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Riassunto esame Diritto Privato, prof Alessandro D'Adda, libro consigliato Manuale di Diritto Privato, Torrente Schlesinger

Riassunto per l'esame di diritto privato, basato su appunti personali e studio del testo consigliato dal docente Alessandro d'Adda: Manuale di Diritto Privato, Torrente Schlesinger. Milano Unicatt, Facoltà di Economia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Diritto privato docente Prof. A. D'Adda

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ESTRATTO DOCUMENTO

La personalità giuridica è riconosciuta agli enti ecclesiastici civilmente riconosciuti

appartenenti alla

Chiesa Cattolica.

ESTINZIONE PERSONA GIURIDICA

Si estingue una persona giuridica per:

cause previste dallo STATUTO/atto costitutivo

 SCOPO raggiunto/divenuto impossibile

 se vengono meno gli ASSOCIATI bng

Quando si estingue una persona giuridica i beni devono essere devoluti (spesso

vengono liquidati) e la destinazione può essere determinata:

dallo STATUTO

 dall’ASSEMBLEA

 dallo STATO

L’OGGETTO DEL RAPPORTO GIURIDICO

IL BENE

Sono beni le cose che possono formare oggetto di diritti.

Non sono quindi beni né le cose da cui non si è in grado di trarre vantaggio alcuno, né

le cose di cui tutti possono fruire.

CATEGORIE DI BENI

I beni possono essere:

MATERIALI: le cose che possono essere oggetto di diritti reali si caratterizzano,

 oltre che per valutazione economica, anche per la loro corporeità, o quanto

meno per la loro idoneità ad essere percepite con i sensi o con strumenti

materiali.

IMMATERIALI: possono essere diritti, strumenti finanziari, dati personali, il

 contenuto di banche dati, opere d’ingegno, la ditta, l’insegna, il marchio, le

invenzioni…

BENI MOBILI E IMMOBILI

I beni si distinguono in:

- IMMOBILI: come il suolo e tutto ciò che naturalmente o artificialmente è

incorporato ad esso

- MOBILI: ossia tutti gli altri beni, comprese le energie

I BENI REGISTRATI

Le vicende relative ad alcune categorie di beni, i beni registrati, sono oggetto di

iscrizione in registri pubblici, che chiunque può consultare.

Questi registri sono:

- il registro IMMOBILIARE

- il pubblico registro AUTOMOBILISTICO

- i registri indicati all’articolo 146 del CODICE NAVALE

- il registro AERONAUTICO nazionale

BENI FUNGIBILI E INFUNGIBILI

I beni possono distinguersi in:

- FUNGIBILI: sono individuati in riferimento alla loro appartenenza ad un

determinato genere. Essi possono essere sostituiti indifferentemente con altri, in

quanto interessa non il bene specifico, ma la data quantità di beni di quel genere

- INFUNGIBILI: sono individuati nella loro specifica identità (es. le opere d’arte)

BENI CONSUMABILI E INCONSUMABILI

I beni si dividono in:

- CONSUMABILI: che non possono arrecare utilità all’uomo senza perdere la loro

individualità

- INCONSUMABILI: che sono suscettibili di plurime utilizzazioni senza essere

distrutti nella loro

- consistenza

BENI DIVISIBILI E INDIVISIBILI

I beni si dividono in:

- DIVISIBILI: possono essere ridotti in parti omogenee senza che se ne alteri la

destinazione economica

- INDIVISIBILI: non possono essere ridotti in parti omogenee senza che se ne alteri

la destinazione economica

BENI PRESENTI E BENI FUTURI

I beni si dividono in:

- BENI PRESENTI: se sono già esistenti in natura

- BENI FUTURI: se non sono già esistenti in natura

I BENI PUBBLICI

I beni pubblici si dividono in:

- beni pubblici in senso SOGGETTIVO: sono i beni appartenenti ad un ente

pubblico

- beni pubblici in senso OGGETTIVO: sono i beni assoggettati ad un regime

speciale, diverso dalla proprietà privata, per favorire il raggiungimento di

determinati fini pubblici (es. i beni demaniali)

La gestione dei beni pubblici è diversificata, a seconda della tipologia dei beni stessi,

che possono essere:

- DEMANIALI: che soddisfano bisogni collettivi in modo diretto. Essi sono:

demaniali statali

 demaniali comunali e provinciali

 demaniali NECESSARI: che non possono che appartenere allo Stato (es.

 spiagge)

demaniali EVENTUALI: che possono anche non essere demaniali (es.

 ferrovie)

- NON DEMANIALI: che si dividono in:

beni patrimoniali mobili

 beni patrimoniali immobili

I FRUTTI

I frutti si distinguono in due categorie:

- I FRUTTI NATURALI: provengono direttamente da un altro bene, con o senza

l’opera dell’uomo, (es. i prodotti agricoli, delle miniere).

Finché non avviene la separazione dal bene che li produce, i frutti naturali si

dicono pendenti; si può tuttavia disporre di essi come fossero beni futuri

- I FRUTTI CIVILI: sono redditi che si conseguono da un bene, come corrispettivo

del godimento che ne venga concesso ad altri

COMBINAZIONE DI BENI

I beni possono essere distinti in:

- BENI SEMPLICI: i cui elementi sono talmente compenetranti tra di loro che non

possono staccarsi senza distruggere o alterare la fisionomia del tutto

- BENE COMPOSTO: se sono risultati di una connessione di più cose, ciascuna delle

quali potrebbe essere staccata dal tutto

LE PERTINENZE

La pertinenza consiste, in una cosa posta a servizio o ad ornamento di un’altra, senza

costituirne parte integrante e senza rappresentare elemento indispensabile per la sua

esistenza, ma che ne accresce l’utilità o il pregio.

Per la costituzione di un rapporto pertinenziale vi deve essere sia un:

- elemento OGGETTIVO: il rapporto di servizio tra cosa accessoria e cosa

principale

- elemento SOGGETTIVO: la volontà di destinare la cosa al servizio dell’altra

LE UNIVERSITÀ PATRIMONIALI

Sono universalità di cose mobili le cose che:

- appartengono alla STESSA PERSONA

- hanno una DESTINAZIONE UNITARIA

L’universalità di mobili si distingue:

- dalla COSA COMPOSTA: non vi è coesione fisica tra le cose

- dal COMPLESSO PERTINENZIALE: le cose non si trovano l’una rispetto all’altra in

rapporto di subordinazione

Le universalità si dividono in:

- universalità DI FATTO: costituita da più beni mobili unitariamente considerati

- universalità DI DIRITTO: costituita da più beni in cui la riduzione ad unità è

operata dalla legge

L’AZIENDA

L’azienda è il complesso di beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio

dell’impresa, ossia per la produzione/scambio di beni o di servizi

Il c.c. non ne dà una definizione, ma dà quella dell’imprenditore, che, secondo

l’art.2082 c.c., è chi esercita professionalmente (cioè non occasionalmente) un’attività

economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o di servizi

La distinzione fra azienda e impresa consiste in:

- l’IMPRESA è l’attività economica svolta dall’imprenditore

- l’AZIENDA è, invece, il complesso dei beni di cui l’imprenditore si avvale per

svolgere l’attività d’impresa

IL PATRIMONIO

Si chiama patrimonio il complesso dei rapporti attivi e passivi, suscettibili di

valutazione economica, facenti capo ad un soggetto. Il patrimonio non è considerato

come un bene unico

IL FATTO, L’ATTO E IL NEGOZIO GIURIDICO

I FATTI GIURIDICI

Per fatto giuridico si intende qualsiasi avvenimento cui l’ordinamento ricolleghi

conseguenze giuridiche.

Si distinguono:

- fatti MATERIALI: quando si verifica un mutamento della situazione preesistente

nel mondo esterno, percepibile dall’uomo con i sensi

- fatti IMMATERIALI: che comprendono omissioni e fatti interni e psicologici

Si parla di:

- fatti giuridici in senso stretto o NATURALI: quando le conseguenze giuridiche

sono ricollegate ad un evento in cui non sia intervenuto l’uomo

- ATTI GIURIDICI: se l’evento causativo di conseguenze giuridiche è collegato ad

un intervento umano

CLASSIFICAZIONE DI ATTI GIURIDICI

Gli atti giuridici sono atti umani consapevoli e volontari rilevanti per il diritto.

Gli atti giuridici si distinguono in due categorie:

- ATTI LECITI: atti conformi alle prescrizioni dell’ordinamento giuridico

- ATTI ILLECITI: atti compiuti in violazione di doveri giuridici e che producono la

lesione di un diritto soggettivo altrui

IL NEGOZIO GIURIDICO

Si tratta di una manifestazione di volontà delle parti nei confronti della quale

l’ordinamento giuridico ricollega effetti giuridici conformi al risultato voluto

CLASSIFICAZIONE DEI NEGOZI GIURIDICI

In relazione alla struttura soggettiva:

- UNILATERALE: se il negozio giuridico è perfezionato con la dichiarazione di una

sola parte

- BILATERALE o PLURILATERALE: se le parti sono più di una, si ha il negozio

bilaterale (se sono due) o plurilaterale (se sono più di due)

- ATTO COLLEGIALE: se le dichiarazioni di volontà sono dirette a formare la volontà

di una collettività organizzata di individui si ha l’atto collegiale (es. deliberazione

dell’assemblea di una S.P.A.)

- ATTO COMPLESSO: è molto simile all’atto collegiale, l’unica distinzione è che

nell’atto complesso se vi è un vizio di una sola parte questo vizia la dichiarazione

complessa, mentre nell’atto collegiale se una dichiarazione di voto è viziata si

procede (sempre che si abbia la maggioranza)

In relazione alla funzione:

- MORTIS CAUSA e INTER VIVOS: si distinguono i negozi mortis causa (es. il

testamento), i cui effetti presuppongono la morte di una persona, dai negozi

inter vivos, che prescindono da tale presupposto

- PATRIMONIALI e APATRIMONIALI: a seconda che si riferiscano ad interessi

economici o meno

NEGOZI A TITOLO GRATUITO E NEGOZI A TITOLO ONEROSO

I negozi si distinguono in:

- Negozi a titolo GRATUITO: si dice a titolo gratuito il negozio per effetto del quale

un soggetto acquisisce un vantaggio senza alcun correlativo sacrificio

- Negozi a titolo ONEROSO: si ha quando un soggetto, per acquisire qualsiasi tipo

di diritto, accetta un correlativo sacrificio

LA RINUNZIA

Esempio di negozio abdicativo è la rinunzia, che è la dichiarazione unilaterale del

titolare di un diritto

soggettivo, diretta a dismettere il diritto stesso senza trasferirlo ad altri

ELEMENTI DEL NEGOZIO GIURIDICO

Gli elementi del negozio giuridico si distinguono in elementi essenziali, senza i quali il

negozio è nullo ed

elementi accidentali

Gli ELEMENTI ESSENZIALI si dicono:

- GENERALI, se si riferiscono ad ogni tipo di contratto (es. la volontà, la

dichiarazione, la causa);

- PARTICOLARI, se si riferiscono a quel particolare tipo considerato (es. elemento

essenziale particolare della vendita è il prezzo)

Dagli elementi essenziali distinguiamo il PRESUPPOSTO: sono le circostanze

indispensabili perché il negozio sia valido. Esempi di circostanze sono la capacità della

persona che pone in essere il negozio, l’idoneità dell’oggetto, la legittimazione del

negozio…

LA FORMA

La dichiarazione deve avere una forma: il principio generale del nostro ordinamento è

che la forma è

libera, non si prevedono dei formalismi rigidi (tranne quando si parla di forma solenne,

la prescrizione di

una forma specifica è imposta dall’ordinamento per una questione di conoscibilità

dell’atto.)

IL BOLLO E LA REGISTRAZIONE

Non sono requisiti di forma né il bollo né la registrazione di un atto.

Per molti negozi lo Stato, per ragioni fiscali, impone l’uso della carta bollata, poiché le

parti acquistandola, versano all’erario l’importo dei valori bollati acquistati

LA PUBBLICITÀ

Determinati fatti per avere conseguenze giuridiche rilevanti devono essere conosciuti

o conoscibili da chi è interessato.

La pubblicità serve, pertanto, a dare ai terzi la possibilità di conoscere l’esistenza ed il

contenuto di un

negozio giuridico o lo stato delle persone fisiche e le vicende delle persone giuridiche

.

Vi sono tre tipi di pubblicità giuridica:

LA PUBBLICITÀ NOTIZIA: serve a dare semplice notizia di determinati fatti, ma la

 sua omissione non influisce né sulla validità né sull'efficacia dei fatti stessi

LA PUBBLICITÀ DICHIARATIVA: serve a far sì che l'atto sia opponibile a chiunque.

 Senza tale pubblicità l'atto esiste comunque ed è valido, ma diminuisce i suoi

effetti: i suoi effetti, cioè, non sono opponibili ai terzi

LA PUBBLICITÀ COSTITUTIVA: in mancanza di essa non si produrranno effetti

 neppure tra le parti. Esempi sono l'iscrizione dell'ipoteca nei registri immobiliari

e l’acquisto della personalità giuridica della società per azioni.

L’INFLUENZA DEL TEMPO SULLE VICENDE GIURIDICHE

NOZIONI GENERALI

Spesso le attività giuridiche si devono compiere entro periodi di tempo determinati: da

ciò la necessità di regole che stabiliscano come i termini devono essere calcolati.

Regole generali sono:

- Non si conta il GIORNO INIZIALE

- Si include quello FINALE

- Il termine scandente il giorno festivo è prorogato al GIORNO SEGUENTE non

festivo

- Se il termine è a UN MESE, si segue il seguente criterio: il termine scade nel

giorno corrispondente a quello del mese iniziale

- Se nel mese di scadenza manca il GIORNO CORRISPONDENTE, il termine si

compie con l’ultimo giorno dello stesso mese

LA PRESCRIZIONE ESTINTIVA

NOZIONE

La prescrizione estintiva produce l’estinzione del diritto soggettivo per effetto

dell’inerzia del titolare del diritto stesso che non lo esercita

OPERATIVITÀ DELLA PRESCRIZIONE

La prescrizione estintiva è un istituto di ordine pubblico: le norme che stabiliscono

l’estinzione del diritto ed il tempo necessario perché ciò si verifichi sono inderogabili

OGGETTO DELLA PRESCRIZIONE

Tutti i diritti sono soggetti a prescrizione estintiva: ne sono esclusi i diritti indisponibili,

come quelli derivanti dagli status personali, la potestà sui figli…

INIZIO DELLA PRESCRIZIONE

La prescrizione inizia a decorrere dal giorno in cui il diritto avrebbe potuto essere

esercitato.

SOSPENSIONE E INTERRUZIONE DELLA PRESCRIZIONE

Si hanno gli istituti della:

- SOSPENSIONE della prescrizione, determinata da:

particolari rapporti intercorrenti tra le parti (es. tra i coniugi)

 dalla condizione del titolare (es. minori non emancipati)

- INTERRUZIONE della prescrizione, determinata da:

o perché il titolare compie un atto che importa esercizio del suo diritto

 o perché il soggetto passivo effettua il riconoscimento del diritto altrui

 (es. promettendo di pagare)

Nella sospensione, l’inerzia del titolare del diritto continua a durare, ma è giustificata,

nell’interruzione è l’inerzia stessa che viene a mancare, o perché il diritto è stato

esercitato, o perché esso è stato riconosciuto dall’altra parte.

La sospensione spiega i suoi effetti per tutto il periodo per il quale gioca la causa

giustificata dell’inerzia, ma non toglie valore al periodo eventualmente trascorso in

precedenza.

Invece l’interruzione, facendo venir meno l’inerzia, toglie ogni valore al tempo

anteriormente trascorso.

DURATA DELLA PRESCRIZIONE

Si distinguono la prescrizione ordinaria e le prescrizioni brevi:

- la PRESCRIZIONE ORDINARIA è applicata in tutti i casi in cui la legge non dispone

diversamente, essa matura in 10 anni

- le PRESCRIZIONI BREVI riguardano diritti particolari (es. i diritti a prestazioni

periodiche si prescrivono in 5 anni).

LE PRESCRIZIONI PRESUNTIVE

Le prescrizioni presuntive si fondano sulla presunzione che un determinato credito sia

stato pagato, o che

si sia comunque estinto per effetto di qualche altra causa.

Mentre la prescrizione estintiva è essa stessa una causa di estinzione del diritto, nella

prescrizione

presuntiva la legge presume che si sia verificata una diversa causa estintiva.

LA DECADENZA

NOZIONE

La decadenza consiste nella preclusione dell'esercizio del diritto da parte del titolare.

Alla base della decadenza vi è la fissazione di un termine entro il quale il titolare del

diritto deve compiere una determinata attività, al termine del quale l’esercizio del

diritto è definitivamente precluso.

La decadenza può essere:

- LEGALE: se è prevista dalla legge

- GIUDIZIALE: se i termini di decadenza sono fissati dal giudice su istanza della

parte interessata

- CONVENZIONALE: se i termini di decadenza li stabiliscono i privati

LA TUTELA GIURISDIZIONALE DEI DIRITTI

PREMESSA

Se il diritto soggettivo non viene spontaneamente rispettato dai consociati, solo in casi

eccezionali l’ordinamento ammette che il suo titolare possa provvedere direttamente

alla sua tutela.

Di regola il soggetto, che vuole far valere un proprio diritto contestatogli da altri, deve

rivolgersi ad un giudice.

CENNI SUI TIPI DI AZIONE

Chi esercita l’azione proponendo la domanda giudiziale si chiama attore (perché

agisce), colui contro il quale l’azione si propone convenuto (perché è invitato nel suo

interesse a presentarsi, se lo crede, nel giudizio e ad esporre le sue ragioni).

Se tra due persone sorge una controversia riguardo l’esistenza di un diritto soggettivo,

si instaura fra i due un PROCESSO DI COGNIZIONE, che ha il compito di individuare la

regola applicabile al caso concreto.

L’azione di cognizione può tendere ad una di queste finalità:

- all’accertamento dell’esistenza/insistenza di un RAPPORTO GIURIDICO

CONTROVERSO

- all’emanazione di un COMANDO, che il giudice rivolge alla parte soccombente

- alla costituzione, modificazione o estinzione di RAPPORTI GIURIDICI

LA COSA GIUDICATA

La cosa giudicata consiste nella definitività dell’accertamento contenuto nella

sentenza.

Ad eventuali ulteriori tentativi di una delle parti di proseguire il dibattito si può opporre

la cosa giudicata (il cosiddetto passaggio in giudicato della sentenza)

IL PROCESSO ESECUTIVO

Se non viene adempiuto il comando contenuto nella sentenza, colui a cui favore è

stato emesso può iniziare il processo esecutivo.

Il processo esecutivo:

- può avere per oggetto la consegna di una cosa determinata, mobile o immobile

(es. l’obbligo dell’inquilino di riconsegnare l’appartamento) e l’avente diritto

otterrà tramite l’intervento dell’ufficiale giudiziario la consegna o il rilascio del

bene medesimo

- se si tratta di un facere infungibile, (es. l’obbligo dell’appaltatore di ultimare

l’edificio) nel qual caso può soltanto ottenere il risarcimento del danno

- se l’obbligo riguardante quel particolare facere infungibile consiste nella

conclusione di un contratto, il processo esecutivo si conclude con la

conclusione del contratto

- se non è stato adempiuto un obbligo di non facere, l’avente diritto può

ottenere la distruzione della cosa realizzata in violazione di detto obbligo a spese

dell’obbligato

La forma più importante di processo esecutivo è quella che ha per oggetto

l’espropriazione dei beni del debitore, nel caso in cui egli non adempia l’obbligazione

di pagare una somma di danaro (espropriazione forzata). I beni vengono venduti e con

gli introiti vengono pagati i creditori.

LA PROVA DEI FATTI GIURIDICI

NOZIONI GENERALI

Nel giudizio civile, sono le parti che devono preoccuparsi di indicare quali siano i mezzi

di prova, ossia gli elementi in base ai quali ciascuna di esse ritiene che la propria

versione dei fatti risulti più convincente di quella della controparte.

Al giudice spetta valutare anzitutto se i mezzi di prova che le parti offrono siano:

- AMMISSIBILI: cioè conformi alla legge

- RILEVABILI: cioè abbiano ad oggetto fatti che possano influenzare la decisione

della lite

L’ONERE DELLA PROVA

L’onere della prova può definirsi come il rischio per la mancata prova di un fatto

rimasto incerto nel giudizio.

Se in un processo vi sono opposite versioni delle parti, grava sempre su una sola parte

l’onere di persuadere il giudice (ONERE DELLA PROVA). Se il giudice non considera

convincente o provata la versione offerta dalla parte gravata dall’onere, darà ragione

alla controparte.

I MEZZI DI PROVA

Per mezzo di prova s’intende qualsiasi elemento (un documento, una fotografia)

idoneo ad influenzare la scelta che il giudice deve fare.

Il principio fondamentale è quello della loro libera valutazione da parte del giudice

(principio del libero apprezzamento della prova).

Vi sono deroghe al principio del libero apprezzamento del giudice: è il legislatore a

disporre che talune prove costituiscano le prove legali (es. atto pubblico, confessione)

la cui rilevanza è già predeterminata dalla legge, cosicché il giudice non ha alcuna

discrezionalità nel valutarle.

Esse fanno piena prova: il giudice è vincolato e non potrebbe decidere in contrasto coi

fatti che devono considerarsi pienamente provati.

I mezzi di prova si distinguono in:

- PROVA PRECOSTITUITA o DOCUMENTALE: detta precostituita perché esiste già

prima del giudizio

- PROVA COSTITUENTDA: perché deve formarsi nel corso del giudizio (es.

confessioni)

LA PROVA DOCUMENTALE

Per “documento” s’intende ogni cosa idonea a rappresentare un fatto, in modo da

consentirne la presa di

conoscenza a distanza di tempo.

Importanti fra i documenti sono:

- l’ATTO PUBBLICO: è il documento redatto, con particolari formalità stabilite dalla

legge, da un notaio o da un altro pubblico ufficiale, che attesta che tutto quello

che è successo è avvenuto in sua presenza

- la SCRITTURA PRIVATA: è qualsiasi documento che risulti sottoscritto da un

privato: il quale si assume la paternità del testo, quindi la responsabilità in

quanto in esso sia dichiarato.

Elemento importante è la data, infatti:

se si tratta di una SCRITTURA PRIVATA AUTENTICATA, consiste nella data

 dell’autenticazione

se la scrittura è REGISTRATA, consiste nella data di registrazione

LA PROVA TESTIMONIALE

La testimonianza è la narrazione fatta al giudice da una persona estranea alla causa in

relazione a fatti controversi di cui il teste abbia conoscenza.

FORMA AD SUBSTANTIAM E FORMA AD PROBATIONEM

Quando la forma è richiesta ad substantiam, essa costituisce un elemento essenziale

del negozio, e, nel caso in cui questo requisito non sia osservato, l’atto è nullo.

Diversa è la situazione quando l’osservanza di una forma sia stabilita ad probationem:

in questo caso l’atto compiuto senza l’osservanza della forma stabilita non è nullo,

l’unica conseguenza è il divieto della forma testimoniale e di quella presuntiva.

LE PRESUNZIONI

Per presunzione si intende ogni argomento attraverso cui, essendo già provata una

determinata circostanza, si giunge a considerare provata anche un'altra circostanza,

sfornita di prova diretta.

LA CONFESSIONE

La confessione è la dichiarazione che la parte fa della verità di fatti a sé sfavorevoli e

favorevoli all’altra parte.

Essa è una dichiarazione che può essere:

- GIUDIZIALE: se resa in giudizio e, in questo caso, fa piena prova

- STRAGIUDIZIALE: se resa fuori dal giudizio

IL GIURAMENTO

Il giuramento è un mezzo di prova di cui le parti possono chiedere l’acquisizione nel

corso di un giudizio civile.

Vi sono due tipi di giuramento:

- il GIURAMENTO DECISORIO: che deve riguardare circostanze che abbiano valore

decisorio

- il GIURAMENTO SUPPLETORIO: che può essere sottoposto a giudizio in base ad

un potere discrezionale dello stesso giudice (es. giudizio estimatorio, per

accertare il valore di una cosa)

I DIRITTI REALI IN GENERALE E LA PROPRIETÀ

NOZIONE

I diritti reali sono una categoria che raggruppa i diritti su cosa materiale determinata

Le caratteristiche dei diritti reali sono: (ATIPI)

- ASSOLUTEZZA: possono esser fatti valere verso tutti (effiacia erga omnes)

- IMMEDIATEZZA: del potere sulla cosa

- TIPICITÀ: sono stabiliti dalla legge, non si possono creare ulteriori diritti reali

- PATRIMONIALITÀ: il contenuto è prevalentemente economico

- INERENZA: opponibilità del diritto a chiunque possieda o vanti diritti sulla cosa.

Vi è il diritto di sequela, il diritto segue la proprietà a prescindere da chi

diventa proprietario.

Nell’ambito dei diritti reali si è soliti distinguere fra:

- DIRITTI REALI SU COSA PROPRIA (la proprietà -> ius in re propria)

- DIRITTI REALI SU COSA ALTRUI, che sono destinati a coesistere col diritto del

proprietario (iura in re aliena). Essi si distinguono a loro volta in:

DIRITTI REALI DI GODIMENTO

 DIRITTI REALI DI GARANZIA

DIRITTI REALI SU COSA PROPRIA

ART. 832 c.c.

Il proprietario ha diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo,

entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti dall’ordinamento giuridico

DIRITTI REALI SU COSA ALTRUI

DI GODIMENTO

Essi attribuiscono al loro titolare il diritto di trarre dal bene alcune delle utilità che lo

stesso è in grado di fornire (al contempo comprimendo il potere di godimento che

compete al proprietario).

• Superficie Art. 952 c.c. “Il proprietario può costituire il diritto di fare e mantenere al

di sopra del suolo

una costruzione a favore di altri che ne acquista la proprietà. Del pari può alienare la

proprietà della

costruzione già esistente, separatamente dalla proprietà del suolo”.

• Enfiteusi Art. 959 c.c. “L'enfiteuta ha gli stessi diritti che avrebbe il proprietario sui

frutti del fondo, sul

tesoro e relativamente alle utilizzazioni del sottosuolo in conformità delle disposizioni

delle leggi speciali.”

Art. 960 c.c. “L'enfiteuta ha l'obbligo di migliorare il fondo e di pagare al concedente

un canone

periodico.”

• Usufrutto Art. 981 c.c. “L'usufruttuario ha diritto di godere della cosa, ma deve

rispettarne la

destinazione economica

• Uso Art. 1021 c.c. “Chi ha il diritto d'uso di una cosa, può servirsi di essa e, se è

fruttifera, può

raccogliere i frutti per quanto occorre ai bisogni suoi e della sua famiglia. I bisogni si

devono valutare

secondo la condizione sociale del titolare del diritto.”

• Abitazione Art. 1022 c.c. “Chi ha il diritto di abitazione di una casa può abitarla

limitatamente ai bisogni

suoi e della sua famiglia.”

• Servitù Art. 1027 c.c. “La servitù prediale consiste nel peso imposto sopra un fondo

per l'utilità di un

altro fondo appartenente a diverso proprietario.”

DI GARANZIA

Essi attribuiscono al loro titolare il diritto di farsi assegnare, con prelazione rispetto agli

altri creditori, il ricavato dell’eventuale alienazione forzata del bene, in caso di

mancato adempimento dell’obbligo garantito.

• Pegno Art. 2784 c.c. “Il pegno è costituito a garanzia dell'obbligazione dal debitore o

da un terzo per il

debitore. Possono essere dati in pegno i beni mobili, le universalità di mobili, i crediti e

altri diritti aventi

per oggetto beni mobili.”

• Ipoteca Art. 2808 c.c. “L'ipoteca attribuisce al creditore il diritto di espropriare anche

in confronto del

terzo acquirente, i beni vincolati a garanzia del suo credito e di essere soddisfatto con

preferenza sul

prezzo ricavato dall'espropriazione. L'ipoteca può avere per oggetto beni del debitore

o di un terzo e si

costituisce mediante iscrizione nei registri immobiliari. L'ipoteca è legale, giudiziale o

volontaria.”

LA PROPRIETÀ

ART. 832 c.c.

Il proprietario ha diritto di godere e disporre delle cose in modo pieno ed esclusivo,

entro i limiti e con l’osservanza degli obblighi stabiliti dall’ordinamento giuridico

Si attribuisce al titolare quindi:

- il POTERE DI GODIMENTO del bene: il potere di trarre dalla cosa le utilità che la

stessa è in grado di fornire, decidendo se, come e quando utilizzarla

- il POTERE DI DISPOSIZIONE: il potere di cedere ad altri, in tutto o in parte, i diritti

sulla cosa

Da qui l’idea che la proprietà sia caratterizzata da:

- PIENEZZA: ossia l’attribuzione al proprietario del diritto di fare sulla cosa tutto

ciò che vuole

- ESCLUSIVITÀ: ossia dell’attribuzione al proprietario del diritto di vietare ogni

ingerenza di terzi

LA PROPRIETÀ NELLA COSTITUZIONE

Art. 42 comma 2 Cost. “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che

ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la

funzione sociale e di renderla accessibile a tutti”.

Art. 43 Cost. - A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o

trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a

comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, che si

riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio

ed abbiano carattere di preminente interesse generale.

CARATTERISTICHE

La proprietà si ritiene tradizionalmente caratterizzata da:

- IMPRESCRITTIBILITÀ: la proprietà non si può perdere per “non uso”

- PERPETUITÀ: la proprietà non può avere un termine finale di durata

- ELASTICITÀ: i poteri che normalmente competono al proprietario possono essere

compressi in virtù della coesistenza sul bene di diritti reali altrui. Tali poteri sono

destinati a riespandersi automaticamente non appena dovesse venire meno il

diritto reale.

ESPROPRIAZIONE E INDENNIZZO

Art. 42 comma 3 Cost. - La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge,

e salvo indennizzo, espropriata per motivi di interesse generale. (es, per costruire un

opera pubblica, come un ospedale, scuola, ponte ecc...).

La Costituzione prevede anche che la posizione del privato possa essere sacrificata

solo in presenza di un:

- INTERESSE GENERALE

- una PREVISIONE LEGISLATIVA che lo consenta

- un INDENNIZZO che compensi il privato del sacrificio che subisce nell’interesse

della collettività

Vi sono vari tipi di espropriazione:

- ESPROPRIAZIONE TRASLATIVA: consiste nel trasferimento della titolarità di un

bene dal precedente proprietario (espropriato) ad un altro soggetto, pubblico o

privato (beneficiario dell’espropriazione)

- ESPROPRIAZIONE LARVATA o LIMITI ESPROPRIATIVI: la Corte Costituzionale ha

ritenuto che rientrano nella nozione d’espropriazione anche quelle limitazioni

che, pur non determinando la perdita del diritto del proprietario, siano tali da

svuotare di contenuto il diritto di proprietà, incidendo sul godimento del bene

tanto profondamente da renderlo inutilizzabile

INDENNIZZO

La Corte Costituzionale ha escluso che l’indennizzo debba necessariamente consistere

in un integrale risarcimento del pregiudizio economico sofferto dall’espropriato, esso

non dovrà quindi necessariamente essere pasi al valore di mercato del bene.

L’indennizzo dovrà comunque rappresentare un serio ristoro conseguente

all’espropriazione.

LA PROPRIETÀ DEI BENI CULTURALI

I beni culturali sono le cose, immobili e mobili, che presentano interesse artistico,

storico, archeologico, bibliografico… o che costituiscono testimonianze aventi valore di

civiltà.

Art. 19 Cost. — La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca

scientifica e tecnica. Tutela il

paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Art. 839 - Beni di interesse storico e artistico. — Le cose di proprietà privata, immobili

o mobili, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnografico sono

sottoposte alle disposizioni delle leggi speciali

I beni culturali sono disciplinati dal D. Lgs. 42/2004 “Codice dei beni culturali”, che

impone al proprietario una serie di limiti relativi sia al potere di godimento (non

possono essere distrutti, danneggiati o adibiti ad usi incompatibili con il loro carattere

storico o artistico…) che al potere di disposizione (obbligo di

denuncia al Ministero degli atti che trasferiscono la proprietà o la detenzione di detti

beni e il diritto di prelazione dello Stato nel caso di alienazioni a titolo oneroso).

LA PROPRIETÀ EDILIZIA

L’attività di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio è subordinata:

- Al previo rilascio, da parte dell’autorità comunale, di un PERMESSO DI

COSTRUIRE e di un CONTRIBUTO DI COSTRUZIONE

- Alla SEGNALAZIONE CERTIFICATA di inizio attività (S.C.I.A)

- Alla comunicazione, anche per via telematica, di INIZIO DEI LAVORI

SANZIONI CIVILI DELL’ABUSIVISMO EDILIZIO

Qualsiasi intervento di trasformazione urbanistica o edilizia del territorio deve essere

conforme agli strumenti urbanistici

Art. 872 comma 2 cod. civ. - Colui che per effetto della violazione ha subito danno

deve esserne risarcito, salva la facoltà di chiedere la riduzione in pristino (eliminazione

delle opere abusive) quando si tratta della violazione delle norme contenute nella

sezione seguente o da questa richiamate.

LA PROPRIETÀ FONDIARIA

ESTENSIONE IN SENSO VERTICALE: essa si estenderebbe all’infinito sia nel sottosuolo

che nello spazio aereo soprastante. Chiaramente però ->

Art. 840 comma 2 - Il proprietario del suolo non può opporsi ad attività di terzi che si

svolgano a tale profondità nel sottosuolo o a tale altezza nello spazio sovrastante, che

egli non abbia interesse ad escluderle

Dunque, la proprietà del suolo si estende a quella sola parte del sottosuolo suscettibile

di utilizzazione secondo un criterio di normalità. Lo stesso principio vale per il

soprassuolo

ESTENSIONE IN SENSO ORIZZONTALE: in senso orizzontale, ciascuna proprietà

fondiaria si estende nell’ambito dei propri confini. Il proprietario ha la facoltà di cintare

in qualsiasi momento il proprio fondo e di impedirne l’accesso a chiunque

I RAPPORTI DI VICINATO

Le singole proprietà immobili sono necessariamente destinate a convivere fianco a

fianco.

Per contemperare gli interessi contrapposti dei proprietari dei fondi contigui, sono stati

disciplinati i rapporti di vicinato, in particolare in materia di:

- ATTI EMULATIVI

- IMMISSIONI

- DISTANZE

- MURI

- LUCI E VEDUTE

- ACQUE

ATTI EMULATIVI

Art. 833 - Atti d’emulazione. — Il proprietario non può fare atti i quali non abbiano altro

scopo che quello di nuocere o recare molestia ad altri.

Presupposti del divieto sono:

- Presupposto OGGETTIVO: ossia l’assenza di utilità per chi lo compie

- Presupposto SOGGETTIVO: ossia la sola intenzione di nuocere o arrecare

molestia

Si ritiene che non incorra nel divieto di atti emulativi un COMPORTAMENTO OMISSIVO

del proprietario, quand’anche finalizzato a nuocere al vicino

LE IMMISSIONI

Le immissioni possono essere:

- MATERIALI: il diritto di godere del bene “in modo esclusivo” determina che il

proprietario può opporsi a qualsiasi attività materiale di terzi che si svolga sul

suo fondo (es. scarico di rifiuti)

- IMMATERIALI: il proprietario di un fondo non può invece opporsi, normalmente,

ad attività che si svolgono sul fondo del vicino. È frequente che talune attività,

soprattutto quelle industriali, importino la produzione di fumi, calore, esalazioni,

rumori, scuotimenti… destinati a propagarsi nelle proprietà circostanti.

In questo caso occorre distinguere:

se le immissioni rimangono al di sotto della soglia della “normale

 tollerabilità”, chi le subisce deve sopportarle

se le immissioni superano la soglia della “normale tollerabilità”, ma sono

 giustificate dall’esigenza della produzione, chi le subisce non ha diritto a

farle cessare ma può ottenere un indennizzo in denaro

se le immissioni superano la soglia della “normale tollerabilità” senza

 essere giustificate dall’esigenza della produzione, chi le subisce ha diritto

a farle cessare e al risarcimento del danno eventualmente sofferto

Art. 844 - Immissioni. — Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di

fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti

dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo

alla condizione dei luoghi.

Nell’applicare questa norma l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della

produzione con le ragioni della proprietà. Può tener conto della priorità di un

determinato uso.

NORMALE TOLLERABILITÀ: la tollerabilità o meno di un’immissione va valutata caso per

caso, dal punto di vista del fondo che la subisce, tenendo conto della “condizione dei

luoghi”, cioè della loro destinazione naturalistica ed urbanistica, delle attività

normalmente svolte nella zona, del sistema di vita e delle abitudini di chi vi opera…

LE DISTANZE LEGALI

Il codice civile dispone che le costruzioni su fondi limitrofi, se non sono unite o

aderenti, devono essere tenute a distanza non minore di 3 metri tra loro.

Art. 873. Distanze nelle costruzioni. — Le costruzioni su fondi finitimi, se non sono

unite o aderenti, devono essere tenute a distanza non minore di tre metri. Nei

regolamenti locali può essere stabilita una distanza maggiore.

Se l’immobile risulta a distanza inferiore, il vicino può agire per la rimozione dell’opera

abusivamente realizzata, nonché per il risarcimento del danno sofferto

MURI: art. 874-875

Art. 874 – Comunione forzosa del muro sul confine. — Il proprietario di un fondo

contiguo al muro altrui

può chiederne la comuni per tutta l’altezza o per parte di essa, purché lo faccia per

tutta l’estensione

della sua proprietà. Per ottenere la comunione deve pagare la metà del valore del

muro, o della parte di muro resa comune, e la metà del valore del suolo su cui il muro

è costruito. Deve inoltre eseguire le

opere che occorrono per non danneggiare il vicino.

Art. 875 - Comunione forzosa del muro che non è sul confine. — Quando il muro si

trova ad una distanza

dal confine minore di un metro e mezzo ovvero a distanza minore della metà di quella

stabilita dai

regolamenti locali, il vicino può chiedere la comunione del muro soltanto allo scopo di

fabbricare contro il

muro stesso, pagando, oltre il valore della metà del muro, il valore del suolo da

occupare con la nuova

fabbrica, salvo che il proprietario preferisca estendere il suo muro sino al confine.

Il vicino che intende domandare la comunione deve interpellare preventivamente il

proprietario se

preferisca di estendere il muro al confine o di procedere alla sua demolizione. Questi

deve manifestare la

propria volontà entro il termine di giorni quindici e deve procedere alla costruzione o

alla demolizione

entro sei mesi dal giorno in cui ha comunicato la risposta.

LUCI E VEDUTE

Art. 900 - Specie di finestre. — Le finestre o altre aperture sul fondo del vicino sono di

due specie: luci,

quando danno passaggio alla luce e all’aria, ma non permettono di affacciarsi sul

fondo del vicino; vedute

o prospetti, quando permettono di affacciarsi e di guardare di fronte, obliquamente o

lateralmente.

Art. 905 - Distanza per l’apertura di vedute dirette e balconi. — Non si possono aprire

vedute dirette verso il fondo chiuso o non chiuso e neppure sopra il tetto del vicino, se

tra il fondo di questo e la faccia

esteriore del muro in cui si aprono le vedute dirette non vi è la distanza di un metro e

mezzo.

MODI DI ACQUISTO DELLA PROPRIETÀ

I modi di acquisto della proprietà si dividono in:

- MODI DI ACQUISTO A “TITOLO DERIVATIVO”: importano la successione nello

stesso diritto già appartenente ad altro soggetto

- MODI DI ACQUISTO A “TITOLO ORIGINARIO”: determinano la nascita di un diritto

nuovo, del tutto indipendente rispetto a quello eventualmente spettante sullo

stesso bene ad altro precedente proprietario. Modi di acquisto della proprietà a

titolo originario sono:

l’OCCUPAZIONE: consiste nella presa di possesso, con l’intenzione di

 acquisirle in via permanente e definitiva, di cose mobili che non sono in

proprietà di alcuno o abbandonate. Non sono invece suscettibili di

occupazione i beni immobili, in quanto se non sono di proprietà di alcuno

(cioè vacanti) spettano al patrimonio dello Stato.

Art. 923 - Cose suscettibili di occupazione. — Le cose mobili che non sono

proprietà di alcuno si acquistano con l’occupazione. Tali sono le cose

abbandonate e gli animali che formano oggetto di caccia o di pesca.

INVENZIONE: riguarda solo le cose mobili smarrite (di cui, cioè, il

 proprietario ignori il luogo in cui si trovano). Queste debbono essere

restituite al proprietario o, qualora non se ne conosca l’identità,

consegnate agli uffici comunali di competenza; trascorso un anno, se la

cosa è stata consegnata e non si presenta il proprietario, la proprietà

spetta a colui che l’ha trovata. Se invece si presenta il proprietario, questi

deve al ritrovatore un premio proporzionale al valore della cosa smarrita.

Una particolare forma di invenzione è quella che riguarda il TESORO,

ossia una cosa mobile di pregio, nascosta o sotterrata, di cui nessuno può

provare di essere proprietario: esso diviene immediatamente di proprietà

del titolare del fondo in cui si trova.

Differente è la disciplina per i BENI CULTURALI, che appartengono allo

Stato, che dovrà pagare allo scopritore un premio

ACCESSIONE: opera in caso di stabile incorporazione (per opera

 dell’uomo o evento naturale) di beni di proprietari diversi. In tale ipotesi

di regola il proprietario della cosa principale acquista la proprietà delle

cose che vengono in essa incorporate.

Bisogna distinguere fra:

ACCESSIONE DI MOBILE AD IMMOBILE: di regola, qualunque

 piantagione, costruzione o opera esistente sopra o sotto il suolo

appartiene al proprietario di questo

Caso particolare è l’ACCESSIONE INVERTITA: si ha quando, nel

realizzare una costruzione, il proprietario sconfina sul fondo altrui,

dato che l’edificio viene costruito fra due fondi. In questo caso la

regola superficies solo credit viene ribaltata (il suolo verrà

trasferito al proprietario sconfinante, se ha agito in buona fede e

non è stata fatta opposizione entro 3 mesi)

ACCESSIONE DI IMMOBILE AD IMMOBILE: sia articola in varie figure:

 ALLUVIONE – Art. 941: le unioni di terra e gli incrementi, che

 si formano successivamente e impercettibilmente nei fondi

posti lungo le rive dei fiumi o torrenti, appartengono al

proprietario del fondo, salvo quanto disposto dalle leggi

speciali.

AVULSIONE – Art. 944: se un fiume o torrente stacca per

 forza istantanea una parte considerevole e riconoscibile di

un fondo contiguo al suo corso e la trasporta verso un fondo

inferiore o verso l’opposta riva, il proprietario del fondo al

quale si è unita la parte staccata ne acquista la proprietà,

dovrà però pagare all’altro proprietario un’indennità

ACCESSIONE DI MOBILE A MOBILE: che da luogo alle seguenti

 figure: l’UNIONE (o COMMISTIONE): consiste nella congiunzione di

 beni mobili appartenenti a proprietari diversi che vengono a

formare un tutto inseparabile. La proprietà diventa comune.

Se però una delle due cose si può considerare principale o è

molto superiore per valore, il suo proprietario acquista la

proprietà del tutto, salvo l’obbligo di corrispondere una

somma di denaro alla controparte

la SPECIFICAZIONE: creazione di una cosa del tutto nuova

 con beni mobili appartenenti ad altri. Il codice ha dato una

grande importanza all’elemento “lavoro”: se è superiore il

valore della mano d’opera, la proprietà spetta allo

specificatore (salvo l’obbligo di pagare al proprietario il

prezzo della materia); altrimenti prevale il diritto del

proprietario della materia (che deve pagare il prezzo della

mano d’opera).

AZIONI A DIFESA DELLA PROPRIETÀ

AZIONI PETITORIE: hanno natura reale, in quanto sono volte a far valere un diritto

reale.

Esse sono:

- l’AZIONE DI RIVENDICAZIONE: è concessa a chi si afferma proprietario di un

bene, ma non ne ha il possesso, al fine di ottenere, da un lato, l’accertamento

del suo diritto di proprietà sul bene stesso e, dall’altro, la condanna di chi lo

possiede o detiene, alla sua restituzione.

LEGITTIMAZIONE: “legittimato attivamente” è chi sostiene di essere proprietario del

bene, senza trovarsi in possesso della cosa. “Legittimato passivamente” è colui che,

avendo il possesso o la detenzione della cosa, ha la c.d. facultas restituendi

PROVA: l’attore ha l’onere di dimostrare il suo diritto di proprietà. Se l’acquisto è a

titolo originario, gli sarà sufficiente fornire la prova di tale titolo (es. usucapione,

accessione).

Se l’acquisto è a titolo derivativo (es. compravendita) invece non basta mostrare il suo

titolo d’acquisto, perché l’alienante potrebbe non essere stato il proprietario del bene.

Quindi:

- RISPETTO AI BENI MOBILI sarà sufficiente che l’attori provi che, quando ha

acquistato il titolo, anche se l’alienante non era proprietario del bene (acquisto a

non domino), avrebbe comunque acquisito la proprietà della cosa per l’effetto

della regola “possesso vale titolo”, avendo a suo tempo ricevuto, in buona fede e

in base ad un titolo idoneo al trasferimento della proprietà, il possesso del bene

di cui ora lamenta di non avere il godimento

- RISPETTO AI BENI IMMOBILI: occorrerà invece che l’attore provi che, quando ha

acquistato il titolo, anche se l’alienante non era proprietario del bene (acquisto a

non domino), avrebbe comunque acquisito la proprietà della cosa per

usucapione, avendone avuto il possesso continuato per il tempo necessario al

maturarsi dell’usucapione stesso.

IMPRESCRITTIBILITÀ: l’azione di rivendicazione è imprescrittibile, perché anche il non

uso è una

manifestazione dell’ampiezza di poteri che spettano al proprietario.

l’AZIONE DI RESTITUZIONE: dall’azione di rivendicazione si distingue l’azione di

restituzione. Nell’azione di restituzione l’attore vanta un diritto alla restituzione

nascente da un rapporto contrattuale (es. diritto alla restituzione del veicolo

consegnato al meccanico) oppure dalla sua risoluzione.

Nell’azione di restituzione non occorre, ovviamente, la prova del diritto di proprietà;

basta quella dell’obbligo di restituzione.

- L’AZIONE DI MERO ACCERTAMENTO DELLA PROPRIETÀ: è riconosciuta a chi ha

interesse ad una pronuncia giudiziale che affermi, con l’efficacia del giudicato, il

suo diritto di proprietà su un determinato bene

- L’AZIONE NEGATORIA: è concessa dal proprietario di un bene al fine di ottenere

l’accertamento dell’inesistenza di diritti reali vantati da terzi sul bene stesso.

PROVA: l’attore non deve fornire la prova rigorosa della proprietà sul bene stesso,

come accade invece in

caso di rivendicazione, ma è sufficiente che dimostri un valido titolo di acquisto.

- L’AZIONE DI REGOLAMENTO DI CONFINI – Art. 950: Quando il confine tra due

fondi è incerto, ciascuno dei proprietari può chiedere che sia stabilito

giudizialmente. Ogni mezzo di prova è ammesso. In mancanza di altri elementi, il

giudice si attiene al confine delineato dalle mappe catastali.

Anche l’azione di regolamento dei confini è imprescrittibile

- L’AZIONE PER APPOSIZIONE DI TERMINI: a differenza della precedente,

presuppone la certezza del confine e serve a far apporre o a ristabilire i segni del

confine tra due fondi, che manchino o siano divenuti irriconoscibili.

Art. 951 - Azione per apposizione di termini. — Se i termini tra fondi contigui

mancano o sono diventati irriconoscibili, ciascuno dei proprietari ha diritto di

chiedere che essi siano apposti o ristabiliti a spese comuni.

I DIRITTI REALI DI GODIMENTO

Essi comprimono il potere di godimento del proprietario. Possono essere di vari tipi: la

superficie, l’enfiteusi, la servitù prediale, l’abitazione, l’uso, l’usufrutto…

LA SUPERFICIE

Per il principio di accessione, tutto ciò che è stabilmente incorporato sopra o sotto il

suolo appartiene al proprietario del suolo medesimo (art.934 cod. civ.).

Questa regola subisce però una deroga quando venga attribuito a una persona diversa

dal proprietario il diritto di superficie.

La superficie consiste:

- Nel diritto di costruire al di sopra del suolo altrui un’opera, di cui il superficiario,

quando l’abbia realizzata, acquista a titolo originario la proprietà (proprietà

superficiaria) separata da quella del suolo

- Nella proprietà superficiaria di una costruzione già esistente, di cui un soggetto

diverso dal proprietario diviene titolare, mentre la proprietà del suolo resta al

concedente.

Quindi:

- Se la costruzione ancora non esiste, si ha un DIRITTO REALE SU COSA ALTRUI,

che si estingue se il titolare non costruisce per vent’anni

- Se la costruzione esiste di già, si ha una proprietà della costruzione separata da

quella del suolo e quindi non è concepibile l’estinzione per non uso

La superficie può essere perpetua o a termine (se la proprietà della costruzione passa

al proprietario del suolo).

Modi di acquisto della superficie sono il contratto, il testamento e l’usucapione.

L’ENFITEUSI

L’enfiteusi attribuisce alla persona a cui favore è costituita (enfiteuta, o

concessionario) lo stesso potere

di godimento che, su un bene immobile, spetta al proprietario, salvo l’obbligo di

migliorare il fondo e di

pagare al proprietario stesso (nudo proprietario, o concedente) un canone periodico.

Al nudo proprietario compete il dominio diretto che, in concreto, si riduce al diritto al

canone.

L’enfiteusi può essere perpetua o a tempo, ma non può mai avere durata inferiore ai

vent’anni: se si consentisse un termine più breve, nessuno sarebbe invogliato ad

assumere l’obbligo del miglioramento.

Modi di acquisto dell’enfiteusi sono: il contratto, il testamento e l’usucapione.

L’enfiteusi attribuisce:

- All’enfiteuta il c.d. potere di AFFRANCAZIONE, per effetto del quale lo stesso

enfiteuta acquista la piena proprietà del fondo mediante il pagamento a favore

del concedente di una somma di denaro

- Al concedente, il c.d. potere di DEVOLUZIONE, per effetto del quale lo stesso

concedente (in caso di inadempimento, da parte dell’enfiteuta, all’obbligo di non

deteriorare il fondo o a quello di migliorarlo, oppure all’obbligo di pagare il

canone) libera il fondo dal diritto enfiteutico

L’USUFRUTTO, L’USO E L’ABITAZIONE

L’usufrutto consiste nel diritto di godere della cosa altrui con l’obbligo di rispettarne la

destinazione economica. L’usufruttuario può dunque trarre dalla cosa tutte le utilità

che ne può trarre il proprietario.

L’usufrutto ha necessariamente durata temporanea, perché non presenterebbe alcuna

utilità pratica la proprietà del concedente (nuda proprietà), se la facoltà di godimento

le fosse definitivamente sottratta.

Quindi:

- Se è costituito a favore di una PERSONA FISICA, l’usufrutto (se non previsto

diversamente), si intende per tutta la durata della vita dell’usufruttuario

- Se costituito a favore di una PERSONA GIURIDICA, oppure un ente non

personificato, la durata dell’usufrutto non può essere superiore a trent’anni

IL QUASI USUFRUTTO

Oggetto dell’usufrutto può essere qualunque specie di bene, con esclusione dei soli

beni (corporali) consumabili. Questi ultimi non potrebbero infatti essere restituiti al

proprietario alla cessazione dell’usufrutto.

Se il godimento di beni consumabili viene attribuito a persona diversa del proprietario,

si avrà una situazione che non coincide con quella dell’usufrutto; ma che si suole

definire “quasi usufrutto”: in tal caso la proprietà dei beni (consumabili) passa al

quasi-usufruttario, che non avrà l’obbligo di restituire i beni (cosa impossibile), ma

dovrà restituire il loro valore oppure altrettanti beni dello stesso genere.

Oggetto di un usufrutto possono essere anche beni deteriorabili (es. vestiti, auto): in

questo caso l’usufruttuario ha il diritto di servirsene secondo l’uso al quale sono

destinati.

MODI DI ACQUISTO DELL’USUFRUTTO

L’usufrutto si acquista attraverso:

- La LEGGE, per quel che riguarda l’usufrutto legale dei beni del figlio minore da

parte dei genitori

- La VOLONTÀ DELL’UOMO: contratto, testamento

- L’USUCAPIONE

- Il PROVVEDIMENTO del giudice

DIRITTI DELL’USUFRUTTUARIO

All’usufruttuario competono:

- Il potere di GODIMENTO sul bene, ossia il possesso sulla cosa.

Per conseguirne il possesso, se questo è esercitato da altri, l’usufruttuario può

attuare l’actio confessoria: un’azione diretta ad accertare l’esistenza del diritto

di usufrutto ed ottenere la condanna del terzo al rilascio del possesso

- Il potere di DISPOSIZIONE del diritto di usufrutto e del godimento del bene (inter

vivos). L’usufruttuario può di regola cedere ad altri il diritto d’usufrutto e può

anche concedere ipoteca sull’usufrutto stesso.

L’usufruttuario può anche concedere in godimento a terzi la cosa che forma

oggetto del suo diritto.

OBBLIGHI DELL’USUFRUTTUARIO

Dovere fondamentale è quello di restituire la cosa al termine del diritto di usufrutto.

L’usufruttuario è tenuto quindi ad:

- usare la DILIGENZA del buon padre di famiglia nel godimento della cosa

- non modificare la DESTINAZIONE

- fare l’inventario e prestare garanzia a presidio dell’osservanza degli obblighi di

CONSERVAZIONE e RESTITUZIONE dei beni assoggettati ad usufrutto.

L’usufruttuario è tenuto alle spese e, in genere, agli oneri relativi alla custodia,

all’amministrazione, alla manutenzione ordinaria della cosa… Sono invece a carico del

nudo proprietario le riparazioni straordinarie: cioè in genere quelle che superano i

limiti della conservazione della cosa e delle sue utilità per la durata della vita umana.

ESTINZIONE DELL’USUFRUTTO

Si può estinguere l’usufrutto:

- per SCADENZA del termine o MORTE dell’usufruttuario

- per PRESCRIZIONE estintiva ventennale

- per CONSOLIDAZIONE (per riunione dell’usufrutto e della nuda proprietà in una

stessa persona)

- per PERIMENTO totale della cosa

- per ABUSO che l’usufruttuario faccia del suo diritto

L’estinzione dell’usufrutto importa, in ogni caso, la riespansione della nuda proprietà

nella proprietà piena.

USO ED ABITAZIONE

Sono dei limitati tipi di usufrutto:

- l’USO, che consiste nel diritto di servirsi di un bene e, se fruttifero, di

raccoglierne i frutti limitatamente ai propri bisogni e della propria famiglia

- l’ABITAZIONE, che consiste nel diritto di abitare una casa limitatamente ai

bisogni propri e della propria famiglia

I due diritti si estinguono con la morte del titolare: pertanto non possono formare

oggetto di disposizione testamentaria

LE SERVITÙ

La servitù prediale (che riguarda un fondo) consiste nel peso imposto sopra un fondo

(servente) per l’utilità di un altro fondo (dominante) appartenente a un diverso

proprietario.

Ad una compressione delle facoltà del proprietario del fondo servente, corrisponde

quindi un’utilità del fondo dominante.

Le servitù si possono dividere in:

- TIPICHE (es. il diritto alla presa dell’acqua continua)

- ATIPICHE: che possono essere liberamente costituite, purché finalizzate all’utilità

del fondo dominante

- INDUSTRIALI: che sono strumentali agli utilizzi produttivi del fondo stesso

- RECIPROCHE: poste simultaneamente a favore ed a carico di due o più fondi, a

reciproco vantaggio

- IRREGOLARI: il cui servizio è prestato da un fondo a favore di una persona.

- SERVITÙ NEGATIVE: si hanno quando attribuiscono al proprietario del fondo

dominante il potere di vietare al proprietario del fondo servente di fare qualche

cosa

- SERVITÙ AFFERMATIVE: quando attribuiscono al proprietario del fondo

dominante il potere di fare qualche cosa, di svolgere un’attività del fondo

servente… Esse si distinguono in:

CONTINUE: quando l’attività dell’uomo è antecedente all’esercizio della

 servitù (es. gli acquedotti)

DISTONTINUE: quando l’attività dell’uomo deve essere concomitante con

 l’esercizio delle servitù (es. servitù di passaggio)

PRINCIPI GENERALI

- La servitù può imporre al proprietario del fondo servente un DOVERE negativo di

“non facere” (es. non elevare una costruzione per togliere una veduta) o di

“pati” (es. deve sopportare il passaggio sul suo fondo)

- La servitù presuppone che i fondi appartengano a PROPRIETARI DIVERSI

- I fondi devono trovarsi in una situazione topografica che l’uno (fondo servente)

possa arrecare utilità all’altro (fondo dominante).

COSTITUZIONE DELLA SERVITÙ

Può avvenire:

- In caso di SERVITÙ COATTIVA o LEGALI, in attuazione di un obbligo di legge

- In caso di SERVITÙ VOLONTARIE, per volontà dell’uomo

- Per USUCAPIONE

- Per destinazione del PADRE DI FAMIGLIA. La destinazione del padre di famiglia ha

luogo quando si constata che due fondi, attualmente divisi, sono stati posseduti

dallo stesso proprietario, e che questi ha posto o lasciato le cose nello stato dal

quale risulta la servitù

SERVITÙ COATTIVE O LEGALI

In alcuni casi la legge può attribuire al proprietario di un fondo il DIRITTO POTESTATIVO

(ossia nell’attribuzione di un potere ad un soggetto allo scopo di tutelare un suo

interesse) di ottenere l’imposizione della servitù su un fondo altrui (in contropartita il

proprietario dell’altro fondo avrà diritto ad un’indennità)

Per costituire concretamente una servitù occorreranno:

- un CONTRATTO (se l’altro proprietario acconsente a riconoscere il mio diritto)

- rivolgersi a un giudice, che, con una sentenza, farà nascere la servitù,

determinando inoltre l’indennità che si dovrà pagare al proprietario del fondo

servente.

Le figure più importanti di servitù legale (che sono tipiche, in quanto previste dalla

legge) sono:

- ACQUEDOTTO COATTIVO: per il passaggio delle acque

- ELETTRODO COATTIVO: per il passaggio dell’energia elettrica

- PASSAGGIO COATTIVO: l’accesso di un fondo alla via pubblica è condizione

indispensabile per la sua utilizzazione, per questo la sua mancanza legittima

l’imposizione della servitù di passaggio sul fondo vicino

Perciò nemmeno il fatto che il fondo abbia già un accesso alla via pubblica (fondo non

intercluso) è d’ostacolo alla costituzione della servitù nelle due ipotesi seguenti:

- Vi sia bisogno, ai fini del conveniente uso del fondo, di ampliare l’accesso

esistente per il transito dei veicoli anche a trazione meccanica;

- Il passaggio esistente sia inadatto o insufficiente ai bisogni del fondo e non

possa essere ampliato

Il sacrificio che con l’imposizione della servitù si impone al fondo servente deve essere

il minore possibile

LE SERVITÙ VOLONTARIE

Il proprietario di un fondo può assicurarsi l’utilità che occorre per un migliore

sfruttamento del suolo mediante la conclusione di un contratto col proprietario del

fondo su cui vorrebbe acquistare la servitù.

Le servitù volontarie si dividono in:

- SERVITÙ APPARENTI: sono quelle al cui esercizio sono destinate opere visibili e

permanenti, obiettivamente e strumentalmente destinate all’esercizio della

servitù

- SERVITÙ NON APPARENTI: sono quelle ove non si hanno opere visibili e

permanenti destinate al loro esercizio (es. consistono in un obbligo di non fare al

proprietario del fondo servente, come non edificare o non sopraelevare)

ESERCIZIO DELLA SERVITÙ

L’esercizio delle servitù è regolato dal titolo (contratto, testamento, sentenza) e, in

mancanza di esso, dalla legge.

Si chiama “modo” d’esercizio della servitù l’elemento che determina come la servitù

deve essere esercitata.

ESTINZIONE DELLA SERVITÙ

La servitù si estingue:

- per RINUNCIA da parte del titolare

- per SCADENZA del termine, se la servitù è a tempo

- per CONFUSIONE, quando il proprietario del fondo dominante acquista la

proprietà del fondo servente o viceversa

- per PRESCRIZIONE estintiva ventennale (che inizia a decorrere se la servitù è

negativa, quando è stato violato il divieto, se è affermativa continua, decorre

quando si verifica un fatto contrario all’esercizio della servitù (es. ostruzione

acquedotto), se è affermativa discontinua, decorre dall’ultimo atto di utilizzo

TUTELA DELLA SERVITÙ

A tutela della servitù esiste l’AZIONE CONFESSORIA, tramite la quale chi se ne afferma

titolare, chiede una pronuncia giudiziale di accertamento del suo diritto.

LA COMUNIONE E IL CONDOMINIO

LA COMUNIONE

NOZIONE

Un diritto soggettivo può appartenere a più persone, le quali sono tutte contitolari del

medesimo diritto. Il fenomeno della contitolarità, se ha ad oggetto un diritto reale,

prende il nome di COMUNIONE.

Il diritto di ciascuno dei contitolari riguarda l’intero bene, anche se a ciascuno spetta

una quota ideale sull’intero bene: detta quota è di regola disponibile e segna la misura

di facoltà, diritti ed obblighi dei rispettivi titolari.

Nell’ipotesi in cui non sia diversamente previsto, le quote si presumono uguali.

COMUNIONE E SOCIETÀ

La comunione si distingue dalla società per il fatto che, mentre i compartecipi alla

comunione si limitano ad esercitare il godimento di un determinato bene, i

compartecipi alla società esercitano in comune un’attività economica volta alla

produzione e allo scambio di beni e servizi

COSTITUZIONE

Quanto ai modi di costituzione, la comunione si distingue in:

- VOLONTARIA: quando scaturisce dall’accordo dei futuri contitolari

- INCIDENTALE: quando scaturisce senza un atto dei futuri contitolari

- FORZOSA: quando scaturisce dall’esercizio di un diritto potestativo da parte di

uno dei futuri contitolari

Si è soliti distinguere fra:

- COMUNIONE ORDINARIA

- COMUNIONI SPECIALI: che sono quelle figure autonomamente previste e regolate

dalla legge (es. condominio)

I POTERI DI GODIMENTO E DISPOSIZIONE

Per quanto riguarda i poteri di godimento:

- ciascuno dei contitolari può servirsi della cosa comune, a condizione però che:

non ne alteri la DESTINAZIONE

 non IMPEDISCA agli altri di utilizzarla in proporzione al diritto di ciascuno

L’utilizzazione non è necessariamente proporzionale alla quota, le parti possono

concordare una divisione del godimento del bene comune nello spazio e/o nel tempo

- Ciascuno dei contitolari ha diritto di percepire i frutti della cosa in proporzione

della rispettiva quota

Per quel che riguarda il potere di disposizione, ciascun comproprietario può disporre

della propria quota alienandola, ipotecandola… non può ovviamente disporre né della

quota altrui né dell’intero, che non

gli compete

L’AMMINISTRAZIONE DELLA COSA COMUNE

Ciascuno dei compartecipi ha diritto di concorrere all’amministrazione della cosa

comune.

Il codice prevede che le deliberazioni relative all’amministrazione della cosa comune

vengano adottate in base al principio di maggioranza, che si calcola con riferimento al

valore delle rispettive quote.

Gli atti di ordinaria amministrazione, ovvero quelli finalizzati alla conservazione e

normale utilizzazione della cosa comune (quote rappresentanti più della metà del

valore complessivo della cosa comune), vengono presi con una maggioranza semplice

(metà più uno); per gli atti di straordinaria amministrazione e per le innovazioni

invece, le decisioni vengono prese con una maggioranza di due terzi.

Le spese deliberate con le maggioranze sopraindicate gravano su ciascun partecipe

alla comunione in proporzione della rispettiva quota.

SCIOGLIMENTO DELLA COMUNIONE

Il nostro codice da un lato attribuisce a ciascuno dei partecipanti la facoltà di chiedere

lo scioglimento della comunione in qualsiasi momento, anche contro la volontà della

maggioranza.

L’eventuale indivisibilità del bene comune non preclude lo scioglimento della

comunione: il bene infatti può essere alienato a terzi o assegnato a uno dei contitolari

IL CONDOMINIO

IL CONDOMINIO NEGLI EDIFICI

Il condominio si ha quando in un medesimo stabile coesistono più porzioni immobiliari

di proprietà esclusiva di singoli condomini e parti comuni strutturalmente e

funzionalmente connesse al complesso delle prime

Salvo che sia diversamente previsto nel titolo, le parti comuni appartengono in

comunione a tutti i proprietari esclusivi delle singole unità immobiliari situate nel

condominio in proporzione al valore di ciascuna di dette unità immobiliari rispetto al

valore dell’intero edificio.

Il singolo condominio può:

- Far uso delle parti comuni

- Deve contribuire, in misura proporzionale alla propria quota, alle spese

necessarie per la conservazione ed il godimento delle parti comuni

- Non può disporre liberamente delle parti comuni nella loro totalità e neppure

della propria quota su di esse

Per disporre (es. alienandoli) dei beni condominiali, occorre l’accordo di tutti i

condomini. Poiché le parti comuni sono funzionali ad un miglior sfruttamento delle

unità immobiliari di proprietà individuale, ne è sancita l’indivisibilità (proprio per ciò la

comunione condominiale si dice necessaria).

L’ASSEMBLEA E L’AMMINISTRAZIONE DI CONDOMINIO

Organi del condominio sono: se i condomini sono più di quattro è obbligatoria la

nomina di un amministratore, cui è affidata la gestione delle parti comuni e se i

condomini sono più di dieci è obbligatoria la formazione di un regolamento di

condominio che contenga le norme circa l'uso delle cose comuni e la ripartizione delle

spese. L’amministratore (che viene nominato dall’assemblea e che dura in carica un

anno) ha il dovere di eseguire le deliberazioni dell’assemblea, curare l’osservanza del

regolamento, disciplinare l’uso delle cose comuni e la prestazione dei servizi,

riscuotere i contributi ed erogare le spese occorrenti per la manutenzione ordinaria

delle parti comuni dell’edificio

Di competenza dell’assemblea sono: l’adozione del regolamento condominiale, la

nomina dell’amministratore, l’approvazione del preventivo delle spese occorrenti

durante l’anno e la relativa ripartizione tra i condòmini, l’approvazione del rendiconto

annuale e l’impiego del residuo attivo di gestione…

L’assemblea (convocata dall’amministratore con avviso almeno cinque giorni prima) è

validamente costituita con l’intervento di tanti condòmini che rappresentino i due terzi

non solo del valore dell’intero edificio, ma anche dei partecipanti al condominio

(quorum costitutivo).

Le deliberazioni assunte dall’assemblea sono vincolanti per tutti i partecipanti al

condominio.

IL REGOLAMENTO CONDOMINIALE

L’assemblea approva con le maggioranze richieste per le deliberazioni in prima

convocazione un regolamento che contenga le norme circa l’uso delle cose comuni, la

ripartizione delle spese, la tutela del decoro dell’edificio, l’amministrazione del

condominio…

IL SUPERCONDOMINIO

Nell’ipotesi in cui una pluralità di edifici, costituiti in distinti condomini, siano legati tra

loro dall’esistenza

di talune cose, impianti o servizi comuni (es. il viale d’accesso, le zone verdi) in

rapporto di accessorietà rispetto a detti singoli condomini, si ha quello che viene

comunemente denominato “supercondominio”.

Al supercondominio sono applicabili:

- Le norme del codice in tema di CONDOMINIO, per quanto riguarda le parti

comuni caratterizzate da un rapporto di accessorietà

- Le norme del codice in tema di COMUNIONE, per quanto riguarda le altre

eventuali strutture che invece siano dotate di una propria autonoma utilità

LA MULTIPROPRIETÀ

LA MULTIPROPRIETÀ

Il termine “multiproprietà” indica un’operazione economica volta ad assicurare al c.d.

multiproprietario un potere di godimento su di un’unità immobiliare, ma solo per un

determinato e invariabile periodo di ogni anno, mentre lo stesso potere, per i restanti

periodi, compete ad altri multiproprietari.

Caratteristiche:

- ciascun multiproprietario viene venduta una quota in comproprietà pro indiviso

di un complesso residenziale

- a ciascun multiproprietario viene fatto contestualmente accettare un

regolamento della comunione, che prevede, da un lato, una divisione topografica

del godimento del bene e dall’altro lato, un frazionamento cronologico di detto

godimento

IL POSSESSO

Il possesso è una situazione di fatto produttiva di effetti giuridici, che si collega con la

detenzione materiale del bene, e può essere collegata ad altri diritti (per es. diritti reali

di godimento) o semplicemente alla situazione del momento.

Può accadere che il proprietario non sia in grado di esercitare i poteri riconosciutigli

dalla legge (a un soggetto gli viene rubata l’automobile, non può ne goderne ne

disporne), così come un soggetto, pur non avendo il diritto di proprietà su un bene, si

comporta di fatto come se lo avesse (il ladro che ha rubato l’auto).

Il codice attribuisce rilevanza alle situazioni di fatto che si manifestano attraverso

un’attività corrispondente all’esercizio dei diritti reali (c.d. situazioni possessorie) e ciò

a prescindere dalla circostanza che alle stesse corrisponda o meno la correlativa

situazione di diritto.

Le ragioni della tutela delle situazioni possessorie sono varie:

- si protegge il fatto esteriore

- si impedisce che si arrechi molestia o violenza al possessore

DISTINTE SITUAZIONI POSSESSORIE

Si possono distinguere:

- POSSESSO PIENO: è caratterizzato dal concorso di due elementi costitutivi: l’uno

oggettivo, consistente nell’avere la disponibilità di fatto della cosa; l’altro

soggettivo, consistente nella volontà del soggetto di comportarsi con riferimento

al bene, come proprietario, ad esclusione di qualsiasi altro

- DETENZIONE: è caratterizzata da due elementi costitutivi: l’uno oggettivo,

consistente nell’avere la disponibilità di fatto della cosa; l’altro soggettivo

consistente nella volontà del soggetto di godere e disporre del bene, ma nel

rispetto dei diritti che, sul medesimo bene, riconosce spettare ad altri

- POSSESSO MEDIATO: che è caratterizzato dal solo elemento soggettivo, mentre

la disponibilità materiale del bene compete al detentore.

Il possesso su un medesimo bene può essere esercitato congiuntamente da più

soggetti ad un medesimo titolo.

La distinzione fra possesso e detenzione riguarda lo stato psicologico (animus) che il

quel momento il soggetto manifesta all’esterno.

Il mutamento della detenzione in possesso può avvenire solo se la modificazione dello

stato psicologico del detentore venga manifestata all’esterno

LE QUALIFICAZIONI DEL POSSESSO E DELLA DETENZIONE

Il possesso si distingue in:

- POSSESSO LEGITTIMO: che si ha quando il potere di godere e disporre del bene è

esercitato dall’effettivo titolare del diritto di proprietà

- POSSESSO ILLEGITTIMO: che si ha quando il potere di godere e disporre del bene

è esercitato di fatto da persona diversa dall’effettivo titolare del diritto di

proprietà. Il possesso illegittimo si divide a sua volta in:

Possesso illegittimo di BUONA FEDE: dove il possessore ha acquisito la

 materiale disponibilità del bene ignorando di ledere l’altrui diritto, sempre

che questa ignoranza non dipenda da sua colpa grave

Possesso illegittimo di MALA FEDE: dove il possessore ha acquisito la

 materiale disponibilità del bene, conoscendo il difetto del proprio titolo

d’acquisto

Possesso VIZIOSO: dove il possessore ha acquisito la materiale

 disponibilità del bene non solo in mala fede, ma addirittura con violenza

La detenzione si distingue in:

- DETENZIONE QUALIFICATA: si ha quando il detentore ha acquisito la materiale

disponibilità del bene nell’interesse proprio (es. l’inquilino)

- DETENZIONE NON QUALIFICATA: quando il detentore ha acquistato la materiale

disponibilità del bene per ragioni di ospitalità (es. amico che viene accolto in un

appartamento) o di servizio (es. meccanico)

L’ACQUISTO E LA PERDITA DEL POSSESSO

L’acquisto del possesso può avvenire:

- In modo ORIGINARIO: con l’apprensione della cosa contro o senza la volontà di

un eventuale precedente possessore (impossessamento)

- In modo DERIVATIVO: con la consegna materiale o simbolica del bene da parte

del precedente al nuovo possessore

La perdita del possesso si verifica per il venir meno di uno od entrambi gli elementi del

possesso: cioè del

corpus e/o dell’animus possidendi. Per la perdita del corpus occorre la sua definitiva

irreperibilità o irrecuperabilità da parte del possessore

EFFETTI DEL POSSESSO

Il possesso rileva:

a) qual è il titolo per l’acquisto dei frutti del bene posseduto e per il rimborso delle

spese sullo stesso effettuate;

b) qual è il possibile presupposto per l’acquisto della proprietà del bene posseduto

c) qual è l’oggetto di tutela contro le altrui aggressioni

LE SPESE durante il POSSESSO

Le spese si possono distinguere in:

- SPESE ORDINARIE: di cui il possessore ha diritto al rimborso limitatamente al

tempo per il quale è tenuto alla restituzione dei frutti

- SPESE STRAORDINARIE: di cui il possessore ha sempre diritto al rimborso

- SPESE PER I MIGLIORAMENTI: di cui il possessore ha diritto al rimborso purché

detti miglioramenti sussistano al tempo della restituzione

L’ACQUISTO DELLA PROPRIETÀ IN FORZA DEL POSSESSO

LA REGOLA POSSESSO VALE TITOLO

Se acquisto un bene da chi non è il proprietario, non ne divento proprietario, perché

chi mi ha alienato il bene non era legittimato a farlo.

Il legislatore ha però posto la regola “possesso vale titolo” (art. 1153), in forza della

quale chi acquista un bene, ne diventa proprietario purché concorrano i seguenti

presupposti:

- Che l’acquisto riguardi BENI MOBILI

- Che l’acquirente possa vantare un TITOLO IDONEO al trasferimento di proprietà

- Che l’acquirente ne abbia ACQUISTATO il POSSESSO

- Che l’acquirente sia in BUONA FEDE nel momento in cui il bene gli viene

consegnato

Quello realizzato in forza dell’applicazione della regola “possesso vale titolo”

costituisce acquisto a titolo

originario.

L’art. 1153 dispone inoltre che la proprietà si acquista libera da diritti altrui sulla cosa,

se non risulta dal titolo e vi è buona fede dell’acquirente

I principi esaminati non si applicano per le università di beni mobili e dei beni mobili

iscritti in pubblici registri.

L’USUCAPIONE

Può accadere che un bene abbia per anni un possessore non proprietario e un

proprietario non

possessore. Al protrarsi di questa situazione la legge ricollega una precisa

conseguenza: il proprietario

perde il diritto di proprietà, il possessore lo acquista. È irrilevante che il possesso sia di

buona o di mala fede, occorre però che il possesso sia goduto non clandestinamente o

che sia stato conseguito con violenza.

L’usucapione costituisce dunque un modo di acquisto a titolo originario della proprietà

e dei diritti reali minori.

Per usucapione possono acquistarsi solo la proprietà ed i diritti reali di godimento

(diritto di

superficie, l'enfiteusi, l'usufrutto, l'uso, l'abitazione e le servitù)

Perché si verifichi l’usucapione, debbono concorrere i seguenti presupposti:

- il POSSESSO, in buona o mala fede del bene

- la CONTINUITÀ del possesso per un certo lasso di tempo

- la NON INTERRUZIONE del possesso:

non deve intervenire né una causa di interruzione NATURALE

 dell’usucapione, che si verifica quando il soggetto perde il possesso del

bene

non deve intervenire nemmeno una causa di interruzione CIVILE

 dell’usucapione, che si verifica quando contro il possessore venga

proposta una domanda giudiziale volta a privarlo di esso

- il decorso di un certo LASSO DI TEMPO, che il codice fissa in 20 anni (usucapione

ordinario). In alcuni casi il termine di usucapione può essere più breve:

10 anni per i beni immobili e 3 anni per i beni mobili registrati

 10 anni per le universalità di mobili

 10 anni per i beni mobili non registrati

 15 anni per i fondi rustici

LA TUTELA DELLE SITUAZIONI POSSESSORIE: LE AZIONI POSSESSORIE

Il possessore deve rivolgersi all’Autorità dello Stato attraverso una delle azioni che,

proprio perché poste a tutela del possesso, si dicono “possessorie”. Il possessore può

agire in giudizio senza avere l’onere di dare la prova di essere il titolare del diritto

reale corrispondente.

Le azioni petitorie sono invece le azioni che spettano al proprietario per difendere il

suo diritto contro turbative altrui.

L’AZIONE DI REINTEGRAZIONE (o spoglio)

art. 1168 cc.: "Chi è stato violentemente od occultamente spogliato del possesso può,

entro l'anno dal sofferto spoglio, chiedere contro l'autore di esso la reintegrazione del

possesso medesimo"

Essa risponde all’esigenza di garantire a chi possiede un bene una sollecita tutela

giudiziaria ed è volta a reintegrare nel possesso del bene chi sia rimasto vittima di uno

spoglio violento o clandestino.

Per spoglio si intende qualsiasi azione che si risolva nella durata della privazione,

totale o parziale, del possesso.

La legittimazione attiva spetta a qualsiasi possessore, sia esso legittimo (diritti di

proprietà) o illegittimo, di buona o mala fede

La legittimazione passiva compete a coloro che devono rispondere del fatto di

quest’ultimo

L’AZIONE DI MANUTENZIONE

art. 1170 c.c.: "Chi è stato molestato nel possesso di un immobile, di un diritto reale

sopra un immobile o di un'universalità di mobili può, entro l'anno dalla turbativa,

chiedere la manutenzione del possesso medesimo.

L'azione è data se il possesso dura da oltre un anno, continuo e non interrotto, e non è

stato acquistato violentemente o clandestinamente.

È volta alternativamente a:

- Reintegrare nel possesso del bene chi sia stato vittima di uno spoglio non

violento né clandestino

- Far cessare le molestie o le turbative di cui sia stato vittima il possessore

Per molestia o turbativa si intende qualunque attività che arrechi al possessore un

apprezzabile disturbo.

La legittimazione attiva spetta soltanto al possessore di un immobile, di

un’universalità di mobili o di un diritto reale su un immobile, e solo a condizione che

sia possessore da almeno un anno, in modo continuativo e non interrotto

La legittimazione passiva compete all’autore dello spoglio o della turbativa

LE AZIONI DI NUOVA OPERA E DANNO TEMUTO

NUOVA OPERA) art. 1171 c.c.: "Il proprietario, il titolare di altro diritto reale di

godimento o il possessore, il quale ha ragione di temere che da una nuova opera, da

altri intrapresa sul proprio come sull'altrui fondo, sia per derivare danno alla cosa che

forma l'oggetto del suo diritto o del suo possesso, può denunziare all'autorità

giudiziaria la nuova opera, purché questa non sia terminata e non sia trascorso un

anno dal suo inizio"

DANNO TEMUTO) art. 1172 c.c.: "Il proprietario, il titolare di altro diritto reale di

godimento o il possessore, il quale ha ragione di temere che da qualsiasi edificio,

albero o altra cosa, sovrasti pericolo di un danno grave e prossimo alla cosa che forma

l'oggetto del suo diritto o del suo possesso, può denunziare il fatto all'autorità

giudiziaria e ottenere, secondo le circostanze, che si provveda per ovviare al pericolo"

SUCCESSIONE NEL POSSESSO E ACCESSIONE DEL POSSESSO

Il possesso alla morte del possessore continua in capo al suo successore a titolo

universale.

L’accessione del possesso è invece applicabile solo a chi acquista il possesso a titolo

particolare: egli acquista un possesso nuovo, diverso da quello del suo dante causa.

IL RAPPORTO OBBLIGATORIO

OBBLIGAZIONE

L’obbligazione è un rapporto giuridico in forza del quale un soggetto, detto debitore, è

tenuto a una determinata prestazione, suscettibile di valutazione economica, a favore

di un altro soggetto, detto creditore.

Al debitore fa capo una determinata obbligazione mentre al creditore fa capo il

correlativo diritto di

credito che può essere fatto valere solo nei confronti del debitore (si dice, perciò, che è

un diritto

personale o relativo)

Il debitore risponde dell’inadempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti

e futuri (art.2740 c.c.).

FONTI DELLE OBBLIGAZIONI

Secondo l’art. 1173 c.c, le obbligazioni possono sorgere da:

- CONTRATTO

- FATTO ILLECITO

- ogni ALTRO FATTO o ATTO idoneo a produrle in conformità all’ordinamento

giuridico

L’OBBLIGAZIONE NATURALE

L’obbligazione naturale: nasce per volontà del soggetto adempiente di eseguire una

prestazione in virtù di particolari doveri morali o sociali. Essa è caratterizzata da due

aspetti: non si può agire in giudizio per l’adempimento della stessa, ma il soggetto

adempiente non può chiedere la restituzione di quanto eseguito, a condizione che

l’adempimento sia spontaneo e il soggetto adempiente sia capace di intendere e di

volere.

GLI ELEMENTI DEL RAPPORTO OBBLIGATORIO

I SOGGETTI

I soggetti del rapporto obbligatorio sono:

- il CREDITORE (o soggetto attivo)

- il DEBITORE (o soggetto passivo)

Essi sono solitamente determinati al sorgere dell’obbligazione, ma può accadere che

uno dei soggetti del rapporto sia determinato solo successivamente al sorgere del

vincolo (es. nel caso di un premio)

LE OBBLIGAZIONI PLURISOGGETTIVE

È possibile che l’obbligazione faccia capo ad una pluralità di soggetti

(debitori/creditori).

Le obbligazioni plurisoggettive si hanno in caso di:

- OBBLIGAZIONE SOLIDALE: che si divide in

OBBLIGAZIONE SOLIDALE PASSIVA: ciascun debitore è obbligato ad

 effettuare a favore dell’unico creditore l’intera prestazione (obbligazione

solidale passiva), e l’esecuzione di questa, fatta da uno qualsiasi di essi,

ha effetto liberatorio a favore di tutti gli altri

OBBLIGAZIONE SOLIDALE ATTIVA: ciascun creditore ha diritto all’intera

 prestazione nei confronti dell’unico debitore (es. i crediti dei due coniugi)

- OBBLIGAZIONE PARZIARIA: che si divide in

OBBLIGAZIONE PARZIARIA PASSIVA: ciascuno dei debitori è tenuto ad

 eseguire una parte dell’unitaria prestazione e l’altra parte della

medesima prestazione deve essere eseguita degli altri condebitori

OBBLIGAZIONE PARZIARIA ATTIVA: ciascuno dei creditori ha diritto ad una

 parte soltanto dell’unitaria prestazione mentre la restante parte della

medesima prestazione deve essere eseguita a favore di ciascuno degli

altri creditori

L’art. 1294 c.c. stabilisce una presunzione generale di solidarietà passiva nel senso

che nel caso di pluralità di debitori, se dalla legge o dal titolo non risulta altrimenti, i

condebitori sono tenuti in solido

LE OBBLIGAZIONI SOLIDALI

Nei rapporti esterni fra debitore e creditore, valgono i seguenti principi:

- Il creditore può RIVOLGERSI, per ottenere l’intera prestazione, ad uno qualsiasi a

sua scelta dei coobbligati

- l’effettuazione integrale della PRESTAZIONE, ad opera di uno dei coobbligati,

estingue l’obbligazione, con conseguente liberazione di tutti gli altri da ogni

ulteriore obbligo nei confronti del creditore

- il condebitore, a cui sia richiesta l’esecuzione della prestazione, può opporre al

creditore le c.d. ECCEZIONI COMUNI (es. invalidità)

- la costituzione in MORA di uno dei condebitori in solido non vale a costituire in

mora gli altri

- gli atti con cui il creditore interrompe la PRESCRIZIONE contro uno dei debitori in

solido hanno effetto anche riguardo agli altri condebitori

- la RINUNCIA, da parte del creditore, alla solidarietà a favore di uno dei

condebitori, non incide sulla natura solidale dell’obbligazione degli altri

condebitori

Nei rapporti interni tra i coobbligati, valgono i seguenti principi:

- il carico della prestazione si divide fra i vari condebitori in PARTI che si

presumono UGUALI, se non risulta diversamente

- se uno dei condebitori solidali ha corrisposto al creditore l’INTERA PRESTAZIONE,

ha diritto di richiedere a ciascuno degli altri la parte di rispettiva competenza

- nell’ipotesi in cui uno o più degli obbligati in via di regresso risulti INSOLVENTE,

la perdita si ripartisce fra tutti gli altri condebitori

CLASSIFICAZIONE DELLE OBBLIGAZIONI

DIVISIBILITÀ e INDIVISIBILITÀ DELL’OBBLIGAZIONE

Le obbligazioni si distinguono in:

- INDIVISIBILI: quelle che hanno ad oggetto una prestazione non suscettibile di

adempimento parziale

- DIVISIBILI: le altre

LA PRESTAZIONE

La prestazione cui è tenuto il debitore deve:

- essere suscettibile di VALUTAZIONE ECONOMICA

- rispondere ad un INTERESSE del creditore

In relazione al tipo di prestazione dovuta, le obbligazioni si distinguono in:

- obbligazioni di DARE

- obbligazioni di FACERE: esse si dividono inoltre in

obbligazione di MEZZI: in cui il debitore è tenuto a svolgere una

 determinata attività, senza peraltro garantire che per il creditore ne derivi

il risultato sperato (es. prestazione del medico verso il malato)

obbligazione di RISULTATO: in cui il debitore è tenuto invece a realizzare

 proprio un determinato risultato quale esito della propria attività

- obbligazioni di NON FACERE

Le prestazioni si dividono inoltre in:

- FUNGIBILI: se per il creditore non sono rilevanti né l’identità, né la qualità

personali di chi la esegue

- INFUNGIBILE: nel caso contrario

Per l’esistenza di una obbligazione, è necessario che la prestazione dovuta sia:

- POSSIBILE

- LECITA

- DETERMINATA o DETERMINABILE

LE OBBLIGAZIONI SEMPLICI, ALTERNATIVE E FACOLTATIVE

Si possono distinguere:

- OBBLIGAZIONI SEMPLICI: se hanno ad oggetto un’unica prestazione

- OBBLIGAZIONI ALTERNATIVE: se sono dovute al creditore due o più prestazioni e

il debitore si libera prestandone una sola

- OBBLIGAZIONI FACOLTATIVE: in cui una sola è la prestazione, ma il debitore ha la

facoltà di liberarsi prestandone una diversa

L’OGGETTO

L’oggetto della prestazione è la prestazione dovuta

In riferimento alle obbligazioni di dare, si distinguono:

- OBBLIGAZIONI GENERICHE: quando il debitore è tenuto dare cose non ancora

individuate ed appartenenti ad un genere

- OBBLIGAZIONI SPECIFICHE: quando il debitore è tenuto a dare una cosa

determinata

LE OBBLIGAZIONI PECUNIARIE

Art. 1277 c.c.: “le obbligazioni si eseguono in conformità del loro importo nominale, se

la somma era determinata in una moneta che non ha più corso legale al tempo del

pagamento, questo deve farsi in moneta legale ragguagliata per valore alla prima.”

Non a tutte le obbligazioni pecuniarie si applica il principio nominalistico in quanto se

ne distinguono due tipi, ed esattamente:

- OBBLIGAZIONI DI VALORE: si hanno quando l’ammontare della prestazione

pecuniaria è determinato fin dall’origine

- OBBLIGAZIONI DI VALUTA: non hanno ad oggetto una somma di denaro liquida o

agevolmente liquidabile, ma un controvalore in denaro di un determinato bene.

Si richiede quindi una valutazione discrezionale

GLI INTERESSI

Quella ‘agli interessi’ è una particolare obbligazione pecuniaria, avente carattere

accessorio rispetto ad

un’obbligazione principale pur essa a contenuto pecuniario.

Gli interessi, in relazione alla fonte, possono essere:

- LEGALI: sono interessi dovuti in forza di una norma di legge

- CONVENZIONALI: sono quelli dovuti in forza di un accordo tra debitori e creditori.

Se le parti pattuiscono pure il “saggio” di tali interessi, questi sono dovuti nella

misura concordata; se invece le parti pattuiscono che siano dovuti interessi

convenzionali, ma non fissano il saggio di questi ultimi, si applica il tasso legale.

La funzione di questi interessi è corrispettiva in quanto rappresentano il

corrispettivo del debitore per il godimento di una somma di denaro.

Un'altra funzione è quella compensativa, sono quelli dovuti per le cosiddette

obbligazioni di

valore, rappresentano una sorta di compenso del danno dal creditore sofferto

per il mancato tempestivo ottenimento della prestazione dovutagli

- MORATORI: si hanno per le obbligazioni che hanno per oggetto una somma di

denaro. Sono dovuti dal giorno della mora gli interessi legali

- USURARI: sono quelli superiori ai tassi medi praticati da banche e intermediari

finanziari. Dove ci sono interessi usurari, la clausola è nulla e non sono dovuti

interessi.

MODIFICAZIONE DEI SOGGETTI DEL RAPPORTO

OBBLIGATORIO

SUCCESSIONE NEL DEBITO E NEL CREDITO

Ai soggetti originari del rapporto possono sostituirsi o aggiungersi, nel corso del

rapporto stesso, altri soggetti.

MODIFICAZIONE NEL LATO ATTIVO DEL RAPPORTO OBBLIGATORIO

La modificazione del soggetto attivo del rapporto obbligatorio può realizzarsi

mediante:

- la CESSIONE DEL CREDITO

- la DELEGAZIONE ATTIVA

- il PAGAMENTO con SURROGAZIONE

LA CESSIONE DEL CREDITO

Di cessione del credito, la legge parla di due significati differenti:

- per indicare il contratto con il quale il creditore pattuisce con un terzo il

trasferimento in capo a quest’ultimo del suo diritto verso il debitore

- per indicare l’effetto di tale contratto, cioè il trasferimento del credito in capo al

terzo

Qualunque credito può formare oggetto di cessione, purché il credito non abbia

carattere strettamente personale (es. alimentari) o il trasferimento non sia vietato

dalla legge, oppure la cessione non sia stata convenzionalmente esclusa dalle parti.

La cessione si perfeziona in forza di un accordo fra il creditore e il terzo. Non è

richiesta l’accettazione da parte del debitore: per quest’ultimo è normalmente

indifferente a cui dovere pagare.

EFFETTI DELLA CESSIONE

Il credito è dal cedente trasferito al cessionario, in forza del principio del consenso

traslativo. Affinché la cessione abbia efficacia nei confronti del debitore, occorre che a

quest’ultimo la cessione venga notificata dal cedente o dal cessionario.

L’accettazione o la notificazione della cessione servono inoltre ad attribuirle efficacia

di fronte ai terzi.

Quanto agli effetti della cessione, in conseguenza di essa, benché venga ad essere

modificato il soggetto attivo del credito, l’obbligazione rimane, per tutto il resto,

inalterata

RAPPORTI TRA CEDENTE E CESSIONARIO

Se la cessione è a titolo oneroso, il cedente è tenuto a garantire l’esistenza del credito

(se inesistente egli

dovrà restituire tutto il ricevuto e risarcire il danno,) ma non risponde affatto se il

debitore risulta

insolvente (realizzabilità del credito)

LA CESSIONE DEI CREDITI DI IMPRESA E IL FACTORING

Il factoring è una figura negoziale di matrice anglosassone.

Con questo termine, si vuole indicare un particolare tipo di contratto con il quale un

imprenditore (denominato "cedente") si impegna a cedere tutti i crediti presenti e

futuri scaturiti dalla propria attività imprenditoriale ad un altro soggetto professionale

(denominato factor) il quale, dietro un corrispettivo, assume l'obbligo a sua volta a

fornire una serie di servizi che vanno dalla contabilizzazione, alla gestione, alla

riscossione di tutti o di parte dei crediti che quest'ultimo vanta in relazione alla propria

attività.

La cessione può avvenire in due modi differenti:

- PRO SOLUTO: il factor si assume il rischio di insolvenza dei crediti ed in caso di

inadempimento di questi ultimi, non potrà richiedere la restituzione degli anticipi

versati al cliente

- PRO SOLVENDO: lasciando al cliente il rischio dell'eventuale insolvenza dei

crediti ceduti

LA CARTOLARIZZAZIONE DEI CREDITI

La Cartolarizzazione, detta anche Securisation, è rappresentata dalla cessione a titolo

oneroso di crediti da parte di un’impresa (originator) a un soggetto (società veicolo)

che li trasforma in titoli (asset-backed securities) e li colloca sul mercato finanziario.

LA DELEGAZIONE ATTIVA

Il codice civile si occupa solo della delegazione passiva, si ritiene tuttavia che le parti

possano dar luogo anche ad una delegazione attiva.

La delegazione attiva consiste in un accordo “trilaterale” tra creditore (delegante),

debitore (delegato) e un terzo, (delegatario), con il quale il creditore dà mandato al

debitore che accetta, di pagare al terzo.

IL PAGAMENTO CON SURROGAZIONE

La surrogazione è il fenomeno del subingresso di un terzo nei diritti del creditore verso

un debitore (es. si ha se un soggetto ha un debito nei confronti di un altro soggetto e

un terzo paga il debito. Quest’ultimo diventerà il nuovo creditore)

Il codice prevede tre distinte figure di surrogazione:

- SURROGAZIONE PER VOLONTÀ DEL CREDITORE: si ha quando il creditore,

ricevendo il pagamento da parte del terzo, dichiara espressamente e

contestualmente di surrogarlo nei propri diritti

- SURROGAZIONE PER VOLONTÀ DEL DEBITORE: il quale prende a mutuo una

somma di denaro da un terzo al fine di adempiere il proprio debito e surroga il

mutuante nei diritti spettanti al creditore

- SURROGAZIONE LEGALE: è la surrogazione che ha la sua fonte nella legge ed è

prevista in alcune ipotesi tassative

MODIFICAZIONI NEL LATO PASSIVO DEL RAPPORTO OBBLIGATORIO

La modificazione del soggetto passivo del rapporto obbligatorio può realizzarsi

mediante le figure:

- della DELEGAZIONE PASSIVA

- dell’ESPROMISSIONE

- dell’ACCOLLO

La sostituzione del debitore non è possibile senza l’espressa volontà del creditore; se

questa manca, il precedente debitore non viene liberato, ma si aggiunge un nuovo

soggetto passivo a quello che già c’era.

LA DELEGAZIONE PASSIVA

La delegazione passiva si distingue in:

• delegazione a PROMETTERE: consiste in un negozio trilaterale fra debitore

(delegante) creditore (delegatario) ed un terzo (delegato) in forza del quale il debitore

delega il terzo ad obbligarsi ad effettuare il pagamento a favore del creditore. Il

delegante non viene liberato dal debito originario ma resta obbligato insieme al

delegato (delegazione cumulativa), anche se il delegatario può, con dichiarazione

espressa, acconsentire a liberare subito il delegante conservando come unico debitore

il delegato (delegazione liberatoria).

L’obbligazione del delegato è diversamente regolata a seconda che, nell’accordo di

delegazione, venga o meno fatto riferimento ad uno o ad entrambi i rapporti

intercorrenti fra le parti: in caso affermativo (delegazione titolata), in caso negativo

(delegazione pura).

Infatti, il delegato:

- qualora abbia promesso di pagare al delegatario quanto esso delegato deve al

delegante (in base al rapporto di provvista), potrà opporre al delegatario tutte le

eccezioni che avrebbe potuto opporre al delegante

- qualora abbia promesso di pagare al delegatario quanto questi deve ricevere dal

delegante (in base al rapporto di valuta) potrà opporre al delegatario tutte le

eccezioni che a quest’ultimo avrebbe potuto opporre il delegante

- qualora abbia promesso di pagare al delegatario quanto questi deve ricevere dal

delegante (in base al rapporto di valuta) ma nei limiti di quanto egli deve al

delegante (in base al rapporto di provvista), potrò opporre al delegatario sia le

eccezioni che a quest’ultimo avrebbe potuto opporre il delegante, sia quelle che

esso delegato avrebbe potuto opporre al delegante;

• delegazione di PAGAMENTO: consiste in un accordo tra il debitore e un terzo, in forza

del quale il debitore (delegante) delega al terzo (delegato) ad effettuare senz’altro una

determinata prestazione a favore del creditore (delegatario).

L’ESPROMISSIONE

L’espromissione consiste in un contratto fra il creditore ed un terzo, in forza del quale

quest’ultimo (espromittente) si impegna, nei confronti del primo (espromissario) a

pagare il debito, già esistente dell’obbligato originario (espromesso).

L’elemento differenziale tra la delegazione e l’espromissione consiste nella

spontaneità dell’iniziativa del terzo.

Il terzo subentra nella stessa posizione del debitore originario perciò non può opporre

al creditore le

eccezioni relative ai suoi rapporti con il debitore originario (es. il padre non può

opporre in

compensazione il credito che egli vanta nei confronti del figlio ma può opporre le

eccezioni che

quest’ultimo avrebbe potuto opporre al debitore originario).

Come la delegazione, anche l’espromissione può essere cumulativa (se il terzo è

obbligato in solido anche col debitore originario) o liberatoria (se il creditore dichiara di

liberare il debitore originario)

L’ACCOLLO

L’accollo consiste in un contratto bilaterale tra il debitore (accollato) e un terzo

(accollante), con il quale

quest’ultimo assume a proprio carico l’onere di procurare il pagamento al creditore

(accollatario)

L’accollo ha come finalità quella di assumersi un debito altrui ma, mentre con

l'espromissione questa funzione viene realizzata da un accordo tra il terzo ed il

creditore, nell'accollo l'accordo interviene tra il terzo ed il debitore originario.

Distinguiamo due tipi di accollo:

- l’accollo INTERNO SEMPLICE: si ha quando le parti non intendono attribuire

nessun diritto al creditore verso l’accollante

- l’accollo ESTERNO: si ha quando l’accordo tra accollante ed accollato si presenta

come un contratto a favore del creditore. L’accollo esterno può a sua volta

essere: CUMULATIVO

 LIBERATORIO

L’ESTINZIONE DELL’OBBLIGAZIONE

I MODI DI ESTINZIONE

Tipico fatto estintivo del rapporto obbligatorio è l’adempimento. Modi di estinzione

diversi dall’adempimento sono:

- COMPENSAZIONE

- CONFUSIONE

- NOVAZIONE

- REMISSIONE

- IMPOSSIBILITÀ SOPRAVVENUTA

- DATIO IN SOLUTUM: è un accordo tra debitore e creditore: il debitore si libera con

una prestazione diversa da quella originaria

ADEMPIMENTO

L’ESATTO ADEMPIMENTO

L'adempimento (o pagamento) consiste nell'esatta esecuzione della prestazione

dovuta

Il legislatore stabilisce che, nell’adempiere l’obbligazione, il debitore deve usare la

diligenza del “buon padre di famiglia”.

Il creditore può, se vuole, rifiutare un pagamento parziale che il debitore gli offre.

Il debitore può adempiere personalmente o a mezzo di ausiliari, del cui

comportamento è però sempre

responsabile egli stesso di fronte al creditore.

Il debitore, quando effettua la prestazione, può richiedere a proprie spese il rilascio

della quietanza,

cioè una dichiarazione scritta, di natura confessoria, in forza della quale il creditore

attesta di aver

ricevuto l’adempimento.

IL DESTINATARIO DELL’ADEMPIMENTO

Per quel che riguarda il destinatario dell’adempimento il codice prevede che di regola

il debitore esegua il

pagamento direttamente al creditore.

Il debitore può pagare, al posto del creditore, una persona che questi abbia designata,

ma in questo caso non si libera dell’obbligazione a meno che il creditore non ratifichi

(convalidi) il pagamento.

Il debitore si libera se paga, in buona fede, una persona che, in base a circostanze

univoche, appare essere il creditore.

IL LUOGO DELL’ADEMPIMENTO

È di regola determinato dal titolo costitutivo del rapporto (contratto) o dagli usi/dalla

natura della prestazione.

Quando l'oggetto dell'obbligazione sia consegnare una cosa determinata, questa deve

essere adempiuta nel luogo in cui è sorta l'obbligazione, se invece l'oggetto concerne

il pagamento di una somma di denaro, questa deve essere effettuata al domicilio del

creditore. In tutti gli altri casi il luogo dell'adempimento è il domicilio del debitore.

IL TEMPO DELL’ADEMPIMENTO

Il termine è spesso indicato nel titolo costitutivo.

Inoltre:

- se l’obbligazione è ad ESECUZIONE CONTINUATA o PERIODICA, occorre

determinare il momento iniziale e quello finale della prestazione dovuta

- se l’obbligazione è ad ESECUZIONE ISTANTANEA, occorre determinare il giorno

dell’adempimento

Quando per l’adempimento risulta fissato un termine si presume che esso sia a favore

del debitore, con la conseguenza che il creditore non può esigere il pagamento prima

della scadenza mentre il debitore può adempiere prima del termine fissato, se il

termine è fissato a favore di entrambi né l’uno né l’altro possono ottenere la

prestazione prima del tempo concordato.

Di regola le parti sono libere di definire il tempo dell’adempimento

DEROGA: è nullo ogni accordo sulla data del pagamento che risulti iniqua in danno al

creditore, nel caso in cui il debitore abbia un maggiore potere contrattuale.

LIMITAZIONI ALL’USO DEL CONTANTE

Per contrastare i fenomeni del c.d. riciclaggio di danaro sporco e del finanziamento del

terrorismo, il legislatore ha vietato il trasferimento di danaro contante, per una somma

superiore a 1.000€

ADEMPIMENTO DEL TERZO

Di regola per il creditore è indifferente se la prestazione viene eseguita personalmente

dal debitore o da un terzo.

Quando però, la prestazione sia infungibile, il creditore può rifiutare la prestazione che

il debitore gli proponga di far eseguire da un suo sostituto. Se invece la prestazione è

fungibile, il creditore non può rifiutare la prestazione che gli venga offerta da un terzo.

IMPUTAZIONE DEL PAGAMENTO

Se una persona, che ha più debiti della stessa specie verso la stessa persona, effettua

un pagamento che non comprenda la totalità di quanto dovuto, risulta importante

stabilire quale tra i vari debiti venga estinto.

Si riconosce al debitore la facoltà di dichiarare quale debito intende soddisfare: in

mancanza il pagamento deve essere imputato al debito scaduto, fra più debiti scaduti

a quello meno garantito, fra più debiti ugualmente garantiti, al più oneroso per il

debitore e tra più debiti ugualmente onerosi, al più antico.

LA PRESTAZIONE IN LUOGO DI ADEMPIMENTO

Il creditore può legittimamente rifiutare una prestazione diversa da quella dedotta in

obbligazione.

Il creditore può tuttavia accettare che il debitore si liberi eseguendo una prestazione

diversa da quella dovuta.

Art. 1197 c.c.: "Il debitore non può liberarsi eseguendo una prestazione diversa da

quella dovuta anche se di valore uguale o maggiore, salvo che il creditore consenta. In

questo caso l'obbligazione si estingue quando la diversa prestazione è eseguita”

LA COOPERAZIONE DEL CREDITORE NELL’ADEMPIMENTO E LA MORA CREDENDI

Normalmente per la realizzazione dell’adempimento è necessaria la cooperazione del

creditore.

Con l’accezione “mora credendi” (mora del creditore), si intende quel comportamento

imputabile al soggetto attivo di un rapporto obbligatorio, il quale, senza giustificato

motivo, si rifiuti di ricevere il pagamento offertogli dal debitore oppure non compie

quanto è necessario affinché lo stesso possa adempiere ad una obbligazione esistente.

Il rifiuto, da parte del creditore, di ricevere la prestazione offerta dal debitore è

giustificabile solo qualora l'offerta non sia valida, ad es. perché parziale o inesatta.

Il debitore costituisce in mora il creditore con l'offerta dell'adempimento, tale offerta

può essere:

- SOLENNE: ovvero compiuta da un pubblico ufficiale, se l’obbligazione ha ad

oggetto delle res da consegnare a domicilio il pubblico ufficiale le porta con sé

per eseguire il pagamento, se si tratta di un bene diverso (es. immobile) l’offerta

avviene per intimazione mediante atto notificato al creditore

- SECONDO GLI USI: dove gli effetti della mora non si verifichino dal giorno

dell’offerta ma da quello del deposito delle cose dovute

In ogni caso, perché il debitore ottenga la liberazione dall’obbligazione è necessario,

se l’obbligazione ha ad oggetto la consegna di beni mobili, il loro deposito e se

l’obbligazione ha ad oggetto la consegna di immobili, la consegna di essi al

sequestratario nominato dal giudice.

I MODI DI ESTINZIONE DIVERSI DALL’ADEMPIMENTO

LA COMPENSAZIONE

Quando tra due persone intercorrono rapporti obbligatori reciproci, i due rapporti

possono estinguersi, in modo parziale o totale, senza bisogno di provvedere ai

rispettivi adempimenti, mediante compensazione tra i rispettivi crediti.

Alcuni crediti non possono essere oggetto di compensazione (es. credito agli alimenti).

La compensazione non è ammessa tra obbligazione civile e naturale

Le tipologie di compensazione previste sono:

- COMPENSAZIONE LEGALE: si verifica tra due debiti aventi per oggetto una

somma di denaro o altra quantità di cose fungibili della stessa specie (crediti

quindi omogenei in senso giuridico), che siano crediti liquidi (vale a dire

determinati nel loro ammontare), ed esigibili (non siano cioè soggetti a termine o

condizione)

- COMPENSAZIONE GIUDIZIARIA: si verifica tra due crediti aventi per oggetto una

somma di denaro o altra quantità di cose fungibili della stessa specie, che

tuttavia, a differenza del caso precedente, siano esigibili ma non entrambi liquidi

purché il credito non liquido sia di pronta e facile liquidazione. In questo caso la

compensazione deve essere disposta dal giudice con sentenza costitutiva

- COMPENSAZIONE VOLONTARIA: si fonda su un accordo tra le parti, e può operare

in assenza dei requisiti previsti dalle ipotesi precedenti

LA CONFUSIONE

Si ha quando le posizioni passive e attive del rapporto obbligatorio vengono a

coincidere e riunirsi nella medesima persona (es. in caso di successione di un debitore

nella posizione di creditore)

LA NOVAZIONE

La novazione è un contratto con il quale i soggetti di un rapporto obbligatorio

sostituiscono un nuovo rapporto a quello originario.

- Se la sostituzione riguarda il debitore (che viene liberato), la novazione si dice

SOGGETTIVA (verranno applicate le norme relative alla delegazione,

espromissione e accollo)

- Se viene modificato l’oggetto o il titolo, la novazione si dice OGGETTIVA. Gli

elementi che caratterizzano la novazione oggettiva sono due:

uno OGGETTIVO: consistente nella modificazione dell’oggetto o del titolo

 uno SOGGETTIVO: consistente nella comune volontà di estinguere

 l’obbligazione precedente

LA REMISSIONE

La remissione è il negozio giuridico unilaterale mediante il quale il creditore rinunzia

gratuitamente al diritto di credito.

La remissione è dunque un negozio:

- UNILATERALE: in quanto per il suo trasferimento è sufficiente la volontà del

creditore di rinunziare al credito

- RECETTIZIO: in quanto il negozio, per avere effetto, deve pervenire a conoscenza

del debitore

La remissione può avvenire mediante:

- DICHIARAZIONE del creditore di rimettere il debito

- RESTITUZIONE volontaria del titolo originale del credito

L’IMPOSSIBILITÀ SOPRAVVENUTA

Art. 1256 c.c.: "L'obbligazione si estingue quando, per una causa non imputabile al

debitore, la prestazione diventa impossibile.

Se l'impossibilità è solo temporanea, il debitore finché essa perdura, non è

responsabile del ritardo nell'adempimento. Tuttavia, l'obbligazione si estingue se

l'impossibilità perdura fino a quando, in relazione al titolo dell'obbligazione o alla

natura dell'oggetto, il debitore non può più essere ritenuto obbligato a eseguire la

prestazione ovvero il creditore non ha più interesse a conseguirla"

L’impossibilità originaria impedisce il sorgere del rapporto obbligatorio mentre

l’impossibilità sopravvenuta estingue l’obbligazione liberando il debitore, se essa

dipende da cause a lui non imputabili. Se, invece, impossibilità della prestazione fosse

da attribuire al debitore, non vi sarebbe estinzione dell'obbligazione e il creditore

potrebbe far valere il suo diritto come risarcimento del danno.

La prova dell'impossibilità è a carico del debitore che deve provare la oggettività e

assolutezza dell'impossibilità: deve provare che l'impossibilità non era superabile, non

solo da lui, ma da ogni soggetto che si fosse trovato nella stessa situazione.

L’impossibilità temporanea è una situazione oggettiva che impedisce

temporaneamente al debitore di eseguire una prestazione. L’impossibilità temporanea

produce però l’estinzione dell’obbligazione se perdura fino a quando:

- Il debitore non può più essere ritenuto obbligato ad eseguirla

- Il creditore non ha più interesse all’adempimento

L’impossibilità parziale, si ha se la prestazione è divenuta impossibile solo in parte.

Secondo l'articolo 1258 c.c. l'impossibilità parziale della prestazione non provoca

l'estinzione dell'obbligazione se è possibile eseguirla per la parte rimanente.

In questo caso il debitore si libera dell'obbligazione eseguendo la prestazione per la

parte che è rimasta possibile.

L’INADEMPIMENTO E LA MORA

L’INADEMPIMENTO

Il debitore è tenuto ad eseguire esattamente la prestazione dovuta: se non lo fa

incorre nell’inadempimento.

Art. 1218 c.c.: “Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto

al risarcimento del danno se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato

determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non

imputabile”.

Perché si abbia ‘inadempimento’ è necessario che sia già maturato il tempo

dell’inadempimento.

L’inadempimento può essere:

- TOTALE: se la prestazione è mancata interamente

- PARZIALE: quando la prestazione effettuata differisce quantitativamente o

qualitativamente da quella dovuta

- ASSOLUTO: quando è escluso che possa essere effettuato in futuro

- RELATIVO: quando la prestazione non è stata ancora eseguita, ma potrebbe

esserlo in futuro

LA RESPONSABILITÀ CONTRATTUALE

La responsabilità contrattuale è la responsabilità derivante dall'inadempimento,

dall'inesatto adempimento e dall'adempimento tardivo di una preesistente

obbligazione.

L’art. 1176 c.c. chiarisce che il debitore deve usare la diligenza del buon padre di

famiglia, cioè la diligenza

di persona onesta, preparata e coscienziosa. Ma la diligenza varia a seconda

dell’attività dovuta, così all’operatore professionale si richiede una diligenza superiore

a quella dell’operatore occasionale, oppure a chi effettua la prestazione a titolo

gratuito si richiede un impegno meno gravoso.

Vi sono dei casi in cui il debitore risponde anche se nessuna negligenza può essergli

imputata (es. il

vettore di trasporto cose risponde della perdita della merce, anche se è andata

distrutta senza sua colpa, come un incidente provocato da terzi).

In ogni caso grava sul debitore l’onere di fornire la prova di un eventuale causa di

giustificazione atta ad esonerarlo da responsabilità contrattuale

IL DANNO RISARCIBILE

Il danno, di cui il creditore può chiedere il risarcimento, varia a seconda che si tratti di:

- INADEMPIMENTO ASSOLUTO: nel qual caso il danno risarcibile è costituito dalle

conseguenze negative della definitiva inattuazione della prestazione dovuta

- INADEMPIMENTO RELATIVO: in questo caso il danno risarcibile è costituito dalle

conseguenze negative del ritardo fatto registrare nell’esecuzione della

prestazione dovuta, che deve pur sempre adempiersi

Il risarcimento del danno deve comprendere sia la perdita subita dal creditore (c.d.

danno emergente), sia il mancato guadagno (lucro cessante).

Risarcibile non è solo il danno patrimoniale, ma anche il danno non patrimoniale (cioè

non immediatamente suscettibile di valutazione economica), ma limitatamente alle

ipotesi in cui l’inadempimento abbia determinato la lesione di diritti inviolabili della

persona.

In ogni caso è risarcibile soltanto il danno che sia conseguenza immediata e diretta

dell’inadempimento.

In relazione ai danni non patrimoniali, vi era il rischio che essi fossero evanescenti: la

legislazione era inappropriata nel caso di danni prodotti alla salute del danneggiato

(es. vecchietta investita, no danni patrimoniali perché cure gratuite e non lavorava,

quindi non c’è danno perché sta a casa e no reato). In questo caso il danneggiato non

riceverebbe risarcimento.

Per questa ipotesi quindi la giurisprudenza ha creato una nuova nozione di danno

risarcibile: il DANNO BIOLOGICO: che consiste nel danno di alterazione alla salute. Se

vi è questa lesione, il danneggiato ha diritto al risarcimento.

Come si quantifica?

Per ogni punto di invalidità vi è un risarcimento. Più il soggetto è giovane e più è alto il

risarcimento

DANNI LEGALI non biologici MA importanti: morte di un congiunto causato da un terzo.

Dove non c’è danno biologico torna il problema dell’evanescenza. La giurisprudenza

ha deciso che il risarcimento di questi danni non patrimoniali e non biologici è

possibile in presenza di 2 condizioni:

- lesione di DIRITTI INVIOLABILI o TUTELATI dalla COSTITUZIONE

- GRAVITÀ DELL’OFFESA

Quando pretende il risarcimento, il creditore ha l’onere di provare le singole voci di

danno per le quali pretende di essere risarcito. Per sfuggire a quest’onere, il creditore

può pattuire con il debitore, ex ante (al momento della stipulazione del contratto) una

clausola penale, in forza della quale le parti stabiliscono forfettariamente quanto

dovrà il debitore in caso di inadempienza.

Per quanto riguarda le obbligazioni pecuniarie invece, dal giorno della mora, il debitore

è tenuto automaticamente a pagare, in aggiunta al capitale dovuto, anche gli interessi

moratori.

L’entità di tali interessi può essere fissata ex ante dalle parti stesse, mentre in ipotesi

diverse, dal giorno della mora il debitore deve gli interessi al tasso legale.

LA MORA DEL DEBITORE

Il ritardo (o inadempimento relativo) va distinto dalla mora del debitore.

Si ha la mora del debitore quando si hanno tre presupposti:

- Il ritardo nell’adempimento dell’obbligazione

- L’imputabilità di detto ritardo al debitore

- L’intimazione per iscritto da parte del creditore al debitore di adempiere, seppur

tardivamente

La mora del debitore può essere:

- EX RE (automatica): quando non è necessario l’atto di intimazione da parte del

creditore, essa scatta automaticamente al solo verificarsi del ritardo, nei

seguenti casi:


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in Economia
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher andreabram di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof D'Adda Alessandro.

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