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Riassunti per esame di docimologia

Capitolo 1: La fenomenologia della ricerca educativa – Franco Frabboni

La natura della pedagogia: assiomatica o critica?

Contro una pedagogia piena di certezze

Durante l’ultimo terzo del Novecento ha galleggiato nell’aria un grido d’allarme rivolto alla dilagante scomparsa simbolica e culturale dell’infanzia e dell’adolescenza nell’emisfero boreale, a nord dell’Equatore. Il j’accuse va recapitato alla duplice violenza patita dalle giovani generazioni per mano della neonata società del mercato e del mediatico. Il Novecento è un secolo inginocchiato all’altare delle multinazionali dell’informazione e dell’intrattenimento: queste mirano esplicitamente all’omologazione dei saperi e delle menti dell’infanzia e dell’adolescenza attraverso il consumo/consenso di prodotti suadenti e perbenisti.

  • L’infanzia e l’adolescenza sono state gettate anzitempo tra le onde inquinate del “mare dei consumi”, con l’ineluttabile destino dell’omologazione nella cultura e nell’etica di mercato
  • L’infanzia e l’adolescenza hanno sofferto l’onta esistenziale di essere gettate anzitempo nella foresta degli adulti, con la conseguenza di una precoce colonizzazione nella società dei grandi

La pedagogia antidogmatica e critica ha consegnato al Ventunesimo secolo un duplice compito educativo:

  • Combattere la cultura mercantile e consumistica che nega identità sociale alle nuove generazioni. Parliamo dei diritti di cittadinanza, senza i quali rischiano di scomparire come protagoniste di vita civile e di vita ecologica
  • Combattere i saperi assiomatici e ideologici veicolati dalle liturgie mediatiche

Parliamo, dunque, dell’infanzia e dell’adolescenza alle quali si nega l’equipaggiamento necessario per raggiungere i crinali dove fioriscono le tre stelle alpine, cioè:

  • Istruzione: il sapere pensare con la propria testa
  • Democrazia: la consapevolezza della non-delegabilità del diritto di cittadinanza
  • Solidarietà: impegno a costruire con gli altri un mondo popolato di giustizia, cooperazione e pace

Per raggiungere queste vette, la Pedagogia Copernicana – che intitoliamo al problematicismo pedagogico di Bertin – dovrà essere rispettosa del principio di discrezione. Mentre la pedagogia dell’indiscrezione è ormai inattuale. Essa si propone come una pedagogia pervasiva e saccente nei confronti delle nuove generazioni, al punto da annullare la loro identità e le loro differenze.

A lungo abbiamo abitato il gelido inverno di una Pedagogia assiomatica e dogmatica, inibita dal fare-ricerca perché prigioniera di metafisiche che si specchiano su infanzie e adolescenze inesistenti: astratte e astoriche. Da sempre, campeggia alla rotonda della formazione delle giovani generazioni una Pedagogia fondamentalista, nemica della ricerca educativa, disattenta delle diversità e delle pluralità dei volti infantili e giovanili.

Si tratta, dunque, di voltare pagina, evitando l’onda lunga dell’indiscrezione fondamentalista che porta all’avvento del pensiero unico nelle stanze delle prime età della vita. È pertanto improcrastinabile che la Pedagogia del Ventunesimo secolo scelga un mondo-altro: il regno dove abita il pensiero critico.

Da Cenerentola a principessa

Nel '900 si inaugura la stagione della metamorfosi della pedagogia in versione critica e utopica. Il mondo dell’educazione la nobilita, finalmente, a scienza umana. Stiamo finalmente percorrendo la strada intitolata alla sua autonomia scientifica: cioè il viaggio lungo gli altipiani intitolati alla teoria e alla prassi in educazione. Con il citato duplice zaino sulle spalle, la Pedagogia giunge fino alle propaggini di una scienza condivisa, alla quale delega il compito di combattere e sconfiggere sia la cultura mercantile (che nega ai bambini e ai giovani i diritti di cittadinanza), sia la pedagogia deviata (tolemaica, nemica della copernicana).

Quali sono, quindi, le cifre identitarie della Pedagogia dell’indiscrezione (tolemaica), colpevole della precoce scomparsa dell’Infanzia e dell’Adolescenza? È una pedagogia pervasiva, saccente e ipertrofica nei confronti delle prime stagioni della vita, al punto da annullare le loro identità e differenze. Disattenta delle pluralità dei volti infantili e giovanili; mai leggera, mai congetturale mai rispettosa delle nuove generazioni: impegnata sui prodotti più che sui processi di crescita della vita culturale, sociale e civile.

Nel cielo della Pedagogia copernicana, invece, appare ben visibile una galassia popolata di bambini e adolescenti della ragione. Equipaggiati sì di fantasia-sentimento-lievità esistenziale, ma corredati anche di corporeità-logica-cultura antropologica. Si tratta della galassia che dà ospitalità a generazioni nuove: contagiate dalla voglia di conoscere, di partecipare e di trasformare il proprio universo di cose e di valori.

Per una pedagogia critica

L’educazione costituisce una risorsa umana da non disperdere. Altrimenti, il soggetto-persona rischia di lasciare via libera all’avvento, esistenzialmente devastante, del soggetto-massa. Di più. L’emisfero a nord dell’Equatore sta per essere sommerso dall’onda mercantile e mediatica di una umanità clonata che replica, senz’anima, comportamenti quotidiani duplicati dai consumi collettivi.

Merito della Pedagogia è di scommettere su un’idea di Persona lontana dall’umanità-manichino creata e imposta, per ragioni mercantili, dall’odierna industria produttiva e commerciale e, per ragioni ideologiche, dai padroni del vapore televisivo e dell’informazione di massa e degli intrattenimenti decerebrati. Siamo del tutto convinti che possa proporsi oggi da gommone di salvataggio delle nuove generazioni.

Questa pedagogia, inoltre, chiede delle ali per volare su altre latitudini planetarie allo scopo di allargare il compasso dei suoi sguardi epistemici. Il che significa non portare più nel portafoglio una carta d’identità soltanto occidentale, ma anche una carta d’identità orientale e meridionale. È improcrastinabile, pertanto, costruire una Pedagogia, altra per il terzo Millennio. Una scienza della persona ancorata sia a una filosofia dell’educazione corredata di singolarità e progettualità esistenziale, sia a un’ermeneutica dell’educazione fondata su metodi critico-utopici. In questa prospettiva esistenziale, la Pedagogia si fa titolare dell’idea del possibile: la cui vocazione è dare orizzonte e meta alle teorie aperte verso le infinite frontiere dell’educazione.

La feretra della ricerca in pedagogia. Quattro idee stellari

L’idea di educazione e di formazione

In Pedagogia campeggia una bipolarità-madre, quella tra educazione e formazione, che è poi generatrice di un folto repertorio di antinomie-figlie (natura-cultura, libertà-autorità, insegnamento-apprendimento ecc.).

L’educazione fa tutt’uno con il percorso trasversale che percorre i vissuti emotivo-affettivi, i modelli etico-sociali e valoriali che danno senso e significato alle esperienze che identificano e qualificano i tempi e gli spazi delle stagioni della vita. Lo sguardo pedagogico coglie, e soffre, la distanza crescente tra l’antico suo ideale educativo (La persona-valore: destinataria del diritto alla vita, alla casa, al lavoro, alla salute, alla formazione, alla felicità) e la tragica condizione esistenziale della metà del cielo che popola il sud del Pianeta (la persona-merce: i milioni di bambini lasciati morire tra carestie ed epidemie oppure abbandonati, venduti e prostituiti). Sul banco degli imputati siede una stagione contemporanea impassibile e indifferente dinanzi sia ai macroconflitti accesi dalle superpotenze occidentali per derubare i paesi poveri del terzo mondo, sia ai cronici focolai bellici che devastano l’emisfero australe, sia alle migrazioni bibliche che lasciano sul terreno tributi enormi di vite umane.

Formazione Il Novecento ha costruito il suo viaggio intorno ad un’unica rotonda: la scuola. Con l’avvento del Terzo Millennio il suo cammino ne reclama altre due, alle quali assegnare il compito di triplicare le vie che conducono sui crinali della conoscenza e della cittadinanza: extra-scuola e post-scuola. L’una e l’altra sono chiamate a porsi in cordata lungo l’impervia parete che porta in cima ad una montagna finora inesplorata: la lifelong learning, ovvero la Formazione lungo tutte le stagioni della vita. In questi anni di esordio del Nuovo Secolo ci troviamo al cospetto di una maxi bussola che predice l’arrivo di un sistema formativo integrato tra la Scuola e l’Ambiente. Dunque, una superstrada a tre corsie, percorsa dagli attori dei tempi e dei luoghi di una alfabetizzazione mutuata sia nella scuola, sia oltre il banco (l’Ambiente-città e l’Ambiente-natura, sedi di aule didattiche decentrate), sia nell’età postscuolastica (teatro di cura della mente e del cuore in età adulta ed anziana).

Nel viaggio di una Formazione lungo le età della vita, i docenti vanno quotidianamente invitati a decidere la priorità formativa da assegnare alle dualità che fanno mostra di sé nelle antinomie figlie. La domanda, dunque, è: quale direzione di marcia assegnare ai binomi che costellano i sentieri della Formazione? Più natura o più cultura? Più allievo o più insegnante? Più autonomia o più eteronomia? Più conoscenza o più meta conoscenza? In quanto nodi dinamici e trasformativi, vanno tenuti sempre in scena per dare voce, sul palcoscenico dell’istruzione, ad un’improcrastinabile punto di domanda. Nella scuola, va premiato più il prodotto o più il processo?

L’idea di problematicità e di pluralità

Compito della pedagogia è assicurare al soggetto-persona le gambe culturali, sociali e valoriali necessarie per affrontare la citata sfida esistenziale: progettare e costruire una nuova umanità in grado di pensare con la propria testa (dotata di un pensiero plurale e laico) e di sognare con il proprio cuore (dotato di emozioni e sentimenti solidali).

Il compito della pedagogia, quindi, è quello di equipaggiare il soggetto-persona di tre zaini irrinunciabili per intraprendere il suo lungo viaggio esistenziale:

  • Alfabeti culturali
  • Scelte etico-sociali
  • Richiami inattuali: l’altrove, l’azzardo, il dissenso, la trascendenza

L’idea di inattuale, di possibile, di utopico

Siamo dalla parte di un’idea di educazione che sa dribblare l’influenza di modelli già dati, aprioristici, che si autocelebrano come valori assoluti capaci di risolvere, una volta per tutte, le infinite forme della vita educativa. Sono due gli abiti da sera che brillano nel suo guardaroba pedagogico:

  • La prima veste dà eleganza e nobiltà sia ai bisogni e agli interessi del soggetti in educazione, sia ai modelli sociali e civili degli oggetti dell’educazione. Si tratta di un abito aristocratico che richiama l’attenzione sulla Pedagogia in situazione- La sola in grado di dare uno sguardo educativo a una persona storica, ambiente, in carne ed ossa. E non astorica, deambientalizzata e deantropologizzata.
  • La seconda veste attira l’attenzione su una Pedagogia impegnata ad orientare la propria bussola metodologica verso poli educativi integrativi o alternativi rispetto a quelli consacrati in una determinata latitudine storico-culturale.

La Pedagogia a cui ci riferiamo, dunque, dispone di un metodo critico-utopico. La sua è un’idea limite rivolta ad un’umanità testimone di mondi plurali, popolati da culture complesse e diverse. La caravella pedagogica combatte in mare aperto le imbarcazioni pirata che mirano a rimpicciolire e depauperare le sfere della vita personale: affettiva, intellettuale, estetica, etico-sociale. La sua vocazione è di assicurare orizzonti e mete alle teorie dell’educazione intere come paradigmi progettuali entro i quali possono essere connessi e ordinati molteplici aspetti della vita educativa: il tutto secondo un principio finalistico che ne assicuri coerenza e organicità.

Moltiplicare le frontiere dell’Educazione significa sfidare l’incontro con l’idea del possibile in Pedagogia. Le teorie dell’educazione scommettono all’unisono su un’idea di Persona mille miglia lontana da un’umanità manichino. L’umanità invocata dalla Pedagogia dispone sia di ali leggere per librarsi nei cieli dell’immaginario alla scoperta delle galassie della fantasia e della creatività, sia di gambe solide (il dialogo, il pensiero, la cooperazione e il solidarismo) per camminare nei sentieri della quotidianità.

La veste regale della pedagogia si chiama utopia. La conquista di un congegno euristico in Pedagogia è possibile a patto che il suo motore conduca alle frontiere dove si ricompongono i binomi di nome teoria e prassi, mezzi e fini, utopia e realtà. È per l’appunto l’utopia a fungere a idea emancipativa per il discorso pedagogico. Essa persegue un duplice compito:

  • L’istanza di interpretare criticamente il profilo teorico della Pedagogia, al fine di coglierne i condizionamenti, le contraddizioni e le ideologie in essa incorporate.
  • L’istanza di costruire i linguaggi e i paradigmi del discorso pedagogico, al fine di progettare la specificità del suo telos, cioè a dire, l’emancipazione dell’umanità che popola l’emisfero boreale e l’emisfero australe

Siamo al cospetto di una pedagogia critica e plurale.

L’idea di modernismo e di postmodernismo

Per sciogliere il binomio pedagogico modernismo/postmodernismo è necessario chiamare in causa Maria Montessori. Diamo quindi palcoscenico ai due fasci di luce che la contraddistinguono: uno positivista e pieno di certezze, l’altro invece problematicista e pieno di perché. Affermiamo, quindi, che c’è una Montessori che sta dentro i paradigmi della scienza, quella modernista; mentre c’è un’altra Montessori che sta fuori dai paradigmi della scienza, quella postmodernista. Sul suo prato dell’educazione si fronteggiano due modelli pedagogici: uno storicista e culturale, mentre l’altro esistenziale ed educazionale.

Il modernismo montessoriano

La Montessori, insieme a John Dewey, è stata l’epistemologa che nel primo Novecento ha dato le ali alla pedagogia come scienza. Cioè a dire, al riannodo tra teoria e prassi nell’ambito dell’educazione e della formazione. Sia la Montessori che Dewey hanno teorizzato una pedagogia dalle gambe scientifiche: lei dai paradigmi positivisti, lui da paradigmi pragmatisti.

Secondo la Montessori, l’autonomia della mente fa rima con bambini e con giovani capaci di guardare con i propri occhi, pensare con la propria mente e sognare con il proprio cuore. Soltanto se disporranno di un’intelligenza pensosa potranno sentirsi liberi e felici. Siamo, dunque, al cospetto di infanzie e adolescenze serie, concentrate, protese con tutte le loro forze ad ingrandire gli orizzonti della conoscenza tramite un incessante attività esplorativa e inquisitiva. Sono generazioni dall’insaziabile appetito cognitivo, tanto da assaporare una scoperta dopo l’altra e scegliere i propri percorsi formativi e le proprie rotte culturali: libere dalle catene che impediscono loro di crescere.

Conseguentemente, la Pedagogia fondata sulla conoscibilità dei bambini e degli adolescenti teorizza la progettabilità delle vie educative. Dispone di metodi didattici in grado di raffreddare qualsivoglia tentazione naturalistico-spontaneista dell’apprendimento: pur salvaguardando, nel contempo, l’alfabeto dei bisogni e degli interessi delle prime stagioni della vita. Traguardo perseguibile in ambienti scolastici che sappiano porre alla loro rotonda le motivazioni infantili e giovanili maggiormente marginalizzate in famiglia: parliamo del fare da sé, del movimento, della comunicazione, dell’esplorazione e dell’immaginazione.

Il post-modernismo montessoriano

Scattiamo alcuni flash per dare luce alle isole parzialmente esplorate del suggestivo arcipelago pedagogico della Montessori, lo facciamo parlando del suo volto problematico e dialettico, punteggiato di pensieri deboli, tendenzialmente postmodernisti. A partire dal postmodernismo in educazione, quali sono le architravi teoretiche che sostengono l’idea di infanzia-adolescenza e l’idea di scuola della Montessori? Sono criteri scientisti che permettono a Maria di impugnare un’altra torcia, con la quale illumina la complessità dell’approccio pedagogico. Suscettibile certamente di soluzioni scientifiche, ma non valide in assoluto, bensì in quanto relative, parziali, confutabili. Se disseminata di perché e di dubbi, la Pedagogia, in versione postmodernista, teorizza la problematicità di qualsivoglia programmazione dell’insegnamento-apprendimento.

A partire da questa convinzione, il suo pensiero debole prende in considerazione anche le cifre di inconoscibilità dell’infanzia e dell’adolescenza: la loro misteriosità, le loro inesplorabilità, le loro illeggibilità esistenziali. Convinta dell’impossibile conoscenza scientifica dei bambini e degli adolescenti, la Montessori si inoltra lungo sentieri altri rispetto a quelli positivisti. Sono itinerari educazionali di vita affettiva,

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/04 Pedagogia sperimentale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher EllyGiova92 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Docimologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof D'Ugo Rossella.
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