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Vincenzo Roppo - Diritto privato: linee essenziali

Di cosa si occupa il diritto privato

Il diritto privato si occupa di aspetti e fenomeni importanti della vita economico-sociale. Nello specifico, si occupa delle organizzazioni create per obiettivi comuni a più persone che il singolo individuo non sarebbe in grado di realizzare da solo. Vengono considerati sia i rapporti interni che i rapporti con il mondo esterno. Si occupa dei beni e nello specifico dell’uso dei beni, stabilendo chi può usarli e in che limiti. Si occupa dei debiti e crediti, cioè dei rapporti tra il debitore e il creditore. Si occupa dei contratti che sono il principale strumento legale per movimentare risorse e realizzare operazioni economiche. Si occupa dei danni, cioè quando qualcuno subisce l’aggressione di un suo bene (che può essere una lesione fisica, una sofferenza morale, ecc.), il diritto privato stabilisce se questa perdita rimane a carico del danneggiato o se invece il danneggiato la può ribaltare su qualcun altro, pretendendo da lui l’equivalente in denaro del danno sofferto. Si occupa delle attività economiche organizzate (svolte da operatori economici professionali che producono beni e servizi e li scambiano sul mercato). Si occupa della famiglia, quindi delle relazioni tra marito e moglie e fra genitori e figli, negli aspetti sia personali sia economici. Si occupa infine delle successioni per causa di morte, cioè quello che accade ai beni, ai debiti e crediti di una persona quando muore.

La funzione del diritto privato: interessi e conflitti

Il diritto privato si occupa di indirizzare i comportamenti degli uomini, coinvolti nei fenomeni elencati sopra, in un senso che sia socialmente desiderabile. Vediamo che cosa è il concetto di interesse: è la tensione dell’uomo verso qualcosa che serve a soddisfare suoi bisogni. Esempio: il signor Rossi tra i suoi bisogni ha quello di un luogo in cui abitare e tale bisogno può essere soddisfatto da una certa casa, perciò lui ha un interesse verso quella casa che intende usare come propria abitazione. Il diritto privato prende in considerazione tale interesse dandogli una sistemazione. Questa può essere favorevole a Rossi stabilendo che lui ha la possibilità di abitare in quella casa perché ne ha la proprietà o usufrutto o sennò perché l’ha presa in locazione o in comodato dal proprietario. Può anche essere sfavorevole a Rossi stabilendo che lui non ha la possibilità di abitarci perché questa spetta a un altro. Vediamo quindi che spesso l'interesse di uno può risultare in contrasto con l’interesse di un altro, e in questo caso si ha un conflitto tra i portatori degli interessi in contrasto. La funzione del diritto è proprio risolvere questi conflitti o ancora meglio prevenirli. Questa funzione di risoluzione dei conflitti è molto importante perché evita che i cittadini si facciano giustizia da sé e assicura la pace sociale. Se non ci fosse il diritto che stabilisce che Rossi deve lasciare libera la casa di Bianchi, di fronte a Rossi che rifiuta di sgomberare, Bianchi cercherebbe di recuperare la casa con l'uso della forza e Rossi a sua volta resisterebbe. In questo modo si arriverebbe ad avere una società umana molto violenta e disordinata. Come abbiamo detto, oltre evitare che i conflitti si risolvano con l'uso della forza, il diritto ha pure la funzione di prevenirli. Per esempio, se Rossi sa che in base al diritto deve lasciare la casa di Bianchi e, che se non lo farà i meccanismi del diritto lo costringeranno a farlo, è probabile che si adegui di sua spontanea volontà alla pretesa di Bianchi e in questo modo non nascerà conflitto. Gli interessi di cui si occupa il diritto privato non sono solo quelli tipo economico-materiale ma possono anche essere interesse di tipo morale e anche in relazione a questi ci possono essere dei conflitti. Facciamo un esempio: il pubblico amministratore A ci tiene molto al suo onore e quindi ha interesse a non essere offeso pubblicamente con delle accuse infamanti, ma al giornalista invece interessa scrivere per il suo giornale articoli dove si afferma o si lascia intendere che il pubblico amministratore è disonesto e corrotto. Il diritto privato quindi si incarica di stabilire se prevale l'interesse del pubblico amministratore o l'interesse del giornalista, quindi nello specifico se un giornalista può bloccare o meno gli articoli e se li avesse già pubblicati, se il pubblico amministratore può avere o meno la pretesa a qualche riparazione per la pubblicazione offensiva.

Diritto oggettivo e diritti soggettivi

Il diritto che ha la funzione di sistemare interessi e di risolvere o prevenire conflitti è chiamato diritto oggettivo. Esiste anche un altro tipo di diritto chiamato diritto soggettivo che è il potere di azione o pretesa che uno ha verso qualcun altro. Il diritto di proprietà è un diritto soggettivo perché è il potere del proprietario di usare liberamente le sue cose e lo stesso vale per il diritto di credito in quanto è la pretesa del creditore di ottenere il pagamento del debitore. Tra i due diritti c'è una connessione molto stretta in quanto i diritti soggettivi dipendono dal diritto oggettivo ed è il diritto oggettivo che stabilisce quali sono, a chi spettano e in cosa consistono i diritti soggettivi.

Le norme giuridiche

Il diritto oggettivo è una realtà complessa fatta di tanti elementi collegati tra loro. L'elemento base della struttura del diritto oggettivo è rappresentato dalle norme del diritto o norme giuridiche. Il diritto, per realizzare le sue funzioni di sistemazione degli interessi e la prevenzione o risoluzione dei conflitti, deve influire sui comportamenti umani per orientarli nel senso corrispondente alle gerarchie di interessi (cioè alle scelte politiche) che il diritto fa proprie. La norma giuridica è proprio lo strumento fondamentale per questo fine. La norma giuridica funziona attraverso la combinazione di due elementi fondamentali: la regola e la sanzione. La norma giuridica consiste innanzitutto in una regola che di solito è la regola di condotta indirizzata agli uomini per orientare il comportamento nel senso desiderato, ad esempio paga i debiti, non fare danno agli altri eccetera. Adesso può succedere che la regola sia osservata e questo vuol dire che il diritto ha raggiunto il suo scopo, ovvero i comportamenti effettivi sono quelli socialmente desiderati. Può anche succedere che la regola non sia osservata e in questi casi c'è bisogno di una sanzione. La sanzione è la conseguenza che la norma giuridica fa derivare dalla violazione della regola, ad esempio se è violata la regola sul pagamento dei debiti, la sanzione consiste nel prelevare dal patrimonio del debitore la somma dovuta che viene poi successivamente data al creditore. Se ad esempio viene violata la regola che vieta di danneggiare gli altri, la sanzione è che il responsabile della violazione deve pagare un risarcimento al danneggiato.

La violazione della regola è anche una lesione dell'interesse che quella regola di diritto vuole affermare e proteggere. Come abbiamo visto dagli esempi di prima, è l'interesse del creditore a ricevere ciò che il debitore gli deve. Il ruolo della sanzione si spiega proprio in relazione all'interesse leso. La sanzione alcune volte serve a ripristinare l'interesse leso cancellando l'effetto indesiderato prodotto dalla violazione della regola. Questo è il caso della sanzione per il mancato pagamento dei debiti dove la sanzione ha un ruolo satisfattivo, nel senso che soddisfa in modo diretto e pieno l'interesse leso. Non sempre la sanzione ha questo potere; ci sono casi in cui dare un risarcimento in denaro al proprietario del quadro distrutto non recupera l'integrità del quadro e in questo caso la sanzione ha un ruolo compensativo, ovvero serve a compensare la vittima della violazione con qualcosa che non ripristina l'interesse leso ma semplicemente lo sostituisce con un surrogato di valore economico equivalente. Ci sono invece altre volte in cui la sanzione non ripristina l'interesse leso né lo compensa con un valore equivalente; questo è il caso ad esempio di un marito che viola gravemente i suoi doveri matrimoniali e la moglie può ottenere la separazione con addebito a carico di lui. In questo caso la sanzione ha un ruolo punitivo perché punta essenzialmente a colpire un comportamento riprovevole. Anche in questo caso però la sanzione mantiene sempre un collegamento con l'interesse leso infatti i coniugi sanno che se violeranno la regola sui doveri matrimoniali si esporranno alle conseguenze sgradevoli di una separazione con addebito. La paura di subirle porterà molti coniugi a non violare questa regola e quindi realizzerà l'interesse al rispetto dei doveri matrimoniali; in questo caso la sanzione ha un ruolo deterrente o preventivo. Come possiamo vedere però tutte le sanzioni hanno un ruolo preventivo, ad esempio i debiti di solito sono pagati spontaneamente perché i debitori sanno che se non pagano subiranno l'umiliazione e il fastidio di un'esecuzione forzata sul loro patrimonio.

Nel diritto privato ci sono molte regole che non necessariamente consistono nella violazione di obblighi e divieti di condotta ma consistono nel disporre determinati effetti legali, indipendenza dal verificarsi di certe situazioni. Un esempio potrebbe essere la regola con cui la proprietà della cosa venduta passa al compratore nel momento in cui si firma il contratto di vendita e non con il pagamento del prezzo o con la consegna della cosa. In ogni caso lo schema è sempre lo stesso ovvero “se (a), allora (b)”, dove (a) è una situazione verificata come reale ad es. Un comportamento umano che violando qualche divieto fa danno a qualcuno oppure la firma di un contratto di vendita), mentre (b) è la conseguenza legale della situazione verificata come ad esempio la sanzione del risarcimento del danno o il passaggio di proprietà della cosa venduta. I sinonimi di diritto oggettivo sono le espressioni “sistema giuridico” o “ordinamento giuridico” che indicano l'insieme delle norme giuridiche che organizzano la vita di una determinata società. Un sinonimo è anche “istituto giuridico” che indica l'insieme delle norme giuridiche che regolano qualche importante fenomeno della vita sociale come ad esempio il istituto del matrimonio è l'insieme delle norme che regolano l'unione stabile e formalizzata tra un uomo e una donna, l'istituto della proprietà è l'insieme delle norme che disciplinano l'uso delle cose, ecc.

L'applicazione delle norme giuridiche: la "fattispecie"

Quando si applica una norma giuridica implica formulare un giudizio, quindi giudicare se un dato comportamento o situazione faccia scattare o meno la sanzione prevista dalla norma. L'applicazione della norma implica l'incrocio tra un dato empirico (ovvero cosa è successo nella realtà) e un dato giuridico (ovvero cosa prevede la norma in quel caso). Le norme giuridiche hanno le caratteristiche della generalità e astrattezza. Generali in quanto si indirizzano a una moltitudine indeterminata di destinatari, astratte in quanto risultano applicabili a un numero indeterminato di situazioni concrete. La situazione concreta si ha nel momento in cui la norma va applicata e l'applicazione serve ad accertare se quella particolare situazione concreta rientra o meno nella previsione generale e astratta della norma. Vediamo un esempio: consideriamo un tamponamento verificatosi per colpa di Rossi, da cui l'auto di Bianchi esce semi distrutta; si tratta di applicare la norma che dice non fare danno ad altri e se lo fai risarcisci.

Esiste un concetto molto importante chiamato fattispecie che letteralmente significa immagine del fatto, la norma di solito contiene la descrizione di un fatto che è definito sulla base di alcuni elementi che lo caratterizzano in modo che quella descrizione può adattarsi a vari eventi storici. Questa descrizione è la fattispecie astratta come ad esempio nella norma sul risarcimento del danno (art 2043) “qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto”. Se Rossi per distrazione tampona Bianchi e semidistrugge la sua auto questo evento corrisponde alla descrizione fatta in generale della norma ed è una fattispecie concreta che può essere inquadrata nella fattispecie astratta della norma. L'operazione logica con cui si verifica che è una fattispecie concreta corrisponde a una fattispecie astratta, si chiama anche qualificazione della fattispecie (concreta). Il carattere generale e astratto delle norme giuridiche si collega alla funzione del diritto che organizza la società nel suo complesso.

L'interpretazione delle norme giuridiche

Applicare la norma significa stabilire se la fattispecie concreta di cui ci si occupa corrisponde alla fattispecie astratta descritta dalla norma stessa. Per applicare una norma bisogna interpretarla e l'interpretazione delle norme giuridiche è l'attività finalizzata a identificare il giusto significato delle parole, e dei loro collegamenti sintattici, che la norma usa per descrivere la fattispecie astratta. Quando le parole delle norme sono ambigue cioè si prestano a esprimere significati diversi e contrastanti tra loro, si presenta il problema dell’interpretazione. Se consideriamo ad esempio la parola famiglia, vediamo che compare nella costituzione dove si dice che i figli naturali nati da genitori non sposati tra loro sono tutelati solo compatibilmente con i diritti dei membri della famiglia legittima e qui vediamo il concetto di famiglia composto da genitori e figli. Troviamo la parola famiglia anche nel codice civile nell’articolo 230bis in cui la parola famiglia un significato diverso e più ampio perché non comprende solo i genitori e figli ma anche ai familiari più lontani come zii, fratelli ecc.

Nel primo caso si ha un'interpretazione restrittiva che dà alle norme un significato più limitato rispetto ad altri possibili, nel secondo caso invece si ha un'interpretazione estensiva che individua un significato più ampio rispetto ad altri possibili. Da tutto questo vediamo come la norma può significare due cose diverse: norma come testo e cioè come l'insieme delle formule linguistiche e norma come precetto che corrisponde al significato da attribuire al testo e definisce la regola effettivamente imposta ai destinatari della norma.

Criteri, limiti e spazi dell’interpretazione

L'interpretazione delle norme è un'attività regolata dal diritto e chi interpreta non può scegliere a suo arbitrio i criteri che gli sembrano soggettivamente migliori ma deve seguire criteri fissati dalle norme giuridiche che regolano l'interpretazione. Queste regole si trovano nell'articolo 12 prel., vediamo come l'interprete deve attribuire alle norme il senso indicato dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse e dalla intenzione del legislatore. Da questo articolo emergono i due fondamentali criteri dell'interpretazione: il criterio letterale e criterio logico. Secondo il criterio letterale le norme vanno interpretate secondo il comune significato che le parole delle frasi del testo hanno nella lingua italiana. Siccome il testo normativo non è univoco ma è ambiguo e quindi sopporta più significati, il criterio letterale non basta e si deve ricorrere al criterio logico che porta a prescegliere tra i vari significati possibili in base al criterio letterale, quello che corrisponde meglio all'intenzione del legislatore. Il criterio logico può essere soggettivo e oggettivo. Il criterio logico in senso soggettivo si riferisce alle opinioni e agli intenti che sono concretamente manifestati da coloro che hanno formulato la norma come ad esempio i membri del parlamento che hanno approvato una legge. Riguardo questo possiamo parlare di criterio psicologico, per la cui applicazione è importante l'esame dei lavori preparatori come ad esempio le discussioni svolte in parlamento o le modifiche subite dal testo durante l'approvazione della legge. Questa concezione antropomorfica del legislatore non è realistica in quanto il legislatore non è una persona ma è un insieme complesso di tante persone, gruppi, attività e procedure a cui è molto difficile riferire un'intenzione univoca (ancora di più quando la norma è stata fatta tanto tempo fa). È più realistico quindi concepire l'intenzione del legislatore in senso oggettivo e cioè come lo scopo che obiettivamente la norma mira a realizzare a prescindere da ciò che soggettivamente volevano i suoi autori materiali. A questo punto si parla di criterio teleologico (dal greco= scopo), in cui i criteri legali di interpretazione vincolano gli interpreti che non sono liberi di applicare i criteri diversi come ad esempio il senso di giustizia sociale. Esiste una divisione di ruolo fra chi fa le norme e chi le interpreta che deve essere rispettata senza invasione di campo, ovvero il giudice non deve pretendere di trasformarsi in legislatore. L'interprete ha sempre dei margini di libertà, discrezionalità e autonomia ed entro questi margini può scegliere fra interpretazioni diverse. La scelta è sicuramente influenzata anche dalla sua sensibilità sociale e culturale, dai costumi, dalle convinzioni, dei valori prevalenti nella società, e dei loro cambiamenti. Il fenomeno che si usa per indicare come il testo normativo può ricevere varie interpretazioni è chiamato interpretazione evolutiva.

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Scienze giuridiche IUS/01 Diritto privato

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chia234 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Gremigni Francini Lorenzo.
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