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Metodologia della progettazione educativa

Il progettare competente si compie nel momento in cui si porta a compimento l’insieme armonico e coordinato di competenze acquisite in forma personale e determinate da esperienze formative e professionali. La competenza progettuale si destruttura in sette estensioni o fondamenti del progettare:

  • Prima estensione: Analizzare i contesti e il progetto nelle relazioni
  • Seconda estensione: Utilizzare modelli e orientamenti progettuali
  • Terza estensione: Identificare le finalità e i bisogni educativi
  • Quarta estensione: Attivare processi di condivisione e progettazione partecipata
  • Quinta estensione: Gestire gli spazi e i tempi
  • Sesta estensione: Amministrare le risorse e la responsabilità educativa
  • Settima estensione: Valutare gli obiettivi e l’azione tra pensiero e misura

Ogni estensione può essere suddivisa in cinque dimensioni: pedagogiche, didattiche, educative, sociali, culturali.

Prima estensione

L’obiettivo della prima estensione è quello di costruire un quadro generale entro il quale possa essere promossa la crescita personale, culturale e sociale di singoli e di gruppi. Il progetto si articola all’interno di un sistema reale complesso; è esposto alla comunità che lo può accettare e condividere e ciò può avere una doppia natura, ovvero, può essere generato dalla comunità e dai suoi bisogni ma allo stesso momento può produrre cambiamenti all’interno della comunità in cui viene pensata.

La pratica educativa richiede l’esistenza di diversi fattori: soggetti, oggetti, contenuti da insegnare e appresi e inoltre implica l’uso di metodi e tecniche. La collocazione di un progetto rappresenta un’esplicitazione di una volontà politica, di una scelta positiva, funzionale e valoriale; esso si dispiega secondo una visione orientata all’emancipazione della persona presa in considerazione ed è compito dell’educatore assumere un ruolo “curativo” per favorire la socializzazione degli individui.

Un progetto non esiste se non c’è progettualità ossia l’apertura verso il futuro e la ricerca di un senso; tale progettualità pedagogica si fonda su 3 fragilità connesse alla natura delle relazioni tra gli uomini e che devono essere sfidate, esse sono: incompiutezza, pregiudizio e abbandono. L’intero processo prende forma e vita dal complesso reticolato di residenze e luoghi quindi il progetto è rappresentato da una territorialità che lo localizza all’interno di uno spazio geografico.

Il territorio costituisce il luogo di esperienze educative e di apprendimenti e per questo ha un’incidenza sulla vita e sui comportamenti e sulle idee; in relazione al progetto che si deve presentare, l’analisi della realtà e del territorio può essere fatta su base quantitativa e qualitativa ovvero accedendo agli archivi o attraverso la narrazione di storie e racconti. L’educatore ha la responsabilità di conoscere il quotidiano, il suo ruolo è quello di conoscere la realtà, interpretarla, incontrarla e anticiparla cogliendone le implicazioni educative e “disegnando” intenzioni e possibilità.

Seconda estensione

La seconda estensione spiega che la progettazione deve essere guidata dall’utilizzo di modelli senza condizionare l’educatore. La funzionalità di un progetto è valorizzata dall’utilizzo di strutture che eseguono determinate funzioni: funzione di integrazione sociale, funzione sociale, funzione professionale, funzione liberale e funzione trasformativa.

Queste funzioni per essere attivate hanno bisogno di tre principali modelli di riflessione pedagogica e sono:

  • Il modello di sviluppo ecologico di Sterling, che approfondisce il tema ecologico in 3 dimensioni: percettiva, concettuale, pratica.
  • Il modello di sviluppo sinergico, nel quale si spiega che le sinergie che si attivano durante la progettazione fanno riferimento a disposizioni interne ed esterne. Inoltre, queste sinergie non si attivano solo tra le persone interessate ma anche tra l’intervento educativo e la progettazione e i 3 principi che regolano questa relazione sono: di correlazione, di continuità e di comunicazione.
  • Il modello di sviluppo formativo che stabilisce che la scrittura e la condivisione di un progetto all’interno di un gruppo di lavoro sono un esercizio formativo che consente di conoscersi e l’avanzare porta alla conoscenza di noi stessi e degli altri.

La mappa concettuale è uno strumento funzionale per la definizione di un piano di progetto, spesso utilizzato in maniera semplicistica o come esito di un brainstorming e può essere utilizzato sia come dispositivo di lavoro personale che come mediatore di attività di gruppo. È un modello di pensiero pedagogico che riproduce in forma grafica schematizzata i concetti coinvolti e le loro relazioni per costruire la conoscenza, ma può essere utilizzata anche in sede di valutazione come strumento di verifica e controllo dello sviluppo concettuale.

L’utilità di una mappa è data dalla possibilità di riflettere sui significati di ogni concetto, sulle prospettive di ogni argomento, sulle connessioni tra i concetti e le loro relazioni semantiche.

Un’opera progettuale si deve avvalere di una sorta di “progetto del progettare” che metta in ordine i collegamenti di produzione, in modo da poter essere riconoscibile anche dalla comunità e comprensibile ai diversi interlocutori; il “modello” è uno schema concettuale secondo cui viene strutturata e ordinata una pratica educativa, in rapporto a un ideale di uomo e di società che ne assicuri coerenza e organici.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mfrancys98 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica per competenze e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Giacomantonio Andrea.
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