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Le istituzioni costituzionali italiane tra globalizzazione, integrazione europea e crisi di regime

Le cinque crisi

Per comprendere l'attuale situazione storico-politica, si evidenziano 5 crisi fondamentali, da cui parte l'analisi del libro:

1. Crisi di riqualificazione dei rapporti geopolitici globali

Il passaggio dall'asse dell'Atlantico a quello del Pacifico ha segnato una trasformazione economico e culturale che ha portato allo sviluppo dello "Stato moderno" attraverso varie fasi:

  • Intorno al 1600, lo spostamento dell'asse politico-culturale europeo dal Mediterraneo all'Atlantico.
  • Con la Rivoluzione Industriale, l'esistenza dell'asse euro-americano caratterizzò l'economia mondiale fino al 1970.
  • Il centro dell'asse mondiale, dopo la Prima Guerra Mondiale, si spostò negli USA.
  • Dopo il 1970, iniziò la fase di riqualificazione dei rapporti di potenza tra i vari ordinamenti. Il dollaro nel 1971 entrò in crisi e l'URSS e Cina presero strade riformistiche diverse che portarono allo sviluppo cinese.
  • Dagli anni '90, nuovi conflitti hanno ridisegnato l'assetto geopolitico globale, con la Cina che si espande notevolmente nell'ambito economico e la rinascita russa attraverso il putinismo.

2. Crisi dello Stato sociale

La crisi dello Stato Sociale, soprattutto in Europa, è evidente. Analizzando le varie strutture sociali europee, emerge che il modello scandinavo (socialdemocratico) è il più efficiente e dinamico; quello tedesco è basato sull'economia sociale di mercato; quello anglo-irlandese (liberale) è abbastanza variabile, con il pubblico che sostituisce il privato in situazioni di emergenza. Decisamente più a rilento è il sistema sociale dell'area mediterranea.

I principali triangoli di copertura sociale sono la previdenza, l'assistenza sociale, la sanità, l'istruzione e le politiche abitative. Le politiche sociali che caratterizzano l'UE non esistono ancora a livello europeo, ogni stato adotta differenti modelli di Stato sociale e attualmente tali modelli sono sfidati dai fenomeni di globalizzazione e internazionalizzazione che hanno incrementato le disuguaglianze economiche tra i vari paesi dell'unione.

3. Crisi della democrazia rappresentativa

La crisi della democrazia rappresentativa è segnata dalla perdita della centralità delle tradizionali istituzioni rappresentative, con l'affermazione della personalizzazione per la conquista di posizioni monocratiche. Inoltre, vi è una crisi di rappresentatività della politica parlamentare a causa della complessità delle società politiche e civili. I partiti politici hanno perso la capacità di articolare la domanda politica in favore della popolazione. Gli esecutivi hanno assunto un ruolo sempre più privilegiato, rappresentando direttamente il corpo elettorale e rafforzandosi attraverso l'ampliamento delle loro competenze.

Da questo quadro derivano vari pericoli per gli ordinamenti democratici: la diminuzione dell'incidenza dei cittadini nell'esprimere la propria volontà elettiva e deliberativa; la delegittimazione degli ideali del sistema; la mancanza di partecipazione; il rischio che il processo di decisione democratico sia fortemente influenzato dai mezzi di comunicazione di massa.

La democrazia rappresentativa è assediata da modelli alternativi come il modello plebiscitario (di Putin), il modello burocratico partitico (cinese) o amministrativo aziendale (Singapore), che rischiano di essere delle vere e proprie alternative ai modelli europei instabili a causa delle crisi economiche e delle divisioni sociali.

4. Crisi della costruzione dell'UE

L'Europa negli ultimi 30 anni ha evidenziato sviluppi contraddittori. La costruzione dell'Unione sembrava rafforzata dalla paura del socialismo reale, ma dopo di ciò progredì solo per inerzia. L'allargamento a est e la globalizzazione hanno messo in evidenza i difetti di questa costruzione.

5. Crisi della democrazia italiana

La democrazia italiana rischia non soltanto la rottura della Costituzione del ’48, ma anche una crisi societaria. Il periodo che va dal 1948 al 1955, in cui si sono susseguite maggioranze centriste, ha visto inapplicata la Costituzione, temendo anche una revisione di essa dopo l'introduzione della legge truffa.

Dal punto di vista storico-costituzionale, la crisi della Costituzione italiana risale al 1968, con la sconfitta dell'ipotesi riformista del centrosinistra e con l'inizio della transizione infinita. La revisione incompiuta si protrasse fino al 1993 fino ad arrivare ai giorni nostri. Negli ultimi anni, la permanenza di un bipolarismo coalizionale conflittuale, il commissariamento del politico-partitico da parte del politico-tecnico e l'istituzione di un bipersonalismo imperfetto smentiscono le ipotesi di normalizzazione. Tutto ciò rischia di portare a un punto di rottura della Costituzione del 1948.

Gli ombrelli nazionali e il modello sociale europeo che verrà

Lo Stato sociale europeo è attraversato da una crisi dovuta a tre fenomeni principali: alla diminuzione del tasso di crescita, all'invecchiamento della popolazione e all'aumento del debito pubblico. In Europa non c'è un concreto ombrello comune di politiche sociali, ma solo differenti iniziative nazionali. Ne deriva uno stato di difficoltà e incertezza, che mette a nudo l'attuale irrazionalità della costruzione europea e dei soggetti che la compongono, di fronte ai nuovi processi di globalizzazione. Disegnare un modello unitario risulta difficile, anche a causa della diversa situazione istituzionale economica dei singoli ordinamenti, e gli ombrelli che le società industriali tradizionali hanno prodotto risultano inadeguati alle nuove società post-industriali.

I vari leader europei devono assumere determinate decisioni volte all'elasticità e alla ricalibratura delle politiche sociali, per:

  • Assicurare la persistenza dell'ombrello sociale nell'ambito della concorrenza internazionale.
  • Resistere allo sviluppo senza perdere le proprie caratteristiche di società democratiche e inclusive.

Gli ombrelli europei devono divenire più piccoli e più efficienti per cercare di armonizzare le politiche sociali a livello continentale.

Le trasformazioni geopolitiche, l'integrazione europea, l'eredità del federalismo statunitense e tedesco

Nel secondo dopoguerra, il processo di integrazione continentale ha avuto lo scopo di evitare il ripetersi delle tragedie che hanno sconvolto il contesto europeo, costruendo un'area pacifica di sviluppo economico e politico. Le esperienze federalistiche statunitensi e tedesche hanno influenzato enormemente il processo di integrazione europea. Il concetto di federalismo individua, da un lato, una concezione del mondo, dall'altro una tecnica del rapporto centro-periferia.

Il federalismo moderno nasce e si sviluppa in Europa proprio nell'area tedesca e in maniera dialettica con quello anglo-americano (dal 1800 in poi); alla base di esso si pongono: le esperienze dei Paesi Bassi, l'area belga, il caso svizzero e quello austriaco. Il federalismo contemporaneo risulta connesso con il concetto di sovranità, per quest'ultima si intende una condizione di indipendenza esterna e di supremazia interna.

Esistono due interpretazioni del federalismo come tecnica del rapporto centro-periferia: la prima è collegata con la forma di Stato liberale-democratica; la seconda, invece, lo identifica come il rapporto tra più unità istituzionali. Alla base della prima deve esserci un popolo su un territorio e con un governo limitato da una costituzione; la seconda interpretazione fa riferimento a una visione più funzionalista.

L'esperienza dell'UE ha percorso prima la via governativa e poi si è aperta a quella della rappresentanza parlamentare. Tra Italia e Germania esistono varie analogie strutturali per quanto riguarda il processo federalistico. In Germania, il processo di formazione dello Stato nazionale si è attuato sulla base della continuità del principio di legittimità tradizionale; in Italia, il processo di formazione dello Stato nazione si realizzò sulla base della rottura della legittimità tradizionale e sul rifiuto delle istanze federalistiche ed autonomistiche. In entrambi gli ordinamenti, le conseguenze della Grande Guerra e la presenza di forze anti-sistema hanno favorito l'avvento dei regimi totalitari. Dal secondo dopoguerra, la Germania è rinata attraverso i Lander, mentre l'Italia ha visto il regionalismo ordinario ostacolato per circa 20 anni, per poi essere regolamentato con la riforma del Titolo V del 2001. I due ordinamenti sono riusciti ad unire sviluppo economico e sociale con la democrazia politica, superando le difficoltà della ricostruzione economica e del terrorismo interno.

Mentre la Germania sembra essere divenuta un sistema democratico normale, l'Italia conferma di essere una democrazia a basso rendimento, incapace di superare le proprie fratture tradizionali. La Germania vede ancora nella Legge fondamentale (Bonn) una difesa che le ha permesso di ritornare unita, in Italia la capacità della Costituzione di unificare l'ordinamento si è indebolita dopo il 1992/1993. La causa della differente evoluzione dei due ordinamenti si può ritrovare nell'omogeneizzazione del sistema tedesco attraverso le grosse coalizioni, mentre in Italia fallì l'ipotesi integratrice del centro-sinistra. Elementi del modello tedesco stanno alla base della costruzione europea, soprattutto per quanto riguarda il principio di sussidiarietà nel rapporto tra centro-periferia.

Avere un'Unione che ha una moneta comune, senza una propria politica economica e estera, rende l'UE debole e impedisce una risposta efficiente alla crisi economica globale. La politica di rigore nel raggiungimento del pareggio di bilancio e il commissariamento di interi ordinamenti (Grecia) non è molto adeguato ai presupposti delle democrazie pluraliste; il rischio della crisi societaria di singoli sistemi può scatenare effetti domino incontrollabili, che devono essere evitati.

I tre terremoti e le prospettive della riforma istituzionale in Italia

La crisi italiana si inserisce nella realtà di un ordinamento frammentato e caratterizzato da un pluralismo estremo polarizzato. Alla fine degli anni '60, il fallimento della scommessa riformista del centro-sinistra portò alla crisi di una democrazia parlamentare già di basso rendimento. Il terremoto del 1993 con la crisi di Tangentopoli e la dissoluzione dei partiti, costituì una vera e propria crisi di regime. L'elettorato italiano si è sfarinato, è crollato il voto di appartenenza, è aumentato quello di opinione, si è mantenuto quello di scambio a livello locale e regionale, mentre è aumentato a dismisura il voto di protesta.

Le elezioni del 2013 hanno visto un notevole cambiamento per quanto riguarda i componenti delle Camere, che sono piene di volti nuovi. Nello stesso anno, c'è stata una diminuzione della partecipazione elettorale, la perdita di consenso di tutti i partiti tradizionali e l'affermazione del Movimento 5 Stelle. La maggior parte delle formazioni sono state caratterizzate da un rinnovamento quasi totale, ma il partito che ha saputo condurre il rinnovo più equilibrato tra i due maggiori è stato il PDL. Dopo le inconcludenti trattative del P.d.r. Napolitano, esso ha affidato a Enrico Letta, vice-segretario del PD, il compito di formare il nuovo Governo.

Per stabilizzare l'ordinamento e rilanciarlo a livello europeo, ci sarebbe bisogno di una trasformazione radicale delle forme e dei meccanismi della rappresentanza, che parte dall'ambito infra-partitico a quello della legislazione elettorale. C'è bisogno di una trasparenza e riduzione drastica delle spese nelle votazioni elettive e deliberative, di un sistema elettorale nuovo, la riduzione del numero dei parlamentari, una nuova riforma del bicameralismo e l'elezione diretta del Capo dello Stato.

Dal 1993 ad oggi, l'ordinamento italiano ha subito due volte la modifica della legge elettorale e nel 2001 è stato modificato il Titolo V della Costituzione. Il Governo Monti del 2012 non è stato capace di preparare le elezioni dell'anno successivo, avrebbe dovuto parlare di riforma costituzionale su bicameralismo e altre questioni cruciali.

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Scienze giuridiche IUS/08 Diritto costituzionale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sciencespolitics di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto costituzionale italiano e comparato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Lanchester Fulco.
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