chiunque ed è

strumentale affinché il titolare possa, senza impedimenti, trarre dalla cosa le utilità che gli sono riservate.

Il diritto reale è in relazione immediata con la cosa, aderisce ad essa e la segue presso chiunque essa si trovi in senso fisico o giuridico (si dice che i

diritti reali sono opponibili ai terzi); il diritto di credito, invece, segue la persona del debitore. Il diritto reale è tutelato contro le lesioni provenienti da

qualunque terzo (assolutezza della tutela); invece la tutela del diritto di credito è data, di regola, solo contro il debitore (relatività della tutela).

 Vi sono diritti di credito nei quali la prestazione dovuta dal debitore consiste nel concedere l’uso di una cosa. Poiché questi diritti personali

di godimento attribuiscono al creditore la facoltà di utilizzare direttamente la cosa che ne è oggetto, essi appaiono simili, per questo aspetto, ai diritti

reali di godimento. Il diritto personale di godimento implica pur sempre un obbligo di cooperazione, anche attiva, del debitore. Questi deve infatti

consegnare la cosa al creditore, e anche successivamente è tenuto a garantirlo contro le molestie di terzi che pretendano di avere diritti sulla cosa.

Obblighi di questo genere non caratterizzano, invece, i diritti reali.

 Ai privati è consentito di costituire diritti di credito che abbiano per oggetto le prestazioni più varie, anche non espressamente previste dalla

legge, alla sola condizione che siano lecite e suscettibili di valutazione economica. I diritti reali, invece, sono in numero chiuso (solo quelli

espressamente previsti dalla legge). Inoltre non è consentito modificarne il regime legale, se non entro limiti assai ristretti, nei casi in cui ciò sia

eccezionalmente ammesso dalla legge.

 Il patrimonio è un insieme di rapporti giuridici attivi e passivi, aventi contenuto economico, unificati dalla legge in considerazione della

appartenenza ad un medesimo soggetto e in considerazione alla loro destinazione unitaria (viene anche considerato come un mezzo con cui un

soggetto svolge la sua vita). Si ha un patrimonio generale della persona, la cui unitarietà si manifesta nella regola che il debitore risponde

art. 2740 c.c.

dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni ( ). Si ha poi un patrimonio di destinazione quando una parte dei rapporti

facenti capo a una persona (patrimonio definito patrimonio separato), oppure una pluralità di rapporti facenti capo a più persone (detto patrimonio

autonomo), sono costituiti in una distinta unità giuridica in vista di una loro funzione specifica. Il patrimonio svolge una funzione di garanzia e

responsabilità.

CAPITOLO 12: ACQUISTO E TUTELA DEI DIRITTI PATRIMONIALI

 I diritti patrimoniali si possono acquistare a titolo originario, oppure a titolo derivativo. Il diritto si acquista a titolo originario quando non è

trasmesso da un’altra persona che ne fosse titolare. L’acquisto è invece a titolo derivativo quando l’acquirente succede al precedente titolare e il

diritto gli spetta come e in quanto spettava a colui che l’aveva acquistato. Questo fenomeno si chiama successione. Il soggetto che esce dal rapporto si

chiama autore, o dante causa; il soggetto che gli subentra, successore, o avente causa.

Il diritto soggettivo resta immutato nel suo contenuto, mentre ne cambia il titolare. Talvolta l’acquisto derivativo ha per oggetto un diritto nuovo,

che però deriva da un diritto del dante causa, perché lo suppone e ne assorbe una parte del contenuto o comunque lo limita (ad es. quando il

proprietario attribuisce temporaneamente ad altri la facoltà di utilizzare la cosa: successione costitutiva). Perché possa verificarsi un acquisto a titolo

derivativo occorre un valido titolo d’acquisto, cioè un atto o fatto giuridico che giustifichi l’acquisto da una determinata persona ed occorre altresì che

il dante causa sia titolare del diritto che deve venire trasmesso.

 Quando un diritto è leso, o messo in pericolo, o viene in conflitto con una pretesa altrui, l’ordinamento giuridico sovente tende ad assicurare

in modo pieno l’esercizio delle facoltà e dei poteri che ne costituiscono l’oggetto (per es.: al proprietario è concessa l’azione di rivendicazione per

conseguire la disponibilità della cosa che gli sia stata sottratta). In quest’ipotesi si dice che il diritto è tutelato in forma specifica. Non sempre, però, è

concessa la tutela in forma specifica; come nei casi in cui non è possibile ristabilire la situazione che si sarebbe avuta in mancanza dell’atto illecito. In

questi casi il titolare del diritto leso può solo pretendere il risarcimento del danno: il pagamento, cioè, di una somma di danaro di valore

corrispondente alle utilità che gli sono state sottratte. Si dice allora che il diritto è tutelato per equivalente. 7

QUARTA SEZIONE: ATTI ILLECITI E RESPONSABILITA’ CIVILE

CAPITOLO 13: GLI ATTI ILLECITI

 Ogni atto dannoso non è automaticamente illecito; un industriale può “rubare” clienti ad un concorrente, vincendo un concorso si impedisce

agli altri di vincerlo, costruire un palazzo toglie il panorama a qualcun altro (atti dannosi leciti). Altri, invece, sono illeciti; una volta commesso, se non

preventivamente impedito, va sanzionato in quanto atto illegale e dannoso: la sanzione risarcisce il danneggiato, punisce il colpevole e funge da

deterrente (anche se, ad esempio negli incidenti, le assicurazioni nel civile riducono questo effetto).

In sistemi giuridici esteri si prevedono numerosi tipi di atti illeciti, nel nostro, come in Francia o Svizzera, è affermato, oltre a delle norme

specifiche, un principio di atipicità dell’atto illecito, definito come “qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri danno ingiusto”. Numerosi

art.2043 c.c.

atti sono previsti, ma l’ favorisce un eventuale interpretazione del concetto di ingiustizia del danno da parte del giudice in quanto

spesso il confronto tra l’interesse della condotta illecita e l’interesse che questa condotta danneggia nel danneggiato è spesso dubbio. La legge

comprende quindi campi con leggi più di tipicità e altre più di atipicità.

 Illeciti contro la persona: le principali forme di atto illecito sono quelle che ledono la vita, l’integrità fisica, della salute, e della libertà altrui,

sia psicologiche (minacce, inganni, ingiurie, atti o parole che creino shock) che fisiche. Il danneggiato viene risarcito; in caso di morte vengono risarciti

i familiari, per il patrimonio perso e per il dolore causato.

 Illeciti contro onore, riservatezza, verità personale: costituiscono atto illecito la diffamazione con voci, comunicazioni di notizie,

apprezzamenti, colposi o dolosi, che offendono la reputazione. Spesso però ciò è in contrasto con la libertà di parola, opinione, la critica politica e

altri temi delicati. Per i membri del Parlamento però vi è assoluta immunità per le opinioni espresse nell’esercizio delle loro funzioni.

art. 14 e 15 Cost

Ogni persona ha inoltre diritto alla riservatezza della vita privata garantita dall’ . La pubblicazione di voce ed immagine sono da

richiedere al possessore, tranne in alcuni casi come a fini didattici, scientifici.

 Lesioni di diritti reali: atti che danneggiano o distruggono una cosa, l’impossessamento non acconsentito sono illeciti, ma è importante

capire se frutto di buona fede o di colpe gravi.

 Danni all’ambiente: C’è una vasta sfera (nel diritto pubblico) di norme sugli atti illeciti verso l’ambiente in quanto ledono la vita di tutti,

nonché della società futura. Il responsabile dovrà risarcire il danno con una riparazione primaria (ristabilire condizioni originarie), complementare

(condizioni equivalenti), compensativa (miglioramenti atti a bilanciare coi danni).

 Pregiudizio a posizioni contrattuali: l’atto illecito del credito contrattuale si ha quando il debitore non soddisfa il creditore, o parzialmente o

in ritardo. Ciò prevede sanzioni; inoltre in caso di terzi intromessi nell’affare, in quanto A promette una vendita a B, ma la vende a C, C non è

colpevole (tranne se incita il debitore a non pagare il creditore) e B deve chiedere risarcimento solo ad A.

 Concorrenza sleale e illeciti contro l’impresa: altro tipi di atti illeciti sono quelli di concorrenza sleale, cioè quando un imprenditore crea

art.2598 c.c.

confusione sulle peculiarità dei propri prodotti e di quelli del concorrente. In questo caso va contro la correttezza professionale dell’

 Illeciti connessi con l’amministrazione della giustizia: un individuo che denuncia per motivi penali un altro soggetto, che non è realmente

colpevole, incorre, se è mosso da malafede, in sanzioni. Allo stesso modo resistere sotto giudizio penale è sanzionabile solo se si agisce in malafede o

se le colpe sono gravi; ciò è perché si vuole favorire chi resiste con pretese fondate.

Nel caso il giudice sbagli, il cittadino può denunciare l’ingiustizia del provvedimento per ottenere il riesame del caso. Ma l’atto dannoso del giudice

verrà considerato illecito se doloso o di colpe gravi e il danneggiato sarà risarcito dallo Stato, che a sua volta punirà il giudice (solitamente sanzione

non superiore ad un terzo dello stipendio netto annuale).

 Responsabilità per omissione: l’omissione diventa atto illecito quando avviene la violazione di uno specifico dovere giuridico di agire, un

contratto o un comportamento attivo (es. chi crea un pericolo, deve poi eliminarlo o ridurlo il più possibile).

 art. 2047 c.c.,

Responsabilità dei genitori: un genitore, secondo l’ deve compiere una sorveglianza ed un’educazione che impedisca fatti

illeciti dei figli; nel caso contrario si dovrebbe risarcire il terzo danneggiato.

 L’atto illecito può essere giustificato per:

-esercizio di un diritto

-consenso dell’avente diritto

-legittima difesa

-si ha agito in stato di necessità (il danno è ripartito tra responsabile e danneggiato).

 Gli atti illeciti si dividono in dolosi e colposi. Dolosi è quando c’è la coscienza e volontà di cagionare danno all’altro. Colposo è quando il

danno non è voluto ed è causato da negligenza, imprudenza, inosservanza di leggi e regolamenti.

L’aspetto più importante per il giudice è capire che circostanze c’erano al momento dell’atto e se l’agente era in grado di capirle: un individuo con

qualità fisiche e mentali normali o più, avrà più colpa, a differenza di un minore immaturo o un interdetto.

Infine certi atti sono illeciti solo se dolosi o con colpe gravi, come un danno causato da un medico ad esempio, in modo da non generare eccessive

prudenze in certe professioni. 8

CAPITOLO 14: LA RESPONSABILITA’ OGGETTIVA

Ci sono atti dannosi considerati leciti, e altri invece illeciti. Ma c’è anche una via di mezzo: atti dannosi consentiti, ma che implicano al risarcimento

del danneggiato da parte del responsabile. Un’impresa che causa fumi, rumori al terreno confinante, se supera il limite e quindi causando danni,

implica la responsabilità del proprietario dell’attività dannosa, che, per la sua utilità sociale, è comunque consentita. Questa è detta responsabilità

senza colpa o responsabilità oggettiva.

Un altro caso di responsabilità senza colpa si applica ai padroni e i committenti che sono responsabili dei danni arrecati da fatti illeciti compiuti da

art. 2049 c.c.

commessi nell’esercizio delle incombenze a cui sono adibiti ( ).

Analoga applicazione vale per il proprietario di un veicolo per i danni cagionati dal conducente oppure per l’esercente che risponde per i danni

cagionati dall’aeromobile e da un impianto nucleare, tranne se si dimostra che è a causa di un cataclisma naturale di carattere eccezionale o di un

conflitto armato dato da invasione, guerra civile o insurrezione.

l’art. 2051

Nel caso di danni cagionati da cose o animali vale , che dice che la responsabilità cade sul proprietario o su chi se ne serve nel tempo in

cui lo ha in uso. In caso di prodotti pericolosi a causa di difetti la responsabilità è del proprietario.

CAPITOLO 15: DANNO, CAUSALITA’, RIMEDI

 Dall’atto illecito può derivare il danno patrimoniale, cioè la perdita, il danneggiamento, la distruzione di un bene patrimoniale e di

conseguenza nella perdita di un guadagno e nell’emergere un’ulteriore spesa. Nell’ambito del danno patrimoniale si distinguono: il danno emergente,

cioè la diminuzione di patrimonio e il lucro cessante, cioè la privazione dall’aumento patrimoniale se quel fatto illecito non fosse avvenuto.

Oppure può derivare un danno non patrimoniale, come lesioni o perdita della salute, della libertà, dell’onore, ecc., spesso accompagnato da un

danno patrimoniale conseguente (es. spese di cura o mancato lavoro a causa di diffamazioni).

Il danneggiato viene così risarcito, ma solo in presenza della causalità di fatto (ossia se il danno è causato dall’atto illecito in questione).

 Un’eccezione dell’atto illecito è il concorso di responsabili, quando cioè più persone sono imputabili per un fatto dannoso. La loro

responsabilità è solidale: tutti devono risarcire il danneggiato.

Allo stesso modo anche il danneggiato può concorrere a cagionare il danno: il diritto impone l’onere di tutelare se stessi in modo da non gravare

troppo sul movimento dei singoli e sull’esercizio di attività utili, ma anche potenzialmente dannose.

 Il successivo risarcimento deve tenere conto sia del danno emergente sia del lucro cessante.

Il diritto comprende la possibilità di difendersi con la forza (al pari dell’offesa); fuori da ciò interviene la difesa pubblica che dà al danneggiato la

possibilità di un’azione inibitoria che impedisca il compimento dell’atto lesivo.

QUINTA SEZIONE: IL NEGOZIO GIURIDICO E IL CONTRATTO

CAPITOLO 16: L’AUTONOMIA PRIVATA E IL NEGOZIO GIURIDICO

autonomia privata

Ogni singolo, dotato di capacità d’agire, ha un’ , cioè la possibilità di regolare i propri rapporti giuridici. Lo strumento per fare ciò

è il negozio giuridico, cioè un atto o un insieme di atti di più persone rivolto a produrre effetti riconosciuti e garantiti dall’ordinamento giuridico.

Possono essere dichiarazioni (nomina di un rappresentante, testamento, ecc.) o attuazioni (salire su un tram per il contratto di trasporto, ecc.).

L’autonomia privata rappresenta dunque il potere dei singoli di regolare i propri interessi.

Essa presenta però dei limiti: non deve essere in contrasto con l’interesse della società ad esempio. I privati infatti possono scegliere solo tra certi tipi

di negozi giuridici e patrimoniali; la legge ne specifica poi gli effetti, o al contrario lascia più libertà di forma e contenuto.

Chi stipula un contratto deve seguire delle norme imperative (che in caso contrario lo rendono nullo totalmente o parzialmente), e norme

integrative che completano aspetti del contratto che le parti non erano interessate a specificare (es. la compravendita).

Gli elementi essenziali del contratto sono: 1) la manifestazione di volontà (accordo tra le parti), 2) la causa, 3) l’oggetto, 4) la forma (quando è

prescritta dalla legge sotto pena di nullità); mentre gli elementi accidentali sono: la condizione, il termine e il modo (CAP. 23).

Il negozio può essere unilaterale se costituito dalla dichiarazione di volontà di una sola parte (es. testamento) e bilaterale/plurilaterale, quando

due o più parti costituiscono, regolano o estinguono un negozio giuridico.

CAPITOLO 17: LA MANIFESTAZIONE DI VOLONTA’

Nello stipulare un negozio giuridico si distinguono due tipi di dichiarazione: recettizia (come nel contratto bilaterale in cui una parte dichiara ad

un’altra parte una volontà o come in un contratto unilaterale quando ci si dimette), e non recettizia (come in un contratto unilaterale di testamento).

La recettizia è valida quando il destinatario ha ricevuto la dichiarazione.

La volontà può essere dichiarata attraverso la parola, parlata o scritta o per un segno convenzionale usato per comunicare assenso o dissenso;

oppure in modo tacito (ma solo in alcuni casi specificati dalla legge). Oppure attraverso un comportamento concludente (specificato dalla legge, ad es.

creditore cede al debitore il documento = non si deve ridare la somma) o con un circostanze concrete (salire su un bus).

CAPITOLO 18: L’INTERPRETAZIONE DEL NEGOZIO GIURIDICO

Spesso un negozio giuridico va interpretato poiché le parti erano d’accordo sul significato centrale delle proposizioni della dichiarazione, ma non sulle

sfaccettature intorno ad esse, causando una lite. Il giudice può usare la interpretazione soggettiva che cerca di indagare sul significato attribuito alla

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dichiarazione da entrambi, derivandolo dal contesto, dalle circostanze o dal comportamento complessivo del dichiarante e destinatario. Oppure può

usare quella oggettiva, in cui il giudice, visti i contrastanti significati attribuiti, deve scegliere quella meglio giustificata e più ragionevole.

CAPITOLO 19: LA SIMULAZIONE

La dichiarazione negoziale può essere simulata, quando ci sono prevalentemente fini illeciti (come sottrarre beni a creditori o la frode fiscale) e

avviene quando dichiarante e destinatario sono d’accordo nel non volere gli effetti della dichiarazione stessa. Può essere assoluta, quando le parti

fingono un negozio, ma in realtà non lo vogliono (A finge di vendere a B un bene, per sottrarlo all’azione esecutiva di un creditore); o relativa quando

in realtà ne vogliono un altro (A finge di vendere a B, ma in realtà vende a C, per fini fiscali, cioè interposizione di persona). Nel primo caso il negozio

non prende efficacia, nel secondo prende efficacia quello realmente voluto.

Un altro tipo di negozio simulato è quello fiduciario: il fiduciante trasferisce al fiduciario la proprietà di una cosa o di un diritto, imponendo però il

futuro ritorno di esso, o la cessione ad un terzo, o un uso determinato. Se non verrà rispettato il fiduciante potrà agire giudizialmente nei suoi

confronti; se non la restituisce, richiederà la restituzione nonché un risarcimento.

CAPITOLO 20: I VIZI DELLA VOLONTA’

 Nello stipulare un negozio ci possono essere dei vizi che ne causerebbero l’invalidità (annullabilità). Uno di questi è l’errore, che può cadere

sulla dichiarazione (errore ostativo), quando per distrazione si dichiara cosa diversa dalle proprie volontà; oppure può cadere sulle circostanze che

influenzano la propria volontà negoziale (errore vizio) (ad es. comprare un oggetto che si pensava fosse d’oro, quando invece non lo era).

La legge dichiara in caso di errore nel negozio la tutela dell’affidamento nei contratti a titolo oneroso e la tutela del dichiarante nei negozi a

titolo gratuito.

Nei contratti a titolo oneroso l’errore può essere essenziale: esso può essere sulla natura o sull’oggetto del contratto (voglio prendere in affitto, ma

vista l’ignoranza della lingua in cui è scritto il contratto, compro), sull’identità e qualità dell’oggetto della prestazione (compro una coca light, quando

invece volevo una coca normale), e sull’identità e qualità dell’altro contraente; oppure può essere un errore di diritto (ignoranza di norme e leggi), il

quale può essere causa di annullamento del negozio purché esso sia anche essenziale.

Nei negozi a titolo gratuito invece l’errore non deve essere essenziale, ne riconoscibile, ma deve essere stato determinante del consenso e il

motivo dell’errore deve risultare nell’atto di donazione. Analogamente accadrà nei negozi unilaterali tra vivi.

 Un altro vizio è il dolo, che giuridicamente significa inganno. Per rendere inefficace il negozio deve comunque considerarsi tale da indurre una

persona sensata in errore. In questo caso il truffatore causa l’invalidità del negozio, oltre che dover pagare un risarcimento.

Un ulteriore tipo di dolo è quello incidente, quando il contratto si sarebbe stipulato comunque, ma a condizioni migliori per il dichiarante.

 Un ulteriore vizio è quello della violenza. Essa può essere fisica e deve però essere tale da impressionare una persona sensata e quindi essere

ingiusta (se ad es. un creditore minaccia l’esecuzione forzata per ottenere dal debitore un pegno o un’ipoteca a garanzia del suo debito, allora la

minaccia è lecita).

CAPITOLO 21: OGGETTO E CAUSA

 Per stipulare un negozio l’oggetto di questo, cioè le prestazioni negoziali che implica, deve essere possibile (es. se vendo una nave, questa

non deve essere affondata = impossibilità assoluta ed oggettiva, se relativa e soggettiva il negozio è valido), lecito e determinato (definito

adeguatamente dalle parti) o determinabile (secondo un criterio stipulato di comune accordo).

 Deve poi avere una causa, che rappresenta lo scopo immediato del negozio per entrambe le parti, e dei motivi ossia gli scopi ulteriori del

negozio. Si nota come la presenza della causa sia essenziale, in quanto sintesi di effetti giuridici essenziali. Se uno degli effetti essenziali del negozio

non può assolutamente verificarsi, per mancanza di un suo presupposto logicamente necessario, il negozio risulta ingiustificato e quindi manca di

causa (compravendita nulla se l’oggetto apparteneva già al compratore).

Può accadere inoltre che la causa sia illecita (dare somma di danaro ad un funzionario pubblico perché esegua il suo dovere ha oggetti leciti ma

causa illecita e di conseguenza è un negozio nullo) oppure la causa può non essere ritenuta degna di tutela. In questi due casi le conseguenze

giuridiche sono due: i negozi divengono causali, cioè è negato ogni effetto giuridico, o astratti, cioè gli effetti sono accettati, ma alcune conseguenze

negate. Se infine la causa non è specificata il negozio è nullo.

 Un negozio è illecito quando tende a ottenere un risultato vietato da norme imperative o principi fondamentali di ordine pubblico o quando

va contro il buon costume (regole di comportamento sociale).

Ci sono norme imperative del codice penale che rendono nullo il negozio se con finalità di reato, e poi quelle del codice civile che limitano

l’autonomia privata o che la proteggano.

Il negozio è nullo se va contro l’ordine pubblico, cioè contro il funzionamento dello Stato (corruzioni varie), contro l’ordine della famiglia (contro il

matrimonio), contro le liberà dell’individuo (razzismo). 10

CAPITOLO 22: LA FORMA

Il negozio per essere considerato giuridicamente valido deve avere il requisito che la dichiarazione sia comprensibile ai soggetti in questione. La

legge poi prescrive che alcune forme vadano stipulate per iscritto (o per scrittura privata o per atto pubblico; valida per esempio per la compravendita

di beni immobili, o per rapporti tra banche e clienti).

Al negozio si possono aggiungere clausole, considerate particolarmente onerose e necessitano di approvazione per iscritto delle parti.

In caso ad esempio di testamento va redatto in forma olografa (scrittura tutta di mano del testatore) o in quella dell’atto pubblico o nella forma

segreta (nelle mani di un notaio che redige il verbale).

CAPITOLO 23: CONDIZIONE, TERMINE, MODO

Un negozio giuridico implica che gli effetti si producano o vengano meno al verificarsi o no di un avvenimento futuro. Questo costituisce la

condizione, che può essere sospensiva (si ha un effetto negoziale se la condizione si avvera) o risolutiva (un effetto viene meno se la condizione si

avvera). Non tutti i negozi comunque tollerano la condizione, come quelli di matrice bancaria-creditizia e sull’eredità.

La condizione può essere poi causale (se indipendente dalla volontà delle parti), potestativa (se dipende dalle parti) o mista (che le comprende

entrambe).

Anche le condizioni possono non essere valide, se illecite o impossibili. Le condizioni possono avere dei termini, cioè delle scadenze (es. debitore-

creditore).

CAPITOLO 24: LA RAPPRESENTANZA

 Nelle stipulazioni negoziali l’ordinamento giuridico permette la rappresentanza per la quale la volontà negoziale è dichiarata dal

rappresentante mentre gli effetti sono a carico del rappresentato.

A parte il nuncius (che riporta il volere del rappresentato trasmettendo la dichiarazione altrui), l’interposizione gestoria (in cui un gestore agisce per

conto altrui, ma stipula il negozio in nome proprio) e il “procacciatore di affari”, il rappresentante ha, entro certi limiti, la possibilità di dichiarare una

volontà propria.

Il potere di rappresentanza viene conferito attraverso l‘atto della procura, si parla quindi di rappresentazione volontaria. La procura è il negozio

unilaterale con il quale una persona attribuisce ad altri il potere di rappresentarla e dipende dal rapporto di base al quale la rappresentanza accede.

Essa non va confusa con il mandato il quale crea obbligazioni ad entrambe le parti; mentre la procura produce i suoi effetti senza bisogno di

accettazione da parte del rappresentante.

 La procura può venir concessa in forma scritta, oppure tacitamente se è implicato dal rapporto di lavoro.

Si può invece estinguere: per scadenza del termine, compimento dell’interesse; per estinzione del rapporto di base; per morte, interdizione,

inabilitazione del rappresentante; per rinuncia del rappresentante; per revoca del rappresentato; per morte, interdizione, inabilitazione del

rappresentato, o per il suo fallimento.

Modificazioni o revoca della procura vanno pubblicati sul registro delle imprese, per tutelare l’affidamento di terzi (in caso contrario i negozi stipulati

nel frattempo sono validi).

CAPITOLO 25: INVALIDITA’ DEL NEGOZIO GIURIDICO

 Per quanto riguarda l’invalidità del negozio giuridico si distinguono due conetti di base: la nullità e l’annullabilità. Nell’ipotesi di nullità il

negozio è privo di ogni suo effetto, nell’ipotesi di annullabilità il negozio si produce, ma può essere annullato, totalmente o parzialmente da un parte

interessata.

Il negozio subisce la nullità quando è simulato, quando l’oggetto non è determinato o determinabile o è impossibile, quando manca la causa, quando

non è dotato della forma prevista dalla legge o quando è di natura illecita. E’ annullabile quando va tutelato l’interesse di una parte, che per l’errore,

il dolo, la violenza o per la sua incapacità d’agire o per conflitto d’interessi del rappresentante, desidera l’annullamento parziale o totale degli effetti

negoziali.

 art. 1339 c.c.,

La legge può poi eliminare clausole nulle di contratti secondo i termini legislativi dell’inserzione automatica prevista dall’ solo

se queste hanno carattere non essenziale, in caso contrario il contratto è interamente travolto da nullità. Oppure vi può essere la conversione del

negozio nullo, da una forma che non concordava gli interessi delle parti ad uno invece che realizza totalmente o parzialmente l’interesse economico

delle parti.

Infine un negozio è inefficace finché non sopravvenga una certa circostanza estrinseca al negozio stesso (efficacia sospesa), oppure può essere

inefficace nei confronti di terzi (inefficacia relativa).

CAPITOLO 27-28: TIPI E STRUTTURE CONTRATTUALI / LE PROMESSE UNILATERALI

I contratti si dividono in contratti tipici/nominati (es. vendita, mandato, transazione ecc.) e contratti che non appartengono ad una disciplina

determinata, con il requisito di essere degni di tutela giuridica (atipici).

Entrambi si possono classificare in diversi tipi:

 Contratti a titolo oneroso e a titolo gratuito: è oneroso quando in cambio di un sacrificio patrimoniale c’è un vantaggio equivalente; quando

è gratuito il donante è più tutelato, potendo revocare la donazione per urgente bisogno (figli ad esempio) o ingratitudine palese.

 Contratti unilaterali, contratti a prestazioni corrispettive, contratti a struttura associativa: nei contratti unilaterali solo una parte si promette

di eseguire una prestazione nei confronti dell’altra; nei contratti a prestazioni corrispettive (o sinallagmatici) si ha una prestazione in cambio di

un’altra (compravendita, locazione, deposito, ecc.); nei contratti a struttura associativa più persone offrono beni o servizi per uno scopo comune.

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 Contratti commutativi e aleatori: sono entrambi sinallagmatici, ma nei contratti commutativi l’effetto negoziale è certo e privo di rischi, nei

contratti aleatori le prestazioni corrispettive dipendono da eventi incerti (l’assicurazione, ecc.).

 Contratti a esecuzione periodica e continuata: sono contratti che si protraggono nel tempo periodicamente o continuamente (come un

rapporto di lavoro o una locazione o un deposito, ecc.)

 Contratti consensuali (necessitano di semplice consenso delle parti), contratti formali (si completano attraverso un consenso manifestato

sotto forma particolare), contratti reali (richiedono anche la consegna della cosa).

 LE PROMESSE UNILATERALI: la promessa unilaterale di una certa prestazione necessita dell’accettazione dell’altra parte e naturalmente del

promissario. La più frequente è la promessa al pubblico (ad es. la prestazione promessa a chi riporta una cosa smarrita, a chi indica l’autore di un

reato, a chi risolve un problema di un certo tipo, a chi vinca un concorso di una certa tematica ecc.). Si possono distinguere promesse al pubblico a

titolo oneroso (es. ricompensa) o gratuito (borsa di studio, es.). Si tratta di una promessa unilaterale dunque è valida non appena sia resa pubblica; si

esaurisce in un anno se non è espresso un termine e la revoca deve essere giustificata per giusta causa e resa pubblica. (Fonte non contrattuale di obbligazione)

CAPITOLO 29: IL CONTRATTO: FORMAZIONE ED EFFETTI

 La conclusione del contratto: concludere un contratto può avvenire con uno scambio di dichiarazioni o con un comportamento concludente

o, se si tratta di un contratto con obbligazioni del solo proponente, si conclude anche senza l’accettazione dell’altra parte (che può comunque

rifiutarsi). Talvolta il testo del contratto è discusso e plasmato insieme dalle parti; più frequentemente invece c’è la proposta di una delle parti e

l‘accettazione dell’altra: una parte determina quindi gli aspetti essenziali di un contratto e lo rende tale che possa bastare l’assenso dell’altra parte

per concludere il negozio, che accetta secondo il tipo di affare. Se la proposta è incompleta ci troviamo di fronte ad un invito a proporre.

Finché non è concluso il negozio la proposta e l’accettazione possono essere revocate. Esse perdono invece di efficacia in caso di morte o

sopravvenuta incapacità di agire del proponente o dell’accettante.

art. 1341 comma 2 c.c.

Per quanto riguarda le condizioni generali di contratto l’ nega le cosiddette clausole vessatorie se non sono

specificatamente approvate per iscritto (in caso contrario nullità del contratto), le quali creano effetti negoziali gravosi per il cliente.

Un contratto può anche essere trasferito ad un terzo, che deve essere nominato entro 3 giorni e la cui nomina deve essere accettata dal nuovo

contraente.

 Le trattative: le parti, nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto devono comportarsi secondo correttezza, agendo cioè

secondo buona fede. In caso contrario si cade nell’illecito, sia colposo (causato da negligenza e imprecisione) che doloso (come l’inganno o la

minaccia, o la tipica violazione di doveri di informazione).

Per quanto riguarda il recesso dalle trattative esso è ingiustificato quando si vuole far credere di voler accettare ma poi recedere nonostante la

controparte voglia accettare ogni condizione, o trascinare in lungo le trattative per attendere offerte migliori per poi rifiutare; in caso di recesso

infatti serve un avviso in largo anticipo. In caso contrario la parte è tenuta a risarcire danni e spese fatte per la trattativa.

 Il contenuto del contratto: la maggior parte dei contratti, se non ci si decide sul prezzo, si annullano (aspetto essenziale); ma in alcuni casi se

non c’è un riferimento, si fa tacito riferimento al prezzo corrente di mercato. Altre mancanze sono colmate dalle norme dispositive/integrative che

completano aspetti del contratto che le parti non erano interessate a specificare.

 Il contratto con il consumatore: i contratti stipulati tra imprenditori o professionisti e il pubblico sono degni di grande controllo e tutela, in

quanto decisi da una sola parte. La legge previene le clausole vessatorie, nel caso in cui determinano a carico del consumatore diritti e obblighi

gravosi, o limitano le responsabilità dell’imprenditore/professionista, o creano eccezioni per una parte, o quelle che cambiano termini del negozio

stesso.

Si richiede perciò che queste siano in forma scritta e più evidenti e si usa il deterrente della possibile inibitoria del Giudice, che viene anche

pubblicata sui quotidiani (pubblicità negativa e informativa).

 Gli effetti del contratto: una volta concluso il contratto, questo vincola le parti. La legge permette il recesso nei casi di contratti ad esecuzione

continuata o periodica (contratto di società, di conto corrente, di lavoro, ecc.), con l’onere di avvisare con il più ampio possibile preavviso. Il recesso

può anche essere stabilito da entrambi le parti, cioè recesso convenzionale.

Spesso, in caso la parte receda, l’altra si trattiene la caparra come compenso (anche la parte che detiene la caparra, può recede, ridando all’altra parte

il doppio del valore della caparra).

-Ci sono contratti con effetti reali come quello del trasferimento di proprietà, che si trasmette solo con il consenso delle parti, e occorre che il

bene esista già e sia determinato. Una volta trasferita la proprietà, l’altra parte si deve assumere il rischio del perimento fortuito della cosa, delle

responsabilità oggettive che possono cadere sulla cosa, nonché delle eventuali obbligazioni con terzi creditori.

Sempre su contratti con effetti reali può accadere che il venditore alieni (trasferisca) il diritto a due parti distinte e quindi in conflitto. Se si tratta di

bene immobile, la causa sarà vinta da chi ha trascritto per primo nei registri immobiliari il proprio titolo d’acquisto, mentre l’altra parte avrà diritto al

risarcimento. Se si tratta di bene mobile, prevale chi ha avuto la consegna per primo in buona fede. Se si tratta di un credito, prevale chi detiene la

cessione notificata per prima. Se si tratta di diritti personali di godimento (come la locazione) prevale chi ne ha “goduto” per primo (due parti che

affittano la stessa casa nello steso periodo: il primo che entra in casa e ne usufruisce).

- Il contratto può poi essere dotato di un contratto preliminare, con il quale le parti si promettono di stipulare un contratto futuro. Un ulteriore

sottoinsieme è il contratto preliminare unilaterale, che vincola una sola parte (es. prelazione di vendita: entro tot ti prometto che se vendo ti darò la

preferenza).

- Oppure il contratto può essere a favore di terzi: contratto con una parte che dovrà fare una prestazione per un terzo beneficiario. Il contraente

che si impegna ad eseguire la prestazione in favore del terzo è detto “promittente”; la controparte che richiede l’impegno in favore del terzo è detto

“stipulante”. Il terzo beneficiario non avrà il diritto finché non dichiarerà a stipulante e promittente di volerne profittare. 12


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto privato, basato su appunti presi durante le lezioni con il prof. Azzalini Marco (ma può essere utilizzato anche per altri professori).

Argomenti principali trattati:
- introduzione sul diritto privato
- fatti e atti giuridici
- i soggetti
- i beni
- diritti reali (proprietà, diritti reali di godimento, diritti reali di garanzia), comunione e possesso
- diritto di credito e obbligazioni
- contratto
- singoli contratti
- fonti non contrattuali di obbligazione (promesse unilaterali, gestione di affari altrui, pagamento dell'indebito, arricchimento senza causa)
- atti illeciti e responsabilità
- tutela dei diritti
- famiglia
- successioni

Materiale adatto sia per frequentanti che per non frequentanti.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ambra135 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Azzalini Marco.

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