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● Oggetto sociale:

L’oggetto sociale è l’attività per il cui esercizio in comune la società è stata creata.

Esso va indicato nel contratto di società e deve essere:

▪ possibile;

▪ lecito;

▪ determinabile o determinato.

Normalmente l’oggetto sociale è un’attività d’impresa.

● Scopo di lucro:

La società è caratterizzata dallo scopo di lucro:

▪ lucro oggettivo (finalizzazione dell’attività sociale al conseguimento di profitti);

▪ lucro soggettivo (aspirazione dei singoli soci a percepire una quota degli utili sociali).

Lo scopo di lucro è essenziale per la società e la distingue dall’associazione.

E’ inammissibile ed è nullo il c.d. patto leonino cioè una clausola del contratto di società che

prevede che un socio sia completamente escluso da ogni partecipazione agli utili o alle perdite.

Alcune società non hanno scopo lucrativo, esse sono ad esempio le società sportive e

mutualistiche.

● Il socio:

Poiché il socio di una società è titolare di una complessa serie di posizioni giuridiche, si parla di

status di socio.

Fra gli obblighi del socio verso la società è fondamentale quello di fare conferimenti. Senza

conferimenti la società non avrebbe i mezzi per realizzare il suo scopo lucrativo.

Per cui l’inadempimento può essere causa dell’esclusione dalla società.

Il socio ha, inoltre, obblighi anche nei confronti di terzi e in particolare nei confronti dei creditori

della società.

● I diritti del socio possono classificarsi in tre categorie:

▪ diritti patrimoniali che sono essenzialmente tre:

1. diritto agli utili, la cui misura è proporzionale al valore dei suoi conferimenti;

2. diritto di partecipare agli aumenti di capitale (solo nelle società di capitali);

3. diritto alla quota di liquidazione che scatta quando il rapporto viene a cessare.

▪ diritti di amministrazione che consistono nel potere di influire sulla gestione e sugli indirizzi

dell’impresa sociale. Normalmente il socio ha:

1. diritto di concorrere alla formazione delle deliberazioni sociali sulla base del principio

maggioritario

2. diritto di impugnare le deliberazioni (se illegittime) della società per ottenere

l’annullamento.

▪ diritti di controllo per verificare che la gestione della società si svolga con regolarità ed

efficacia.

● La costituzione della società:

La società nasce con la formazione di un atto costitutivo al quale si affianca lo statuto che

contiene le regole per il funzionamento della società e quelle relative ai diritti e agli obblighi dei

soci.

Può accadere che, separatamente all’atto costitutivo e allo statuto, i soci stipulino tra loro dei

patti parasociali con i quali si impegnano reciprocamente ad osservare determinati

comportamenti che non dovrebbero osservare in base all’atto costitutivo.

I più importanti patti parasociali sono i patti di sindacato:

▪ sindacati di blocco: limitano la libertà dei soci di trasferire le proprie azioni;

▪ sindacati di voto: limitano la libertà dei soci nell’esercizio del diritto di voto dell’assemblea.

I patti parasociali hanno efficacia solo nei rapporti interni fra soci e nessuna efficacia esterna.

● Trasformazione:

La trasformazione è il fenomeno per cui la società di un determinato tipo diventa società di un

altro tipo o un ente che non è società diventa società e viceversa.

Le trasformazioni possono essere:

▪ omogenee: coinvolgono società lucrative e presentano regole diverse a seconda che si tratti di

società di persone si trasformino in società di capitali e viceversa.

▪ eterogenee: coinvolgono società non lucrative o enti non societari (comunioni di aziende..).

Presentano regole diverse a seconda che si tratti di società di capitali che si trasformano in

società non lucrative o enti non societari e viceversa.

La trasformazione produce effetti:

▪ verso la società (continuità dei rapporti giuridici);

▪ verso i soci ( ai soci spettano azioni o quote di partecipazione della nuova società in misura

corrispondente a quelle nella vecchia)

● Fusione:

La fusione è l’operazione per cui due o più società si uniscono fra loro in modo che risulti una

sola società.

Si distinguono due tipi di fusione:

▪ fusione in senso stretto con cui tutte le società interessate si estinguono e al loro posto ne

nasce una nuova;

▪ fusione per incorporazione con cui una società (incorporante) assorbe le altre (incorporate)

che si estinguono.

Il procedimento che porta alla fusione passa attraverso diverse fasi:

▪ redazione del progetto di fusione, relazione illustrativa e situazione patrimoniale aggiornata

delle società interessate, curandone l’iscrizione nel registro delle imprese.

▪ i documenti restano depositati nella sede sociale per 30 giorni.

▪ segue la deliberazione di fusione da parte delle assemblee interessate

▪ in mancanza di opposizioni da parte dei creditori viene stipulato l’atto di fusione.

● Scissione:

La scissione si ha quando il patrimonio di una società viene trasferito, completamente o in

parte, ad altre società già esistenti o appositamente costituita.

I soci della società che si scinde ricevono azioni o quote delle società che ne acquistano il

patrimonio.

Il procedimento della scissione consiste in:

▪ progetto di scissione;

▪ stati patrimoniali;

▪ relazione degli esperti;

▪ atto di scissione;

▪ eventuale opposizione dei creditori;

▪ iscrizione nel registro delle imprese.

● Estinzione:

L’estinzione è il fenomeno per cui la società cessa di esistere come autonomo soggetto.

Si determina attraverso tre passaggi:

▪ scioglimento della società, che può verificarsi perché essa ha esaurito la sua funzione o non

è più in grado di realizzarla.

Ma anche per volontà dei soci.

▪ liquidazione che consiste nel pagamento dei debiti sociali e nella ripartizione del patrimonio

tra i soci.

La liquidazione si attua con l’intervento dei liquidatori.

▪ richiesta da parte dei liquidatori della cancellazione dal registro delle imprese.

● Tipi di società

▪ in base al criterio dello scopo si distinguono: - società lucrative;

- società mutualistiche (senza scopo lucrativo).

▪ in base al criterio dell’oggetto sociale si distinguono: - società commerciali (o registrate);

- società non commerciali (società

semplice).

▪ in base al criterio dell’autonomia patrimoniale: - società di persone (autonomia patrimoniale

imperfetta);

- società di capitali ( autonomia patrimoniale

perfetta; sono persone giuridiche).

● Società di persone:

Nella società di persone i soci rispondono illimitatamente, con il loro patrimonio personale,

per i debiti della società.

L’autonomia patrimoniale è imperfetta, ma il grado di imperfezione può variare.

● Società di capitali:

Nella società di capitali i soci non rispondo personalmente delle obbligazioni sociale.

A rispondervi è solo la società con il suo patrimonio.

La società di capitali è dotata di autonomia patrimoniale perfetta ed è quindi una persona

giuridica.

● L’associazione in partecipazione:

L’associazione in partecipazione è il contratto con cui l’associato versa un determinato apporto a

un imprenditore (associante).

L’associante attribuisce all’associato una partecipazione agli utili generali della sua impresa .

A differenza della società, nell’associazione in partecipazione:

▪ non nasce nessuna organizzazione con autonoma soggettività e titolarità di posizioni giuridiche

▪ la società rimane di esclusiva pertinenza dell’associante

▪ l’associato partecipa agli utili nella stessa misura in cui partecipa alle perdite o l’associato

partecipa agli utili, ma non alle perdite.

● I consorzi d’imprese:

Per essere valido il contratto di consorzio richiede forma scritta e deve indicare gli obblighi

assunti dai consorziati.

I consorziati devono consentire i controlli e le ispezioni da parte di organi previsti dal contratto.

Le deliberazioni necessarie per attuare le finalità del consorzio sono prese a maggioranza e se

illegittime possono essere impugnate davanti all’autorità giudiziaria.

Quando i consorziati devono entrare congiuntamente in rapporto con i terzi, possono costituire

un consorzio con attività esterna il quale ha autonomia patrimoniale perfetta.

Un modo per rendere la organizzazione consortile ancora più forte ed autonoma è costituire

una società consortile il cui scopo è appunto quello consortile e non quello lucrativo.

I DIRITTI DELLA PERSONALITA’

DIRITTO ALL’INTEGRITA’ FISICA:

Per l’art. 32 C., la salute è un diritto fondamentale dell’individuo.

Il diritto di salute comprende quello di integrità fisica, ma copre anche la salute psichica.

L’integrità fisica è protetta:

● per interventi dello stesso titolare, infatti, l’integrità fisica per alcuni aspetti è indisponibile.

Sono vietati ai sensi dell’art. 5 c.c., atti che cagionino una diminuzione permanente dell’integrità

fisica (Es: non si può cedere la propria cornea per un trapianto).

Leggi speciali valgono, invece, per il trapianto del rene (l. 458/1967) ,del fegato (l.483/1999) e

per il prelievo di sangue destinato a trasfusioni.

Condizione particolarmente importante è la gratuità dell’atto di disposizione.

Non si pone nessun problema di integrità fisica quando gli organi destinati a trapianto siano

prelevati da persona defunta.

In base alla legge 91/1999 il prelievo di organi dal defunto può farsi:

▪ successivamente all’accertamento della morte;

▪ con il consenso dell’interessato;

▪ a titolo gratuito.

● per interventi da aggressioni esterne:

▪ chi riceve un danno (danno biologico) per il comportamento ingiustificato di un altro soggetto

ha diritto al risarcimento del danno;

▪ per i trattamenti medico-chirurgici è richiesto il consenso del paziente (art.32 C.)

DIRITTO ALLA VITA

In caso di uccisione il risarcimento è dato ai famigliari e agli eredi.

▪ l’aborto è considerato dagli avversari della possibilità legale di interrompere volontariamente la

gravidanza come una violazione del diritto alla vita del nascituro.

▪ altro campo di discussione è la vita artificiale di persone che si trovino in uno stato vegetativo

non reversibile. Si discute se sia giusto applicare tecniche di accanimento terapeutico e se sia

giusto dare spazio al cosiddetto testamento biologico: atto con cui la persona dispone in anticipo

quali trattamenti medici desidera ricevere o non ricevere, nel caso in cui si trovi in determinate

condizioni cliniche tali da rendere il soggetto non in grado di manifestare in quel momento una

volontà cosciente.

▪ altro campo in cui si manifestano problemi di tipo giuridico è la procreazione assistita.

▪ intervento coatto sanitario per infermi di mente e tossicodipendenti.

DIRITTO AL NOME (art. 6, 7,8,9 c.c.)

Ogni individuo ha un nome fatto di prenome e cognome.

Sul proprio nome la persona ha un diritto che la legge tutela contro due tipi di aggressione a cui il

diritto è esposto:

▪ contestazione del nome ovvero quando un estraneo contesta alla persona il diritto all’uso del

proprio nome;

▪ usurpazione del nome, ovvero quando un estraneo si appropria del nome della persona o ne

abusa in modo da causare pregiudizio al titolare (Es: un’impresa che utilizza un nome di un

personaggio famoso senza chiedergli il consenso).

Il titolare del diritto violato può chiedere i seguenti rimedi (art.7 c.c.) :

▪ l’inibitoria, con cui il giudice ordina al violatore di cessare il comportamento lesivo;

▪ la pubblicazione della decisione in uno o più giornali;

▪ il risarcimento del danno.

Generalmente è al titolare del nome che spetta il diritto di agire, ma è un’azione riconosciuta

anche alla famiglia (Es: la vedova nel caso in cui il nome violato sia quello del marito defunto).

Lo pseudonimo, usato da una persona, che abbia acquistato l’importanza del nome può essere

tutelato ai sensi dell’art. 7 c.c.

DIRITTO ALL’IMMAGINE

Una persona può essere danneggiata dagli usi che un’altra persona fa della sua immagine.

Ai sensi dell’art.10 c.c. è vietata la pubblicazione e l’esposizione dell’immagine fuori dei casi

consentiti dalla legge, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione della persona stessa o

della sua famiglia.

E’ ammessa la pubblicazione delle immagini solo quando è giustificata:

▪ dalla notorietà pubblica della persona o dalla necessità di giustizia, polizia, per scopi scientifici,

didattici o culturali. O quando l’immagine è stata ripresa in occasione di cerimonie o altri

avvenimenti pubblici (comizio, corteo, partita di calcio..).

▪ o se vi è il consenso della persona e, se questa è morta, dei suoi famigliari.

Quando l’immagine è pubblicata fuori da questi limiti, il titolare del diritto o la famiglia, può

ottenere dal giudice rimedi:

▪ cessazione dell’abuso con azione inibitoria;

▪ risarcimento del danno

Nel caso di diffusione dell’immagine a mezzo stampa:

▪ sequestro del materiale non stampato a scopo cautelare, prima della pubblicazione.

( contemperamento art. 21, c.3, C: Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato

dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa

espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per

l'indicazione dei responsabili).

DIRITTO ALL’ONORE

La tutela giuridica del diritto all’onore non presuppone che i fatto offensivi enunciati siano falsi e

infondati: infatti, anche se i fatti sono veri e fondati possono scattare rimedi a protezione

dell’offeso.

Art.594 e 595 codice penale:

▪ Ingiuria “Chiunque offende l’onore o il decoro di una persona presente è punito con la reclusione

fino a sei mesi o con la multa fino a €516. Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto

mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni, diretti alla persona

offesa. La pena è della reclusione fino a un anno o della multa fino a € 1.032, se l’offesa consiste

nell’attribuzione di un fatto determinato. Le pene sono aumentate qualora l’offesa sia commessa

in presenza di più persone”.

▪ Diffamazione “Chiunque, fuori dei casi indicati nell’articolo precedente, comunicando con più

persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa

fino a € 1.032. Se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la pena è della

reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a €2.065. Se l’offesa è recata col mezzo della

stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della

reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a €516. Se l’offesa è recata a un

Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza, o ad una Autorità

costituita in collegio, le pene sono aumentate”.

In caso di diffamazione non solo colposa, ma anche dolosa (non intenzionalmente posta in

essere) si va incontro a tutela della reputazione economica e professionale, non solo

dell’onore in senso morale.

Limiti alla tutela:

Il problema della tutela del diritto all’onore si pone nei confronti di chi svolge un’attività per la

quale occorre una libertà di giudizio e di critica, soprattutto per motivi di interesse sociale.

E’ il caso di:

▪ attività politica (art.68, c.1, C)

▪ attività giornalistica ( diritto di cronaca e di critica).

Tutela dell’onore e diffamazione:

La divulgazione di fatti offensivi dell’altrui reputazione è ammessa se corrispondono al vero?

L’art. 596 codice penale esclude che si possa provare la verità (exceptio veritatis) con alcune

eccezioni:

▪ L’orientamento della giurisprudenza ammette l’excetpio veritatis e quindi esclude la

responsabilità per lesione dell’onore e della reputazione in ossequio all’art.21 Cost. che tutela la

libertà di pensiero e di opinione.

▪ In tema di diffamazione a mezzo stampa:

Importante sentenza: Cassazione 5259/1984, conosciuta come il decalogo dei giornalisti.

La divulgazione a mezzo stampa di notizie e commenti costituisce legittimo esercizio di un diritto

esimente della diffamazione quando concorrano i seguenti requisiti:

- Utilità sociale dell’informazione

- Verità dei fatti esposti

- Forma civile dell’esposizione

● Art. 596 Esclusione della prova liberatoria :

Il colpevole dei delitti di diffamazione e ingiuria non è ammesso a provare, a sua

discolpa, la verità o la notorietà del fatto attribuito alla persona offesa.

Eccezioni:

Tuttavia, quando l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, la persona offesa e

l’offensore possono, d’accordo prima che sia pronunciata sentenza irrevocabile, deferire ad un

giuri’ d’onore il giudizio sulla verità del fatto medesimo.

Quando l’offesa consiste nell’ attribuzione di un fatto determinato, la prova della verità del fatto

medesimo è però sempre ammessa nel procedimento penale:

1) se la persona offesa è un pubblico ufficiale ed il fatto ad esso attribuito si riferisce all’esercizio

delle sue funzioni;

2) se per il fatto attribuito alla persona offesa è tuttora aperto o si inizia contro di essa un

procedimento penale;

3) se il querelante domanda formalmente che il giudizio si estenda ad accertare la verità o la

falsità del fatto ad esso attribuito.

Se la verità del fatto è provata o se per esso la persona a cui il fatto è attribuito è condannata,

dopo l’attribuzione del fatto medesimo, l’autore della imputazione non è punibile, salvo che i

modi usati non rendano per se’ stessi applicabili le disposizioni dell’articolo 594c.c.,c.1, e

595c.c.,c.1.

▪ Art. 596 bis c.p. Diffamazione col mezzo della stampa:

Se il delitto di diffamazione è commesso col mezzo della stampa le disposizioni dell’articolo

precedente si applicano anche al direttore o vice-direttore responsabile, all’editore e allo

stampatore, per i reati preveduti negli articoli 57, 57 bis e 58, legge sulla stampa.

DIRITTO ALLA RISERVATEZZA (o alla privacy o all’intimità della vita privata):

La legge tutela il diritto alla riservatezza contro due tipi di aggressione:

● Ingiustificate intromissioni di estranei nella sfera intima della persona e dei suoi luoghi privati.

In questo caso il diritto alla riservatezza è protetto da diverse norme:

▪ inviolabilità del domicilio (art.14 Costituzione e art.614 codice penale);

▪ codice della privacy;

▪ interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis,c.1, c.p.);

▪ norme relative ai rapporti di lavoro (vietato l’uso di strumenti di controllo a distanza del

lavoratore);

▪ limitazioni per il datore di lavoro circa accertamenti sanitari sul lavoratore;

▪ divieto di indagini sulle idee politiche.

● Divulgazione all’esterno di fatti o elementi che appartengono alla sfera intima della persona

(es. attraverso mezzi di comunicazione di massa).

A questo aspetto si collegano:

▪ le norme sul diritto all’immagine;

▪ le norme sulle interferenze illecite nelle vita privata (art.615,c.2,c.p).

Un aspetto particolare della riservatezza riguarda la corrispondenza epistolare, la cui segretezza è

garantita costituzionalmente dall’art.15.

Tutela più generale del diritto al riserbo della vita privata:

Il fondamento del diritto generale al riserbo della vita privata ha il suo fondamento nell’art.2

Costituzione (libero sviluppo della personalità individuale) e nell’art.8 Cedu (ogni persona ha

diritto al rispetto della sua vita privata e famigliare.

Quanto detto presuppone, però, dei limiti valutabili dal giudice:

▪ notorietà della persona ( personaggio pubblico, attore..);

▪ ragioni culturali (ricerca storica su personaggi o epoche);

▪ interesse sociale.

Diritto alla riservatezza e banche dati:

Per quanto riguarda le aggressioni derivate dallo sviluppo della tecnologia informatica, il codice

della privacy (d. lgs. 196/2003 successivamente alla legge 1996) ha lo scopo di garantire che il

trattamento dei dati personali ad opera delle banche dati avvenga nel rispetto dei diritti e delle

libertà fondamentali del cittadino e della dignità delle persone.

A tal fine la legge:

▪ istituisce un organismo garante (Garante per la protezione dei dati personali);

▪ obbliga i titolari delle banche dati a notificare la loro esistenza al Garante e ad osservare le

prescrizioni;

▪ attribuisce agli interessati diritti verso i titolari delle banche dati e in particolare:

- diritto di informazione circa il trattamento dei dati;

- il diritto di scegliere se dare o non dare il consenso al trattamento;

- il diritto di verificare se il trattamento dei dati è svolto in modo corretto ed eliminare

eventualmente le scorrettezze.

▪ stabilisce regole per la protezione dei dati sensibili ( scelte politiche, salute..)

▪ prevede modalità particolari per il trattamento dei dati da parte di medici e giornalisti.

DIRITTO ALL’IDENTITA’ PERSONALE

Diritto della persona a non vedersi attribuire pubblicamente qualifiche, opinioni o comportamenti

non veri e tali da falsare la propria immagine sociale.

Trae origine dal diritto all’immagine, dal diritto al nome e dal diritto all’onore e alla reputazione.

La tutela dell’immagine viene estesa anche al suo significato sociale.

Il primo riconoscimento del diritto all’identità personale in Cassazione è stato riconosciuto nel

1985 con il caso Veronesi.

RIMEDI PER LA TUTELA DEI DIRITTI DELLA PERSONALITA’

● rimedi che appartengono al diritto pubblico:

▪ diritto penale;

▪ diritto amministrativo ( tutela sicurezza dell’ambiente di lavoro)

● rimedi che appartengono al diritto privato:

▪ risarcimento del danno ( generalmente non patrimoniale, di difficile quantificazione)

▪ l’inibitoria (ordine del giudice di cessazione dell’attività lesiva)

▪ pubblicazione della sentenza ( condanna l’autore della lesione)

▪ rettifica (per ristabilire la verità delle cose)

▪ invalidità degli atti di disposizione dei diritti indisponibili

LE OBBLIGAZIONI

L’OBBLIGAZIONE Nozione di obbligazione:

L’obbligazione è il rapporto tra creditore e debitore ed è il rapporto con cui il debitore è tenuto ad

una prestazione per soddisfare un interesse, anche non patrimoniale, del creditore.

I termini “obbligazione” e “credito” sono sostanzialmente sinonimi: infatti, parlare di obbligazione

significa parlare dei diritti di credito.

Occorre, dunque, fare una distinzione fra diritti di credito e diritti reali.

● Diritto di credito:

▪ attribuisce al creditore la pretesa di esigere una prestazione da una o più persone determinate;

▪ richiede la cooperazione di un altro soggetto.

● Diritto reale:

▪ è il diritto di trarre da una cosa le sue utilità economiche legalmente garantite, o alcune di

esse;

▪ immediatezza.

Soggetto attivo Soggetto passivo

(credito) (obbligazione)

Rapporto giuridico che corre tra loro

(rapporto obbligatorio)

LA PRESTAZIONE:

Oggetto dell’obbligazione è la prestazione, cioè il comportamento dovuto dal debitore nei

confronti del creditore.

L’obbligazione (cioè il credito) è uno strumento giuridico che serve per realizzare l’interesse alla

prestazione (cioè l’interesse del creditore).

La prestazione deve essere:

▪ possibile perché non avrebbe senso un’obbligazione che imponga al debitore di realizzare

un’azione o un risultato non realizzabili;

▪ lecita, perché non sarebbe possibile un’obbligazione che imponga al debitore un comportamento

o un risultato vietati dalla legge;

▪ determinata o determinabile, perché non sarebbe possibile un’obbligazione in cui non si capisce,

o non c’è modo di capire, il comportamento dovuto dal debitore e il risultato atteso dal

creditore;

▪ patrimoniale, cioè suscettibile di valutazione economica.

L’interesse del creditore può essere:

▪ non patrimoniale (Es: culturale, benefico, sportivo…);

MA

La prestazione:

▪ Ai sensi dell’art.1174 deve essere suscettibile di valutazione economica e avere,

quindi, carattere patrimoniale ed essere traducibile in valore monetario.

Sulla base del contenuto della prestazione si distinguono:

▪ obbligazioni di dare, nelle quali la prestazione consiste nel consegnare una cosa al creditore

(obbligazioni pecuniarie: consegna di una somma di denaro);

▪ obbligazioni di fare, nelle quali la prestazione consiste in un comportamento attivo del debitore,

diverso dalla consegna della cosa al fine di soddisfare l’interesse del creditore (restaurare un

quadro, costruire un edificio, ma anche curare un malto, difendere un imputato..)

▪ obbligazioni di non fare (o negative), nelle quali la prestazione consiste in un comportamento di

astensione del debitore il quale è obbligato a non compiere un determinato comportamento.

OBBLIGHI NON PATRIMONIALI, PRESTAZIONI DI CORTESIA, OBBLIGAZIONI PERFETTE E

OBBLIGAZIONI NATURALI

1. Obblighi non patrimoniali:

Gli obblighi non patrimoniali non danno luogo ad obbligazioni, ma sono obblighi legali e la loro

violazione determina conseguenze di tipo giuridico diverse da quelle previste per la violazione

delle obbligazioni (Es: obblighi coniugali; ex art.143,c.2).

2. Prestazioni di cortesia:

Si tratta di prestazioni che un soggetto compie per cortesia, amicizia o benevolenza, e sul chiaro

presupposto che esse non siano dovute per obbligo giuridico.

La prestazione di cortesia è sempre gratuita.

Ma non tutte le prestazioni gratuite sono di cortesia: infatti, le prestazioni gratuite possono

formare oggetto di obbligazioni.

3. Obbligazioni perfette e doppio valore dell’obbligazione:

Le obbligazioni perfette o civili, hanno un doppio valore:

▪ valgono come giusta causa della prestazione eseguita e del conseguente trasferimento di

ricchezza dal debitore al creditore.

Una volta eseguita la prestazione il debitore non può chiedere la restituzione.

▪ l’obbligazione da al creditore il potere di azione in giudizio contro il debitore, cioè se il

debitore non paga spontaneamente, il creditore può rivolgersi al giudice per ottenere

l’attuazione del suo diritto con i meccanismi della giurisdizione.

Le obbligazioni valgono come giusta causa della prestazione e danno azione in giudizio contro il

debitore

4. Obbligazioni naturali:

Le obbligazioni naturali (art. 2034 c.c.) sono definite dalla legge come doveri morali o sociali che

quindi non obbligano legalmente il debitore a pagare e non danno al creditore azione per

ottenere la prestazione non eseguita.

Hanno forza di impedire al debitore di ottenere la prestazione stessa, se egli l’ha adempiuta

spontaneamente (Es: debito di gioco; il giocatore che perde può rifiutarsi di pagare e il vincitore

non ha mezzi legali per costringerlo al pagamento).

L’effetto giuridico delle obbligazioni naturali è l’impossibilita di ripetere la prestazione eseguita

(cioè chiederne la restituzione) benché fatta da chi non fosse legalmente obbligato.

E’ possibile chiedere la restituzione se la prescrizione non è fatta spontaneamente o da un

soggetto incapace di intendere e di volere.

Le prestazioni naturali valgono quindi come giusta causa della prestazione eseguita, ma non

hanno azione in giudizio contro il debitore.

TIPI DI OBBLIGAZIONI:

• Obbligazioni complesse

• Obbligazioni parziarie

•prelazione;

• Obbligazioni indivisibili;

• Obbligazioni alternative;

• Obbligazioni facoltative.

OBBLIGAZIONI COMPLESSE:

Possono esserci:

▪ obbligazioni soggettivamente complesse, la complessità può riguardare sia la parte passiva del

rapporto obbligatorio, nel caso in cui ci siano più debitori, sia la parte attiva nel caso in cui ci

siano più creditori.

▪ obbligazioni oggettivamente complesse, la complessità riguarda la prestazione perché si

prevedono più prestazioni diverse (Es: obbligazioni alternative e facoltative).

OBBLIGAZIONI PARZIARIE (divisibili – pluralità dei debitori):

Nell’obbligazione parziaria la prestazione è frazionata fra i diversi debitori.

Il debito viene suddiviso in parti uguali tra i debitori e, per realizzare l’intero credito, il creditore

deve chiedere a ciascun debitore la sua quota.

Se qualche debitore è insolvente, il creditore perde la quota corrispondente perché non può

chiederla ad altri (art. 1314).

OBBLIGAZIONI SOLIDALI (divisibili – pluralità dei debitori):

Nel caso di obbligazioni solidali il creditore può chiedere l’intera somma del credito a qualsiasi

condebitore.

Se qualcuno dei debitori non è in grado di pagare, il creditore può chiedere a chiunque degli altri

l’intera prestazione.

Il pagamento eseguito da uno dei condebitori libera tutti gli altri.

La regola generale è la solidarietà.

Per quanto riguarda la disciplina delle obbligazioni solidali occorre distinguere fra due ordini di

rapporti:

● nei rapporti fra creditore e condebitori si pongono due problemi:

▪ la scelta da parte del creditore, del condebitore a cui rivolgersi per ottenere l’intera

prestazione.

Il creditore può rivolgersi a chi crede, ma per accordi delle parti o in casi

particolari, può accadere che il creditore debba prima rivolgersi a uno o ad alcuni dei

condebitori e, solo nel caso in cui non ottenga da altri il pagamento, può rivolgersi agli altri.

Si dice che quest’ultimi hanno il beneficio di esclusione.

▪ sapere se le vicende riguardanti un singolo condebitore producono effetti solo rispetto a lui

o se, invece, si estendono a tutti gli altri.

Gli effetti favorevoli per la parte passiva si estendono a tutti i condebitori, mentre gli effetti

sfavorevoli colpiscono solo il condebitore direttamente interessato:

- Se il creditore rimette il debito a favore di uno solo dei condebitori, la remissione libera anche

tutti gli altri;

- La transazione fatta da un condebitore con il creditore non impegna gli altri condebitori;

- La rinuncia alla prescrizione, fatta dal condebitore ,non pregiudica gli altri.

- Se il creditore fa un atto di interruzione della prescrizione nei confronti di uno dei condebitori,

la prescrizione è interrotta nei confronti di tutti.

● Nei rapporti interni fra i condebitori la regola fondamentale è la divisione del debito tra i

condebitori.

Il condebitore che ha pagato l’intero credito può chiedere che ciascuno degli altri lo rimborsi

(azione di regresso).

Quando si parla di solidarietà attiva ci si riferisce al fatto che, di fronte ad un debitore, stanno una

pluralità di creditori.

Ciascun concreditore ha diritto di chiedere l’intera prestazione e il pagamento ottenuto anche da

uno solo di essi, libera il debitore verso tutti gli altri.

OBBLIGAZIONI INDIVISIBILI:

Le obbligazioni indivisibili sono quelle che non possono eseguirsi frazionatamente sia per la natura

della prestazione, sia per il modo in cui è stata considerata dalle parti contraenti.

Quando un’obbligazione indivisibile fa capo a più debitori, si applica una disciplina analoga a quella

delle obbligazioni solidali.

OBBLIGAZIONI ALTERNATIVE ( oggettivamente complesse – più prestazioni):

Le obbligazioni alternative hanno per oggetto due prestazioni poste sullo stesso piano e il debitore

si libera eseguendo una delle due.

Generalmente la scelta spetta al debitore, ma la legge o la volontà delle parti possono stabilire

diversamente e affidare la scelta al creditore o ad un terzo.

Compiuta la scelta l’obbligazione non è più complessa e l’oggetto coincide con la prestazione

scelta. Se la prestazione diventa impossibile, l’obbligazione si estingue.

Se la prestazione era impossibile già prima della scelta, l’obbligazione resta ferma e ha come

oggetto l’altra prestazione.

OBBLIGAZIONI FACOLTATIVE:

Le obbligazioni facoltative hanno per oggetto una sola prestazione, ma il debitore ha la possibilità

di liberarsi scegliendo una prestazione diversa che sostituisca quella originale.

Le due prestazioni non stanno sullo stesso piano e se quella originale diventa impossibile,

l’obbligazione si estingue e non può essere chiesta la prestazione sostitutiva.

LE FONTI DELLE OBBLIGAZIONI:

Ai sensi dell’art.1173 le fonti delle obbligazioni sono le seguenti:

● contratto;

● fatto illecito (se un soggetto danneggia ingiustamente un altro, vi è l’obbligo di risarcimento);

● ogni altro atto o fatto considerato dalle norme idoneo a produrre obbligazioni.

Ai sensi dell’art.1175 :

● regola di correttezza (il debitore deve fare quanto è ragionevolmente possibile per

massimizzare l’utilità che il creditore riceve dalla prestazione; il creditore deve fare quanto è

ragionevolmente possibile per minimizzare il sacrificio che la prestazione impone al debitore);

● obblighi di protezione, gravano sul debitore.

Generalmente il debitore deve una prestazione principale, ma può essere necessario che il

debitore compia delle prestazioni accessorie, strumentali al massimo rendimento della

prestazione principale.

L’ADEMPIMENTO

● L’adempimento (pagamento) è un’attività che consiste nell’eseguire la prestazione che forma

oggetto dell’obbligazione.

● L’autore dell’adempimento è colui che fa la prestazione ed è normalmente il debitore.

Con l’adempimento l’obbligazione si estingue perché il creditore è soddisfatto.

Il debitore è, dunque, liberato e ha la possibilità di chiedere al creditore la quietanza, cioè la

dichiarazione scritta con cui il creditore riconosce di aver ricevuto da lui una determinata

prestazione, riferita ad un determinato credito (art. 1199 c.c.).

1. Modalità dell’adempimento:

La prestazione deve essere eseguita esattamente e quindi nel rispetto delle modalità quantitative,

qualitative, di tempo e di luogo che la caratterizzano.

▪ sotto il profilo quantitativo, la prestazione deve essere eseguita integralmente anche quando è

divisibile (il creditore volendo può accettare pagamento parziale, acconto, come no);

▪ sotto il profilo qualitativo , il debitore è tenuto ad eseguire proprio la prestazione che forma

oggetto dell’obbligazione e non può liberarsi offrendo una prestazione diversa seppur di valore

uguale o maggiore;

▪ la prestazione va eseguita nel tempo e nel luogo stabiliti per l’adempimento.

Una prestazione eseguita senza l’osservanza di qualcuna di queste modalità dà luogo

all’adempimento inesatto che è una forma di inadempimento.

2. Il termine dell’adempimento:

▪ se il titolo dell’obbligazione fissa il termine, la prestazione va eseguita in tale termine;

▪ se il titolo dell’obbligazione non indica alcun termine, l’adempimento può essere richiesto

immediatamente (a eccezioni di particolari casi in cui è fissato dal giudice).

Si distingue se:

▪ il termine è stabilito a favore del debitore e allora egli non può adempiere oltre quel termine,

ma non è tenuto ad adempiere prima della scadenza (volendo potrebbe farlo e il creditore è

tenuto ad accettare);u8i7u787

▪ il termine è stabilito a favore del creditore e allora egli può esigere il pagamento prima della

scadenza, ma il debitore non può liberarsi offrendo il pagamento anticipato.

▪ il termine è stabilito a favore di entrambi e allora sia il debitore sia il creditore hanno diritto

che la prestazione sia eseguita non prima della scadenza del termine e possono rifiutare un

adempimento anticipato.

Generalmente il termine dell’adempimento si considera a favore del debitore.

Fino alla scadenza del termine (che non sia a favore del creditore) il credito non è esigibile.

Per quanto riguarda i debiti commerciali, cioè debiti di un’impresa verso un’altra impresa che

le ha fornito beni o servizi:

▪ vengono fissati termini ragionevolmente brevi (30 giorni),

▪ in caso di mancato rispetto scattano interessi di mora a un prezzo prefissato,

▪ gli accordi in deroga peggiorativi per il creditore (termini più lunghi, interessi di mora più

bassi) devono essere provati per iscritto e sono nulli se risultano troppo gravosi per il

creditore.

3.Il luogo dell’adempimento

Per quanto riguarda il luogo dell’adempimento valgono le indicazioni del titolo da cui nasce

l’obbligazione o quelle desumibili dalla natura della prestazione.

In mancanza di queste indicazioni vengono fissati criteri dalla legge:

▪ l’obbligazione si adempie al domicilio del debitore;

▪ il debitore subisce deroghe:

- per l’obbligazione di consegnare una cosa certa e determinata che si adempie nel luogo in cui la

cosa si trovava alla nascita dell’obbligazione

- per l’obbligazione di pagare una somma di denaro che si adempie presso il domicilio del

debitore.

4. L’imputazione del pagamento:

Se il debitore ha più debiti dello stesso genere verso il creditore e il pagamento fatto non basta ad

estinguerli tutti, è importante sapere quali debiti sono estinti e quali sopravvivono.

L’imputazione del pagamento è l’individuazione del debito a cui si riferisce un determinato

pagamento con il risultato che quel debito risulta estinto mentre gli altri continuano ad esistere.

I criteri per l’imputazione sono:

▪ scelta del debitore che quando paga ha la possibilità di dichiarare quale debito intende

estinguere con quel pagamento;

▪ in mancanza di scelta del debitore una serie di criteri legali (se alcuni debiti sono scaduti e altri no

il pagamento è imputato a quelli scaduti…)

5. La dazione in pagamento:

Con la dazione in pagamento, il debitore si libera dell’obbligazione eseguendo una prestazione

diversa da quella formante oggetto dell’obbligazione.

Ciò può verificarsi a due condizioni:

▪ che il creditore accetti di ricevere la prestazione diversa al posto di quella dovuta;

▪ che la diversa prestazione sia effettivamente eseguita.

ADEMPIMENTO E INCAPACITA’ D’AGIRE

● Adempimento fatto da un debitore incapace d’agire:

L’adempimento è regolare ed efficace.

Il debitore non può chiedere la restituzione di quanto pagato invocando la propria incapacità.

L’adempimento, infatti, non è un atto di autonomia, ma è un comportamento obbligato tanto è

vero che il suo risultato si può realizzare anche contro la volontà del debitore.

● Adempimento fatto a un creditore incapace d’agire:

L’adempimento è inefficace e non libera il debitore.

La ricezione dell’adempimento è un atto di autonomia perché implica valutazioni e decisioni del

soggetto.

Un creditore incapace di agire correrebbe il rischio di fare cattivo uso della prestazione ricevuta

o addirittura di disperderla.

Per tutelare il creditore, la legge stabilisce che il pagamento fatto al creditore incapace non

libera il debitore.

Egli può liberarsi se dimostra che ciò che è stato pagato è stato rivolto a vantaggio dell’incapace

(art. 1190 c.c.) ovvero se prova che la prestazione ricevuta dal creditore incapace è rimasta

integra fino alla presa di controllo del rappresentante (se incapacità legale) o

fino al recupero della capacità di intendere e di volere (se incapacità naturale).

Nel caso in cui non riuscisse a dimostrare ciò, deve pagare una seconda volta.

L’ADEMPIMENTO DEL TERZO

Normalmente l’ adempimento è fatto dal debitore, ma qualche volta può essere fatto da un terzo,

estraneo al rapporto obbligatorio.

● Ai sensi dell’art.1180 l’obbligazione può essere adempiuta da un terzo, anche contro la

volontà del creditore, se questi non ha interesse che il debitore esegua personalmente la

prestazione.

● L’adempimento del terzo è efficace ed estingue l’obbligazione anche se il creditore vi si

oppone.

● Il creditore può rifiutare l’adempimento del terzo solo se ha interesse che la prestazione

venga eseguita direttamente dal debitore perché infungibile o se anche il debitore si

oppone all’adempimento del terzo.

(la sola opposizione del debitore non basta a precludere l’adempimento del terzo).

● L’adempimento del terzo non è un atto dovuto, ma è una libera scelta di chi lo fa e per

compierlo efficacemente occorre la capacità d’agire.

L’adempimento del terzo può verificarsi quando:

● la prestazione è eseguita da un collaboratore del debitore, per conto di lui.

Ai sensi dell’art.1228 c.c., il debitore che, nell’adempimento dell’obbligazione si avvale dell’opera

di terzi è responsabile anche dei fatti dolosi o colposi di costoro.

● la prestazione è eseguita da un terzo che non opera come collaboratore del debitore.

Le motivazioni dell’adempimento del debito altrui possono essere varie:

▪ richiesta del debitore stesso fondata su qualche rapporto fra lui e il terzo (delegazione del

pagamento);

▪ desiderio del terzo di aiutare il debitore per affetto (padre che paga il debito del figlio)

▪ interesse proprio del terzo (socio di maggioranza che paga i debiti della sua società per evitare

che fallisca).

L’adempimento del terzo può dare luogo al pagamento con surrogazione.

Il pagamento con surrogazione si determina con la sostituzione del creditore, con colui che ha

provveduto ad effettuare a vario titolo il pagamento del debito.

Lo scopo della surrogazione consiste nell’attribuire a colui che paga, i diritti e le garanzie

attinenti al rapporto obbligatorio che intercorre tra debitore originario e creditore.

La surrogazione del terzo può avvenire in vari modi:

▪ surrogazione volontaria:

- per volontà del creditore che ricevendo il pagamento del terzo può surrogarlo nei propri diritti,

- per volontà del debitore che prendendo a mutuo il denaro necessario per pagare il creditore,

surroga il mutuante nel diritto di quest’ultimo.

▪ surrogazione legale, si produce automaticamente quando ricorre uno dei casi nell’art.1203

(Es: l’erede).

ADEMPIMENTO AL TERZO

Normalmente il destinatario dell’adempimento è il creditore.

In certi casi è giustificato che l’adempimento sia fatto a un terzo, diverso dal creditore.

In altri casi l’adempimento deve essere fatto a un terzo perché se fatto direttamente al creditore

rischierebbe di essere inefficace e non libererebbe il debitore (Es: se il creditore è incapace

conviene pagare al suo rappresentante legale).

Possono esserci casi in cui l’adempimento fatto a un terzo presenti anomalie: sono i casi in cui il

terzo non è legittimato a ricevere l’adempimento.

● il pagamento ad un terzo estraneo non libera il debitore;

● Tuttavia il debitore è liberato se:

▪ il creditore ratifica il pagamento fatto al terzo o ne approfitta (Es: il debitore incontra la

moglie del creditore e paga a lei che poi regolarmente consegna al marito quanto ricevuto)

▪ si tratta di pagamento a creditore apparente, ovvero fatto a una persona che, in base a

circostanze univoche, appariva legittimata a riceverlo sempre che il debitore fosse in buona

fede (Es: il cliente di un negozio che paga l’acquisto a una persona che sta dietro al bancone,

ma non è un commesso, non può essere obbligato a pagare la seconda volta)

LA MORA DEL CREDITORE

Secondo l’art.1206 c.c., il creditore è in mora nel caso in cui, pur intendendo il debitore effettuare

con precisione ed esattezza la prestazione dedotta nell'obbligazione, il creditore

ingiustificatamente non si renda disponibile, rifiutando di ricevere il pagamento ovvero non

adoperandosi altrimenti per predisporre le condizioni che consentano al debitore di adempiere.

Normalmente ciò non accade, perché il creditore ha un evidente interesse a che l'obbligazione

venga adempiuta ( il creditore ha l’onere di cooperare all’adempimento del debitore).

La disciplina della mora del creditore si verifica quando quest'ultimo rifiuta, senza legittimo

motivo, di ricevere il pagamento offertogli dal debitore ovvero non compie quanto necessario

affinché possa altrimenti essere adempiuta l'obbligazione.

1. L’offerta della prestazione:

Gli effetti della mora non si producono automaticamente in seguito alla decisione del creditore di

non ricevere il pagamento, ma si verificano solo se il debitore compie l’offerta della prestazione al

creditore.

Essa può presentarsi in diversi modi:

● per produrre mora del creditore deve essere un offerta solenne ( deve presentare tutti i

requisiti dell’art. 1208 e in particolare deve essere fatta attraverso un pubblico ufficiale).

All’interno dell’offerta solenne si distinguono:

▪ l’offerta reale che riguarda la prestazione di consegnare denaro, titoli di credito o cose mobili

al domicilio del creditore

▪ l’offerta per intimazione che riguarda la consegna di cose mobili (o di un immobile) in un luogo

diverso dal domicilio del creditore notificando al creditore un intimazione a ricevere le cose

mobili (o la consegna dell’immobile)

● offerta secondo gli usi:

▪ per le prestazioni di fare, l’offerta secondo gli usi è sufficiente a produrre la mora del

creditore;

▪ in tutti gli altri casi l’offerta secondo gli usi non basta a produrre la mora del debitore ed è

necessario che il debitore faccia il deposito delle cose dovute (accettato dal creditore e

convalidato dal giudice) mettendole a disposizione del creditore.

2. Gli effetti della mora del creditore:

La mora del creditore produce i seguenti effetti a favore del debitore:

▪ il debitore non risponde dei danni causati dal mancato adempimento (è il creditore che si è

auto danneggiato);

▪ se è il debitore a subire danni per il mancato adempimento può chiedere al creditore il

risarcimento;

▪ il debitore non deve gli interessi o i frutti della cosa da consegnare

▪ si produce lo spostamento del rischio dell’impossibilità sopravvenuta della prestazione a

carico del creditore.

L’effetto di spostamento del rischio vale per i rapporti obbligatori con prestazioni corrispettive.

Se durante la mora del creditore la prestazione diventa impossibile per causa non imputabile

al debitore, egli si libera dall’obbligazione che si estingue e conserva il diritto alla contro

prestazione che il creditore deve eseguire in suo favore.

Se l’offerta è solenne questi effetti si producono dal giorno in cui è fatta l’offerta solenne.

Se l’offerta è secondo gli usi si producono dal giorno del deposito.

Nei casi di offerta non formale, gli effetti della mora non si producono se non nel caso

dell’esonero del debitore dalla responsabilità per danni derivanti dal mancato adempimento.

LE OBBLIGAZIONI PECUNIARIE

● Le obbligazioni pecuniarie sono quelle in cui la prestazione consiste nel pagare una somma di

denaro.

● Ai sensi dell’art. 1277 c.c. vale il principio nominalistico secondo il quale i debiti pecuniari si

estinguono con moneta avente corso legale nello stato al tempo del pagamento e per il suo

valore nominale (eccezione: per lavoratore rivalutazione automatica delle somme dovute).

I meccanismi di rivalutazione possono essere previsti dalle parti.

▪ clausola oro ( il debitore pagherà alla scadenza una somma corrispondente al valore che una

certa quantità d’oro avrà a quella data).

▪ clausola numeri- indice ( il debitore pagherà una somma che tenga conto degli aumenti del costo

della vita registrati in un periodo specifico)

▪ il debitore si libera pagando il corrispondente in euro di una somma espressa in moneta

straniera.

● Il principio nominalistico vale per i debiti di valuta, cioè per le obbligazioni che nascono avendo

per oggetto una somma di denaro determinata (Es: 100 euro)

● Sono debiti pecuniari che si adempiono pagando una somma di denaro, anche quelli di valore.

I debiti di valore sono cioè le obbligazioni che hanno per oggetto un valore che si traduce in

denaro solo al momento del pagamento (Es: risarcimento del danno).

Il debito di valore non ancora tradotto in moneta si definisce non liquido.

Per divenire debito di valuta, il debito di valore deve tradursi in moneta e diventare, quindi,

liquido.

L’operazione con cui il debito di valore si traduce in debito di valuta si chiama liquidazione del

debito.

1. Gli interessi:

Gli interessi sono il denaro prodotto da una somma di denaro e quantificato in una percentuale

della somma base (o somma capitale).

Si dicono anche frutti civili.

● Interessi corrispettivi sono prodotti di pieno diritto dai crediti liquidi ed esigibili di somme di

denaro (art.1282 c.c.).

Gli interessi corrispettivi formano oggetto di un’obbligazione accessoria che nasce

automaticamente senza che le parti l’abbiano prevista.

▪ gli interessi legali sono quelli che maturano automaticamente quando le parti non hanno

previsto nulla.

Si calcolano in base al tasso legale (art.1284 c.1,c.c.) che è il 3 % o quello stabilito dal

Ministro del Tesoro.

▪ gli interessi convenzionali sono quelli eventualmente stabiliti dalle parti che possono

concordare che la loro obbligazione pecuniaria produca interessi.

Se non è fissato il tasso convenzionale ( se superiore a quello legale deve essere fissato per

iscritto) si applica il tasso legale.

● Interessi moratori sono quelli dovuti dal debitore che sia in ritardo nel pagamento della

somma dovuta e perciò risulti costituito in mora.

La funzione degli interessi moratori è quella di risarcire il creditore per il danno causategli dal

ritardo del debito.

● Interessi compensativi utilizzati per il risarcimento del danno extracontrattuale.

2. L’anatocismo:

Per anatocismo si intende che la somma rappresentata dagli interessi maturati, produce

interessi.

Gli interessi producono altri interessi solo se (art.1283c.c.):

▪ sono interessi scaduti;

▪ sono interessi maturati per almeno sei mesi;

▪ è presente un atto diretto ad ottenerli: si può trattare o di una domanda giudiziale del

creditore o una convenzione tra debitore e creditore successiva alla scadenza degli interessi di

base.

Salvo usi diversi: ad esempio l’anatocismo bancario ( riequilibrio di posizioni fra banche e clienti

perché prima l’anatocismo andava in favore delle banche creditrici e non dei clienti debitori).

CAUSE DI ESTINZIONE DELLE OBBLIGAZIONI:

1. Adempimento

2. Compensazione

3. Confusione

4.Novazione

5. Remissione

6. Impossibilità sopravvenuta della

prestazione

1. L’adempimento estingue l’obbligazione perché si soddisfa l’interesse del creditore

2. Compensazione:

Si estinguono per compensazione le obbligazioni che due soggetti hanno reciprocamente,

l’uno verso l’altro, per cui ciascuno è al tempo stesso debitore e creditore ( A deve a B 100 euro,

B deve ad A 100 euro; A deve a B 100 euro, B deve ad A 50 euro = compensazione parziale).

Esistono tre tipi di compensazione:

● compensazione legale cioè quella che opera automaticamente: i due debiti si considerano

estinti dal giorno in cui sono venuti a coesistere.

Perché la compensazione legale operi occorre che si tratti di :

▪ obbligazioni omogenee e fungibili (somma di denaro o altra quantità di cose dello stesso

genere);

▪ obbligazioni liquide (determinate nel loro ammontare) ed esigibili (non sottoposte a

termine o condizione).

La compensazione non opera se uno dei due debiti non è ancora scaduto.

● compensazione giudiziale può operare anche per crediti non liquidi, ma di facile

liquidazione;

● compensazione volontaria può operare quando i due debitori-creditori si accordano per

considerare estinti i debiti reciproci, anche se non ricorrono le precedenti caratteristiche.

3. Confusione:

L’obbligazione si estingue per confusione quando le qualità di creditore e debitore si riuniscono

nella stessa persona (art.1253 c.c.).

Ad esempio quando il debitore diventa erede del creditore o viceversa.

4. Novazione:

La novazione è l’accordo fra creditore e debitore per sostituire un’obbligazione diversa a quella

originaria che si estingue.

La nuova obbligazione deve differenziarsi da quella estinta per oggetto o per titolo.

● Ai sensi dell’art.1230 c.c. la novazione oggettiva riguarda l’oggetto ( invece che denaro,

merce) e il titolo ( invece che prezzo, mutuo);

● Ai sensi dell’art.1235 c.c. la novazione soggettiva consiste nel sostituire un nuovo debitore a

quello originario che viene liberato.

5. Remissione:

La remissione è un atto volontario con cui il creditore rinuncia al proprio credito.

L’obbligazione si estingue e il debitore è liberato nel momento in cui la remissione gli viene

comunicata, salvo che questi rifiuti la remissione entro un congruo termine (art. 1236 c.c.).

Ai sensi dell’art. 1237 la restituzione volontaria del titolo originale del credito è sufficiente a

provare che il credito è stato rimesso.

6. Impossibilità sopravvenuta della prestazione:

L’obbligazione si estingue se la prestazione diventa impossibile dopo la nascita dell’obbligazione.

▪ se l’impossibilità è temporanea, il debitore continua ad essere obbligato e adempirà quando

la prestazione sarà possibile.

Nel caso in cui l’impossibilità duri tanto a lungo che il debitore non può più essere ritenuto

obbligato ad eseguire la prestazione o che il creditore perde ogni interesse a riceverla,

l’obbligazione finisce per estinguersi.

▪ se l’impossibilità è solo parziale, il debitore si libera eseguendo la prestazione per la parte

rimasta possibile.

Ai sensi dell’art.1256 c.c., se l’impossibilità non è imputabile al debitore egli è liberato da

qualsiasi obbligazione.

Se l’impossibilità è imputabile al debitore, resta obbligato verso il creditore a risarcire il danno.

Il creditore che perde la prestazione diventata impossibile è liberato dall’eventuale contro

obbligazione che abbia verso controparte.

MODIFICAZIONI DELLE OBBLIGAZIONI

Quando si parla di modificazioni ci si riferisce a modificazioni che interessano i soggetti delle

obbligazioni.

Modificazione dell’obbligazione dal lato attivo (o successione nel credito)

● cambia il creditore (un nuovo creditore entra al posto del vecchio);

● La modificazione si realizza con la cessione del credito o con il pagamento con surrogazione del

terzo.

Modificazione dell’obbligazione dal lato attivo (o successione nel debito)

● implica l’entrata in scena di un nuovo debitore

● La modificazione può realizzarsi con un atto che riguarda la successione in un singolo debito

(delegazione di debito, delegazione di pagamento, accollo, espromissione);

oppure

con un atto più complesso (cessione del contratto, cessione dell’azienda, fusione delle

società).

● La modificazione può realizzarsi con effetto cumulativo (se il nuovo debitore si aggiunge al

vecchio debitore che resta all’interno del rapporto obbligatorio)

oppure

con effetto liberatorio ( se il nuovo debitore sostituisce completamente il debitore originario

che viene liberato) in seguito al quale si realizza la novazione soggettiva dell’obbligazione

che richiede il consenso del creditore.

SUCCESSIONE NEL CREDITO:

1. Cessione del credito: ● creditore → cedente

● terzo → cessionario

● debitore → ceduto

Ai sensi dell’art. 1260:

Il creditore (cedente) può trasferire ad un terzo (cessionario) il suo credito verso il debitore

(ceduto).

Ora, il creditore è il cessionario ed è al cessionario che il debitore deve eseguire la prestazione.

La cessione è esclusa per i crediti personali e incedibili (Es: credito alimentare).

Un credito si può cedere:

▪ a titolo gratuito (e allora è una donazione);

▪ a titolo oneroso (e allora si tratta di una vendita);

▪ in cambio di una cosa (e allora è permuta);

▪ allo scopo di comporre una lite ( e allora è transazione).

2. Rapporti tra cessionario e debitore ceduto:

La cessione si realizza anche senza il consenso del debitore ceduto e perché produca i suoi

effetti è sufficiente l’accordo tra cedente e cessionario (art. 1260 c.c.).

Per evitare inconvenienti, però, occorre che il debitore sia a conoscenza della cessione:

La cessione deve quindi essere accettata e notificata dal debitore stesso (art.1264 c.c.).

In mancanza di accettazione o notifica il debitore che paga al cedente è liberato, salvo che fosse

in mala fede (sapeva della cessione).

Le garanzie si trasferiscono con il credito e le eccezioni opponibili dal debitore al cedente

possono opporsi al cessionario.

3. Rapporti fra cedente e cessionario:

Nel caso in cui il cessionario non riceva il pagamento dal debitore:

▪ Se il cedente garantisce la sola esistenza del credito, si dice che la cessione è pro soluto.

Se il debitore ceduto non paga, il cessionario non ha azione.

▪ Se il cedente garantisce la solvenza del debitore, si dice che la cessione è pro solvendo.

Se il ceduto non paga (è insolvente) ne risponde il cessionario che può rivolgersi contro il

cedente e ottenere da lui il pagamento.

SUCCESSIONE NEL DEBITO

1. La delegazione di debito (obbligazione del delegato verso il delegatario):

● debitore (A) → delegante

● creditore (B) → delegatario

● terzo (C) → delegato

● Nella prima fase:

Il debitore (delegante), chiede ad un terzo (delegato), di pagare al creditore (delegatario), il

debito che egli (debitore, delegante) ha verso il creditore (delegatario).

● Nella seconda fase:

Il terzo( il delegato) , accoglie la richiesta del debitore (delegante) e si obbliga

verso il creditore (delegatario).

Il terzo (delegato), è obbligato verso il creditore (delegatario), così come il

debitore (delegante) è obbligato verso il creditore (delegatario).

● La delegazione si fonda su due rapporti:

▪ rapporto di valuta ( debito del delegante A, verso il delegatario B );

▪ rapporto di provvista ( debito del delegante A, verso il delegato C ).

Il senso della delegazione è quella di creare l’obbligazione del delegato (terzo, C) verso il

delegatario ( creditore, B) in modo tale che si arrivi ad una sola obbligazione e i rapporti di valuta

e di provvista risultino superflui.

● Esistono vari tipi di delegazione:

▪ La delegazione si dice titolata o causale quando il delegato fa riferimento ai sottostanti

rapporti di provvista e di valuta.

Se uno dei rapporti manca o è difettoso, il delegato può opporre al delegatario la relativa

eccezione e rifiutarsi di adempiere.

▪ La delegazione si dice pura o astratta quando l’assunzione del debito del delegato verso il

delegatario non menziona nessuno dei rapporti.

Il delegato non può eccepire la mancanza di uno dei due per rifiutare l’adempimento, ma dovrà

pagare.

Per la nullità della doppia causa, se mancano entrambi i rapporti il delegato può rifiutarsi di

adempiere.

▪ La delegazione cumulativa con cui il delegante (debitore) resta obbligato verso il delegatario

(creditore)

▪ La delegazione è liberatoria se interviene un’espressa dichiarazione del delegatario (creditore)

per liberare il delegante (debitore).

2. La delegazione di pagamento:

Ai sensi dell’art.1269 c.c., il delegato (il terzo) su invito del delegante (debitore), fa direttamente

un pagamento al delegatario (creditore).

Il delegato (il terzo) non diventa debitore del delegatario (creditore) e il suo è dunque un

adempimento del terzo.

Un esempio di delegazione di pagamento è l’assegno bancario:

Il delegante (debitore) ordina alla banca ( delegato e terzo) di pagare il delegatario (creditore).

3. L’espromissione: ● terzo → espromittente

● debitore → espromesso

● creditore → espromissario

● L’espromissione è l’atto del terzo (espromittente) che assume spontaneamente su di sé il debito

che il debitore (espromesso) ha verso il creditore (espromissario) e che promette al creditore

che provvederà a pagarlo .

● La differenza con la delegazione sta nel fatto che il terzo assume spontaneamente l’iniziativa e

non su invito del debitore originario.

● Eccezioni opponibili dall’espromittente (terzo) al creditore:

▪ non opponibili quelle tra l’espromittente (terzo) e il debitore (espromesso);

▪ opponibili quelle tra creditore (espromissario) e debitore (espromesso).

4. L’accollo: ● terzo → accollante

● debitore → accollato

● creditore → accollatario

L’accollo è l’accordo fra il debitore e un terzo, a tale accordo non partecipa il creditore (differenza

con espromissione).

Il terzo (accollante) si assume un debito che il debitore (accollato) ha verso il creditore

(accollatario).

● L’accollo può essere:

▪ interno a cui il creditore resta estraneo;

▪ esterno il creditore aderisce all’accordo fra debitore e terzo.

▪ cumulativo se il debitore originario non viene liberato, ma resta obbligato con il terzo

(accollante).

▪ liberatorio se il debitore originario viene liberato (il creditore dichiara espressamente di

liberare il debitore originario; la liberazione potrebbe essere una condizione espressa

dall’accordo di accollo).

INADEMPIMENTO DELLE OBBLIGAZIONI E MORA DEL DEBITORE

L’INADEMPIMENTO Il debitore non esegue esattamente e tempestivamente la

prestazione dovuta.

Il creditore che non riceve la prestazione subisce un danno.

● Casi di inadempimento:

▪ inadempimento radicale e definitivo: il debitore non esegue per nulla la prestazione;

▪ adempimento inesatto: il debitore esegue la prestazione secondo standard qualitativi

inadeguati o esegue la prestazione in misura inferiore al dovuto.

▪ ritardo nell’adempimento: il debitore esegue la prestazione oltre il termine fissato.

● Rimedi per l’inadempimento:

Quando si verifica l’inadempimento occorre tutelare il creditore insoddisfatto.

La tutela del creditore può realizzarsi in modi diversi:

▪ mora del debitore, è il rimedio che vale per il ritardo;

▪ risarcimento del danno, vale sia per il ritardo che per qualsiasi forma di inadempimento,

quando il debitore inadempiente è riconosciuto responsabile dell’inadempimento.

Quando l’obbligazione nasce da un contratto tra i rimedi sono previste:

▪ l’eccezione di inadempimento, in base al quale la vittima dell’inadempimento può rifiutarsi

di eseguire la controprestazione che deve a controparte ( art.1460 c.c.);

▪ risoluzione del contratto, liberazione dalla prestazione per inadempimento ( art.1453 c.c.).

LA MORA DEL DEBITORE

La mora del debitore si verifica quando egli non esegue la prestazione nel termine stabilito per

l’adempimento (ritardo).

La mora del debitore costituisce, quindi, un rimedio contro il ritardo ingiustificato.

Non si può parlare di mora del debitore quando:

▪ il ritardo nell’adempimento si identifica con un inadempimento definitivo ( la prestazione non

può essere fatta o perde ogni valore);

▪ obbligazioni di non fare, qualsiasi fatto compiuto in violazione di esse costituisce inadempimento

definitivo ( art.1222 c.c.).

● Costituzione in mora:

Normalmente gli effetti della mora non si producono automaticamente, ma solo se il creditore

prende l’iniziativa.

La costituzione in mora consiste nell’ intimazione o richiesta di adempimento, rivolta per iscritto

dal creditore al debitore ritardatario.

Ci sono però alcune eccezioni che corrispondono alla mora automatica, ovvero ai casi in cui gli

effetti della mora si producono automaticamente:

▪ l’obbligazione deriva da fatto illecito extracontrattuale;

▪ il debitore ha dichiarato per iscritto di non volere adempiere;

▪ l’obbligazione aveva un termine che è scaduto e doveva essere adempiuta al domicilio del

creditore (Es: debiti pecuniari).

● Effetti della mora:

▪ il primo effetto opera nei riguardi delle obbligazioni pecuniarie e consiste nel maturare gli

interessi moratori (art. 1224 c.c.).

Quando il debitore pagherà, oltre alla somma capitale, dovrà anche pagare gli interessi sulla

somma stessa, calcolati dal giorno della mora fino al giorno del pagamento.

Gli interessi moratori hanno funzione risarcitoria

▪ il secondo effetto è il passaggio del rischio, cioè lo spostamento sul debitore del rischio di

impossibilità della prestazione a lui non imputabile.

● Cessazione della mora:

Gli effetti della mora vengono meno quando viene compiuto un atto capace di cancellarli o

interromperli.

Può essere un atto del creditore, ma generalmente è del debitore.

RESPONSABILITA’ PER INADAMPIMENTO

Le regole sulla responsabilità per inadempimento stabiliscono quando il debitore è responsabile

e quando deve, quindi, risarcire il danno al creditore.

▪ i criteri di attribuzione della responsabilità sono a favore del creditore;

▪ le cause di giustificazione dell’inadempimento sono a favore del debitore.

Ai sensi dell’art. 1218 c.c., il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta, è tenuto

al risarcimento del danno se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da

impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile.

I criteri di attribuzione della responsabilità sono quindi due:

▪ possibilità/ impossibilità della prestazione;

▪ imputabilità/ non imputabilità del debitore.

Tuttavia l’art 1218 c.c. prevede altre regole più particolari per alcuni tipi di obbligazioni e

attenuazioni che portano ad una maggiore comprensione per i problemi del debitore.

1. L’IMPOSSIBILITA’ DELLA PRESTAZIONE

L’impossibilità oggettiva ( riguarda la prestazione in sé per sé e non le vicende soggettive del

debitore) e assoluta ( insuperabile da chiunque) della prestazione libera il debitore stesso.

Ai sensi dell’art. 1175 debitore e creditore devono comportarsi secondo le regole di correttezza.

Ai sensi dell’art. 1176 c.c. nell’adempimento all’obbligazione il debitore deve usare la normale

diligenza di un buon padre di famiglia.

2. L’IMPUTABILITA’ DELL’INADEMPIMENTO AL DEBITORE

La responsabilità dell’inadempimento è attribuita al debitore.

● responsabilità per colpa;

● responsabilità oggettiva.

● nella responsabilità per colpa ( criterio abbastanza favorevole al debitore), il debitore risponde

solo degli inadempimenti determinati per sua colpa, cioè da una sua negligenza, imprudenza o

imperizia.

▪ la negligenza è la mancanza di diligenza * (art.1176 c.c.);

▪ l’imprudenza è la mancata osservanza delle regole di prudenza (distrazione, dimenticanza..);

▪ l’imperizia è l’assenza di competenza.

* Il concetto di diligenza:

La diligenza è tutta la cura, l’attenzione, la prudenza e la competenza che il debitore deve

usare nell’adempiere l’obbligazione.

La legge parla di “ diligenza del buon padre di famiglia” all’art.1176 c.1 per indicare quel grado

di diligenza che è normale in una persona seria e scrupolosa e di “diligenza nell’attività

professionale” all’art.1176 c.2 in base al quale la diligenza deve valutarsi con riguardo alla

natura dell’attività esercitata.

L’inosservanza di uno standard generale di condotta determina la colpa in senso oggettivo:

▪ la colpa ordinaria (o lieve) è la violazione dell’ordinaria diligenza (diligenza media del

buon professionista; Es: gioielli proprietà altrui in un cassetto o in cassaforte);

▪ la colpa grave è l’inosservanza dei livelli minimi di attenzione, prudenza e competenza

(gioielli non in cassaforte, in un cassetto che l’albergatore non chiude a chiave);

▪ il dolo cioè coscienza e volontà di cagionare danno.

In certi casi il debitore responsabile per dolo è tenuto ad un risarcimento maggiore.

I principali casi di responsabilità per colpa:

La responsabilità per colpa si applica a:

▪ obbligazioni che implicano la detenzione e la custodia di cose altrui e la loro restituzione al

termine del rapporto;

▪ obbligazioni che hanno per oggetto lo svolgimento di un’attività a favore del creditore;

▪ obbligazioni che si collegano alla consegna di una cosa determinata per difetti della cosa.

● nella responsabilità senza colpa (oggettiva) il debitore risponde anche se non è in colpa.

Questo tipo di responsabilità si fonda sul rischio.

Il criterio della responsabilità oggettiva riguarda:

▪ prestazioni rese dall’imprenditore agli utenti, implicanti la detenzione o custodia di cose

▪ obbligazioni di fornire cose fungibili non ancora individuate

▪ obbligazioni pecuniarie

▪ obbligazioni adempiute mediante ausiliari * (art. 1228 c.c.)

* Ai sensi dell’art.1228, il debitore che nell’adempimento dell’obbligazione si vale dell’opera di

terzi risponde anche dei fatti dolosi o colposi di questi.

Il debitore risponde solo dei rischi tipici della sua attività ( rischi prevedibili, calcolabili e

facilmente assicurabili.

La responsabilità oggettiva è dunque esclusa per:

▪ il caso fortuito (se si prova che il danno è stato realizzato da caso fortuito il debitore è liberato

dalla responsabilità.

▪ forza maggiore (fatto a cui non si può resistere).

INESIGIBILITA’ DELLA PRESTAZIONE

In alcuni casi l’inadempimento del debitore è giustificato.

Non si parla di impossibilità, ma di inesigibilità della prestazione fondata sul criterio della

correttezza tra debitore e creditore.

Si distinguono:

▪ obbligazioni di mezzi, consistenti nello svolgere da parte del debitore un’attività favorevole al

creditore, facendo il possibile per raggiungere il risultato, ma senza garantirlo.

▪ obbligazioni di risultato con le quali il debitore è tenuto a fornire il risultato.

In caso di inadempimento per le obbligazioni di mezzi il debitore risponde in base al criterio della

colpa e la sua responsabilità è più limitata.

Nel caso delle obbligazioni di risultato, infatti, il criterio della responsabilità è più severo.

L’ONERE DELLA PROVA

La regola generale è che chi vuol far valere un diritto ha l’onere di provare i fatti che ne

costituiscono il fondamento (art.2697 c.c.).

Il creditore che pretende il risarcimento deve dimostrare:

▪ l’obbligazione fra sé e il debitore;

▪ l’inadempimento del debitore;

▪ il danno causato dall’inadempimento;

E dovrebbe dimostrare anche:

▪ l’imputabilità dell’inadempimento al debitore.

Nell’inadempimento, vige una parziale inversione onere della prova, sicché è il debitore che deve

provare che l’inadempimento non è imputabile a lui (art.1218 c.c.).

IL RISARCIMENTO DEL DANNO

Ai sensi dell’art.1223 c.c. , il risarcimento del danno per inadempimento o per ritardo deve

comprendere:

▪ la perdita subita dal creditore e quindi il danno emergente;

▪ il mancato guadagno e quindi il lucro cessante.

Il danno può essere:

▪ patrimoniale (perdita di valori economici);

▪ non patrimoniale ( lesione di un valore o di un interesse non economico).

Il risarcimento può essere:

▪ risarcimento per equivalente ( si attribuisce al danneggiato una somma di denaro che equivale al

danno).

▪ riparazione in forma specifica ai sensi dell’art.2058 c.c. ( consistente nel ripristinare proprio

quello specifico interesse che l’inadempimento ha leso; Es: consegna di una cosa)

I criteri di risarcimento del danno sono i seguenti:

▪ danno emergente – lucro cessante (a d essere risarcito deve essere tutto il danno sofferto dal

creditore, sia come danno emergente sia come lucro cessante);

▪ causalità (il danno va risarcito quando sia conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento;

▪ prevedibilità ( va risarcito solo il danno che poteva essere previsto nel momento in cui è

nata l’obbligazione e il debitore ne risponde solo in caso di inadempimento doloso art.1225);

▪ concorso di colpa del creditore danneggiato ( alla produzione del danno contribuisce il

comportamento del debitore insieme al fatto colposo dello stesso creditore e ai sensi dell’art.

1227 c.1,il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l’entità delle conseguenze

che ne sono derivate);

▪ evitabilità del danno da parte del creditore ( ai sensi dell’art.1227 c.2, il risarcimento non è

dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza);

▪ valutazione equitativa ( ai sensi dell’art. 1226, se il danno non può essere provato nel suo

preciso ammontare, è liquidato dal giudice con valutazione equitativa)

LA CLAUSOLA PENALE

La clausola penale è l’accordo tra debitore e creditore con cui si determina, in anticipo quale

somma di denaro o quale altra prestazione risarcitoria sarà dovuta dal debitore al creditore in caso

di inadempimento ( art.1382 c.c. ).

Verificatosi l’inadempimento:

▪ a favore del creditore, non occorre prova del danno;

▪ a favore del debitore, il risarcimento si limita a quanto previsto nella clausola;

▪ vige il divieto di cumolo per cui il creditore non può chiedere insieme alla prestazione la penale

per la sua inesecuzione (se la penale riguarda solo il ritardo può cumularsi al risarcimento per

inesecuzione definitiva);

▪ il debitore può chiedere al giudice di ridurre l’ammontare della prestazione se essa è stata

eseguita parzialmente e se la penale risulta di ammontare eccessivo.

Clausole di esonero e di limitazione della responsabilità ( art.1229 c.c.):

▪ sono valide le clausole che limitano o escludono la responsabilità derivante da colpa ordinaria

(cioè dal mancato rispetto della normale diligenza);

▪ sono vietate le clausole che escludono la responsabilità per dolo o colpa grave o per violazione di

norme di ordine pubblico LA GARANZIA DEL CREDITO

L’ESECUZIONE FORZATA

La garanzia del credito è un meccanismo con cui il creditore realizza il suo diritto al risarcimento.

Questo meccanismo è l’esecuzione forzata sui beni del debitore.

Tipi di esecuzione forzata:

▪ espropriazione forzata che consente la soddisfazione coattiva per i crediti pecuniari e inizia con il

pignoramento;

▪ l’esecuzione in forma specifica per realizzare altri tipi di crediti:

- Esecuzione forzata per consegna o rilascio

- Esecuzione forzata degli obblighi di fare (si fa eseguire da qualcun altro, a spese del debitore,

l’attività non eseguita)

- Esecuzione forzata degli obblighi di non fare ( distruggere, a spese del debitore, quanto da lui

fatto in violazione dell’obbligo)

- Esecuzione specifica dell’obbligo di concludere un contratto

RESPONSABILITA’ PATRIMONIALE DEL DEBITORE

La responsabilità patrimoniale del debitore è la posizione del debitore, in quanto titolare di beni al

servizio del creditore ed esposti alle sue azioni esecutive.

La garanzia è costituita dal patrimonio del debitore.

Ai sensi dell’articolo 2740 i beni del debitore, presenti e futuri sono vincolati alla soddisfazione

preferenziale del credito.

Limitazioni della responsabilità patrimoniale:

▪ l’esigenza di non privare il debitore di beni essenziali per la sua vita e il suo lavoro;

▪ l’esigenza di destinare certi beni del debitore a soddisfare solo certi suoi debiti (es. fondo

patrimoniale);

▪ l’esigenza che i debiti riguardino solo il patrimonio destinati a soddisfare i creditori.

LA CONSERVAZIONE DELLA GARANZIA PATRIMONIALE

I mezzi di conservazione della garanzia patrimoniale sono i seguenti:

▪ diritto di ritenzione (il creditore può trattenere nelle sue mani la cosa di proprietà del debitore

rifiutandosi di consegnargliela fino a che il debitore non abbia pagato il suo debito);

▪ decadenza del debitore dal termine;

Ma i mezzi più importanti sono:

▪ l’azione surrogatoria;

▪ l’azione revocatoria;

▪ il sequestro conservativo

1. L’azione surrogatoria

Tramite l’azione surrogatoria il creditore si sostituisce al debitore, esercitando al suo posto i

diritti e le azioni che a costui spettano verso i terzi e che egli trascura di esercitare (art. 1290).

I presupposti dell’azione sono:

▪ l’inerzia del debitore;

▪ pregiudizio che rende insufficiente la garanzia patrimoniale;

▪ natura patrimoniale dei diritti o delle azioni che il creditore esercita in via surrogatoria.

L’effetto dell’azione surrogatoria è incrementare il patrimonio del debitore

2. L’azione revocatoria

L’azione revocatoria è lo strumento dato al creditore per reagire contro atti del debitore che

minacciano l’integrità del suo patrimonio, diminuendolo o modificandolo in modo da rendere

precarie le possibilità di soddisfacimento del credito.

I requisiti necessari per l’azione revocatoria sono indicati nell’art. 2901 c.c.:

▪ il debitore deve aver compiuto un atto di disposizione patrimoniale (atto che incida sulle

componenti attive del patrimonio del debitore);

▪ l’atto deve portare un pregiudizio al creditore (diminuisce la garanzia patrimoniale al punto da

rendere difficile o impossibile la soddisfazione del debito);

▪ occorre la mala fede del debitore (Il terzo cui il bene è trasferito può ottenere risarcimento del

danno se ha acquistato a titolo oneroso in buona fede);

Effetti dell’azione revocatoria:

L’azione revocatoria produce l’inefficacia relativa all’atto che risulta essere inefficace solo nei

confronti del creditore che ha esercitato l’azione.

3. Il sequestro conservativo:

Il sequestro conservativo si realizza attraverso un processo cautelare e presuppone l’esistenza di

due requisiti:

▪ verisimiglianza del diritto di credito;

▪ rischio riduzione garanzia patrimoniale

Effetto del sequestro conservativo:

Il debitore pur restando proprietario dei beni sequestrati non può alienarli.

LA PARITA’ DI TRATTAMENTO DEI CREDITORI

In base al principio di parità di trattamento dei creditori, essi hanno tutti uguale diritto di essere

soddisfatti sui beni del debitore (art.2741 c.c.).

Tuttavia possono intervenire diversi fattori che vanno a determinare una differenza di

trattamento fra i creditori:

▪ possibilità che il debitore paghi spontaneamente i suoi debiti secondo l’ordine preferito;

▪ meccanismo dell’esecuzione individuale per cui ogni creditore è libero di esercitare l’azione

esecutiva da solo, indipendentemente dagli altri creditori;

▪ meccanismo dell’esecuzione concorsuale al quale partecipano insieme tutti i creditori ciascuno

dei quali viene soddisfatto nella stessa porzione degli altri;

▪ cause legittime di prelazione.

LE CAUSE LEGITTIME DI PRELAZIONE

Le cause legittime di prelazione attribuiscono ai crediti il diritto di essere soddisfatti prima di altri

crediti.

Si distinguono quindi:

▪ i crediti con causa di prelazione o privilegiati (pegno, ipoteca e privilegio)

▪ crediti chirografari (senza causa di prelazione) soddisfatti dopo i privilegiati.

Le cause di prelazione sono quindi:

▪ il pegno ( differisce dall’ipoteca per i beni che formano l’oggetto);

▪ l’ipoteca;

▪ il privilegio.

1. I privilegi:

● A seconda del loro oggetto (cioè dei beni del debitore su cui i privilegi gravano) si ha:

▪ privilegio generale che ha come oggetto tutti i beni mobili del creditore;

▪ privilegio speciale che ha per oggetto i singoli beni mobili o immobili connessi con la causa

del credito.

● Efficacia dei privilegi:

▪ privilegio generale non può esercitarsi in pregiudizio dei terzi che abbiano acquistato diritti

sui beni che ne formano oggetto;

▪ privilegio speciale su beni mobili, può esercitarsi anche in pregiudizio di terzi

2. Il pegno:

Il pegno è un diritto reale di garanzia costituito su:

▪ beni mobili non registrati;

▪ universalità di mobili;

▪ crediti.

La costituzione del pegno presuppone due elementi essenziali:

▪ il titolo costitutivo che dà luogo a un contratto che deve risultare da un atto scritto con data

certa;

▪ lo spossessamento con il quale il proprietario rilascia il possesso della cosa, consegnandola al

creditore o a un terzo.

Senza lo spossessamento il pegno non nasce.

Per quanto riguarda l’esercizio del diritto:

▪ il creditore che ha nelle sue mani la cosa data in pegno deve custodirla, in genere non può

usarla o farla usare ad altri, ma può percepirne i frutti;

▪ il debitore, pagato integralmente il proprio debito, può chiedere la restituzione della cosa

se il pegno ha per oggetto cose infungibili;

▪ se il credito alla scadenza non viene spontaneamente adempiuto, il creditore può far vendere

la cosa o far si che la cosa gli venga direttamente attribuita in proprietà

Anche il pegno di credito deve risultare da atto scritto.

3. L’ipoteca

L’ipoteca è un diritto reale di garanzia e può costituirsi su un bene del debitore o su un bene di

un terzo.

Pegno e ipoteca differiscono per l’oggetto:

▪ beni immobili;

▪ diritti reali immobiliari;

▪ beni mobili registrati;

▪ diritti reali sugli stessi;

▪ rendite dello stato;

▪ quote di comunione.

Per la costituzione dell’ipoteca occorrono due elementi:

▪ un titolo che la giustifichi;

▪ l’iscrizione in pubblici registri.

A seconda del titolo l’ipoteca può essere di tre tipi:

▪ ipoteca volontaria che nasce in base a un atto giuridico compiuto dal proprietario del bene

(contratto, atto unilaterale..);

▪ ipoteca giudiziale è quella che ogni creditore può iscrivere sui beni del debitore in base a

sentenza che condanni il debitore a pagare una somma o a risarcire un danno;

▪ l’ipoteca legale è quella che può iscriversi sui beni di proprietà del debitore in due casi:

- l’ipoteca dell’alienante

- l’ipoteca del condividente.

Iscrizione e grado dell’ipoteca:

L’ipoteca nasce attraverso l’iscrizione in pubblici registri.

L’ordine cronologico dell’iscrizione determina il grado e il grado delle diverse ipoteche determina

l’ordine di priorità con cui, in caso di vendita forzata del bene, vengono soddisfatti i relativi

creditori.

L’iscrizione ha efficacia per 20 anni, trascorsi i quali l’ipoteca si estingue.

Il creditore può iscriverla nuovamente, ma l’ipoteca non conserva il grado che aveva prima e

diventa l’ultima della serie.

Se rinnovata prima della scadenza, invece, l’ipoteca conserva il grado originario.

L’estinzione dell’ipoteca:

L’estinzione dell’ipoteca può avvenire per diverse cause:

▪ estinzione del credito garantito;

▪ distribuzione del bene ipotecato;

▪ rinuncia del creditore ipotecario;

▪ scadenza del termine dell’ipoteca;

▪ vendita forzata del bene;

▪ scadenza del ventennio senza che si proceda con la rinnovazione.

Verificatesi una causa di estinzione, l’ipoteca viene cancellata dai pubblici registri e il bene è

liberato.

La riduzione dell’ipoteca può aversi, invece, quando si registra un’eccessiva sproporzione fra il

valore del credito garantito e il valore del bene ipotecato.

L’ipoteca su bene del terzo:

il bene ipotecato può risultare di proprietà del terzo, diverso dal debitore, in due casi:

▪ è il terzo che ha costituito l’ipoteca ( deve pagare egli stesso i creditori e se non lo fa deve

rassegnarsi alla vendita forzata del suo bene).

▪ il bene, originariamente del debitore costituente, è stato trasferito a un terzo (può pagare egli

stesso i debiti ipotecari oppure rilascia il bene ad un amministratore del tribunale o realizza

la purgazione dell’ipoteca con cui offre ai creditori una somma pari al prezzo che ha pagato il

bene).

DIVIETO DEL PATTO COMMISSORIO

Il patto commissorio è il patto tra debitore e creditore con cui si stabilisce che, in caso di

inadempimento, la cosa ipotecata o data in pegno passi automaticamente in proprietà al

creditore.

Questo patto è vietato dalla legge che lo dichiara nullo e la ragione del divieto sta in un esigenza di

tutela nei confronti del debitore.

GARANZIE REALI

● Pegno e ipoteca sono garanzie reali perché attribuiscono al creditore un diritto reale:

▪ diritto di seguito ( possibilità di aggredire il bene e sottoporlo a esecuzione forzata)

▪ diritto di prelazione ( possibilità di soddisfarsi sul bene con priorità rispetto agli altri creditori)

Valgono per entrambi anche:

▪ principio di accessorietà (pegno e ipoteca sono accessori del credito e non potrebbero esistere

senza di esso);

▪ esigenza di pubblicità

▪ regola della surrogazione reale ( se la cosa è distrutta o danneggiata un assicuratore dovrà

pagare una determinata somma per ripararla)

▪ divieto di patto commissorio

SOVRAINDEBITAMENTO

Si parla di sovraindebitamento quando il patrimonio di un debitore non consente di coprire

l’insieme dei suoi debiti.

Lo strumento fondamentale in questo caso è un accordo con i creditori per la ristrutturazione del

debito o il debitore sovraindebitato può chiedere la liquidazione del patrimonio finalizzata a

trasformare i suoi beni in denaro necessario per pagare i creditori.

IL CONTRATTO

Ai sensi dell’art.1321 c.c., il contratto è un accordo che due o più parti fanno per costituire,

regolare, estinguere tra loro un rapporto giuridico patrimoniale.

Il contratto è:

▪ fonte delle obbligazioni;

▪ modo di acquisto a titolo derivativo della proprietà;

▪ un atto negoziale (la volontà dell’autore è diretta a produrre effetti giuridici che deriveranno da

quell’atto);

▪ un atto bilaterale * ( occorre che all’atto partecipino almeno due parti, tutte d’accordo sul

contratto);

▪ un atto patrimoniale ( il contratto è lo strumento principale per realizzare operazioni

economiche e affari.

* atti unilaterali:

Gli atti unilaterali si formano e producono effetti giuridici in base alla volontà di una sola parte,

non richiedono l’accordo di nessun’altra parte.

Sono unilaterali gli atti che producono effetti che incidono esclusivamente su situazioni

giuridiche dell’autore.

Alcuni atti unilaterali, pur incidendo su situazioni giuridiche altrui, non vi incidono in modo

vincolante.

Alcuni atti unilaterali incidono su situazioni giuridiche altrui con effetti pesanti.

● il contratto può esprimere due significati diversi:

▪ contratto come atto (formato con l’accordo delle parti);

▪ contratto come rapporto (insieme degli effetti giuridici prodotti).

● i contratti possono essere:

▪ bilaterali ( se fatti da due parti);

▪ plurilaterali ( se fatti da più di due parti).

I contratti plurilaterali possono essere con comunione di scopo (le prestazioni delle parti sono

dirette ad uno scopo comune) o senza comunione di scopo ( le prestazioni non sono dirette ad

uno scopo comune).

▪ delle pubbliche amministrazioni ( la fase che precede e prepara il contratto è regolata dal

diritto pubblico; il contratto è stipulato fra l’ente pubblico e il privato e questo contratto, sia

come atto sia come rapporto è regolato dal diritto privato).

FORMAZIONE E FORMA DEL CONTRATTO

Il contratto esiste e produce i suoi effetti quando si è concluso.

La manifestazione di volontà, diretta alla formazione di un contratto è la dichiarazione

contrattuale espressa o tacita (silenzio e comportamento concludente).

▪ le dichiarazioni ricettizie producono effetti solo se e dal momento in cui la dichiarazione arriva a

conoscenza del destinatario (art.1334 c.c.; atti unilaterali);

▪ le dichiarazioni non ricettizie non sono destinate ad un destinatario e gli effetti si producono

indipendentemente dalla conoscenza che altri soggetti abbiano della dichiarazione.

LO SCHEMA BASE SOGGETTI:

● colui che fa la proposta = proponente;

● colui che la riceve = oblato.

● Proposta e accettazione:

Il proponente formula all’oblato la proposta del contratto.

Ai sensi dell’art.1326 c.c., il contratto è concluso nel momento in cui chi ha fatto la proposta è a

conoscenza dell’accettazione dell’altra parte.

Proposta + accettazione conosciuta dal proponente.

Ai sensi dell’art. 1335, il contratto risulta formato se l’accettazione è giunta all’indirizzo del

proponente (Proposta + accettazione giunta all’indirizzo del proponente).

L’accettazione deve giungere nel termine stabilito dal proponente, egli può tuttavia ritenere

efficace un’accettazione tardiva.

● Proposta e inizio esecuzione:

Ai sensi dell’ art. 1327 c.c., se su richiesta del proponente, per la natura dell’affare o secondo

gli usi, il contratto non richieda preventiva accettazione comunicata al proponente, esso si

conclude nel tempo e nel luogo in cui ha avuto inizio l’esecuzione.

Proposta + inizio dell’esecuzione.

● Proposta e mancato rifiuto:

Ai sensi dell’art.1333 c.c., se il proponente propone all’oblato un contratto dal quale nascono

obbligazioni solo a carico del proponente e non a carico dell’oblato, non occorre l’accettazione

né alcun altro gesto dell’oblato perché il contratto si forma in base alla proposta se l’oblato non

la rifiuta (proposta + mancato rifiuto dell’oblato) o se l’oblato non dice nulla (proposta +

silenzio dell’oblato).

FORMAZIONE DEL CONTRATTO PER EFFETTO DEL CONSENSO

● I contratti consensuali si formano in base al semplice consenso delle parti.

● I contratti reali, oltre all’accordo fra le parti, richiedono la consegna della cosa (Es: mutuo,

comodato…);

● I contratti ad effetti reali trasferiscono la proprietà ( Es: donazione, compravendita…);

● I contratti ad effetti obbligatori obbligano le parti ad una determinata prestazione.

CONTRATTI APERTI E OFFERTA AL PUBBLICO

● I contratti aperti sono quelli per cui esiste la possibilità che altre parti entrino successivamente

nel contratto aggiungendosi alle parti che originariamente lo hanno formato (Es: aderire ad

un’associazione).

● L’offerta al pubblico è una proposta indirizzata non ad un destinatario determinato, ma a una

collettività di possibili destinatari.

L’offerta al pubblico può valere come proposta e permette la formazione del contratto con la

semplice accettazione.

MORTE O INCAPACITA’ DEL PROPONENTE

● Morte o incapacità dopo la conclusione del contratto, se ne occupano l’erede o il

rappresentante legale dell’incapace;

● Morte o incapacità prima della conclusione del contratto, la proposta e l’accettazione perdono

efficacia salvo il caso di:

▪ proposta irrevocabile *, sopravvive agli eventi che colpiscono il suo autore;

▪ il dichiarante è imprenditore e il contratto è attinente all’esercizio dell’impresa.

REVOCA DELLA PROPOSTA E DELL’ACCETTAZIONE

La revoca è un atto unilaterale.

● La proposta può essere revocata fino al momento in cui il contratto risulta concluso, il

proponente non può quindi revocare la proposta dopo che questa è stata accettata.

E’ revocabile anche l’offerta al pubblico.

● L’accettazione può essere revocata purché la revoca giunga al proponente prima

dell’accettazione.

LA PROPOSTA IRREVOCABILE *

● per legge (è irrevocabile la proposta di contratto con obbligazione del solo proponete; art.1333);

● per decisione del proponente che si obbliga a mantenere ferma la proposta per un certo tempo.

La proposta non può essere revocata prima della scadenza del termine.

La revoca della proposta irrevocabile è inefficace e l’irrevocabilità deriva da un atto unilaterale.

L’OPZIONE

L’opzione è l’accordo tra proponente e oblato per cui il proponente si obbliga a tenere ferma la

proposta per un determinato tempo, con gli effetti dell’irrevocabilità della proposta.

E’ essenziale che sia stabilito il termine.

L’irrevocabilità dell’opzione deriva da un accordo bilaterale fra i due interessati.

Il beneficiario dell’opzione paga l’opzione dando un corrispettivo per poter decidere

tranquillamente se accettare o no il contratto.

Se decide di accettare, il contratto si forma senza che il proponente possa impedirlo ( egli è infatti

in posizione di soggezione di fronte al diritto potestativo di chi ha l’opzione).

Se decide di non accettare, può cedere l’opzione a un terzo.

LA PRELAZIONE

La prelazione è il diritto di essere preferito a chiunque altro a parità di condizioni, nella

conclusione di un determinato contratto.

Nell’opzione il contratto si conclude quando il beneficiario decide di accettare, mentre nella

prelazione il contratto si conclude solo se la parte decide di concludere il contratto.

Esistono due tipi di prelazione:

▪ la prelazione convenzionale nasce per volontà degli interessati. Ha efficacia obbligatoria, nel

senso che attribuisce al titolare un diritto di credito, non opponibile ai terzi.

▪ la prelazione legale è stabilita dalla legge. Ha efficacia reale ed è opponibile ai terzi.

TRATTATIVE E RESPONSABILITA’ PRECONTRATTUALE:

La conclusione del contratto viene preceduta da una fase di trattative durante la quale le parti

discutono i termini dell’affare e ciascuna cerca di far prevalere il proprio interesse.

La legge impone alle parti di comportarsi secondo buona fede, cioè con correttezza e lealtà

(art.1337).

La parte che viola questo principio incorre in una responsabilità che si chiama responsabilità

precontrattuale.

La scorrettezza può consistere nell’esercitare sull’altra parte inganni, minacce o reticenza quando

una parte nasconde all’altra informazioni essenziali sul contratto che per obbligo avrebbe dovuto

comunicarle.

La scorrettezza precontrattuale può consistere anche nella rottura della trattativa, ciò accade se la

trattativa era abbastanza avanzata e definita da avere creato un ragionevole affidamento nella

conclusione del contratto oppure se la rottura di essa sia avvenuta senza una seria giustificazione.

Chi ha confidato nella conclusione del contratto, ha diritto al risarcimento del danno, nella misura

dell’interesse negativo cioè per quanto riguarda il danno derivante dall’aver intrapreso una

trattativa finita male.

TRATTATIVE E RESPONSABILITA’ CONTRATTUALE

La somma di denaro dovuta a titolo di risarcimento deve comprendere il danno emergente e lucro

cessante secondo l’interesse negativo ( ovvero la perdita subita e mancato guadagno per essersi

impegnati nelle trattative andate a finire male).

Nella responsabilità contrattuale l’interesse positivo riguarda la perdita subita e il mancato

guadagno derivanti dalla mancata conclusione del contratto.

VOLONTA’ E MANIFESTAZIONE DI VOLONTA’

Per concludere un contratto non basta la volontà di farlo, ma occorre la corrispondente

manifestazione di volontà.

Quando la manifestazione di volontà si realizza con il linguaggio, si parla di manifestazione

espressa di volontà ( o dichiarazione di volontà).

Quando la manifestazione di volontà si realizza con segni diversi dal linguaggio si parla di

manifestazione tacita della volontà.

La manifestazione tacita contrattuale si definisce comportamento concludente.

I CONTRATTI FORMALI

Nel nostro sistema vale la libertà di forma.

Ai contratti formali (o a forma vincolata) si contrappongono i contratti non formali ( o a forma

libera).

Il principale tipo di forma vincolata è la scrittura che si traduce sempre in un documento ma che

può presentare diversi gradi di complessità:

▪ il grado più elementare è la scrittura privata che è richiesta per:

- il trasferimento di proprietà di immobili o per la costituzione, modifica, estinzione diritti reali su

beni immobili;

- l’attribuzione diritti di godimento di immobili di durata ultranovennale (locazioni) ;

- contratti delle pubbliche amministrazioni;

- per altri contratti indicati dalla legge (es. contratti relativi a servizi bancari e finanziari).

▪ una forma più complessa è l’atto pubblico che oltre alla scrittura richiede l’intervento del notaio

o di un altro pubblico ufficiale.

Latto pubblico è richiesto per:

- contratti di costituzione società di capitali;

- convenzioni matrimoniali;

- donazioni. FUNZIONI DELLA FORMA

● La funzione principale è quella di garantire certezza sull’esistenza e sul contenuto del contratto;

● senza la forma il contratto non è valido e non produce i suoi effetti (forma ad substantiam);

● alcuni contratti devono essere provati per iscritto e si dice che la forma è richiesta per la prova

( forma ad probationem);

● una particolare forma della dichiarazione di volontà è quella stabilita dalle parti (forma

convenzionale). LA RAPPRESENTANZA

Nelle situazioni di rappresentanza vengono in gioco tre soggetti:

▪ il rappresentante;

▪ il rappresentato;

▪ il terzo con cui il rappresentante contratta in nome del rappresentato.

Con la rappresentanza il contratto è fatto da un soggetto, ma gli effetti del contratto si

producono in capo a un soggetto diverso.

Chi fa il contratto si chiama rappresentante e chi riceve gli effetti del contratto si chiama

rappresentato.

Il contratto concluso dal rappresentante produce immediatamente effetto nei confronti del

rappresentato solo se il rappresentante dichiara a controparte che in quel contratto egli agisce

non per sé, ma in nome e per conto del rappresentato (spendita del nome).

Oltre che per i contratti, un soggetto può essere rappresentato per atti unilaterali (ratifiche,

convalide..) e nella ricezione di atti (rappresentanza passiva).

Tuttavia non si può parlare di rappresentanza per quegli atti che sono personalissimi (matrimonio,

testamento, donazione…).

La rappresentanza si suddivide in:

▪ rappresentanza legale con la quale il potere di rappresentanza è attribuito dalla legge.

Il soggetto non può decidere ne impedire di essere sostituito da un rappresentante e non può

scegliere il rappresentante che lo sostituisce (incapaci d’agire);

▪ rappresentanza organica, il soggetto rappresentato è un’organizzazione ;

▪ rappresentanza volontaria, determina l’autonomia dell’interessato: infatti, è lui che decide se e

da chi farsi sostituire.

L’atto con cui conferisce il potere di rappresentanza al rappresentante si chiama procura.

I requisiti della rappresentanza volontaria sono quindi:

- potere di rappresentanza (procura);

- spendita del nome;

- rispetto limiti della procura.

LA PROCURA

La procura è l’atto con cui l’interessato conferisce volontariamente al rappresentante il potere di

rappresentarlo.

E’ un atto unilaterale, non richiede cioè l’accettazione del rappresentante ed è un atto non

ricettizio, cioè non è rivolto direttamente al rappresentante, ma opera verso i terzi.

La procura richiede che il rappresentato abbia la capacità legale d’agire.

Non è necessario, invece, che sia legalmente capace d’agire il rappresentante al quale si richiede

solo la capacità di intendere e di volere (capacità naturale).

La procura può richiedere la stessa forma prevista dalla legge per il contratto che il rappresentante

concluderà in nome del rappresentato.

▪ la procura generale autorizza a compiere tutti gli affari del rappresentato;

▪ la procura speciale riguarda uno o più affari determinati.

La procura può tuttavia imporre al rappresentante ulteriori limiti.

Gli stati di buona o mala fede, di conoscenza e ignoranza, errore o minaccia vengono verificati nei

confronti del rappresentante (art.1390-1391 c.c.).

La procura si inserisce in un rapporto sottostante fra rappresentante e rappresentato che spiega

al primo perché viene dato il potere di rappresentare il secondo.

L’estinzione della procura può essere determinata:

▪ dal venir meno del rapporto sottostante;

▪ dalla morte del rappresentato o del rappresentante ;

▪ dalla rinuncia del rappresentante e dalla revoca del rappresentato (non ammessa in caso di

procura irrevocabile).

Revoca della procura:

Ai sensi dell’art. 1396, le modificazioni e la revoca della procura devono essere portate a

conoscenza di terzi con mezzi idonei.

In mancanza, esse non sono opponibili ai terzi, se non si prova che il terzo era in mala fede cioè

che ha contrattato con il rappresentante pur sapendo che la procura era stata revocata o

modificata.

CONFLITTO DI INTERESSI E CONTRATTO CON SE STESSO

Il rappresentante è tenuto ad agire nell’interesse del rappresentato.

Se viola questo obbligo e agisce in modo da avvantaggiare se stesso o un terzo si crea un conflitto

di interessi con il rappresentato.

Se il terzo conosceva o poteva conoscere il conflitto, prevale la tutela del rappresentato e il

contratto è annullabile.

Se il terzo non sapeva del conflitto, prevale la tutela del terzo e il contratto è valido (art.1394 ).

Un’ipotesi estrema di conflitto di interessi tra rappresentante e rappresentato è il contratto con se

stesso ( il terzo coincide con il rappresentante).

Il contratto con se stesso è annullabile su richiesta del rappresentato salvo i casi in cui:

▪ il rappresentato avesse autorizzato il rappresentante a contrarre con se stesso;

▪il rappresentato avesse predeterminato il contenuto del contratto.

RAPPRESENTANZA SENZA POTERE E CONTRATTO DEL FALSO RAPPRESENTANTE

Nella rappresentanza senza potere, un falso rappresentante fa, in nome del preteso

rappresentato, un contratto che non è mai stato autorizzato a fare.

In questo caso vi sono quindi quattro regole fondamentali:

▪ inefficacia del contratto ( il contratto del falso rappresentante non produce effetti verso il

preteso rappresentato);

▪ possibilità di ratifica del contratto (atto unilaterale con cui il preteso rappresentato rende

efficace il contratto fatto dal falso rappresentante in suo nome);

▪ possibilità per falso rappresentante e terzo di sciogliere il contratto;

▪ responsabilità del falso rappresentante verso il terzo contraente.

RAPPRESENTANZA APPARENTE

Il preteso rappresentato è vincolato al contratto con il terzo quando c’è:

▪ un’imputabilità dell’apparenza al rappresentato che ha concorso a crearla o tollerarla;

▪ un’apparenza di poteri rappresentativi (falso rappresentante munito di poteri rappresentativi).

IL CONTRATTO PER PERSONA DA NOMINARE

Il contratto per persona da nominare è quello in cui un contraente si riserva di comunicare

successivamente a controparte il nome della diversa persona che acquisterà i diritti e assumerà gli

obblighi del contratto.

Gli effetti del contratto possono prodursi verso un soggetto che non ha partecipato alla

formazione (rappresentanza), ma nella conclusione del contratto non viene speso il nome di tale

soggetto.

Se il contraente fa la dichiarazione di nomina del vero interessato al contratto, gli effetti

contrattuali si producono nei confronti del nominato e retroattivamente.

I requisiti sono i seguenti:

▪ la nomina deve essere fatta entro il termine previsto dalle parti o in mancanza di previsione

entro tre giorni;

▪ la nomina deve essere accompagnata dall’ accettazione del nominato o dall’esistenza di una

procura anteriore al contratto;

▪ la nomina e l’accettazione o la procura devono essere fatte nella stessa forma che le parti hanno

usato per il contratto. GLI ELEMENTI DEL CONTRATTO

Ai sensi dell’art.1325c.c., gli elementi del contratto sono:

● l’accordo;

● l’oggetto;

● la causa;

● la forma ( se prevista per validità)

1. L’accordo:

Per la nascita di un contratto occorre l’accordo tra due o più parti e non basta la volontà di

farlo, ma occorre la corrispondente manifestazione di volontà.

Quando la manifestazione di volontà si realizza con il linguaggio, si parla di manifestazione

espressa di volontà ( o dichiarazione di volontà).

Quando la manifestazione di volontà si realizza con segni diversi dal linguaggio si parla di

manifestazione tacita della volontà.

La manifestazione tacita contrattuale si definisce comportamento concludente.

2. L’oggetto:

L’oggetto del contratto è costituito dalle prestazioni contrattuali.

Il concetto di prestazione contrattuale indica gli impegni che il contratto mette a carico della

parte.

Spesso le prestazioni contrattuali riguardano un determinato bene.

Un sinonimo di oggetto del contratto è contenuto del contratto.

Il codice civile indice all’ art. 1346 i requisiti dell’oggetto che deve essere:

▪ possibile (non può prevedere prestazioni irrealizzabili ed è possibile che l’oggetto consista

nella prestazione di una cosa futura);

▪ lecito (art 1343) non deve essere contrario a norme imperative (vietano di fare determinati

contratti o di inserire nei contratti determinati contenuti o impongono che il contratto abbia

determinati contenuti), all’ordine pubblico ( comprende i principi e i valori che informano

l’organizzazione politica ed economica della società) o al buon costume (insieme delle regole

di comportamento non scritte, ma riconosciute come vincolanti secondo la coscienza etica

diffusa nella società)

▪ determinato (il contratto non può prevedere prestazioni che attribuiscano a una parte

vantaggi indefiniti e all’altra sacrifici indefiniti) determinabile ( è determinabile quando c’è la

possibilità di riferirsi a criteri o elementi esterni al contratto stesso che permetteranno di

determinare la prestazione contrattuale).

Nel caso in cui le parti affidino a un terzo la determinazione dell’oggetto del loro contratto si

parla di arbitraggio.

Il terzo si chiama arbitratore e l’arbitraggio può seguire due schemi:

▪ il terzo deve procedere con equo apprezzamento cioè deve valutare e decidere in modo

ragionevole.

La valutazione può essere impugnata nel caso in cui risulti iniqua o erronea.

▪ le parti si sono volute rimettere al mero arbitrio del terzo, ovvero gli hanno dato carta

bianca.

In questo caso la decisione del terzo si può impegnare solo se si tratta di mala fede.

La mancanza, l’impossibilità, l’indeterminatezza o indeterminabilità, l’illiceità dell’oggetto

producono la nullità del contratto.

3. La causa

La causa è la ragione giustificativa degli spostamenti patrimoniali realizzati con il contratto.

▪ nei contratti onerosi entrambe le parti sostengono un sacrificio economico per avere in

cambio un vantaggio (prestazione patrimoniale).

La loro causa è un dare per avere.

▪ nei contratti gratuiti una sola parte sostiene il sacrificio, mentre l’altra consegue il vantaggio

corrispondente senza affrontare alcun sacrificio (donazione).

Qui la causa è la ragione per cui la parte sacrificata accetta di affrontare il sacrificio.

Contratti con prestazioni corrispettive e contratti associativi:

▪ i contratti con prestazioni corrispettive (o di scambio o sinallagmatici), sono contratti onerosi

in cui i vantaggi e i sacrifici delle parti sono interdipendenti.

Ciascuna prestazione trova giustificazione nell’altra, la controprestazione, ma lo scopo di una

è disomogeneo rispetto allo scopo dell’altra.

▪ nei contratti associativi, le parti hanno uno scopo comune che viene perseguito tramite

un’organizzazione (società, associazione..)

Contratti commutativi e aleatori:

▪ i contratti commutativi sono quelli in cui le prestazioni dovute e attese dalle parti sono certe

e non determinate dal caso.

▪ i contratti aleatori sono quelli in cui le parti si espongono al rischio che un evento incerto o

ignoto incida sulla stessa esistenza o consistenza della prestazione dovuta da una parte e

attesa dall’altra.

I contratti aleatori possono essere per natura ( contratto di assicurazione) o per volontà

delle parti (vendita di speranza).

La causa può essere:

▪ astratta cioè la funzione economico sociale del contratto stesso, che può essere anche

chiamata causa tipica (è presente in tutti i contratti che appartengono a quel tipo, es. in tutte

le compravendite la funzione del contratto è lo scambio della cosa contro il prezzo).

La causa astratta è l’operazione economico-giuridica che il contratto realizza, sia dal punto di

vista dei soggetti, sia dal punto di vista dell’ordinamento giuridico ed è la sintesi degli effetti

giuridici essenziali del contratto: ogni effetto negoziale trova giustificazione negli altri.

▪ concreta ovvero la giustificazione del contratto dal punto di vista dei contraenti interessati a

quel contratto e che riguarda specifici interessi che costituiscono la particolare ragione

giustificativa di quel determinato contratto.

La mancanza di causa o l’illiceità di questa cioè la contrarietà a norme imperative, ordine

pubblico e buon costume (Es: promessa di pagamento a pubblico ufficiale perché compia il suo

dovere : la prestazione denaro è lecita, è lecito l’atto del pubblico ufficiale, anzi doveroso, ma è

illecito porre i due atti in rapporto di corrispettività) determinano la nullità del contratto.

N.B.(contratti ad effetti reali costituiscono e trasferiscono diritti reali o trasferiscono un diritto

preesistente; contratti ad effetti obbligatori consistono nel generare debiti e crediti, cioè

obblighi di comportamento e diritti alla prestazione).

Causa e motivi del contratto:

I motivi sono i particolari interessi che spingono ciascun contraente a fare il contratto, ma

restano estranei alla ragione giustificativa del contratto.

E’ per questa ragione che si distinguono dalla causa che è l’elemento oggettivo del contratto.

Solitamente i motivi sono diversi per ciascun contraente, ma può anche capitare che siano

comuni (Es: concedo un mutuo ad un mio socio per finanziare un aumento di capitale della

società alla quale entrambi partecipiamo).

La causa è rilevante, mentre non lo sono i motivi, tranne in alcuni casi:

▪ nei contratti a titolo oneroso in cui le parti hanno concluso il contratto per un motivo illecito a

entrambi le parti (art. 1345);

▪ nella donazione o nel testamento in cui il motivo illecito ha determinato il donante o il

testatore a disporre.

In questi due casi il contratto è illecito e quindi nullo.

4. La forma:

● La funzione principale è quella di garantire certezza sull’esistenza e sul contenuto del contratto;

● senza la forma il contratto non è valido e non produce i suoi effetti (forma ad substantiam);

● alcuni contratti devono essere provati per iscritto e si dice che la forma è richiesta per la prova

( forma ad probationem);

● una particolare forma della dichiarazione di volontà è quella stabilita dalle parti(convenzionale).

IL REGOLAMENTO CONTRATTUALE

Il regolamento contrattuale è l’insieme delle regole, stabilite dal contratto, che esprimono gli

impegni e i risultati legali previsti come sistemazione dei loro interessi.

Il regolamento contrattuale è il contratto stesso non come atto, ma come rapporto.

Le fonti del regolamento:

▪ fonte autonoma (volontà delle parti);

▪ fonti eteronome (operano a prescindere dalla volontà delle parti e danno luogo all’integrazione

del contratto).

PRINCIPIO DELL’AUTONOMIA PRIVATA E DELLA LIBERTA’ CONTRATTUALE

● L’autonomia privata è il potere dei soggetti di creare e conformare le proprie situazioni

giuridiche liberamente, secondo la propria volontà e i propri interessi.

Si realizza attraverso l’attività giuridica che consiste nel compimento di negozi giuridici e

contratti.

Le parti sono libere di determinare il contenuto del contratto e l’applicazione del principio di

autonomia privata al campo dei contratti è la libertà o autonomia contrattuale.

● L’autonomia contrattuale è quindi l’espressione dell’autonomia privata.

L’autonomia contrattuale è:

▪ la libertà di decidere se fare o no un contratto;

▪ la libertà di decidere la controparte contrattuale;

▪ la libertà di determinare il contenuto del contratto (attraverso la previsione di clausole).

Limitazioni della libertà contrattuale:

Subisce limitazioni:

- la libertà di determinare il contenuto del contratto (presenza di norme imperative);

- la libertà di fare contratti atipici (limite nello schema);

- la libertà di scelta se fare o non fare un determinato contratto (divieti legali di contrarre, ad

esempio divieto di alienare alcuni beni come quelli inalienabili; obblighi legali di contrarre,

contratti imposti a imprese in condizioni di monopolio o a imprese che svolgono pubblici

servizi di linea).

Le ragioni delle restrizioni della libertà contrattuale riguardano la realizzazione dei principi di

libertà e uguaglianza, difesa del contraente debole, sempre compatibilmente con la libertà di

iniziativa economica privata (art.41 cost.)

CONTRATTI TIPICI E ATIPICI

● I contratti tipici sono previsti e disciplinati dalla legge in quanto corrispondenti alle operazioni

economiche più diffuse.

Sono quei contratti che corrispondono a qualche tipo legale.

● I contratti atipici sono quei contratti che non corrispondono a nessuno degli schemi tipici legali.

Ai sensi dell’art 1322 c.c., 2°comma “Le parti possono anche concludere contratti che non

appartengono ai tipi aventi una disciplina particolare (principio contratti atipici), purché siano

diretti a realizzare interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento giuridico (non devono

avere né causa né oggetto illecito e devono essere socialmente utili)”

CONTRATTI MISTI E COLLEGATI

● I contratti misti sono quelli in cui si combinano prestazioni caratteristiche di contratti diversi.

Esistono due criteri:

- il criterio dell’assorbimento per cui si applicano le regole del tipo prevalente;

- il criterio della combinazione per cui si applicano a ciascuna prestazione le regole del tipo

corrispondente.

● I contratti collegati implicano due o più contratti distinti i quali sono collegati nel senso che

l’esistenza e la funzionalità congiunta di entrambi sono necessari per realizzare l’operazione

stabilita dalle parti.

Ciascun contratto si giustifica anche attraverso l’altro e senza l’altro non avrebbe il senso che le

parti intendevano dargli.

Se uno dei contratti presenta difetti o problemi, essi si estendono anche all’altro.

LA COSTRUZIONE DEL REGOLAMENTO CONTRATTUALE

● Accordo delle parti senza il quale non vi è il contratto e quindi determinazione volontaria del

regolamento che consiste nel definire gli elementi essenziali del contratto (causa e oggetto).

Le parti provvedono anche alla determinazione degli aspetti marginali e accessori ovvero degli

elementi non essenziali del contratto.

Le previsioni con cui le parti definiscono gli elementi del contratto si chiamano clausole.

L’accertamento delle clausole del contratto avviene attraverso l’ interpretazione del contratto;

● Qualificazione, attraverso la quale si accerta se le parti vogliono fare un contratto di tipo legale

o un contratto atipico;

● L’integrazione, ovvero l’intervento di norme dispositive o imperative che integrano il

regolamento.

Le operazioni sono destinate a definire quali sono gli effetti del contratto tra le parti ( che crea,

modifica o estingue diritti e obblighi).

1. L’interpretazione del contratto:

L’interpretazione è l’operazione diretta ad attribuire alle clausole il giusto significato (art. 1362 e

seguenti).

L’operazione è affidata al giudice che deve attenersi ai criteri legali di interpretazione:

▪ i criteri di interpretazione soggettiva puntano ad accertare la comune intenzione delle parti

anche al di là del senso letterale delle parole attraverso due criteri:

- il criterio del comportamento complessivo delle parti ;

- il criterio dell’interpretazione contestuale in base al quale ciascuna clausola va interpretata

alla luce delle altre.

▪ i criteri di interpretazione oggettiva che puntano ad attribuire al contratto un senso equo,

ragionevole e funzionale.

Tra i criteri di interpretazione oggettiva:

- interpretazione secondo buona fede;

- criterio della conservazione del contratto (va scelto il significato che attribuisce al contratto

qualche effetto);

- criterio degli usi interpretativi

- interpretazione contro la parte che ha predisposto la clausola

- regole finali.

La qualificazione del contratto:

2. E’ l’operazione con cui, davanti ad una fattispecie di contratto, si stabilisce che essa corrisponde

a un tipo legale oppure che si tratta di contratto atipico perché non corrisponde a nessun tipo

legale.

3. L’integrazione del contratto:

L’integrazione è il fenomeno per cui il regolamento contrattuale può essere determinato anche

da fonti eteronome cioè esterne alla volontà delle parti.

L’integrazione può essere:

▪ suppletiva che rispetta e favorisce le scelte dell’autonomia privata ;

▪ cogente che contrasta le scelte dell’autonomia privata;

▪ legale che si realizza attraverso norme che entrano nel regolamento;

▪ giudiziale che integra il regolamento tramite valutazioni del giudice.

a) Integrazione suppletiva legale:

L’integrazione suppletiva legale si verifica attraverso:

- norme dispositive (o derogabili) che intervengono quando le parti hanno lasciato una lacuna

nel regolamento ( generalmente intervengono sugli elementi non essenziali, ma talvolta

anche su elementi essenziali come i prezzi di determinate vendite).

- gli usi normativi ( che si identificano con le consuetudini, art. 1374) e contrattuali come la

clausola d’uso ( ed è la prassi seguita per i contratti di un certo settore o di una certa

impresa).

Gli usi prevalgono sulle norme dispositive.

Norme dispositive e usi non entrano in contrasto con l’autonomia privata.


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valespo

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza (GENOVA, IMPERIA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valespo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato I e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Roppo Vincenzo.

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